Reportage

LA TANA DEL SOLLAZZO @ LUCCA COMICS AND GAMES 2019

Primo Giorno: La Mansion del Sollazzo

Quattordicesimo resoconto lucchese e quindicesima Lucca, per me.

Se per tre lustri ripeti ininterrottamente un’esperienza, questa ti si appiccica addosso, diventa parte di te e del tuo modo di pensare. Che è un bene, perché alla fine sai chi sei, cosa ti piace, quanta tenuta hai e a cosa non puoi rinunciare, ma anche un male perché, per dirla alla Bilbo, dopo tutto questo tempo puoi sentirti sottile e stiracchiato come il burro spalmato su troppo pane. Nel corso degli anni ho visto gente venir conquistata dall’evento, a volte esserne disgustata, a volte semplicemente stanca. Io a tratti mi sento stanco, a tratti invece no, adoro andarci e ne vorrei sempre di più. A volte son felice, a volte ci soffro, e quindi alla fine cosa ha senso fare? Continuo, perché scegliersi una tradizione, un settore, un ambito e coltivarlo nel tempo può far bene. Può costituire un esercizio di equilibrio, un test di prospettiva, può insegnarti molto sulle persone, su cosa significhino il lungo e il breve termine. Può aiutarti a capire quali sono le meteore della tua vita e quali sono le costanti. Può aiutarti a individuare il tuo quid, e capire cosa di quello che fai ha senso continuare a fare e cosa invece è solo occasionale.

Quindi ecco rinnovarsi la tradizione: Elik che affitta una casa a Viareggio, io che mi reco nella copisteria sotto il mio ufficio per stampare i volantini relativi al progetto di quest’anno, ovvero il Don Rosa Compendium, Bordy che la mattina del 31 parte con me, stavolta in auto. Ci divideremo a Firenze, dove faccio la tradizionale tappa per salutare la zia, che è sempre più anziana e malata e che con un certo gusto del macabro alla fine di tutto mi saluta con un mesto addio, garantendomi la sua stessa morte prima dell’anno prossimo. Glom. Io di mio poi non è che sono messo benissimo, dato che sono reduce da una timpanoplastica che mi ha lasciato un dolorante buco in testa, promettendo di dissipare acufeni che per adesso non se ne sono ancora andati. Bah.

Appena sbarco a Lucca trovo la pioggia e i feels ingombranti. Esorcizzo la cosa facendo tappa nei cessi chimici, ultimo e prezioso baluardo di intimità al cui ricordo mi aggrapperò nelle giornate successive, quando l’eccessiva marea di persone mi renderà alquanto disagevole spostarmi per l’urbe. Alla camera di commercio ritiro l’accredito stampa, il cartellino magico che ti dà il potere di saltare le file, e poi mi incontro con l’altisonante Cavalier Amedeo Badini Confalonieri, a cui ho appaltato il grosso del lavoro sul progetto Don Rosa. Ecco, persone come il Commendator Amedeo Badini Confalonieri svolgono un ruolo fondamentale in quel processo mentale di ricerca del proprio quid, che si attiva ogni volta che varco le porte della città toscana. Perché il Colonnello Amedeo Badini Confalonieri è sposato, vive e lavora a Praga, è a tutti gli effetti sistemato, ma allo stesso tempo continua a spendersi per coltivare i suoi interessi: propone progetti, fa pubbliche relazioni, imbastisce mercatini e compravendite, e soprattutto sembra divertirsi da matti. Il Maresciallo Amedeo Badini Confalonieri a conti fatti è una delle persone in grado di tenere in piedi quella parte di me che è bene non finisca per atrofizzarsi. Nelle scorse settimane il Commodoro Amedeo Badini Confalonieri ha presentato il Don Rosa Compendium a Don Rosa stesso, andando quindi a creare un collegamento tra l’autore del Kentucky e il Sollazzo, che proprio in occasione di Lucca darà i suoi frutti. Don Rosa infatti si intratterrà a chiacchierare con noi, ospiterà il nostro materiale pubblicitario al suo bancone, benedirà il progetto e realizzerà un disegno per la galleria omaggi del Compendium. Benissimo, quindi. Adesso, chiaramente, mi aspetto che il Luogotenente Amedeo Badini Confalonieri faccia lo stesso per la sezione dedicata a Floyd Gottfredson, curando le pubbliche relazioni tra il nostro mondo e l’oltretomba.

