Topolino e la Banda dei Piombatori

Disoccupato!

Topolino e la Banda dei Piombatori è sicuramente una delle storie più amate della golden age gottfredsoniana, e questo per diverse ragioni. Una delle principali è il suo incipit quasi destabilizzante, con un Topolino ormai sul lastrico e in cerca di lavoro. Di ritorno dall’avventura col Mostro Bianco Mickey aveva scoperto infatti di essere rovinato, a causa di un repentino crollo in borsa. Le ricchezze di Topolino, ottenute in seguito all’avventura con il Gorilla Spettro e che tanta parte avevano avuto nell’incipit del Re Sorcio si sono adesso volatilizzate. Minni e Pippo risentiranno molto meno della spiacevole situazione, ma per Topolino si profila all’orizzonte un vero e proprio dramma. Una scelta sadica da parte di Gottfredson, ma necessaria a riportare il personaggio sui binari consueti, evitando che la sua nuova condizione possa facilitargli troppo la vita e renderlo scarsamente identificabile.

Le strisce del luglio 1938 sono sconfortanti: vediamo Topolino passeggiare da solo nella grande città che è ormai diventata Topolinia, perso tra cantieri, clochard e proposte di lavoro al limite dello sfruttamento. Ovviamente, le gag imbastite da Gottfredson e Merril De Maris alleggeriscono la situazione, eppure fa un certo effetto vedere Mickey attraversare l’amara via crucis della disoccupazione, ripercorrendo quegli stessi passi che l’americano medio conosce bene sin dai giorni di Wall Street. Incredibilmente umana l’interazione con Orazio, che qui troviamo un po’ invecchiato, con gli occhiali da presbite e alla guida di un piccolo emporio. Il rapporto tra i due si gioca tra carità e imbarazzo, dato che nemmeno il cavallo è in grado di offrire all’amico nient’altro che una paga da fame. Ecco perché il cartello di ricerca di un apprendista da parte dell’idraulico Tubi risulterà una vera ancora di salvezza.

Giuseppe Tubi

L’elemento chiave della storia è però senza alcun dubbio l’interazione di Topolino con Giuseppe Tubi (Joe Piper), uno dei “villain” più destabilizzanti mai apparsi in un fumetto disneyano. Tubi è il motore immobile della storia: flemmatico, bolso, imperturbabile, svanito ai limiti della stupidità, risulta un vero enigma per il protagonista e per il lettore. Sono numerosissime le strisce in cui Tubi, con una frase ad effetto, spiazza Topolino, cui Gottfredson regala un’impareggiabile galleria di facce sconvolte, sguardi spaesati, giramenti di testa continui. A Tubi si affianca poi il microcosmo corporativo degli idraulici americani. Con una chiara denuncia sociale, Gottfredson stigmatizza la recente riforma di Roosevelt per tutelare il lavoro, che contiene in nuce il rischio di paralizzare il sistema, inibendo la libertà d’impresa a favore di opachi cartelli.

E’ questo il gioco a cui si presta il finto ingenuo Tubi, spalleggiato dal controllore dei lavori Spinosetti (Dibble) e dall’appaltatore Rosolio (McKatz). Si tratta di una vera piramide mafiosa, in cui il controllore agevola chi non dovrebbe, minando la concorrenza. Eppure in tutto ciò l’idraulico maneggione più che un vero e proprio cattivo ne esce come una figura grigia: Gottfredson malgrado tutto riesce a farcelo star simpatico, dando a lui e alla sua banda un background da attori falliti, e mostrandolo benevolente nei confronti di Topolino, persino dopo l’arresto. La striscia finale in cui lo vediamo congedarsi dal suo vecchio apprendista, andando in prigione ma senza mai uscire dalla sua “parte” di capo risulta spiazzante e in una certa misura anche commovente.

Arriva Manetta!

