Dumbo

Lo Sciopero del 41

La storia di Dumbo inizia con un prototipo di libro/giocattolo che alla fine degli anni 30 viene mostrato a Walt da una sua dipendente. L'oggetto, chiamato Roll-a-Book, consisteva in una scatola con un display e una manopola. Scorrendo la manopola venivano mostrate le otto “pagine” che componevano la storia in questione, scritta da Helen Aberson e illustrata da Harold Pearl. La vicenda era semplice ma efficace, così Walt ne acquistò i diritti, pensando inizialmente di farne una featurette di mezz'ora. Nel trasformarla in un lungometraggio fu fondamentale l'apporto degli storymen Dick Huemer e Joe Grant, che convinsero Walt delle potenzialità del progetto andando per gradi. Sebbene all'epoca i film animati venissero sceneggiati direttamente in fase di storyboard, Huemer e Grant rielaborarono la vicenda e ne scrissero un copione suddiviso in capitoli, che recapitarono uno alla volta sul tavolo di Walt ogni mattina. La strategia funzionò: Disney si appassionò alla loro storia e mise in produzione Dumbo così come oggi lo conosciamo. Considerato il suo breve respiro e la situazione economica non proprio ottimale in cui versava lo studio dopo i flop di Pinocchio e Fantasia, si decise che Dumbo sarebbe stato un film a basso budget.

Walt non voleva certo compromettere la qualità della pellicola, bensì limitarne i virtuosismi semplificando dove possibile e puntando soprattutto sulla storia. Fu durante la realizzazione di Dumbo che lo studio venne però sconvolto dal terribile sciopero del 1941. Lo staff era notevolmente cresciuto negli ultimi tempi e, sebbene le paghe per gli animatori fossero tra le più alte del settore, molti erano comunque scontenti. Date le condizioni finanziarie dell'azienda, non c'era modo di venir loro incontro. Herbert Sorrell, leader della Screen Cartoonist’s Guild, in quel periodo stava tentando di forzare la mano a Walt, costringendolo ad aderire al suo sindacato. Disney però non aveva ancora del tutto chiara la portata del malcontento, e sperava di poter creare facilmente un sindacato interno allo studio, dando il ruolo di leader ad Art Babbitt e convincendo i dipendenti ad aderirvi con un'appassionata arringa. Si trattava di una visione molto ingenua. Il discorso di Walt ebbe come unico effetto quello di fargli perdere popolarità, e nel frattempo lo stesso Babbitt aveva già aderito alla gilda di Sorrell, contribuendo a diffondere ulteriore malcontento. A Walt non rimase che licenziarlo e, il giorno successivo, 29 maggio 1941, ebbe inizio lo sciopero, istigato proprio da Babbitt e Sorrell. Sarebbero state per Walt cinque settimane molto difficili.

Escludere il Diverso

Con i suoi 64 minuti di durata, Dumbo è sicuramente uno dei film Disney più brevi di sempre, al punto che la stessa RKO ebbe delle perplessità nel distribuirlo come un normale lungometraggio. Il record sarebbe comunque stato battuto un paio di anni dopo con l'arrivo nelle sale di Saludos Amigos (1943), lungo solo una quarantina di minuti. Si tratta inoltre del primo film animato di ambientazione contemporanea. Dumbo racconta la storia di un elefantino di nome Jumbo Jr., che si ritrova ad essere ostracizzato dalla società del circo, unicamente a causa delle sue enormi orecchie. Il suo stesso nomignolo, Dumbo, deriva proprio dal termine “dumb”, cioé “stupido”. Si tratta della classica storia di riscatto, e infatti l'elefantino scoprirà poi di poter usare le sue orecchie come ali, diventando una star di prima grandezza e prendendosi una rivincita sui suoi persecutori. Per accordarsi con lo stile cartoon, il registro narrativo questa volta è molto leggero. A farla da padroni sono i classici funny animal disneyani, mentre gli esseri umani sono in secondo piano e per la maggior parte rappresentati dai clown del circo. Insomma, l'umorismo di certo non manca.