A Viareggio trovo Bordy e Elik che nel frattempo hanno preso possesso dell’appartamento, e come ogni anno mi stupisco delle caratteristiche architettoniche delle case di zona. Ancora una volta bizzarrie, stranezze e geometrie non euclidee di matrice lovecraftiana. E così dopo la magione costruita lungo un corridoio del 2018 ecco che il 2019 offre invece l’appartamento costruito sulle montagne russe, raggiungibile arrampicandosi lungo una ripida scalinata, ma con una rampa di scale che di colpo ti porta in basso per raggiungere la camera. Per tacer della carta igienica posizionata all’altezza del soffitto. Bella però, e propedeutica all’inaugurazione di Luigi’s Mansion 3, capolavoro Nintendo in uscita proprio quel giorno, giusto in tempo per Halloween. Solo che ormai ho una certa età, vecchio sono, malato diventato e quindi dopo nemmeno un’ora di gioco mi addormento di botto con i controller tra le mani, crollando bocconi sul divano in una posa innaturale. Sarà Bordy a svegliarmi e indicarmi la strada verso il letto, dopo aver notato che il povero Luigi stava continuando autisticamente a sbattere il naso contro la stessa parete.

Secondo Giorno: Portafogliectomia

La prima vera full immersion fieristica avviene il giorno successivo, quando mi reco a destinazione completo di Bordy, Elik, badge del Sollazzo e voglia di godermi l’evento. In Piazza Napoleone passo allo stand Bao per salutare Radice/Turconi, Zerocalcare e Foschini. Stavolta compro solo Le Ragazze del Pillar, primo volume della serie di spinoff (a colori!) del Porto Proibito incentrato sulle ragazze del bordello. Altra cosa notevole è che allo stand del Tatai Lab hanno il cofanetto di Wondercity che raccoglie e completa un’opera che attendeva di essere portata a termine da quasi quindici anni. Ricordo ancora gli annunci, l’attesa, l’evento di quando uscì in occasione di Lucca 2005, la prima Lucca della mia vita, quella che innescò la catena di eventi che portarono alla nascita del Sollazzo. Solo che… costa cinquanta bombe il cofanetto completo, è indivisibile e a conti fatti finirei per ricomprare sei albi che ho già al netto di due soli inediti. Un Valerio danaroso probabilmente si ricomprerebbe tutto a occhi chiusi, per onorare il passato, chiudere il conto con ciò che fu, e poi scrivere qualche pippone nostalgico per far rientrare tale acquisto in un grande disegno divino in cui ogni tassello sta finalmente andando al suo posto. Però questo Valerio non è più così danaroso perché ha messo su casa e quindi puppa, magari lo prenderò più avanti, o forse aspetterò che esca separatamente la parte inedita. Eh oh, non posso sempre fare il martire editoriale a tempo pieno.

E invece il martire tocca farlo allo stand Disney, dove ogni proposito di risparmio crolla miseramente. Bertani mi ha creato intorno una situazione tale in cui mi ritrovo costretto a piegare il ginocchio e svuotare il portafoglio. Tanto per cominciare, si è preso la responsabilità di completare tutte le collane iniziate e a rischio chiusura, anche a costo di andare in perdita. E questa è una mossa intelligente, perché il lettore quando inizia a comprare qualcosa da te non deve temere di essere lasciato a piedi. Si deve fidare, e allora sì che poi sul lungo termine ti seguirà. Poi ha creato una testata apposita per Pk, atto che per via dei miei personali trascorsi non posso proprio ignorare. E infine ha fatto la mossa che probabilmente attendevo di più di ogni altra, portando in Italia i volumi Fantagraphics e IDW, che raccolgono in versione pregiata le integrali degli autori americani più importanti. Quindi ecco che mi accaparro Pk, La Storie della Baia e le library di Al Taliaferro, Barks e Don Rosa. Su quest’ultimo ho qualche incertezza, dato che costituisce difatto un doppione di una collana appena conclusa nella sua versione “da edicola”. Ma alla fine irrimediabilmente cedo. Il mio campo di competenza principale è quello, ha senso puntare all’edizione migliore e questa lo è, anche solo come estetica dell’oggetto. Perché i libri sono meravigliosi per i loro contenuti… ma anche come oggetti da esposizione e non c’è niente di più bello di una libreria ben curata per arredare una casa.

