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[WDAS #2] Pinocchio

E' lo studio d'animazione più antico ma anche il più vitale. Tutto comincia da qui, e continua ancora oggi portando l'arte dell'animazione verso nuove frontiere. La mancanza di un nome riconoscibile ha portato per anni il grande pubblico a confonderne le opere con quelle delle altre filiali Disney, ma adesso tutto è cambiato. Benvenuti nel Canone Disney.

[WDAS #2] Pinocchio

Messaggioda Valerio » domenica 29 gennaio 2006, 03:32

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E' con un autentico snaturamento del testo di Carlo Collodi che Walt Disney torna nei cinema per il suo secondo lungometraggio. Pinocchio è un film tecnicamente perfetto sotto ogni aspetto, si fatica a trovare un difetto in quello che risulta essere uno dei massimi manifesti programmatici del modo Disney di intendere il cinema. Pinocchio infatti reinterpreta uno dei classici della nostra letteratura, riforgiando personaggi e tematiche secondo un'estetica tutta nuova, sgombra da ridondanze e arcaismi, ma con una dose massiccia di umorismo. Hanno qui origine molti topos che avrebbero poi spopolato nella produzione Disney anni '50 e '90 come la figura del piccolo comprimario animale, elemento umoristico utile a sdrammatizzare, nonchè figura indispensabile per diversificare il panorama personaggistico (Mushu, Abu, Sebastian), oppure la figura del narratore interno, capace di rivolgersi allo spettatore in qualsiasi momento della narrazione, uscendo dai limiti del racconto (Clopin, le Muse). Entrambe queste figure trovano il loro punto d'incontro nel Grillo Parlante (Jiminy Crickett), coscienza di Pinocchio e complice dello spettatore, un caratterista simpaticissimo, che del triste personaggio al quale Collodi aveva fatto fare una brutta fine, non riprende che il nome. Più che un banale moralista, il Grillo è la voce del buon senso, un etica positiva e "pratica" che gli deriva dall'arte di arrangiarsi, appresa durante il suo vagabondare. Un perfetto interprete del new deal post-depressione che tanto piaceva a Walt e al suo Mickey Mouse.
Anche Pinocchio è completamente diverso dal modello libresco, assolutamente ingenuo e sempre in buona fede, fino a sfiorare l'ottusità. Il personaggio è però reso adorabile dall'ottimo doppiaggio italiano, assolutamente credibile nel suo ruolo di bambino.
Una simile diversità tra il Pinocchio Disney e quello originale deriva infatti dalla filosofia alla base delle due opere. E' chiaro che Walt, pur rimanendo affascinato dalla storia, non condivideva appieno i metodi educativi "dati per buoni" in epoca collodiana. La morale del film, espressa dal Grillo stesso nella canzone principale è infatti la stessa che sarebbe stata di Cenerentola, o di Peter Pan: bisogna credere nei propri sogni, rimanendo bambini interiormente. Un principio che abbraccia l'intera produzione Disneyana ma fondamentalmente estraneo alla cultura nell'ambito della quale nasce il romanzo di Collodi.
Altro elemento che diverrà poi la "regola" è il numero di canzoni presenti: sono cinque infatti i brani musicali e nel film vengono accumulati tutti durante la prima metà, lasciando quindi il finale sgombro da impicci musicali e tutto imperniato sull'azione. La prima la si sente nei titoli di testa e termina cantata dal Grillo, che da bravo narratore introduce la storia. Si tratta di When You Wish Upon a Star, che tanto successo avrebbe avuto in seguito, da diventare LA canzone Disney per eccellenza, presente ancor oggi nel logo Walt Disney Pictures.
La tenera Little Wooden Head viene poco dopo cantata da Geppetto, personaggio che nel film gode di una spiccata caratterizzazione, spesso tendente al comico (memorabile la sequenza finale in cui crede che il figlio sia morto e, distratto, cerca di convincerne lo stesso Pinocchio). Ogni personaggio sembra avere un proprio tema, e così ecco che al Grillo tocca una canzone interna al film, Give a Little Whistle e al Gatto e la Volpe, rarissimo esempio di animali antropomorfi in un contesto umano, l'allegra Hi-Diddle-Dee-Dee (An Actor's Life for Me). L'ultima delle cinque è proprio la canzone di Pinocchio, cantata davanti a Mangiafuoco durante lo spettacolo dei burattini, la splendida I've Got No Strings.
Benchè, tecnicamente parlando, Pinocchio mostri notevoli progressi nella tecnica d'animazione, ancor più realistica e convincente che in Biancaneve, il film non fa un grande uso della multiplane camera, inventata da poco e assai dispendiosa. Più precisamente, viene utilizzata in un paio di suggestive riprese a volo d'uccello del villaggio di Geppetto. Le scene di grande impatto comunque non mancano, come testimonia l'impressionante fuga da Monstro, seconda "battaglia finale" della storia del cinema d'animazione.
Pinocchio è essenzialmente un film maschile. Eccetto la Fata, non ci sono veri e propri personaggi femminili, e infatti, nel collodiano mondo di doveri e balocchi, la figura femminile (a parte quella materna) non è affatto presente. E' presente invece una buona dose di personaggi buffi o grotteschi come Mangiafuoco e il Postiglione o di funny animals. Saranno infatti il Grillo e Figaro i due personaggi che riscuoteranno maggior successo tanto da venir riproposti dalla Disney a distanza di pochi anni. Il Grillo infatti sarà presente sia in Bongo e i Tre Avventurieri (1947) che in Canto di Natale di Topolino (1983) e vanterà una lunga serie di apparizioni televisive sia come maestro di cerimonie nel programma antologico Disneyland, sia come titolare della serie di cortometraggi You e I'm No Fool trasmessi all'interno del Mickey Mouse Club. Figaro dal canto suo verrà ripescato negli anni quaranta e inserito nel mondo dei personaggi standard trasformandolo nel gatto di Minnie. In questo ruolo apparirà in svariati cartoni di Pluto fino a diventare titolare di una serie tutta sua, composta di tre cortometraggi. In tempi recenti Figaro ha avuto il suo spazio nella serie televisive Mickey Mouseworks, House of Mouse e nel lungometraggio direct-to-video Topolino e la Magia del Natale.
Ma tutto questo successo sarebbe stato postumo. Come Fantasia, che sarebbe uscito pochi mesi dopo in quello stesso denso 1940, Pinocchio non riscosse un gran successo. Il pubblico non era ancora sufficientemente maturo per apprezzare un lungometraggio a cartoni animati in cui non fossero presenti i nani. La macchina dei cheapquel si sarebbe attivata solo 55 anni più tardi, lasciando fortunatamente fuori dall'orrido meccanismo questo immortale capolavoro.
Ultima modifica di Valerio il lunedì 30 gennaio 2006, 03:29, modificato 3 volte in totale.
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Messaggioda RoM » domenica 29 gennaio 2006, 11:40

