Recensioni

Cinzia di Leo Ortolani

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Cinzia è un libro a fumetti firmato da Leo Ortolani, edito da Bao. E già in questo concetto semplice semplice è contenuto il germe di una svolta. Siamo sempre stati abituati a leggere Ortolani in altri contesti: parodie occasionali, vignette web, e soprattutto fumetto seriale. Sì, esatto, Rat-Man: quel fumetto lì a prima vista tanto accessibile, ma in realtà assai complesso, regolato (e funestato, direbbero i maligni) dalle regole del genere supereroistico. Però la tendenza a rompere le regole, a sfondare le porte e a sfidare il proprio formato Leo ce l’ha sempre avuta: storie in tre parti che diventavano esalogie, registri narrativi che si innalzavano all’improvviso, e altre mattane creative, che lasciavano disorientato il lettore occasionale. Perché Leo questo era: un autore irrequieto, e gli autori irrequieti in gabbia non ci stanno bene.

Bao ha sempre fatto incetta di autori irrequieti, di visionari e di artisti coraggiosi: era solo questione di tempo prima che aggiungessero Ortolani alla propria scuderia. A dire il vero, già erano usciti due volumi Bao firmati da lui (Il Buio in Sala e Oh! Il Libro delle Meraviglie), ma erano perlopiù raccolte di materiale preesistente. Ora con Cinzia siamo di fronte alla sua prima graphic novel, realizzata ad hoc, senza influssi esterni, ansie da prestazione, fretta da pubblicazione o limiti di foliazione. Ortolani è libero di giocare, sperimentare, e in ultima analisi, esprimersi senza filtri e rivolgersi ad un pubblico ampio. E per far questo sceglie di riproporre un personaggio di Rat-Man, il transessuale Cinzia, sotto una nuova luce, scollegandolo dal suo contesto originario e creandone una versione 2.0.

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La nuova Cinzia mantiene i tratti fondamentali della Cinzia di Rat-Man: nome, aspetto, migliore amica e la sua tenera malinconia di fondo. Perde invece il proprio “vissuto”, dato che riferimenti diretti al suo arco narrativo all’interno della storia di Rat-Man non ce ne sono proprio. Interpellato da noi, a domanda diretta l’autore conferma: si tratta di una Cinzia parallela e incongruente con quella classica. Ma a conti fatti la storia è abbastanza vaga da poter essere interpretata in un senso e nell’altro: si tratta di una sua storia d’amore, non la più importante, ma quella più utile a definirne il carattere, tratteggiandone la figura a tutto tondo. E secondo altri, checché ne dica l’autore, la storia si incastra bene all’interno del percorso di crescita della classica Cinzia (e dell’amica Tamara).

Ci sarà sicuramente chi di fronte a questi dilemmi di continuity storcerà il naso, invitando a badare al succo dell’opera. E di succo ne sgorga tanto, considerando il modo in cui Ortolani dice la sua sull’argomento LGBT, uno dei più caldi del momento, affrontando la cosa con grande sensibilità, ma senza in alcun modo censurare il suo caustico umorismo. D’altra parte, stiamo parlando di un aspetto del lavoro di Ortolani – la continuity – che è stato preponderante per decenni, e Leo stesso ha passato gli anni più intensi della sua vita di autore a proporre il suo cast di caratteristi al pubblico, non solo come maschere, ma come figure legate a una narrativa ben precisa. Decidere, una volta portato a termine il proprio lavoro sulla serie Rat-Man, di rilanciare qualcuno di quel cast, per giunta in grande stile, ma affrancandolo da quel percorso, suscita qualche perplessità. Come se da qualche parte della sua evoluzione autoriale ci fosse stato qualche intoppo, qualche scelta da cui Leo voglia oggi distanziarsi, in maniera più o meno ambigua.

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Al netto di questi dubbi e delle questioni di principio, se andiamo a guardare al risultato finale, ci troviamo di fronte ad un libro a fumetti di assoluto riferimento, in grado di incanalare alla perfezione l’estro e la genialità di Leo. Forse non la sua migliore storia, ma di sicuro quella nella quale troviamo un Ortolani più libero. Libertà, ariosità, piacere nell’esperimento formale e nessuna preoccupazione nella gestione del numero di tavole. La storia appare incredibilmente giusta e ispirata, narrata in modo spontaneo e onesto, senza risultare troppo compressa o eccessivamente decompressa. Lo si vede da tanti dettagli: le pagine completamente nere che narrano la depressione di Cinzia, le numerose splash a effetto, e persino le svariate “sequenze cantate” nelle quali Leo gioca a imitare il dinamismo e le coreografie dei musical, proponendo stacchi particolarmente creativi e bizzarri. Quest’ultima cosa era stata già tentata da Teresa Radice e Stefano Turconi in una storia disneyana di qualche anno fa, Topinadh Tandoori e la Rosa del Rajasthan (2014), anche se all’epoca la mimesi era stata ottenuta in modo differente, richiamando la regia dei musical con una diversa forma e disposizione degli elementi sulla tavola.

Insomma, l’Ortolani Bao sembra essere un gran bell’Ortolani. Divertente, profondo, ispiratissimo e decisamente alla portata di tutti. Certo, il suo futuro come autore è ancora tutto da scrivere. Con Cinzia abbiamo potuto vederlo sperimentare dal punto di vista formale, riproponendo però un repertorio umoristico già collaudato e utilizzando un personaggio già noto, sia pur con qualche compromesso. La curiosità di vederlo totalmente uscire dalla sua zona di comfort, abbandonando il suo vecchio pantheon di caratteristi per creare qualcosa di completamente diverso, c’è. E date le sue eccezionali capacità e l’intelligenza di una realtà editoriale come Bao, è normale aspettarsi che si proceda in questa succosa direzione.

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