Reportage

La Tana del Sollazzo @ Lucca Comics and Games 2018

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PRIMO GIORNO: FIGURINE GENTILUOME

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Questo è il mio tredicesimo resoconto lucchese. Vi dirò la verità: non ho mai riletto gli altri perché mi fanno paurissima. A Lucca solitamente succede tutto il peggio e il meglio della mia vita, è il crocevia assoluto, il culmine e la risoluzione di un gran numero di sottotrame che di anno in anno vanno ad accumularsi. Amici, avversari, amori e lavori: un peso emotivo sconcertante e sproporzionato. Io non sono certo una persona particolarmente pudica o riservata, per cui temo di trovarci cose spaventose dentro, giudizi e sparate che col tempo sono invecchiate male, pornografia emotiva e altre cose imbarazzanti. Poi però penso che dopotutto la gente su Facebook e Twitter fa la stessa identica cosa, solo che la diluisce quotidianamente. E quindi perdono me stesso e dentro di me so che verrà il giorno, fra molti e molti anni in cui prenderò questi resoconti, li stamperò e me li gusterò davanti al focolare. E poi ce li butterò dentro.

Quest’anno c’era il Bordy. Chi è il Bordy? Bordy è l’utente del Sollazzo più famoso del Sollazzo pur senza bazzicare quasi mai il Sollazzo. Di lui ho parlato quest’anno nel quarto Fumettazzo, e non solo lì. A dire il vero ne parlo ovunque, a qualunque ora, perché è il mio migliore amico da più di vent’anni e con lui mi diverto molto. Bordy si era fatta solo un’altra Lucca, quella del 2008, esattamente dieci anni fa, e quindi la sua presenza per me era un evento. E quale modo migliore di celebrare un evento se non con qualcosa che non facevo da altri dieci anni? Un album di figurine! Di Topolino! E mica un album qualsiasi, ma una bestia di album, enorme, bellissimo, pieno di chicche e approfondimenti di livello: card plastificate che riproducono copertine famose, riferimenti a storie e autori importanti e persino una storia “adesiva” e inedita firmata da Casty. Pare che ad occuparsi di tutto questo bendiddio sia stato un tizio che conoscevo, uno che non vedo da tempo, pensa te.

In treno inauguro l’album, e si rivela subito una pessima idea. Le figurine relative alla storia adesiva di Casty sono difficilissime da attaccare. Inutilmente cerco di far coincindere ogni angolino del disegno, ma il treno traballa e pure la mia sanità mentale. E a proposito di Casty, ho occasione in treno di leggere sul Topo la sua “Tutto Questo Accadde Domani”, il capolavoro firmato insieme a Bonfatti e rimango a bocca aperta. Casty è il miglior autore mai apparso sul Topo nell’ultimo ventennio, e lo dico senza timore di ripercussioni o rosicate assortite. Statece, oh. Non si tratta soltanto di bravura nel disegno o nella composizione scenica, ma nella costruzione narrativa, nell’intreccio, nella gestione delle gag e delle sequenze action. Prendete anche solo i quattro prologhi alla storia, apparsi nei numeri precedenti. Guardate come si collegano “lateralmente” alla storia principale, in modo sempre differente e ingegnoso. Non c’è mezza scelta pigra o banale, è narrativa allo stato puro ed è esattamente quello che gli sceneggiatori di ultimissima generazione avrebbero dovuto imparare. Tramandate quest’uomo.

Anche quest’anno faccio tappa da mia zia a Firenze, con la consapevolezza che potrebbe essere l’ultima volta che la vedo, ma dopotutto tale consapevolezza ce l’ho ogni anno e mi sa che a furia di consapevolerlo devo avergliela allungata la vita. Poi arrivo a Lucca, ritiro il pass stampa, vado a salutare Radice e Turconi e ad accaparrarmi il loro nuovo tomo, Tosca dei Boschi, un salutino a Zerocalcare, un blitz alla Panini dove trovo i loro nuovi volumetti canonici di Star Wars: Thrawn e Phasma, e poi a casa a Viareggio. Laggiù troviamo ad aspettarsi il serafico e incomprensibile Elik, che con le sue bizzarre stramberie avrà modo di perplimerci in modi sempre diversi, nel corso delle giornate che ci aspettano.

