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[PIXAR # 7] Cars - Motori Ruggenti

Lo studio fondato da John Lasseter che ha inventato la CGI, traendo arte dai poligoni e rivoluzionando lo scenario moderno. E da quando è entrata a far parte della famiglia Disney i benefici influssi si sono diffusi ovunque, portando la Disney verso una rinascita!

[PIXAR # 7] Cars - Motori Ruggenti

Messaggioda Alle » domenica 16 luglio 2006, 15:42

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Bene, visto che ormai manca poco all’uscita italiana, direi che sarebbe, anzi è il caso di trasferire la discussione su Cars in un topic tutto suo; e questo topic lo inauguriamo con quella che, senza tema di smentita, è la sua prima recensione italiana, pubblicata, pensate un po’, dalla rivista dei soci ACI Automobile Club nel numero di luglio-agosto 2006. Ovviamente c’è un po’ (ma non troppo) spoiler, quindi chi non volesse proseguire si fermi qui.

Anteprima: Le star di Cars
SOTTO IL COFANO BATTE UN CUORE – Nel nuovo film della Pixar le automobili prendono vita e si comportano come esseri umani, con i loro pregi e difetti. Un road movie particolare e appassionante, che arriverà nelle sale a fine agosto. Lo abbiamo visto per voi

Radiator Springs è un luogo semiabbandonato sulla route 66, la leggendaria statale che attraversa gli Stati Uniti da Chicago a Los Angeles. Una volta in quella cittadina c’era vita. Un viavai di macchine che si fermavano al “caffè” a bere una tazza di olio, alcune acquistavano pneumatici nuovi nel negozio di Luigi, oppure andavano da Fillmore a fare rifornimento di… benzina ecologica fatta in casa.
Ma all’improvviso, le automobili hanno smesso di arrivare a Radiator Springs. Sfrecciano a tutta velocità sull’autostrada a otto corsie, superando il paesino senza avere il tempo di dare un’occhiata. E così si sono trascinati i giorni per Flo, la proprietaria del bar, per Doc Hudson, medico di campagna e giudice. E per Sally Carrera, la graziosa Porsche, fuggita da tempo nella placida campagna dalla metropoli frenetica. La pigra vita di Radiator Springs (in italiano: le sorgenti dell’acqua del radiatore) subisce un brusco risveglio una sera, quando Lightning McQueen, sportiva di successo quanto arrogante, sbaglia strada e si ritrova nella polverosa cittadina.
Quello che accade a questo punto lo vedremo dal 23 agosto sugli schermi dei cinema italiani. Il primo film ambientato nel mondo delle automobili dove gli uomini non c’entrano. Dove gli eroi hanno una carrozzeria e un’anima e dove le auto amano, soffrono e vivono.
Questo road-movie un po’ particolare è nato negli studi della Pixar in California. Qui, in un moderno edificio a due piani che ricorda un vecchio capannone industriale, lavorano 850 collaboratori che disegnano i film di animazione di maggior successo della storia del cinema, tra cui Gli Incredibili. In una stanza di circa 50 metri quadrati c’è uno dei 100 computer più veloci del mondo. Che comunque impiega fra i 6 e i 90 secondi a elaborare un’immagine di Cars (un solo secondo di film significa 24 immagini!). La produzione di una scena della durata di pochi secondi, in cui un camion transita su una tangenziale al tramonto, ha richiesto sei mesi. Gli specialisti hanno analizzato per settimane la luce proiettata sull’asfalto da uno dei fanali. Un impegno gigantesco, che rende Cars il film d’animazione più spettacolare che sia mai arrivato nei cinema. Oltre che, a nostro parere, uno dei migliori film sulle auto. Un road-movie mozzafiato, accuratissimo fin nei dettagli. I fiori dei cactus hanno la forma delle pinne di una vecchia Cadillac Eldorado. Intorno alle luci al neon del caffè di Flo non ronzano zanzare qualsiasi, ma piccoli Maggiolini… Volkswagen. E i rumori dei motori sono registrazioni originali dei vari modelli.
“Con questo film ho realizzato un sogno della mia infanzia”, dichiara il regista John Lasseter, vincitore di un Oscar nel 1995 con Toy Story, sempre della Pixar. “Amo le automobili da quando sono nato” spiega il 49enne, cresciuto a Los Angeles e figlio di un concessionario Chevrolet. E’ un imprinting che lascia il segno. Il suo progetto di realizzare un film ambientato nel mondo delle automobili è cominciato già nel 1999. “Infondere la vita nelle automobili è stata la sfida più grande della mia carriera”, commenta Lasseter. Il film è caratterizzato dalla trasformazione completa del mondo degli uomini in quello delle auto. Il gommista diventa… il negozio di calzature, l’autofficina lo studio medico, il distributore il ristorante. “Per noi era importante non creare un film d’azione qualsiasi, pieno di rottami, incidenti e pneumatici che stridono”, spiega Lasseter. “In questa storia la morale è imparare a rallentare, ogni tanto, e a godersi il viaggio”. Ed è proprio questo che fa di Cars una meravigliosa esperienza cinematografica. Nonché una dichiarazione d’amore per le automobili, che siano giovani o avanti negli anni, veloci o lente come lumache. In una scena del cartone, Lightning chiede alla signorina Porsche Sally perché non voglia andarsene da Radiator Springs, e Sally risponde sognante: “Mi sono innamorata”. “Di una Corvette?”. “No, niente Corvette”, risponde Sally, si volta verso l’auto da corsa e sorride incerta. In fondo, anche le automobili hanno dei sentimenti. O no?


