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[WDAS #58] Frozen II - Il Segreto di Arendelle

E' lo studio d'animazione più antico ma anche il più vitale. Tutto comincia da qui, e continua ancora oggi portando l'arte dell'animazione verso nuove frontiere. La mancanza di un nome riconoscibile ha portato per anni il grande pubblico a confonderne le opere con quelle delle altre filiali Disney, ma adesso tutto è cambiato. Benvenuti nel Canone Disney.

[WDAS #58] Frozen II - Il Segreto di Arendelle

Messaggioda Valerio » giovedì 28 novembre 2019, 03:00

Film ambizioso, Frozen 2. Il 58° Classico Disney, primo dell’era post-Lasseter, spiazza tutti con la sua piena autoconsapevolezza. L’impressione è che gli autori al momento di sedersi al tavolo abbiano prima di tutto ragionato su come superare le obiezioni che inevitabilmente il concetto di “Frozen 2” si porta dietro. Perché se sei il fottuto sequel del fottuto Frozen, il ghigno degli scettici te lo becchi ancor prima di iniziare, e tocca fare un gran lavoro compensativo per guadagnarti rispetto e attenzione.

E il gran lavoro è stato fatto, cosa che si era capita sin dai primi epici trailer. Il fiabesco dramedy del 2013 si è trasformato in un kolossal fantasy a tinte noir e dal retrogusto metafisico. Bene, benissimo che si sia preteso così tanto da un progetto che avrebbe invece potuto adagiarsi, andando sul sicuro. Un lavoro del genere costituisce sicuramente un giro di boa per gli studios in termini di immagine e percezione del pubblico. Al timone della baracca ora c’è la brava Jennifer Lee e sembra star godendo di tutto lo slancio e la libertà che questo particolare momento della storia della Company sembra star concedendo (potere ai creativi e parità dei sessi). Questo non fa di Frozen 2 un film perfetto e qualche sbavatura c’è: i personaggi tendono un po’ troppo ad anticipare lo spettatore nella comprensione delle cose e man mano che la trama si dipana qualche punto oscuro qua e là rimane. Dettagli comunque, figli di un eccesso di sostanza che non ritengo un grave peccato.

Ma il vero motivo per cui Frozen 2 è una perla sta tutto nel suo approccio “art-driven”. Non è una novità che i Classici Disney scelgano di narrare attraverso l’animazione, la recitazione, la musica e il colore, anziché intessere plot complicati. Stupisce vedere adattata questa loro grammatica visiva al genere fantasy e sorprende l’eleganza del risultato. Uno dei dodici principi dell’animazione codificati da Frank & Ollie era lo “staging”, ovvero la capacità di disporre gli elementi sulla scena per creare immagini attraenti e intuitive. Frozen 2 è il trionfo di tutto ciò: ogni inquadratura, posa, luce, colore o movimenti di camera creano una precisa risposta emotiva. Le sequenze in grado di impattare, di rimanere nella memoria sono tantissime e il film le propone a getto continuo, con una densità davvero senza precedenti. Lo spettatore viene così bombardato con raffinatezze di ogni tipo, senza mai un momento di tregua. Probabilmente non coglierà direttamente tutto questo, ma a livello inconscio queste sono pennellate che rimangono.

Difficilmente ho visto una tale padronanza della propria tavolozza, e soprattutto una tale maestria nel trasformare “il piatto della casa” in un linguaggio versatile. Lungi dall’essere un semplice favore all’ufficio marketing, Frozen 2 rappresenta una rivendicazione e l’affermazione di un’identità artistica ben precisa. Lo promuovo, dunque. E corro a riascoltarmi quella meraviglia di “Lost in the Woods”.
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Re: [WDAS #58] Frozen II - Il Segreto di Arendelle

