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[Capcom] Apollo Justice: Ace Attorney

Nintendo raddoppia gli schermi e moltiplica il successo, il più grande di sempre. Grafica 3D, touch screen, microfono, internet, un'interazione mai vista che fanno del successore del Game Boy il portatile definitivo.

[Capcom] Apollo Justice: Ace Attorney

Messaggioda PORTAMANTELLO » sabato 21 maggio 2011, 20:19

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Nel 2007 il successo della saga con protagonista l'avvocato difensore Phoenix Wright era al suo apice: il porting su DS dei primi tre titoli originariamente pensati per il GBA non aveva fatto altro che aumentare il numero di fan e così il creatore della serie, Shu Takumi, decise di accantonare il suo nuovo progetto (il futuro Ghost Trick: Detective Fantasma) e di premiare gli appassionati con un nuovo capitolo delle sue riuscitissime avventure grafiche in salsa forense.
L'intento però non è certo quello di un semplice more of the same, ma qualcosa di ben più complesso: l'idea è quella di riprendere lo spunto di Trials and Tribulations, dove i vari casi affrontati sono collegati fra loro e sfociano in un grande caso finale, un climax in cui incastrare il villain definitivo e sbrogliare i misteri rimasti irrisolti nelle sessioni di gioco precedenti. Ma l'innovazione che spicca di più è sicuramente un'altra: come si evince dal titolo il portagonista non è più (o non solo) il buon vecchio Phoenix ma un nuovo avvocato alle prime armi dall'appuntita capigliatura, Apollo Justice. E già, perché il gioco è ambientato ben sette anni dopo gli eventi di Trials and Tribulations, in un futuro dove Phoenix non è più avvocato (!) in seguito ad un processo in cui avrebbe contraffatto delle prove (!!) e inoltre ha una figlia (!!!). Un espediente azzeccatissimo per incuriosire i fan e soprattutto per rimescolare le carte, introducendo nuovi personaggi ed avversari e far spuntare a sorpresa facce conosciute restando però fedeli alle ormai consuete meccaniche di gioco, con la differenza che ora si possono sfruttare a pieno le potenzialità del DS di cui avevamo già avuto un assaggio nell'episodio postumo del primo titolo, Rinascita dalle Ceneri: ed ecco che il gameplay si vivacizza con la possibilità di esaminare tridimensionalmente le prove a caccia di nuove informazioni, rilevare impronte digitali, cercare residui di letali sostanze chimiche ed altro ancora. A questo si aggiunge l' "abilità" di Apollo: se Phoenix poteva, durante le fasi investigative, visualizzare i segreti delle persone sotto forma di lucchetti psichici ecco che Apollo può percepire le incertezze dei testimoni durante un processo, deducendo nuove, preziose informazioni dopo aver captato loro gesti, tic o reazioni involontarie. Davvero una bella pensata, che rende ancora più godurioso smascherare le contraddizioni e rende più variegata la dinamica processuale. Da notare poi il perfezionamento nella presentazione delle prove: i profili si possono presentare solo quando richiesti, miglioria che evita i frequenti misunderstanding che potevano scaturire in Justice for All e Trials and Tribulations.
A coronare il tutto le musiche: dopo quelle un po' deludenti dello scorso gioco ecco il ritorno in grande stile di bei temi esaltanti e coinvolgenti, complice anche la possibilità di musiche più orchestrate fornita dalla nuova console.
Unendo a tutte queste caratteristiche a dei personaggi ottimi e aggiungendo i casi (TUTTI fantastici) e una trama di fondo avvincente e ben diretta si ottiene l'Ace Attorney più riuscito di sempre, per quanto fandom e critica gli preferiscano i titoli precedenti. A mio parere Apollo Justice, pur con qualche difettino, è il gioco della serie che meglio riesce a coniugarne gli elementi in modo appagante e senza risultare eccessivo o forzato: il fatto poi che si ponga come fine ideale delle avventure di Phoenix lo fa gradire ancora di più, vista la trama assolutamente epica e il magistrale finale. Insomma, sebbene gli sforzi di Takumi sembrino concentrati su altri progetti (il succitato Ghost Trick e i due spin-off con protagonista Edgeworth, per non parlare del crossover con Layton), spero in un seguito di questo gioco, nonostante rappresenti la PERFEZIONE nel suo voler chiudere definitivamente la storia di Phoenix Wright.


Il Nuovo Asso

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Si inizia con il botto: il nostro cliente, accusato di omicidio è il carismatico Phoenix del futuro. Tutorial? Macché! Nonostante le inevitabili istruzioni per indirizzare i giocatori inesperti questo caso è una vera finezza registica, con il riuscito enigma delle carte blu: la regia riesce benissimo nel tentativo di trasmettere al giocatore la sensazione di aver sentito "da qualche parte" una contraddizione, senza però ricordare di preciso chi l'abbia pronunciata. Ottime certe trovate come il dilemma delle fisches e ben giocate persino le odiosissime trovate "Ehi! Come facevi a sapere che...", grazie all'intervento attivo di Phoenix, che manipola testimonianze e scena del crimine (!) per aiutare Apollo ad arrivare alla verità. La soluzione è ottima e ne emerge un incipit davvero appassionante, con la nascita dei primi misteri irrisolti (su tutti il movente del colpevole) e con il delinearsi dei personaggi (stupendo Apollo deluso e arrabbiato con il suo cliente a fine processo).