La Tana che abbiamo affittato quest’anno è… strana. Sembra essere stata progettata seguendo geometrie non euclidee da un architetto appartenente ad una razza preumana, di quelle di cui ci ha parlato Lovecraft nel ciclo di Chtulu. La casa consiste in un grande corridoio lungo il quale sono state inanellate le stanze una appresso all’altra, in modo tale che è necessario attraversarle in fila per raggiungere qualsiasi punto. Abitabile, in ogni caso.

L’ultimo inquilino della Tana è Amedeo Badini Confalonieri, uno degli individui più singolari che mi sia mai capitato di incontrare. Si tratta del V del Papersera, nonché autore delle schede Compendium dedicate a Don Rosa, del cui editing mi sto occupando personalmente in questo periodo. La sua voce è incredibile: garbata, compita e allo stesso tempo altisonante, i suoi modi signorili ricordano quelli dei gentiluomini d’altri tempi. Dopo un minuto di dialogo con lui ci si sente calati nei panni del Colonnello nello sketch di Maccio Capatonda sul Carosello. Ma, nel momento in cui la sua pacatezza riesce a metterti più a tuo agio, ecco che questo Amedeo ti caccia la SCIABOLATA e con la sua ridente voce cerca di venderti qualcosa: albi, gommine, un rarissimo portfolio, un accendino. Il mercatino di Amedeo non attecchisce fra i presenti, ma questo non significa che la sua sete di affari non possa essere placata in altro modo. Ed ecco che entrambi tiriamo fuori LE FIGURINE.

Ebbene sì, prima di lasciare la fiera mi sono munito di un pacco da 50 bustine. Ho deciso di circoscrivere l’esperienza adesiva al momento lucchese, un po’ per ricordo, un po’ perché non ho proprio tempo di gestirla una volta a casa. E Amedeo mi sorprende tirando fuori DUE pacchi da 50. E quindi la nottata è servita: io e Amedeo le scartiamo/scambiamo, Bordy le numera, Elik si prende i triploni e nell’aere di Viareggio risuonano emozioni e sensazioni che da tempo non provavamo più.

SECONDO GIORNO: OH, ELIK!

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Elik è folgorato. Ma dopo tanti anni vince l’amicizia, e si impara ad apprezzare con benevolenza le peggio stramberie delle persone a cui vogliamo bene. Ce lo insegna Topolino, dopotutto. Basta esclamare alla fine della storia “Oh, Pippo!” e tutto è a posto, e i lettori ridono. E quindi quando Elik mi strappa a metà una bustina di figurine cercando di aprirla, esclamo “Oh, Elik!”. Quando la mattina dopo lo trovo mezzo morto assiderato perché non aveva voglia di stendere la trapunta sul letto, esclamo “Oh, Elik!”. Quando compra online i biglietti del treno per Lucca e mi sbaglia la stazione di partenza, esclamo “Oh, Elik!”. Ma il più forte di tutti gli “Oh, Elik!” lo esclamo dopo che ci comunica la sua decisione di fare Lucca… a Viareggio tutto da solo, perché non ha voglia di venire in fiera. “E allora che ci sei venuto a fare?” gli chiediamo. “Boh, sono venuto qui in vacanza…” risponde. “Oh, Elik!”

