Biancaneve e i Sette Nani

La Follia di Walt

Biancaneve e i Sette Nani fu il primo lungometraggio della storia ad essere realizzato interamente in animazione tradizionale. Walt Disney aveva già raggiunto molti traguardi tecnici e artistici in questo campo, fra cui si ricorda l'introduzione del sonoro e del colore, tuttavia fu con Biancaneve che riuscì a lasciare un segno indelebile nella storia del cinema e dell'arte in generale. Durante le prime fasi della lavorazione, iniziata nel 1934, Walt si divertiva a chiamare il progetto The Feature Symphony, considerandolo il punto di arrivo di quel processo evolutivo iniziato proprio con le Silly Symphony. Le persone intorno a lui usavano un appellativo un po' meno lusinghiero per questa sua idea: Disney's Folly. All'epoca non era infatti concepibile che un cartone animato potesse durare più di un'ora: si pensava che l'occhio umano si sarebbe affaticato, esponendosi così a lungo ad immagini disegnate e colorate. Inoltre, non era possibile riuscire a portare avanti per così tanto tempo quello che, si riteneva, sarebbe stato uno spettacolo unicamente umoristico.

Walt aveva idee del tutto opposte, ma dovette faticare molto per convincere alcuni dei suoi più stretti collaboratori, come la moglie o il fratello, che l'idea non era folle come si credeva. Deciso a concretizzare il suo sogno, Disney arrivò a ipotecare la sua stessa casa, e non esitò a mettere in gioco il futuro del suo studio d'animazione, pur di ottenere dalle banche i finanziamenti necessari per procedere. Era chiaro che, se Biancaneve avesse fallito, l'azienda di Walt avrebbe smesso per sempre di esistere. Pochi riuscirono a capire che ciò che Disney aveva davvero in mente non era la versione allungata di uno dei suoi soliti cortometraggi, ma qualcosa di ben più ambizioso. Il suo asso nella manica fu intendere Biancaneve e i Sette Nani come un'opera a tutto tondo, ricca di umorismo ma dalla forte impronta drammatica. Si trattava di una novità assoluta per il cinema d'animazione, e molti erano scettici a riguardo, tuttavia Walt riteneva che una robusta connessione emotiva con la vicenda avrebbe potuto diminuire le probabilità che il pubblico trovasse affaticante la visione.

C'era sicuramente bisogno di una storia forte, e la scelta ricadde su Biancaneve, che Walt ricordava con molto piacere, avendone visto un adattamento al cinema durante l'adolescenza. Una delle prime cose di cui si discusse fu il rendere i sette nani dei veri e propri personaggi, facendoli uscire dall'anonimato della versione dei Grimm. Walt sapeva che sarebbero stati loro il cuore del film, tuttavia non bisognava trascurare la componente drammatica. Si decise quindi di fare della Regina Cattiva un villain serio e non caricaturale. Infine, per rendere credibile la sua recitazione e quella di Biancaneve, gli animatori dello staff vennero letteralmente “mandati a scuola”, perché imparassero a gestire l'anatomia e apprendessero uno stile di disegno più realistico. Le prime prove in tal senso, tra cui la Persefone di The Goddess of Spring (1934), si erano infatti rivelate dei tentativi maldestri di portare in scena un corpo femminile, per cui c'era l'assoluta necessità di alzare l'asticella qualitativa.

Conciso

La storia di Biancaneve e i Sette Nani non si discosta troppo dall'originale: una principessina perseguitata dalla propria matrigna trova rifugio in una casetta nel bosco abitata da sette nanetti, che cercheranno di salvaguardare la sua incolumità. Alcuni elementi presenti nella fiaba dei Grimm vengono però messi da parte, piegando il tutto alla sensibilità e ai principi narrativi tanto cari a Walt. La versione disneyana riuscì rapidamente a imporsi nell'immaginario collettivo, venendo ancora oggi percepita come quella “ufficiale”. Tale aura di rispettabilità è dovuta soprattutto al suo ruolo di apripista per la storia dei lungometraggi animati, ma i suoi veri meriti vanno rintracciati nella perfezione strutturale del modello narrativo escogitato da Disney. Oltre a puntare moltissimo sulla sua componente drammatica, Walt voleva che Biancaneve e i Sette Nani avesse una sceneggiatura concisa e priva di sbrodolamenti. Non c'era altro modo per assicurarsi l'attenzione del pubblico per un tempo così lungo.

