Recensioni

Star Wars: Thrawn – Alleanze

Uno dei colpacci del Lucasfim Story Group qualche anno fa fu il ripescaggio di uno dei personaggi “Legends” più amati, l’ammiraglio Thrawn, il cui debutto nella terza stagione della serie animata Rebels venne accompagnato da una riscrittura delle sue origini in forma di romanzo ad opera dello stesso scrittore che quel personaggio l’aveva inventato, ovvero Timothy Zahn. Thrawn, con la sua mentalità tattica e il suo tono assertivo ai limiti dell’autismo, rappresenta una delle aggiunte più intelligenti all’affresco di Lucas. Il romanzo che racconta i suoi primi passi nell’impero conteneva però un aggancio per una prosecuzione: l’oscuro riferimento ad Anakin Skywalker, che il Chiss sostiene di aver conosciuto anni fa, durante le Guerre dei Cloni.


Thrawn: Alleanze è il seguito di Thrawn, e a suo volta è il capitolo centrale di una trilogia che terminerà con Thrawn: Treason, e che farà luce su ogni punto oscuro della permanenza del Chiss alla corte imperiale. Mondadori l’ha proposto nella collana Oscar Fantastica come uscita conclusiva del programma editoriale galattico 2019, quello che in teoria dovrebbe aumentare l’hype e spianare la strada al nono episodio della saga. Si spera l’anno prossimo di poter leggere il seguito di questa linea narrativa, dato che oltre al terzo romanzo è stato da poco annunciata una seconda trilogia di romanzi “giovanilistici” su Thrawn, sempre scritti da Zahn. Una speranza che si fonda più sull’amor di completezza che sull’effettivo desiderio di leggere altri romanzi del genere, dato che Thrawn: Alleanze è di gran lungo il romanzo di Star Wars più ostico che sia mai stato portato nel nostro paese.


La narrazione si svolge su due piani. Nei capitoli al passato vediamo il Chiss interagire con Anakin e Padme, durante un fortuito incontro nelle Regioni Ignote. L’azione ha luogo prevalentemente su Baatu, pianeta scelto non a caso, dato che è lo scenario su cui si basa l’attrazione di Disneyland Galaxy’s Edge. I capitoli al presente invece ci mostrano una missione che il Chiss affronta anni dopo in quegli stessi luoghi, al fianco del “nuovo” Anakin, dopo la trasformazione in Darth Vader. I due piani si alternano senza lesinare riferimenti alle due serie animate durante le quali sono ambientati (The Clone Wars e Rebels), e in entrambi ci ritroviamo a seguire i ragionamenti e le deduzioni di Thrawn. Un po’ per la forma mentis del protagonista, un po’ per lo stile dell’autore sempre più schiavo dei propri stilemi riuscire a seguire l’azione è difficilissimo. Il problema è proprio l’approccio: Zahn opta per una precisissima micronarrazione, imponendo al lettore un livello di dettaglio che è davvero difficile sostenere. Personaggi, armi, tecnologie, rilevazioni geologiche, architettura e soprattutto logistica, tantissima logistica: soldati, malfattori, separatisti e personaggi anonimi di cui viene descritto ogni singolo spostamento, con una prosa ossessiva e insapore. Lascia davvero perplessi l’idea che in un franchise come quello di Star Wars, tartassato e maltrattato per ogni mezzo passo falso, possa realmente essere accettato e avere un mercato uno stile di scrittura simile: in entrambi i piani temporali riuscire visualizzare nella propria mente quello che succede è davvero un’impresa, specialmente una volta compreso che la maggior parte di questi dettagli si riveleranno irrilevanti una volta che avranno portato ad altro ancora. 


Eppure la tortura non si compie fino in fondo, perché qua e là Zahn si ricorda che per tenere insieme una storia non va scordata la sfera emotiva. Stupiscono quindi le interazioni tra i due protagonisti, specialmente al tempo presente: Thrawn sa benissimo che Anakin è Vader, e qua e là non si fa scrupoli a dirglielo in faccia, incurante delle conseguenze. Dall’altra parte abbiamo un Vader che si ritrova a dover gestire una mentalità palesemente Asperger dovendone subire quindi le apparenti insubordinazioni: sembra sempre che Thrawn disattenda le sue pretese e si ponga al di sopra di tutto e di tutti, ma così non è. Il Chiss agisce sempre in buona fede, privilegiando sempre logica e buon senso anche a costo di esser messo in cattiva luce. Tanto poi i fatti gli danno puntualmente ragione, e Vader, che è rabbioso ma non stupido, si trova costretto ad ingoiare il rospo e ad accettarne la condotta. L’immensa e deliziosa tensione che emanano le linee di testo dedicate ai confronti tra i due non bastano a salvare l’intero pacchetto, troppe le pagine irrilevanti, troppi i giri a vuoto, ma offrono uno spaccato di cosa si possa realmente ottenere con questo personaggio e contribuiscono quindi a dare comunque fiducia a Zahn nella gestione futura di questo immenso character. Sperando in un editing più a maglie strette.


Thrawn: Alleanze chiude il 2019 editoriale di Star Wars in Italia, gettando alcune ombre. Da un lato l’imminente arrivo di Episodio 9 e il clamore che lo accompagna porta a fare alcune riflessioni su quanto la letteratura di Star Wars sia percepita come di nicchia e poco alla portata delle masse. L’eccesso di produzione e la troppa specificità di un filone come quello di Zahn non incoraggia certo il recupero da parte del grande pubblico. E il silenzio di Mondadori sui piani per il 2020 fanno nuovamente sudare freddo. Continuare ad accumulare ritardo sulle uscite statunitensi per poi buttare fuori di botto un libro al mese non è l’ideale, e d’altra parte dispiacerebbe non veder adeguatamente ripagato dal pubblico uno sforzo editoriale come quello che Mondadori ha affrontato nell’ultimo biennio.

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