All’ora di pranzo succede una cosa… si sente odore di community! Un odore che non sentivo da tanto tempo, da prima che il declino dei forum e l’ascesa dei social network trasformassero profondamente le usanze del fandom disneyano. All’uscita del palapanini si radunano alcuni utenti del Sollazzo che non avevo mai incontrato di persona insieme ad una bella selezione di storici paperseri. Quindi ecco il Senatore Amedeo Badini Confalonieri che dopo aver svolto il suo compito prende congedo per tornarsene a Praga, oppure Jihed Khaled al suo esordio nel mondo dell’intrattenimento live action. Probabilmente si tratta della giornata più social in assoluto, anche grazie alle condizioni meteo clementi, tantevvero che prima di sera incontro pure lo storico Pker Mightypirate (Aka Michele Giardi) nonché un mio giovane collega di lavoro, che prendo sotto la mia ala protettrice portandolo a spasso tra gli stand. Ma questa danza sociale ha un prezzo, e lo paghiamo perdendo Elik, che stanco del caos e della folla decide di tornare a Viareggio in pieno pomeriggio, per ritirarsi nei suoi alloggi dove se ne starà in pace a leggere fumetti fino all’ora di cena. Ci vedrà tornare abbastanza tardi, reduci da una puntatina al Games e in possesso del bellissimo quarto volume di Harry Potter, nella versione illustrata da Jim Kay, fresco fresco di stampa. Una meraviglia visiva che promette di aggiungere una componente sensoriale alla lettura della saga rowlinghiana. Ma purtroppo anche questa volta la vecchiaia si fa sentire e dopo nemmeno una birra ci ritroviamo tutti a ronfare in divano, ancora una volta con scorno del povero Luigi che continua irrimediabilmente a sbattere il naso contro le pareti di quello stupido hotel.

Terzo Giorno: Il Mio Sogno Umido

Quando piove Lucca diventa una merda. La pioggia è la grande variabile, in grado di condannare completamente un’edizione, di rimanere nei ricordi dei visitatori sostituendosi a quanto di buono vissuto fino a quel momento. E quest’anno è toccata. Non è la prima volta, quindi non mi soffermerò sulla retorica da pioggia, sull’umorismo da pioggia e via dicendo. Sappiate solo che ha piovuto, la cosa ha portato disagi orrendi, malumori e vaffanculo.

Quella mattina Elik, saggio fra noi, ha deciso di fare una cosa apparentemente poco saggia e farsi Lucca a Viareggio, come l’anno scorso. All’inizio l’abbiamo quindi demolito, sparlato, deriso, bullizzato a distanza, salvo poi tornare al suo cospetto la sera piegando il ginocchio e sacrificando capretti alla sua lungimiranza. Nel mezzo qualcosa di buono l’abbiamo fatto anche noi, però.

Tipo comprare il nuovo libro a tema spaziale di Leo Ortolani, oppure i nuovi volumi di Star Wars in vendita allo stand Panini… dove il commesso stesso finisce per chiedermi una consulenza sul Canone. Ma soprattutto incontrare Alessandro Sisti, che per me è una sorta di padrino ispiratore, uno dei numi a cui ho dedicato il mio lavoro su I Love Paperopoli, che qualche tempo fa ha raggiunto quota cento numeri, chiudendo due anni di onorato servizio. E questo ha risollevato il mio umore piovoso.

Ma oltre a Sisti mi imbatto in una giovane ragazza, che mi chiede se sono Valerio Paccagnella e quando glielo confermo mi ringrazia per il lavoro che feci a suo tempo su Paperinik Appgrade, scrivendo le introduzioni alle storie di Guido Martina. Quelle introduzioni risalgono a molto tempo fa e non erano nemmeno firmate, quindi il fatto che una persona le abbia lette, apprezzate e sia risalita all’autore per vie indirette mi ha intenerito. Un piccolo momento epifanico che fa il paio con quello vissuto il primo giorno, quando un ragazzo allo stand Bao mi ferma per dirmi che il mio lavoro gli ha ispirato la tesina di maturità. Ora studia animazione in Francia e io a sentire queste cose mi bagno dentro. Mi guardo indietro, vedo la semina e mi sgorgano calde lagrime di felicità.