Seguono telegrafiche descrizioni dei personaggi:

MATER – Un carro attrezzi arrugginito ma dal cuore buono. Un amico sincero.
LIGHTNING McQUEEN – Pensava solo al successo, prima di arrivare a Radiator Springs. E’ una tipica stock car americana.
LUIGI – Il gommista italiano è una Fiat 500 del ’59 che adora la Ferrari.
GUIDO – Il piccolo carrello elevatore lavora con Luigi e sogna di entrare nel mondo delle corse.
FLO – Fidanzata di Ramone, gestisce il bar (ovvio: un distributore di benzina) della zona.
DOC – Il medico del villaggio: una Hudson Hornet del ’51 con un segreto sotto il cofano.
SARGE – La vecchia Jeep è… un tipo all’antica. Purtroppo il suo vicino di casa è Fillmore.
FILLMORE – E’ un hippy in tutto e per tutto: si prepara il carburante da sé. Ecologico, naturalmente.
CHICK HICKS – In gara è l’eterna seconda. Aspetta ancora che arrivi il suo momento di gloria.
SALLY – La bella Porsche 911 Carrera è fuggita dalla frenesia della grande città per rifarsi una vita nel villaggio.
RAMONE – Re della personalizzazione. La sua officina è sempre vuota e allora… si “autotunizza”. E’ una Chevy Impala del ’59.
THE KING – Il re delle corse: idolo del giovane McQueen. E’ una Plymouth Superbird 1970.
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Messaggioda Valerio » domenica 16 luglio 2006, 16:55

Certo che per essere i primi a recensire, questi signori potevano sbattersi decisamente di più. Dio mio quanto detesto chi nelle recensioni si mette a raccontare la trama, cosa inutile per chi ha già visto e dannosa per chi non ha visto. E dio mio quanto detesto quelli che non sapendo che cavolo dire cominciano a sparare cifrone su quanti ci hanno lavorato, quanti disegni sono stati necessari, ben sapendo che questi dati per un lettore ordinario non hanno il benché minimo significato, servono solo a fare un po' di chiasso. Dulcis in fundo le frasi riportate.
Bah, e io che volevo solo sapere per benino com'era il film...
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Messaggioda Alle » domenica 16 luglio 2006, 20:22

Ricordati di che rivista si tratta: non è Les Cahiers du Cinema, non è Ciak, non è neppure Dipiù; è la rivista dei soci ACI, che parla quasi esclusivamente di automobili da un punto di vista "pratico". Mi è sembrata una cosa particolare, da portare alla Vostra stimata attenzione, proprio per questo motivo. Per delle vere recensioni in lingua italiana dovremo attendere il 24 agosto.

P.S.: tu sapevi che il padre di Lasseter era un concessionario di auto? E chi poteva dirtelo, se non l'ACI? :-)
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Messaggioda Valerio » domenica 16 luglio 2006, 21:59

No, per carità, mica biasimo te, ci mancherebbe. Biasimo certe prassi recensorie.
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Messaggioda Rebo » domenica 20 agosto 2006, 10:57

[ATTENZIONE: QUESTO COMMENTO PUO' CONTENERE PICCOLI SPOILER]




Ed eccolo, finalmente, senza ombra di dubbio. Dopo un applauso ininterrotto durato dieci anni (o addirittura venti, volendo conteggiare anche il glorioso periodo pioneristico dei "corti"), vagamente disturbato solo da chi, nell'ovazione generale, si chiedeva ad alta voce se il film meno riuscito dello studio fosse A Bug's Life o Finding Nemo, ecco calare uno strano silenzio (rispettoso, certo, ma pur sempre un silenzio) di fronte al lungometraggio che più di ogni altro si può fregiare del titolo di "Pixar minore": Cars.

Macchine con occhi e bocca che recitano per quasi due ore (sì, è uno dei Pixar più lunghi) di film; inverosimile quanto vedere pesci o insetti dotati di favella e sentimenti, in fondo. Eppure, stavolta, qualcosa non funziona. Anzi, non carbura, per utilizzare il gergo da officina ostentato da Saetta McQueen e compagni.