Copioeincollo da una paginetta web che avevo scritto un paio d'anni fa:

Pinocchio è il secondo lungometraggio di Disney, realizzato subito dopo Snow White and the Seven Dwarfs (Biancaneve e i Sette Nani).
Dal romanzo di Collodi, è noto, il film prende appena qualche spunto; non solo la trama viene riscritta con estrema libertà, ma anche l'ossatura morale del romanzo viene stravolta: abbandonata l'ambigua dicotomia fra moralismo umbertino e pulsioni di libertà del libro collodiano, la morale si fa più lineare: il Pinocchio di Disney non ha la carica anarchica del suo originale letterario; è un bravo ragazzo che quando devia dalla retta via lo fa per mera ingenuità. Sarebbe fin troppo facile classificare entro i soliti vieti luoghi comuni sul Disney puritano e melenso una concezione viziata forse da un certo idealismo ma senz'altro molto più moderna e illuminata di quanto vorrebbero certi commentatori: per Disney l'educazione di un bambino coincide col rispetto per la sua indole e la sua libertà, e non concepisce l'idea di costringerlo entro un "dovere". Da qui la differenza sostanziale col romanzo.
Pinocchio, animato da Frank Thomas, Milt Kahl e Oliver Johnston (giovani artisti che sarebbero diventati colonne portanti della Disney negli anni successivi), è un personaggio del tutto ingenuo, che mostra una costante curiosità infantile nei confronti di un mondo per lui nuovo. Una sua prima versione già in gran parte animata venne scartata in favore di una nuova caratterizzazione meno "burattinesca" e più umana.
Una figura originariamente minore, col procedere della sceneggiatura acquistò sempre maggior importanza fino a diventare coprotagonista del film: il Grillo Jiminy, libera evoluzione del Grillo Parlante del romanzo. Vagabondo spiantato ma dotato di una sua dignità (forse un aristocratico decaduto), sensibile al fascino femminile, è più un compagno di avventure che un precettore per il burattino. La sua brillante personalità contribuisce decisivamente alla riuscita del film; merito anche dell'accattivante animazione curata da Ward Kimball (che lo ridisegnò 14 volte per giungere alla sua versione definitiva) e Woolie Reitherman con l'importante contributo di Don Towsley; la voce del Grillo fu fornita da Cliff Edwards, cantante e showman allora in declino.
Geppetto, un ameno vecchietto dai riflessi ritardati ottimamente disegnato da Art Babbit, è affiancato dal gatto Figaro e dal pesce rosso (femmina) Cleo. La Fata Turchina (anche lei animata da Babbit), diversissima nella caratterizzazione dalla severa matrona umbertina del romanzo, non brilla per personalità ma è dotata di un notevole appeal grafico.
Memorabili anche le caratterizzazioni negative: il Gatto e la Volpe, animati da John Lounsbery sotto la direzione di Norman Ferguson, sono due pitocchi di matrice prettamente americana, quasi una una coppia da vaudeville, istrionica la Volpe, selvaggiamente animalesco il Gatto (tanto che si decise di togliergli la voce già registrata); il burattinaio Stromboli (il Mangiafoco di Collodi) riceve una forte presenza scenica e un gran vigore di movimenti dall'animazione di Vladimir Tytla, uno degli migliori talenti in forza alla Disney e già responsabile dei nani di Biancaneve; l'altro responsabile dei nani e animatore di punta dello studio, Fred Moore, si occupò dell'antipatico Lucignolo; la balena (in realtà un capodoglio) Monstro, versione disneyana del Grande Pescecane del romanzo, è tratteggiata da Woolie Reithermans non sempre con piena disinvoltura, ma è comunque una figura di forte impatto.
L'aspetto visivo di Pinocchio è in gran parte frutto della creatività dell'artista svizzero Albert Hurter, a cui si devono un'impronta figurativa tipicamente mitteleuropea e numerose delle invenzioni grafiche che arricchiscono il film. Grande importanza ebbe anche l'accurata pianificazione grafica delle scene, curata principalmente da Charles Philippi, Hugh Hennesy e Kenneth Anderson.
Superate le incertezze tecniche che ancora gravavano su Biancaneve e i Sette Nani, la realizzazione formale di Pinocchio raggiunge livelli di altissima qualità: l'animazione, morbida ed elegantissima, è arricchita da accurate sfumature di colore che restano fra le cose tecnicamente più comlplesse mai viste in un film d'animazione; la raffinata grazia pittorica dei fondali, per i quali lo staff sperimentò per la prima volta i colori opachi (fino ad allora i fondali dei film di Disney erano stati realizzati ad acquerello), ha un'enorme capacità di suggestione; in sede di ripresa furono realizzati movimenti di macchina notevolmente elaborati (come quello che all'inizio del film parte dall'inquadratura della stella per giungere, attraverso i tetti del paese, alla finestra di Geppetto) e complessi effetti di profondità di campo ottenuti con uso intensivo della multiplane camera; le scene sono accompagnate de musiche di grande fascino e arricchite da celebri canzoni come Give a Little Whistle (premiata con l'Oscar) e When You Wish Upon a Star, diventata la canzone-simbolo della Disney, entrambe composte da Leigh Harline con testi di Ned Washington.
L'uscita del film fu accompaganata dalla serializzazione sui supplementi domenicali dei quotidiani di una pregevole versione a fumetti scritta da Merril De Maris e disegnata da Hank Porter e Bob Grant. Una seconda versione a fumetti, disegnata da Walt Kelly (autore anche di un curioso The Wonderful Misadventures of Donocchio in cui Paperino rivive le avventure del burattino), sarebbe stata pubblicata qualche anno dopo sui comic books della Western Publishing.
I personaggi del film furono riutilizzati nel cartoon di propaganda All Together; Grillo Jiminy riapparve nel film Fun and Fancy Free (Bongo e i Tre Avventurieri) e successivamente in numerose produzioni telvisive, quasi sempre nel ruolo di presentatore. Il gatto Figaro e la pesciolina Cleo furono protagonisti di un cortometraggio intitolato appunto Figaro and Cleo; il solo Figaro figurerà in alcuni altri cartoons come gatto di Minnie. I personaggi di Pinocchio furono utilizzati anche in alcune storie a fumetti pubblicate sui comic books, e in diverse Christmas Stories pubblicate a strisce sui quotidiani americani; hanno fatto occasionali apparizioni, ad opera soprattutto dello sceneggiatore Guido Martina, anche sui fumetti disneyani realizzati in Italia, in versioni in genere più vicine caratterialmente agli originali collodiani di quanto non lo fossero nel film e nei comics americani.
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Messaggioda hector » domenica 06 agosto 2006, 23:53

