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[Edgar Pierre Jacobs] Blake et Mortimer

Da Lupo Alberto ad Asterix passando per Rat-Man e i Puffi con tappa nell'euromanga di derivazione barbucciana, nato in Italia e trapiantato in Francia.

Edgar Pierre Jacobs: Blake et Mortimer

Messaggioda max brody » domenica 29 maggio 2011, 17:24

Caposaldo del fumetto europeo, e quindi mondiale, questo fumetto - emblema della 'linea chiara' assieme a Tintin - in Italia non ha mai avuto grande successo. Credo piaccia soltanto a me, a Tiziano Sclavi (che lo ha idolatrato più volte) e a qualche intellettuale da blog; comunque, qualcuno che lo considera, a cercare bene, lo si trova. Eppure questo qualcuno non si è fatto sentire quando B&M non sono stati inclusi nei "Classici" di Repubblica o in operazioni simili (errore madornale, a mio avviso). E così, in Italia, ci abbiamo solo le edizioni di Alessandro Editore, cartonate e montate come si deve, ma con traduzioni un po' barbine (con errori sciocchi); oppure le vecchie edizioni, tutte rimontate a piacere (come d'uso all'epoca), come quelle dei Classici dell'Audacia, o come il più recente Fumetto del Giallo Mondadori n.3, che rimonta Il segreto della grande piramide 1 e 2 trasformandola quasi in un'opera da MoMA :D .

1- Il segreto dell'Espadon 1,2,3 (1946)
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Dunque, siamo nel 1946, Eisner sta uscendo giustappena dalla pausa forzata, non esistono né l'Uomo Ragno né Tex, Mickey Mouse sta abbandonando l'avventura pura per la commedia avventurosa sofisticata, ed ecco che, in pieno clima post-bellico, E.P.Jacobs pubblica una graphic novel, che non è una graphic novel solo perché esce a puntate (in rivista, qualche anno dopo in 2 o 3 volumi, a seconda di come gira agli editori), in quanto ha un ritmo da strip story (ossia da feuilleton) ma è uniforme come un romanzo grafico. Lungi da me retrodatare la nascita delle GN, eh, lascio volentieri a Eisner quel ch'é suo, ma è giusto capire perché questo Jacobs, stando a Sclavi, sarebbe un genio. E' un genio, innanzitutto? Sì, direi di sì. O, comunque, se non è un genio lui, è geniale questa storia. Jacobs, ad ogni modo, è (stato) un grande innovatore: in pieno clima post-bellico (ma pochissimo "post"), come dicevo, arriva lui, bel bello, si fa pubblicare sulla rivista "Tintin" (e viene apprezzato più del padrone della testata) con questa sua lunga allegoria contro la guerra, che immagina lo scoppio di una terza guerra mondiale appena finita la seconda, mostrando senza troppi patetismi le conseguenze piuttosto verosimili (e attuali, giacché le conseguenze delle guerre sono sempre le stesse) del conflitto. Anzi, i patetismi con Jacobs non ci sono quasi mai, tant'é che gli stessi protagonisti della serie sono un militare (Blake) e uno scienziato (Mortimer), famoso per aver progettato l'Espadon del titolo (un aereo-sommergibile), l'arma definitiva che permette(rà) la sconfitta dell'imperatore giallo Basam-Damdu e, soprattutto, del suo braccio destro Olrik, il quale diverrà la nemesi della serie (e ispirerà il Sergej Orloff di Martin Mystère).
Insomma, un Classico con la 'C' maiuscola, ma, a differenza di altri Classici (anche jacobsiani), questo è un Classico che innova e segna, involotariamente o volontariamente che sia, un'ulteriore svolta nel concepire il fumetto, modellando vecchi schemi per creare qualcosa di nuovo e a sua volta imitabile (è vero che Tintin aveva già innovato tantissimo, ma era ancora legato alla narrazione leggera tipica delle strip stories).
Ossia fa quello che fanno tutti i Classici.

2- Il mistero della grande piramide 1,2 (1950)
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Massimo Carlotto dice che è un capolavoro, nell'edizione Mondadori di cui parlavo più sopra (la terza copertina). Io direi che è un "capolavoro" nel senso in cui lo è un film come Casablanca, che, secondo Umberto Eco, è passato alla storia in quanto "sgangherabile". E "sgangherabile" è sicuramente questa storia (così come lo è Il segreto dell'Espadon), l'edizione Mondadori ne è un esempio lampante (in tal modo riesco a perdonare la manipolazione): vignette ingrandite, rimpicciolite, spostate, incastrate a mo' di mosaico, eppure, non solo il disegno geometrico tipico di Jacobs non ne risente minimamente, ma anche il filo narrativo mantiene la propria logica consequenzialità. Il risultato è che si possono prelevare singole vignette o singole sequenze e scoprirle dotate di una sottile autonomia interna, o leggere entrambi i volumi come un romanzo (thriller-giallo-avventuroso, si dice vi si sia ispirato Spielberg per Indy) dotato di saldi meccanismi ad orologeria. Innovazione per innovazione, nonostante questi meccanismi perfetti, non manca un finale parzialmente aperto, che lascia in chi legge quel senso di straniamento che, volenti o nolenti, ha reso quest'opera una pietra miliare della narrativa disegnata del dopoguerra (in Francia sicuramente).

