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What If – A Kevin Feige Cartoon

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Si è conclusa la prima serie animata dei Marvel Studios, ed è stato creato un precedente di cui Hollywood dovrà tener conto.

Provo ad articolare: da molti mesi mi ritrovo a fare una cosa un po’ antipatica, ovvero il confronto fra la strategia Marvel e quella relativa a Star Wars, i due franchise più importanti acquisiti dalla Disney Company. Laddove la saga di Lucas tende a frammentarsi per inseguire svariati target e formati (serie live action più mainstream, romanzi young adult, comics americani e via dicendo), la saga di Feige si sta muovendo in maniera opposta, articolando il suo canone narrativo lungo un unico percorso ben preciso, puntando verso un pubblico sempre più ampio, fidelizzato e incentivato ad esplorarne i prodotti.

Di recente abbiamo infatti avuto sul fronte galattico la serie animata The Bad Batch, un lavoro dicreto ma legato a quelle dinamiche seriali un po’ antiquate che oramai il pubblico guarda con sufficienza. E poi abbiamo avuto Visions, intrigante tentativo di aprirsi all’estetica anime, attraverso una serie di esperimenti nati però fuori dal canone narrativo ufficiale della saga. Difficile che questi prodotti possano essere percepiti come materiale alla pari di un The Mandalorian.

What If è invece un prodotto che grida a squarciagola la sua appartenenza all’universo di Kevin Feige, condividendone la materia narrativa, la cura e soprattutto le ambizioni. E, diciamocelo, non se lo aspettava nessuno. L’avevamo presa un po’ tutti sotto gamba questa serie, certi che sarebbe stato il primo vero anello debole del MCU. Una serie animata chissà come, ambientata per giunta in una serie di timeline non propriamente canoniche non sembrava certo un prodotto nella stessa vena di un Endgame e un Wandavision.

E invece.

What If…? si è avvalso di Kevin Feige ed è canon e importante nel Marvel  Cinematic Universe | Lega Nerd

Cominciamo col dire che la sua collocazione immediatamente successiva agli eventi di Loki è stata una furbata mica male. Un modo per dire allo spettatore “rimani sintonizzato che ora ti mostriamo le conseguenze di ciò che hai appena visto”.

Narrativamente parlando si è poi partiti col botto, con l’idea parecchio intrigante di Captain Carter, personaggio piaciuto a tutti, a cui sono seguiti l’omaggio a Boseman e il tentativo di riordinare gli eventi della Fase 1, correggendo peraltro il casting di Hulk (Ruffalo rimesso al posto di Norton). Il picco drammatico si è avuto con l’episodio di Strange, quello grottesco con gli zombie, quello umoristico con Thor e c’è stato spazio anche per qualcosa di meno immediato ma a suo modo intrigante con la puntata su Tony Stark e Killmonger. Tutti questi episodi inoltre si presentavano come veri e propri filmetti di mezz’ora, di tono e ritmo molto differenti fra loro, ben lontani dalle formule e dagli schemi compositivi delle normali serie animate.

Infine, la bilogia conclusiva è riuscita in modo inaspettato e incredibilmente intelligente a dare un senso retroattivo a tutto, collegando insieme tutti gli episodi che per molte settimane avevamo creduto autoconclusivi. E svelando in tutta la sua magnificenza l’Osservatore come personaggio vero e proprio, con un cambio di struttura tanto improvviso quanto intelligente. In pratica quello stesso trucchetto che aveva fatto la fortuna del MCU ci è stato replicato sotto il naso senza che ce ne accorgessimo, ed è stata magia pura.

Ma a torreggiare su tutto c’è lo stile visivo scelto. Una computer grafica resa bidimensionale con un rendering a tinte piatte e un ottimo uso della linea. In pratica un’altra tappa importante in quel percorso verso l’ibridismo che tanta animazione occidentale di stampo disneyano sta facendo da tempo. Qualche personaggio può sembrare strano (Coulson), ma la maggior parte risulta perfettamente convincente, e si ha la sensazione di star guardando una produzione cinematografica ad alto budget. Non solo, dal punto di vista cromatico è stato fatto un lavoro incredibile, e ogni singola inquadratura rivela un appeal formidabile, aggredendo la retina con spavalderia. Questi colori meravigliosi, uniti a una regia che non lesina sui movimenti di macchina arditi, crea un effetto strepitoso soprattutto nelle scene d’azione, fluide, impattanti e mai così chiare. Tornare al live action sarà quasi un peccato.

What If è la risposta a chiunque nel settore dell’intrattenimento stia ancor oggi ragionando per ambiti distinti. La saga diventata famosa per il concetto di “collegamento” continua a fare quello che sapeva fare meglio potenziando il suo raggio d’azione e gettando ponti verso altre direzioni, invitando alla stessa grande festa nuovi medium, nuove forme d’arte e nuovi approcci alla narrazione. Sarà una delizia archiviarla fieramente insieme agli altri gioielli che i Marvel Studios ci hanno offerto in questo pazzesco 2021, e attendere con fiducia la sua seconda stagione. Seconda stagione che si spera possa retroattivamente donare alla prima quell’episodio su Gamora che non sono riusciti ad animare in tempo e che avrebbe aiutato ad avere una piena comprensione del finale.

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