Pinocchio
Trovo che Pinocchio, pur essendo una pietra miliare della storia dell’animazione non abbia ancora avuto il giusto riconoscimento. E’ stato il primo film fra i lungometraggi d’animazione disney ad essere frettolosamente pubblicato in vhs e il primo ad essere pubblicato in DVD senza dare troppo risalto all’avvenimento. Negli USA l’edizione in DVD è ancora più scarna della nostra che pure contiene un breve making of , qualche cortometraggio, senza spingersi oltre.
Mentre per Biancaneve e i sette nani sono stati scritti diversi testi monografici, per questo lungometraggio, pur non mancando le informazioni in letteratura, è più difficile trovare dei testi specifici.
Quello che segue è un insieme di notizie curiosità e riflessioni raccolte sul film.
[la numerazione si riferisce alle scene in cui il film è suddiviso nel dvd; come già fatto per Biancaneve, trovo che questo modo di commentare il film permetta di toccare i diversi aspetti e di rintracciare velocemente gli elementi di riferimento nel film stesso].

[1]La canzone di apertura del film, When You Wish Upon A Star sarebbe stata destinata a diventare l’emblema della musica Disney e la firma sonora dello studio. Il logo introduttivo della Walt Disney Pictures, con la sagoma stilizzata del castello di Disneyland su sfondo blu, è stato infatti accompagnato dalle prime note del tema musicale in questione per quasi due decadi ( a metà degli anni novanta si è cominciata a diffondere la pratica di sottolineare la comparsa del celebre logo con effetti sonori o musica che introducano alla particolare atmosfera del film a cui è abbinato). Come spesso accade per le canzoni utilizzate nei film disney, anche questa aveva una strofa introduttiva, molto poetica e musicalmente accattivante, che in alcune reinterpretazioni è stata utilizzata. Una di tale interpretazioni, eseguita da Billy Joel, è stata inserita nella compilation Simply Mad About The Mouse, uscita sia in videocassetta con opportune sequenze animate, che in cd con alcuni brani aggiuntivi non presenti nella versione video. La canzone scritta da Ned Washington (testo) e Leigh Harline (musica) si aggiudicò l’Oscar nel 1940.
In italiano il film è stato doppiato una sola volta, tuttavia la canzone di apertura è stata ridoppiata negli anni sessanta.
Da notare nella sequenza iniziale, nella libreria in cui il grillo saggio ci introduce la favola di Pinocchio, ci sono altri due libri sullo sfondo, che hanno ispirato futuri lungometraggi d’animazione: Peter Pan e Alice nel paese delle meraviglie.
[2]L’espressione Jiminy Crickett, prima che venisse scelta da Walt Disney come nome del grillo saggio, era utilizzata nei paesi anglosassoni sin dall’ottocento come esclamazione di sorpresa. Viene infatti utilizzata anche dai sette nani nel film Biancaneve, quando tornati a casa dal lavoro trovano le luci accese.
All’inizio, come accadde per altri personaggi del film, il grillo era diverso da come appare oggi, più simile alla cicala del cortometraggio The Grasshopeer and the Ants (1934).
Il personaggio del grillo parlante rappresentò una sfida per gli animatori . Quando agiva assieme agli altri personaggi la sua statura ridotta rendeva molto difficile la sua animazione. Ad ogni modo il ruolo del grillo, rispetto al libro di Carlo ‘Collodi’ Lorenzini, venne modificato ed ampliato: nella storia originale il piccolo insetto viene ad un certo punto schiacciato da Pinocchio e sparisce dalla storia. Nella versione disneyana invece il personaggio guadagna maggior spessore. Il successo del grillo fu tale da spingere Disney a riutilizzarlo prima nel lungometraggio “Bongo e i tre avventurieri”, e in seguito nelle serie televisive degli anni 50. Nell’episodio di Disneyland On Vacation ad esempio sostituisce Walt Disney stesso come presentatore del programma, con il compito di rintracciare Topolino e soci per mettere su lo show; nell’episodio This is Your life, Donald, ricopre il ruolo del conduttore in una parodia di una celebre trasmissione dell’epoca. Nella sigla del Mickey Mouse Club canta addirittura una intera strofa della celebre Mickey Mouse March e all’interno del programma gli vengono intitolate diverse serie di cortometraggi educativi tra i quali I’m no fool e You the human animal. Il doppiatore del personaggio sia nel film del suo debutto che nelle sue successive apparizioni è stato Cliff Edwards.
Il tempo non ha offuscato la popolarità di questo personaggio; a volte il grillo stesso ha sostituito Disney nelle riedizioni dei programmi da lui originariamente presentati. Un esempio è costituito dal celeberrimo From All Of Us To All Of You (Da tutti noi a tutti voi) uno speciale natalizio in cui canta la canzone del titolo accompagnato dal Topolino e Pluto. Nel 1983 di nuovo il personaggio è stato rispolverato per interpretare il fantasma dei natali presenti nella versione disneyana del canto di natale.
[3]Inizialmente Geppetto aveva molti tratti caratteristici di Dotto per il modo in cui venne disegnato, tratti suggeriti dalla voce del doppiatore Spencer Charters. Le prime prove di animazione al solito non si rivelarono soddisfacenti per Walt: il personaggio risultava troppo aggressivo. Quando il doppiatiore venne sostituito da Christian Rub, il model sheet venne totalmente rivisto a favore della versione definitiva usata nel film. L’animatore assegnato al personaggio era Art Babbit.
Il tema musicale di Geppetto è quello della canzone “Little Wooden Head” da lui eseguita dopo aver terminato il burattino. L’introduzione strumentale eseguita dai carillon e dagli orologi della piccola bottega, costituivano la strofa della canzone, non usata nel film. Nelle parti della colonna sonora i cui sono presenti i manufatti meccanici di Geppetto, invece di usare dei veri carillon si preferì utilizzare gli strumenti tradizionali dell’orchestra con un arrangiamento che potesse suggerire l’effetto di una esecuzione fatta da dispositivi meccanici.
Gli interni del laboratorio di Geppetto sono pieni di giocattoli e modellini meccanici di legno intarsiato il cui design venne ispirato dall’artista Albert Hurter che già aveva lavorato su Biancaneve ispirando gli interni della casetta dei nani. Di molti di questi giocattoli Bob Jones, ingegnere e marionettista, realizzò delle copie funzionanti. A dire la verità l’artista realizzò anche delle copie in scala della barca di Geppetto, dell’interno della balena, della carrozza diretta al paese dei balocchi che si rivelarono utili come modelli riferimento per gli animatori nelle scene particolarmente complicate da realizzare.
Anche l’artista Gustav Tenggren che aveva contribuito allo stile di Biancaneve, realizzò diverse tavole che rappresentavano gli ambienti del film. Gli addetti ai fondali utlizzarono tali disegni per realizzare le scenografie del film, tuttavia Tenggren abbandonò gli studi nel 1939 e non ricevette alcun riconoscimento per il lavoro svolto in fase di produzione. In particolare a Tenggren si devono gli elementi stilistici provenienti direttamente dalle costruzioni della Germania che hanno contribuito a fare si che l’ambientazione più che un paesello toscano, come dovrebbe essere secondo il libro di Collodi, sembri essere un villaggio Tirolese. In effetti Disney voleva che il luogo di svolgimento dell’azione non fosse identificabile con questo o quel paese, ma che risultasse universale e perciò chiese agli artisti di fondere diversi stili provenienti dall’architettura di differenti paesi Europei.
[4] Per Figaro che non ha una propria canzone l’autore della colonna sonora Paul Smith scrisse un tema in cui il miagolio del gatto è rappresentato attraverso i glissandi del violino nella sequenza in cui il piccolo felino tenta di aprire la finestra.
[5] Il primo approccio al personaggio di Pinocchio, privilegiò l’aspetto da burattino. Gli animatori assegnati al personaggio Ollie Johnston, Frank Thomas e Milt Kahl svilupparono un personaggio con mani di legno e un cappello simile a quello dei sette nani, più simile alle illustrazioni classiche del burattino, che alla versione definitiva. Si basarono su una colonna sonora in cui la voce del personaggio fu ottenuta accelerando il dialogo registrato da Ted Sears. Quando Walt Disney vide il risultato delle prime prove di animazione decise che bisognava fermare la produzione per ottenere un personaggio più convincente e più accattivante e decise di buttare tutto il materiale prodotto. Tra i difetti riscontrati c’era anche quello che il personaggio risultava antipatico poiché piuttosto impertinente e sfacciato. Tali caratteristiche vennero invece sviluppate e mantenute in Lucignolo, che così potè risaltare a causa della contrapposizione col personaggio di Pinocchio. Walt Disney voleva che il burattino fosse rappresentato come un bambino che si accinge a scoprire la realtà e che si stupisce di tutto poiché tutto per lui costituisce una assoluta novità. Allo stesso tempo il personaggio doveva apparire innocente ed ingenuo per poter rendere credibile il modo in cui diventa facile bersaglio dei personaggi subdoli che avrebbe incontrato durante la storia. Fred Moore ridisegnò il personaggio sulla base di queste indicazioni e lo rese più simile sia come aspetto che come proporzioni , ad un bambino piuttosto che ad un pupazzo di legno. Milt Kahl rifinì il personaggio aggiungendo tra l’altro il cappello in stile tirolese. Si decise inoltre che la voce del burattino doveva essere quella di un bambino e venne scelto il bravissimo Dickie Jones. Dopo sei mesi di lavoro la fase di animazione potè finalmente ricominciare.
[6]Oltre a “Give a little whistle”, per il grillo venne scritta la canzone “Jiminy Crickett”, non utilizzata nel film. Una frase del testo di quest’ultima recita “Jiminy Crickett is the name, I’m a happy-go-lucky yellow”; la seconda parte di tale frase diventerà il titolo della canzone cantata dallo stesso grillo in “Bongo e i tre avventurieri”.
[7]Il tema musicale della sequenza in cui Geppetto scopre che Pinocchio può muoversi e parlare, ripresa anche nella scena cnlusiva in cui scopre che è divenuto un bambino vero, appartiene alla canzone “Turn on the old music box” scritta per il film e non usata se non nella forma strumentale. La seconda parte della musica originale di questo brano non compare in nessuna forma nel film e rivela la presenza di ‘yodel’ simili a quelli della tirolese dei nani (“Sing ladeeay, sing ladeeoh”).
