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[Warner Bros/Brad Bird] Il Gigante di Ferro

Dallo slapstick di Chuck Jones alla stop motion firmata Aardman passando per il manierismo donbluttiano, le varie risposte del mondo occidentale a chi identifica l'animazione con gli studi Disney.

[Warner Bros/Brad Bird] Il Gigante di Ferro

Messaggioda DeborohWalker » domenica 11 novembre 2007, 17:56

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Nel 1999, cinque anni prima di The Incredibles, Brad Bird esordisce alla regia sul grande schermo, con questo film di fantascienza tratto da un libro per ragazzi. Nei primi anni '90 fu messo in scena un musical ispirato dal romanzo; i produttori della Warner Bros inizialmente pensarono di realizzare un film animato che contenesse anche le canzoni, ma poco prima di far partire la realizzazione si preferì dare alla stori toni più seri e apprezzabili anche da un pubblico più adulto, e l'ipotesi musical sfumò.

Siamo nel bel mezzo della Guerra Fredda; nel bosco vicino alla cittadina di Rockwell, precipita un enorme robot dalla provenienza sconosciuta, ma con un'incredibile curiosità per tutto ciò che lo circonda. Hogarth, un bambino di nove anni, lo trova e diventa suo amico, mostrandogli come funziona la vita sulla Terra, e cercando di nasconderlo agli altri, in particolare da Kant Mansley, un agente federale convinto che il gigante di ferro sia una minaccia inviata dai russi, o da altri nemici degli USA.

La caratterizzazione grafica dei personaggi è la stessa che verrà poi utilizzata negli Incredibili, con umani contraddistinti da forme spigolose e arrotondate allo stesso tempo, e dei grandi occhi tondi; non è difficile rivedere in Hogart quello che sarà Dash Parr, e nell'agente Mansley l'ancor più folle Syndrome. Ci sono alcune somiglianze anche con Ratatouille: la scena in cui lo scoiattolo di Hogart vaga liberamente per il bar, infilandosi nei pantaloni dello scultore Dean, richiama alla mente Remy che gironzola nei vestiti di Linguini, ma anche le tematiche potrebbero essere viste come n "lato B" dell'ultimo successo PIXAR.
Se in Ratatouille il topolino protagonista riflette sullo scegliere cosa fare indipendentemente dalla propria natura, il Gigante di Ferro capisce di poter scegliere COME essere, indipendentemente dalle sue origini. E per spiegare questo messaggio, già presente nel racconto di Ted Hughes al quale si ispira il film, Brad Bird utilizza Superman, l'Uomo d'Acciaio che proprio in quegli anni stava iniziando ad essere pubblicato; questa analisi denota una forte passione per i fumetti, che si palesa anche nella comparsa di un numero di Spirit, il personaggio di Will Eisner di cui Bird riprenderà la mascherina per applicarla alla famiglia Parr.
Il film ha una qualità elevata, specialmente considerando il fatto che sia un'opera prima, e si puo già iniziare ad osservare l'abilità di Bird nel costruire inquadrature dinamiche e nel far recitare personaggi animati. E anche nello strutturare a perfezione la storia, con la presenza di diverse scene emozionanti che vengono riprese nel finale, portando alla conclusione della trama, di forte impatto.
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Re: Brad Bird: Il Gigante di Ferro

Messaggioda Blonde » lunedì 12 novembre 2007, 14:25

E proprio domenica l'han passato su Italia 1...
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Messaggioda DeborohWalker » lunedì 12 novembre 2007, 14:59

Eh, oibò, guarda un po' che coincidenza, neanche l'avessi commentato dopo averlo rivisto :P
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Re: [Warner Bros/Brad Bird] Il Gigante di Ferro

