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Bologna - Future Film Festival 2010

Disney sovrana, ma anche la nuova concorrenza hollywoodiana, gli anime, i corti, i lunghi, gli stop motion... e tutto ciò che da fermo magicamente si muove!

Bologna - Future Film Festival 2010

Messaggioda DeborohWalker » giovedì 21 gennaio 2010, 03:29

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Il FFF2010, settimana prossima Bologna tornerà ad essere l'ombelico del mondo dell'animazione, anche se questa edizione sembra essere la più deludente che ci sia mai stata (forse solo alla pari con la prima, nel 1999); si conferma però la settimana lunga, con ben 6 giorni di festival, dal 26 al 31 gennaio.
Se negli anni passati c'era un calendario così fitto che gli organizzatori dovevano prenotare 3-4 sale cinematografiche nelle quali si suddividevano gli incontri, quest'anno c'è un solo cinema nel quale si terrà la maggior parte delle proiezioni; in realtà neanche la sala principale è un "vero" cinema ma è principalmente un teatro, che di tanto in tanto si trasforma in cinema e proietta film. Ora, io ci sono sempre andato per il teatro e non so come sia attrezzato per il cinema, ma per il Future Film Festival io mi aspetto un comparto audio/video di un certo livello (considerando anche le proiezioni in 3D) che non credo possa esserci in un cinema di fortuna.
Le altre due sale di quest'anno sono in un palazzo del Comune: in una si terranno gli incontri, le conferenze e le masterclass, mentre nell'altra sala saranno proiettate le rassegne di cortometraggi e cose simili; questo mi preoccupa un po', dato che essendo in un normale palazzo comunale temo che tutto ciò sarà mostrato su un telo con un proiettore, oppure su un mega-televisore a schermo piatto...
Boh, non so perchè ma sono un po' scettico su questa edizione, un po' perché ho visto poca pubblicità e comunicazione per questa edizione, un po' perché ogni anno si va al risparmio; evidentemente gli organizzatori non possono più permettersi le sale migliori della città e ripiegano sempre su location meno dispendiose.
Se tutto va bene tra un paio d'anni potrò invitarvi al Future Film Festival che si terrà a casa mia.

Grande assente di quest'anno è la Pixar che, pur fornendo alcune proiezioni di tutto rispetto, non manda nessuno a parlare per making of, conferenze e altre chiacchierate che erano sempre stati incontri divertenti; peccato perchè era sempre stato un appuntamento fisso, fin dalla prima edizione.

Comunque c'è un bel po' di roba che potrebbe interessare ai Sollazzatori, segnalo qui gli appuntamenti principali nel caso qualcuno decida di fare una capatina:
- "Waking Sleepy Beauty", un documentario sulla Disney e sulle varie rinascite dell'animazione 2D nel corso della sua storia
- incontro con Joe Letteri della Weta Digital, Supervisore degli effetti speciali di "Avatar"
- "Yona Yona Penguin" di Rintaro
- "Mai Mai Miracle" di Sunao Katabuchi (l'assistente alla regia di Kiki's Delivery Service e il regista di Princess Arete)
- incontri e masterclass sulla stop-motion, con tizi della Aardman e uno che ha lavorato a Fantastic Mr.Fox
- il secondo e il terzo capitolo della trilogia live action "20th Century Boys"
- film d'animazione giapponese molto promettenti, come "King of Thorn", "Eureka Seven" e "First Squad"
- l'anteprima di Toy Story 1 e 2 in 3D
- i 5 minuti di Toy Story 3 in 3D e 56 (!!) minuti di anteprima di Dragon Trainer 3D (penso che snobberò questo evento, per godermi di più i due film al cinema)
- rassegne di cortometraggi a go-go (vista il programma più snello, per la prima volta nei miei incastri dovrei riuscire a vederli quasi tutti...)
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Re: Bologna - Future Film Festival 2010

Messaggioda Rebo » venerdì 22 gennaio 2010, 10:49

Mi attira Katabuchi, ci penso su.