Lui stesso si occupò di supervisionare ogni scena, facendo un sapiente lavoro di limatura dei tempi narrativi e intervenendo di continuo sul montaggio, al fine di ottenere un film dal ritmo perfetto. Se nell'originale la matrigna faceva tre diversi tentativi di avvelenare Biancaneve, nel film di Disney vennero tutti ricondotti alla mela stregata, e questo fu solo uno dei tanti stratagemmi per rendere la storia più asciutta. Un altro fu di puntare moltissimo sulla colonna sonora, facendo in modo che le canzoni non rallentassero la vicenda ma la facessero procedere, oliandone i meccanismi e creando così la formula seguita ancora oggi dai musical disneyani. Walt arrivò inoltre a cancellare impietosamente alcune scene quasi complete, per evitare che rallentassero la narrazione: la più celebre è la sequenza in cui i nani mangiano la zuppa, interamente animata da Ward Kimball, il quale fu così deluso da tale sforbiciata che rischiò di abbandonare lo studio. Un'altra scena tagliata, sempre di Kimball, mostrava i nani nell'atto di costruire un letto per Biancaneve, altra divagazione che avrebbe danneggiato il ritmo.

Il caso più eclatante di tutti fu l'eliminazione di pochi secondi di pellicola, peraltro già colorati, in cui si vedeva la Strega rimescolare la pozione in laboratorio: nella sua affannosa ricerca di un sempre maggior dinamismo, Walt fece in modo che la scena partisse direttamente dal momento in cui la mela veniva tirata fuori dal calderone. Le uniche concessioni alla lentezza vennero fatte nella lunga sequenza in cui i nani entrano in casa e si imbattono in Biancaneve, presentandosi uno ad uno. C'era un motivo per tale eccezione, e cioé che Walt voleva dare al pubblico il tempo di conoscere e familiarizzare con ognuno di loro. Da notare poi il dinamismo della sequenza finale, in cui venne usata la tecnica del montaggio alternato, mostrando i nani accorrere in aiuto di Biancaneve, mentre la Strega fugge dopo aver compiuto il suo misfatto. La pignoleria di Walt nascondeva una forte lungimiranza, e furono proprio questi accorgimenti che fecero superare a Biancaneve e i Sette Nani la più terribile delle prove, quella del tempo. La grande modernità che ancor oggi emana questo film del 1937 è sicuramente il suo più grande pregio.

Le Lacrime di Brontolo

Biancaneve e i Sette Nani è eccellente anche sul fronte visivo, in cui a predominare è quel bellissimo stile illustrativo tipico dei libri di fiabe europei, che già da qualche anno aveva preso piede nelle Silly Symphony. I due artisti più importanti in questo campo furono gli illustratori Albert Hurter e Gustav Tengrenn. Al primo dobbiamo soprattutto il look tipicamente artigianale della casetta dei nani, in cui sono presenti molte figure intagliate nel legno. Hurter era infatti bravissimo a decorare gli oggetti inanimati dando loro dei tratti antropomorfi, cosa che ispirò moltissimo l'arte disneyana dell'epoca, toccando il proprio apice con la bottega di Geppetto in Pinocchio (1940). Tengrenn operava nello stesso campo, ma in questo caso si occupò di impostare l'atmosfera che avrebbero avuto le scene, creando stupendi concept art e svolgendo il ruolo di color stylist per tutta la produzione. Fu lui inoltre a disegnare la locandina del film. Non mancò una certa attenzione sul fronte degli effetti speciali, tra cui si ricorda l'impiego della multiplane camera per dare profondità alle scene, già sperimentata nellla Silly Symphony The Old Mill (1937). Il risultato finale fu stupefacente: Biancaneve e i Sette Nani sarebbe rimasto uno dei film visivamente più sfarzosi mai usciti dallo studio.