Si può cominciare proprio da qui: la fissazione sul concetto di "automobile". Flik, Nemo, Buzz, Sullivan, pur essendo visibile in ogni istante la loro "non-umanità", vivevano tuttavia le loro peripezie "dimenticandosi" opportunamente della loro condizione, e facendo proprie idiosincrasie e bizzarrie tipiche del mondo umano. Non è necessario ricordare le radici di questo semplice ma efficace meccanismo narrativo: Esopo ed epigoni insegnano. L'uomo è affascinato dal non-umano quando in esso vede, attraverso uno specchio deformante, se stesso. Se in una storia recita un non-umano, esso deve necesariamente farsi uomo coi pensieri e le azioni, per essere divertente e comprensibile. Ed ecco perché, dieci anni fa, nessun effetto potevano avere i disperati appelli di Woody a Buzz Lightyear: "Tu sei un giocattolo!". E il pubblico rideva, complice inconscio dell'ingegnoso straniamento concertato dalla Pixar: Buzz è un giocattolo, e Woody ha ragione; eppure Woody ha anche torto, poiché quando mai un giocattolo è stato visto parlare?

Non che in Cars questo gioco non sia presente: le auto protagoniste parlano, ridono, si tormentano (blandamente), persino dormono. Possono essere ex-hippies, farsi tatuaggi, fare i medici e gli sceriffi. Solo che stavolta parole e contesto ritmano un ossessivo tam-tam mirato a ricordare in ogni momento che si sta parlando di automobili. Così, diventa d'obbligo l'inserimento di termini più o meno "tecnici" nei discorsi correnti; lo scopo di una vita è essere sponsorizzati da una famosa marca di carburanti (Dinoco: direttamente da Toy Story...); se si è giudicati colpevoli di un crimine, si viene condannati a riasfaltare una strada. Come si dice, un bel gioco dura poco; dopo aver capito che si sta parlando di macchine, sarebbe meglio andare avanti con la storia, invece di crogiolarsi in questi ammiccamenti che tanto ammiccanti non sono... Visto che ben difficilmente sarebbe possibile "dimenticarsi" della non-umanità dei protagonisti: sono i personaggi meno antropomorfi mai messi in scena dalla Pixar!

A questo proposito, sorge un altro problema: la mancanza del fascino dato dalla plausibilità del fantastico. Tutti i mondi sinora costruiti dalla Pixar vivevano a margine della nostra "realtà", integrandosi ingegnosamente in essa. Storie costruite negli interstizi della nostra percezione, ambientate là dove noi "non guardiamo"; da cui una grande suggestività, ed una spontanea voglia di sospendere l'incredulità.
Qui invece il mondo reale è cancellato con un'ostinazione che verrebbe da chiamare infantile. Non solo il posto degli umani viene preso dalle auto, ma i tori sono mietitrebbia, le mucche trattori, e persino le lucciole sono minuscole macchinine dai fari accesi. Si potrebbe obiettare: e perché non crederci, perché non godersi semplicemente il film? Possibilissimo, se il film offrisse qualcosa di più oltre a questo.

E invece, purtroppo, Cars non ha nulla capace di intrattenere, al di là delle variazioni sul tema di automobile di cui si è detto. Può avere una qualche presa sui bambini al di sotto dei dieci anni, ma -stavolta- niente più. La storia è di una linearità e risaputezza desolanti, priva dell'ingegno e dell'arguzia che la Pixar ci aveva abituato ad apprezzare. Ci sono guizzi sporadici, e un bizzarro e divertente tormentone che appare nella seconda parte del film (con i demenziali trattori), ma su grande scala il quadro è di assoluta prevedibilità, per giunta con una morale telefonatissima e presentata in maniera didascalica. Il film è decisamente prolisso (alcune scene vengono inutilmente ripetute due volte, con lievi cambiamenti, senza tuttavia che di ciò vi sia reale necessità), e la regia alterna sobrietà a ritmi sincopati dilaganti nelle descrizioni delle gare di corsa, commentate tra l'altro da musiche pop-rock (assolutamente non pixariane) che mal si sposano con l'ispirazione sinfonica di Randy Newman, qui defilato e sacrificato.

Il film, certo, non è grossolano nell'umorismo come certe produzioni 3D di altri studi. Lo storytelling Pixar rimane comunque dignitoso, e tutto sommato riconoscibile. Ma se si volesse dire qualcosa di veramente positivo su Cars, si potrebbe solo fare affidamento a questioni puramente tecniche. Ovvero riguardanti l'animazione e la creazione delle immagini virtuali: che sono di un realismo fotografico impressionante, perfette nella resa dei dettagli, dei riflessi, dei più piccoli sbuffi di polvere. Un virtuosimo che pare quasi un triste moto d'orgoglio dello staff Pixar, che stavolta ha accompagnato con entusiasmo ingiustificato John Lasseter in quello che, fra qualche anno, verrà valutato come nient'altro che un futile capriccio basato su una fissazione personale.

Giriamo pagina, e speriamo in un Lasseter di nuovo in piena forma in Toy Story 3.