E poi vado per pupazzi. Cioé no, dai, non proprio pupazzi, e nemmeno action figure. Statue, diciamo. Voglio delle statue con cui ornare gli scaffali della mia casetta, arredandola come dico io. Certo, i soggetti vanno vagliati e scelti bene, devono essere personaggi in grado di rappresentare al meglio sia me, sia le opere da cui provengono. Devono essere di ottima fattura, non sembrare giocattoli di plastica, voglio che siano materiali pregiati, che riflettano la luce in un certo modo etc etc. Non voglio mettermi in casa i Funko Pop, porca vacca, ma rappresentazioni raffinate e fedeli di personaggi e opere che amo. E no, non me la sto affatto tirando.

Mi dirigo in zona Japan Town e trovo di tutto. Pure troppo. Perché davanti alla statua in resina di Bud Spencer, al Nick Fury da cento dollari e alle decine di migliaia di statue raffiguranti tutti gli stadi di trasformazione possibili e immaginabili di Goku inizio a sentire quel vago sentore di eccesso. Io dopotutto cercavo solo un Darth Vader carino.

Alla fine, dopo una giornata passata con Bordy a scartabellare per bancarelle private, me ne torno a casa con un magnifico Topolino tratto dal meraviglioso The Band Concert (1935). Potrà sembrare un’incarnazione un po’ troppo specifica per poter svolgere il suo ruolo “rappresentativo”, eppure io mi sento rappresentato pienamente dal Topolino testardo e autistico di quel suo primo corto a colori. Perché vederlo affannarsi a dirigere un’orchestra mentre intorno a lui si scatena un tornado, che lui si sforzerà in ogni modo di ignorare, è un po’ il succo della mia stessa esistenza. Andiamo sempre avanti, gente, malgrado tutto e a dispetto di tutti.

Quarto Giorno: Una Casa a Cui Tornare

L’ultimo giorno di Lucca è sempre triste, e questa cosa negli ultimi quindici anni non è mai cambiata. Triste e scomodo, perché bisogna ragionare in termini logistici, sgombrare l’appartamento, capire come tornare, come gestire il bagaglio e nel frattempo trovare il modo di godersi anche l’ultimo giorno di fiera. Poi, se hai passato la serata precedente con in mano un fon intento ad asciugare tutto il materiale cartaceo che tenevi nello zaino, comprese le copie del Fumettazzo che ti eri stampato negli anni precedenti, oltre che triste sei pure incazzato.

Così abbandoniamo di buon’ora l’appartamento lovecraftiano e questa volta raggiungiamo Lucca in auto, decisi a fare solo una mezza giornata. Anche in un tempo così breve però riesco a incastrare un po’ di cose interessanti, tra cui due lunghe chiacchierate con Sisti e Bertani sulla situazione editoriale attuale. Parliamo del ritorno di Marco Rota sul Topo, del nuovo formato pensato per Pk, del futuro delle edizioni Fantagraphics/IDW e di molto altro ancora. E fra le altre cose mi arriva la conferma che la collana dedicata a Jiro Taniguchi in allegato al Corriere della Sera si fermerà come previsto al trentesimo numero, senza proseguire oltre. Da un lato mi dispiace, perché è una collana che ho adorato di un autore che ho adorato, dall’altro uno stacco farà bene al mio tempo e al mio portafogli.

Il resto del mio soggiorno lucchese lo dedico alla casa. Ebbene sì, ormai la metamorfosi è completa: da ragazzetto nerd a caccia di autografi a compassato padrone di casa in cerca di quadri, stampe pregiate e soprammobili. Perché, per i quattro gatti a cui ancora non l’ho detto, durante l’ultimo anno ho preso una casa all’asta e mi sono impegnato a ristrutturarla per donare al mio ego il nido che ho sempre sognato. Quindi inforco il monocolo, attivo la modalità arredamento, e in men che non si dica becco un bellissimo diorama intagliato a mano che raffigura Totoro e compagni sopra un carretto di legno, intenti a spargere semi nelle campagne nipponiche. Trenta bombe, ma è quel che ci vuole. Oltre a rappresentare lo Studio Ghibli, farà un figurone nelle nicchie librarie che svettano sopra il mio letto. E già che ci sono mi occupo anche delle pareti del salotto, comprando due spettacolari stampe fotografiche dedicate rispettivamente a Totoro e a The Legend of Zelda: Breath of the Wild.