In fiera mi accaparro il nuovo cartonato di Monster Allergy, il fumetto a cui questa piattaforma era in origine dedicata. E poi ovviamente il Cinzia di Ortolani, edito dalla Bao, che si preannuncia già come un volume di riferimento e una pietra miliare per la sua carriera di autore. Il pranzo me lo faccio con Bordy e Casty, che è una sagoma come sempre. Poi da quelle parti passano anche Bonfatti e Cavazzano, che accompagno alla conferenza pomeridiana sui 90 anni di Topolino. Un evento simpatico, anche se non esattamente informativo. Dopo i recenti sconquassi dirigenziali nella redazione di Topolino, la Panini è molto cauta nel fare annunci, promesse e dichiarazioni sul futuro, e si preferisce invece fare una celebrazione del personaggio, interpellando alcuni mostri sacri per un po’ di sano amarcord. Comprensibile.

Nel pomeriggio incontro Markeno del Papersera, col quale faccio un paio di chiacchiere a proposito delle birbonate che ho inserito nel Fumettazzo 4 e infine un giretto al Games insieme a Bordy. Poi arriva uno scravazzo di pioggia decisamente stronza che ci fa fuggire a gambe levate. Optiamo per un repentino ritorno a Viareggio, dove ci aspetta mamma Elik che ha preparato la cen… no, non l’ha fatto, ma in compenso si è sbafato il salame che era rimasto in frigo, e così tocca tornare nella bufera a far provviste. Oh, Elik!

In conclusione una giornata di fiera un po’ boh. Tanta acqua e pochi incontri. O forse avevo la fiatella, giacché svariate persone che conosco bene, pur essendo state a pochi passi da me, non si sono nemmeno degnate di passare a salutarmi. C’è chi si è fatto i cavoli suoi, chi si è nascosto dietro un vicolo e c’è stata persino una mia ex che al vedermi di lontano è sbiancata ed è corsa a nascondersi tra la folla. Lol dai, si cresca.

Per fortuna che quella stessa sera il cinema domestico della Tana di Viareggio offre uno spettacolo d’eccezione: un divertentissimo flame tra Elik e Amedeo. L’oggetto del contendere nemmeno me lo ricordo, mi pare vertesse sulle modalità di visualizzazione delle recensioni sul sito del Papersera, tuttavia è lo spettacolo visivo di quei due che discutono a lasciarmi a bocca aperta. Elik pronuncia i suoi argomenti in modo granitico e monocorde, senza mai minimamente scomporsi, ciclicamente li ripete in un loop del quale non sembra mai risultare stanco. Amedeo è ancora più bello: si scompone solo sul piano verbale, non su quello fisico. Il che significa vedere l’elegantissimo utente esporre i suoi argomenti con voce gioiosa e con un sorriso a trentadue denti, mentre dalla sua bocca escono volgarità a tutto spiano. La scrittura non può rendere sufficientemente il senso di straniamento che può cogliere nel sentire frasi come “Elik, quella puttana della troia dello schifo della puttana” essere pronunciate con modalità accademiche. Uno spettacolo incessante e del quale io e Bordy decidiamo di cibarci almeno fino alle tre di notte.

TERZO GIORNO: I LOVE LUCCACOMICS

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Al nostro risveglio Amedeo è già andato via. Tornato a Praga, lo rivedremo probabilmente in occasione della prossima Reggio del Papersera. Ci rimane Elik, che afferriamo con la forza e costringiamo a venire a Lucca con noi, una buona volta. Ma una volta in fiera ci accorgiamo che non c’ha voglia, cammina mogio, non è felice, ha i tormenti: c’è poesia nel suo disagio. Se ami davvero qualcuno devi permettergli di volare via, così decidiamo di dargli prova del nostro affetto lasciandolo libero di tornare a Viareggio. Oh, Elik…

Io e Bordy passiamo buona parte della giornata lontani dagli editori, immergendoci nella gadgettistica, nei videogiochi e nelle cosplayer. Pranziamo al Japan Town, poi ci arrampichiamo sulle mura della città e iniziamo ad esplorarle, assaporando un lato di Lucca che non avevo mai sufficientemente sfruttato. Circumnavighiamo metà esatta della cinta muraria, in un atmosfera medioevale, naturalistica, autunnale, magica. Ci imbattiamo in numerose belle figliole già ottimizzate per farsi fotografare, ci rotoliamo tra le variopinte foglie cadute e ci nascondiamo fra gli alberi come ingenui elfi silvani. Insomma, la mia prima Lucca del cazzeggio, dopo numerose edizioni improntate alla frenesia, all’ansia e all’angoscia di voler fare, conoscere e controllare tutto. Sanazzo.