Appendice: nei titoli di coda niente gag fuori scena stavolta, ma un breve strascico del finale, che culmina infine con i protagonisti al cinema a guardare rivisitazioni in chiave "automobilistica" dei classici Pixar ("Car Story", ecc. ecc.). Mack, il camion amico di Saetta McQueen, è doppiato da John Ratzenberger (in Italia, Renato Cecchetto), presente come "voce" in ogni film Pixar (Hamm, P.T. Flea, l'abominevole uomo delle nevi ecc.)
Mack, dopo aver ammirato la bravura di quella "voce", commenta una cosa tipo: "Ehi, ma usano sempre lo stesso attore, ma che produzioni da quattro soldi!".


Decisamente carino One Man Band, proiettato prima del film. Rapido, conciso, efficace, sebbene non geniale. Sicuramente una grandissima ripresa dopo la caduta (a mio parere) di Boundin'.
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Messaggioda Newland412 » domenica 20 agosto 2006, 12:00

Ieri pomeriggio, in un cinema quasi vuoto di catania, ho visto "Cars", l'ultima fatica della Pixar, per la regia di John Lasseter. Che dire? Considerando le mie riserve a priori sui film 3d, "Cars" risulta comunque gadevole nel complesso anche se tra gli ultimi prodotti Pixar è quello che mi ha convinto meno: forse perchè "il fascino del tridimensionale" sta passando di moda, forse perchè la prima parte del film si compone di eccessivo rumore, gags poco originali e una sceneggiatura troppo specificatamente automobilistica(io ho sempre odiato le macchinine). Ad ogni modo, la storia di un protagonista arrogante, presuntuoso ed egocentrico(vd le follie dell'imperatore) comincia a decollare solo nel momento in cui Lasseter ci mette un bel concentrato di malinconia e sentimento.Ed è proprio questa la carta vincente di Lasseter che un qualche modo ci rimanda allo spirito primordiale di Disney. A tre quarti del film, dopo un momento di grande noia e prevedibilità, ecco la lacrimuccia a salvare il tutto e ad accompagnaarci verso un finale emozionante.Politically correct, buonista e sdolcinato se volete, ma che posso farci? I buoni sentimenti mi commuovono sempre e mi danno nuova speranza!!
Tutto sommato quindi un film non eccellente perchè in 3d, non accattivante come i precedenti, ma un buon film i cui "punti di forza"(come scriverebbero su ciak) sono, oltre ai già citati sentimenti, i titoli di coda e uno spassosissimo corto pre-film!!!
Buona visione a tutti!
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Messaggioda DeborohWalker » domenica 20 agosto 2006, 12:28

Rebo ha scritto: di fronte al lungometraggio che più di ogni altro si può fregiare del titolo di "Pixar minore": Cars


Non concordo.
Certo Cars non sarà un capolavoro, ma senza ombra di dubbio A Bug's Life e Nemo sono dietro di esso nella mia classifica personale

Solo che stavolta parole e contesto ritmano un ossessivo tam-tam mirato a ricordare in ogni momento che si sta parlando di automobili. Così, diventa d'obbligo l'inserimento di termini più o meno "tecnici" nei discorsi correnti;


Mmmh, non concordo. Rispetto agli altri film si è cercato di renderli meno umani e più macchine vero e proprie, ovviamente con rifacimenti ad usanze prerogative della razza umana. Certo, il più delle volte è stato fatto per realizzare delle gag, ma a me hanno fatto ridere.
Questa volta non c'erano tante metafore, significati nascosti, o trame profonde, il film si assesta su un tono molto più leggero, e nel fare ciò, riesce in pieno nel suo obiettivo. Certo, anch'io avrei preferito qualcosa di più complesso, ma nel suo voler essere "solo" un film divertente, è ben fatto.

Tutti i mondi sinora costruiti dalla Pixar vivevano a margine della nostra "realtà", integrandosi ingegnosamente in essa. Qui invece il mondo reale è cancellato con un'ostinazione che verrebbe da chiamare infantile. Si potrebbe obiettare: e perché non crederci, perché non godersi semplicemente il film? Possibilissimo, se il film offrisse qualcosa di più oltre a questo.

Bè, nei film precedenti era possibile realizzare mondi paralleli. Con le macchine sarebbe stato più arduo far credere che convivessero con gli umani, che si "accendessero" segretamente quando non viste dagli umani, come fanno i giocattoli di Toy Story.
E teniamo anche conto che già la PIXAR è criticata a a volte per monotonia, se poi dovesse anche ripetere lo stesso stratagemma per la creazione dei suoi mondi...

La storia è di una linearità e risaputezza desolanti, priva dell'ingegno e dell'arguzia che la Pixar ci aveva abituato ad apprezzare.

Bè, ed è un male?
Biancaneve sapevano tutti come sarebbe andato a finire. Cenerentola pure. Tutti sapevamo che Nemo si sarebbe ricongiunto al suo papà. Quello che conta è come il risultato viene raggiunto, e a me è piaciuto.
Come ho già detto, nulla di esistenziale, ma puro divertimento. Non associamo ciò al demonio. Certo, la PIXAR ci ha abituato a ben altro, ma anche così va bene.

Il film è decisamente prolisso

Qui concordo. Un 20 minuti in meno non avrebbero fatto male.

le gare di corsa, commentate tra l'altro da musiche pop-rock (assolutamente non pixariane) che mal si sposano con l'ispirazione sinfonica di Randy Newman, qui defilato e sacrificato.

