Author Archives: Lapogeo Della Boria

È Il Letterino, su altri lidi. (Il nome "Lapogeo Della Boria" è un'invenzione del fumettista Casty)
Reportage

Guida a Hamilton, il musical dei record su Disney+

C’era una volta… un presidente?

Come può un orfano, il bastardo di una donnaccia e di uno scozzese, nel mezzo dei Caraibi, su uno scoglio dimenticato, un pezzente, un miserabile, diventare un erudito e un eroe?

– Aaron Burr («Sir»)

Quando d’ora in poi vi chiederanno qual è il miglior incipit della storia della letteratura, invece dei soliti Proust e Tolstoj potrete seriamente considerare anche il brano fulminante che avete appena letto.

In questi versi rap il personaggio di Aaron Burr («Sir») ci introduce al destino di Alexander Hamilton, il suo acerrimo rivale fra i cosiddetti Padri fondatori degli Stati Uniti d’America e protagonista di Hamilton: An American Musical.

Il musical che vanta innumerevoli tentativi di esagerazione dal 3 luglio è in streaming su Disney+, giusto in tempo per l’Independence Day, e racconta la vita di Alexander Hamilton e il suo ruolo nella Guerra d’indipendenza degli Stati Uniti d’America. Una ribellione che ha incendiato il Settecento e anticipato la Rivoluzione francese, sdoganando così l’era delle democrazie liberali di cui ancora oggi ci beiamo senza alcuna problematica di sorta (questo è sarcasmo, ndr).

Quella dell’indipendenza americana è una storia che anche la Disney provò a drammatizzare nel mediometraggio Il mio amico Beniamino, candidato agli Oscar nel 1954, con protagonista un altro patriota: Benjamin Franklin. Nonostante abbiano calcato le stesse stanze («the room where it happened», occhiolino occhiolino), la figura di Hamilton non è presente in quel film, e quella di Franklin non è presente in Hamilton. Servirà un episodio crossover.

La parabola di Alexander Hamilton

Uno dei pochissimi immigrati a partecipare alla conquista dell’Indipendenza degli Stati Uniti, Alexander Hamilton era un personaggio quasi dimenticato nella memoria collettiva degli americani, prima dell’arrivo di questo musical. Lo salvava dall’oblio principalmente la presenza del suo ritratto sulla banconota da dieci dollari.

Il personaggio di Alexander Hamilton infatti, raggiunto l’apice della sua carriera, cade rovinosamente in disgrazia, perdendo la possibilità pur concreta di diventare Presidente al ritiro di George Washington. Imploro perdono per la semplificazione e i possibili errori storici in questo articolo.

Non è un errore storico ma una scelta consapevole e politica quella di assegnare a interpreti di colore e delle comunità latina e asiatica i ruoli dei padri fondatori e dei personaggi che orbitano attorno a loro. Una scelta che oltre a sbalordire per la sua imprevedibilità, ha anche servito efficacemente una protesta contro l’allora vicepresidente-eletto Mike Pence, presente fra gli spettatori.

Il musical comincia con l’arrivo di Alexander Hamilton (interpretato da Lin-Manuel Miranda) a New York, dove fa amicizia con John Laurens, Marquis de Lafayette, Hercules Mulligan e lo stesso Aaron Burr (Leslie Odom Jr.), che per un po’ sarà il suo mentore. Per un po’. Grazie a questi entra nel Congresso continentale e sarà assistente di George Washington (Christopher Jackson) sul campo di battaglia contro l’esercito inglese.

Parallelamente Hamilton conosce le tre sorelle Schuyler: Angelica (Renée Elise Goldsberry), Eliza (Phillipa Soo)… «and Peggy» (Jasmine Cephas Jones). Si innamora di una di loro. Forse due. Sicuramente non tre.

