La Sirenetta

Waking Sleeping Beauty

È leggenda ormai a Burbank che ogniqualvolta calino le tenebre sul mondo Disney, sorga una principessa in grado di imprimere una svolta e inaugurare una nuova età dell'oro. La prima fu Biancaneve, che diede un nuovo significato all'arte dell'animazione, poi venne Cenerentola che, dopo la guerra, pose fine alla produzione dei “package films”, inaugurando una fortunata stagione di fiabe ad ampio respiro. Anche la fine degli anni '80 è da considerarsi un periodo buio per una Disney non certo giovane, ma per certi versi ancora inesperta e in fremente attesa di una svolta decisiva. Con La Sirenetta questa svolta arriva e la nuova generazione di artisti Disney punta così verso un futuro decisamente luminoso, chiudendo definitivamente la parentesi xerografica, iniziata negli anni '60 con La Carica dei 101 e proseguita per trent'anni. I film dell'epoca Xerox raccontavano vicende dal sapore contemporaneo, spesso e volentieri con protagonisti cani, gatti e topi. Trame borghesi che privilegiavano l'umorismo e l'azione, storie di rapimenti, pellicce, gioielli, eredità e piccoli giustizieri. Avventure deliziosamente concrete ma un po' terra terra, lontane dal gusto fiabesco che aveva reso grande il marchio Disney nei decenni precedenti.

In quel periodo la company era stata da poco riscattata dalla nuova classe dirigenziale che si era insidiata ai vertici. Il reparto animazione non veniva più considerato fruttuoso, e così venne momentaneamente spostato a Glendale, in un complesso di baracche. Dopo essersi occupati della regia di Basil l'Investigatopo, i registi John Musker e Ron Clements propongono al loro responsabile Jeffrey Katzenberg di realizzare un film ispirato alla celebre fiaba di Andersen, riprendendo il discorso interrotto da Walt nel '59 con Sleeping Beauty, appena prima del letargo xerografico. Katzenberg inizialmente è restio a dare il via al progetto, perché teme che possa esser percepito come un film troppo femminile, e non vuole che si sovrapponga al sequel di Splash – Una Sirena a Manhattan, la cui produzione era prevista a breve. Dopo i primi tentennamenti però il progetto viene approvato e i due registi scoprono negli archivi Disney che la loro idea ha radici più lontane di quel che pensassero, radici che conducono allo stesso Walt Disney.

Gli Ingredienti di un Kolossal

Tra Disney e Andersen c'era sempre stato un rapporto speciale. Dopo aver lavorato a due diversi adattamenti della storia del Brutto Anatroccolo all'interno delle Silly Symphony, alla fine degli anni 30 Walt aveva infatti pensato di realizzare La Sirenetta come parte di un film antologico sullo scrittore danese. Il progetto non decollò, e la vita di Andersen sarebbe stata oggetto solo di una brevissima sequenza animata di raccordo all'interno di un episodio della serie tv Disneyland. Ciò che Musker e Clements trovarono negli archivi era il materiale realizzato all'epoca dall'illustratore Kay Nielsen, che aveva lavorato allo sviluppo visivo della storia della Sirenetta nel progetto di Disney. Tra la versione degli anni 30 e quella attuale c'erano delle somiglianze, ma il duo di registi si spinse oltre e optò per cambiare l'esito della storia originale, puntando su un lieto fine. Un altro elemento centrale di questa rielaborazione fu il peso dato alla colonna sonora. In quel periodo agli studios era arrivato Howard Ashman, a cui era stato chiesto un contributo per l'imminente Oliver & Company: la canzone Once Upon a Time in New York City. Ashman entrò nel progetto non solo come paroliere ma come sceneggiatore del film e portò con sé Alan Menken, che aveva lavorato con lui a Little Shop of Horrors. Il doppio ruolo di Ashman, responsabile sia della storia che delle canzoni, aiutò a cucire insieme questi due differenti aspetti, riportando la giusta attenzione alla colonna sonora, diventata adesso motore narrativo puro.