Questo non vuol dire tregua per il portafoglio, eh. Perché è proprio da quelle parti che riesco a coronare il mio sogno di nintendaro incallito, procurandomi in uno stand le ultime console della grande N che ancora mi mancavano. Questo è stato l’anno della svolta, in cui sono finalmente riuscito a completare la mia collezione hardware, prima acquistando un NES al Dolomiti Festival tenutosi a Luglio dalle parti di Belluno, e adesso trovando un Game Boy Color e un Game Boy Advance speciale, di quelli rarissimi con lo schermo retroilluminato. Ho speso un casino, ma sono felice.

Verso sera scendiamo dalle mura per dirigerci allo stand Disney, presso il Palapanini. Con tutta la buona volontà, non riusciamo a districarci nella giungla di proposte editoriali tra costosi albi in formato Deluxe e costosissimi albi in formato Super Deluxe. Ci attirano tutte, ma si fatica a trovare un criterio per capire come approcciarsi a queste collane, quali autori o cicli seguire e in quale veste. Negli ultimi tempi la proposta è stata davvero caotica, e quindi Casty, Pk, Cavazzano, Topalbano escono sparsi, spesso “a cavalcioni” tra due collane di prezzo e dimensioni disomogenee, disorientandoci molto. L’augurio è che con la nuova direzione si riesca a trovare una strada soddisfacente e sensata per proporre questo materiale. Ma nel frattempo, per non sbagliare, scelgo di attenermi alle due nuove Deluxe normali, e quindi mi accaparro “Topolino e Il Fiume del Tempo”, che si conferma il capolavoro che ricordavo, e “La Nuova Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi” di Sisti e Sciarrone. Non sono mai stato un fan della saga originale di Guido Martina, divertente ma sconclusionata, né ho mai apprezzato l’idea di rivangarla puntando sulla nostalgia (e allo stesso modo trovai miope la resurrezione di Xadhoom), ma il risultato finale è comunque valido: Sisti sceneggia in modo fluido, frizzante e scanzonato, mentre i disegni di Sciarrone dovrebbero diventare il punto di riferimento assoluto per qualsiasi futuro artista intenzionato a creare dei paperi espressivi.

In Disney ho modo di fare quattro chiacchiere di carattere lavorativo, parlando della direzione che prenderà “I Love Paperopoli”, la collana di fascicoli da me scritti e allegati al plastico della città dei paperi, che sta per arrivare al fatidico traguardo dei settanta numeri. Per alcuni si tratta solo del “foglietto di un giocattolo”, necessario a qualificare come editoriale un progetto di natura prevalentemente ludica. Per me si tratta di progetto degno di attenzione, per il quale ha senso sforzarsi di lavorare al meglio. ILP vende bene, piace, e costituisce un’occasione unica per affrontare il worldbuilding di un universo narrativo che ha ancora del potenziale, fissare qualche punto e impreziosirne l’impianto complessivo. E quindi vale la pena rimboccarmi le maniche e arrivare fino in fondo, anche quando mi capiterà il fascicolo sul catamarano di Paperozzo o sull’ufficio avunculogratulatorio del distretto est. E neanche a farlo apposta, da quelle parti becco pure Alex Bertani, il nuovo direttore del Topo che ho così finalmente modo di conoscere. Considerando la situazione generale, è ancora presto per capire la nuova linea editoriale del giornale o la direzione in cui Bertani vorrà muoversi, anche perché ci aspetta sicuramente un periodo di passaggio. Però, a occhio, il nuovo direttore mi pare una persona sobria e questo è positivo.