[8]La sequenza di apertura che mostra il risveglio del villaggio è una delle più sorprendenti della storia dell’animazione e anche una delle più costose. L’impiego della multiplane camera per realizzare questa panoramica aerea in cui è possibile ammirare il volo delle colombe così come l’agitazione dei bambini che corrono verso scuola scorazzando per le vie del paese, richiese un costo pari al doppio del costo di un cortometraggio dell’epoca. Persino Walt Disney dovette porre un freno all’entusiasmo degli animatori raccomandando loro di non esagerare con i dettagli tecnici.
[9] Il duo gatto-volpe prende ispirazione dalle coppie comiche del vaudeville e ad essi è affidata la maggior parte delle sequenze comiche.
[10]La volpe che nel film è ribatezzata Honest John canta la famosa “Hi-Diddle-Dee-Dee (An actor’s life for me)”, mentre il gatto Gideon non parla e si può esprimere sono attraverso la pantomima. Nella canzone è inserito il tema del grillo parlante, per la verità usato in numerose altre sequenze del film: si tratta della stessa melodia saltellante che la prima volta ascoltiamo distintamente quando il grillo passeggia nella bottega di Geppetto all’inizio del film.
Un’altra canzone venne scritta per la volpe, dal titolo “Honest John” che è solamente accennata più avanti nel film nel commento musicale.
[11]La canzone “I’ve got no strings” è stata rielaborata negli anni novanta dai Gipsy King e inserita nella compilation video-musicale Simply Mad About The Mouse.
Pinocchio nella sequenza dello spettacolo dei burattini fu animato da Frank Thomas. Questi aveva una idea precisa di come caratterizzare l’azione del personaggio:”Ero profondamente convinto che dovesse apparire molto amatoriale”; intendeva dire che siccome il personaggio non aveva mai provato quel numero prima, avrebbe improvvisato e sarebbe stato in ritardo, fuori sincronizzazione rispetto ad alcuni versi della canzone.
L’animazione di Mangiafuoco venne affidata a Bill Tytla lo stesso che avrebbe realizzato Chernobog in Fantasia.
[12]Per realizzare la difficile animazione del burattino rinchiuso in una gabbia per uccellini si procedette nel seguente modo: venne realizzato un modello della gabbia, questa venne ripreso in movimento; dalla ripresa vennero ricavate delle copie fotografiche che potevano essere utilizzate dai disegnatori per ricalcare l’immagine; la gabbia non venne però disegnata su un solo foglio, infatti il retro della gabbia venne tracciato su un foglio di celluloide, la restante parte su un altro così che il personaggio di Pinocchio potesse essere frapposto fra i due disegni con minor dispendio di energie.
Gli effetti della pioggia vennero realizzati invece attraverso la doppia esposizione con una ripresa dal vero.
[13] L’animazione dei raggi emanati dalla fata azzurra venne eseguita da un artista tedesco esperto di animazioni astratte e per questo assegnato da Disney al reperto effetti speciali. Si tratta di Oskar Fishinger, che venne assunto alla Disney come collaboratore per la sequenza di Fantasia, Toccata e Fuga in re minore.
L’attrice che fece da modella per la fata è la stessa che posò per Biancaneve: questo spiega la somiglianza tra i due personaggi, anche se in questo caso, si riscontra una maggiore fedeltà alla proporzioni della figura umana reale, a differenza di Biancaneve per cui si resero necessarie alcune modifiche alle proporzioni.
[14] Il doppiatore di Mangiafuoco, Charles Judels, prestò la voce anche al cocchiere, Postiglione.
[15]La sequenza in cui ci viene mostrata la nave diretta verso il paese dei balocchi, contrapposta a quella complicatissima realizzata in multiplane camera che mostra il risveglio del villaggio, fu più semplice da realizzare. Nell’ambientazione di tale scena vennero animati solo i gabbiani, mentre l’effetto delle onde fu ottenuto usando uno specchio ondulato.
Tra le canzoni scartate c’è anche “Three cheers for anything” , che si riferisce alla sequenza in cui la carrozza è diretta al paese dei balocchi (“For we know we’re on our way tu Pleasure Isle”). Con il progredire della trama le canzoni divennero sempre meno frequenti per lasciare spazio alla drammaticità degli eventi e questo potrebbe spiegare l’eliminazione del brano. Si preferì riutilizzare il tema musicale della canzone Hi-diddle-dee-dee come sfondo musicale
[16]Nella colonna sonora della sequenza del paese dei balocchi è nascosto il tema musicale della canzone della volpe scartata, Honest John.
I fondali vennero realizzati con una dovizia di particolari senza precedenti. Anche l’occhio meno attento non può fare a meno di notare con quale cura venga raffigurata una copia del quadro di Leonardo Da Vinci, La Gioconda, nella sequenza del paese dei balocchi. La stessa attenzione ai particolari si poteva riscontrare già nei Layout, prima che negli sfondi dipinti.
[17][18]Anche in Pinocchio come in Biancaneve viene mostrata una drammatica sequenza di metamorfosi: Lucignolo si trasforma in un somaro. In questa e nelle scene che seguono è fatto un efficace e drammatico uso delle ombre e delle sagome. Gli operai che chiudono i bambini trasformati in somari nelle casse vengono rappresentati senza volto, solo attraverso delle silouhettes nere dagli occhi bianchi. Questo li rende ancora più minacciosi e contribuiscono a far crescere la tensione del film e la sensazione di terrore.
[19]Nelle due scene in cui appare la fata si sente il tema di “When you wish upon a star”; c’è un altro tema musicale associato alla fata, che si può ascoltare anche quando la fata non compare fisicamente, quando lascia il messaggio a Pinocchio informandolo che il padre è stato inghiottito da una balena. Si tratta di una sequenza di arpeggi con tonica su scala esatonale, che si rendono riconoscibili per le caratteristiche armonie (sembra siano eseguiti da una celesta).
Dopo il ritorno dal paese dei balocchi, Pinocchio e il Grillo scoprono che Geppetto, Figaro e Cleo sono partiti, e la casa appare vuota e piena di ragnatele. Questo può sembrare una incongruenza poiché in fondo Pinocchio e il Grillo sono stati assenti una sola notte che non è sufficiente per il depositarsi di tutta quella polvere. La sequenza nel paese dei balocchi doveva in effetti essere più lunga, come si può dedurre da alcuni storyboard e avrebbe dovuto comprendere anche il lungo viaggio verso casa. In seguito questa parte della storia venne tagliata e questo spiega perché si ha l’impressione che sia trascorso tanto tempo guardando l’interno del desolato laboratorio. Guardando il film lo spettatore è portato a credere quasi che il tempo nel paese nei balocchi non scorra come nel mondo reale e tutto sommato anche questo approccio è suggestivo.
[20]Gli effetti speciali per ricreare l’illusione del movimento sottomarino e l’animazione delle bolle necessarie per rendere più credibile tale animazione vennero studiati negli anni 80 per ricreare le stesse atmosfere nel film La Sirenetta.
[21] La colonna sonora scritta da Paul Smith si aggiudicò l’Oscar. Venne orchestrata magistralmente da Ed Plumb, Frederick Stark e Charless Wolcott. Gli arrangiatori fondendo le proprie esperienze riuscirono a collaborare in modo da ottenere una evoluzione dell’atmosfera del film da gioiosa a giocosa fino a diventare drammatica e più adulta nella seconda parte del film. Smith ha utilizzato le canzoni come temi per i diversi personaggi così da renderli riconoscibili anche sul piano musicale. La prima parte del film è sottolineata perciò da una musica piuttosto tonale e consonante, ma nelle scene d’azione vengono impiegate dissonanze e la musica acquista a volte un sapore più impressionistico.
In riferimento alla sequenza della balena che insegue Pinocchio Disney disse: “Pinocchio dovrebbe utilizzare tutte le sue forze quando nuota per sfuggire dalla balena. Questo dovrebbe determinare una forte suspance. Sarebbe un po’ come l’equivalente della tempesta e della fuga della regina in Biancaneve….”
[22][23] Le sfumature sulla pelle della balena erano ottenute usando degli speciali fogli di celluloide ruvidi sui quali era possibile effettuare sfumature con pastelli o gessi. Tali fogli venivano poi schiariti e resi lucidi con un particolare processo prima della ripresa. Per la brevissima sequenza in cui Pinocchio e Geppetto cercano di uscire dalla bocca della balena i differenti elementi coinvolti vennero animati su fogli separati: i denti della balena e la mandibola superiore, i gabbiani in lontananza, il moto delle onde all’orizzonte all’esterno delle fauci, l’acqua che scorre dentro la bocca della balena, la zattera, gli spruzzi d’acqua contro gli ostacoli, Pinocchio e Geppetto intenti a spingere la zattera, il gattino Figaro, a questi bisogna aggiungere gli effetti del fumo ottenuti attraverso una doppia esposizione di fumo ripreso dal vero.
In una riunione sulla sequenza d’azione finale Disney affermò:”Potremmo trarre spunti comici dalla balena che starnutisce con Pinocchio e Geppetto al suo interno. Potrebbero reagire in qualche modo – sarebbe l’equivalente del singhiozzo nella bocca del gigante…” riferendosi probabilmente al parallelismo con la sequenza di Brave Little Taylor (1938).
L’animatore della balena è Wolfgang Reitherman il quale, memore di quanto già accaduto per l’animazione dello specchio in Biancaneve offuscata dagli effetti speciali del fumo affermò: “Dannazione la coprirono di schizzi d’acqua. Non si poteva vedere nulla di quello che avevo fatto”. Reitherman è anche autore di un bozzetto in cui sono mostrate le sequenze di una scena non presente nel film; si tratta del punto in cui la barca di Geppetto viene inghiottita dalla balena: viene prima mostrata la barca in lontananza su un mare calmo, circondata dai gabbiani in volo, poi uno spruzzo d’acqua disturba la calma, e successivamente un enorme creatura fuoriesce dall’acqua inghiottendo l’imbarcazione; successivamente essa si immerge e lascia nuovamente la scena libera riportandola alla calma iniziale.
[24]Alla fine del film Pinocchio si trasforma in un bambino in carne ossa. Come il critico John Canemaker afferma:”Il problema della rielaborazione grafica di Kahl del personaggio di Pinocchio è che apare come un bambino accattivante durante tutto il film tanto che quando viene ricompensato per il suo coraggio divenendo un ‘bambino vero’, non si sa dove indirizzare la sua trasformazione. Infatti, le sue proporzioni da bambino vero sono meno attraenti che quelle della sua caratterizzazione infantile da burattino; è inoltre troppo simile al live action e quindi meno adatto allì’animazione. Sarebbe stato meglio un compromesso tra il disegno legnoso di Moore e quello più morbido di Kahl.”

