L'Osservatorio

Spoiler Allergy

Perché la fobia degli spoiler è roba da idioti è ciò che tenta di spiegarci l’autore di un articolo in cui mi sono imbattuto e di cui questo Osservatorio riprenderà i punti salienti. Personalmente mi sono già espresso sull’annosa questione delle anticipazioni a tradimento sul mio profilo, ma devo ringraziare l’autore dell’articolo (da qui in poi semplicemente il Redattore) per avermi fornito l’occasione giusta per parlarne in veste ufficiale. Non si intenda questo scritto come un tentativo di generare flame di community o come una risposta personale al Redattore: egli infatti in sè e per sè non sostiene nulla che non si sia già sentito altrove ma ha avuto la gentilezza di radunare tutte le argomentazioni sbagliate che si possono sciorinare sul tema, così da poterle confutare con facilità.

Prima di cominciare è però necessaria una premessa: c’è davvero bisogno di un altro articolo sugli spoiler? Considerando come generalmente le discussioni sull’argomento sono portate avanti direi proprio di sì, soprattutto per una ragione: a tutti, compreso chi scrive, capita di beccarsi uno spoiler. In genere la cosa non ha grandi conseguenze: ci si può arrabbiare, ma alla fine l’episodio o quel che è ce lo si gode lo stesso. Il problema sorge quando si ha l’ardire di bussare alla porta dello spoileratore e fargli notare che, forse, il suo comportamento non è stato dei migliori. A quel punto possono succedere due cose:

  1. Lo spoileratore è un bulletto di periferia che si vanta della sua birbonata con gli amici del muretto. Se mentre leggi la ricetta dei muffin al mirtillo tra i commenti trovi “NELLA 3X05 LA PIMPA MUORE” il responsabile è sicuramente uno di questi personaggi. La cosa finisce lì: con certa gente semplicemente non ci si può ragionare.
  2. Lo spoileratore cerca di darsi un tono e cerca di rigirare la frittata: se ti sei beccato lo spoiler la colpa è tua, dovevi stare più attento, posso dire quello che voglio, e fattela una risata. Allo spoileratore e alla ghenga che inevitabilmente arriva a dargli man forte non mancano mai argomenti di questo genere, ma non ci si faccia ingannare: questa strenua difesa della libertà d’espressione cela la mera giustificazione di comportamenti fastidiosi e rappresenta un pretesto per farla franca fregandosene bellamente d’aver provocato un danno ad altri.

Si tratta di comportamenti che in alcun modo dovrebbero essere accettati, nemmeno su Internet.

Premesso ciò andiamo a cominciare…

Parte I – Non hai alcun diritto di pretendere rispetto per la tua fobia degli spoiler.

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Ho sentito più volte dire “è una questione di gusti, io mi godo di più un film (o una serie, o un fumetto, o un libro) se non ne so nulla, quindi rispetta questa mia opinione”. Ebbene, non hai diritto ad alcun rispetto.

La premura con cui il Redattore ci informa di cosa è o non è nel diritto di chi non la pensa come lui ci dà un’idea dell’apertura con cui ci si approccia all’argomento. La premessa è corretta, ma non è congruente: è chiaro che non c’è una legge che mi salvaguardi dagli spoiler, tuttavia è dalla prima scolarizzazione che ci è ripetuto che la nostra libertà finisce dove inizia la libertà altrui. Tradotto, significa che avere la libertà di rompere le scatole non fa di te un fuorilegge ma fa di te un rompiscatole. Da dietro ad uno schermo è facile vantarsi della propria irriverenza, ma nessuno dei paragoni con cui il Redattore tenta di sostenere la sua tesi risulta sostenibile alla prova dei fatti:

Sarebbe come se un vegano chiedesse di non mangiare carne in sua presenza per “rispetto”, perché magari la sua scelta deriva proprio dall’orrore nel vedere carne di animali morti servita su un piatto.

