Recensioni

Bedelia e il 2020 di Ortolani

Osserviamo attentamente questa foto e iniziamo a chiederci come diavolo abbia fatto Ortolani a portare nelle nostre librerie tutta questa roba nell’arco di un anno. Preveniamo l’obiezione: Venerdì 12 è una ristampa e il Cercatore è un rielaborazione di materiale antico. E ovviamente questa foto non ritrae esattamente ciò a cui Leo ha lavorato nel 2020, dal momento che qualcosa sarà stato messo in lavorazione l’anno scorso e via dicendo.

Eppure fa spavento.

Perché Leo è un autore completo, è da solo, è tutta farina del suo sacco. E perché qualitativamente parlando non c’è niente di sopra o sotto lo standard, è tutta autorialità ortolana al 100%. Poi ok, qualcosa è riuscito meglio e qualcosa peggio, ma rimane un rapporto quantità/qualità da far tremare i polsi. E che pochi si aspettavano all’epoca in cui Leo era impelagato con la sua serie regolare e al massimo ci si chiedeva dove avesse potuto trovare il tempo di produrre anche qualche speciale.

Ma andiamo con ordine. Questo articolo era nato come recensione di Bedelia, la punta della sua produzione 2020. Ma guardandomi indietro ho preferito fare una retrospettiva di questo 2020 ortolaniano, una delle annate più prolifiche di sempre.

Andrà Tutto Bene (Feltrinelli)

Leo Ortolani Andrá tutto bene

Cartina tornasole della genialità di Leo. La pandemia e il lockdown hanno fornito ad alcune menti brillanti (oltre a Leo citerei anche Maccio o Calcare) una certa dose di benzina per esprimersi al meglio e per tenere compagnia al pubblico bloccato a casa. Nate come un divertissement da postare nei suoi profili social, queste vignette sono diventate ben presto un vero e proprio impegno. Un’inedita sequenza di vignette per ogni singolo giorno di quarantena, realizzate con tutti i crismi (non abbozzate ma disegnate e inchiostrate come qualsiasi altra opera di Leo) e qui raccolte in un volumetto singolo a forma di mattoncino rosso. Ricordo che all’epoca le si aspettava ogni giorno. E ogni giorno puntualmente arrivavano. Ed erano sempre di qualità altissima e soprattutto varie. Alcune più autobiografiche, altre più satiriche, altre ancora dal retrogusto amaro. Il tema veniva sviscerato in modi sempre diversi e trattato in ogni suo aspetto. Probabilmente il prodotto che più di ogni altro può dare l’idea dell’anomalia ortolaniana, capace di sostenere un ritmo produttivo forsennato senza mai scendere di livello.

Star Rats (Panini)

Star Rats: Stella", la nuova parodia di Star Wars di Leo Ortolani -  Fumettologica

Leo è creativamente abbastanza imprevedibile anche quando mette in cantiere qualcosa che in qualche modo si aspettavano tutti. Dopo aver parodizzato la trilogia originale con uno speciale one shot, e la trilogia prequel con un set di tre albi, tocca alla sequel. Che invece esce in un formato del tutto nuovo per lui, ovvero quella di miniserie. Questa cosa è interessante, anche per quelli che saranno i risvolti futuri del suo rapporto con Panini a tre anni dalla conclusione della serie regolare di Rat-Man. In pratica Leo torna in edicola a cadenza regolare (mensile), come ai vecchi tempi. Una parentesi, ovviamente, di soli sei albi. Ma pare che la cosa si ripeterà l’anno prossimo con la serie western Matana. Anche qui, qualità molto alta. Certo, si potrebbe discutere di una certa leggerezza con cui viene invalidato il “lieto fine” dello Star Rats originale, con un colpo di scena inaspettato. Ma lo scopo dell’opera è un altro, e lo si percepisce interpretando le vibrazioni emesse dalle pagine: ipotizzare una rinarrazione più coesa, organica e pianificata di quanto fatto ad Hollywood da J. J. Abrams e Rian Johnson. E trattandosi di un fumetto realizzato in blocco dalla stessa persona, ovviamente ci riesce.

Dinosauri Che Ce L’Hanno Fatta (Laterza)

Il prodotto che non ti aspetti, in uscita presso l’editore che non ti aspetti. L’anima divulgativa (ma non troppo) di Leo trova piena espressione in questo libro semiserio strutturato come una versione extra large di una puntata di Misterius (programma tormentone già apprezzato in diverse sue precedenti opere). Da dove salta fuori l’idea per questa cosa? Quando l’ha decisa? Che filone produttivo va a coprire? C’è l’idea di proseguire ancora su questa scia o è una randomata così tanto per? Non si sa e non importa, è questo il bello di questo Leo 2.0. Ad ogni modo bellissimo. E quando vediamo Leo disegnare i dinosauri viene da sorridere a ripensare alla sua autocensura sui personaggi umani, che ritiene di poter disegnare solo come scimmiette. Disegnatore della madonna, invece.