Yona Yona Penguin l'ho già visto a Venezia, e l'ho trovato discretamente orrido.
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Re: Bologna - Future Film Festival 2010

Messaggioda DeborohWalker » venerdì 22 gennaio 2010, 12:52

Ma infatti Yona Yona Penguin non attira granchè neanche a me, però dai, è di Rintaro e si guarda.
(...poi a me di Rintaro è piaciuto solo Metropolis)
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MARTEDI' 26 GENNAIO

Messaggioda DeborohWalker » mercoledì 27 gennaio 2010, 03:47

Lascars
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Trailer
"Lascars" è una serie animata francese composta da episodi di un minuto l'uno, cominciata nel 2000 e proseguita con una seconda stagione sette anni più tardi; l'estate scorsa è uscito in Francia un lungometraggio omonimo, nel quale i personaggi nati in televisione sono inseriti in una trama di più ampio respiro nella quale le singole vicende personali si intrecciano in un complesso quadro decisamente ben studiato. Tutto si svolge in un degradato quartiere periferico, dove i due teppisti Josè e Tony progettano piani strampalati per accumulare i soldi sufficienti a regalarsi una vacanza a Porto Rico: il primo accetta da un boss della malavita l'incarico di rivendere 5 chili di marijuana, il secondo si fa assumere come operaio da un riccone per costruirgli una sauna, trovandosi però a doversi occupare dell'intera villa, dell'irritante cagnolino, ma soprattutto della sensuale figlia del suo nuovo capo. Ai due protagonisti si affianca un cast di personaggi strampalati, probabilmente personaggi secondari della serie animata: due amici che raccontano a tutti di partire per un viaggio a Porto Rico ma poi si nascondono in una piscina per una settimana per non far scoprire la verità ai loro amici, un regista di porno che tenta in ogni modo di ultimare il suo film, una poliziotta ossessionata dal suo ragazzo che però è intenzionato a lasciarla, e altri ancora. Tra una spassosa festa della polizia, inseguimenti, scene ammiccanti e altre sequenze divertenti che si susseguono freneticamente, le storie dei singoli personaggi si sviluppano parallelamente, facendo anche interagire casualmente per breve tempo alcune delle storyline, fino al gran finale in cui tutto quanto confluisce in un grande evento finale dove ogni trama si conclude.
I protagonisti gli ambienti sono disegnati con un tratto particolare, con forme allungate e spesso deformi, ma che all'occhio risultano piacevoli; le animazioni dei personaggi in 2D sono fluide, ben amalgamate ai piatti fondali statici o alle location tridimensionali.
Un film in grado di scatenare grosse risate sfruttando anche argomenti più adulti come il sesso e la droga, sfruttati però in modo per nulla gratuito nel fornire un ritratto credibile (anche se volutamente sopra le righe) della realtà suburbana.

Goemon
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Nell'ormai lontano 2006, il FFF proiettò in anteprima nazionale "Kyashan - La rinascita", ispirato a una celebre serie animata che veniva reinterpretata con uno sguardo più profondo e soprattutto con una fotografia che non aveva precedenti; era un gran bel film che trovò addirittura uno spazio (ridotto) nelle sale italiane l'estate di quell'anno.
Questo "Goemon" è opera dello stesso autore (sceneggiatore, regista e produttore) ma non è un segreto, si vede che molto probabilmente il progetto è nato dalla volontà di realizzare qualcosa di molto simile al successo precedente.
Per il soggetto ci si è affidati a Goemon Ishikawa, non il compagno di scorribande di Lupin III, bensì un samurai realmente esistito, qui rappresentato come una sorta di Robin Hood fascinoso e col ciuffo molto cool; il film parte con un'atmosfera abbastanza leggera, nonostante le morti e le scene tristi, con un protagonista scanzonato e sequenze d'azione visibilmente impressionanti. Poi la storia diventa più complessa e alza il tiro puntando a toni più epici, non riuscendo però a centrare l'obiettivo come aveva fatto "Kyashan - La rinascita": le relazioni tra i personaggi, le collaborazioni e le rivalità diventano troppo stereotipate, imbastendo un polpettone melodrammatico che dopo un po' annoia. Anche il lato visivo, comunque apprezzabile e di ottimo livello, stona in un contesto storico di diversi secoli fa, anche se ci sono alcune scene davvero incantevoli per la fotografia e per la curata composizione dell'inquadratura.
Il desiderio di seguire le orme di Kyashan sono evidenti anche nelle sequenze d'azione, fin troppo simili a quelle del film precedente, ma un samurai che spicca salti alti 50 metri e si muove come faceva il celebre cyborg non rendono al meglio come invece avveniva nel contesto fantascientifico.

