Topolino e il Mostro Bianco

Da Melville a Disney

Il 1938 segna l’ultima annata per il Topolino dagli occhi a bottone, che entro pochi mesi verrà investito dal restyling che si sta progettando nel frattempo al reparto animazione. E sebbene Mickey continuerà per tutto il decennio successivo a vivere avventure memorabili, è adesso, agli sgoccioli dei ruggenti anni 30, che possiamo individuare la sua fase di maggior splendore. Di ritorno dalla sua avventura politica in quel di Medioka, la storia più lunga e ambiziosa mai realizzata da Gottfredson, Topolino si imbarca insieme a Pippo per una battuta di caccia alla balena che lo terrà impegnato per i successivi cinque mesi di produzione. Minni non parteciperà alla scorribanda, sebbene riesca comunque a farsi ricordare per la straordinaria interazione iniziale con il suo Mickey.

A occupare la scena sono le atmosfere marinaresche dal sapore melvilliano, in quella che si può considerare una vera e propria riedizione in chiave Disney del mito di Moby Dick. Come sempre, Gottfredson usa ottimamente il suo spazio per caratterizzare ogni membro dell’equipaggio, senza preoccuparsi del fatto che queste figure siano destinate a non riapparire. Anzi, sarà proprio questo ottimo lavoro sul cast occasionale che permetterà a molti suoi futuri personaggi di uscire dal loro limitato spazio di manovra ed essere promossi a regular dagli autori successivi. In questo caso a rimanere impresso è il burbero Capitano della Lady Daffodil, una specie di Achab meno idealista e economicamente male in arnese, le cui interazioni con un Topolino a metà strada tra il dovuto rispetto e la condiscendenza danno vita a siparietti irresistibili.

Il Retino CrafTint

A partire da questa storia, torna a collaborare con Gottfredson lo sceneggiatore Merrill De Maris, che succede definitivamente a Ted Osborne come braccio destro di Floyd. A suggerire il tema a Gottfredson e De Maris è il cortometraggio The Whalers, in uscita proprio nel 1938, in cui nel ruolo dei balenieri trovavamo Topolino, Paperino e Pippo. Dallo short viene recuperato tuttavia solo il look di Topolino e Pippo, che riprendono fedelmente quello specifico abbigliamento. Ed è interessante notare come molte di queste storie entrino nel vivo proprio nel momento in cui Topolino cambia d’abito, quasi come se fosse pronto ad entrare in scena: il cappello da fantino di Oscar, i travestimenti da agente della polizia segreta, la tuta da aviatore, gli eleganti abiti del jet set europeo, e infine la maglia a righe da marinaio.

Come si è visto, siamo negli anni di massima espressione artistica per Gottfredson. Sia il registro narrativo, sia la complessità del tratto hanno raggiunto il loro picco massimo, ma in Topolino e il Mostro Bianco viene fatto un ulteriore balzo in avanti per quanto riguarda la gamma cromatica. Anziché usare i classici retini del passato, Floyd utilizza qui un nuovo supporto, ovvero lo speciale cartoncino pre-trattato chimicamente CrafTint doubletone, che permette di “svelare” due differenti gradazioni di grigio, aprendosi ad un maggior numero di sfumature. Gottfredson in men che non si dica padroneggia la nuova tecnica con risultati molto felici: i paesaggi marini, i tramonti, i ghiacci degli iceberg assumono maggior colore, mentre i personaggi risultano decisamente più tridimensionali. Le scene in notturna, oppure avvolte dalla nebbia, risultano vivide e ben definite. Un processo molto interessante, ma davvero dispendioso in termini di tempo e denaro, e che non permetteva agli editori interessati di alterare le strisce per rimontarle in future ristampe. Per questo motivo verrà utilizzato soltanto fino alla striscia del 10 aprile 1939.

Lieto Fine?

La storia si dipana tra battute di pesca, bisticci con l’equipaggio e problemi finanziari assortiti, senza mai un calo di ritmo. C'è pure spazio per l'arrivo a sorpresa dell'Orca, il vascello di un redivivo Gambadilegno. Come sempre Pietro viene caratterizzato molto bene, a dispetto del suo ruolo risicato. E' il preludio ad un sempre minor utilizzo della nemesi di Topolino, che infatti non rivedremo più fino al 1940. L’oggetto della caccia alla balena è il “flagello” Ol’Barney, personaggio a cui Gottfredson dedica grande attenzione. Le strisce in cui compare l'enorme balena sono ispiratissime: sfruttano tutto lo spazio orizzontale per definirne i movimenti e dipingere l'ambiente circostante. Lo stesso arrivo della balena non risulta affatto minaccioso, ma piacevolmente comico, e decisamente affine all’animazione: Ol’Barney infatti soffia e quasi canta con il suo sbuffo, anticipando per certi versi l’adorabile Willie di Make Mine Music.

La storia prenderà ben presto una piega “morale”, con Topolino che piuttosto che accanirsi verso l’oggetto della sua caccia proverà invece a gestire l’emergenza in modo conciliante, evitando inutili spargimenti di sangue. Eppure, al suo ritorno non troverà ad attenderlo un premio, bensì un disastroso crollo in borsa, che polverizzerà le sue finanze, riportandolo di fatto ad una condizione pure peggiore di quanto non fosse prima di trovare il tesoro del Gorilla Spettro. Questo finale amarotico che per il fumetto Disney odierno potrebbe sembrare decisamente peculiare, non è altro che un modo per riportare sulle lunghe distanze lo status quo al punto di partenza ed evitare che Mickey si allontani troppo dal tipo di personaggio che dovrebbe rappresentare, continuando a legarlo all’attualità. Ma col senno di poi la disfatta di Topolino si sarebbe rivelata una benedizione per i lettori, perché l’avrebbe portato ben presto a indossare la tuta dell’idraulico e a conoscere quel grande personaggio di Giuseppe Tubi.

di Valerio Paccagnella - Laureato in lettere moderne, è da sempre un grande appassionato di arti mediatiche, con un occhio di riguardo per il fumetto e l'animazione disneyana. Per hobby scrive recensioni, disegna e sceneggia. Nel 2005 fonda “La Tana del Sollazzo”, piattaforma web per la quale darà vita a diverse iniziative, fra cui l'enciclopedico The Disney Compendium e Il Fumettazzo, curioso esperimento di critica a fumetti. Dal 2011 collabora inoltre anche con Disney: scrive articoli per Topolino e Paperinik, e realizza progetti come la Topopedia e I Love Paperopoli.

di Amedeo Badini Confalonieri - Il fumetto è sempre stato la sua grande passione, sotto forma prima di un rassicurante Topolino a cadenza settimanale, per poi inoltrarsi nel terreno filologico-collezionistico. Questo aspetto critico gli ha permesso di apprezzare altri autori, da Alan Moore a Jeff Smith, e soprattutto di affinare la curiosità verso tutta la nona arte del fumetto. Disney è il suo primo campo, ma non disdegna sortite e passeggiate in territori vicini. Scrive di fumetto e di cinema anche per il settimanale Tempi, per Lo Spazio Bianco e per il Papersera.

Scheda tecnica

  • Titolo originale: Mighty Whale Hunter
  • Anno: 1938
  • Durata:
  • Storia: ,

Credits

Nome Ruolo
Merrill De Maris Storia
Floyd Gottfredson Disegni; Storia