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[N./Capcom] The Legend of Zelda: The Minish Cap

Innovazioni tecnologiche -retroilluminazione, batteria ricaricabile, grafica brillante, design compatto-, un occhio di riguardo al passato con i remake dei più grandi classici per NES e SNES ma anche tanta AMICIZIA con la prima comparsa di Sonic su console Nintendo!

[N./Capcom] The Legend of Zelda: The Minish Cap

Messaggioda PORTAMANTELLO » venerdì 24 settembre 2010, 16:01

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Nel 2003 il GBA poteva fregiarsi della riproposizione di A Link to The Past, mentre nell’estate 2004 lo spin off Four Sword Adventures inaugurava un interessante esperimento multiplayer, grazie alla possibilità di connettere la console portatile al Game Cube.
Fu solo nell’autunno 2004 che vide la luce un titolo originale per il GBA: The Minish Cap, elaborato da quella stessa Capcom che si era distinta per l’ottimo lavoro per i due Oracle su Game Boy Color.
Grazie all’applicazione del shading di The Wind Waker, il titolo risulta tra gli Zelda portatili graficamente più riusciti, visto che la cartoonosità ovvia alle necessarie stilizzazioni del 2d, rendendo personaggi ed ambientazioni più caricaturali e godibili. La grafica si sposa bene anche con i toni favolistici del gioco: Link infatti è alle prese con i Picori, misconosciuto popolo di folletti dalle dimensioni ridottissime in cui confluiscono temi e ispirazioni dalle molteplici leggende sul Piccolo Popolo, come dimostrano sessioni del gioco in cui si dovrà far trovare a un pigro calzolaio un paio di stivali nuovi fiammanti (i Pegagus Boots!) al suo risveglio.
Quello del rimpicciolimento è infatti l’elemento di dualismo dei mondi tanto ricorrente nella saga zeldiana. Si potranno scoprire passaggi e scorciatoie a zone altrimenti impossibili da attraversare, dovendo però fare i conti con i problemi di una taglia ridotta: insetti, ramoscelli e gocciolone di pioggia diventano infatti gli ostacoli che si devono affrontare, grazie alle geniali e fantasiose interpretazioni di un mondo visto da una prospettiva assai diversa. Contribuisce, come già detto, la grafica del toon shading, essenziale e coloratissima, una vera gioia per gli occhi.
La possibilità di switchare tra i due mondi ci viene fornita da Ezlo, il bizzarro cappello parlante del titolo, che si piazza in testa a Link retconizzando l’origine del copricapo verde nel corredo dell’Eroe verdevestito (un po’ come, a quanto pare, avverrà per la Master Sword in Skyward Sword). Il critico e berciante cappello ci farà da guida in tutta l’avventura e, dopo averne scoperto il passato, si separerà da Link nel toccante epilogo, che ricorda la separazione da Midna in Twilight Princess (gioco con cui spartisce anche il bel dungeon nel cielo, con tanto di popolazione autoctona…) e che ci ricorda che le parti migliori di ogni Zelda sono appunto le implicazioni delicate ed intimiste.

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In quanto a subquest il gioco non è messo per niente male: certo, si tratta per lo più di miniquest dovute al sistema dei frammenti di Kinstone, particolari pietre che, se fuse con il corrispettivo frammento complementare, fanno apparire oggetti o creature utili. Si è dunque lontani dalle meravigliose ed intricate subquest di Majora Mask e dalla attiva partecipazione della vita sociale di Hyrule (tornerà mai?), ma di certo ci si deve dare da fare per completare al 100%. Oltre alle Kinstone, infatti, bisogna collezionare anche le action figure dei personaggi del gioco (!), ottenibili però tramite un sistema ad estrazione assai poco meritocratico, in cui diminuire le probabilità di ritrovarsi con un doppione giocandosi le varie Mysterious Shells (imparentate con quelle di Link’s Awakening ) sparse per il gioco.
Ottime anche le musiche: dispiace forse un po’ che manchino dei bei remix e che si riutilizzino semplicemente vecchi temi, ma se non altro questi vengono distribuiti omogeneamente e con funzioni inedite o antitetiche rispetto al capitolo d’esordio (ad esempio le musiche dell’epilogo di Ocarina of Time diventano quelle dell’incipit in TMC).
Nota di demerito unicamente per le traduzioni in italiano, che oltre ai soliti nomi adattati malissimo, presenta un mucchio di svarioni ortografici e inverte spesso le descrizioni delle varie statuine.
The Minish Cap è comunque un gioco validissimo e, seppur sottovalutato e spesso dimenticato, rimane l’ultimo ed ottimo Zelda 2d prima che l’arrivo del DS inserisca elementi 3d anche nel mondo degli Zelda portatili.
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