Panique au village
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Trailer
Primo film inserito all'interno della rassegna di quest'anno dedicata alla tecnica stop-motion, anche "Panique au village" è un lungometraggio derivante da un'omonima serie televisiva, di origine franco-belga: la vicenda ha per protagonisti Indiano, Cowboy e Cavallo, tre personaggi immersi in un bucolico villaggio dall'aspetto infantile. I personaggi realizzati in plastilina hanno l'aspetto di statuine giocattolo per bambini, alcune addirittura coi piedi bloccati in una base piatta; le animazioni sono goffe e scattose, ma l'intento non è sicuramente quello di incantare per il comparto tecnico bensì divertire per le situazioni assurde rappresentate sullo schermo. La trama inizia quando Indiano e Cowboy scoprono che è il compleanno di Cavallo e decidono di cercargli un regalo, ma da questo spunto di partenza si svilupperà una trama completamente assurda che catapulta i tre protagonisti in contesti strampalati, con un'incredibile velocità e varietà di situazioni in grado di soddisfare soprattutto gli amanti dell'umorismo surreale.
Il film è stato presentato a Cannes e proiettato in numerosi altri festival, ottenendo giustamente premi e consenso di pubblico grazie alla sua natura divertente che difficilmente può lasciare indifferenti.

The Hole 3D
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Da Joe Dante, il regista dei due Gremlins, un "horror per ragazzi" (siamo dalla parti dei mostriciattoli che non devono mangiare dopo la mezzanotte, per intenderci) senza lode nè infamia.
Due fratelli con mammina a seguito si trasferiscono in un nuovo quartiere e, sorpresa sorpresa, in cantina c'è un botolone sigillato con numerosi lucchetti che non deve essere aperto. Cosa fanno i due marmocchi? Lo aprono.
Dentro c'è il buio assoluto, così i due ragazzi si mettono a indagare assieme alla vicina di casa caruccia che piace tanto al fratello maggiore già adolescente, per cui soggetto a momenti di eroici "non temere pupa, ci sono io" e ad altri di imbarazzati "ehm...mh... sbrablusfrshcrak"; un po' alla volta si scopre che dal buco fuoriescono le paure di ognuno, soprattutto il mostrone finale che è il padre violento dal quale la famigliola felice stava fuggendo.
Nulla di eccezionale, ma sinceramente non mi sento neanche di condannarlo troppo; è un filmetto ben realizzato, magari se tra qualche anno passerà in una notte d'estate su Italia 1, può essere considerato una valida alternativa alle televendite buffe.
Più che il film in sè, quello che mi ha stupito di più della proiezione è stato il fatto che fosse la mia prima esperienza con l'XPand 3D. Ed effettivamente mi sento di confermare le impressioni che mi erano state riferite: tra il Real 3D e l'Xpand 3D c'è un abisso, la sensazione di profondità è molto più marcata e anche la luminosità dell'immagine ne guadagna non poco. Tra l'altro questo l'ho percepito in un filmetto che sfrutta la tecnologia malamente, ora non vedo l'ora di farmi un'ora di macchina per rivedermi Avatar al 100% delle sue potenzialità.
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MERCOLEDI' 27 GENNAIO