Messaggioda Francesco F » giovedì 28 novembre 2019, 10:51

Il mio sputo non è altrettanto assolutorio. Questo è un sequel posticcio, del genere "un colpo al cerchio e uno alla botte": il primo film sceglieva di valorizzare lo sviluppo dei personaggi in un contesto irrazionale lasciato alle suggestioni; il secondo sa che non può permettersi di sacrificare lo sviluppo dei personaggi (la ragione del successo del primo film) ma allo stesso tempo sa che rimettervi mano significa alterare l'equilibrio perfetto del primo, quindi deve bilanciare. Purtroppo per farlo oscilla freneticamente fra drammi dei personaggi (che era meglio lasciare intatti) e soluzione dei misteri (che era meglio lasciare suggeriti). Un'operazione del genere deve essere letteralmente chirurgica come il lavoro in una major cinematografica, quasi monopolista e sotto i riflettori come nessuno prima, non potrà mai essere.
Sí, lo sapevamo che su Elsa fu costruito sin dal primo film un ruolo di drama queen anacronistico, che inevitabilmente si è tradotto in vagonate di meme su internet, nello stereotipo di genere del "film da bambine", e persino in battute metanarrative, adesso. In questo sequel il divismo di Elsa investe pure Anna, Olaf e Kristoff in una sagra dell'eccesso molto meno difendibile che in passato.

Nell'eccesso viene però messo alla prova il comparto tecnico-artistico, che evidentemente scalpita per esprimere al massimo il potenziale del suo talento e non viene sempre incentivato dalla Company. Una fiaba sarebbe il contesto ideale per sbrigliare la fantasia di grafici e animatori. La narrazione è stata sacrificata a questa esigenza. La costruzione del dramma è assente, la posta in gioco è alta da subito, senza motivo, capitalizzando sull'affetto "per contratto" che il pubblico proverebbe nei confronti di Anna e Elsa. La drammaturgia delle due sorelle è stata curata più dal marketing negli anni fra un film e l'altro, che dagli storyteller. Nel film, insomma, non c'è. In conseguenza di ciò, le sequenze spettacolari e le idee piú sorprendenti esauriscono la loro efficacia in loro stesse. Le emozioni non si sedimentano. L'incantesimo si spezza a ogni cut.

Il sale di ogni storia è il conflitto, si sa. E invece no. Il primo Frozen l'aveva dimostrato: il buono e il cattivo (i poteri di Elsa) sono due facce della stessa medaglia (Elsa) e l'avventura è la ricerca dell'equilibrio, mentre il conflitto forzato (il complotto di Hans) era una ridicola appendice. Questa preziosa lezione viene clamorosamente dimenticata in Frozen 2, dove il conflitto forzato ( il machismo tossico di Re Nonno Lasseter) viene promosso da appendice a radice del dramma. Un conflitto che non si è poi nemmeno avuto il coraggio di affrontare davvero ( il non-sacrificio di Arendelle).

Scudisciato lo scudisciabile, rimangono ovviamente un po' di lodi. La seconda parte del film riserva lo spettacolo piú intenso: il cammino solitario di Elsa verso il fiume Ahtohallan, spoilerato già dal primo teaser trailer e un po' troppo ricalcato sul meraviglioso viaggio di Moana in Oceania; la missione di Anna di distruggere la diga; la scena talmente-assurda-da-fare-il-giro-e-diventare-cult di Kristoff sul brano "Lost in the Woods", fuori da ogni contesto, irricevibile per chiunque sotto i 30 anni. Le canzoni (distrutte dall'adattamento italiano) si caricano di gran parte della potenza emotiva del film e riescono a aggiornare quelle del film precedente (stavolta di brani alla "Let It Go" ce ne sono tre, due per Elsa e uno per Anna) e è molto probabile che il film sia stato costruito su di esse (i Lopez si son presi il credit come soggettisti del film). Forse per la prima volta nella storia Disney le versioni pop delle canzoni sono migliori delle originali (d'altronde sono canzoni concepite con espliciti riferimenti a tradizioni musicali consolidate).

Insomma se manca il coraggio può anche essere un buon film ma sarà un pessimo film Disney.
DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!

:solly:
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Re: [WDAS #58] Frozen II - Il Segreto di Arendelle

Messaggioda Donald Duck » martedì 03 dicembre 2019, 10:55

A fine proiezione, mi sono tramutato in una graziosissima Winx decenne. Avevo vestitini fashion a marchio Disney Store, oltre che la glicemia sopra il livello di guardia.
Parlavo in uno strano italiano, minuti e minuti di frasi contorte per esprimere concetti che non arrivavano mai.

Nessuno notava cambiamenti, però: erano tutti distratti dalle mie animazioni.
Timido postatore e finto nerd.

Pure su YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCBsX4Y ... LjrjN8JvEQ.
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