Come si è visto, per quanto riguarda l'animazione fu necessario che gli artisti studiassero l'anatomia umana, per non ripetere gli errori commessi in passato. Questo non bastò a renderli sufficientemente disinvolti: il ruolo del principe venne fortemente ridimensionato proprio per questa ragione, e anche nei film successivi tale figura sarebbe stata vista come la bestia nera degli animatori. Walt Disney decise quindi di dare ai suoi artisti dei riferimenti live action, ingaggiando alcuni attori per mimare le scene. Qua e là venne addirittura utilizzato il rotoscopio, tuttavia gli artisti non videro di buon occhio questo sistema e preferirono non riprodurre pedissequamente tali riprese fotografiche sullo schermo. I supervisori della principessa, Hamilton Luske e Les Clark, avevano capito che l'animazione è prima di tutto esagerazione, e che imitare la realtà avrebbe invece messo in luce l'artificiosità del loro lavoro. Preferirono così modificare le proporzioni di Biancaneve, dandole una testa più grande e un busto più corto, in modo che l'occhio umano la percepisse meno reale, preservando – paradossalmente – la sospensione d'incredulità.

Sulle due forme assunte dalla Regina lavorarono rispettivamente Art Babbitt e Norman Ferguson. Il primo riuscì a darle una personalità algida e austera, mentre il secondo le conferì i tratti grotteschi e istintivi tipici della sua repellente trasformazione. Dai nani si occupò Fred Moore insieme a Bill Tytla. A quest'ultimo in particolare si deve quello che forse è il personaggio più complesso del film: Brontolo. Sebbene nel gruppetto spiccassero il pomposo Dotto e il silenzioso Cucciolo, fu proprio con il nano misantropo che gli artisti dimostrarono quanto i loro disegni fossero dotati di anima. La prova del nove fu la sequenza del funerale di Biancaneve. Quando Walt ne parlò la prima volta venne fortemente deriso. Rappresentare un gruppo di disegni che piangono la morte di un altro disegno era considerato follia pura: la sospensione d'incredulità si sarebbe subito spezzata e il pubblico ne avrebbe riso, trovandolo ridicolo. Gli animatori scelsero però di rappresentare i nani in piena compostezza, optando per dei movimenti piccoli e mirati, che mostrassero tutto il loro dolore con dignità. L'animazione di Frank Thomas in cui Brontolo lentamente inizia a singhiozzare in silenzio fu la ciliegina sulla torta. Il pubblico in sala dimenticò di star guardando un cartone animato e si commosse. Walt aveva vinto su tutta la linea.

Dissimulare la Musica

Si può dire che è proprio con il suo primo lungometraggio che Walt impostò le regole narrative che avrebbe poi seguito per tutto il resto della sua carriera. Fra queste, la più importante è sicuramente l'utilizzo della musica ai fini della narrazione. Il motivo per cui Disney teneva così tanto a realizzare dei musical animati è perché riteneva che la presenza di canzoni avrebbe aiutato gli ingranaggi della storia a scorrere più fluidamente. Le canzoni, inoltre, contribuivano a rendere maggiormente iconiche le scene che accompagnavano ed erano quindi il veicolo ideale per imprimere le sue opere nella memoria collettiva. A dispetto di ciò che spesso sostengono i detrattori di questo genere, le canzoni nel cinema disneyano non rallentano la vicenda, ma ne sono parte integrante. Anzi, spesso è attraverso di esse che vengono affrontati i principali snodi narrativi di una storia. Questo non significa che Disney non tenesse conto dell'unico svantaggio di questo stile narrativo, ovvero il rischio che il passaggio tra dialogo e canto spezzasse la sospensione d'incredulità. Per eliminare il problema ricorse ad alcuni intelligenti trucchetti, che sarebbero poi entrati nell'uso comune.

Innanzitutto, si tentò di rendere indolore tale transizione, facendo in modo che appena prima di una canzone i personaggi iniziassero a dialogare in modo ritmato, come in una sorta di rap ante litteram. Si evitò poi di inquadrare troppo spesso Biancaneve mentre cantava, indirizzando l'attenzione dello spettatore verso altri personaggi o elementi presenti sulla scena: l'effetto ricreato era così quello del cantato fuoricampo, tipico dei moderni videoclip. Infine, qua e là venne fatto uso di musica diegetica, ovvero numeri musicali in cui i personaggi erano consci di esibirsi, giustificando così la presenza della musica. Questo lavoro di fino fu opera di alcuni dei più grandi compositori dello studio: Frank Churchill scrisse le canzoni insieme al paroliere Larry Morey, mentre delle strumentali si occuparono Paul J. Smith e Leigh Harline. Il risultato fu incredibile: una vibrante sinfonia le cui note comunicano ancor oggi atmosfere uniche. Biancaneve e i Sette Nani fu inoltre il primo film di cui venne realizzato un album con la colonna sonora. Era chiaro ormai che le canzoni non erano un optional ma parte integrante del fenomeno.