3- Il Marchio Giallo (1953)
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Accidenti a Sclavi. Questa è la storia che lui rilegge ad ogni Natale (parole sue su un numero di "Orient Express" del 1984), che ha citato nel romanzo Tre e che ha omaggiato con Il Marchio Rosso (Dylan Dog n.52, vedere la copertina ribaltata). Tutto questo mi ha portato a crearmi enormi aspettative, molte delle quali svanite nello scoprire che il famoso "Marque jaune" per cui vanno tanto matti i francofoni altri non è che Olrik comandato a distanza da uno scienziato pazzo.
Sì, ok, fino alla rivelazione il climax orchestrato da Jacobs è ammaliante, le visite del beffardo criminale sono intriganti, ed è vero che le sequenze iniziali sono di rara intimità, ma la storia è già del '53 e, dal punto di vista storico, mi perde un po' di punti in quanto ad originalità. Sempre di un classico del fumetto si tratta, eh, ma i veri capolavori di Jacobs secondo me sono altri. Ad ogni modo, da quello che ho letto su un numero monografico di Science & vie, il "telecefaloscopio" del dr.Septimus è un'invenzione piuttosto innovatrice. Ma, a mio modesto avviso, l'"innovazione" dell'albo, comunque sia, non è troppo diversa da quella presente in certe storie di Topolino di vent'anni prima. Vero, però, è che l'uso del "cattivo ricorrente" come fantoccio di qualcun altro rimane abbastanza inusuale.

4- L'enigma di Atlantide (1955)
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Dunque, prima ancora di ideare B&M, Jacobs si era rivelato al mondo completando una storia di Flash Gordon (censurata dai tedeschi) e poi creandone una da autore completo, il "Raggio U". In quella storia, dai nomi storpiati per evitare grane legali, comparivano due personaggi che avrebbero funto da modelli per Blake e Mortimer. Morale: dopo i grandi successi delle prime tre storie dei due gentlemen inglesi, Jacobs ringrazia sentitamente la fantascienza anni '30 e la omaggia con L'enigma di Atlantide, la quale, pur partendo da basi storiche (Atlantide nelle Azzorre, 27 anni prima di Martin Mystère n.1) sfocia poi nel fanta-fantasy più classico, con saggi illuminati, belle fanciulle, consiglieri traditori ed edifici che crollano.

5- SOS Meteore (1958)
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Ed eccoci qui. Questo, imho, è il vero Capolavoro di Jacobs, che lo consacra nel gotha del fumetto globale. Una sceneggiatura DA URLO, che andrebbe insegnata nelle scuole di story-telling, anch'essa 'sgangherabile' e unitaria al tempo stesso, ma più dell'Espadon e della Grande piramide; una storia di Blake et Mortimer nel senso più stretto del termine, in cui ogni personaggio è sfruttato al massimo delle sue potenzialità, una storia completa ma suddivisibile in tre parti (una "riflessiva" con Mortimer, una d'azione con Blake e una "classica" in tandem), ciascuna delle quali scomponibile in tavole, strisce o vignette autonome a seconda dei gusti, una matriosca che racchiude una trama essenziale (ma che ha fatto epoca, vedere La morsa bianca, Martin Mystère nn. 44-45-46, che inizia allo stesso modo). Insomma, a circa dieci anni dall'inizio della serie (l'edizione in albo dell'Espadon è del '48), Jacobs omaggia sé stesso, raggiunge l'apice della sua produzione e segna la definitiva maturazione della sua serie, contribuendo ad imprimere una sterzata decisiva al fumetto europeo verso la strada del riconoscimento culturale come forma d'arte (che in Francia, com'é noto, arriverà molto prima che da noi). A parziale riprova di ciò, ecco un sito web dedicato a quest'albo (al singolo albo, non alla serie!).

6 - La diabolica trappola (1960)
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Dopo i fasti del racconto precedente, Jacobs tira un po' il fiato, concede una vacanza a Blake e si concentra sul solo Mortimer, scarrozzandolo nella fantascienza più pura: si parla di viaggi nel tempo, infatti. E se, all'inizio, l'impressione è che la tipica ingenuità in materia dell'epoca abbia preso il sopravvento, ecco che, nel finale, prima distopico, poi circolare, l'autore mostra di essere sempre e comunque in anticipo sui tempi (o forse semplicemente non in ritardo), dando un nuovo senso a tutto l'albo e prendendosi addirittura il lusso di porre in continuity l'albo precedente senza snaturarlo.

7- Il caso della collana (1965) (ora si chiama Il caso del collier)
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In quella che è la sua ultima storia completa, Jacobs prende i suoi personaggi e fa travalicare loro i limiti di genere (quello fantastico/spionistico che aveva caratterizzato la serie) e li fa muovere in una commedia sofisticata alla Blake Edwards, più seria di Clouseau ma, a suo modo, non meno divertente e avvincente. Purtroppo non riuscirà a completare la storia successiva, ma già nel 1965 Jacobs dimostra il suo eclettismo e l'universalità di Blake e Mortimer (in questo modo li consacra indirettamente all'immortalità).

8- Le tre formule del prof.Sato 1,2 (1970, 1990)
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Nell'edizione in libro della prima parte (1970), in una breve prefazione Jacobs mette le mani avanti e si augura di riuscire a completare la storia. Non sarà così, com'é noto. Morirà nel 1987, e la seconda parte uscirà solo tre anni più tardi, per opera di Bob de Moor, a circa vent'anni di distanza dalla prima. Lodevole l'assenza di riassunti, da parte di de Moor, che si limita a disegnare quel che Jacobs aveva lasciato in eredità al suo studio grafico, con uno stile fedele ma non piattamente ricalcato, che qua e là risulta sì un po' freddo, ma tuttosommato non perde mai di efficacia.
E la trama? Non è la migliore di Jacobs, a livello di sceneggiatura, ma anche se azzoppato, è incredibile constatare come il belga sia stato fino all'ultimo in perfetta sincronia con i suoi tempi (non per niente le sue storie sono ambientate grossomodo nell'anno di uscita), se non addirittura in anticipo, dopotutto scrive una storia sui robot giapponesi prima dell'ondata di anime degli anni '70-'80. Resta l'indubbia impressione - se non la certezza - che Jacobs avrebbe avuto molto altro da dire, se la sua carriera non si fosse interrotta così prematuramente.