La serata a casa offre birra, pasta, il nuovo episodio di Duck Tales con la prima apparizione del Paperoga animato (!), la sostituzione di Amedeo con l’utentessa Giada Ruffato, e soprattutto un secondo pacchetto da 50 bustine da me preso in fiera… questa volta contrattando come al mercato del pesce per ottenere uno sconto. E devo dire che quelli di Panini si sono rivelati decisamente gentili per quanto riguarda gli sconti per i collaboratori, permettendomi di risparmiare sia sulle figurine, sia sui due cartonati deluxe. L’ultima nottata in casa porta con sé una lieta notizia: finisco l’album. O meglio, arrivo a meno trenta figurine, che allo stand mi dicono essere un numero già sufficiente per effettuare la richiesta via posta. Missione compiuta, dunque, e parentesi conclusa felicemente. La Lucca 2018 me la ricorderò sempre come la Lucca adesiva.

ULTIMO GIORNO: CALDI ABBRACCI

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Sempre stato depresso io, l’ultimo giorno di fiera. Perché, dai, l’ultimo giorno è un po’ una merda. Disagi legati allo sbaraccare casa, al portarsi il bagaglio in fiera o lasciarlo al deposito, e soprattutto a salutare gli amici che aspettavi di vedere da un anno. Cercare di infilare i volumi in valigia senza danneggiarli, calcolare mille sbatte, attendere le svariate incombenze arretrate che nel frattempo nella tua real life hai accumulato. Io ad esempio ho tipo quattro fascicoli di I Love Paperopoli da scrivere, che Savini mi ha appioppato appena prima di partire, le consulenze al Cepu che mi aspettano, cinque storie a fumetti didattiche da sbrigare entro dicembre per un progetto ancora top secret. E poi le schede Compendium di Solo, Ralph Spacca Internet e Mary Poppins da scrivere, quelle di Don Rosa scritte da Amedeo a cui fare l’editing, questo resoconto da stendere, i volumi presi da recensire, e le fruizioni da smaltire. Quando vai a Lucca non torni mai veramente a casa, Lucca ti stalkera almeno fino a Natale.

Però avevo detto che questa è stata una Lucca scialla, e quindi anche questo ultimo giorno offre motivi di serenità. Con Bordy decido di concludere la nostra circumnavigazione della cinta muraria, alla ricerca dell’area dedicata a Star Wars. E arrivarci dopo due giornate passate a cercarla crea un hype non indifferente: ad attenderci lì troviamo i cosplayer di Star Wars, che sono in genere quelli più convincenti di tutti. Pensateci: se uno si mette l’armatura di Darth Vader, quello davanti a te è Darth Vader. Se uno si veste da ufficiale imperiale, da soldato, da ribelle o da Jawa, hai davanti un membro a tutti gli effetti di quella categoria. Non c’è il rischio di trovare la Lamù grassa o il Super Mario con i baffi di carta, quello che trovi è reale. Non si scappa. Ma da quelle parti troviamo ad attenderci anche il giovane e brillantissimo Giorgio Bondì di Star Wars Libri e Fumetti, un blog che fa esattamente quello che dovrebbe fare un blog dedicato a Star Wars. Con Giorgio ci chiacchiero, e pure molto bene, e mi sembra di essere tornato a dieci anni fa, quando coltivare le proprie passioni era bello e meno stressante. Ma questo era prima, prima dell’impero, prima del lato oscuro, prima dell’età adulta e delle ossessioni ad essa connesse. Ti voglio bene, Giorgio, continua a mostrarmi la strada per tornare indietro.

