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[Radice & Turconi] La Terra, Il Cielo, I Corvi

Da Lupo Alberto ad Asterix passando per Rat-Man e i Puffi con tappa nell'euromanga di derivazione barbucciana, nato in Italia e trapiantato in Francia.

[Radice & Turconi] La Terra, Il Cielo, I Corvi

Messaggioda Valerio » domenica 04 ottobre 2020, 15:35

Teresa Radice e Stefano Turconi si presentano puntuali ogni anno nelle librerie con un nuovo volume a fumetti. E ogni anno fanno centro, regalando allo scenario fumettistico un’ulteriore testimonianza di quello che si può fare con questo medium. Esperimenti arditi, figli di una libertà espressiva e del desiderio di non fermarsi mai su un singolo genere/stile ma esplorare tematiche, argomenti, scenari, epoche e registri sempre diversi. Una letteratura personale, quella della Casa Senza Nord, nella quale è molto facile per il lettore esperto riconoscere elementi stilistici ricorrenti, eppure mai stagnante e in grado di stimolare cervello, occhio e cuore.

Quest’anno tocca a “La Terra, Il Cielo, I Corvi” resoconto in sette capitoli di una fuga. I tre personaggi protagonisti, l’italiano Attilio Limonta, il caporale tedesco Fuchs e l’ostaggio Vanja, scappano da un gulag e si ritrovano a percorrere la Russia innevata della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta forse di una delle vicende più lineari mai raccontate dalla coppia, ma questa semplicità si rivela il punto di forza del libro, agevolando l’identificazione del lettore che si ritrova il più possibile a respirare il punto di vista dei personaggi.

Sul lato grafico troviamo un Turconi più verista del solito. Pur rimanendo riconoscibile nella sua fortissima espressività, il suo tratto sembra volersi avvicinare più alla realtà, come si nota dalle proporzioni più realistiche dei personaggi. In tutto questo si fa notare l’uso del colore, curato da lui stesso. Se già nelle altre sue opere si intuiva un certo gusto per l’arte paesaggistica, qui la cosa diventa esplicita. Le tavole di Stefano, colorate ad acquerello, coccolano lo sguardo del lettore per oltre duecento pagine, e spesso e volentieri, dimostrano anche una certa autonomia artistica: slegate del contesto narrativo e prese come quadretti a sé farebbero ugualmente un figurone. In tutto questo Teresa a tratti sembra quasi sedersi e lasciar fare, attendendo il miglior momento per intervenire, anche se questo volesse significare la presenza di manciate di tavole mute, utili a trasmettere le suggestioni del viaggio e a suggerire quello che passa per la testa di Attilio, lungo i numerosi flashback silenziosi della sua vita. Anche questo significa saper giocare con il linguaggio del mezzo.

Ecco, poi il linguaggio. Potrà sembrare strano, ma il libro non è in italiano. Lo è per un terzo, diciamo. Le parole dei personaggi che circondano Attilio rimangono rigorosamente in tedesco e in russo. A prima vista potrebbe sembrare una scelta bizzarra e decisamente ostica, ma ben presto si capisce come tutto questo non faccia che aumentare l’identificazione con Attilio, di cui siamo chiamati a percepire tutto il senso di straniamento. Va detto che Attilio le lingue straniere le mastica sicuramente più del lettore, e per colmare questo breve gap vengono messi in atto trucchi compensativi: una forte mimica, un modo di narrare per immagini il più chiaro e inequivocabile possibile, qualche parola in italiano messa in bocca agli stranieri e via dicendo. Tutto il libro si basa su questo sottilissimo equilibrio, che alla fine si rivela vincente. E in ogni caso a intervallare questi momenti vengono in aiuto i monologhi mentali di Attilio, nelle cui didascalie Teresa ha finalmente modo di sfogare la sua vena.

Ma ciò che colpisce sopra ogni cosa è il modo in cui viene narrata… la morale. I tre compagni non si piacciono. Poi si piaciucchiano. Poi di colpo si odiano. Poi no. Il loro rapporto evolve e involve a seconda delle situazioni, a seconda dei momenti. Perché le situazioni sono complesse e l’umanità pure. Sono presenti svariate riflessioni sull’ideologia fascista, incarnata da Fuchs, sui problemi di appartenenza di Attilio e persino su Vanja, “vittima” della situazione, non si risparmiano giudizi che vanno dal tenero al sinistro. Ma al di là di questi tentativi di razionalizzazione, al di là di queste riflessioni leggibili nero su bianco nelle didascalie, si rimane spiazzati da quello che i personaggi fanno e dicono. Umorali, testardi e a tratti incoerenti, si rivelano in realtà personaggi scritti benissimo. Perché di questo siamo fatti, di momenti, e viviamo vite colorate in scala di grigio. E questo il libro lo fa capire benissimo.

Difficile non uscirne arricchiti. La Terra, Il Cielo, I Corvi è uno dei lavori più riusciti della coppia, e un oggetto irrinunciabile se si ama il fumetto, la narrazione, la letteratura, il bello. Vi lascio con un consiglio: non leggetelo tutto d’un fiato. I sette capitoli che scandiscono la narrazione occupano ognuno una giornata di viaggio, e iniziano e finiscono tra le coltri del giaciglio improvvisato nel momento. Provate a leggerne uno alla volta prima di dormire, vi sembrerà di star viaggiando per davvero in compagnia di Attilio, Fuchs e Vanja.
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