Fatta l’America, Hamilton comincia a fare l’americano, ma la cosa non gli riesce altrettanto bene. A infierire penserà Aaron Burr. Il colpo di grazia glielo darà la sfiga. Da queste disavventure emergerà la dimensione tragica e straziante dei personaggi di Hamilton, di Angelica e Eliza Schuyler e soprattutto di Burr (sarà un perfetto “cattivo Disney”).

Ma c’è tanto, tanto, tanto altro.

La parabola di Lin-Manuel Miranda

Leggenda vuole che il compositore e show-man Lin-Manuel Miranda fosse in vacanza in Messico quando, leggendo la biografia di Alexander Hamilton scritta dallo storico Ron Chernow, decise di comporre un concept album basato sulla vita del patriota americano. Qualche tempo dopo Miranda aveva pronte alcune canzoni che presentò in anteprima al presidente Obama. Nel 2015 l’album era ormai diventato un musical colossale che esordì a Broadway il 6 agosto al Rodgers Theatre, dov’è in scena tutt’ora. Il successo è inaudito e Hamilton diventa velocemente uno dei dieci musical più visti a Broadway negli ultimi quarant’anni.

Miranda si era già fatto notare con uno spettacolo quasi altrettanto rivoluzionario, In the Heights, che non solo portava l’hip-hop, la musica della strada, a teatro, ma addirittura mescolava canzoni in inglese e canzoni in spagnolo. Era uno spettacolo scritto e prodotto al college, diventato poi sensazionale al punto da ottenere quattro Tony Award e un Grammy.

Quanto a riconoscimenti Hamilton non sarà da meno, con undici Tony su sedici nomination (record nella storia del premio), un Grammy, e un clamoroso Pulitzer per il teatro.

Lin-Manuel Miranda aggiunge a tanto prestigio anche un Emmy per un lavoro televisivo diventato altrettanto memorabile: il numero di apertura della cerimonia di consegna dei premi Tony, “Bigger!”, interpretato da Neil Patrick Harris.

Alla collezione di allori del nostro Lin-Manuel manca ancora l’Oscar, sfiorato nel 2017 con una canzone del film Disney Oceania, per la quale ottiene solo una nomination, sconfitto da La La Land.

Hamilton è Disney?

No, Hamilton non è una proprietà Disney, ma era prevedibile che la Casa del Topo avrebbe capitalizzato sul musical di Lin-Manuel Miranda prima o poi, autore entrato senza tentennamenti nella scuderia Disney non appena il suo nome ha cominciato a girare nell’ambiente dello spettacolo.

La pandemia di COVID-19 ha dato una inaspettata spinta alla distribuzione della registrazione dal vivo di Hamilton, prevista per le sale cinematografiche nel 2021 ma anticipata a luglio 2020 per impreziosire l’offerta della neonata piattaforma di streaming Disney+.

La mossa ha raccolto l’entusiasmo sperato. Come nel caso di tutti i grandi musical di Broadway inaccessibili ai comuni mortali (quelli che non frequentano abitualmente New York City e non hanno agilmente a disposizione cinquecento dollari per un posto decente a teatro) anche di Hamilton si aspettava con ansia da cinque interminabili anni una versione accessibile: una trasmissione tv, un dvd o magari un remake al cinema (come quello di In the Heights, prodotto da Warner Bros., previsto per quest’anno ma slittato al 2021). La notizia di una registrazione del cast originale dal vivo e in alta definizione, inclusa in un abbonamento da sette euro, sembra ancora troppo bella per essere vera.

La registrazione disponibile su Disney+ è avvenuta nel corso di tre giorni, durante due spettacoli con il pubblico e uno dedicato esclusivamente alle riprese. Una registrazione provvidenziale prima che il cast originale cominciasse a sfaldarsi, nell’estate del 2016.