Prima di lasciare Lucca riesco a impossessarmi di un altro volume decisamente ghiotto. Un’edizione illustrata del Frankenstein di Mary Shelley, uscito da poco nella collana Oscar Ink di Mondadori. Ecco, urge digressione per spargere qualche lode al lavoro davvero ottimo che sta facendo Mondadori con il suo catalogo librario. Non ho mai caricato i miei fragili scaffali di volumi quanto quest’anno, dopo che Mondadori ha dato inizio a una politica davvero “aggressiva”: i romanzi canonici di Star Wars nella praticissima collana Oscar Fantastica, le graphic novel Oscar Ink e soprattutto i bellissimi mattonazzi Oscar Draghi, che riescono a propormi omnibus, antologie e raccolte integrali di svariati autori. La linea fantasy/horror/scifi/vittoriana poi è una primizia e i volumi dedicati a Lovecraft, Poe, Gaiman e Conan Doyle hanno decisamente impreziosito la mia libreria grazie alla loro grafica stilosa e appariscente. Certo, ora questo milione di pagine me le devo smaltire tutte, ma ci sto lavorando, e a destinazione prima o poi ci arrivo, tranquilli.

E sempre a proposito di scaffali, poco prima di prendere il treno per andar via Bordy mi segnala una libreria che espone in vetrina un paio di cose che avevo cercato inutilmente per tutti questi giorni: un amiibo del Capitano Olimar di Pikmin e una statuina Disney Infinity che raffigura Elsa di Frozen. Da un po’ di tempo a questa parte sto infatti dedicando molto tempo all’estetica dei miei scaffali domestici, e mi sono accorto che queste statuette rappresentano gli oggetti ideali per agghindare le mensole. Sono piccole, ben rifinite e raffigurano un campionario di personaggi abbastanza vario e rappresentativo, in grado di “spiegare” il criterio con cui ho organizzato la roba: ecco quindi la Vedova Nera vegliare nello scaffale Marvel, Woody e Merida contrassegnare quello Pixar, Han Solo troneggiare su Star Wars, Mulan e Olaf in quello WDAS e così via. Poi ok, mi sono fatto un po’ prendere la mano, e adesso ho lo studio che pare il paese dei balocchi, ma il completismo è una bella malattia e non intendo guarire.

Il viaggio di ritorno in treno è stato una merda, ma una merda banale, fatta di ritardi, fiumane di gente, due coincidenze di cui una perduta, e un ritorno a casa in tarda notte, per cui non intendo scendere troppo nel dettaglio. Preferisco concludere il resoconto di questa esperienza in stile Gianni Morandi, mandando caldi abbracci a tutti i miei compagni di viaggio. Quindi un abbraccio a Bordy, che potrebbe non tornare a Lucca prima di altri dieci anni. Un abbraccio a Giada, con cui ho passato troppo poco tempo, ma in quel poco mi ha fatto ridere, anche perché mi sono accorto che somiglia a Rovazzi. Un abbraccio ad Amedeo, che quando lo vedo e lo sento parlare mi ricorda che ha ancora senso credere nella critica web, quella fatta bene, quella del web 1.0, fatto di creatori di contenuti e di eroiche imprese no profit. Un abbraccione a Casty, nume tutelare della narrativa disneyana. Anzi no, della narrativa punto. Un abbraccio cameratista a Markeno, a Giorgio Bondì e agli altri calorosi compagni di web. E, dai, mandiamo un abbraccio passivo-aggressivo anche a quelli che non si sono fatti vedere, che non mi hanno salutato, che si sono nascosti o che sono fuggiti via, a ricordarmi che l’autoaffermazione ha sempre un costo.
Infine, un abbraccio a Elik, malinconico amico mio. Siamo diversi, io e te, Elik, e probabilmente non ci capiremo mai al cento per cento, ma ti voglio bene. E questa Lucca, che hai passato perlopiù a Viareggio, l’hai organizzata tu, sobbarcandoti una sbatta logistica e monetaria non indifferente. So che il tuo viaggio di ritorno non è stato piacevole, che hai perso il passaggio Bla Bla Car, che hai preso un treno strano che ti ha portato da tutt’altra parte d’Italia, che hai passato la notte in hotel, e che da allora a casa tua non si hanno più tue notizie. Spero che tu stia bene, ovunque tu sia adesso.

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