La storia della sirena che voleva diventare umana venne rielaborata trasformandola in una rappresentazione dell'adolescenza capace di parlare al cuore del pubblico moderno. Il personaggio della sirenetta si dimostrò parecchio innovativo, tanto nella grafica quanto sotto il profilo psicologico: Ariel era la perfetta adolescente, con tutte le turbe di quell'età, i sogni ad occhi aperti e la cotta facile. Ma è soprattutto grazie al suo conflitto con il padre, Re Tritone, che il film si assicurò elementi d'identificazione per ben due differenti generazioni. Anche sul lato umoristico il pubblico venne piacevolmente sorpreso: il personaggio di Sebastian, su suggerimento di Ashman, venne trasformato da maggiordomo inglese a compositore giamaicano, idea che diede un forte scossone al film, andando a influire direttamente sulla colonna sonora. A tutto questo si aggiunse un forte innalzamento del tono della narrazione. Pur non rinunciando all'umorismo e alla leggerezza tipicamente Disney, La Sirenetta cambiò le carte in tavola, scuotendo le certezze di un pubblico abituato a tutt'altro, grazie anche ad alcune immagini davvero maestose: navi gigantesche, regge sottomarine, tempeste, uragani e altri elementi capaci di colpire la fantasia molto più delle atmosfere urbane dei film del periodo Xerox. Alzato il registro della narrazione, anche il pubblico si moltiplicò: una moltitudine piuttosto variegata, che includeva sia i bambini, attirati dagli azzeccatissimi comprimari umoristici, sia gli adulti, interessati alla componente più drammatica o romantica. Rinacque così il kolossal disneyano per famiglie.

Rompendo le Regole Estetiche

La Sirenetta è l'ultimo lungometraggio disneyano realizzato con la tecnica Xerox. Introdotto da Ub Iwerks negli anni 60, questo procedimento permetteva di fotocopiare direttamente sulle cel i disegni degli animatori, risparmiando sulla costosa procedura di inchiostrazione. Tuttavia in alcune brevi scene troviamo già i primissimi impieghi del CAPS, il sistema di colorazione e composizione digitale delle immagini, brevettato da una giovanissima Pixar, che diventerà il nuovo standard già a partire dall'anno successivo con Bianca e Bernie nella Terra dei Canguri. Il risultato è un film dal look un po' indeciso, con una colorazione altalenante e resa piuttosto male in alcune sequenze, tra cui lo scontro finale con Ursula. Lo stesso discorso si applica al design di alcuni personaggi: siamo ancora distanti da certi virtuosismi che vedremo durante la seconda metà degli anni 90. Tuttavia si possono già individuare alcuni ingredienti stilistici che di lì a poco renderanno grandiosa l'animazione Disney moderna.

Il cast annovera alcuni personaggi davvero strepitosi come il sovracitato Sebastian, granchio dalle fattezze giamaicane e compositore ufficiale del reame. Supervisionato da Duncan Marjoribanks (Abu, Ratcliffe, Mrs. Calloway), Sebastian è uno dei più riusciti contrappunti umoristici di sempre: scontroso, ansioso, talvolta anche ridicolo ma dotato di un gran carisma, è la dimostrazione di come si possa creare una spalla comica senza per forza dargli il ruolo dello scemo del villaggio. Il suo essere strettamente connesso con la musica del film, non fa che valorizzarne la figura, donandogli un appeal e un'integrazione con la narrazione davvero uniche. Altri personaggi di rilievo sono Re Tritone, animato da Andreas Deja, e la strega del mare Ursula, supervisionata da Ruben Aquino, che per realizzarla si è ispirato al noto drag queen Divine.

Il piatto forte è però sicuramente la protagonista Ariel, prima eroina femminile di questa nuovissima era disneyana. L'incredibile Glen Keane tratteggia infatti un personaggio differente da quei canoni di perfetta armonia che lo stile Disney aveva adottato tempo addietro. Gli stessi Frank Thomas e Ollie Johnston rimasero interdetti quando Glen mostrò loro quel che voleva fare: la sua Ariel era infatti un ibrido stilistico che impiantava su un modello occidentale predefinito alcuni connotati tipicamente nipponici, tra cui gli occhi particolarmente grandi e comunicativi. Glen Keane poi non aveva paura di esagerarne le espressioni, rasentando la deformazione facciale e mettendo in discussione alcune regole estetiche con accorgimenti che sulla carta sembravano eresie, ma che si rivelarono poi funzionare molto bene, tanto da diventare a loro volta un nuovo punto di riferimento estetico per ciò che venne dopo.