  • I'm Wishing / One Song - La prima sequenza musicale è in realtà l'unione di due brani diversi ma strettamente connessi. Nel primo atto Biancaneve sogna di incontrare l'amore mentre è vicina al pozzo dei desideri, nel secondo il principe arriva e si dichiara a lei con una melodica serenata. È forse la sequenza che più risente del peso degli anni, anche a causa del design del principe, sicuramente non ottimale. Si segnala che nel 2015 la sequenza è stata parodizzata nel cortometraggio Wish Upon a Coin, appartenente alla nuova serie televisiva di Topolino firmata da Paul Rudish.
  • With a Smile and a Song - Dopo l'angosciante fuga di Biancaneve nella foresta, è il momento di una sequenza più leggera, in cui vediamo la principessina fare amicizia con gli animaletti, che da qui in poi la accompagneranno. È un brano un po' lezioso ma gradevole, utile a capire i trucchi registici attuati per dissimulare il cantato: la telecamera preferisce inquadrare le bestioline piuttosto che lei.
  • Whistle While You Work - La canzone che accompagna la sequenza delle pulizie è allegra e trascinante, e costituisce un impiego ancora più evidente del trucchetto di cui sopra. Di Biancaneve sentiamo solo la voce, mentre i protagonisti sono gli animali, che tentano di aiutarla dando vita a gag molto divertenti. Molti anni più tardi, Alan Menken omaggerà la canzone realizzandone una analoga per il film a scrittura mista Come D'Incanto (2007): la spassosissima Happy Working Song.
  • Dig Dig / Heigh-Ho - La sequenza di presentazione dei nani è in realtà l'unione di due brani distinti che vengono portati in scena senza soluzione di continuità. Nella prima parte li vediamo spicconare nelle miniere, mentre nella seconda invece tornano a casa, attraversando la foresta. Quest'ultima, poi, divenne in breve uno dei pezzi più iconici della filmografia disneyana. Il loro lavoro come minatori rende ben chiaro che i sette non sono esseri umani afflitti da nanismo, come Tyrion Lannister di Game of Thrones, ma esponenti della razza cui apparterrà il tolkieniano Gimli.
  • Bluddle-Uddle-Um-Dum (The Dwarfs' Washing Song) - Si tratta di una semplice ma gustosa scenetta comica in cui vediamo i nani piegarsi alle nuove regole imposte da Biancaneve, con sommo disgusto del misogino Brontolo. È un brano chiaramente minore, ma svolge ottimamente il suo ruolo. La sequenza avrebbe dovuto precedere la famosa scena della zuppa, per la quale era stata scritta la canzone Music in Your Soup.
  • The Dwarfs' Yodel Song (The Silly Song) - È la sciocca canzoncina tirolese che accompagna la festa in onore di Biancaneve indetta dai nani, ed è quindi uno dei brani esplicitamente diegetici. Viene collocata immediatamente dopo la terrificante trasformazione della Regina in Strega, e serve per allentare la tensione. La canzone andò a sostituirne un'altra composta in precedenza: You're Never Too Old to Be Young.
  • Some Day My Prince Will Come - Infine, ecco la canzone principale del film, quella che descrive in tutto e per tutto il personaggio di Biancaneve. È risaputo che Walt aveva in mente ben altro per la scena: un ballo immaginario tra Biancaneve e il Principe in un mondo fantastico fatto di nuvole e stelle. Si preferì invece inquadrare i nani e le loro reazioni, approfondendone le personalità e regalandoci così un ulteriore esempio di quella dissimulazione usata in precedenza. Il brano, davvero notevole, divenne chiaramente famosissimo e fu soggetto a numerose reinterpretazioni da parte di cantanti famosi.