Il Redattore fa qui confusione tra il dover sopportare qualcosa che può infastidire con qualcosa che può rappresentare un danno concreto. Facendo un paragone più puntuale, il vegano potrebbe lamentarsi del mangiare carne in sua presenza e i suoi amici potrebbero assecondarlo pur essendo del tutto legittimati ad ignorarlo, ma come il vegano non potrebbe costringere altri a seguire la sua dieta di certo altri non potrebbero cacciargli il ragù in gola con l’imbuto.

Lo spoiler è un’informazione non gradita che mi è somministrata contro la mia volontà e che mi può rovinare l’esperienza di ciò che mi piace e, in quanto tale, è ragù cacciato in gola con l’imbuto.

[…]Il punto è che se si reputa ridicolo dover portare rispetto in quel modo a chi è vegano, a chi è religioso, o a chi è laziale, immaginate quanto possa essere stupido e ridicolo pretenderlo per la fobia degli spoiler. […] Ecco, ora sai quanto sei stato incoerente.

Il Redattore conclude il primo capitolo della sua analisi accusando d’incoerenza chi avrebbe tentato d’imporre il rispetto della propria volontà di non essere spoilerato, non rendendosi conto che ciò che lui promuove è un’imposizione altrettanto grave. Il politicamente scorretto esercita un fascino che non si può ignorare in un mondo in cui chiunque pretende rispetto per qualunque cosa, ma è fin troppo facile (specialmente su Internet!) cadere nel meccanismo opposto: non mostrare rispetto per nulla e per paura che la sacrosanta libertà di parola ci sia portata via.

Parte II – Sei su un social quindi l’imbecille sei tu.

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Negli anni ’90 […] Non c’erano i social […] Adesso ci sono i social […]Tu che posti “non ne posso più di spoiler su questo fumetto” è l’equivalente di te che entri nel bar sport la domenica sera senza aver visto le partite, e ti incazzi perché qualcuno sta parlando dei risultati della tua squadra del cuore. […] Sei un imbecille, stacce. Se non vuoi incappare in qualche informazione che per te è dannosa, non entrare in un social network che ha l’unico scopo di concentrare in sé tutte le chiacchiere utili e inutili del mondo. I social servono proprio a parlare delle cose […] Esistono per questo, e tu che pretendi di non trovarci cose che ti offendano sei nella migliore delle ipotesi un ingenuo, nella peggiore un ottuso.

Negli anni ’90, tre paroline magiche che da sole potrebbero concludere il rebuttal della parte II. Ma per amor di completezza scendiamo nel dettaglio: l’idea che chi entra in un social network sia imbecille per definizione, oltre a comprendere il Redattore stesso e i suoi lettori, è qualcosa di ben peggiore che sbagliata: è superata. Da una persona che scrive per il web questa concezione del social network è drammaticamente retrò. Il social network è ormai parte integrante della vita delle persone e ritenerlo qualcosa di separato dalla vita reale conduce su un terreno scivoloso che termina nel considerare le molestie virtuali meno gravi di quelle analogiche, opinione che come i telegiornali ci ricordano fin troppo spesso non ha nulla di fondato. Non solo: implica che se ti metti in una situazione in cui sei potenzialmente esposto ad un pericolo e ti capita qualcosa di brutto, il responsabile di quanto successo sei unicamente tu perché te la sei cercata. Lo sappiamo tutti che siamo in un mondo in cui vince il più furbo dei furbi ma davvero ciò che vogliamo è legittimare questo modo di pensare? L’idea che ogni cosa è un problema tuo è ben radicata nella nostra cultura ma credo si possa convenire che un conto è pretendere rispetto nella giungla, un altro paio di maniche è giustificare la mancanza di tale riguardo con la formula del lo fanno tutti, perché io no?

Argomento sul quale è il caso di spendere invece qualche parolina in più è la questione più spinosa dei limiti della propria libertà personale, specialmente sui social network. Il mio profilo è privato, ma ciò che ci posto può finire in una bacheca pubblica: se grido dalla finestra di casa disturbo la quiete pubblica e la polizia busserà alla mia porta, ma in casa mia non posso forse fare ciò che mi pare?

