Troppo Vento per Winnie the Pooh

Winnie the Pooh and the Blustery Day – La Storia

Nel 1966, dopo l'ottima performance della prima featurette dedicata a Winnie the Pooh, le percezione dell'orsetto all'interno dello studio è molto cambiata. Persino il regista Wolfgang Reitherman, all'inizio diffidente verso l'opera di Milne, sta iniziando a intuirne il potenziale. A questo va aggiunto che, terminato il lavoro su The Jungle Book, si aggiungono alla squadra del Bosco dei Cento Acri anche alcuni suoi grandi supporter come Frank Thomas, Ollie Johnston e Milt Kahl. Un mediometraggio di Pooh può rappresentare il cuscinetto ideale per tirare momentaneamente il fiato, prima di mettersi al lavoro sul lungometraggio successivo, Gli Aristogatti. Persino Walt Disney continua a essere molto coinvolto nella cosa, lasciando un' inconfondibile impronta in quello che possiamo considerare il suo canto del cigno. In un contesto tanto ispirato e positivo non stupisce che proprio con Winnie the Pooh and the Blustery Day il progetto raggiunga il suo apice qualitativo.

Rispetto a Winnie the Pooh and the Honey Tree, questa volta l'adattamento è leggermente meno fedele: vengono infatti mescolati insieme cinque differenti racconti di Milne, scombinando l'ordine degli eventi. Anche questa featurette si potrebbe idealmente suddividere in due sequenze distinte. Nella prima assistiamo alla “giornata molto ventosa” del titolo, durante la quale accadono alcune cose paradossali: il piccolo porcellino di pezza Pimpi (Piglet), qui alla sua prima apparizione, viene infatti trascinato in aria come un aquilone e finisce dritto dritto in casa di Uffa. Il gufo inoltre si ritroverà ben presto senza abitazione, dato che la sua casa sull'albero precipiterà a causa delle intemperie.

Nella seconda parte la “giornata molto ventosa” si trasforma in una “nottata molto piovosa”. Durante la tempesta notturna Winnie si ritrova a far la conoscenza di Tigro (Tigger), che gli piomba in casa del tutto inaspettatamente, e a dover fare i conti con l'inesistente minaccia degli “efelanti e noddole”, in una sequenza onirica davvero strepitosa. All'alba l'intero Bosco dei Cento Acri è completamente allagato, il che permette di virare verso un finale vagamente avventuroso, ma sempre all'insegna del minimalismo. Winnie the Pooh and the Blustery Day è decisamente più riuscito del predecessore, e presenta un maggior numero di situazioni, concetti e personaggi. Il suo punto di forza rimangono le eccellenti interazioni tra i pupazzi, inoltre la vicenda ha un respiro più ampio, la colonna sonora è straordinaria e la sequenza dell'incubo di Pooh aggiunge all'opera una sfiziosa sfumatura sinistra. Non manca inoltre il classico umorismo nonsense, il cui punto più alto viene raggiunto quando Pimpi per equivoco si autoconvince di dover per forza regalare la sua dimora a Uffa. E poi lo fa.

Winnie the Pooh and the Blustery Day – L'Arte

Il comparto grafico di questo secondo mediometraggio riprende in tutto e per tutto l'impostazione del suo predecessore. La tecnica Xerox viene usata al massimo del suo potenziale, ricordando lo stile grafico delle illustrazioni di Ernest Shepard, a corredo dei volumi originali. Viene mantenuta inoltre l'introduzione live action e la successiva transizione sulle pagine del libro, che continuano a costituire una cornice metanarrativa di prim'ordine, permettendo gag surreali e la frequente rottura della quarta parete. Una parentesi a sé è costituita dalla sequenza del sogno di Pooh, ambientata in un mondo surreale in cui le regole codificate fino a questo momento possono essere facilmente stravolte. L'animazione porta la firma di alcuni fra i migliori veterani dello studio: Frank, Ollie e Milt si aggiungono al team, mentre a restare in panchina stavolta è Eric Larson.

L'altissimo livello dei talenti in gioco si rispecchia perfettamente nell'ottima riuscita delle due new entry. La prima fra queste è Pimpi, introdotto con una buona dose di umorismo e giochi di parole in stile Milne: accanto alla sua casetta appare un cartello rotto che reca la scritta incompleta “Trespassers Will”, che lui crede essere il nome di suo nonno, anziché un semplice segnale di divieto eroso dal tempo. Pimpi andrà a costituire con Pooh una coppia inseparabile, e non è un caso quindi che i due personaggi siano animati da un duo di artisti inseparabili anche nella vita reale: Frank Thomas e Ollie Johnston. Non è la prima volta che i due amiconi lavorano insieme, proiettando il loro affiatamento anche sui personaggi da loro disegnati: ne sono un perfetto esempio Mowgli e Baloo in The Jungle Book (1967). Non si capisce dove inizi il lavoro dell'uno e finisca quello dell'altro, specialmente nelle sequenze in cui i due appaiono contemporaneamente, e in cui Pooh mostra uno stile di disegno piuttosto diverso dal solito.