A questo punto, Blake e Mortimer, dopo la riesumazione del '90, scompaiono di nuovo dalla scena. Secondo Tiziano Sclavi, Mortimer viene rapito dalle fate (in una breve sequenza di Golconda!, Dylan Dog 41), ipotesi poi confermata da Carlo Recagno (in un breve cameo de La signora del lago, Martin Mystère 138). Non so come riuscirà a ritornare sulla Terra, ma sta di fatto che lo farà, dato che nel 1998 Didier Convard e André Juillard pubblicano

Fuori Serie- L'aventure immobile (1998)
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nella quale due anziani Francis Blake e Philip Mortimer, ritiratisi da anni a vita privata, e mai più incontratisi, hanno uno scambio epistolare nel quale si raccontano le rispettive misteriose elucubrazioni oniriche che da qualche tempo caratterizza le loro notti, elucubrazioni che, di dettaglio in dettaglio, li porteranno a svelare il mistero - rimasto in sospeso per quarant'anni - della grande piramide (vedi storia 2). Ciò che imho rende questo volumetto un gioiellino non è tanto la rivelazione in sé, alla fin fine posticcia e poco originale (Akhenaton era una donna ed era l'amante di Abdel Razek, visto nella seconda storia del ciclo), quanto la nostalgia che pervade ogni pagina, nostalgia che non è fine a sé stessa, ma diviene spinta a muoversi, a riprendere a vivere, e, in questo senso, la gioia provata dai due protagonisti verso l'imminente ritrovo (sono stati invitati dal loro vecchio circolo ad una serata in loro onore) simboleggia perfettamente lo status di eternità raggiunto da questi avventurieri contemporanei e senza tempo al tempo stesso (gioco di parole non voluto).


E veniamo ora agli apocrifi. Dal 1996 lo studio Jacobs sforna i nuovi paladini della ligne claire, fra i quali spiccano Ted Benoit e il sopracitato André Juillard, ai disegni, e Yves Sente e il mitico Jean Van Hamme (autore anche dello stupendo I maestri dell'orzo) ai testi. A differenza di Tintin, che è morto con Hergé, e ritorna solo con ristampe e rielaborazioni, B&M vivono ancora avventure inedite grazie allo Studio Jacobs (dal quale provengono i quattro individui di cui sopra), seppure tali avventure siano collocate temporalmente fra l'Espadon e Sato (a parte qualche raro flashback), per non intaccare il lato vintage della serie e quindi snaturarla. Come scriverò anche più sotto, però, i risultati migliori si otterranno quando gli autori non si limiteranno a ricalcare pedissequemente i cliché di Jacobs, ma quando aggiungeranno qualcosa di nuovo e imprevisto.

9- Il caso Francis Blake (1996, ambientato nel 1953), di Jean Van Hamme e Ted Benoit
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Contraddicendo in parte quanto ho appena affermato, la prima storia "apocrifa" di B&M è una storia appartenente al più puro genere spionistico, ed è forse la più riuscita dell'era post-Jacobs. I meriti vanno senza dubbio all'avvincente e fluida sceneggiatura di Van Hamme e ai disegni di Benoit, così morbidi e raffinati da non far rimpiangere il creatore del fumetto, in grado di trasformare un soggetto tutto sommato banale (Blake, incastrato dai cattivi, è ricercato--> Mortimer lo rintraccia--> i due sconfiggono i cattivi) in una perfetta sincronia fra testi e disegni, talmente apprezzata anche oltralpe da meritarsi la trasposizione quasi immediata nella serie animata del '97, assieme alle prime, classiche storie.

10- La macchinazione Voronov (2000, ambientato nel 1957), di Yves Sente e André Juillard
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Secondo Daniele Brolli è questa la più riuscita storia della "nuova serie" di B&M, perché fedele alla serie originale. Concordo, è fedele alla serie originale, ma secondo me lo è un po' troppo. Innanzitutto i disegni di Juillard sono più jacobsiani di quelli di Benoit, ma anche più stilizzati e "grezzi". La trama, poi, è una vera e propria "macchinazione", come quelle che orchestrava Jacobs, solo che lui le raccontava più fluidamente; qui Yves Sente esagera con gli stacchi, dipana mille fili per poi riannodarli di colpo, per dipanarne altri e riannodarli ancora: insomma, procede per scossoni e questo rende la lettura spesso macchinosa (appunto). Un colpetto di scena finale non incredibile ma ben piazzato, però, fa terminare la lettura con un senso di piacevolezza. Nota di continuity: questa storia verrà citata più volte nelle storie successive di Sente, che evidentemente va fiero della sua creatura, e alcuni personaggi faranno il loro ritorno (il sentore di alieno di inizio albo, però, verrà lasciato cadere nel vuoto).
(La seconda copertina è quella dell''edizione del millenario', ripresa da Alessandro Editore)