Da Broadway a Broadway

Come si è visto, con l'arrivo di Howard Ashman e Alan Menken la colonna sonora torna ad essere un elemento importantissimo e irrinunciabile, sicché i film Disney diventano il corrispettivo cinematografico dei grandi musical di Broadway. Ashman si rivela un vero e proprio genio della narrazione, capace di ispirare tutti quanti col suo concepire la musica insieme con la storia, impedendo ridondanze e promuovendo invece ciò che è utile all'economia narrativa. “Se eliminando una canzone la sceneggiatura non ne risente allora avete fatto un cattivo lavoro“ : sulla base di questa sua regola, si ritorna a ragionare in termini di narrazione musicale.

  • Fathoms Below - L'apertura del film è affidata a questo brevissimo ma intenso brano, intonato dai marinai della nave di Eric, per narrare dell'esistenza del popolo del mare. Sebbene duri pochissimo, riesce a immergere perfettamente nelle atmosfere salmastre del film, suggestionando lo spettatore. Inizialmente Fathoms Below doveva introdurre direttamente la storia di Ariel, ed era molto più lunga. Fortunatamente la versione estesa del brano ha successivamente trovato posto nel musical di Broadway ispirato al film.
  • Daughters of Triton - Come Fathoms Below, anche questo brano altro non è che la versione breve di una canzone accantonata, che sarebbe stata ripristinata anni dopo solamente nella versione teatrale. Ciò che rimane nel film è una frivola sequenza in cui le sorelle di Ariel si presentano al pubblico mentre si esibiscono. Si tratta di uno spettacolo imbastito dal compositore di corte Sebastian, che dimostra di esserne molto orgoglioso, tuttavia viene sottilmente lasciato intendere che la resa del tutto finale sfiori la pacchianeria.
  • Part of Your World - Si tratta di una fra le canzoni più belle e importanti di tutto il rinascimento disneyano. È l'I want song di Ariel, e il brano principale del film, quello in cui viene spiegato al pubblico il sogno della sirenetta di diventare umana. Il brano ricorrerà in momenti differenti: avremo una scena principale ambientata nella grotta/rifugio di Ariel, a cui si aggiungeranno altri due reprise. Uno lo troviamo in chiusura, cantato da un coro, mentre quello centrale è diventato oramai uno dei momenti più iconici della storia dell'animazione Disney: è la famosissima scena in cui un'onda si infrange sullo scoglio sul quale Ariel canta rivolgendosi ad Eric. È celebre l'aneddoto secondo cui Part of Your World rischiò di essere rimossa dal film. Jeffrey Katzenberg, durante una proiezione di prova, aveva notato che un bambino si era distratto durante la sequenza della grotta, e ritenne che la canzone avrebbe annoiato il pubblico più giovane. Fu l'insistenza di Glen Keane a convincerlo del contrario, restituendo al film il suo momento più bello.
  • Under the Sea - Con questa canzone il duo Ashman e Menken fa centro, dimostrando la sua dirompente carica innovativa. Concentrare nel personaggio di Sebastian il ruolo di spalla comica, severo tutore e compositore di corte lo rende una figura chiave per il film, e Under the Sea, che più di ogni altra è la sua canzone, diventa così uno dei più grandi successi disneyani di sempre. Il brano spiritoso con cui il granchio giamaicano e un gruppo di pesci cercano di convincere Ariel a rimanere con le pinne ben piantate per terra è uno dei motivetti più esplosivi di tutto il film, e si nota la volontà dei due artisti di sperimentare. Il genere calypso viene qui utilizzato in un contesto alquanto anomalo: all'epoca agli studios la scelta di Ashman e Menken lasciò interdette molte persone, ma il ritmo trascinante di Under the Sea rese ben chiaro che la strada imboccata era quella giusta.
  • Poor Unfortunate Soul - Il personaggio di Ursula ha una sua canzone, piuttosto lunga, che la caratterizza in modo realistico come una sinistra truffatrice. Il brano è veramente buono, ed è l'ennesimo esempio di come Ashman utilizzi la musica per rendere più fluida la narrazione. Il cantato fa in modo che il patto tra Ursula e Ariel, con la sua altissima posta in gioco, le clausole e le sue controindicazioni venga esposto nei minimi dettagli, mascherandone i tecnicismi con abilità e spostando l'attenzione sull'aspetto emotivo della faccenda. Un risultato veramente notevole.
  • Le Poissons - La canzone del cuoco Louis rappresenta un divertentissimo stacco umoristico, che alleggerisce la narrazione. Il confronto tra lui e Sebastian, e l'umorismo slapstick che ne scaturisce, funzionano molto bene. Il testo del brano non risparmia poi alcune argute stoccate al tipico nazionalismo francese, col suo mischiare senza apparente ragione termini come Novelle Cuisine, Le Champs-Elysees e Mauriche Chevalier. Da notare che lo stacchetto culmina in una ripresa del Can Can di Offenbach.
  • Kiss the Girl - Che un momento importante come il tema d'amore sia assegnato al contrappunto comico Sebastian è solo l'ennesimo esempio di quanto originale e ispirata sia la colonna sonora de La Sirenetta. La sequenza ambientata in una romantica laguna è veramente molto elegante, con alcuni tocchi di comicità davvero intelligenti. È la dimostrazione di come si possa creare una grandissima atmosfera, pur non prendendosi troppo sul serio.

