Tesori Disney # 5 - Paperino il Paladino
Riprendo a interessarmi della testata col suo quinto numero, dopo aver snobbato i precedenti due, perché finalmente il progetto “Tesori” sembra ritrovare una sua minima ragion d’essere ristampando il cosiddetto Ciclo Paperingio di Bottaro. Dopo un terzo numero decisamente inutile e assurdo nell'economia della testata (tralasciando la qualità delle storie presentate) e un quarto che sarebbe pure una saga, ma è la riproposizione paro paro di un nemmeno tanto vecchio Vattelapesca, finalmente ci si occupa di un ciclo di storie, che non è mai stato riunito insieme prima d'ora.
Il volume si apre dunque con
Paperino il Paladino (Chendi, Bottaro), racconto che Nocciola fa a Paperino su un suo antenato, appunto un valoroso paladino. La storia ha dalla sua un Donald Duck piuttosto coraggioso e determinato, capace di buttarsi a testa bassa nelle battaglie, e l’ottima idea di Chendi di usare un buffo italiano aulico per le parole di Paperino. Peccato che ci sia di mezzo un certo menestrello Gastone… La storia è l'unica delle paperingie che non avevo mai letto, e mi ha molto divertito, vuoi per il linguaggio vuoi per la sfortuna di Paperino, che mai come qua non se la meriterebbe per niente.
Segue
Paperin Furioso (Bottaro, Bottaro), fin dal titolo dichiarata parodia dell’
Orlando Furioso: forse la storia migliore del ciclo, qui Paperino è paladino di re Papero Magno, e perde il senno dalla rabbia (causando guai e distruzione) quando la bella principessa Margherita, da lui liberata, va in sposa allo scudiero Ciccio. I disegni si fanno più raffinati ed eleganti, la trama è un susseguirsi di divertimento sfrenato. Il recupero del mago Basilisco è geniale, come lo sono tutte le avventure che vive Paperino da furioso.
Apprezzabile resta anche
Paperino e il Tesoro di Papero Magno (Bottaro, Bottaro), dove le risate non mancano di certo e dove la trama è sicuramente interessante, sia per l’avventura che per i paradossi umoristici che vengono a crearsi. I disegni di Bottaro assumono tratti barksiani in alcune vignette, specie nei volti di Paperino, e il tutto rende l'atmosfera della storia classica e avventurosa.
Chiude il ciclo
Paperino e Paperotta (Bottaro-Autelitano, Bottaro), dove un Papero Magno assediato dalle mire amorose di Matilda, si innamora di una leggiadra fanciulla (Paperotta, appunto) mandando il paladino Paperino a rapirla per sposarla. Ma nel viaggio i pericoli e le magie non mancheranno a complicare le cose al protagonista. Un’altra bellissima storia, che si distingue dalle altre sul lato grafico, qui tipico del Bottaro più moderno e affascinante, che spinge le sue distorsioni grafiche sempre più in là, talvolta in inquadrature ardite, tal altre in mostri dall’aspetto grottesco. Bellissimo l'uso di Nocciola qui, insieme al Fuoco che incarna gli Inferi (che già avevamo visto nel
Dottor Paperus; se a questo uniamo la battuta che egli fa a Nocciola, "Comincio a pensare, vecchia megera, che abbia ragione chi non crede che tu sia una vera strega!", scopriamo una vena autocitazionistica di Bottaro nei confronti del suo specifico universo disneyano, il che è a un tempo interessante e lodevole).
Se i pregi della quattro storie paperingie sono il divertimento, l’avventura e un Paperino (ma anche un Paperone-Papero Magno) molto ben caratterizzati, calati in universi narrativi più che suggestivi e fiabeschi che si sono ottimamente prestati a dare ottima prova di buonissima fumetto disneyano, il difetto che si nota soprattutto in questo volume che raccoglie gli episodi uno dietro l'altro è quello che di ciclo unitario queste avventure hanno ben poco, come del resto fanno notare anche gli articoli di presentazione. Non c’è un vero collegamento o nesso che accomuni le storie, tanto che una è ambientata in Francia e l’altra in una Paperopoli medievale. Questo diminuisce la legittimità del ciclo di essere presente in “Tesori Disney”, e di fatto rende il Ciclo Paperingio un ciclo di nome e non di fatto, con cose in comune derivate dalle ambientazioni medievali, da un Paperino nel ruolo di paladino con lo scudiero Ciccio, da Papero Magno (a parte la prima storia) e dalla presenza di Nocciola, pur con ruoli di volta in volta diversi, se non addirittura opposti.
I difetti del volume in sé invece sono relativi alle censure: si plaude l’impegno di aver messo le prime tavole dei secondi tempi di ogni storia, ma vedere i dialoghi di
Paperin Furioso così malamente e ridicolmente ritoccati non può che far storcere il naso a chi vede questa collana come l’edizione definitiva (e quindi migliore) delle storie presentate. Peccato, perché per il resto il volume è ok, dalla copertina di Gervasio (che ho rivalutato tanto nel disegno quando nel soggetto) ai sempre ottimi articoli di Boschi e Becattini.