A venirci in aiuto per sbrogliare la matassa non sono polverosi tomi di diritto e filosofia ma il caro vecchio buon senso che il Redattore sembra di proposito ignorare:

se hai paura degli spoiler il buon senso suggerirebbe di evitare pagine “pericolose” se ancora non sei riuscito a metterti in pari con la programmazione; sempre il buon senso indicherebbe, a chi ha intenzione di parlare di temi “caldi”, di segnalare che sta per farlo a ruota libera, specialmente se l’argomento è particolarmente attuale.

Once more, with feeling: non c’è nessuna legge che imponga di comportarsi nella maniera più corretta ma ciò non significa che chiedere rispetto per il prossimo sia da imbecilli, ottusi o idioti. Sì, piccoli amici: vale anche su Internet! È chiaro sostenere ciò comporta il rischio di esporsi ai commenti sagaci di chi ama spassarsela a spese altrui, ma per tutti gli altri le elementari sono finite da un bel pezzo, no?

Piccola ma doverosa digressione: se si parla di spoiler storici la questione è un po’ più complessa. Ci sono nozioni entrate nell’immaginario collettivo nelle quali è quasi impossibile non imbattersi, tuttavia se incontrassi un eremita vissuto su un cocuzzolo per tutta la sua vita e decidessi di mostrargli Star Wars, la natalità di Luke Skywalker non sarebbe comunque la prima cosa di cui lo informerei. É un esempio estremo per dire che sebbene ci siano cose che tutti conoscono o non ci sia una data di scadenza degli spoiler superata la quale se ne può parlare liberamente, un minimo di prudenza nell’approcciarsi ai punti “delicati” di un racconto sarebbe di sicuro gradita, se ci troviamo a contatto con persone che potrebbero interessarsi a ciò di cui parliamo.

Parte III – La qualità di un’opera di valore non può essere rovinata dagli spoiler.

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Quando ero bambino […] Nessuno si sarebbe mai sognato di dire “no, checcazzo, non me lo raccontare che me lo rovini” […] Anzi, più la scena era “la scena che mi è piaciuta di più di tutto il film” più eravamo curiosi di sentirla. […]

Nessun film, serie, libro o fumetto che ho amato è mai stato rovinato da uno spoiler. […] Se un’opera può essere rovinata da uno spoiler, siamo sinceri, vuol dire che fa schifo. […]

E questa, in fin dei conti, è l’unica consapevolezza che volevo trasmettervi con questo mio lungo pezzo.

Dopo questa lunghissima introduzione che trattava di questioni etiche ma non legate strettamente allo spoiler giungiamo finalmente al nocciolo della questione: spoilerare è sbagliato.

Ma, di preciso, perché?

Tanto per cominciare, l’unica consapevolezza che il Redattore voleva trametterci non c’entra niente con ciò di cui stiamo parlando. Anche tra gli stessi autori c’è chi non si cura degli spoiler proprio in virtù del fatto che la qualità di un’opera non è definita da essi, ma il punto non è mai stato questo. Nessuno ha mai sostenuto che un’opera sia bella o brutta o che piaccia o meno in base al fatto di sapere come finisce. Lo spoiler non ha nulla a che fare con questo ma riguarda la personale esperienza di quell’opera, esperienza sulla quale nessuno ha il diritto di mettere bocca.

