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[Capcom] Phoenix Wright: Ace Attorney

Innovazioni tecnologiche -retroilluminazione, batteria ricaricabile, grafica brillante, design compatto-, un occhio di riguardo al passato con i remake dei più grandi classici per NES e SNES ma anche tanta AMICIZIA con la prima comparsa di Sonic su console Nintendo!

[Capcom] Phoenix Wright: Ace Attorney

Messaggioda Valerio » giovedì 16 luglio 2009, 22:11

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Ecco da dove è iniziata la celebratissima saga forense marchiata Capcom. Questo è il gioco da cui si è dipanato il filone, che avrebbe formato una trilogia compiuta e un paio di spin-off. La trilogia originale era però stata inizialmente pubblicata in Giappone su Game Boy Advance, ma quando il suo successo in patria fece capire che presto sarebbe potuto essere pubblicato anche da noi il suo spin-off Apollo Justice si pensò bene di esportare in occidente la saga ripubblicando i primi tre giochi direttamente sul DS. Ed ecco quindi che abbiamo potuto vestire i panni del giovane principe del foro Phoenix che alle prese coi suoi primi processi ha dato una bella scossa al mondo delle avventure grafiche. Il gameplay di questo "simulatore di avvocato" è molto semplice, dal momento che è più che altro un manga interattivo: il gioco si suddivide in quattro episodi (a cui è stato aggiunto un quinto nel remake per ds) che si sbloccano uno dopo l'altro, una sorta di narrazione per capitoli che porta avanti progressivamente la mitologia unitaria che sta alla base del mondo forense di Phoenix. Ogni episodio rappresenta un caso di omicidio in cui Phoenix viene coinvolto, principalmente il tutto si struttura in due tipologie di sessione, quella investigativa dove bisogna muoversi attraverso schermate fisse e dialogare coi vari personaggi in diverse location da ispezionare, il tutto molto su binari, e poi quella processuale dove il discorso cambia e bisogna invece giocare davvero, ascoltando le deposizioni dei testimoni, cercando il particolare che non collima e riuscendo a capire qual'è il momento giusto per sfoderare questa o quella prova schiacciante. I tentativi a disposizione sono limitati, esauriti i quali, Phoenix verrà sfiduciato dal giudice e perderà il caso, dovendo ripetere dall'inizio la sessione relativa al processo (la qual cosa può essere veramente tediosa, quindi meglio giocarsele bene le obiezioni). Nelle fasi investigative invece è impossibile sbagliare o fare game over, e il ritmo del gioco è dato praticamente soltanto dalla sceneggiatura. Si parte da una sorta di caso tutorial, ambientato unicamente in tribunale, per arrivare a storie ben più complesse che prevedono l'alternanza delle due fasi prolungando il processo giorno dopo giorno. Il punto di forza del gioco sono ovviamente le storie ottime e particolareggiate che ci stanno dietro, che incuriosiscono durante il loro svolgimento e gratificano una volta giunti alla resa dei conti, grazie ai loro climax poderosi. La soddisfazione di inchiodare un testimone bugiardone, o di incalzare via via il vero colpevole, il quale sta costruendo un castello di bugie sempre più fragile non ha prezzo, questo anche grazie al character design, spesso esagerato ma che rimane impresso. Va detto anche che non si tratta di una simulazione realistica, ma di una buffonata che onora la filosofia dell'esagerazione di cui è figlio anche Dragonball. E infatti ecco che nelle storie come se niente fosse saltano fuori gli spettri che rivelano la verità, i cattivi quando vengono incastrati si esibiscono in urla e deformazioni in stile super sayan, e se si chiama a testimoniare un cameriere questo verrà in tribunale armato di vassoio col té. Inoltre ci sono un sacco di personaggi che ricalcano pari pari certi sterotipi giappo come l'amico inaffidabile, il detective-armadio stupido ma bonaccione, il temibile procuratore con il passato difficile, la bimbetta otaku che segue il protagonista per stemperare la tensione. Come avventura grafica non ha la compostezza estetica che possono avere quei gioielini grafici dei giochi Cing, ma è tutto più scollacciato anche se non per questo meno godibile.

Banco di Prova

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Benché si tratti del primo caso del gioco, una sorta di tutorial, la trama non è certo banale. Viene presentato Phoenix in qualità di avvocato al suo primo processo, assistito dalla sua "insegnante" Mia Fey, l'imputato è Larry Butz, il migliore amico di Phoenix, di cui bisognerà dimostrare l'innocenza, in seguito all'assassinio di una modella che da tempo lui frequentava. La storia si svolge in un'unica sessione, ambientata tutta in tribunale, non particolarmente difficile. I personaggi iniziano a venir delineati.