Messaggioda DeborohWalker » giovedì 28 gennaio 2010, 03:51

Waking Sleeping Beauty
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La Disney è sicuramente lo studio d'animazione più famoso nella storia del cinema, ma durante la sua carriera ha attraversato periodi di difficoltà piuttosto seri; questo documentario si concentra sul periodo 1984-1994, mostrando la crisi creativa e finanziaria che Roy Disney, Micheal Eisner e Jeffrey Katzenberg hanno dovuto superare, seguendo in ordine cronologico alcuni eventi chiave dell'organizzazione della società e della produzione dei film che vanno da "Basil l'Investigatopo" a "Il Re Leone".
Il documentario è una cronaca storica dei fatti, privo di riflessioni o parallelismi con la situazione attuale, elementi che sicuramente l'avrebbero reso un prodotto più ricco; in certi passaggi seguire ciò che passa sullo schermo diventa un po' complesso, a casa di un confuso montaggio tra immagini che passano sullo schermo, dichiarazioni in sottofondo e didascalie con nomi che non è ben chiaro se si riferiscano a chi stiamo vedendo o chi stiamo sentendo. I toni con cui viene portato avanti il racconto e gli elementi trattati potrebbero farne un prodotto riservato agli appassionati di animazione più assidui, risultando ostico agli occhi di un pubblico più generalista; l'elemento più interessante è di certo la narrazione di tutti i fatti attraverso video di repertorio, interviste e trasmissioni dell'epoca e filmati amatoriali girati all'interno dei Disney Studios, dove potrà capitare anche di intravedere personaggi ora ormai affermati come John Lasseter, Don Bluth e uno sconsolato Tim Burton seduto al tavolo da disegno.

Basquash!
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In un futuro alternativo, la popolazione umana si suddivide tra l'avanzata società lunare e gli abitanti più poveri rimasti sulla superficie della Terra; sul pianeta si è sviluppato uno sport estremamente popolare, il Big Foot Basketball, nel quale i giocatori di pallacanestro entrano in campo a bordo di mecha che si sfidano in arene stracolme di spettatori. Il protagonista della serie è Dan, ragazzo che detesta il BFB per colpa di un incidente capitato alla sua sorellina, ribellandosi al regime così da portare lo sport ad essere giocato per la strada; la trama dopo poco tempo, nonostante l'originale genere robo-sportivo, nelle tre puntate mostrate al FFF non decolla del tutto, perdendosi in fanservice gentilmente forniti da un paio di pulzelle maggiorate.
Il fatto che la vicenda non sia approfondita a sufficienza potrebbe passare in secondo piano a fronte di sequenze d'azione soddisfacente, ma purtroppo gli scontri sportivi e le scene con i mecha anche se ben realizzati durano troppo poco per risollevare la qualità del resto dell'episodio. Le animazioni dei personaggi umani sono nella media, ma a spiccare sono i robottoni realizzati in computer grafica; da citare l'interessamento della Nike alla serie animata fino a diventarne uno sponsor, fatto che diverrà evidentemente nelle puntate successive dove i mecha indosseranno bizzarre scarpe da ginnastica su misura, il cui design è stato studiato dalla celebre industria di accessori sportivi.

Hero 108
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"Hero 108" è un cartone prodotto da Cartoon Network, che si allinea allo stile visivo delle altre serie dell'emittente, con personaggi stilizzati ma visivamente accattivanti; i protagonisti sono una squadra di eroi, ognuno dotato di poteri particolari, che cercano di ripristinare la coesistenza pacifica tra umani e animali, in eterna lotta a causa di un malvagio despota. Ogni puntata mostra il team intento ad affrontare una determinata razza; nei due episodi visti al festival, ad esempio, l'improbabile gruppo dovevano gareggiare con un branco di elefanti in una gara di fiato e un con pavone in una sfida di fascino.
La caratterizzazione visiva e caratteriale dei singoli personaggi non li rende particolarmente memorabili, così come l'umorismo è qualitativamente inferiore a produzioni simili; tutto ciò limita "Hero 108", facendone una serie che può essere apprezzata quasi unicamente dagli spettatori più giovani.