Ci sono anche alcune trovate decisamente surreali, come la presenza di Casey Jr., la locomotiva antropomorfa che traina il circo di Dumbo da una zona all'altra degli Stati Uniti. Eppure, dietro questo paravento di leggerezza, si celano contenuti niente affatto frivoli. Si tratta pur sempre della storia di un terribile atto di mobbing perpetrato ai danni di un essere indifeso: l'elefantino viene infatti separato dalla madre e trasformato in breve tempo in un reietto. L'atmosfera di falsa allegria che si respira al circo gioca un ruolo fondamentale nel film, creando un contrasto davvero efficace. Molte sono le scene capaci di far scendere una lacrima: dalla famosissima ninna nanna Baby Mine in cui Dumbo viene cullato dalla madre, all'agghiacciante momento in cui le elefantesse pettegole decidono di far finta di non vederlo, escludendolo dal branco. Particolarmente intelligente in tutto questo è la scelta di non far parlare Dumbo, rendendo il personaggio ancor più vulnerabile agli occhi del pubblico. Ben più loquace è invece il carismatico topo Timothy che, a dispetto dell'atavica inimicizia tra le loro due specie, diventerà per lui una sorta di angelo custode, portando avanti in modo vincente la tradizione delle spalle umoristiche di piccola taglia iniziata con il Grillo Parlante.

A Basso Budget

Lo scarso budget stanziato per Dumbo si riflette sul comparto visivo in maniera piuttosto evidente. Il film non risulta mai sciatto o qualitativamente scadente, ma emergono molte differenze con quanto visto nei più recenti capolavori. I fondali vengono infatti dipinti ad acquerello, tecnica ancora in voga negli short, ma che nei lungometraggi era stata messa da parte dopo Biancaneve e i Sette Nani, preferendo ricorrere alla più costosa pittura a olio o a guazzo. Il design dei personaggi è poco dettagliato, e questo si vede specialmente negli esseri umani, tanto caricaturali nei primi piani, quanto approssimativi nelle inquadrature da lontano. Non mancano sbavature qua e là, ma nel complesso è davvero apprezzabile lo stile scelto per mascherare le mancanze: colori accesi, forme tondeggianti, e un approccio all'animazione ora libero da quella patina seriosa che lo stesso Disney incoraggiava sin dai tempi di Biancaneve e i Sette Nani. Insomma, sembra di essere di fronte ad un cortometraggio extra-large, nella stessa vena di lavori come Ferdinand the Bull (1938). Non è un caso che il film venga considerato una sorta di ultimo baluardo di quel vecchio modo di fare animazione.

Fra i nomi coinvolti in prima linea troviamo infatti alcune illustri personalità della prima era disneyana, come Fred Moore o Norman Ferguson, che avevano impostato le regole del cinema animato sin dall'inizio degli anni 30. In questo florilegio di artisti si ricorda Bill Tytla, uno dei migliori animatori di sempre, che purtroppo avrebbe abbandonato lo studio in seguito allo sciopero, pentendosene successivamente. Tytla in passato aveva animato personaggi “virili” come Brontolo, Mangiafuoco e Chernabog, e sarebbe stato responsabile della sequenza di lotta tra l'aquila e la piovra che chiudeva Victory Through Air Power (1943), per cui si ritrovò piuttosto in difficoltà quando gli venne invece affidato il tenero elefantino. Il suo lavoro su Dumbo riuscì comunque a essere efficacissimo, facendo entrare il personaggio nei cuori del pubblico. Nel frattempo un altro team di lavoro stava invece realizzando Bambi, portando avanti un manifesto creativo ben diverso, più raffinato e improntato a un maggior realismo: fra loro erano presenti alcuni dei più illustri esponenti del futuro gruppo dei nine old men, che avrebbero portato l'animazione disneyana verso una direzione opposta a quella di Dumbo.

