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[Capcom] Phoenix Wright: Ace Attorney - Trials and Tribulations

Innovazioni tecnologiche -retroilluminazione, batteria ricaricabile, grafica brillante, design compatto-, un occhio di riguardo al passato con i remake dei più grandi classici per NES e SNES ma anche tanta AMICIZIA con la prima comparsa di Sonic su console Nintendo!

Capcom: Phoenix Wright - Trials and Tribulations (GBA, DS)

Messaggioda PORTAMANTELLO » domenica 17 aprile 2011, 22:50

*Ho scorciato il titolo per includere i consueti tag. Il titolo completo è Phoenix Wright: Ace Attorney - Trials and Tribulations



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Ed eccoci all'ultimo capitolo della trilogia di Phoenix Wright, con un titolo acclamatissimo dalla critica ma che personalmente ritengo non solo il più debole della triade ma anche dell'intera serie di Ace Attorney. Non che faccia SCHIFO, intendiamoci: rimane comunque un buon intrattenimento e ha i suoi bei momenti, ma non è esaltante al pari degli altri titoli. Abbiamo ben cinque casi da risolvere, sempre belli e interessanti i primi quattro mentre per l'ultimo il discorso si fa un po' complesso, un po' per la sua ansia da prestazione dovuta all'esagerata quantità di elementi, un po' proprio per la natura del delitto in sé che lo rende a tratti traballante.
Tra i punti a sfavore aggiungiamoci anche il nuovo pubblico ministero che osteggia Phoenix: il misterioso Godot, che a parte la gag del caffè (spassosa la prima volta, ma ripetuta in loop per tutto il gioco forse forse potrebbe annoiare...) ha ben poco da offrire visto che non solo si sogna il carisma di un Edgeworth ma ha anche una logica fuffosissima, con obiezioni ripetitive e poco consistenti o addirittura del tutto inesistenti. Il bello è che Phoenix continua a ribadire quanto sia un avversario temibile, quando invece Edgeworth o Franziska si sono sempre dimostrati più concreti e ostici. Va riconosciuto a suo favore che nell'ultimo caso ne esce fuori proprio bene, con un bel background toccante e qualche bella battuta ad effetto; ma dispiace che questa accelerazione del personaggio avvenga appunto così tardi e all'improvviso, con il controproducente risultato di evidenziare ancora di più il NULLA che interpreta nei quattro episodi precedenti.
Non si può non citare, infine, la colonna sonora: gestita da un compositore piuttosto blasonato come Noriyuki Iwadare non risulta però altrettanto azzeccata come quella dei primi due titoli, specie nei momenti clou. Ed è un peccato, visto che sentirsi partire la musichetta adrenalinica mentre Phoenix tira fuori il suo argomento vincente e il villain infamone si deforma dalla disperazione è uno dei momenti più appaganti della saga.

Ma, si diceva, il gioco non fa schifo e quindi ai succitati difetti e/o aspetti perfettibili si accompagnano note di merito. E la nota di merito sta proprio nel progetto dietro al gioco in sè, che si propone di chiudere le sottotrame ereditate dai titoli precedenti (!!!) intrecciandole sapientemente con un filone nuovo scaturito dai casi inediti. Il tutto viaggiando tra passato e presente, ovvero tra i casi che avvengono in tempo reale vestendo, come al solito, i panni di Phoenix e quelli che vediamo in flashback, in cui si impersona nientemeno che il mentore del nostro avvocato preferito, ovvero Mia Fey. Il risultato è senza dubbio riuscito e piacevole, nonostante l'ultimo caso, come accennato, sia un miscuglione di bellissime cose e porcate (magari era meglio spalmare il climax in un paio di episodi diversi) e nonostante nel disegno complessivo emerga chiaramente un episodio fillerone.


La Rivincita

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Iniziamo a con il secondo caso di Mia in un caso tutorial ma non troppo. Si parte già in quarta, visto che il nostro cliente è Phoenix Wright, accusato di omicidio. Buon caso, non banale (le prove ci cascano in mano un po' dal nulla, ma oh, è il tutorial) è sfiziosissimo rivedere nelle gestualità di Mia quelle che saranno poi tipiche dell'allievo. Rivediamo poi anche Grossberg, maestro di Mia, e l'appositamente insulso Payne. Ma questo non ci deve stupire, visto che da sempre i vari Ace Attorney hanno avuto il pregio di ripresentare personaggi, luoghi e icone riconoscibili e coerenti fra i vari titoli, il che è una gran bella cosa visto che costituisce un universo familiare in cui far sentire a proprio agio il giocatore tra una stranezza e un'altra.