Messaggioda Bramo » lunedì 21 aprile 2014, 17:20

Visto per la prima volta ieri, e l'ho semplicemente adorato.
Un film dove il character design e l'animazione sono straordinari, amabili, di grande qualità e armonici. Come feeling potrei dire che l'estetica richiama un po' quel che erano i film d'animazione di fine anni '80 e inizio anni '90, non so se è una cosa solo mia e a pelle, e la cosa è adorabile: Hogarth è una gioia per gli occhi, tanto si muove, si agita ed è credibile in tutto quello che fa. Il Gigante di Ferro ruba la scena ogni volta che compare, anche solo in silhouette sullo sfondo: il suo aspetto è tutto sommato molto semplice, ma proprio questo vincente ed efficace, e la cinepresa offre sempre ottime inquadrature per suggerirne l'altezza vertiginosa.
Per quanto riguarda la trama, siamo di fronte ad una sceneggiatura alquanto ispirata: il setting della provincia americana e l'ambientazione temporale collocata durante la Guerra Fredda permettono riflessioni e sviluppi di trama di certo non banali, e in quanto tali apprezzabili anche da un pubblico adulto. Oltre ai tempi "macro-politici" che questa situazione comporta e sottintende, c'è il tema della famiglia che tira avanti senza un padre, con la madre che deve lavorare fino a tarda notte in un dinner, e per arrivare a tematiche più universali basta pensare alla classica paura del diverso che qualunque persona, a prescindere dall'età, può perfettamente comprendere. E così, può trarre dalla storia di un gigantesco robot distruttore in cui un bambino vede del buono, un insegnamento che per come viene esposto è tutt'altro che didattico o didascalico.
Il livello della storia, sia d'azione che emotivo, si alza al massimo negli ultimi 20 minuti della pellicola, quando il Gigante di Ferro mostra le potenzialità distruttive per le quali era stato creato, quando la follia dell'uomo mandato inizialmente dal governo mostra il suo vero volto e, soprattutto, quando il robot dimostra che la lezione datagli dal suo nuovo amichetto è decisamente applicabile: indipendentemente dal "destino" per cui siamo creati, ognuno è semplicemente chi decide e cerca di essere, tramite le proprie azioni e intenzioni.

Un finale che mi ha fatto piangere senza possibilità di smettere, una cosa che - con questa intensità - non mi capitava da anni di fronte ad un film.
Trovo che l'apice del film, che coincida proprio con la sua conclusione, sia costruito in modo magistrale, capace di toccare senza retorica temi e sentimenti molto intensi.
L'epilogo smorza un po' la forza sacrificale del finale, ma perlomeno porta un po' di sollievo allo spettatore, e anche questo è gestito bene, visto che si evita di mostrare un ricongiungimento tra il robot e il ragazzino, ma si indica solo che il Gigante di Ferro è sopravvissuto.
Una pellicola davvero notevole.
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Re: [Warner Bros/Brad Bird] Il Gigante di Ferro

Messaggioda L Vertighel » venerdì 08 aprile 2016, 22:41

Bel film, anche se è palesemente quello inferiore fra i film di Bird che col tempo ci ha abituati a finezze elevatissime.
Belle le ambientazioni, le animazioni mi sono piaciute ma non in ogni frangente (le scene concitate sono meno precise della media), mentre ho ben poco apprezzato il character design, che se avrà una validissima ragion d'essere in un film in CGI realizzato in un'epoca ancora problematica riguardo la figura umana come Gli Incredibili, non capisco perché debba essere adottato in un film in 2D.
La sceneggiatura è molto fluida e lineare, ma lo stile di Bird, anche se non ancora pienamente formato come nei suoi due futuri pixariani, regala diversi guizzi tecnici. Avrei prefefito un finale completamente drammatico, devo dire, avrebbe reso pienamente riuscito lo spirito sacrificale del protagonista e del film, ma anche così posso considerarmi più che soddisfatto.
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Re: [Warner Bros/Brad Bird] Il Gigante di Ferro

Messaggioda Valerio » sabato 09 aprile 2016, 01:45

Lo stile è fatto per richiamare La Carica dei 101, credo. E se non sbaglio lo dobbiamo a Tony Fucile, ma potrei appunto sbagliare.
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Re: [Warner Bros/Brad Bird] Il Gigante di Ferro

Messaggioda Pangur Ban » lunedì 09 settembre 2019, 20:50

Oltre ad essere la prima prova come regista di Brad Bird, ad oggi resta la mia preferita tra tutte quelle che ha realizzato. Diciamo che se la gioca alla pari con "Miracolo sull'8ª strada" di cui è stato co-sceneggiatore.
Il Gigane di Ferro è uno dei simboli di un'animazione americana alternativa alla Disney che a fine anni '90 - primi 2000 ha cercato di contrastare il topo con storie di qualità o più smaliziate. Penso ad esempio a "Il principe d'Egitto" (1998), "Z la formica" (1998), "Anastasia" (1997), "L'era glaciale" (2002) e "Spirit cavallo selvaggio" (2002).

Tornando a Bird, ovviamente promuovo anche i suoi pixariani "Gli Incredibili" e "Ratatouille" ma non "Gli Incredibili 2", che per quanto buono, mi ha lasciato piuttosto freddo. Infatti dubito che lo rivedrò mai, mentre ci sarà sempre un'occasione per rivedere ancora il gigante.

Una curiosità: la voce originale del robot è quella di un allora poco conosciuto Vin Diesel.

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