Elefanti Rosa

A comporre la colonna sonora di Dumbo troviamo due nomi ben noti allo studio: Frank Churchill e Oliver Wallace. Il primo era attivo in campo disneyano sin dall'epoca delle Silly Symphony, mentre il secondo ne avrebbe raccolto il testimone, diventando uno dei compositori di punta per tutti gli anni 40. A loro si aggiunge Ned Washington in qualità di paroliere. Una particolarità di questa colonna sonora è che buona parte delle canzoni viene cantata fuoricampo, dando alle relative sequenze l'aspetto di videoclip. Una scelta analoga verrà compiuta per Bambi, in cui però i brani cantati in modo tradizionale saranno del tutto assenti.

  • Look Out for Mr. Stork - La canzone con cui si apre il film altro non è che un elogio della cicogna, che secondo la tradizione porta i bambini. Si tratta di un inizio originale e davvero spiritoso, in cui vediamo uno stormo di cicogne all'opera e veniamo introdotti nell'ambiente del circo. Il “mestiere” della cicogna viene presentato con una certa ironia, e più tardi ne vedremo una alle prese addirittura con la burocrazia. La voce della cicogna è di Sterling Holloway, nella prima di moltissime sue partecipazioni alla filmografia disneyana.
  • Casey Junior - È il brano che accompagna l'allegra sequenza in cui vediamo il trenino senziente Casey Jr. trasportare il circo in giro per gli States. Il personaggio era in realtà stato presentato in anteprima all'interno del film a scrittura mista The Reluctant Dragon (1941), in cui veniva proiettata una divertente sequenza animata con lui protagonista. Pur non essendo il primo treno vivente della storia dell'animazione disneyana, è impossibile non considerarlo un antipasto di quella tendenza ad antropomorfizzare i veicoli, che prenderà piede con l'aereoplanino Pedro di Saludos Amigos (1943). Curiosamente, un remix di questo motivetto verrà utilizzato negli anni 80 nelle sequenze di presentazione di molte videocassette Disney.
  • Song of The Roustabouts - La canzone degli uomini di fatica è uno dei brani più particolari del film. Si tratta di un pezzo dalle sonorità molto cupe, il cui testo sembra voler essere un orgoglioso manifesto della loro classe sociale. Nella sequenza gli umani sono però lasciati in ombra, mentre viene dato spazio agli animali, che aiutano a costruire il circo durante il temporale. Il sapore epico di questa canzone verrà richiamato in Frozen Heart, numero di apertura di Frozen (2013).
  • Baby Mine - La tenera ninna nanna cantata da mamma Jumbo al suo piccolo, mentre lo culla con la proboscide, è diventata una delle scene più iconiche del cinema disneyano. È il brano che ha fatto piangere il mondo, aiutando a costruire la malinconica nomea che tutt'oggi ha il film.
  • We're Gonna Hit the Big Boss for a Raise - Non si tratta di una vera canzone, ma di un brevissimo stacchetto musicale in cui vediamo i clown, che nel corso del film vengono spesso mostrati in silhouette, andare a chiedere un aumento al principale. Si tratta di un'arguta presa in giro della frangia “ribelle” degli animatori, che proprio in quei giorni stavano per scioperare.
  • Pink Elephants on Parade - La sequenza in cui Dumbo e Timothy si ubriacano e sognano gli elefanti rosa sarebbe entrata direttamente nella storia dell'animazione. Angosciante, divertente e incredibilmente fantasiosa, questa marcia dal sapore onirico rende bene l'idea del potenziale creativo presente allo studio in quel periodo. In un virtuoso incubo a occhi aperti, le inquietanti figure si divertono a trasfigurarsi in modo sempre più folle, dando vita a immagini astratte e leggermente disturbanti. Gli animatori Disney avevano bene in mente la sequenza al momento di realizzarne “un seguito” vent'anni dopo: la famosa Heffalumps and Woozles che accompagnava l'incubo dell'orsetto Winnie.
  • When I See an Elephant Fly - Unico brano del film a essere cantato direttamente dai personaggi in scena, si tratta del divertente numero musicale dei corvi, personaggi ispirati alla comunità afroamericana dell'epoca. Questo stormo di volatili entra in scena in fase avanzata e si rivelerà decisivo per l'avanzamento della trama. È l'unica sequenza che si svolge lontana dal circo, in un setting bucolico utile a schiarire le idee ai protagonisti. La canzone avrà poi un reprise finale.