11- Lo strano appuntamento (2001è, ambientato nel 1954), di Jean Van Hamme e Ted Benoit
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Ritornano Van Hamme e Benoit, con una bizzarra storia che preme decisamente il piede sull'acceleratore della modernità, sia narrativa che tematica. Si comincia con un flashback (il primo di tutta la serie) ambientato nel 1777 in cui un soldato inglese, impegnato nella guerra americana contro i coloni, viene rapito da una sorta di arcobaleno; con un montaggio decisamente cinematografico, si ritorna nel "presente" della serie, giusto per scoprire (primo) che il soldato di cui sopra è stato appena ritrovato morto, e (secondo) che Mortimer è già in viaggio verso gli USA (e anche l'incipit in medias res è abbastanza una novità), pronto ad indagare sul caso. Con lui c'é Blake, impegnato in tutt'altre vicende. E qui va ricordato che, spesso, nelle storie di Jacobs, i due sono impegnati in vicende parallele che, solo verso 3/4 si scoprono apparentate, per poi confluire in unico finale. Qui, invece, Van Hamme scopre le carte a neanche metà albo, di modo da modificare le aspettative del lettore; il quale, sapendo già che le vicende dei due protagonisti, entrambi pedinati da misteriosi personaggi, sono collegate, si concentrerà più sui mandatari dei misteriosi cospiratori; neanche il tempo di farlo, che subito si scopre l'identità degli enigmatici personaggi: sono alieni, anzi no, terrestri del futuro. Non pago dei rimandi a La diabolica trappola (in cui Mortimer aveva visitato il futuro, devastato da un'ennesima guerra, causa indiretta del folle piano di quest'albo), Van Hamme si permette di ripescare dall'oblio nientemeno che il dittatore giallo Basam Damdu (il cattivo del segreto dell'Espadon), e restituire Olrik al suo originario ruolo di braccio destro, per poi farlo impazzire e arrestare (cosa quasi mai riuscita nelle storie precedenti). Insomma, Van Hamme mescola vecchio e nuovo, in maniera a volte confusa, ma di una confusione nonostante tutto piacevole, come l'allegra confusione di colori di un arcobaleno simile a quello che dà il via a tutto l'ambaradan.

12- I sarcofagi del sesto continente 1,2 (2003, ambientato nel 1958), di Yves Sente e André Juillard
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Yves Sente e André Juillard si prendono due albi con l'intento di creare una storia epica, nel senso più nerd del termine, con continuity incrociate, climax, eventi misteriosi, rivelazioni inaudite e tanti buoni sentimenti. Ci riescono solo a metà, perché il risultato è carino, ma è carino come può esserlo un compitino ben fatto, privo di pathos. Peccato, il flashback sulla giovinezza di Mortimer (in cui viene svelato anche il primo incontro con un giovane Blake e uno con l'immancabile Gandhi) nell'India del 1922 (data riportata sulla Wikipedia francese, ma non ho capito donde l'abbiano desunta) pareva promettere bene, e invece si va a finire su una trama alla Sandokan, ma più patetica, nel senso peggiore del termine*. E tutto questo lato soapoperistico si riversa nel lungo finale - pieno di strutture che crollano, amori rancorosi che gridano vendetta, e daniellesteelate simili - che fa dimenticare tutto il resto dell'avventura, peraltro piuttosto monotona. Tant'é che, alla fine, tanto la sbandierata Fiera Universale di Bruxelles quanto il ritorno del fido Nasir e relativo intrigo antartico, passano in secondo piano rispetto al trucchetto delle camere di deprivazione sensoriale, che fungerà da deus ex-machina per l'albo successivo.
*A me piacciono le soap opera, trovo che i buoni sentimenti non facciano mai male a nessuno e le storie struggenti riescono quasi sempre a commuovermi, ma credo che, dati i loro caratteri piuttosto british, per Blake e Mortimer fosse più opportuno creare un altro tipo di storie amorose; così come è stato fatto, il personaggio di Mortimer ne esce imho più fesso che umanizzato.

13- Il santuario di Gondwana (2008, ambientato nel 1958), di Yves Sente e André Juillard
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Finalmente anche Sente e Juillard sperimentano, e i risultati si vedono. Certo, il finale è un po' affrettato (Van Hamme è ancora distante), ma la storia ha già un suo fascino, per via dei dettagliati disegni e per una narrazione fluida e finalmente sfrondata di molte didascalie inutili e ridondanti (che vanno bene per Jacobs, che scriveva negli anni '50 e '60, ma nel XXI° sec. alla lunga diventano insopportabili). Narrazione che prende il via dal finale della storia precedente, per poi deviare verso binari propri e inconsueti, e abbastanza clamoroso - o, meglio, ben fatto - è il colpo di scena finale, che spiega le varie incongruenze disseminate lungo le 54 pagine e la misteriosa amnesia di Mortimer:
Mortimer e Olrik hanno scambiato le proprie personalità, cosicché, in questo albo, nonostante i titolari della serie siano Blake e Mortimer, il vero protagonista è Olrik.
La qual cosa lascia il piacere di rileggere l'intero albo sotto un'ottica diversa; se si aggiunge una "morale finale" puramente jacobsiana, ecco un albo decisamente riuscito.


A questo punto ci sarebbe un'altra storia, La maledizione dei trenta denari (quelli dell'Iscariota), in due albi, di Van Hamme e tre disegnatori nuovi, pubblicata fra il 2009 e il 2010 (dalla cui trama è stato tratto un videogioco). Inoltre, la serie animata del '97, oltre alle trasposizioni delle principali storie di jacobs (più Il caso Francis Blake), presenta quattro trame inedite.

Il videogioco ce l'ho, ma non ho il tempo di giocarci. Il resto non l'ho letto e non l'ho visto. Per cui mi fermo e provo a trarre qualche conclusione.
Vale la pena di leggere questo fumetto? Sì. E' un fumetto naif, come Tintin, molto semplice ma non sempliciotto. (Anzi, se proprio devo, direi che Tintin è più sempliciotto di Blake&Mortimer). Va contestualizzato, come tutto.
Io direi che le prime tre storie più Sos meteore sono fondamentali, trovo che quando si parla di Tintin si dovrebbero citare anche queste quattro, almeno per soluzione di continuità, dato che Jacobs ha disegnato e ridisegnato varie storie di Hergé e ne è il virtuale erede.
Il resto non è secondo me fondamentale, ma non c'é una storia di Jacobs che sia una che sia meno che piacevole. Delle altre, consiglio almeno Il caso Francis Blake (che sembra di Jacobs) e Il santuario di Gondwana, per la particolarità che ho già segnalato.
Comunque sia, la forza della ligne claire è quella di rendere piacevole anche storie banalotte, e leggere fumetti come Tintin e Blake e Mortimer è come ritrovare quegli amici un po' eccentrici, che da fuori sono poco appetitosi, ma una volta che sei con loro non vorresti staccartene più. :)
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Re: Edgar Pierre Jacobs: Blake et Mortimer

