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[Madhouse] Manie Manie: I Racconti del Labirinto

Rin Taro, Otomo, Satoshi Kon e tutto ciò che faticosamente fuoriesce dal Giappone. Film dei Pokémon compresi.

Madhouse: Manie Manie - I Racconti del Labirinto

Messaggioda RoM » sabato 14 ottobre 2006, 15:08

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Negli anni '80 in Giappone scoppia il boom dei Video Originali d'Animazione (OAV o OVA), produzioni animate distribuite direttamente in home video. Per la maggior parte si tratta di prodotti stereotipati a uso e consumo dei soli "otaku" (i nerd giapponesi), ma talvolta vengono realizzate opere di un più alto profilo artistico: tra queste è Manie Manie i Racconti del Labirinto (Meikyu Monogatari), mediometraggio in tre sequenze prodotto e supervisionato dall'esperto regista Rintaro (Shigeyuki Hayashi) e da Masao Maruyama, presidente degli studi Madhouse.

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Labyrinth Labyrinthos (chissà perché intitolato solo Labyrinth nell'edizione italiana), sequenza che fa da cornice alle altre due, è scritta e diretta dallo stesso Rintaro: una bambina gioca a nascodino col suo gatto, e attraversando uno specchio si ritrova in un mondo labirintico dove incontra un enigmatico clown. Una surreale celebrazione della fantasia infantile repressa dal sistema educativo giapponese, visualizzato con uno stile marcatamente espressionista, basato su un montaggio straniante, giochi di inquadrature e un'animazione fluida e irreale curata da Atsuko Fukushima; si tratta, certo, di virtuosismo fine a se stesso, ma il risultato è innegabilmente suggestivo.

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L'Uomo che Correva è scritto e diretto da Yoshiaki Kawajiri; cifra caratteristica di questo regista è uno stile cupo e sregolatamente barocco che fa da pendant alla puntuale idiozia delle trame. Per L'Uomo che Correva va detto che il soggetto è tutto sommato passabile: "la morte-non morte" di un corridore di una sorta di Formula 1 estrema in un mondo futuristico, visto attraverso gli occhi di un giornalista. Come suo solito, Kawajiri punta tutto sulla ricerca dell'effetto gratuito, sull'atmosfera dark, le inquadrature "sborone", il disegno dettagliato delle macchine (a fronte di un'animazione alquanto immobile); comunque il tutto ha una sua certa forza visiva.

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Fermate i Lavori di Katsuhiro Otomo è una satira della fiducia nelle macchine e dell'efficientismo industriale giapponese. Un impiegato è inviato come responsabile dei lavori di un cantiere automatizzato in piena foresta, col compito di fermarne le attività, e si ritrova praticamente prigioniero del robot capocantiere. Un'atmosfera tesa e un'ironia caustica caratterizzano questa sequenza incentrata sul confronto tra due personaggi: l'essere umano, perfetto ritratto dell'omino senza carattere inserito nel sistema produttivo nipponico, e il robot, inamovibile nella sua logica meccanica e nell fedeltà agli ordini con cui è stato programmato, che palesa la sua inaffidabilità già dai vistosi malfunzionamenti fisici. Lo stile visivo, meno "appariscente" rispetto alle altre due sequenze, è perfettamente calibrato e mostra una grande attenzione ai piccoli particolari, ben tratteggiati dall'animazione pulita e dettagliata di Takashi Nakamura e dalle scenografie del veterano Takamura Mukuo.
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Re: Madhouse: Manie Manie - I Racconti del Labirinto

Messaggioda Rebo » sabato 14 ottobre 2006, 17:00

RoM ha scritto:Labyrinth Labyrinthos [...] Una surreale celebrazione della fantasia infantile repressa dal sistema educativo giapponese, visualizzato con uno stile marcatamente espressionista, basato su un montaggio straniante, giochi di inquadrature e un'animazione fluida e irreale curata da Atsuko Fukushima; si tratta, certo, di virtuosismo fine a se stesso, ma il risultato è innegabilmente suggestivo.


Il mio segmento preferito di Manie manie. Quando l'ho visto mi è scappato un paragone: un incrocio tra Tim Burton e Fellini. Il che è chiaramente uno sproposito, a cui però sono ormai affezionato.

Anche questo commento, come il virtuosismo di Labyrinth Labyrinthos, è fine a se stesso... :P
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