Come al solito, il maestro dello Utah ci regala un personaggio one-shot davvero memorabile. Tubi rimarrà impresso nella mente di molti futuri autori disneyani che negli anni successivi troveranno il modo di farlo tornare, fornendo numerose ipotesi sul suo destino spesso poco congruenti e lontane dalla concezione del personaggio secondo Gottfredson, che non l’aveva certo pensato come un villan ricorrente. Curiosamente però, Topolino e la Banda dei Piombatori darà i natali ad un altro famoso personaggio, quasi un doppelganger di Tubi, schierato però dalla parte della legge. Per la prima volta infatti vediamo intervenire nell’indagine quel tenente Manetta, che col titolo di ispettore, diventerà una presenza fissa nel cast disneyano. Topolino lo incontra varie volte e collabora con lui di nascosto, nella speranza di portare alla luce i loschi traffici di Tubi, e il poliziotto dimostra solo leggermente quell’ottusa protervia per la quale sarà famoso in seguito. Con l’arrivo di Manetta, a cui seguirà Basettoni qualche mese dopo ne Il Mistero di Macchia Nera inizia a delinearsi il microcosmo del Commissariato di Topolinia che diventerà tanto importante in futuro.

Topolino e la Banda dei Piombatori è un giallo in piena regola, e al di là di un andamento un po’ ripetitivo, presenta elementi di interesse che riconducono alla più felice fase gottfredsoniana. Oltre che sul fronte narrativo, è degno di nota anche il comparto grafico in cui vediamo Gottfredson continuare a utilizzare il retino bicolore CrafTint introdotto ne Il Mostro Bianco, ed esibirsi in veri e propri virtuosismi, espressioni ricercate, inquadrature dinamiche, scene in notturna con macchine rombanti e un'atmosfera hard-boiled. Si tratta inoltre dell’ultima storia in cui vediamo Topolino sfoggiare i suoi caratteristici occhi a bottone, che a partire da Topolino e Robinson Crusoe gli verranno ridisegnati, per adeguarsi a quanto sta avvenendo su grande schermo. Per alcuni è qui che si conclude la fase eroica del Topolino a strisce, che si appresta a entrare in un’epoca differente, dirigendosi verso altre suggestioni, in alcuni casi spiccatamente umoristiche. La guerra scompaginerà ulteriormente le carte, mentre nuovi approcci narrativi condurranno ad un Topolino diverso, forse un po’ imborghesito, ma certo non meno interessante.

di Valerio Paccagnella - Laureato in lettere moderne, è da sempre un grande appassionato di arti mediatiche, con un occhio di riguardo per il fumetto e l'animazione disneyana. Per hobby scrive recensioni, disegna e sceneggia. Nel 2005 fonda “La Tana del Sollazzo”, piattaforma web per la quale darà vita a diverse iniziative, fra cui l'enciclopedico The Disney Compendium e Il Fumettazzo, curioso esperimento di critica a fumetti. Dal 2011 collabora inoltre anche con Disney: scrive articoli per Topolino e Paperinik, e realizza progetti come la Topopedia e I Love Paperopoli.

di Amedeo Badini Confalonieri - Il fumetto è sempre stato la sua grande passione, sotto forma prima di un rassicurante Topolino a cadenza settimanale, per poi inoltrarsi nel terreno filologico-collezionistico. Questo aspetto critico gli ha permesso di apprezzare altri autori, da Alan Moore a Jeff Smith, e soprattutto di affinare la curiosità verso tutta la nona arte del fumetto. Disney è il suo primo campo, ma non disdegna sortite e passeggiate in territori vicini. Scrive di fumetto e di cinema anche per il settimanale Tempi, per Lo Spazio Bianco e per il Papersera.

Scheda tecnica

  • Titolo originale: The Plumber's Helper
  • Anno: 1938
  • Durata:
  • Storia: ,

Credits

Nome Ruolo
Merrill De Maris Storia
Floyd Gottfredson Disegni; Storia