La Sirenetta, come si è visto, avrebbe ispirato una trasposizione teatrale sulla falsariga de La Bella e la Bestia e Il Re Leone. Il musical in scena a Broadway avrebbe visto una notevole espansione della colonna sonora, con alcune nuove canzoni scritte da Menken con la collaborazione del nuovo paroliere Glenn Slater. La storia di Ariel, che aveva portato sul grande schermo la sensibilità tipica di Broadway, sarebbe quindi tornata alla fonte, raggiungendo il suo originale ambito di ispirazione: il teatro.

Il Rinascimento Disneyano

Dopo molti colpi a vuoto La Sirenetta fu il successo che la Disney aspettava. Preceduta dal buon risultato di Chi Ha Incastrato Roger Rabbit?, l'ottima performance al botteghino di Ariel convinse la dirigenza che valeva ancora la pena di investire nel cinema d'animazione. L'anno successivo Bianca e Bernie nella Terra dei Canguri non andò altrettanto bene, e questo convinse gli studios che non era il caso di puntare ulteriormente sul genere action ma prendere La Sirenetta come nuovo modello. Nacque così la celebre formula che sarebbe stata seguita per tutti gli anni 90: musical ispirati a fiabe o racconti noti, narrati senza mai sbilanciarsi verso un genere preciso, ma utilizzando un registro in grado di coinvolgere un target trasversale. Questa ricetta venne con successo applicata a tutti i successivi lavori come La Bella e la Bestia o Aladdin, dando vita al periodo oggi noto come “rinascimento disneyano”.

Il rovescio della medaglia fu ovviamente che, da questo momento in avanti, le opere degli studios sarebbero diventate succulenti ostaggi dei reparti televisivi, che ne avrebbero sfruttato la fama in diversi modi. La Sirenetta fu il primo lungometraggio animato a dare origine ad una serie tv. Non si trattava di una delle peggiori serie prodotte dalla Disney Television, era tutto sommato un prodotto a suo modo rispettoso, tuttavia presentare una versione economica e a basso target di quello stesso fenomeno che aveva riconquistato il grande pubblico qualche anno prima, non fu che un primo passo verso la perdita di credibilità. Il secondo fu il varo da parte di Michael Eisner dei cosiddetti “cheapquel”, seguiti home video dei Classici Disney, realizzati a basso budget dagli studi televisivi, usanza che colpì l'universo narrativo di Ariel in due diverse occasioni: venne infatti realizzato sia un sequel che un prequel, e in entrambi i casi si trattò di opere piuttosto scadenti e lontanissime dalla qualità del lungometraggio di riferimento. Il terzo film ebbe però la fortuna di essere l'ultimo “cheapquel” prodotto dalla Disney, chiudendo di fatto una delle parentesi più controverse della storia dell'azienda.

di Valerio Paccagnella - Laureato in lettere moderne, è da sempre un grande appassionato di arti mediatiche, con un occhio di riguardo per il fumetto e l'animazione disneyana. Per hobby scrive recensioni, disegna e sceneggia. Nel 2005 fonda “La Tana del Sollazzo”, piattaforma web per la quale darà vita a diverse iniziative, fra cui l'enciclopedico The Disney Compendium e Il Fumettazzo, curioso esperimento di critica a fumetti. Dal 2011 collabora inoltre anche con Disney: scrive articoli per Topolino e Paperinik, e realizza progetti come la Topopedia e I Love Paperopoli.