Messaggioda Tyrrel » domenica 26 giugno 2011, 15:50

Quando Max ha postato questa retrospettiva non ebbi il tempo di leggerla e la accantonai con il proposito di recuperarla subito. Finì nel dimenticatoio e imperdonabilmente l'ho recuperata solo oggi.
Di Black e Mortimer non conoscevo praticamente nulla, quindi questo excursus mi è stato davvero utile e devo dire che mi ha parecchio incuriosito. Mi spiace però che le edizioni sin qui esistenti siano un po' farlocche a livello di traduzioni-rimontaggio. Non è che per caso è previsto qualcosa di simile a quanto fatto con l'Eternauta anche per B&M?
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Re: Edgar Pierre Jacobs: Blake et Mortimer

Messaggioda Mike Haggar » mercoledì 06 luglio 2011, 10:48

Anche questa è una serie che ho conosciuto solo di recente e vagamente, grazie al mio peregrinare in librerie francesi. Ammetto che mi piacerebbe moltissimo leggerla e penso che prima o poi mi ci tufferò.
Complimenti per la splendida retrospettiva!
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Re: Edgar Pierre Jacobs: Blake et Mortimer

Messaggioda max brody » lunedì 28 novembre 2011, 18:37

14- La maledizione dei trenta denari 1,2 (2009,2010, ambientato nel 1955), di Jean Van Hamme e René Sterne & Chantal De Spiegeleer (vol.1) e Antoine Aubin, Etienne Schréder & Laurence Croix (vol.2; Croix è il colorista)
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Una storia semplice dalla genesi travagliata. Jean Van Hamme la scrive nel 2004, la passa al disegnatore René Sterne, che vive su un'isola dei Caraibi e pertanto può comunicare solo via mail. Sceneggiatore e disegnatore, stando alla prefazione del primo, si incontrano solo una volta, durante una vacanza del secondo a Parigi, poi Sterne muore prematuro nel 2006. Sua moglie, Chantal De Spiegeleer, illustratrice più che disegnatrice 'seriale', termina il lavoro del marito, impiegandoci non poco tempo, dato che la prima parte della storia esce - su Le Monde prima, in volume poi - soltanto nel 2009. Ne Il manoscritto di Nicodemo (così si sottointitola la prima metà della storia) sono quindi chiaramente riconoscibili due stili. Preciso, morbido, raffinato, squisitamente retrò quello di Sterne, leggermente più stilizzato e grezzo quello della di lui moglie, che ha anche curato la colorazione insieme a Laurence Croix. Più curati gli sfondi (sempre bellissimi a vedersi, com'é tipico della ligne claire) dei personaggi, ma, nel complesso, meglio la coppia Aubin-Schréder, che fa un buon lavoro di mimesi e non si distingue tanto da Sterne e Benoit (un pochino da Juillard).
Ma la storia com'é? E' vittima della diluizione e del ritardo complessivo accumulato negli anni. Se fossi colto direi che c'é uno iato fra la prima e la seconda parte (La porta di Orfeo): così come la prima mette sul piatto ingredienti succulenti quali sfolgoranti evasioni di Olrik, rocamboleschi inseguimenti, personaggi storici e misteri invitanti (Giuda non si è impiccato ma è vissuto tanti anni e i suoi trenta denari sono maledetti), e persino lievi innovazioni a livello di sceneggiatura (come le didascalie usate nel prologo in flashback per fini narrativi e non ridondanti); la seconda parte cucina male il tutto e riesce a rovinare tutta la suspence, creando e dilungandosi su altre sottotrame inutili e banalmente risolte (come quella di Eleni) e tirando le fila degli enigmi principali in fretta e furia in un finale affrettato e che pare non c'entrare una mazza con quanto letto nel primo volume. Peccato. L'enigma alla base del soggetto era (è) piuttosto interessante (lo dice un lettore assiduo di Martin Mystère), e molto buone sono le sequenze storico-nozionistiche (aldilà degli errori niubbi del traduttore: li trovate all'inizio del primo post), pertanto alle magagne, come i piani del cattivo di turno che non stanno in piedi, ci si passa sopra; ma fino a un certo punto: nel 2010, chiudere tutto con un deus ex-machina come il fantasma che chiede perdono (per tacere del crollo della caverna) fa cascare le braccia. Se l'avesse fatto Martin Mystère, si sarebbero raccolte le firme per far chiudere la serie.
Che poi non si capisce perché le monete di Giuda scatenino procelle e fortunali. Cioé, sì, ok, è Dio (o Gesù?) che punisce il peccatore che, per il solo fatto di volerle, pecca. Ma allora è un fumetto solo per credenti? Tsk, tsk, Jacobs era più universale, nonostante lavorasse per una rivista bigottona come Tintin.
Mah. Ho iniziato la lettura tutto contento e l'ho terminata deluso, e più recensisco più mi scopro deluso. Non che mi aspettassi effetti speciali e grandiose rivelazioni, ma qui Van Hamme toppa alla grande, promettendo montagne e finendo per partorire topolini (oltre a involversi tornando alle didascalie ridondanti).