L'Ultimo Lieto Fine

Biancaneve e i Sette Nani venne presentato in anteprima nel dicembre 1937 al Carthay Circle Theater di Hollywood. Tra lacrime e risate, la platea ne fu letteralmente rapita, e pochi mesi dopo la stessa cosa avvenne nel resto del mondo. Il pubblico aveva finalmente avuto l'opportunità di vedere il manifesto programmatico del cinema disneyano, e capire in cosa consisteva la “follia di Walt”. Di colpo le potenzialità del medium animazione sembrarono infinite, e Disney si riguadagnò istantaneamente il rispetto di quella stessa industria cinematografica che fino a quel momento l'aveva trattato con sufficienza. Gli incassi andarono oltre le più rosee aspettative e lo studio fu a tutti gli effetti salvo. Inoltre, le mutate condizioni economiche diedero a Walt l'impulso di trasferirsi dagli studi Hyperion alla più ampia struttura di Burbank, dove la Company risiede tutt'oggi. Il trionfo fu completo in occasione della cerimonia degli Oscar due anni dopo, quando Shirley Temple consegnò a Disney un Oscar a grandezza naturale, affiancato da sette piccole statuette in miniatura.

Eppure, il film rappresentò a tutti gli effetti l'ultimo lieto fine nell'appassionata storia d'amore tra Walt e il cinema d'animazione. Fu questo infatti l'ultimo grande traguardo artistico di Disney che il mondo si dimostrò in grado di comprendere e accettare. Negli anni successivi il grande cineasta cercò di ripeterne il successo puntando sempre più in alto, con pellicole ambiziose come Pinocchio (1940), Bambi (1942), o quello che viene riconosciuto come il suo capolavoro, lo sperimentale Fantasia (1940). Ma ogni suo sforzo venne puntualmente vanificato da circostanze sempre più avverse. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, lo sciopero degli animatori del 1941, il mancato apprezzamento da parte della critica, tutto questo contribuì a disamorarlo sempre di più nei confronti dell'arte che aveva contribuito a creare. E quando con Cenerentola (1950) venne inaugurata una nuova stagione di successi, ormai il coinvolgimento di Walt era molto scemato. I film degli anni 50 sarebbero stati assai pregevoli, ma sostanzialmente privi di quella particolare scintilla che lui aveva infuso alle primissime opere.

Biancaneve lasciò dietro di sé una ricchissima eredità. A Disney proposero più volte di continuare a utilizzare questi personaggi, chiedendo more dwarfs allo stesso modo in cui anni prima gli si chiedeva more pigs, ma lui non era propenso a questo tipo di operazioni. L'idea di inserire Cucciolo al posto di Topolino ne L'apprendista Stregone di Fantasia venne rapidamente cassata, e anche quella di trasformare la sequenza scartata della costruzione del letto in un nuovo short non andò oltre la fase di storyboard. I nani si dovettero accontentare di apparire in piccole animazioni pubblicitarie o propagandistiche, fra cui si ricorda soprattutto The Winged Scourge, un filmato di prevenzione sulla malaria. Biancaneve venne rianimata dagli studios in occasione della Notte degli Oscar del 1992, quando si ritrovò a dover consegnare il premio per il miglior cortometraggio di quell'anno. Un cheapquel firmato DisneyToon Studios venne ipotizzato, come anche una serie di spin-off dedicata ai nani, ma questi progetti non videro mai la luce, a causa dello scetticismo generale per un'operazione che suonava tanto sacrilega. Paradossalmente fu invece nei fumetti che il mondo di Biancaneve ebbe modo di svilupparsi adeguatamente. Un bellissimo adattamento in tavole domenicali firmato da Merril de Maris e Hank Porter venne pubblicato nello spazio dedicato alle Silly Symphony, sottolineando la sua ideale appartenenza a quell'ambito produttivo. Poi fu la scuola fumettistica italiana a ereditare il personaggio, creando per l'occasione innumerevoli storie a tema, realizzate da autori importanti quali Federico Pedrocchi, Guido Martina e Romano Scarpa, che arricchirono l'universo del film con nuovi personaggi come il Mago Basilisco o Re Arbor. Infine, non si può fare a meno di citare la serie televisiva live action Once Upon a Time (2011), in cui la Biancaneve disneyana, reinterpretata da Ginnifer Goodwin, ha un ruolo centrale nelle vicende.

di Valerio Paccagnella - Laureato in lettere moderne, è da sempre un grande appassionato di arti mediatiche, con un occhio di riguardo per il fumetto e l'animazione disneyana. Per hobby scrive recensioni, disegna e sceneggia. Nel 2005 fonda “La Tana del Sollazzo”, piattaforma web per la quale darà vita a diverse iniziative, fra cui l'enciclopedico The Disney Compendium e Il Fumettazzo, curioso esperimento di critica a fumetti. Dal 2011 collabora inoltre anche con Disney: scrive articoli per Topolino e Paperinik, e realizza progetti come la Topopedia e I Love Paperopoli.