Il film venne pubblicizzato prima dell’uscita nei cinema attraverso differenti canali. Apparve una foto pubblcitaria in cui Cecil B. De Mille era ritratto assieme a Pinocchio e al grillo per pubblicizzare la versione della storia del Lux Radio Theater, datata 25 dicembre 1939. Venne distribuita la versione a fumetti pubblicata sui supplementi domenicali a colori tra il 24 dicembre 1939 e il 7 aprile 1940. Inoltre una versione illustrata della storia apparve anche sui numeri di ottobre e novembre 1939 del Good Housekeeping che già pubblicizzava i cortometraggi.
I personaggi del film vennero naturalmente riutilizzati nei fumetti per nuove storie, ma non solo. Il gattino Figaro e il pesciolino Cleo che avevano visto il loro debutto nel film, ebbero un cortometraggio a loro intitolato, “Figaro and Cleo” appunto, nel 1943. Il gattino inoltre riapparve in seguito in un altri due cortometraggi della serie Figaro (Bath day, Figaro and Frankie), altri tre cortometraggi nella serie Pluto (First Aiders, Cat Nap Pluto, Pluto’s Sweater) e un cortometraggio propagandistico (All Togheter) che usava animazione riciclata anche di Geppetto e di Pinocchio.
Ancora oggi il film viene considerato come un punto di riferimento. In Aladdin viene citato attraverso un cameo di Pinocchio stesso in una sequenza in cui il Genio da dimostrazione delle proprie arti magiche. Nello stesso film il compositore Alan Menken cita “When You Wish Upon A Star” nel commento musicale, precisamente nel brano dal titolo “Aladdin’s Word”.