Incontro con Joe Letteri
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L'incontro principale di tutto il festival, sicuramente quello più pubblicizzato anche a livello mediatico, è stato questa conferenza/making of di "Avatar" presentato dal Supervisore degli Effetti Speciali della Weta; giustamente l'organizzazione ha deciso di mettere l'ospite più importante nella sala più piccola di quelle a disposizione, causando ingorghi e malcontento negli spettatori rimasti chiusi fuori.
Ciò che è stato mostrato sono passaggi della lavorazione del film che rendono ancora più evidente l'enorme cura riposta nei dettagli: roba da contenuti extra del DVD, filmati probabilmente simili a ciò che vedremo nella versione home video, ma questo non toglie che mi abbiano lasciato a bocca aperta per il lavoro che c'è dietro a questo film, forse addirittura pari a quello di tutta la trilogia del Signore degli Anelli. In ogni inquadratura del pianeta sono presenti migliaia di piante disposte su numerosi livelli, è stato impressionante vedere Letteri che da uno scenario cominciava a togliere piani di profondità e sembrava non finire mai, spogliando man mano la scena ma continuavano a rimanere un'infinità di piante sullo sfondo. Buona parte dell'incontro è stata dedicata a vedere il processo di motion capture, mostrando ciò che vedeva James Cameron in diretta durante le riprese grazie alla tecnologia che creava modelli istantanei, poi perfezionati sotto ogni singolo punto di vista; una vera soddisfazione è vedere le performance degli attori (soprattutto di Zoe Saldana) affiancate sullo schermo alla resa finale dei Na'Vi.
Una curiosità che non avevo notato è il fatto che tutte le creature di Pandora hanno 6 zampe e tutti i volatili hanno quattro ali; sono rimasto a bocca aperta quando Letteri ha fatto notare una cosa che è palese per tutta la durata del film ma non avevo minimamente colto, ovvero che i Na'Vi hanno tre dita, mentre gli Avatar ne hanno quattro 8ovvero una via di mezzo tra i Na'Vi e gli esseri umani).
Comunque mi sto confermando come lo spacciatore di annunci di onorificenze agli addetti ai lavori nel campo cinematografico: l'anno scorso dissi a Doug Sweetland del Leone d'Oro alla carriera Pixar che era appena stato annunciato, quest'anno ho avuto il piacere di informare Joe Letteri che Avatar aveva ufficialmente superato Titanic al botteghino... ma gli organizzatori non potrebbero tenersi informati, specialmente quando ci sono queste news in circolazione che riguardano proprio gli artisti da loro ospitati? :P
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Re: MERCOLEDI' 27 GENNAIO

Messaggioda LBreda » giovedì 28 gennaio 2010, 09:24

DeborohWalker ha scritto:Buona parte dell'incontro è stata dedicata a vedere il processo di motion capture, mostrando ciò che vedeva James Cameron in diretta durante le riprese grazie alla tecnologia che creava modelli istantanei, poi perfezionati sotto ogni singolo punto di vista; una vera soddisfazione è vedere le performance degli attori (soprattutto di Zoe Saldana) affiancate sullo schermo alla resa finale dei Na'Vi.