Allora perché sostengo che spoilerare sia non solo fastidioso ma oggettivamente sbagliato? Semplice: il destinatario di un’opera (da qui solo “il Lettore”) non è il solo che potrebbe sentirsi danneggiato. Il creatore di quell’opera, infatti, spende del tempo a decidere l’ordine in cui i fatti e gli elementi devono essere disposti nella storia, perché fa parte del suo gioco con il Lettore: lo spoiler non rovina solo la lettura, ma rovina il lavoro che c’è dietro. È l’autore che stabilisce le regole del gioco, con lo scopo di guidare il Lettore in un percorso ben preciso che non è soltanto la scoperta di eventi, ma un progressivo coinvolgimento emotivo. Spoilerare in virtù del fatto che “da bambino non aspettavo altro” sminuisce il lavoro dell’autore e implica che da parte sua non ci sia alcuna intenzionalità, che tutto il lavoro che ha fatto perché il Lettore pensasse o provasse quella sensazione in quel punto della sua storia è stato del tutto inutile. Spoilerare significa barare su regole stabilite da altri, arrogarsi il diritto di decidere che tutta la fatica che un autore ha impiegato nel cesellare finemente la sua storia non ha nessun valore, che si può prendere un libro, strappare e rimescolare le pagine e restituirtelo perché “tanto è bello lo stesso”.

J. J. Abrams, che non è proprio l’ultimo arrivato, ha speso le sue parole migliori nell’editoriale di Wired “La magia del mistero” proprio su questo argomento e vi invito a leggerlo senza esitazione.

Per quanto riguarda me ho iniziato questo articolo ricordando d’aver già parlato dell’argomento spoiler sul mio profilo e questo scritto è in buona sostanza una versione formalizzata del ragionamento a ruota libera che avevo già fatto a suo tempo, ma voglio concludere quotando me stesso senza filtri, per trattare di un punto fondamentale che non è stato toccato in questa analisi:

[…] ognuno ha il diritto di godere del proprio tempo come più gli aggrada senza che nessuno venga a fargli i conti in tasca. Mi mette molta tristezza vedere persone che si arrabbiano sensibilmente per uno spoiler ricevuto e ottenere in risposta “ma sì, so’ fumetti” o “cresci” o qualche sbeffeggiamento su questa linea. Naturalmente ci sono persone che esagerano da entrambi i lati: spoilerati che augurano la morte agli spoileratori e spoileratori che si spalleggiano tra di loro fumando cicchette appoggiati ai muretti. Quello che mi preme sottolineare però è che grazie al cazzo, LO SO che so’ fumetti. Non ho bisogno che tu mi venga a svelare la triste verità che i miei beniamini non esistono e che la vita vera è quella dei turni di 8 ore in fabbrica, della famiglia e del “conta la salute”. Grazie della lezione di vita ma ripeto, lo so, non disturbarti. Però io al di fuori di quelle 8 ore di fabbrica ho deciso di spendere il mio tempo (e i miei soldi) su un fumetto, una serie o quel che è perché ci tengo, e nessuno ha il diritto di privarmi di questo piacere. Non smetterò mai di sostenere come le Storie, come il gioco d’altra parte, siano una componente fondamentale, irrinunciabile dell’esperienza umana. Le Storie ci insegnano, ci emozionano, ci ispirano, ci fanno crescere: non c’è nulla di vero in una storia, ma c’è molto di vero in ciò che io traggo da quella storia, dalla mia esperienza, da quanto ci investo, dal ruolo e dal peso che ha nella mia vita. Se ho deciso che una certa opera è qualcosa che per me ha un valore non è perché ho solo questo, perché non distinguo fantasia e realtà o perché sono un nerd brufoloso: è perché quel qualcosa tocca determinate mie corde e le fa vibrare e questo fa parte della mia persona, della mia vita e del mio percorso.

E tu, spoileratore, non sei nessuno per togliermi questo piacere, questo diritto.

E tu, che fiancheggi lo spoileratore, non sei nessuno per dirmi che la mia scelta di investire emotivamente nell’immaginazione vale meno della tua, qualunque essa sia.

La verità è che, al di là di tutte le giustificazioni e dei ragionamenti attenuanti che credo di aver smontato qui sopra, se si spoilera è perché ci si vuole sentire potenti. Ci si vuole sentire quello furbo, quello intelligente, quello che arriva prima degli altri o, meglio, quello che sta al di sopra della massa, perché a lui mica frega qualcosa, lui ha una vita vera ragazzi, mica i fumetti. Alla fine della fiera lo spoileratore è questo: un bullo.

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