Giù la Maschera

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Ritorniamo Phoenix. Questo è il caso filler, in cui ci viene presentato Godot e ci tocca difendere uno sbarbatello che si dichiara un ladro dall'accusa di furto. Bello però che la filerosità nel quadro complessivo sia mitigata con elementi in continuity, come la presenza dell'Urna di Ami Fey o il ritorno di Adrian Andrews, entrambi provenienti da Justice for All.
Il caso è bello nella prima metà (geniale la prova delle impronte digitali dello stesso Phoenix), si perde un po' verso le fasi finali, anche se è carino vedere alcuni accenni a norme giurdiche veramente esistenti, come quella per cui non si può venir processati due volte per lo stesso crimine, cui tenta di fare appello il villain dell'episodio come già un personaggio di un celebre romanzo della Christie con Poirot.


Ricetta per il Delitto

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Bellobello! A parte l'espediente abusato del sosia cattivo, proprio un bel caso. Sobrio e ben pensato, forse giusto un po' lento a ingranare all'inizio. Piacevole la risoluzione e personaggi tra i più disturbanti di sempre, dal cuoco sguaiatamente omosessuale al sosia tamarrone, passando per l'immancabile vecchietto arrapato. C'è pure la MAFIA, pur con un ruolo marginalissimo nell'economia della storia, anche se la relazione farlocca tra Violetta e Tigre è stuzzicante quanto basta. Lol all'entrata ad effetto di Gumshoe, palesemente ricalcata su quella di Franziska nel secondo titolo della saga.


Un Tragico Esordio

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Impersoniamo per l'ultima volta Mia, attraverso un flashback di un Phoenix ospitalizzato (!). Ed è un altro bel caso, anche se la mancanza di fasi investigative stressa e riempie un po' troppo quelle processuali. Ma vabbè, abbiamo un Edgeworth al suo esordio (e infatti scimmiotta Von Karma più del solito, altro bel parallelismo) e un caso interessante e dall'epilogo decisamente inaspettato: bell'idea quella di far giocare il primo caso di Mia dopo il secondo, per far aumentare l'antipatia per il villain in vista del climax del gioco. E va detto che il villain è il più bastardone dai tempi di Von Karma e forse secondo solo al Matt Engarde di Justice for All, rispetto al quale però vanta dei modi ancora più insopportabili. Oh, poi scopriamo chi è davvero Godot, ma per fortuna non si preme troppo su questa rivelazione né in questo episodio né nel successivo. Meglio, perchè era ovviamente tutto molto telefonato e si sarebbe rischiato l'effetto ridicola ridondanza.


Confronto Finale

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L'ultimo episodio dell'ultimo gioco di Fenics Vrait!!!! E si sente, visto che confluiscono in un'unica trama le questioni irrisolte dei titoli precedenti e di questo, in un casotto soddisfacente ma casotto nondimeno. Per l'occasione abbiamo TUTTI i personaggi principali della serie, pure Edgeworth (che impersoniamo per un'intera sessione di investigazione e processo, ben prima dello spin-off dedicatogli), una Franziska rompiballe ma un po' più ammorbidita e altri personaggi dalle identità segrete che ci saranno rivelate in colpi di scena più o meno buoni. Ma veniamo al caso, che nonostante l'eccesso di fatti ed elementi è più che buono, finchè non si arriva allo SCIVOLONE e si inserisce apertamente la componente paranormale. Componente che non ho mai amato ma sempre tollerato nel suo essere tutto sommato un espediente collaterale che riguardava i personaggi e mai i processi: finchè Mia doveva far vedere le tette ai vecchietti per convincerli a parlare o dispensare consigli è sempre andato tutto benissimo, ma ecco che ora la storia del medium entra con prepotenza nel processo. A dire il vero l'aveva già fatto in Justice for All, ma lì era solo un espediente ottimamente sfruttato per aumentare tensione e dubbi e alla fin fine la soluzione esulava da qualsiasi spiegazione extrasensoriale ed era genuinamente razionale. Qui invece spiriti ed evocazioni invadono decisamente troppo, mandando a quel paese la sospensione di incredulità nonostante la coerenza e la plausibilità dell'espediente paranormale (che spiega perchè Dhalia passi per la gemella, ma non spiega il cambio di vestiti): per fortuna l'intera questione non sta al climax del caso, ma ne costuisce una fetta buona e lo fa in modo troppo plateale e immotivato per non far storcere il naso, per quanto ci sia più di un'attenuante.
Il climax invece è, come prevedibile, la vicenda di Godot che si ricollega ora in modo assai telefonato ora no alle vicende finora presentate: e si è già detto di come ne esca bene fuori la sua figura (fantastico quando afferma di aver protetto Maya non per riguardo verso Mia ma per vendetta) ma anche di come questo radicale cambiamento stoni assai con la stereotipaggine che lo aveva caratterizzato per tutto il gioco, rendendo il tutto poco credibile.
Bella comunque la conclusione e tirando le somme, nonostante il risultato sia poco omogeneo e assai incasinato fa davvero piacere constatare la cura dedicata al finale di questa riuscitissima serie. Le avventura di Phoenix si fermano qui, ma non la sua storia che vedrà il suo epilogo nel primo Ace Attorney concepito appositamente per DS, Apollo Justice. E lì sì che ci saranno tante, tante, tante belle cose.



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