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[Grazia Nidasio] Valentina Mela Verde e Stefi

Da Lupo Alberto ad Asterix passando per Rat-Man e i Puffi con tappa nell'euromanga di derivazione barbucciana, nato in Italia e trapiantato in Francia.

[Grazia Nidasio] Valentina Mela Verde e Stefi

Messaggioda Valerio » martedì 04 agosto 2009, 12:56

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Quando ero piccolo e leggevo il Corrierino, il mio personaggio preferito era la Stefi. Adoravo le storielle di due pagine della Stefi, così buffe, così vere, che raccontavano una quotidianità fatta di piccole cose. Mi faceva ridere soprattutto il fatto che il mondo interno alla Stefi fosse così volutamente banale, con modi di dire e atteggiamenti assolutamente ordinari e già visti in cui ritrovarmi. Poi mi piaceva da morire il lato grafico, tutto scarabocchioso, tipico della Nidasio (quella del Piccolo Mugnaio Bianco, ricordate?) col suo graziosissimo caos di straordinaria espressività, che con due sghiribizzi riusciva a rendere la giusta espressione che avrebbe una vicina di casa impicciona o una nonna campagnola mentre si chinano a salutare una bambina di otto anni. E in tutto questo mi piaceva da morire anche la colorazione, acquerellata, con tonalità a volte cupe, a volte chiare, che si mischiavano spesso e volentieri in guazzabugli di rara atmosfera. Le storie che prendevano spunto dalle immaginarie pagine del suo diario variavano dalle esperienze più comuni (andare sull'autobus con la mamma, passare le vacanze in colonia) agli sproloqui/riflessioni con cui Stefi raccontava il suo mondo passando per le rappresentazioni fantasiose con cui si calava nei panni di questo o quel personaggio di un libro letto o di un fatto storico appreso a scuola. C'era varietà insomma. Amavo la Stefi e il suo mondo, col papà Amedeo, il fratello rompiscatole Cesare, lo zio 'Chille, il compagno di scuola snob Eziomaria, la Pontiroli, bambina con le adenoidi. E poi c'era Valentina, la sorella maggiore. Lei, come ogni altro veniva descritta dalla Stefi con una prospettiva dal basso, e quindi leggermente distorta. A leggere la Stefi ci si faceva un'idea piuttosto comune di Valentina, quindi non potreste immaginare la sopresa con cui anni dopo appresi che era lei la reale protagonista del fumetto e che la Stefi non era altro che il suo spin-off. Recentemente siamo stati omaggiati dal fantastico mondo dell'editoria di ben due volumi: una best of della Stefi e il primo volume (di tre o di quattro, non si sa) della cronologica integrale di Valentina Mela Verde - questo il titolo della serie - edito da Coniglio Editore. Grazie a questi due volumi ho potuto farmi anche un'idea di come andarono effettivamente le cose:

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Dunque: tutto inizia da qui. La Nidasio, sul Corriere dei Piccoli inizia questa serie in uno spazio sperimentale nato per le adolescenti. Dopo un breve lasso di tempo al Corriere dei Piccoli verrà affiancato il Corriere dei Ragazzi, e Valentina Mela Verde verrà dirottato lì, considerato un luogo più consono dove sviluppare la serie, che continuerà fino alla chiusura della testata, avvenuta nel 1976. Dal '69 al '76 dura quindi tutta la serie, che viene raccolta a colpi di due anni e mezzo alla volta in questi volumoni del costo di 24 euro l'uno. Il volume ha un introduzione fatta da Tiziano Sclavi in cui si parla del suo rapporto con la Nidasio e la si considera una sorta di autrice di graphic novel ante litteram. Le storie raccolta arrivano fino al Natale del '71 e in esse si dipana l'epopea di quella che potrebbe essere una ragazza degli anni '70 realmente esistita. Perché questo colpisce del fumetto, il suo rappresentare un'epoca senza stucchevolezze, ma con una genuinità incredibile. Sebbene la serie ingrani solo dopo un po', e all'inizio lasci un perplessi lo schema basilare secondo cui Valentina racconta un'esperienza quotidiana e poi al termine vada a parlarne con la zia Dina, sorta di alter-ego della Nidasio, si fa presto a lasciarsi conquistare dagli eventi. Piccoli, minimalisti, veri e assai divertenti. Ed è bello, per chi leggeva già la Stefi, ritrovare quello stesso mondo intatto e anzi approfondito e raccontato nel dettaglio, vedere quegli stessi parenti e comprimari, Stefi compresa, venir esplorati meglio. Andando avanti nella lettura il fumetto perde sempre più quella connotazione rubricosa che ha all'inizio (la cui impaginazione risente di questi box-consigli, qui lasciati vuoti) per diventare deliziosamente narrativa. E il tutto, pur raccontando il mondo dal punto di vista di una ragazza, non rinuncia a divagazioni maschili, specie quando la parola la prende il fratello sbruffone e racconta direttamente le sue esperienze. Insomma, pur partendo leggermente scettico sull'impostazione adolescenziale mi sono dovuto ricredere, anche se tuttora trovo paradossalmente più disincantata la visione che avrà poi di questo stesso mondo la Stefi, rispetto a quella più sognatrice e entusiasta di Valentina.