Un Caso Paranormale

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E qui si inizia a fare sul serio visto che all'inizio del gioco Mia viene assassinata. Saremo chiamati a difendere la sua sorellina Maya dall'accusa di omicidio, trovando nel contempo il vero colpevole, a cui pare essere legato un vecchio caso che verrà più volte tirato in ballo nel corso dei casi successivi. Oltre a Maya, che diverrà poi la nostra assistente, si può far la conoscenza di altre colonne storiche della serie come il detective Gumshoe o il nostro rivale per eccellenza, il procuratore Miles Edgeworth, personaggio tanto riuscito da meritare in seguito un gioco tutto per lui. Ci sono alcune trovate disturbanti come Maya che fa la medium e che quindi spesso e volentieri si scambia con la sorella defunta, riportandola attivamente sulla scena, o anche il fatto che nella seconda parte del caso a rischiare la sedia elettrica sarà proprio Phoenix. Il caso è ben più lungo dal momento che prevede ben due sessioni investigative e due processuali, ed è quello in cui lo status quo definitivo viene delineato.

La Caduta del Samurai

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Si tralascia per un po' la mitologia legata ai protagonisti per addentrarsi nel cuore del gioco, con un caso che rappresenta una sorta di "vacanza". Pure qui ci scappa il morto, ovviamente, ma il clima è più disteso e anche il tono del racconto visto che è tutto più emotivamente distante dal protagonista. Il setting infatti stavolta sono gli studios di una serie televisiva dove è morto l'attore che interpretava il cattivo, e ad essere accusato è proprio l'eroe della serie. Tra fanboysmo, otaku e quant'altro il caso si protrae per ben tre sessioni risultando uno dei più lunghi di questa seconda parte del gioco. Piacevole e ingegnosa la risoluzione.

Ombre dal Passato

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Ed ecco il caso di Edgeworth, in cui viene accusato di omicidio e si avrà modo di far luce sui misteri del suo passato, iniziando a rivalutarlo come personaggio. E' l'ultimo caso del gioco originale, e come tale costituisce il climax finale, con approfondimenti psicologici ingenti, e una catena di eventi così assurdi da esigere rispetto. Si arriva alla fine dopo aver faticato molto ma assai gratificati visto che la storia è la migliore finora, con un cattivo così assurdo da rasentare il grottesco. Come nel precedente ci sono tre sessioni di entrambe le tipologie, ma sono tutte più lunghe, e succede di tutto di più con un colpo di scena dietro l'altro via via più assurdi. E al termine quando tutti i personaggi si congedano ci scappa pure la lacrimuccia visto che ci si era affezionati a loro.

Rinascita dalle Ceneri

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Questo caso è un'aggiunta postuma. Nella versione GBA non era presente, è stato creato ad hoc per il remake DS di questo primo episodio. Dal momento che quando l'hanno messo in cantiere la trilogia era già delineata, il caso altro non è che una sorta di inserimento forzato nelle dinamiche della serie, in cui ovviamente non si poteva far evolvere granché la situazione né collegarsi troppo ad altri casi. Visto che al termine dello scorso caso Maya se ne andava a completare il suo addestramento, ci viene qui assegnata un'altra spalla provvisoria, una ragazzina la cui sorella è il procuratore capo ed è accusata di aver ucciso un detective. Il caso è incredibilmente lungo, incredibilmente complesso e incredibilmente ricolmo di personaggi di vario tipo. Una ridondanza che può essere spiegata con la voglia che avevano di strafare, quando hanno scelto di rilanciare in occidente il gioco con questa nuova feature. Il caso non è brutto ma è veramente troppo pieno di elementi perché si possano apprezzare singolarmente e ci sono dei momenti in cui la trama diventa fin troppo difficile da seguire (ad un certo punto si seguono due omicidi in contemporanea). Ma il divertimento è assicurato grazie ad alcuni accorgimenti studiati apposta per sfruttare le qualità del ds: le sessioni di investigazione vengono infatti rese più interessanti ora che si può raccogliere le impronte digitali e fare altri sfiziosi giochetti a base di touch screen. Una caratteristica a cui sarà meglio non abituarsi troppo però, visto che nei successivi non ci sarà alcuna novità e si tornerà quindi a cliccare sul touch screen solo ed esclusivamente per scegliere quali azioni fare (e a gridare "OBIEZIONE!" sul microfonino, al massimo). Certo è che si può considerare questo aggiornamento del gameplay una sorta di assaggio di ciò che la successiva saga di Apollo Justice, stavolta nata su DS, saprà offrire.
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Re: Capcom: Phoenix Wright - Ace Attorney (GBA, DS)

Messaggioda DeborohWalker » venerdì 17 luglio 2009, 00:02

Longevità?
Mi dura quanto Hotel Dusk?
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Re: Capcom: Phoenix Wright - Ace Attorney (GBA, DS)

Messaggioda Valerio » venerdì 17 luglio 2009, 00:08

Di più! Dura a sbrego, a me è durato mesi (anche se centellinato al massimo, eh) perché ogni caso è come un gioco nel gioco che piglia parecchie ore. Comunque mi è piaciuto e se becco i sequel li piglio pure, ma non è neanche lontanamente paragonabile alle atmosfere magiche di Hotel Dusk. Poi oh, de gustibus.
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Re: Capcom: Phoenix Wright - Ace Attorney (GBA, DS)