Per fortuna accorre a risollevarmi il morale Tintin n.482 (n.49 anno XXXIX), del 1984, contenente uno specialone su E.P.Jacobs e alcuni fumetti annessi.
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Le théâtre du mystère (Riviére/Carin) è il pezzo forte dello speciale, una storia di 14 pagine, in cui si immagina che Jacobs, novello Faust, abbia stretto un patto con il diavolo (nelle fattezze del prof.Adrianus, il cattivo del Marchio Giallo) che gli ha consentito di sfogare la propria creatività repressa e divenire giovane e immortale. Nelle sue storie confluiranno l'amico Mortimer, il tizio visto al bar e uguale a Blake, il diavolo/Adrianus, l'attore Olrik, le reliquie indiane, ecc. ecc. e tutte le persone e gli elementi, tratti dalle prime 8 storie della serie e citati qua e là, che Rivière e Carin immaginano siano stati ricordi della reale vita dell'autore belga.
Seguono poi otto one pagers (racconti di una pagina), una per ogni storia di Jacobs. Si tratta di omaggi umoristici e non da parte di alcuni dei più famosi autori della scuola franco-belga.
Le secret de l'Espadon (Pierre Wininger) vede Olrik rimpicciolire ed è una via di mezzo fra il serio e l'umoristico.
Le mystère de la Grande Pyramide (André Juillard) è un sorprendente (nel senso che non ne sospettavo l'esistenza) prodromo a L'aventure immobile: Blake e Mortimer, vecchi, gironzolano per il Cairo in cerca di Nasir, ma egli è scomparso da tanti anni. Ignorano che Nasir li spia di nascosto ma non può rivelarsi, avendo assunto il ruolo di nuovo custode della Camera di Horus al posto di Abdel Razek (vivo anch'egli). Malinconia a gogò.
La stempera Le Marque Jaune (Jacques Tardi), nel quale il grande classico del fumetto BD viene riletto come un sogno del gay Mortimer (dorme con Blake).
Quindi Le secret de l'Atlantide (Didier Convard) dà un'altra rilettura metanarrativa dell'immortalità dei due personaggi, mentre
S.O.S. Meteores (Bob De Moor) è una divertente parodia degli stilemi jacobsiani, dalle didascalie alle trovate pseudoscientifiche, dalle false minacce alla figura fin troppo eroica di Mortimer. E non è un caso che la parodia colpisca LA storia di Blake & Mortimer per eccellenza (proprio tecnicamente). Grande De Moor, che, anni più tardi, lavorerà seriamente sulla serie, completando, e bene, Le tre formule del prof. Sato.
I due omaggi successivi sono così così:
La piége diabolique (Serge Clerc) vede Mortimer viaggiare nel tempo e nello spazio e finire al bar,
L'affaire du collier (Alain Goffin) è un invito a leggere l'albo originale (mah); un po' meglio l'ultimo omaggio, ovviamente dedicato a
Les 3 formules du prof.Sato (Dick Briel): all'epoca la storia era incompleta (la seconda parte uscirà nel 1990), pertanto Briel appronta un'ultima pagina, da ritagliare e appiccicare alla fine della prima parte, in cui risolve in fretta e furia tutti i punti lasciati in sospeso, con un effetto (volontariamente? involontariamente?) buffo.
Il resto dello speciale si completa di un articolo su un saggio collezionistico riguardante l'opera di Jacobs, di alcuni giochi a tema, delle schede degli autori coinvolti nelle otto parodie, e di due paginette ad opera del cartoonistico Bédu, Personnages en quete d'auteur, in cui Jacobs, con buffe associazioni mentali, crea Blake, Mortimer e Olrik ma li scarta perché poco credibili.
L'albo si trova su internet e su E-Bay e siti simili. Il racconto Le théâtre du mystère è stato ristampato recentemente nell'ottavo volume di Viktor Sackville, serie di Riviére e Carin.




Tyrrel ha scritto:Quando Max ha postato questa retrospettiva non ebbi il tempo di leggerla e la accantonai con il proposito di recuperarla subito. Finì nel dimenticatoio e imperdonabilmente l'ho recuperata solo oggi.
Di Black e Mortimer non conoscevo praticamente nulla, quindi questo excursus mi è stato davvero utile e devo dire che mi ha parecchio incuriosito. Mi spiace però che le edizioni sin qui esistenti siano un po' farlocche a livello di traduzioni-rimontaggio. Non è che per caso è previsto qualcosa di simile a quanto fatto con l'Eternauta anche per B&M?

Quando Tyrrel ha postato questa risposta ebbi il tempo di leggerla ma la accantonai comunque con il proposito di recuperarla subito. Finì nel dimenticatoio e imperdonabilmente l'ho recuperata solo oggi.
Le edizioni, più che farlocche, sono all'italiana. Quelle della Alessandro Editore, le uniche in circolazione, sono fedeli agli originali. Nell'ultima storia ci sono un paio di errori, ma sono errori talmente stupidi che si notano subito. Scoccia, ma alla fine sono un paio, non venti. Potrebbero aggiustarli, ma non credo che le vendite siano così alte da presupporre una ristampa.
Le edizioni più vecchie sono rimontate un po' a piacere, ma non così esageratamente come ho voluto far credere mesi fa :P . Quelle della Comic Art sono pressoché le stesse di Alessandro Editore. Quelle precedenti (roba di minimo trent'anni fa), beh, risentono dell'ingenuità di quei tempi. Comunque l'unica edizione disgraziata è quella del Segreto della Grande Piramide dei Fumetti del Giallo Mondadori (che ho già ampiamente descritto più sopra).
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Re: Edgar Pierre Jacobs: Blake et Mortimer

Messaggioda bacci88 » giovedì 29 dicembre 2011, 13:17

Complimenti a max brody per l'analisi! Ho letto tutto tintin e poi mi è venuta voglia dei iniziare a leggere anche Blake e Mortimer, anche grazie a questo approfondimento.
In casa avevo già da qualche anno Il mistero della grande piramide dell'edizione rimontata della Mondadori, ma l'ho letta solo pochi giorni fa. Poi ieri ho comprato i due volumi cartonati di Alessandro Editore di Il marchio giallo e S.O.S meteore, secondo la disponibilità della fumetteria che ho visitato e i consigli della recensione qui sopra.
Quando li avrò letti magari se ne parla!

max brody ha scritto:[...] trovo che quando si parla di Tintin si dovrebbero citare anche queste quattro, almeno per soluzione di continuità, dato che Jacobs ha disegnato e ridisegnato varie storie di Hergé e ne è il virtuale erede.