Le 13 fasi dell’ossessione per Hamilton

È pauroso come ogni fan di Hamilton possa riconoscersi in questa lista che dettagliatamente rivela le fasi dell’ossessione per il lavoro di Lin-Manuel Miranda. Soprattutto è pauroso come chiunque legga questa lista prima di approcciarsi a Hamilton, pensi «A me non accadrà!» e dovrà poi felicemente ricredersi. Provo a sintetizzarla e adattarla al nuovo contesto:

  1. Ritrovarsi in compagnia di persone che non smettono di parlare di questo strano musical;
  2. Non riuscire a immaginare cosa possa esserci di eccezionale in un musical hip-hop a tema storico;
  3. Rassegnarsi a guardarlo per non farsi emarginare;
  4. Apprezzare vagamente le prime canzoni, ma non capire ancora cosa ci sia di eccezionale;
  5. Trovare la trama interessante, senza immaginare come va a finire (perché la propria conoscenza della storia americana è imbarazzante);
  6. Arrivare all’ultima canzone affogando nelle proprie lacrime;
  7. Riguardare da capo per capire tutti i dettagli;
  8. Studiare la storia dei Padri fondatori su Wikipedia, per capire tutti i dettagli;
  9. Cominciare a cercare Lin-Manuel Miranda su tutti i social e seguire tutti i suoi progetti (una vagonata);
  10. Crucciarsi per non riuscire a scegliere la propria canzone preferita;
  11. Ascoltare l’album a ripetizione durante tutte queste ultime fasi;
  12. Citare brani di Hamilton a commento di qualunque cosa;
  13. Accorgersi di essere diventati le persone di cui alla fase 1 e sghignazzare.

Si accettano scommesse.

Reportage

SHORT CIRCUIT: I nuovi cortometraggi Disney

Logo del programma di cortometraggi sperimentali Disney “Short Circuit”

Disney a Annecy 2019

Il 14 giugno 2019 sarà la tradizionale “giornata Disney” al Festival del film d’animazione di Annecy. La casa del Topo quest’anno presenterà un dietro-le-quinte del 58esimo Classico Disney Frozen II – Il segreto di Arendelle ma soprattutto mostrerà una delle novità della nuova gestione dei Walt Disney Animation Studios targata Jennifer Lee: il nuovo programma di cortometraggi animati chiamato “Short Circuit“.

I prodotti di questo programma, palestra di formazione della nuova generazione di creativi dello studio, costituiranno parte esclusiva del catalogo della piattaforma di streaming Disney+ a partire dalla primavera del 2020 (prima negli Stati Uniti, poi nel resto del mondo).

A Annecy 2019 Disney presenterà in anteprima mondiale tre cortometraggi del programma, introdotti dai rispettivi autori.

Locandina del Festival d’Annecy, edizione 2019

Tre nuovi cortometraggi

  • Just A Thought diretto da Brian Menz, in Disney dal 2008 quando lavorò a Bolt – Un eroe a quattro zampe (ma prima ha lavorato in altri studi fra cui Laika, per Coraline), adesso è supervisore alle animazioni del classico Disney del 2020 (non ancora annunciato). Il corto si ispira alla sua adolescenza problematica e alla sua passione per i fumetti. La voce del protagonista è di uno dei sette figli di Menz.
  • Exchange Student, diretto da Natalie Nourigat, in Disney dal 2015 come apprendista sceneggiatrice, in seguito incaricata anche degli storyboard di Ralph spacca Internet, viene dal mondo delle illustrazioni e dei fumetti, oltre a aver lavorato agli storyboard di alcune pubblicità.
  • Jing Hua – Flower in the Mirror, diretto da Jerry Huynh, californiano figlio di rifugiati sino-vietnamiti, che racconta una storia ispirata alle sue radici famigliari. Stagista nei WDAS dal 2011, ha poi lavorato a Oceania e Ralph spacca Internet.

Il programma

Il programma è stato lanciato già nel 2016, gestione Lasseter, con l’obiettivo di offrire ai giovani talenti dello studio una piattaforma per correre qualche rischio creativo in termini di stile visuale e narrativo, far emergere nuove voci, e sperimentare innovazioni tecniche.