Il Cercatore (Panini)

Partiamo dall’inizio. Questa è una storia che Leo ha inventato e abbozzato da ragazzo e di cui ha realizzato un remake moderno. Questo remake è stato pubblicato a pezzettini in anteprima come contenuto inedito di Rat-Man Gigante (la ristampa di Rat-Man) salvo essere riunito in volume e proposto al pubblico di fruitori standard di Ortolani (che il Ratto l’ha già letto e che il gigante quindi non lo segue). Per amor di completezza segnalo anche lo specialino estivo di Rat-Man – è assente nella foto in cima – che ogni anno raccoglie e ristampa questi occasionali inediti e che anche nel 2020 ha fatto il suo dovere. 

Il Cercatore è davvero una chicca, e ci dà l’occasione più unica che rara di assaporare Ortolani in una versione diversa. In esso convivono infatti diverse anime, mescolate insieme in modo bizzarro. C’è l’Ortolani più moderno, un vero genio delle inchiostrature, in grado di tratteggiare boschetti e scenari fiabeschi. Sono setting abbastanza nuovi, se si pensa che Rat-Man è sempre stato ambientato soprattutto in città. Colpiscono l’occhio, e pure tanto. Ma c’è anche un Ortolani più tenero e naif, dall’umorismo più sciocchino, retaggio di ciò che la storia è stata un tempo, prima del necessario aggiornamento. Ne risulta un prodotto curioso, insolito. Non una delle sue migliori opere, forse, ma una di quelle che sembra aver da dire ben più di quello che poi alla fine dice. Certi riferimenti buttati là, certe esche tradiscono il desiderio di fare worldbuilding o di rispettare quanto già costruito in gioventù. E fatta salva la presenza di un clone di Giuda, il prodotto sembrerebbe essere sufficientemente nuovo da candidarsi ad essere “la serie nuova dopo Rat-Man”. Chissà.

Bedelia (Bao)

La copertina di "Bedelia", il nuovo graphic novel di Leo Ortolani -  Fumettologica

E infine ecco il pezzo grosso del lotto. Non prendiamoci in giro, quello che sta facendo Bao al fumetto è davvero una gran cosa, e quando Ortolani ne veste le insegne la percezione di un balzo in avanti giocoforza la si avverte. Figuriamoci se parliamo di Bedelia, la graphic novel spin-off di uno dei più importanti lavori di Ortolani. Non è un caso che nel mese precedente la sua uscita BAO abbia riproposto Venerdì 12 in un’edizione prestigiosa. Eppure Bedelia si pone nel solco di Cinzia e cerca di farsi percepire come un qualcosa di autonomo e slegato dalla serie madre, in grado di raggiungere nello specifico il pubblico nuovo, quello delle librerie, e non più quello dei seriali da edicola.

Il risultato? Eleganza pura. Un Leo maturo, in tutto e per tutto. 

Maturo nella forma. Come già in Cinzia, il formato volume sembra davvero ispirare l’autore come non mai. Non più legato ad una foliazione, a una gabbia, qui Leo si diverte a raccontare la sua storia, giocando con le pause, le splash, le pagine nere. Ortolani è a suo agio con questa forma d’arte, e man mano che passa il tempo la raffina e ne dispiega il potenziale. Una fluidità nella lettura che ricorda tantissimo quella di un altro genio del bianco e nero, quello Jeff Smith che qua e là sembra venir rievocato.

Maturo nei contenuti. Amerete una stronza, dice lo strillo. E in effetti. Nelle interviste Leo è stato più specifico ancora e ha proprio detto che questo Bedelia rappresenta per lui un secondo step, il momento di maturazione in cui ti fai delle domande su te stesso e inizi a capire che esiste anche un altro punto di vista. Quello della stronza. Che magari stronza rimane, ma merita un ritratto meno monodimensionale di un semplice quadro appeso alla parete su cui struggersi. Fare di un simbolo negativo… una persona. Con tutto quello che comporta, mea culpa incluso.

Ed ecco, questo ci porta però all’unico vero punto debole dell’opera, ovvero la presenza di (OCCHIO, SPOILER) …Aldo. Aldo viene dipinto in modo più lusinghiero e meno caricaturale rispetto alla serie madre, in ossequio all’approccio sobrio & maturo scelto dall’autore. Lo percepisci non più come un disgraziato ma come una persona reale. Tuttavia l’esito del percorso da lui compiuto nella serie madre viene sminuito. Dulcistella è assente, la figlia ha il nome della ex e il suo attaccamento irrazionale ai manifesti di Bedelia rischia di fargli perdere il lavoro. La redenzione di Bedelia passa attraverso quest’ultimo saluto ad Aldo, in cui in un certo senso finalmente lo libera dall’ossessione. Il regresso di Aldo può essere una cosa piccola, un cedimento momentaneo, e la storia rimane abbastanza aperta ad un ritorno di Dulcistella. Tuttavia questo non viene esplicitato, poiché come lo stesso Leo ha affermato nelle interviste “non è la storia di Aldo”. Però un tempo lo era. E in piccola percentuale lo è anche qui.

Insomma, nella foga di maturare e ridimensionare quella parte di sé di cui Aldo era espressione, qualcosa è andato storto e qualcuno si è fatto male. Di nuovo. Ma che ci si vuole fare, Ortolani è fatto così, ribelle anche verso sé stesso, quindi lo si perdona. A patto che prima o poi non esca anche un bel “Dulcistella” sempre per i tipi di Bao 😛

Dai, buon 2021, Leo.