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E poi tutto prosegue qui: quando il Corriere dei Ragazzi chiude, la serie di Valentina si interrompe e tocca alla Stefi riesumare il suo mondo, nuovamente sulla pagine del Corriere dei Piccoli. La cosa presumo sia iniziata in concomitanza del passaggio di consegne e si sia conclusa intorno alla metà degli anni '90 quando il Corrierino ha chiuso. Il personaggio è però sopravvissuto come opinionista per le vignette dei giornali e con un cartone animato recente (e a mio avviso neanche malaccio). Pur ricalibrando il punto di vista, il mondo rimane lo stesso, anzi guadagna quel disincanto alienato deliziosamente infantile che lo rende ancor più una perla. Il volume in questione non è una cronologica anzi raccoglie tematicamente alcune storie, ed è un vero peccato visto che in fin dei conti non penso che di Stefi esista tutto questo materiale e che in un paio di volumi di questo tipo si sarebbe riusciti a raccogliere tutto. Leggere questo volume ovviamente è stata un'esperienza epifanica, per motivi personali, visto che una storia sì e una no erano rimaste ben impresse nel mio immaginario infantile, sepolte dietro scaffali di altra roba. Solitamente quando si rinviene questo tipo di materiale di tende a rimanere delusi ridimensionandolo, ma così non è stato e la cosa mi ha fatto capire che anche se ero piccolo avevo un buon intuito per le belle cose.
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Re: [Grazia Nidasio] Valentina Mela Verde e Stefi

Messaggioda Valerio » venerdì 24 gennaio 2020, 16:38

Il Libro della Stefi è un'elegante strenna natalizia targata Rizzoli che raccoglie una buona selezione di storie della bimba creata da Grazia Nidasio. Nata come personaggio secondario di "Valentina Mela Verde" sul Corriere dei Ragazzi e poi trapiantata successivamente sul Corriere dei Piccoli con una serie tutta sua, Stefi è un personaggio che rimane impresso. Chi scrive infatti vanta una frequentazione di lungo corso con la bambina della Nidasio. Le sue storie, sempre di pochissime pagine, rappresentavano (insieme alla Pimpa) forse la portata più prelibata del Corrierino ed erano in grado di far scattare un robusto meccanismo identificativo nella mente del giovane lettore. In questi piccoli spaccati di quotidianità venivamo portati all'interno di un condominio milanese per seguire le vicende della famiglia Morandini ma attraverso la lente di una bambina "normale". Lo stile della Nidasio era fresco, spontaneo, incredibilmente vero. Stefi risultava autentica proprio perché riusciva a stare sempre perfettamente a cavalcioni tra diverse varianti di sé: a volte dava una lettura ingenua e infantile della realtà, altre volte dimostrava un certo acume contestatario tale da farla avvicinare di soppiatto alla Mafalda di Quino. Senza mai esagerare però. Perché la Stefi non voleva essere una figura caricaturale o satirica ma semplicemente una bambina come tante. La scrittura della Nidasio nascondeva inoltre una sottilissima vena ironica e questo si avvertiva soprattutto nei dialoghi dei personaggi adulti, scritti con un ricercatissimo gusto per la banalità e le frasi fatte. Niente di particolarmente sarcastico, nessuna critica, denuncia o luce negativa gettata su di loro, però: ogni singolo personaggio a conti fatti risulta "positivo" nel microcosmo urbano della Nidasio, indulgente e dissacrante al tempo stesso.
Visivamente le storie della Stefi catturavano l'occhio come poche altre cose. Lo stile dell'autrice era davvero dinamico, capace di passare come se niente fosse dalla rappresentazione realistica allo scarabocchio più naif, a seconda delle esigenze di rappresentazione. Come del resto avviene in Giappone, anche qui i sentimenti e i dialoghi della Stefi riescono a trasformarla e modificarne le fattezze in tempo reale, con una fluidità sconcertante. E a calamitare l'attenzione del lettore ci pensa anche la particolarissima colorazione a chiazze, in grado di creare fortissime suggestioni. Stupisce vedere con quale abilità l'autrice riusciva a tingere la grigia quotidianità cittadina con colori accesi, creando all'occorrenza delle atmosfere pregnanti, magiche e degne di un fantasy. Anche il lettore più scafato finiva per assumere gradualmente il punto di vista "incantato" della piccola protagonista. 
Il libro della Rizzoli non costituisce una ristampa cronologica, anche se si spera che prima o poi venga fatta. Presenta invece un'antologia eterogenea di episodi rappresentativi organizzati per argomenti (genitori, fratelli, scuola, amicizie etc). Stupisce la varietà: alcune storielle risultano notevoli per le fantasie visive e cromatiche che contengono, come quello della casa ideale, altri invece portano avanti la "poetica del banale", come ad esempio quello del puzzle con l'intera famiglia riunita intorno al tavolo a dire cose tipo "è un gioco di pazienza...". Ammirevole per compiutezza narrativa infine quello in cui viene demolita l'usanza di mandare i bambini in colonia, con Stefi che si lancia in quello che sembra più che altro un resoconto carcerario. Tra animatori ridicolizzati, una miserevole routine balneare e tanti altri piccoli disagi, la vicenda riesce a trasmettere tutto l'orrore della ragazzina verso un'esperienza omologante, ma allo stesso tempo incoraggia a trovarne i lati positivi. Chi scrive ha letto e riletto queste pagine da bambino allo sfinimento, trovandoci sempre qualcosa di nuovo, di angosciante, di divertente e poetico. E cosa più importante di tutte, ha ritrovato quel fascino ancora intatto oggi dopo trent'anni. 
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