Messaggioda DeborohWalker » venerdì 17 luglio 2009, 00:27

Uhm, il mio timore invece era proprio che fosse corto, mi aspettavo che i casi fosseo un po' come le missioni di Pokèmon Ranger, una cavolatina che risolvi in un paio di partite e poi passi alla successiva...
Bòn, allora il primo capitolo entra nella lista dei giochi da recuperare, poi per i successivi valuto.
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Messaggioda DeborohWalker » domenica 30 agosto 2009, 19:41

Finito da poco, devo ammettere che quello io pensavo fosse il difetto di questo gioco (la longevità) si è invece rivelato come il punto di forza: completare i cinque casi richiede davvero un bel po' di tempo e c'è una ricchezza di elementi (dialoghi, oggetti, enigmi) nettamente superiore a quella delle avventure grafiche Ching.
Personalmente ho apprezzato di più anche l'atmosfera di questi Ace Attorney, più scanzonata quindi forse meno suggestiva, ma il modo in cui sono caratterizzati i personaggi, le ambientazioni e le circostanze di ogni caso è davvero gradevole: non si può vagabondare liberamente per le ambientazioni ma ci sono solo delle schermate tra le quali muoversi, ma la cosa è comunque ben gestita e per certi versi semplifica la fase di movimento che spesso in AC e HD diventava una perdita di tempo quasi irritante...
Il meccanismo del gioco è abbastanza particolare, anche per chi come me è piuttosto "navigato" con le avventure grafiche: se solitamente bisogna cercare di "far funzionare" gli eventi, qui invece il meccanismo è inverso, cercando di scoprire ogni singolo particolare che non sia coerente col quadro generale. Nella pratica è solo una piccola differenza, ma comunque si percepisce come qualcosa di nuovo nel genere.

Grrodon ha scritto:I tentativi a disposizione sono limitati, esauriti i quali, Phoenix verrà sfiduciato dal giudice e perderà il caso, dovendo ripetere dall'inizio la sessione relativa al processo (la qual cosa può essere veramente tediosa, quindi meglio giocarsele bene le obiezioni).

...oppure salvare nei punti strategici quando non si è ben sicuri di quello che si sta facendo, così da ripartire appena prima dell'obiezione e mostrare per tentativi un po' tutte le prove che si hanno nel registro :P
Mi irritava farlo, ma in un paio di vicoli ciechi mi sono ritrovato ad usare questo bieco espediente, giusto per non ripetermi tutta la pappardella del processo già affrontata.

Grrodon ha scritto:Rinascita dalle Ceneri
Dal momento che quando l'hanno messo in cantiere la trilogia era già delineata, il caso altro non è che una sorta di inserimento forzato nelle dinamiche della serie, in cui ovviamente non si poteva far evolvere granché la situazione né collegarsi troppo ad altri casi.

Questo invece l'ho trovato davvero la perla del gioco, pur essendo evidentemente un capitolo "postumo"; nonostante la sua realizzazione a posteriori sono riusciti a imbastire una trama interessante che superasse il climax del quarto capitolo, portando in scena addirittura il procuratore generale. Inizialmente il caso era sembrato anche a me quello con meno appeal, ma col tempo e la complessità delle indagini è riuscito a conquistarmi anch'esso come i precedenti.
Peccato che durante la risoluzione si passa attraverso 2-3 grossolanerie e prove "impossibili", tanto che mi sarebbe venuta voglia di urlare "Obiezione!" ai programmatori, che avevano avuto queste sviste nella stesura della trama.
Le aggiunte di game design sono tra gli elementi più interessanti, tra la possibilità di utilizzare il Luminol e rilevare impronte digitali, ma soprattutto il controllo delle prove facendole roteare a 360° per scoprire ulteriori indizi; una piccola implementazione in grado di impreziosire il gioco, credo che mi mancherà nei prossimi due capitoli usciti originariamente per GBA.

Subito dopo che il gioco mi è stato caldeggiato dal Grrodone acquistai tutti e 3 i capitoli di Phoenix Wright trovandoli a basso costo tra i giochi usati, a scatola chiusa; dopo aver iniziato a giocare e dopo aver completato il primo capitolo della serie posso definirmi più che soddisfatto, credo proprio che seguirò con fedeltà questa nuova saga videoludica, certamente più che con i lavori Ching.
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Messaggioda DeborohWalker » mercoledì 31 marzo 2010, 13:24

Nessun topic per i capitoli successivi?

Comunque ho finito il secondo gioco della serie: continua ad essere divertente grazie a personaggi e trame stuzzicanti (anche se spesso ho intuito quasi da subito come fossero andate le cose, il problema era più il doverlo dimostrare), ma soprattutto riesce anche a diventare un po' diverso dal primo capitolo grazie a novità come il lucchetto psichico o i profili dei personaggi da usare come prove.
Buona idea il "dilemma morale" sulla professione dell'avvocato che compare nella quarta storia.
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