Perdona l'ignoranza... mi dici qualcosa a proposito di queste storie di Hergé ridisegnate da Jacobs? Grazie!
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Re: Edgar Pierre Jacobs: Blake et Mortimer

Messaggioda max brody » martedì 17 gennaio 2012, 18:38

bacci88 ha scritto:Perdona l'ignoranza... mi dici qualcosa a proposito di queste storie di Hergé ridisegnate da Jacobs? Grazie!

Scusa il ritardo.
Beh, in realtà non c'é molto da dire. Jacobs lavorava per la rivista Tintin e, col tempo, era divenuto amicone di Hergè. Sicché, quando questi ha deciso di ridisegnare le prime storie del reporter dal porporato ciuffo, s'é fatto aiutare dai disegnatori del suo studio, fra i quali Jacobs. Il quale dovrebbe aver collaborato agli sfondi e alla colorazione di I sigari del faraone, La stella misteriosa, Le sette sfere di cristallo/Il prigioniero del sole, oltre a, come detto, la versione definitiva di Tintin in Congo, Tintin in America, Lo scettro di Ottokar e Il fiore blu.
Inoltre, E.P. compare qua e là nelle storie di Tintin (omaggi di Hergè):
-ne I sigari del faraone compare in copertina il prof. Grossgrabenstein (da Il mistero della grande Piramide);
-apparizioni di E. P JACOBS
Tintin in the Congo (1946 colour edition), page 1, frame 1: dark-haired man in grey suit.
Cigars of the Pharaoh album cover and page 8, frame 1 (and page 9), the Mummy marked E. P. Jacobini
King Ottokar's Sceptre, page 38, last frame: man in red top.
King Ottokar's Sceptre, page 59, last frame: monocled man with black hair, holding a helmet, standing in the first row on the right.
The Seven Crystal Balls, page 16, frame 4: man in brown suit (black bow-tie) in the middle floor box on the left hand side.
The Calculus Affair, page 13, last frame: E. P. Jacobs, dressed like Tintin, stands near the gate with a bicycle.
(righe in inglese tratte da: http://www.tintinologist.org/guides/lists/cameos.html)
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Re: Edgar Pierre Jacobs: Blake et Mortimer

Messaggioda bacci88 » martedì 24 gennaio 2012, 10:15

Grazie mille per tutte le info! :)
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Re: Edgar Pierre Jacobs: Blake et Mortimer

Messaggioda Colo » venerdì 17 agosto 2012, 14:26

Sono state annunciate due nuove avventure per il 2012 e il 2013:

- Le Serment des cinq Lords di Yves Sente e André Juillard. Ambientata nel 1954 - 55 tra Londra e Oxford, avrà come protagonista il capitano Blake, alla prese con un segreto del suo passato....

- L'Onde Septimus di Jean Dufaux e Aubin Frechon. Sara il seguito della mitica "Il Marchio Giallo".

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and I may die
But I am so glad you are here
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In loving memory of the Eleventh Doctor (2010 -2013)

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Re: Edgar Pierre Jacobs: Blake et Mortimer

Messaggioda max brody » lunedì 17 settembre 2012, 09:49

Colo ha scritto:- Le Serment des cinq Lords di Yves Sente e André Juillard. Ambientata nel 1954 - 55 tra Londra e Oxford, avrà come protagonista il capitano Blake, alla prese con un segreto del suo passato....

Per quei due o tre che fossero interessati, segnalo che la storia sta essendo (cit.) pubblicata a puntate su un blog di Le Soir. Una tavola (o due, boh) ogni Sabato. La pubblicazione è al momento alla tavola 42 e finirà a Novembre, quando uscirà il volume (copertina).

Io, il Re dello Scrocco, mi sono letto le tavole uscite fin qui e ho notato due cose. La prima è che il B&M post Jacobs è una cosa concettualmente folle, una roba anacronistica che dovrebbe essere di nicchia, se non addirittura di crepa nel muro, e invece in Francia è uno status symbol, come Tex (un'altra roba assurda e anacronistica) qui da noi. Il che la dice lunga sulla consapevolezza dei lettori non nerd.
La seconda cosa è che nel suo essere un mero revival il progetto B&M è realizzato piuttosto bene. Di fatto questa pubblicazione a puntate equivale al ritorno delle Sunday Pages (che in questo caso sono Saturday Pages), e infatti ogni tavola è praticamente una puntata, con una sua autonomia interna. A chi piace il Gott la cosa dovrebbe ringalluzzire, al di là della trama (un normale thriller).
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Re: [Edgar Pierre Jacobs] Blake et Mortimer

Messaggioda cianfa88 » martedì 19 maggio 2015, 14:14

Ristampa integrale in arrivo in edicola con la Gazzetta dello Sport! Pare arriverà il prossimo inverno, e molto probabilmente avrà lo stesso formato e prezzo delle fortunate raccolte di Michel Vaillant, Blueberry, Ric Roland...

:fire:
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Re: [Edgar Pierre Jacobs] Blake et Mortimer

Messaggioda max brody » mercoledì 20 maggio 2015, 16:58

Sono molto contento. Però bestemmio: ma perché 'sta ondata di fumettume d'ogni forma e colore non s'è fatta quando ero giovane? -_-

Ma poi "integrale" vuol dire che mettono anche quelli nuovi?
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Re: [Edgar Pierre Jacobs] Blake et Mortimer

Messaggioda cianfa88 » mercoledì 20 maggio 2015, 19:29

max brody ha scritto:Ma poi "integrale" vuol dire che mettono anche quelli nuovi?