Scheda tecnica

  • Titolo originale: The Little Mermaid
  • Anno: 1989
  • Durata:
  • Produzione: Howard Ashman, John Musker
  • Regia: Ron Clements, John Musker
  • Sceneggiatura: ,
  • Storia: , , , , , ,
  • Basato su: The Little Mermaid di Hans Christian Andersen
  • Musica: Howard Ashman, Alan Menken
  • Supervisione dell'Animazione: Ruben Azama Aquino, Andreas Deja, Mark Henn, Glen Keane, Duncan Marjoribanks, Matthew O'Callaghan

Credits

Nome Ruolo
Roger Allers Storia
Kathy Altieri Fondali
Hans Christian Andersen Storia Originale (The Little Mermaid)
Tony Anselmo Animazione
Howard Ashman Canzoni; Produttore
Rasoul Azadani Layout
Ruben Azama Aquino Animatore principale (Ursula)
Chris Bailey Animazione
Doug Ball Fondali
Philo Barnhart Progettazione Personaggi
James Baxter Animazione
James Beihold Layout
Dave Bossert Effetti d'Animazione
Chris Buck Progettazione Personaggi
Michael Cedeno Animazione
Glenn Chaika Effetti d'Animazione
Brenda Chapman Storia
Ron Clements Regista; Sceneggiatura
Fred Cline Layout
Jim Coleman Fondali
Barry Cook Effetti d'Animazione
David Cutler Animazione
Anthony De Rosa Animazione
Andreas Deja Animatore principale (King Triton); Progettazione Personaggi
Mark Dindal Supervisione Effetti Speciali
Greg Drolette Fondali
David A. Dunnet Supervisione Layout
Dennis Durrell Fondali
Russ Edmonds Animazione
Thom Enriquez Storia
Rick Farmiloe Animazione
Will Finn Animazione
Tony Fucile Animazione
Randall Fullmer Effetti d'Animazione
Andy Gaskill Sviluppo Visivo
Ed Gombert Progettazione Personaggi; Storia
Dean Gordon Fondali
Christine Harding Effetti d'Animazione
Chuck Harvey Animazione
Dan Haskett Progettazione Personaggi
Mark Henn Animatore principale (Ariel)
Jeff Howard Effetti d'Animazione
Ron Husband Animazione
Jay Jacson Animazione
Chris Jenkins Effetti d'Animazione
Dan Jeup Animazione
Leon Joosen Animazione
Glen Keane Animatore principale (Ariel); Progettazione Personaggi
Lisa Keene Fondali
Shawn Keller Animazione
Ted C. Kierscey Effetti d'Animazione
Jorgen Klubien Animazione
Tia Kratter Fondali
Dorse Lanpher Effetti d'Animazione
Kevin Lima Progettazione Personaggi
Christy Maltese Fondali
Duncan Marjoribanks Animatore principale (Sebastian)
Lorenzo E. Martinez Layout
Alan Menken Canzoni; Musica
Rob Minkoff Animazione
Bruce Morris Sviluppo Visivo
John Musker Produttore; Regista; Sceneggiatura
Mark Myer Effetti d'Animazione
Matthew O'Callaghan Animatore principale; Storia
Don Paul Effetti d'Animazione
Michael A. Peraza Jr. Direzione Artistica
Bill Perkins Layout
Andrew Richard Phillipson Fondali
Philip Phillipson Fondali
Tina Price Animazione (Computer Animation)
Ruben Procopio Maquette
David Pruiksma Animazione
Joe Ranft Storia
Nik Ranieri Animazione
Craig Robertson Fondali
Andrew Schmidt Animazione (Computer Animation)
Brian Sebern Fondali
Tom Sito Animazione
Dave Spafford Animazione
Daniel St. Pierre Layout
Robert E. Stanton Fondali
David P. Stephan Animazione
Barry Temple Animazione
Eusebio Torres Effetti d'Animazione
Donald A. Towns Direzione Artistica
Donald Towns Supervisione Fondali
Gary Trousdale Storia
Chris Van Allsburg Sviluppo Visivo
Chris Wahl Animazione
Ellen Woodbury Animazione
Kelvin Yasuda Effetti d'Animazione
Phil Young Animazione
Kathy Zielinski Animazione