Scheda tecnica

  • Titolo originale: Snow White and the Seven Dwarfs
  • Anno: 1937
  • Durata:
  • Produzione: Walt Disney
  • Regia: William Cottrell, David Hand, Wilfred Jackson, Larry Morey, Perce Pearce, Ben Sharpsteen
  • Storia: , , , , , , ,
  • Basato su: e Jacob Grimm, e Wilhelm Grimm
  • Cast: Roy Atwell, Adriana Caselotti, Pinto Colvig, Marion Darlington, Billy Gilbert, Otis Harlan, Lucille La Verne, Scotty Mattraw, Moroni Olsen, Purv Pullen, Harry Stockwell
  • Musica: Frank Churchill, Leigh Harline, Paul J. Smith
  • Supervisione dell'Animazione: Norman Ferguson, Hamilton Luske, Fred Moore, Bill Tytla

Credits

Nome Ruolo
James Algar Animazione
Ken Anderson Direzione Artistica
Samuel Armstrong Fondali
Roy Atwell Cast (Doc)
Art Babbit Animazione
Dorothy Ann Blank Storia
Bob Broughton Effetti Speciali
Jack Campbell Animazione
Adriana Caselotti Cast (Snow White)
Frank Churchill Musica
Les Clark Animazione
Claude Coats Fondali
Tom Codrick Direzione Artistica
Pinto Colvig Cast (Sleepy, Grumphy, Dopey blowing bubbles)
William Cottrell Regista
Merle Cox Fondali
Richard Creedon Storia
Shamus Culhane Animazione
Marion Darlington Cast (Birds)
Merrill De Maris Storia
Phil Dike Fondali
Walt Disney Produttore
Otto Englander Storia
Al Eugster Animazione
Norman Ferguson Animatore principale
Bernard Garbutt Animazione
Billy Gilbert Cast (Sneezy)
Joe Grant Progettazione Personaggi
Jacob Grimm Storia Originale
Wilhelm Grimm Storia Originale
David Hand Regista (Supervisor)
Otis Harlan Cast (Happy)
Leigh Harline Musica
Hugh Hennesy Direzione Artistica
Roland Hill Design (Designed the animated castle)
Earl Hurd Storia
Albert Hurter Progettazione Personaggi
Wilfred Jackson Regista
Milt Kahl Animazione
Ward Kimball Animazione
Lucille La Verne Cast (Queen, Witch)
Eric Larson Animazione
Ray Lockrem Fondali
Dick Lundy Animazione
Hamilton Luske Animatore principale
Scotty Mattraw Cast (Bashful)
Joshua Meador Animazione
Fred Moore Animatore principale
Larry Morey Regista
Grim Natwick Animazione
Mique Nelson Fondali
Maurice Noble Fondali
Kendall O'Connor Direzione Artistica
Moroni Olsen Cast (Magic Mirror)
Perce Pearce Regista
Charles Philippi Direzione Artistica
Purv Pullen Cast (Birds)
Stan Quackenbush Animazione
Wolfgang Reitherman Animazione
Dick Rickard Storia
Bill Roberts Animazione
George Rowley Animazione
Ted Sears Storia
Hazel Sewell Direzione Artistica
Ben Sharpsteen Regista
Paul J. Smith Musica
Webb Smith Storia
Fred Spencer Animazione
Terrell Stapp Direzione Artistica
McLaren Stewart Direzione Artistica
Harry Stockwell Cast (Prince)
Robert Stokes Animazione
Gustaf Tenggren Direzione Artistica
Frank Thomas Animazione
Bill Tytla Animatore principale
Marvin Woodward Animazione
Cy Young Animazione