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Spiderverse Breaks the Internet

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Questo lo ricorderemo come un Natale decisamente animato. Non paghi di aver rivisto nel sequel di Mary Poppins quella cara vecchia animazione tradizionale che Hollywood sembrava aver rinnegato, sono sopraggiunti due grossi, grossissimi calibri che sarebbe decisamente poco saggio ignorare.

Cominciamo da Spiderman della Sony. Nessuno se la aspettava una bomba del genere. Nell’epoca in cui la collaborazione/battaglia con la Disney per i diritti ragneschi sembrava aver dirottato l’attenzione unicamente sul MCU, ecco che succede una cosa incredibile. La Sony punta proprio sulla pluralità e sul multiverso creando un gigantesco pazzissimo crossover, e proponendolo… nella forma di un film animato.

Non contento, lo studio non opta per un semplice film animato in CGI, ma punta tutto su quell’ibridismo che la stessa Disney aveva iniziato a sperimentare ai tempi di Paperman e che sembrava esser stato abbandonato. Prende dei modelli tridimensionali e li rende bidimensionali, usando colori piatti, tracciando linee sui volumi, sottraendo frame per diminuirne la fluidità, sfocando soggetti. L’effetto è bellissimo, e si fa beffe di quel rendering fotorealistico che l’industria inseguiva da decenni.

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Questa folle, ispiratissima e indiavolata sperimentazione non coinvolge solo il comparto visivo ma anche quello narrativo: la storia in sé non è niente di strabiliante, ma il come è raccontata, l’eleganza e la brillantezza di ogni singola battuta o interazione tra i personaggi, le improbabili didascalie testuali e le linee cinetiche che appaiono a schermo, i retini animati creano un effetto che non ci dimenticheremo tanto facilmente.

C’è sicuramente genio, talento e forza lavoro che va tenuta d’occhio in questo team produttivo. Certo, non mi illudo che sia stata trovata una nuova via, che la Sony emerga veramente come realtà autoriale, creando una “tradizione”. Probabilmente rimarrà una follia one-shot, ma in un’epoca di appiattimenti stilistici e di case produttrici che amano andare sul sicuro, è importantissimo che questa cosa sia successa.

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Dall’altro lato abbiamo Ralph Spacca Internet, primo sequel WDAS di nuova generazione. Anche questa pellicola ha attirato l’attenzione sin dai primi trailer, attirandosi anche una forte dose di scetticismi: un sequel non necessario, le principesse Disney autocelebrative, l’azienda che pecca di presunzione con una pellicola autoreferenziale etc etc. Poi però il film l’ho visto e non mi pento assolutamente di dire che ogni timore è infondato e che Ralph Spacca Internet è un pezzo d’arte, fresco, geniale e incredibilmente centrato sotto diversi punti di vista.

Cominciamo dallo strato esterno della cipolla: Oh My Disney e le citazioni. Una sequenza paradossale e intelligente, che ha permesso virtuosismi pazzeschi sia al reparto animazione che a quello sonoro: un crogiolo stilistico e musicale decisamente riuscito, e un esempio perfetto di storytelling aziendale. La frecciatina a Merida e al suo essere di un altro studio di produzione implica cose enormi sul piano comunicativo, e la compresenza di franchise come Marvel, Star Wars e i Muppet fa il resto. La presenza di un bellissimo numero musicale di Alan Menken poi offre la ciliegina su questa torta di autoconsapevolezza e sembra finalmente voler incrinare quell’assurda divisione che si era creata fra musical fiabeschi e avventure per maschietti.

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Poi c’è Internet. L’idea di spostare l’attenzione dal mondo dei videogiochi a quello della rete è potentissima e ha una dignità tutta sua. Non un semplice sequel ma una pellicola autonoma e con una certa ragion d’essere, un’idea che avrebbe meritato di finire sul grande schermo a prescindere. La realizzazione di questo ennesimo “sottomondo” è ottima, offre parallelismi azzeccati e una panoramica esauriente di tutte le luci e le ombre della rete. Pungente e sagace, e allo stesso tempo privo di retorica bacchettona. Funziona!

L’animazione è di qualità molto alta, e questo ormai se lo aspettano tutti. Lascia a bocca aperta però la diversificazione stilistica, superiore persino a quella del primo Ralph. C’è tutto: pupazzetti, umani realistici, eroine in stile Glen Keane (la resa di Ariel è sbalorditiva), figure bidimensionali, gli avatar squadrati dei giocatori, persino dei personaggi alla Ward Kimball. Il lavoro sulle due nuove personagge, Shank e Yesss è impressionante, sia dal punto di vista del design che delle movenze. Nota di merito infine per le animazioni goffe e legnose dei personaggi guidati dai videogiocatori online, esilaranti e drammaticamente convincenti. Un compendio di tutto quello che è stata, è, e potrebbe ancora essere l’animazione disneyana.

Infine eccoci al nucleo della cipolla. Ralph Spacca Internet oltre a tutto questo è persino il sequel di Ralph Spaccatutto. Molti storceranno il naso di fronte alla piega imprevista che prendono gli eventi e alla leggera modifica allo status quo impostato dal primo film. E per fortuna, perché significa che è stata fatta una scelta, discutibile quanto si vuole ma coraggiosa. Ralph Spacca Internet non è solo un film su internet, ma parla di cose reali, di vulnerabilità e del lato oscuro dell’amicizia, mettendo in guardia contro i pericoli dei rapporti morbosi, possessivi e tossici. Ci sono alcune sequenze nel climax finale tanto spettacolari quanto disturbanti, a cui è molto difficile rimanere indifferenti. Un film in grado di violarti è un film con qualcosa da dire, e che a farlo sia stato il sequel di Ralph, quel film là su internet con le principesse e le gag buffe, rappresenta un sorpresone. Complimenti Disney. E Shank you.

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