Il Caso in Agguato

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A riprova che il gioco ricalca gli intenti di Trials and Tribulations, senza però l'ingombrante eredità delle sottotrame dei titoli precedenti, ecco il caso più slegato dalla trama principale. Come già nel secondo episodio del succitato T&T, qui si delinea lo status quo e presenta il cast fisso. Ed ecco allora la spalla, erede di Maya, ovvero Trucy Wright (sì, la figlia di Phoenix): stramba come la medium ma assai più simpatica, la piccola prestigiatrice si dimostrerà molto utile (rotflone per il trucco del cappello!) tanto da mettere spesso in ombra lo stesso Apollo (la cui niubbezza come avvocato è assai curata, bello vedere come nei primi casi sia molto dipendente dalle sue spalle per poi emanciparsi verso il gran finale).
Passiamo poi al detective tontolone, il cui ruolo fu di Gumshoe: ed ecco a sorpresa tornare in versione adulta (wow!) Ema Skye, già spalla ai tempi dell'episodio extra Rinascita dalle Ceneri: demenziale al punto giusto, utile alleata grazie ai suoi aggeggi scientifici con cui indagare a colpi di pennino e microfono.
Il prosecutore invece è Klavier Gavin, ideale compromesso tra la vuota personaggiosità di Godot e la concretezza di un Edgeworth, verrà approfondito nei casi successivi e avrà un piacevole exploit nell'utimo.
Caso abbastanza filler, si diceva: vero, ma non per questo meno bello. Anzi, è insieme al terzo caso il migliore del gioco per quanto riguarda il mistero, con un delitto impossibile davvero ben studiato e dalla geniale risoluzione, molto intriganti i vari enigmi. Non manca spazio per la demenzialità stile Ace Attorney, con l'universitario deviato e soprattutto con lo spassossimo gangster che scimmiotta Il Padrino (e lollone alla sua animazione sul finale). Unica, microscopica nota dolente: non si spiega, alla luce della versione dei fatti finale, come mai la pantofola si sia sporcata di vernice. Ma è una roba secondarissima subissata da uno dei casi migliori di sempre e lascia un vuoto spiegabilissimo (per quanto non spiegato) nella logica complessiva del mistero.


Il Canto della Sirena

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IL caso, persino superiore a quello precedente grazie ad un mistero intricatissimo ma non pesante, merito della regia che ancora una volta fa la sua confezionando ottimi cliffhangeroni. Molto curato sotto ogni aspetto, bello e poi realisticamente spiegato l'enigma del delitto che segue il testo della canzone, pregevole il finale con risoluzione atipica che fornisce ottimi spunti sulla rivoluzione del sistema legale che sarà fondamentale nell'ultimo caso. Ottimo il percorso di crescita di Apollo molto credibile per un rookie e aspetto un po' trascurato nei primi casi di Phoenix (cui si ovviava in parte con la trovata dei medium): ora l'avvocato è più smaliziato e meno dipendete da Trucy e Phoenix. Bei personaggi, interessanti i vari misteri lasciati irrisolti ma ben celati dal proseguire della storia.


Di Mano in Mano

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Ed ecco il finale, finale del gioco e delle avventure giuridiche di Phoenix. Il caso si caratterizza per una svolta nel sistema processuale, con l'espediente del Mason System che rischia di rendere il tutto poco chiaro e disorientante, anche a causa alla forte componente metatestuale che permea le fasi di gioco. Il sistema, fra le altre cose, permette anche di scartabellare i dati di vecchi processi, il che si traduce con la possibilità di rivivere l'ultimo processo di Phoenix e di interpretarlo viaggiando poi tra il passato e il presente, interrogando i vari personaggi con il ritorno dei lucchetti psichici. Visto però che il presente visitabile nei panni di Phoenix non è il "presente" di un unico e determinato periodo di tempo, ma spazia tra il primo caso del gioco e questo (mentre il passato è sempre e solo quello immediatamente dopo l'ultimo processo di Phoenix) il risultato è un poco confusionario. Però beh, che finale, con la collaborazione di tutti i personaggi per incastrare il villain e con Phoenix a fare da mastemind da dietro le quinte. Uno spettacolo spettacoloso dove l'unica nota stonata è il movente fuffa del colpevole che ricorda assai la pazzia autoreferenziale di Von Karma, senza però raggiungere lo stesso riuscito delirio: ma si perdona di fronte alla risoluzione di tutti i misteri sparsi nel gioco, anche telefonata se vogliamo ma così finemente raccontata da cogliere comunque di sorpresa e lasciare pienamente appagati. C'è chi ha lamentato lo scarso protagonismo di Apollo in quest'ultimo caso: ed è vero, ma mica è un difetto. Il suo percorso l'ha fatto ed è stato ben definito ed è bellissimo vederlo cooperare con gli altri personaggi e specialmente con Phoenix: questo è un passaggio di consegne tra i due avvocati, come evidenzia anche il titolo. E si spera che anche questo gioco lo sia, al contempo ideale chiusura delle avventure di Phoenix e punto di partenza per la saga di un Apollo solo e indiscusso protagonista.


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