Nahhh, a me sono piaciute. E il contrasto con le scene "melodiche" crea un buon effetto d'insieme.
E poi cosa volevi, le macchine che sfrecciavano ai 250km/h mentre come sottofondo c'era Randy newman col suo pianoforte?

Appendice: nei titoli di coda niente gag fuori scena stavolta, ma un breve strascico del finale, che culmina infine con i protagonisti al cinema a guardare rivisitazioni in chiave "automobilistica" dei classici Pixar ("Car Story", ecc. ecc.). Mack, il camion amico di Saetta McQueen, è doppiato da John Ratzenberger (in Italia, Renato Cecchetto), presente come "voce" in ogni film Pixar (Hamm, P.T. Flea, l'abominevole uomo delle nevi ecc.)
Mack, dopo aver ammirato la bravura di quella "voce", commenta una cosa tipo: "Ehi, ma usano sempre lo stesso attore, ma che produzioni da quattro soldi!".


Qui mi stavo letteralmente rotolando dal ridere, con la gente attorno a me che non capiva il perchè... Tzè, i non-nerd.[/quote]
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Messaggioda Rebo » domenica 20 agosto 2006, 12:44

Eh, de gustibus ecc. ;)

Per quanto riguarda la linearità della trama, quello che dici su Biancaneve & C. è indiscutibilmente vero. Infatti, in quello che dico c'è un errore: invece della parola "storia" avrei dovuto dire "sceneggiatura". E lì, purtroppo è vero, mi aspettavo qualcosa di più. Il modo in cui è stato "svolto il tema", senza dubbio, non mi ha convinto.
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Messaggioda hector » domenica 20 agosto 2006, 12:48

Ultimo spettacolo! Cinema semideserto (mi piace credere per via dell'ora tarda).

Il sottoscritto si siede in poltrona con soliti preconcetti riguardanti l'animazione CGI.
Il cortometraggio non fa altro che ricordarmi che a parte il vecchietto Geri, la tecnica CGI non è di certo quella più consona all'animazione di una figura umana.

Poi ecco il castello tridimensionale e il logo Pixar che ne annuncia l'anniversario dei 20 anni.
Rombo di motore. Siamo trasportati nel bel mezzo di una corsa e mi dico: chissà se il film sarà tutto così. Dal titolo cars:motori ruggenti uno che potrebbe aspettarsi? Tanto ritmo tanta azione,, ma...non è questo il film che sto per vedere.
Quasi per contrapposizione Cars invita a fermarsi a riflettere a non lasciarsi coinvolgere dalla frenesia cui siamo sottoposti dalla corsa della vita.
Con il procedere del film lo spettatore scettico, per nulla innamorato del mondo delle automobili e delle folli gare su pista, viene accompagnato lentamente dentro un mondo nuovo. Una realtà parallela in cui non c'è ombra della figura umana; tutto è meccanico, assolutamente a misura di automobile. Anche gli insetti sono dipinti come Maggiolini alati dalla carrozzeria azzurra. Eppure è un mondo in cui non si sente la mancanza dell'umanità e la nostalgia è forse il sentimento su cui punta maggiormente la storia e che quesra riesce meglioa rappresentare.
Una storia che analizza il tema del rapporto tra i giovani e il successo: Il paradosso dell'essere acclamato dalle folle e dell'essere allo stesso tempo soli.
Non mi voglio dilungare troppo sulla morale della storia per non rovinare la visione. Il tema trattato non è certamente nuovo ne tantomeno lo è la morale, ma lo scopo dei realizzatori del film non era certo confinato a quello della presentazione di una storia edificante.
Dopo l'automobile di Topolino in "Mickey's rival", la piccola coupè blue di "Susie the little blue coupè", il maggiolino pensante Herbie o il taxi parlante Benny di "Who framed Roger Rabbit?", questo film di nuovo sfrutta l'idea di portare sullo schermo non una ma centinaia di autovetture antropomorfe. Stavolta però non ci si limita ad analizzare il punto di vista dell'auto del mondo reale. La sfida lanciata è un'altra. Come sarebbe il mondo se fosse popolato solo da automobili. Perciò i film non ha come scopo solo quello di far progredire una storia, ma anche e soprattutto quello di presentare una realtà alternativa. E per rendere il tutto più credibile è indispensabile che lo spettatore si lasci coinvolgere senza fretta. Quello che per alcuni potrà sembrare una eccessiva lentezza del film, per me diventa il mezzo idispensabile per fare si che chi guarda il film non resti semplicemente spettatore ma si senta ad un certo punto coinvolto. Questo coinvolgimento è indispensabile per credere nei sentimenti provati dai personaggi. Non posso dimenticare di dire che la vecchietta è un vero spasso nella sua semplicità!
Non vi aspettate quindi un film d'azione! Dopo esservi entusiasmati per le rockeggianti sequenze d'azione, fermatevi, rilassatevi e sullo sfondo di una evocativa musica country, lasciate che sia il film a fare il resto.
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Messaggioda DeborohWalker » domenica 20 agosto 2006, 21:07