Beh, immagino di sì...anche per le altre serie hanno messe anche quelle non degli autori originari (vedi Blueberry)...
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Re: [Edgar Pierre Jacobs] Blake et Mortimer

Messaggioda cianfa88 » lunedì 21 dicembre 2015, 15:29

Ci siamo con l'integrale. 30 dicembre :clap:

http://www.fumettologica.it/2015/12/dat ... llo-sport/
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Re: [Edgar Pierre Jacobs] Blake et Mortimer

Messaggioda max brody » martedì 29 dicembre 2015, 15:16

PIANO DELL'OPERA

Il bastone di Plutarco a 1€? :oh:
E gli altri a 3,99€? Urka. NON POTEVANO FARLA PRIMA?! :ARGH:
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Re: [Edgar Pierre Jacobs] Blake et Mortimer

Messaggioda Zangief » giovedì 21 gennaio 2016, 13:37

max brody ha scritto:PIANO DELL'OPERA

Il bastone di Plutarco a 1€? :oh:
E gli altri a 3,99€? Urka. NON POTEVANO FARLA PRIMA?! :ARGH:


Sí, potevano.
Però prima non avrei avuto i soldi. :asd:
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Re: [Edgar Pierre Jacobs] Blake et Mortimer

Messaggioda cianfa88 » giovedì 11 febbraio 2016, 23:39

Finalmente scopro questo grande fumetto, che desideravo da anni. :adore:
Linea Chiara e testa voluminoso si fondono mirabilmente.

Il segreto dell'Espadon

Chiara l'influenza dei fumetti sindacati anni '30...esagerazioni, salvataggi miracolosi e il disegno ancora immaturo...ma già si vedono lampi di grandezza, con la storia di una terza guerra mondiale veramente terribile (la magistrale tavola del racconto alla radio della distruzione delle città del mondo).


Il Mistero della Grande Piramide

Nel frattempo deve essere passato Hergè, tanto cambia lo stile sia del disegno sia della narrazione...in qualche espressione di Mortimer sembra di vedere Haddock. Rispetto a Tintin tutto è molto più romanzesco e anche realistico, con un vero meccanismo a orologeria che rende ogni vignetta e ogni personaggio essenziale.

Jacobs già nel 1950 trollava i lettori, le "due parole" di introduzione sono due pagine di testo fitto fitto :asd:
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Re: [Edgar Pierre Jacobs] Blake et Mortimer

Messaggioda cianfa88 » lunedì 20 giugno 2016, 17:19

Delle tre lettere del professor Sato ho sempre letto peste e corna, ma sinceramente mi sembra decisamente superiore alla Trappola Diabolica e al Caso del Collier (per distacco la peggiore di Jacobs...pare un'avventura di Ric Roland)...i disegni della seconda parte non sono il massimo e la trama forse svacca un po', ma la capacità di impressionare è quella delle prime avventure.

(A proposito, a sorpresa mi è piaciuto abbastanza anche il Raggio U, è vero che non è un semplice calco di Flash Gordon ma già si vede qualcosa in più, pur nelle tipiche ingenuità del filone fantascientifico).
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Re: [Edgar Pierre Jacobs] Blake et Mortimer

Messaggioda cianfa88 » sabato 11 febbraio 2017, 19:14

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#24 Il testamento di William S. (Sente - Juillard)

Sulle tracce del testamento del grande drammaturgo, i nostri vivono una mirabolante avventura nel belpaese, sempre braccati dal terribile Olrik, in un susseguirsi di colpi di scena e pathos senza fine, come da tradizione della serie? NO.

Tra i volumi del post-Jacobs c'è sempre stata una notevole differenza qualitativa e purtroppo questo albo va a posizionarsi tra i peggiori della serie...forse proprio il peggiore, purtroppo.

In pratica è tutta una ricostruzione raccontata della vita di Shakespeare, con azione ridotta al minimo; Blake è praticamente assente, Mortimer è poco più di una spalla, Olrik tristemente rinchiuso in carcere. E allora tutto si trasforma in una spiegone di 62 tavole difficilmente digeribile.

Peccato, qualche buona idea e l'ambientazione italiana sprecata malamente. Insufficienti anche i disegni.
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Re: [Edgar Pierre Jacobs] Blake et Mortimer

Messaggioda cianfa88 » lunedì 03 giugno 2019, 10:07

25. La Valle degli Immortali - Minaccia su Hong Kong (parte 1). Yves Sente, Peter van Dongen, Teun Berserik

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Nuovo dittico per il glorioso duo creato da E. P. Jacobs, con la sceneggiatura del veterano Y. Sente e i disegni affidati a autori esordienti per la serie. Sappiamo che gli episodi realizzati dopo la morte del creatore seguono due caratteristiche: mimesi pressoché completa per quanto riguarda stile di sceneggiatura e disegno, ambientazione non cronologica delle avventure. E proprio questa seconda particolarità permette di andare a ricercare una certa continuità generale solitamente assente nelle bedé.
In questo caso, gli autori coraggiosamente scelgono di far partire la storia proprio alla fine della prima avventura del duo inglese, quel Segreto dell'Espadon che vedeva il mondo devastato dall'attacco dell'Impero Giallo. Il setting è dunque quello asiatico, con Blake e Mortimer impegnati a difendere la colonia britannica di Hong Kong da varie minacce (i comunisti di Mao Zedong che stanno conquistando la cina, i nazionalisti, i vari signori della guerra locali...).
Storia e fiction sono abilmente mescolati in quella che è una delle migliori avventure del post-Jacobs. Minacce credibili, riferimenti storici affascinanti, un Olrik in grande forma. Disegni in linea chiara jacobsiana senza particolari guizzi, purtroppo la scelta editoriale in questo caso è chiara.



26. La Valle degli Immortali - Il millesimo braccio del Mekong (parte 2). Yves Sente, Peter van Dongen, Teun Berserik

In produzione.
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