Winnie the Pooh and the Blustery Day segna anche l'esordio di Tigro, il personaggio più esplosivo della compagnia. Si tratta di una rappresentazione arguta dell'aspetto più incontenibile e irruente della psicologia infantile, un iperattivo caratterista perennemente fuori dagli schemi. Ogni suo movimento o espressione è un capolavoro: Tigro è sicuramente il personaggio visivamente più impressionante di tutti e non è un caso che sia stato affidato ad un vero fuoriclasse, il virtuoso della matita Milt Kahl, specializzato in personaggi borderline e sopra le righe. Del gruppo dei nine old men ritroviamo inoltre John Lounsbery, responsabile di Uffa, e ovviamente Wolfgang Reitherman, che viene riconfermato come regista.

Winnie the Pooh and the Blustery Day – La Musica

La colonna sonora di questa seconda avventura di Pooh vede ancora una volta i Fratelli Sherman e Buddy Baker nel ruolo di compositori. I due artisti riescono a offrire qualcosa di ancora superiore rispetto a quanto fatto nel mediometraggio precedente. Il classico tema di Winnie the Pooh rimane nella sequenza di presentazione, ma le canzoni che seguono vanno oltre la semplice collezione di filastrocche presentate nel 1966 e risultano musicalmente assai più interessanti.

  • A Rather Blustery Day - È l'unica canzone del set a seguire nuovamente la formula di Winnie the Pooh and the Honey Tree, mostrandoci l'orsetto intento a canticchiare qualcosa che ha senso solo nella sua testa.
  • The Wonderful Thing About Tiggers - Il frizzante motivetto di presentazione di Tigro è breve ma assolutamente incisivo, e rimarrà impresso nelle menti di molte persone. La canzoncina verrà riciclata nel terzo segmento, prodotto qualche anno dopo, ma anche in numerose produzioni successive come Winnie the Pooh (2011) e ovviamente nel lungometraggio firmato DisneyToon Studios, The Tigger Movie (2000), in una versione opportunamente estesa.
  • Heffalumps and Woozles - Più che un prodotto per l'infanzia il Winnie Pooh disneyano è un'opera sull'infanzia, che analizza l'immaginario dei bambini in tutte le sue sfaccettature, compresa quella che in genere non viene trattata: la paura. Suggestionato dalle parole di Tigro, che lo mette in guardia dagli elefanti e donnole, presunti ladri di miele, l'orsetto Pooh fa un incubo in cui si ritrova a fronteggiare gli “efelanti e noddole”, grottesche trasfigurazioni verbali e visive di questi animali. La sequenza è surreale, ipnotica e leggermente dark, come anche la canzone che la accompagna, e rappresenta probabilmente il punto più alto di tutto questo corpus. Il riferimento diretto è ovviamente ad altre animazioni disneyane parimenti psichedeliche, come la classicissima Pink Elephants on Parade di Dumbo (1941), ma anche la Silly Symphony Lullaby Land (1933), capolavori onirici di cui viene raccolto degnamente il testimone.
  • The Rain Rain Rain Came Down Down Down - Dopo la nottata tempestosa ecco una canzoncina più leggera in cui si descrivono con umorismo gli effetti del diluvio, mostrando i personaggi far fronte all'emergenza. È un brano orecchiabile che accompagna immagini tenere e di grande atmosfera, con un arrangiamento così ben fatto da riuscire a far percepire l'umidità allo spettatore.
  • Hip Hip Pooh-Ray! - La canzone che i personaggi cantano in coro celebrando il lieto fine, ha alcuni punti di contatto con Heave-Oh, che concludeva invece il mediometraggio precedente. Da notare che per la prima volta il cast sfila al gran completo, arricchito dai due nuovi personaggi, Pimpi e Tigro.

La grandissima qualità del segmento non passò certo inosservata e fruttò all'orsetto un Oscar come miglior cortometraggio animato, il primo vinto dopo la scomparsa di Disney. I lavori sulla terza parte del progetto però non furono immediati. Lo studio, dovendo far fronte ai duri contraccolpi dovuti alla morte di Walt, fu costretto a riorganizzare la propria scaletta produttiva, dando precedenza a Gli Aristogatti e Robin Hood. Ci sarebbero voluti ben sei anni per riuscire a portare nei cinema il successivo mediometraggio, quel Winnie the Pooh and Tigger Too!, che avrebbe dovuto chiudere finalmente la serie.

Revisione del 2 Settembre 2022.

di Valerio Paccagnella - Laureato in lettere moderne, è da sempre un grande appassionato di arti mediatiche, con un occhio di riguardo per il fumetto e l'animazione disneyana. Per hobby scrive recensioni, disegna e sceneggia. Nel 2005 fonda “La Tana del Sollazzo”, piattaforma web per la quale darà vita a diverse iniziative, fra cui l'enciclopedico The Disney Compendium e Il Fumettazzo, curioso esperimento di critica a fumetti. Dal 2011 collabora inoltre anche con Disney: scrive articoli per Topolino e Paperinik, e realizza progetti come la Topopedia (2011), I Love Paperopoli (2017) e PK Omnibus (2023).

Scheda tecnica

  • Titolo originale: Winnie the Pooh and the Blustery Day
  • Anno: 1968
  • Durata:
  • Produzione: Walt Disney
  • Storia: , , ,
  • Basato su: Winnie-the-Pooh di A.A. Milne
  • Musica: Richard M. Sherman, Robert B. Sherman
Nome Ruolo
Larry Clemmons Storia
Walt Disney Produttore
Vance Gerry Storia
A.A. Milne Storia Originale (Winnie-the-Pooh)
Richard M. Sherman Canzoni; Musica
Robert B. Sherman Canzoni; Musica
Julius Svendsen Storia
Ralph Wright Storia