La Disney ha comunicato che quest’opportunità è stata data a venti artisti finora, i cui progetti hanno una durata media di due minuti. L’unico di questi progetti presentato a oggi è il corto in realtà virtuale Cycles di Jeff Gipson, presentato al SIGGRAPH 2018.

Intervista di Dessignare.com all’esordiente Jeff Gipson
Recensioni

L’attesa dell’apocalisse è essa stessa l’apocalisse

Venire a termini con il termine del Trono di spade.

SPOILER

In questo articolo sono spiattellati senza scrupoli i dettagli del Trono di spade fino all’episodio 8×03 del 29 aprile 2019.

Il toto-morti

I peggiori difetti della ottava e ultima stagione del Trono di spade sorgono dalla consapevolezza di almeno tre delle condizioni che la affliggono: che sia l’ultima stagione; la riduzione del numero di episodi che la compongono; l’incontestabile popolarità della serie. Nozioni apparentemente innocue eppure alla base di ogni rituale apotropaico prima di ogni nuova sigla: «È l’ultima stagione: rimarranno solo i protagonisti»; «Quel personaggio ha terminato il suo arco narrativo, quindi non lo vedremo piú»; «Ci hanno fatto affezionare a quelle dinamiche, quindi ora le rivoluzioneranno»; «Non può finire bene, sennò il pubblico sarà deluso».

Una verità difficile da ignorare: a questo punto, date le suddette condizioni, è quasi impossibile per i creatori della serie concepire colpi di scena che non sembrino soprattutto il tradimento dell’evoluzione dei personaggi o che non conducano a un finale aperto, senza la speranza di vederlo risolto nel futuro imminente.

La comunità di seguaci del Trono ha trovato una perversa soddisfazione nell’accettazione di questo dolore e, nei 600 giorni trascorsi dalla fine della settima stagione, si sono rincorsi i pronostici piú funesti, sempre piú eclatanti nei toni ma allo stesso tempo inappellabilmente monotoni: il toto-morti.

È un appiattimento della gamma di emozioni di cui Il trono di spade è stato capace in questi otto anni che mi rovina l’ideale di visione comunitaria sperimentata invece per altre pietre miliari della tv e del inema, quando anche quelle arrivavano al gran finale. D’altro canto se questo approccio è cosí diffuso, probabilmente la responsabilità è anche di chi ha realizzato la serie, che senza compromettere la qualità dei singoli episodi ha tirato comunque in barca i remi dell’audacia proprio all’ultimo miglio.

L’insostenibile leggerezza dell’apocalisse

La colpa dei creatori del Trono di spade è in realtà una colpa generazionale (vedi Avengers e suoi epigoni) a cui forse proprio l’autore dell’opera letteraria originale George R.R. Martin sta cercando di sottrarsi con l’ostinata cesellatura dei suoi prossimi due romanzi: in una condizione analoga a quella del telefilm, sono gli ultimi e sono attesissimi (ma vanteranno tante pagine), eppure per il loro formato ci permettono pronostici meno monotoni del toto-morti. La cosa è anche paradossale se ricordiamo che Martin finora si era guadagnato la nomea di cinico sterminatore dei suoi eroi.

Forse il grosso del pubblico si è accontentato di questa nomea, che il telefilm ha assecondato, come se i famigerati “episodi nove” (con i colpi di scena più cruenti, i culmini delle stagioni iniziali) riuscissero a cancellare dalla memoria la stratificazione di esperienze e dettagli o, peggio, servissero a ridurre quella stratificazione al ruolo di precursore degli scontri fisici.

Questa inversione causale fra viaggio e destinazione è il disarmante frainteso del cinema di intrattenimento di questa epoca per cui tutto in una storia (specie se seriale) deve essere funzionale a alzare la posta in gioco. Ma se tutte le minacce che si susseguono sono apocalittiche nessuna lo è stata davvero, e questa truffa la paghiamo: le storie diventano droghe, sostanze stupefacenti prive di nutrimento.