Purtroppo alla sua prima uscita il film, pur apprezzato dalla critica, non riscosse il successo di pubblico sperato e necessario per recuperare tutto il denaro investito. La Seconda Guerra Mondiale in parte aveva incupito gli animi del pubblico americano che era forse meno disposto a lasciarsi incantare dal cinema d’animazione, ma più pesantemente aveva tagliato i mercati europei che rappresentavano il 45% degli incassi. Nelle successive riedizioni il film ottenne finalmente il successo sperato e meritato. Alcune detrattori hanno affermato che il film non ottenne lo stesso successo del suo predecessore perché non aveva lo stesso calore di Biancaneve. Effettivamente il film è più cupo anche nella scelta delle ambientazioni: solo la sequenza in cui Pinocchio si reca a scuola si svolge di giorno.
D’altra parte però la storia è incentrata sul desiderio confidato, da un uomo semplice, alla luce degli astri notturni. Trovo che le notti stellate che aprono e chiudono il film trasmettano un senso di tranquillità e di calore capaci di avvolgere lo spettatore e di trasportarlo in un mondo poetico senza tempo, dipinto con ineguagliata maestria dagli artisti che hanno contribuito a fare si che anche questo sogno divenisse realtà.
Ultima modifica di hector il sabato 12 agosto 2006, 13:38, modificato 4 volte in totale.
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Messaggioda Valerio » lunedì 07 agosto 2006, 00:40

Devo ricordarmi di erigere una statua a quest'uomo un giorno o l'altro. Ad ogni modo questo è il commento audio che avrei voluto all'interno del dvd.
Cmq proprio di When You Wish Upon a Star volevo parlare, una canzone che è diventata con Trilli, Topolino, il Grillo e il castello di Aurora uno dei simboli della Disney, tantevvero che nel nuovissimo logo Walt Disney Pictures è presente in forma ben più lunga.
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Messaggioda hector » martedì 08 agosto 2006, 16:23

Ho aggiunto qualche informazione nei punti 11,22/23 e 24.
E al punto 19; vedi anche http://www.mouseplanet.com/articles.php?art=ww060628ws
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Re: Classico Disney # 2: Pinocchio

Messaggioda Pacuvio » lunedì 17 novembre 2008, 14:49

AfNews segnala un interessante articolo apparso sul sito de La Stampa:

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSez ... irata.asp#
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Re: Classico Disney # 2: Pinocchio

Messaggioda Valerio » lunedì 17 novembre 2008, 15:39

Oh.
Bé, la solita vecchia storia. Quando capiranno che Walt Disney non faceva trasposizioni, ma versioni alternative?
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Messaggioda DeborohWalker » lunedì 17 novembre 2008, 17:18

Bè, ma è il trattamento che è riservato a tutti i film.
Succede con i film MARVEL, che raramente adattano fedelmente una saga di un fumetto, ma mescolano più elementi, cambiandone alcuni, e questo suscita sempre dissapori tra i fan più fondamentalisti.
Succede con le graphic novel (oh, succederà sicuramente con Watchmen, che sarà accusato di essere un orrore per la mancanza di questo o quel dettaglio/sottotrama)
Succede con i remake dei film.
Succede con i romanzi (mi vengono mente i fan di Fleming che accusano i film di non essere fedeli, quando solitamente sono solamente ispirati a storie o racconti brevi di 007)
Succede con la serie animata di Rat-Man.

