DuckTales

S01 E06 – House of the Lucky Gander!

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Come al solito, spoiler!

Quando si pensa a Gastone, la prima caratteristica che viene in mente è la sua iperbolica fortuna, un’idea che nei fumetti italiani è diventata un preconcetto, che ha semplificato il suo personaggio in un generico “tizio fortunato“, perennemente immerso in un mare di biglietti per crociere premio offerte al milionesimo cliente di qualsiasi negozio in cui decida di mettere il piede. Però dietro la concezione del papero di verde vestito c’è qualcosina di più: Gastone è un dandy, un galletto che ripudia il duro lavoro, è il tizio che ci sta antipatico ma a cui va sempre tutto bene, elevato alla settima.

Nel corso questo episodio, la personalità di Gastone ha modo di brillare, in un’avventura paranormale nel mondo degli hotel extralusso che fa da sfondo ad una vera e propria guerra di ideali tra Paperone, Paperino e Gastone.

La puntata ha comunque i suoi difettucci, dato che gli autori della serie sembrano avere preconcetti a loro volta quando si tratta di muovere i loro personaggi. Nel corso dell’avventura si avvertono grossi sbalzi nella qualità dei dialoghi: quando sono in scena gli adulti, le conversazioni sono naturali e interessanti, ma quando arrivano i bambini o si cerca forzatamente di suscitare emozioni, il cartone inserisce il pilota automatico e ricorre a stilemi provenienti da altri show, usati in un contesto in cui non funzionano.

La gara tra Paperino e Gastone è la scena migliore in cui spiegare questo problema: ad esempio, durante la corsa, quando Paperino affronta lo show acquatico di Aquadoon trasfomato in ostacolo, Qui, invece di esprimere la più minima preoccupazione sul fatto che suo zio sia in pericolo, comincia a recitare a memoria le parole dell’attrazione; se la cosa vi lascia perplessi, il punto è che questa è quella che si chiama Pistola di Cechov, una tecnica narrativa dove un dettaglio all’apparenza irrilevante ha un grosso ruolo nel climax; in molti lavori moderni, la pistola di Cechov viene rafforzata legandovi una frase, che poi verrà ripetuta trionfalmente quando arriverà il momento di riportarla in scena: pensate a Toy Story e il suo “Questo non è volare, è cadere con stile!”; il problema è che nel caso di questo episodio, la tentazione di usare questa tecnica ha indebolito la sceneggiatura invece che rafforzarla: a nessuno importa di Aquadoon, Qui, e declamarne gloriosamente l’entrata in scena mentre lo spettatore è investito in ben altri problemi (quelli di Paperino) è solo una distrazione.

Un altro esempio è il momento in cui Paperino si dà per vinto, solo per ritrovare le forze dopo essere stato incoraggiato da Qua con un discorso motivatorio; la caduta e rimonta dell’eroe è un concetto appassionante se applicato bene alla narrazione, e proprio per questo il fatto che Paperino venga convinto a non gettare la spugna da un mucchio di frasi fatte urlate improvvisamente da un sarcastico Qua, dopo che i nipotini hanno passato l’intera gara a guardare lo zio rompersi le ossa tessendo le lodi delle apparecchiature che volevano ucciderlo, rovina decisamente la risoluzione altrimenti epica dello scontro.

Da questi due esempi sembra che gli autori siano legati a certi stilemi narrativi, al punto di usarli anche quando superflui, e ciò risulta in un cartone che pone l’accento sulle cose sbagliate e non sa decidere che tono avere.

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Trivia

  • Liu Hai, un rospo, e i dipendenti-panda dell’albergo sono i primi animali antropomorfi della serie a non essere uccelli, cani o maiali, secondo quella che gli autori chiamano la “Barks rule
  • Gastone esordisce nella storia di Carl Barks Paperino Lingualunga (Wintertime Wager), ed è apparso diverse volte nel DuckTales originale, ma paradossalmente non ha mai interagito con suo cugino Paperino in un medium animato fino a questa puntata di DuckTales, marcando un primato nel mondo della banda Disney.

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