Il tradimento

Il secondo episodio dell’ottava stagione, “A Knight of the Seven Kingdoms” serve da concentratore di quasi tutte le sottotrame passate, quando tutti i protagonisti (esclusi gli psicopatici Cersei Lannister e Euron Greyjoy, e il mercenario Bronn, un po’ confuso) sono riuniti a Grande Inverno per prepararsi a affrontare l’esercito di non-morti del Re della Notte. Lo scontro è riservato all’episodio successivo, mentre in questo il cast sostanzialmente sta a girarsi i pollici.

La verità è che per gran parte del tempo nelle stagioni passate i nostri beniamini hanno fatto proprio questo: girarsi i pollici, e la cosa ci deliziava. In questa stagione, invece, un episodio isolato dedicato all’approfondimento dei personaggi rimane un souvenir di un tempo migliore che non tornerà.

Sentire Tyrion Lannister parlare di andare a puttane dopo tre stagioni asservito alla castità e alla pompa magna della Storia fa piú male che altro. Allo stesso modo la cerimonia di cavalierato, probabilmente finta, accondiscendente e rassegnata, di Brienne di Tarth sembra la conclusione forzata di un corteggiamento ancora acerbo con Jamie Lannister, entrambi affrettati a dimostrare di non essere piú quello che erano ma per niente pronti a affrontarne le conseguenze (per tacere della spada di Damocle di una imminente morte a deresponsabilizzare e inaridire tanto sentimento). L’epopea di Sam Tarly e Gilly, che hanno viaggiato più di tutti e conoscono più di tutti, è ridotta a una comparsata. Evito di continuare, ma è con questi personaggi che abbiamo pagato l’assuefazione all’apocalisse.

Il riscatto

E poi arriva “The Long Night“, il terzo episodio dell’ottava stagione, che racconta la battaglia campale che ha tanto preoccupato i nostri eroi per otto anni. Piú loro che me, a essere sincero: se questa battaglia non si fosse mai tenuta non avrebbe lasciato buchi da colmare. Gli Estranei sono creature mistiche: perché farne soltanto un’esca? Alla speranza di un esito di minore clangore ho rinunciato però già da “Hardhome”, l’ottavo episodio della quinta stagione, quando fu chiaro che la storia puntava a concludersi in uno scontro violento e meno che magico. La serie avrebbe pagato il suo tributo alla forza bruta, e io non ho potuto farci niente.

Questa prospettiva è la responsabile dei diffusi timori di carneficine. La carneficina alla fine c’è stata: l’esercito piú grosso della storia si è praticamente polverizzato, ma a dispetto dei toto-morti dell’ultim’ora il bilancio dei caduti fra i nostri beniamini è stato molto piú leggero.

Eddison Tollett
Beric Dondarrion
Lyanna Mormont
Jorah Mormont
Theon Greyjoy
Melisandre

Ai caduti della Lunga Notte.

Muoiono tre personaggi minori, evidenti palle al piede sin dalla loro prima apparizione. Sono invece gli altri tre i caduti piú rilevanti: Jorah e Theon avrebbero meritato un ruolo e una focalizzazione nell’economia dell’episodio migliori, onore andato invece a Melisandre: la polvere si posa, l’alba di una nuova speranza illumina la terra, e i ricordi di una vita ben spesa quanto gli imperdonabili sacrifici si intuiscono nell’essenzialità del silenzio e di un simbolo: poi, titoli di coda.

Ognuno dei tanti protagonisti del Trono di spade meriterebbe un commiato di questo tenore, per i quali però sarebbero servite altrettante stagioni. Se uniamo questo limite al “tradimento” di cui dicevo sopra, ridursi al toto-morti significa aver dimenticato le facce dei propri padri (cit.).

