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[N./Level 5] Il Professor Layton e il Futuro Perduto

Nintendo raddoppia gli schermi e moltiplica il successo, il più grande di sempre. Grafica 3D, touch screen, microfono, internet, un'interazione mai vista che fanno del successore del Game Boy il portatile definitivo.

[N./Level 5] Il Professor Layton e il Futuro Perduto

Messaggioda Valerio » giovedì 23 dicembre 2010, 18:16

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Eccoci arrivati a quella che per ora è la conclusione delle avventure del professore più gentile che ci sia. Pur essendo ogni suo capitolo abbastanza autoconclusivo questo è quello che più di tutti puzza di finale, visto che è il più emotivo, il più pregno di avvenimenti fondamentali per lo status quo della serie. Da noi è arrivato molto tardi, mentre in Giappone stanno già avanti di altri due capitoli...stavolta parte di una trilogia prequel che lucasianamente racconta fatti e avventure avvenuti durante il tirocinio di Luke, ben prima di quel Paese dei Misteri che ci aveva introdotti in questo delizioso mondo. Finisce la storia ma non la serie, che è destinata ad evolversi anche sotto il profilo del gameplay con l'introduzione nel prossimo capitolo di quel gioco parallelo chiamato London Life e in quello dopo ancora degli enigmi tridimensionali. Ma questo capitolo non presenta ancora innovazioni di sorta e si rimane quindi ancorati alla tradizione che vuole Layton e Luke muoversi a colpi di pennino attraverso scenari statici ma colorati e pieni di atmosfera, intervallando le loro indagini con un gran numero di rompicapi che fanno leva sulla capacità deduttiva, sul calcolo aritmetico, sul pensiero laterale e via dicendo. Ogni capitolo aumentano sempre più e con essi la profondità della storia. Inoltre a fornire al gioco un'ulteriore variante sono i tre minigiochi che enigma dopo enigma si arricchiscono sempre più di particolari e terranno impegnato parecchio il giocatore. Se nello scorso capitolo si era arrivati all'apice di questo complesso meccanismo che riusciva a intrecciare ognuna di queste tre modalità in modo perfetto (mi riferisco alla macchina fotografica che era presentata come giocattolo da costruire prima, come strumento di indagine poi e che per giunta aiutava ad individuare alcuni enigmi rimasti indietro, per non parlare del gioco dei tè, che portava a interagire con un sacco di personaggi) stavolta coi minigiochi si fa un passo indietro. Abbiamo infatti tre nuovi passatempi: il libro illustrato che è molto divertente e consiste in una triade di novelle che vanno completate con gli adesivi che vengono conferiti come premio per aver risolto alcuni enigmi. Inoltre sembra facile, ma ogni adesivo/illustrazione corrisponde ad una parola ben precisa, quindi mischiarli fa cambiare completamente il senso della storia, e per giunta ci sono un sacco di parole molto simili tra loro che rendono ancor più intrigante l'esperienza. Poi abbiamo i tracciati della macchinina che Luke si divertirà a far procedere lungo percorsi accidentati, calcolando di volta in volta come raccogliere sul percorso tutti i tesori sparsi in giro, modalità divertente ma complessa e un po' fine a sé stessa, e infine abbiamo il gioco del pappagallino che è un vero e proprio problema. Bisogna far delle consegne a delle persone, facendo volare il pappagallino lungo alcuni percorsi. Il problema è che i suoi voletti seguono traiettorie assolutamente poco intuitive, e che bisogna portarlo a destinazione calcolando le variazioni di queste traiettorie facendolo rimbalzare in maniera del tutto randomica su alcuni fili elastici che è possibile tracciare sullo schermo. Inizialmente sembra intrigante ma dopo ore e ore di tentativi in cui non si riesce a capire come far volare il pappagallino e si tira a indovinare piazzando le corde a caso ci si rende conto che il minigioco in questione è a dir poco scalibrato, e che merita di esser fatto con una guida davanti agli occhi.