Insomma, quando uno è fan di un libro/fumetto/qualunque altra cosa, spesso in fondo al cuore ha il desiderio che si rimana più fedeli possibili all'opera originale come personaggi, trama, atmosfera e/o messaggio di fondo.
Ognuno poi è più o meno fondamentalista o elastico su questi aspetti.
Personalmente, io ho conosciuto Pinocchio prima nella sua versione animata, poi solo successivamente l'ho letto, quindi il film Disney non mi ha traumatizzato; quella dell'autore dell'articolo che dice di non averlo letto perchè "tanto conosceva già la storia del film" mi pare una scusa bella e buona, perchè io l'ho letto rimanendone piacevolmente sorpreso.
Il giorno dopo essermi visto Il Miglio Verde mi sono letto il libro, e il fatto che fosse identico al film non mi ha fatto risultare la lettura del libro più o meno gradita.
Ciò non toglie che se mi dovessi immaginare che domani la Disney traesse un film da alcuni dei miei libri preferiti, preferirei che una certa fedeltà ci sia, poi è da considerare di caso in caso se si è superato il limite o meno; ad esempio, il progetto Gnomeo & Juliet mi faceva tremare al pensiero che la Disney potesse dare un lieto fine alla tragedia di Romeo e Giulietta con i due protagonisti che si allontanano mano nella mano verso il tramonto.

C'è da dire però che ultimamente ha preso sempre più le distanze dalle opere originali dalle quali si ispira: i protagonisti di Oliver Twist sono diventati cani, Amleto è interpretato da leoni e iene, l'isola del tesoro è ambientato nello spazio, e così via... Sicuramente queste re-interpretazioni sono una rielaborazione che richiede un lavoro maggiore e, a mio parere, è più interessante come esercizio di stile; in questo modo inoltre lo spettatore sa già di partenza che le differenze con l'opera originale saranno molte, e sta a lui poi andare a riscoprire il testo di partenza.
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Re: Classico Disney # 2: Pinocchio

Messaggioda Valerio » lunedì 17 novembre 2008, 17:42

Non solo quoto, ma aggiungo che così facendo oltre a prendere le distanze dall'originale in modo molto furbo, si riesce a far apparire quasi regalati gli elementi fedeli (ricordo che mi sorpresi piacevolmente quando nel Pianeta del Tesoro sentii i nomi di Hawkins, Arrow, Silver e compagnia bella, pensavo che sarebbe stato molto più labile il collegamento, più in stile parodie a fumetti).
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Messaggioda DeborohWalker » lunedì 17 novembre 2008, 17:48

Bè, ovvio, lì scatta il meccanismo di "citazione" che fa sentire intelligente lo spettatore quando riconosce un elemento di un'opera; nella Disney questo processo è sempre stat utilizzato con un'eleganza unica, e non mi risulta sia mai stato sbandierato, come invece avviene in molta altra animazione che lavora sui sogni; lì spesso le citazioni, dalle opere originali o da altre opere alle quali si ammicca sono plateali risultando per noi cricca nerd ridondanti e quasi plateali, quasi come quelle persone che dopo aver fatto una battuta ti si avvicinano, fanno l'occhiolino e danno di gomito per sottolineare quanto sono stati divertenti.
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Re: Classico Disney # 2: Pinocchio

Messaggioda MinnieMouse » domenica 05 aprile 2009, 21:55

:stralol: Comprato...felice come una bambina con le sue caramelle!!!! :stralol:
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Re: Classico Disney # 2: Pinocchio

Messaggioda Donald Duck » sabato 09 maggio 2009, 20:23

Allora, ieri mi sono comprato l'Edizione Speciale di Pinocchio a 18,50 euro... confezione molto bella :sbav:
Peccato per due bollini sopra, se qualcuno mi assicura che togliendoli non rimangono residui, lo faccio.
Il film è restaurato superbamente, sembra essere stato fatto oggi, ma, essendo questa la prima volta che vedo Pinocchio in DVD, e quindi è la prima volta che posso sentire la versione inglese, devo dire che il doppiaggio italiano non lo trovo molto buono.
Intendiamoci subito: i doppiatori sono formidabili, quelli del Grillo, della Volpe e di Mangiafuoco in particolar modo, ma trovo i dialoghi siano stati tradotti un po' troppo liberamente. Capisco che il doppiaggio è stato fatto negli anni '40, e che erano tempi diversi, ma ho trovato alcune cose che mi hanno lasciato sul "chi va là": in prima cosa le canzoni: sono adattate benissimo, When you wish upon a star in italiano è splendida, direi al pari con la versione americana, ma il problema è che rispetto all'inglese il testo è totalmente diverso (per questo vedere soprattutto "Hi - diddle - de - di", se mai si scrive così, e la canzone di Mangiafuoco :P ). Adesso voi mi direte che tutte le canzoni doppiate sono poco fedeli rispetto all'originale, ma gli elementi di fondo sono rispettati, qui i testi sono tutti inventati di sana pianta.
Poi, ho scoperto (incredibilmente prima non lo sapevo) che il Gatto e la Volpe hanno un nome: in italiano il gatto è chiamato semplicemente "amico mio". Capisco che si è cercato in italiano di restare il più fedele al romanzo, ma questa non è una trasposizione fedele. A meno che nel romanzo tradotto in inglese il Gatto e la Volpe hanno quei nomi, e allora è diverso.
Sempre riguardo ai nomi, non ho visto in inglese la parte quando Pinocchio cerca la balena, ma credo proprio che la chiami Monstro, e anche qui in italiano il cambio è ingiustificato: che senso ha dire "avete visto la balena?" Neanche se fosse l'unica balena esistente al mondo. Certo, si potrebbe essere guadagnata questo appellativo per la sua mostruosità, ma se esiste un nome, perchè non usarlo?
Poi, ho notato delle parti di "dialogo" assenti nell'originale, per ora solo due: quando Lucignolo si trasforma in asino, in italiano non raglia e quando il Grillo si mette sul carillon per non farsi vedere da Geppetto non canta.
Infine, ho visto che alcuni dialoghi sono diversi dall'inglese: tra quelle scene che ho visto sottotitolate l'unico cambio che salvo è quello da allergico ad esaurito, in effetti più logico.
La mia domanda finale è: secondo voi non sarebbe stato opportuno un ridoppiaggio come Biancaneve, per un recupero filologico?
E soprattutto, De Leonardis, da quando cominciò a curare gli script?
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Re: Classico Disney # 2: Pinocchio