Quello Che il Pubblico Voleva

I lavori su Dumbo vennero portati avanti anche nei febbrili giorni dello sciopero. Per Walt la rivolta dei suoi dipendenti fu un duro colpo, che non riuscì mai del tutto a superare. L'idea di un'azienda gestita in modo informale, come una grande famiglia, non aveva alcun corrispettivo nella realtà dei fatti, dove non era assolutamente possibile che un così vasto numero d’impiegati condividesse gli stessi ideali del principale. Dopo più di un mese la situazione era ancora in fase di stallo, e per Disney era diventato difficile addirittura entrare e uscire dall'ufficio per timore di subire violenze fisiche. Fu in quel frangente che giunse dal governo la proposta di inviare Walt in America Latina come ambasciatore, subito accolta da Roy Disney che, in mancanza del fratello, riuscì finalmente a sedare la rivolta. Il gran successo riscosso dalla pellicola una volta giunta nelle sale fu sicuramente consolatorio, e significò una boccata d'ossigeno per lo studio. Fu una vittoria dal retrogusto amaro però: Dumbo aveva vinto dove i kolossal tanto amati da Walt avevano fallito. Con suo sommo scorno, Disney dovette constatare che ciò che il pubblico voleva erano storie semplici, di certo non raffinati esperimenti come Fantasia.

Dumbo esercitò una profonda influenza su molte illustri personalità del settore: è infatti il film Disney preferito di Leonard Maltin, mentre John Lasseter lo considera ancor oggi un modello di concisione narrativa, tanto da prenderlo spesso come riferimento nell'istruire le nuove leve. Gli sfondi acquerellati di Dumbo avrebbero in seguito ispirato gli artisti a ricorrere nuovamente a questa tecnica in Fantasia 2000 (1999), e soprattutto in Lilo e Stitch (2002), che in virtù della sua semplicità venne considerato il suo ideale successore. I personaggi del film vennero talvolta riutilizzati: si ricorda a questo proposito il ritorno della cicogna all'interno dello short Lambert the Sheepish Lion (1952) o la presenza di Dumbo nella Mickey Mouse Club March (1955) e in Chi Ha Incastrato Roger Rabbit? (1988). Infine, non bisogna dimenticare il naufragio del progetto Dumbo 2. All'inizio del nuovo secolo i reparti televisivi della Disney pensarono infatti di mettere in cantiere il relativo cheapquel, mostrandone gli storyboard preliminari in una corposa anteprima presente nel dvd di Dumbo. Il progetto venne tirato per le lunghe, e finì inevitabilmente cancellato quando Lasseter decretò la fine di quel filone. L'ultimo anello di questa catena è infine il remake di Tim Burton, ennesimo rifacimento live action di questa nuova era produttiva.

di Valerio Paccagnella - Laureato in lettere moderne, è da sempre un grande appassionato di arti mediatiche, con un occhio di riguardo per il fumetto e l'animazione disneyana. Per hobby scrive recensioni, disegna e sceneggia. Nel 2005 fonda “La Tana del Sollazzo”, piattaforma web per la quale darà vita a diverse iniziative, fra cui l'enciclopedico The Disney Compendium e Il Fumettazzo, curioso esperimento di critica a fumetti. Dal 2011 collabora inoltre anche con Disney: scrive articoli per Topolino e Paperinik, e realizza progetti come la Topopedia e I Love Paperopoli.