Sono contento che, almeno per ora e per quanto possibile, i creatori del programma abbiano tenuto fede al principio del “giusto addio” e non abbiano saturato di morti illustri questa prima metà della stagione. Non so se ne siano consapevoli ma appare come una sfida (tanto attesa) alla assuefazione all’apocalisse e forse una promessa di maggiore impegno, ora che il tempo è agli sgoccioli e il rischio di tradire ancora è maggiore.

Riconciliazione

Ramin Djawadi, l’autore della musica di tutta la serie, ha composto un nuovo brano monstre dominato dal pianoforte (dopo quello per la distruzione del Tempio di Baelor nel finale della sesta stagione, “Light of the Seven“) per la sequenza madre dell’episodio, ovvero i 9 minuti in cui gli Estranei fanno breccia a Grande Inverno potendo cosí esercitare il loro potere di resurrezione dei morti e vincere definitivamente la guerra. Ma gli eventi prenderanno una piega diversa grazie a Arya Stark, la Night Kingslayer.

Il nuovo brano si intitola “The Night King“:

DuckTales

Ducktales: la prima stagione!

titlecard pilot

Adesso che la prima stagione di questo reboot di Ducktales si avvicina al termine, può essere utile questo specchietto con l’ordine di produzione degli episodi che, come ben sapete, non è mai stato rispettato durante la loro turbolenta trasmissione negli ultimi dodici mesi.
Oltre alle schede e ai commenti sugli episodi, ai seguenti link ritroverete tutti i sottotitoli italiani che abbiamo prodotto in questi dodici mesi (e saremo in prima linea per il gran finale di sabato 18 agosto!).


🦆 Stagione 1 🦆 Stagione 2
101-102 • Woo-oo! 103 • Daytrip of Doom! 104 • The Impossible Summit of Mt. Neverrest! 105 • The Great Dime Chase! 106 • The Beagle Birthday Massacre! / The Beagle Birthday Breakout! 107 • The House of the Lucky Gander! 108 • The Infernal Internship of Mark Beaks! 109 • The Living Mummies of Toth-Ra! 110 • Terror of the Terra-firmians! 111 • McMystery at McDuck McManor! 112 • The Speare of Selene! 113 • The Missing Links of Moorshire! 114 • Beware the B.U.D.D.Y. System! 115 • Day of the Only Child! 116 • JAW$! 117 • The Golden Lagoon of White Agony Plains! 118 • From the Confidential Casefiles of Agent 22! 119 • Sky Pirates… in the Sky! 120 • The Other Bin of Scrooge McDuck! 121 • Who is Gizmoduck?! 122 • The Secret(s) of Castle McDuck! 123 • The Last Crash of the Sunchaser! 124-125 • The Shadow War!
 
DuckTales

Ricomincia Ducktales! Ecco tutte le novità…

Dove eravamo rimasti?

DUCKTALES_LOGO

Riprendiamo le fila della bizzarra programmazione del reboot di Ducktales:

  • ha esordito lo scorso 12 agosto sul canale americano Disney XD con il pilot “Woo-oo!” (episodio doppio), preceduto dalla distribuzione online di sei mini episodi a cui in seguito ci si riferirà come “cortometraggi”;
  • il canale ha poi infilato sette episodi settimanali dal 23 settembre al 28 ottobre 2017, scombinando parecchio l’ordine inteso dagli autori;
  • in questa infilata ha trovato posto anche un rimontaggio del pilot ridotto alla durata di un episodio singolo, e intitolato “Escape to/from Atlantis!”. Ma questo non lo contiamo;
  • si è infine preso una bella pausona di sei mesi, interrotta soltanto dalla trasmissione di un episodio il 2 dicembre 2017;
  • a dirla tutta la pausona ha subito un’altra interruzione, dovuta alla tramissione anticipata (il 21 e 28 marzo 2018) in altre regioni del mondo di due episodi ancora inediti negli Stati Uniti.

Arriviamo a oggi, alle porte di maggio 2018, con dieci episodi all’attivo (considerando le due parti del pilot come episodi distinti) e scopriamo finalmente le ragioni del lunghissimo iato che ha interrotto la trasmissione di questa prima stagione.