Dopo tre film diretti da Lasseter, la PIXAR ci ha regalato tre film in cui il fondatore della casa di animazione si è astenuto dal sedersi sulla sedia del regista. Ma con Cars ha deciso di tornare all'opera. Le aspettative non erano molto alte, motori che sfrecciano ad alta velocità, personaggi stereotipizzati, e una trama abbastanza piatta.
E da ciò non è che ci si potesse aspettare molto.
In effetti, se paragonato a tutti gli altri film PIXAR, tutto quanto detto sopra è vero, ma preso a sè stante, il film ha comunque una sua dignità. L'unica cosa che si può criticare il film è di non puntare in alto come era successo nei titoli precedenti; il film è prevedibile, e non ci sono questioni profonde sulle quali lo spettatore viene portato a riflettere, ma "soltanto" una morale portata avanti in modo impeccabile. Per tutta la prima parte del film ci si chiede dove il film voglia andare a parare, ma poi il messaggio viene sbattuto in faccia allo spettatore, e gli aspetti più sentimentali del film vengono presentati, e improvvisamente tutto quadra. Non siamo più in mezzo ad un'ondata di gag, ma ci troviamo di fronte ad una morale che, come è prerogativa PIXAR, è al passo coi tempi.
Comunque anche le gag in questo caso, a differenza di film Dreamworks come Magadascar o Robots, sono decisamente divertenti, il sottoscritto se la rideva della grossa davanti ai trattori-mucche, o alla vecchina di Radiator Springs... Per non parlare dei meravigliosi film PIXAR in versione "Cars", mostrati durante i titoli di coda... geniali!
Ovviamente dal punto di vista tecnico nulla da dire, stavolta l'ostacolo da superare per i tecnici PIXAR era la sensazione della velocità, che sono riusciti a ricreare alla perfezione. Oltre a questa impresa, ovviamente si rimane sbalorditi anche davanti al fotorealismo di certi paesaggi, e all'azzeccata caratterizzazione di tutti i personaggi.
Diverse note vanno fatte sul doppiaggio italiano; come al solito il doppiaggio è decisamente azzeccato, e anche la Ferilli che temevo potesse devastare il personaggio è adatta al ruolo. Peccato per Schumacher che ci dona un doppiaggio pari solo a quello di Lee Ryan in Ice Age 2, ma fortunatamente qui rovina solo una ventina di secondi di pellicola. Onore invece a Marco Della Noce, odioso dai trailer, ma nel corso del film riesce a caratterizzare un personaggio che alla fine diventa adorabile; un plauso anche alla sua spalla, che nella versione italiana parla in spiccato dialetto bolognese, e vi lascio immaginare le risate grasse che ci sono state al cinema a Bologna. Le battute in Bolognese sono spettacolari, mi duole che non tutti potranno apprezzarle.
Ah, sono rimasto perplesso dal fatto che il saluto di riconoscimento di Saetta McQueen in italiano sia stato adattato con un "Cia-ciaoooo!" che è lo stesso saluto che fa Mr.Hanky, la cacchina di Natale in South Park.

In definitiva un buon film. A mio parere si posiziona in coda alla classifica dei film PIXAR, seguito solamente da Nemo e Bug's Life, ma non per via di una cattiva realizzazione, bensì per i presupposti di partenza dai quali partiva, e da un desiderio forse meno ambizioso, e un target più basso.

Comunque, anche qui ci sono diverse chicche per i fan, sparse tra le macchine e le gare NASCAR:
- Le gomme delle auto da corsa recano la stampa "Gamma Quadrant Sector 4", ossia l'ubicazione di Zurg in Toy Story 2
- Le gomme di Saetta McQueen sono della Lightyear Buzzard, una parodia ai pneumatici Goodyear, ed un riferimento al persoonaggio di Buzz Lightyear
- Lo sponsor Dinoco è la pompa di benzina già vista in Toy Story, a sua volta parodia della Sunoco, marca di carburante per i veicoli NASCAR
- Quando Saetta sta andando verso la California a bordo di Mack, si possono vedere per pochissimi istanti, i buffi uccelli di For The Birds, appollaiati sui cavi dell'alta tensione, e si sente il loro verso caratteristico
- Su uno degli adesivi venduti da Fillmore c'è la scritta "I Broke for Jackalopes" riferimento all'animale visto nel cortometraggio Boundin'
- Stanley, il camioncino fondatore di Radiator Springs, è lo stesso che si può vedere nel cortometraggio Boundin'
- Nella sequenza della corsa finale, all'entrata dell'autodromo si può vedere il furgoncino di Pizza Planet
- Quando Mack guida passando davanti al parcheggio dei camion, su uno di essi si può vedere il simbolo della "I. Inc.", dove la I è realizzata con lo stesso simbolo del logo de Gli Incredibili
- Il treno contro il quale Saetta McQueen sta per schiantarsi è contrassegnato A113, il codice della scuola di animazione di Brad Bird
- La visione di Saetta McQueen, in cui si vede come salvatore dall'attacco degli alieni, ricorda decisamente La Guerra dei Mondi
- Quando Carl Attrezzi salta in retromarcia passando davanti alla luna, la scena ricorda E.T. L'Extraterrestre
- La scena in cui Saetta McQueen viene attaccato dalle auto truccate, e la successiva scena in cui cerca di evitare il treno, sono riferimenti al film The Fast and the Furious
- Nella scena prima della corsa finale, si vede il cartello "Città di Emeryville - chiusa" per via della corsa. Emeryville è la citta in cui c'è la sede della PIXAR
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Messaggioda Donocchio » domenica 27 agosto 2006, 21:01