Scheda tecnica

  • Titolo originale: Dumbo
  • Anno: 1941
  • Durata:
  • Produzione: Walt Disney
  • Regia: Samuel Armstrong, Norman Ferguson, Wilfred Jackson, Jack Kinney, Bill Roberts, Ben Sharpsteen
  • Storia: , , , , , , ,
  • Basato su: e Helen Aberson, e Harold Pearl
  • Cast: James Baskett, Herman Bing, Billy Bletcher, Edward Brophy, Jim Carmichael, Cliff Edwards, Verna Felton, Noreen Gammill, Eddie Holden, Sterling Holloway, Malcolm Hutton, Harold Manley, John McLeish, Tony Neil, Betty Noyes, Dorothy Scott, Sarah Selby, Billy Sheets, Nick Stewart, Chuck Stubbs, Margaret Wright
  • Musica: Frank Churchill, Oliver Wallace
  • Supervisione dell'Animazione: Art Babbit, Ward Kimball, John Lounsbery, Fred Moore, Wolfgang Reitherman, Bill Tytla

Credits

Nome Ruolo
Helen Aberson Storia Originale
Samuel Armstrong Regista
Art Babbit Animatore principale
James Baskett Cast (Crow)
Aurelius Battaglia Storia
Herman Bing Cast (The Ringmaster)
Billy Bletcher Cast (Clown)
James Bodrero Progettazione Personaggi
Edward Brophy Cast (Timothy Q. Mouse)
Jack Campbell Animazione
Jim Carmichael Cast (Crow)
Frank Churchill Musica
Les Clark Animazione
Claude Coats Fondali
Don Da Gradi Direzione Artistica
Al Dempster Fondali
Walt Disney Produttore
Cliff Edwards Cast (Jim Crow)
Otto Englander Storia
Verna Felton Cast (The Elephant Matriarch, Mrs. Jumbo)
Norman Ferguson Regista
Hugh Fraser Animazione
Noreen Gammill Cast (Catty the Elephant)
Joe Grant Storia
John Hench Fondali
Eddie Holden Cast (Clown)
Sterling Holloway Cast (Mr. Stock)
Dick Huemer Storia
Malcolm Hutton Cast (Skinny)
Wilfred Jackson Regista
Dick Kelsey Direzione Artistica
Ward Kimball Animatore principale
Jack Kinney Regista
Ray Lockrem Fondali
Hicks Lokey Animazione
John Lounsbery Animatore principale
Harold Manley Cast (Boy)
John McLeish Cast (Narrator)
Joshua Meador Animazione
John P. Miller Progettazione Personaggi
Fred Moore Animatore principale
Milt Neil Animazione
Tony Neil Cast (Boy)
Gerald Nevius Fondali
Maurice Noble Progettazione Personaggi
Ernie Nordli Direzione Artistica
Betty Noyes Cast (Singer)
Kendall O'Connor Direzione Artistica
Art Palmer Animazione
Don Patterson Animazione
Ray Patterson Animazione
Charles Payzant Direzione Artistica
Harold Pearl Storia Originale
Bill Peet Storia
Elmer Plummer Progettazione Personaggi
Martin Provensen Progettazione Personaggi
Wolfgang Reitherman Animatore principale
Joe Rinaldi Storia
Bill Roberts Regista
Herbert Ryman Direzione Artistica
Dorothy Scott Cast (Giddy the Elephant)
Sarah Selby Cast (Prissy the Elephant)
Ben Sharpsteen Regista
Billy Sheets Cast (Clown, Joe)
William Shull Animazione
Grant Simmons Animazione
Claude Smith Animazione
Webb Smith Storia
Joe Stahley Fondali
Vernon Stallings Storia
Terrell Stapp Direzione Artistica
Nick Stewart Cast (Crow)
Chuck Stubbs Cast (Boy)
Howard Swift Animazione
Harvey Toombs Animazione
Don Towsley Animazione
Bill Tytla Animatore principale
John Walbridge Progettazione Personaggi
Oliver Wallace Musica
Bernard Wolf Animazione
Margaret Wright Cast (Casey Jr.)
Cy Young Animazione
Al Zinnen Direzione Artistica