Messaggioda Valerio » sabato 09 maggio 2009, 22:30

Mi sembra un po' una pazzia quello che dici, senza offesa. Il doppiaggio di Pinocchio è forse unico nel suo genere, e se è l'unico Classico del periodo insieme a Dumbo su cui non si è mosso dito, e che ancor oggi ci sembra attuale (Biancaneve, Fantasia, Bambi, parte dei film a episodi, Cenerentola e Peter Pan furono ridoppiati, dal momento che il primo doppiaggio era arcaicissimo) forse non è il caso di muovere un dito. Bisogna aver rispetto quando per un motivo o per un altro nella storia avviene un miracolo.
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Re: Classico Disney # 2: Pinocchio

Messaggioda Vito » domenica 10 maggio 2009, 00:44

Sono totalmente d'accordo. E comunque non ci vedo tutto questo bisogno di una corretta filologia, teniamoci il capolavoro così com'è e se proprio lo si vuole vedere come è stato concepito, che si guardi la versione originale inglese.

E poi un ridoppiaggio odierno mi farebbe accapponare la pelle, sentire le solite voci famose farebbe perdere la magia a un classico che per forza di cose conserva il sapore e le sensazioni di un'epoca ormai lontana.
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Re: Classico Disney # 2: Pinocchio

Messaggioda Donald Duck » domenica 10 maggio 2009, 08:36

Vito ha scritto:E poi un ridoppiaggio odierno mi farebbe accapponare la pelle, sentire le solite voci famose farebbe perdere la magia a un classico che per forza di cose conserva il sapore e le sensazioni di un'epoca ormai lontana.
Quanti personaggi farebbe Pietro Ubaldi? :P


Ecco, questo è una cosa che nemmeno a me piacerebbe, come ho già detto quelle voci sono formidabili.
Comunque sapevo di andare incontro ad una reazione di questo tipo, ma, a costo di farmi continuare a considerare un eretico, ridico che un ridoppiaggio, magari negli anni '70, come per Biancaneve, sarebbe stato necessario.
Ma ognuno di noi la pensa in modo diverso e non può imporre il suo modo di pensare ad un altro, io ho solo scritto alcune mie riflessioni.
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Re: Classico Disney # 2: Pinocchio

Messaggioda Vito » domenica 10 maggio 2009, 15:41

Paper Yoda ha scritto:Ma ognuno di noi la pensa in modo diverso e non può imporre il suo modo di pensare ad un altro, io ho solo scritto alcune mie riflessioni.

Questo mi sembra pressoché scontato, i forum hanno il solo scopo di far discutere, non di imporre pensieri a nessuno...

E io dico quindi NO al ridoppiaggio.
E SI' a Valsoia.
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Messaggioda DeborohWalker » sabato 08 maggio 2010, 15:51

Rivedendomi Pinocchio, ho constatato che forse è un po' ingiusto affibbiargli la nomea di primo film in cui ha rivoluzionato la storia in toto. Diciamo che è un piccolo cambiamento dei personaggi funzionale: siamo dalle parti del Long John Silver con gli occhioni dolci del Pianeta del Tesoro, ma se quello non l'avevo apprezzato granchè direi che il Grillo Parlante e il Grillo disneyani sono stati una modifica vincente.
Per il resto la trama non è stravolta quasi per niente, se si pensa alla natura episodica del romanzo di Collodi: gli autori hanno pescato tre episodi (Mangiafuoco, il Paese dei Balocchi, la Balena) e hanno deciso di svilupparli per bene. Un po' quello che avviene nell'Ordine della Fenice, meglio concentrarsi su alcune cose valide ed importanti per il messaggio, piuttosto che fare un miscuglio Benigno in cui ci sono tutti gli episodi ma raccontati in fretta e furia a causa delle tempistiche cinematografiche.
Sì certo, mancano alcune cose molto interessanti del libro, ma a disperarsi sono i più fondamentalisti che ancora piangono l'assenza di Tom Bombadil nella trilogia di Peter Jackson.

Il Pinocchio ingenuo è un altro Pinocchio ma per certi versi altrettanto efficace; non arriverei però a definire la sua ingenuità come un aspetto "da ottuso" come lo descriveva Grrodon, dato che bisogna considerare che è un bambino nei suoi primi giorni di vita, quasi un neonato parlante e camminante che vive le sue primissime esperienze nel mondo senza alcun riferimento su quali soggetti effettivamente siano degni di fiducia.
Proprio per questa sua assoluta ingenuità ho apprezzato ancor di più il finale in cui per la prima volta usa l'ingegno sulla base di un'esperienza vissuta in precedenza (collegamento che da marmocchio non avevo mai fatto): mi era sempre sembrato un guizzo di genio eccessivo per Pinocchio l'idea di affumicare la Balena per poter scappare con la zattera, ma credo che sia un tentativo di ricreare la situazione di malessere che poco prima il burattino aveva vissuto nel Paese dei Balocchi fumando il sigaro.

Comunque, se Biancaneve è un capostipite di alto livello, Pinocchio fa un salto qualitativo eccezionale dato che dal punto di vista tecnico non avrei remore a paragonarlo ai film Disney degli anni '80, segno che è riuscito davvero a resistere allo scorrere del tempo.
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Re: Classico Disney # 2: Pinocchio

Messaggioda Valerio » sabato 08 maggio 2010, 19:35

Marò, gli anni 80, povero Pinocchio...
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Re: Classico Disney # 2: Pinocchio

Messaggioda Vito » sabato 08 maggio 2010, 19:39

LOL, no in effetti non voglio assolutamente passare per chissà che cultore profondo, ma gli anni '80... :D
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Re: Classico Disney # 2: Pinocchio

Messaggioda DeborohWalker » sabato 08 maggio 2010, 19:51

Perché? Vi fanno così schifo Basil e La Sirenetta?
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