il miglior film pixar di sempre: visto ieri sera: fantastico, geniale, bellissimo.
Molto meglio di Monsters e Toy story 2, tremendamente migliore del mediocre a bug's life, senza dubbio superiore agli incredibili

[spoiler]imho :elio: [/spoiler]
if I were a swan, I'd be Gone...
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Messaggioda Francesco F » venerdì 01 settembre 2006, 13:53

finalmente, dopo due anni di attesa, terrorizzato dalle voci che circolavano: "Ecco il primo passo falso della Pixar". E giù a piangere, io: "noo, perchè!!! è finito un sogno!"

mi avete ingannato tutti quanti. Trovo Cars un film eccezionale. Leggo le vostre recensioni/commenti, e stasera vi dico la mia...

Per ora faccio solo qualche commento sugli "allegati" al film :P
Nel mio cinema il film è stato preceduto dai trailer di Pirati dei Caraibi e, squillino le trombe, i trailer italiani di Meet the Robinsons e Ratatouille!!
Che goduria ascoltare la professionalità di cui il doppiaggio italiano degna i film Pixar, trattandoli come film "normali", e non come semplici cartoni animati! (certo, poi ci sono le guest-voice a guEstare la festa...)

Poi... One man band. Corto degnissimo dei suoi predecessori, la bambina è prodigiosa, un personaggio perfetto come il dodo di "uccelli spennati", Geri, e anche l'agnello rimbalzello :P Bellissimo anche il finale (a parte quella gag da cartone animato del sacco pieno di soldi che spunta da chissà dove...).
La Pixar, se le rimane un po' di tempo adesso che sta salvando la Disney, dovrebbe cominciare a fare dei corti un po' più... lunghi :P Anche un quarto d'ora...

Infine... i titoli di coda. A parte il trascinamento del finale che, vabè... ma il drive-in... IL DRIVE-IN... è stato il momento più bello della mia vita. Pagherei oro per comprare il dvd solo per quel paio di minuti! Però mancavano Nemo e Gli Incredibili, fra le citazioni...

"TU-SEI-UNA-MACCHINA-GIOCATTOLO!" :D:D:D:D
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Messaggioda Francesco F » venerdì 01 settembre 2006, 13:59

hector ha scritto:Il sottoscritto si siede in poltrona con soliti preconcetti riguardanti l'animazione CGI.
Il cortometraggio non fa altro che ricordarmi che a parte il vecchietto Geri, la tecnica CGI non è di certo quella più consona all'animazione di una figura umana.


HECTOR! Sei così crudelmente cattivo!! non me l'aspettavo...
Ormai alla pixar non gli si può dire più niente nemmeno per la figura umana su... gli incredibili è perfetto, e one man band, essendo muto, ha tutta la caratterizzazione psicologica soprattutto nell'aspetto dei personaggi, quindi non ci si può lamentare per qualche "eccesso" caricaturale. Ma cmq sono personaggi fatti perfettamente. Io mi sono esaltato quando è apparsa la mano del bandista magro!
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Messaggioda Francesco F » venerdì 01 settembre 2006, 14:06

DeborohWalker ha scritto:Comunque, anche qui ci sono diverse chicche per i fan


UHUH! CHE BELLO, t'è sfuggita una cosa :D la dico io, la dico io!

- A un certo punto che non mi ricordo, credo fosse davanti allo stadio della finale, appaiono i fenicotteri rosa del cortometraggio "knick knack"

l'ho detta, l'ho detta! :D /me si sente felice... il problema è che a me sono sfuggite quasi tutte le altre...


rotfl, nella citazione de "la guerra dei mondi" l'attacco dei tripodi-candele è geniale! :D /me ha passato la vita fra le candele per auto :D
Ultima modifica di Francesco F il venerdì 01 settembre 2006, 23:32, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda hector » venerdì 01 settembre 2006, 15:48

Elikrotupos ha scritto:
hector ha scritto:Il sottoscritto si siede in poltrona con soliti preconcetti riguardanti l'animazione CGI.
Il cortometraggio non fa altro che ricordarmi che a parte il vecchietto Geri, la tecnica CGI non è di certo quella più consona all'animazione di una figura umana.