Poi inizio a scalare le mura, avventurandomi con Bordy ed Elik nella zona più pittoresca della città. L’anno scorso ero riuscito a circumnavigare interamente la cinta muraria, quest’anno il clima ci si è messo di mezzo e me ne tocca solo un assaggio. Sufficiente però a regalarci sorprese. Bordy trova l’oggetto dei suoi sogni: un Nazgul da cento euro, che gli osteggio in ogni modo, facendoglielo riporre con scuse pretestuose. Ma in realtà è tutta invidia, perché non ho trovato il Darth Vader che volevo. Poi però lo trovo! Grande, bello, nero e imponente, con un mantello desideroso di svettare sul mio salotto. Sessanta euro e passa la paura (ma altrove l’avevo visto a novanta!). E mentre mi lustro gli occhi, Bordy sfrutta il mio momento di disattenzione e sgancia il centone, accaparrandosi il suo Nazgul. Tutti felici!

Ecco, poi c’è la cosa degli Amiibo e i Disney Infinity, le due linee di action figure che da tempo ho deciso di collezionare, rendendoli l’ideale ornamento per gli scaffali della mia ludoteca/videoteca. E che puntualmente non trovo. Ecco, questa cosa mi manda ai matti. Sono statuine davvero belle, ben fatte, raffinate, ma è più probabile che le bancarelle espongano giocattoli in gomma anni 80 o moderni Funko Pop, piuttosto che quello che cerco io. Fortunatamente dopo giorni di porta in faccia, trovo un privato che ha ancora qualche Disney Infinity, e quindi riesco a fare mio un Hiro, un Barbossa, un Nick Fury e un Ezra Bridger. Ma la strada per la soddisfazione è ancora lunga, e il tempo osceno non permette ulteriori perlustrazioni. Uno scravazzone di pioggia mi rovescia l’ombrello e siamo costretti quindi a scappare, mandare al diavolo Lucca e raggiungere le auto.

Giunge così il momento dei saluti. In pratica il momento in cui congediamo il nostro bizzarro Elik, con un virile abbraccio che affonda nelle sue carni barbute. Lo rivedremo nei giorni immediatamente successivi al Natale, giusto il tempo di lasciare che il suo emulo bianco e rosso finisca il giro di consegne e si faccia da parte. A me e Bordy spettano invece cinque ore di viaggio, dentro e fuori l’autostrada, dribblando ingorghi, incidenti e spacchettando tra un chilometro e l’altro le statuette. Ci succedono molte gag, anche se un po’ miserelle, tipo che ci fermiamo in autogrill per bere un bibitone energizzante e poi però tocca fermarsi una seconda volta per pisciarlo via ehehehe (:\). Arriviamo a Padova all’ora di cena, stremati, sporchi, affamati, persino un po’ banalizzati, dato che quando la mia co-inquilina ci chiede come va, rispondiamo “è stata una bella esperienza” oppure “stanchi ma felici”.

Chiosa: non faccio a tempo a disfare il bagaglio che dopocena Bordy ritorna a casa mia, con in mano una copia del blu ray di Broly, il film di Dragonball Super. Fedele al motto della scuola di combattimento della tartaruga, Bordy mi invita a superare continuamente il mio limite, e così pur con quattro ore di sonno sul groppone, una giornata stressante e un viaggio sfiancante alle spalle, decidiamo di cimentarci nella visione del lungometraggio, iniziando a vederlo alle 23.00. Ma ci sono limiti che è impossibile superare, e così al primo “non è possibile!” la palpebra inizia a calare. E arrivati a “non mi hai ancora mostrato il tuo vero potere, non è così?” ormai siamo totalmente in coma tutti e due.

Chiosa2: a differenza della tragedia dell’anno scorso, questa volta pare che il ritorno a casa di Elik non sia andato poi così male. Sembra che il viaggio sia avvenuto in modo regolare, che appena giunto a casa si sia mangiato una sugosa bistecca e se ne sia andato a letto dopo un buon bicchiere di latte caldo, indossando un morbido pigiamone di flanella. Ed è così che muore la linea comica di questo resoconto: sotto scroscianti ronfate.

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