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Inoltre una volta ultimati questi giochi, a parte il pappagallino che usurpa il ruolo di ricercatore di monete-aiuto che fu del cane meccanico e del criceto, tutto ciò che si sblocca sono i soliti enigmi difficilissimi nella sezione extra, e non ci sono quindi modi di integrarli un po' meglio all'interno della trama. Gli enigmi invece si integrano bene, proseguendo quel trend positivo che era iniziato nello scorso capitolo, inoltre ci sono meno indovinelli che si ripetono nel tempo sempre più difficili: l'incubo dei vari "Fuggi Principessa!" o dei salti del cavallo si è di molto ridimensionato, qualcosa c'è ma non raggiunge livelli estremi (a parte ovviamente i vari enigmi della sezione extra, davvero scalibrati). Inoltre sarà possibile in tre casi trovarsi davanti ad un tipo differente di enigma, gli enigmi battaglia, in cui si sfidano in tempo reale alcuni personaggi, come punto di passaggio obbligato per la trama.
L'unica cosa che dispiace è che ci sia stato un decremento sensibile di quegli enigmi geniali che si risolvevano a colpi di pensiero laterale, nei modi sempre più imprevedibili. Era il genere di enigma che preferivo (insieme a quelli a trascinamento, che però hanno sempre il rovescio della medaglia quando diventano difficili). Una novità considerevole è che oltre ai tre aiuti di rito è stato aggiunto un quarto aiuto, quello speciale, che praticamente fornisce la soluzione ma che costa ben due monete aiuto. Per il resto assolutamente niente di nuovo, rimane il diario misteri come lo conoscevamo, e la sezione extra è ricca di schede, filmati, e della classicissima porta segreta che mette in comunicazione il gioco con suo prequel.
Venendo alla storia possiamo dire di trovarci davanti al Layton più complesso di sempre visto che stavolta si parla di paradossi e viaggi temporali. Per la prima volta ci troviamo a Londra, e possiamo quindi visitare alcuni luoghi iconici come lo studio del professore, l'università dove insegna e la stazione di polizia di Chelmey, ma salvo rari blitz il resto si svolge in una Londra futuristica un po' steampunk, nella quale Layton è chiamato da un Luke adulto a fronteggiare il nemico più improbabile: un Layton divenuto cattivo! Basterebbe questo a rendere lo spunto della trama il più intrigante di sempre, ma se a questo aggiungiamo alcuni flashback che ci narrano dell'amore perduto di Layton, e del perché lui tenga tanto al suo cappello, e soprattutto la storia delle origini di Don Pablo e i demenziali motivi per cui è da sempre il rivale di Layton, bé abbiamo di fronte il capitolo più mitologico di sempre. Ovviamente le scene animate, ancora una volta ben disegnate e doppiate, si sprecano e non fanno che rendere ancora più coinvolgente l'esperienza e più vicini questi bei personaggi. Per non parlare della colonna sonora, sempre al top. Certo, non è che sia lo scenario più bello di tutti questa Londra del futuro, e infatti la poesia rustica di Saint Mistére e i colori di Folsense qui mancano, inoltre capiterà di imbattersi in scenari e personaggi meno ispirati (ad esempio Chinatown con la pagoda e le fabbriche oltre il Tamigi non mi sono piaciute troppo) che mettono a nudo la forse troppa pretenziosità del titolo, ma è pur sempre una gran bella esperienza che riesce a dare tantissimo. Il finale è infatti qualcosa di straordinario: rivelazioni, un climax da paura e soprattutto tanta tanta tristezza. I fatti prendono una piega che stavolta coinvolge in prima persona il cast: non è più Layton che si fa i fatti degli altri, qui sono gli altri a farsi quelli di Layton e vederlo sul finale perdere per un attimo la sua proverbiale calma e vederlo emozionato al punto di piangere è uno spettacolo che chi ama questo personaggio non dovrebbe perdere. Personalmente la cosa mi ha straziato, e dell'esperienza ne sono uscito più rintronato che dallo scorso capitolo, che pure mi aveva emozionato tantissimo. Quindi guai a chi se lo fa scappare, non sarebbe da gentiluomini.
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