HECTOR! Sei così crudelmente cattivo!! non me l'aspettavo...
Ormai alla pixar non gli si può dire più niente nemmeno per la figura umana su... gli incredibili è perfetto, e one man band, essendo muto, ha tutta la caratterizzazione psicologica soprattutto nell'aspetto dei personaggi, quindi non ci si può lamentare per qualche "eccesso" caricaturale. Ma cmq sono personaggi fatti perfettamente. Io mi sono esaltato quando è apparsa la mano del bandista magro!


Non sono perfetti, sono umani che sembrani fatti di plastica!
Un umano giocattolo viene bene e non a acaso scelsero Toy Story come primo soggetto, ma belle in 3d non ce la vedo proprio.
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Messaggioda Quackmore » venerdì 01 settembre 2006, 17:01

Ragazzi, per una volta mi dissocio dai vostri commenti... il film mi è piaciuto molto. Forse perché avevo aspettative bassissime (odio le macchine!), ma non trovo niente da ridire, se non che andava tagliata una decina di minuti di troppo, nel mezzo.
La morale che sta alla base è importantissima e assolutamente non-scontata al cinema, e tantomeno in un cartone animato! La nostra società è frenetica e non ci permette di assaporare come si deve chi e ciò ci sta intorno...
A presto,
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Messaggioda hector » venerdì 01 settembre 2006, 18:21

Quackmore ha scritto:Ragazzi, per una volta mi dissocio dai vostri commenti... il film mi è piaciuto molto. Forse perché avevo aspettative bassissime (odio le macchine!), ma non trovo niente da ridire, se non che andava tagliata una decina di minuti di troppo, nel mezzo.
La morale che sta alla base è importantissima e assolutamente non-scontata al cinema, e tantomeno in un cartone animato! La nostra società è frenetica e non ci permette di assaporare come si deve chi e ciò ci sta intorno...


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Messaggioda Francesco F » venerdì 01 settembre 2006, 23:30

Beh, la morale è scontata. Non mi dite che è la prima volta che sentite dire che la nostra società va velocissima e la gente non si ferma a guardare le meraviglie della natura?...

E francamente è proprio questa morale che infastidisce.
Poi mi infastidisce un protagonista che è poco eroe e troppo arrogante, per essere il protagonista. Si può accettare (ma neanche tanto) l'arroganza di Chiks(?), ma non del protagonista.
Mi infastidisce anche Doc Hudson, che per quanto è saggio, dovrebbe essere anche meno rancoroso e più paziente... si fa fatica ad apprezzarlo come l'Illuminato del gruppo, quale invece sarebbe stato meglio che fosse...

Secondo me questo è un Pixar diverso dagli altri perchè manca d'azione. Non c'è una missione da compiere (e quella che deve essere compiuta, riasfaltare la strada, viene prima compiuta male, poi rimandata, poi una volta finita c'è ancora tanto altro da fare :P). Appunto, la missione è un pretesto per descrivere lentamente la vita in campagna. Qui non accade tutto in un giorno (o tutto in una notte :P). I personaggi vanno a dormire, e si ricomincia la routine il giorno seguente. E secondo me è straordinario come la sceneggiatura riesca a seguire questo ritmo lentissimo senza annoiare (a me, e a quelli in sala come, almeno, non ha annoiato).

Riguardo alla computer grafica, non c'è più nulla da dire. Credo che mai come ora l'aggettivo "inarrivabile" sia più appropriato. Su questo versante la Pixar non ha mai ceduto di un millimetro, mentre si è sempre migliorata (e di molti metri). Panorami, dettagli, sporcizia, pulviscoli, luci... da sganasciare la mascella...
E come si blaterava in altre recensioni americane, è vero che riguardo alla regia il lavoro è stato più che buono... dalle riprese mozzafiato sui circuiti, all'autostrada, alla vita a Radiator Springs, con gli stacchi continui sui numerosi personaggi, che intervengono senza accavallarsi, rimangono nella memoria e alla fine sono anche utili allo svolgimento della trama :P

Io poi sono favorevole alla musica rockeggiante, anche perchè sono bei brani, e si adattano non solo alle musiche, ma anche a quella atmosfera da route66 :) Non essendoci stato attento, direi che se Randy Newman ha fatto qualcosa in quel film, io non l'ho sentita :P

Buon doppiaggio, Ferilli e Della Noce inclusi :) I telecronisti invece... non so chi sono e credo di non volerlo nemmeno sapere...

Imho, due splendide ore (magari tutti i film d'animazione fossero così lunghi), e non è affatto il passo falso della Pixar, che vola ancora alto, e a enorme distanza dai concorrenti. Non rinuncerò facilmente alla doppiodisco... :D
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Messaggioda hector » sabato 02 settembre 2006, 11:43

Elikrotupos ha scritto:Non rinuncerò facilmente alla doppiodisco... :D


Se esce! :)
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Messaggioda Francesco F » sabato 02 settembre 2006, 13:05

infatti ho aggiunto "facilmente". per difficoltà intendo ordinarla dagli States, dove DOVRA' uscire, altrimenti il mondo non ha senso...
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