«Every day in May!»

Le trasmissioni di Ducktales infatti, almeno negli Stati Uniti, si spostano da Disney XD alla rete ammiraglia Disney Channel, come parte di una “invasione” di paperi su tante proprietà Disney (dalla tv ai libri, ai parchi a tema, alle app).

Su Disney Channel in particolare la prima stagione di Ducktales riprenderà le trasmissioni al ritmo di un episodio al giorno in prima serata (le 2:00 di notte in Italia) a partire dal 1° maggio 2018.

Gli episodi della prima stagione ancora inediti seguiranno invece una cadenza settimanale il venerdí sera (sempre le 2:00 di notte per l’Italia) a partire dal 4 maggio 2018.

Se altre burrasche di palinsesto non interverrano, questi sono i primi quattro episodi inediti di cui abbiamo notizia:

  • 4 maggio 2018 – “The Speare of Selene!
  • 11 maggio 2018 – “Beware the B.U.D.D.Y. System!
  • 18 maggio 2018 – “The Missing Links of Moorshire!
  • 25 maggio 2018 – “McMystery at McDuck McManor!

(Gli ultimi due episodi sopra elencati sono già andati in onda in alcune regioni d’Europa. I nostri sottotitoli son pronti…)

Mi manda (Lin-Manuel) Miranda

Lin-Manuel Miranda in studio di registrazione.

L’episodio dell’11 maggio “Beware the B.U.D.D.Y. System!” vedrà l’atteso esordio del pluripremiato autore/attore/musicista Lin-Manuel Miranda nel ruolo di Gizmoduck/Fenton Crackshell-Cabrera, personaggio della serie originale (in Italia lo conosciamo col nome di Robopap/Fenton Paperconchiglia) che qui subisce un restyling radicale mutuando dal suo doppiatore origini latinoamericane.

Miranda, che è lo showman più desiderato d’America in questi anni, è stato accalappiato dalla Disney che ormai lo piazza ovunque può: è lui l’autore delle canzoni del classico Disney Oceania (2016); sarà uno dei protagonisti, nei panni di un lampionaio, ne Il ritorno di Mary Poppins (a Natale 2018 al cinema); scriverà nuove canzoni per la versione live-action de La sirenetta. E adesso ce lo ritroviamo anche in Ducktales, della cui versione originale Miranda si è dichiarato grande appassionato.

Dell’episodio doppiato da Lin-Manuel Miranda abbiamo anche un sommario sommario ufficiale:

“Il giovane e brillante scienziato Fenton viene reclutato da Jet McQuack quando comincia a sentirsi minacciato dall’ultima invenzione del genio della tecnologia Mark Beaks.”

Fanton nella versione 1988 (a sinistra) e 2018 (a destra).

Fanton nella versione 1988 (a sinistra) e 2018 (a destra).

L’invasione delle ultra-chicche!

webby

Ma le novità non finiscono qui, perché nell’ambito dell’invasione dei paperi Disney Channel ha annunciato, oltre agli episodi inediti della prima stagione, anche nuovi cortometraggi promozionali (con protagonista Gaia/Webby) da distribuire durante l’estate in tv e sul canale YouTube, e intermezzi animati con i paperi in versione “baby” in “Andi Quack,” “Raven’s Pond” e “Duck in the Middle”, parodie di alcune serie di Disney Channel.

Ciliegina sulla torta: a giugno (per ora solo negli Stati Uniti) è prevista l’uscita di una compilation chiamata Ducktales: Destination Adventure! con addirittura due episodi della serie originale pubblicati per la prima volta in DVD!

Insomma: Ducktales torna in grande stile, cercando di farsi perdonare la lunghissima assenza e essere all’altezza delle altissime aspettative. Sapremo giudicarlo ben bene: ritroviamoci qui sabato 5 maggio per i sottotitoli della “Lancia di Selene”!