Quindi il risultato del mocap veniva mostrato parzialmente in realtime? *___*

Una curiosità che non avevo notato è il fatto che tutte le creature di Pandora hanno 6 zampe e tutti i volatili hanno quattro ali;

Fu detto anche su questi lidi, se non erro. Na'vi esclusi, ovviamente.
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Re: Bologna - Future Film Festival 2010

Messaggioda DeborohWalker » giovedì 28 gennaio 2010, 13:29

LBreda ha scritto:Quindi il risultato del mocap veniva mostrato parzialmente in realtime? *___*

Sì, è stata sviluppata una tecnologia che permetteva a Cameron di vedere sul suo monitor i personaggi Na'Vi (in una versione imperfetta, ovviamente) mentre davanti a sè c'erano gli attori che recitavano con le tutine piene di sensori.
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Re: Bologna - Future Film Festival 2010

Messaggioda LBreda » giovedì 28 gennaio 2010, 14:09

DeborohWalker ha scritto:
LBreda ha scritto:Quindi il risultato del mocap veniva mostrato parzialmente in realtime? *___*

Sì, è stata sviluppata una tecnologia che permetteva a Cameron di vedere sul suo monitor i personaggi Na'Vi (in una versione imperfetta, ovviamente) mentre davanti a sè c'erano gli attori che recitavano con le tutine piene di sensori.

Molto, ma molto, impressionante. Richiede delle macchine davvero notevoli, la cosa.
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Re: Bologna - Future Film Festival 2010

Messaggioda Rebo » venerdì 29 gennaio 2010, 12:20

Ieri ci sono stato anche io. All'ultimo momento ho deciso di fare un'improvvisata "mordi e fuggi" per comprarmi il catalogo e vedermi Mai Mai Miracle.
In sala ho guardato, ma di Deboroh non ho visto traccia...

Comunque, bel film. Anche se inferiore a Princess Arete. Katabuchi ha confermato il suo stile di narrazione: lento ed episodico. I vari frammenti della trama vengono legati tra loro da un grande tema, elaborato tramite una rete di continui rimandi e allusioni che si estende sull'intero film. In Princess Arete il tema era la realizzazione di sé tramite l'impegno, stavolta è il senso dell'avvicendarsi delle generazioni. Si parla del legame inscindibile tra chi vive prima e chi viene dopo, legame biologico, ma soprattutto (in questo film) culturale. Katabuchi dice che il legame è senza tempo: diventa fonte di problemi, la cui risoluzione conduce a conoscenza e dunque a crescita e maturazione, sia che riguardi padri e figli, sia che nasca tra contemporanei e antenati di mille anni fa. La morte è un elemento tristemente necessario a far procedere questa staffetta virtuosa, e costituisce dunque anche una parte essenziale di questo film. Katabuchi pare proprio un regista "umanista", più vicino a Takahata che a Miyazaki, se proprio si vogliono fare paragoni.

Penso che sarà utile aprire una discussione a parte su questo film, comunque.

Tecnicamente, a parte la bellezza sontuosa dei quadri d'insieme, ho trovato però l'animazione dei personaggi non sempre ben curata. A volte ci sono rigidità che stonano, e non raramente nei campi medi i dettagli dei volti si fanno abbozzati.
Musica suggestiva, ma un po' ripetitiva e -anche questa- non superiore a quella di Arete. Infine, volendo far un'ultima critica, mi sembra che stavolta Katabuchi abbia dato più importanza al "macro-tema" piuttosto che allo sviluppo dei personaggi, a livello di scrittura. A parte Shinko, la protagonista, gli altri sono figure abbastanza "piatte". Merita comunque senz'altro di essere recuperato, non fosse altro che per la coraggiosa atipicità.
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Messaggioda DeborohWalker » mercoledì 03 febbraio 2010, 00:35

Yona Yona Penguin
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Rintaro ha iniziato la sua carriera da regista negli anni '60, dirigendo alcuni episodi della serie animata "Astroboy"; da allora ha lavorato su numerose serie tv ("Capitan Harlock", "Dragon Quest") e lungometraggi cinematografici ("X", "Metropolis"). Nel film in oggetto avviene però un brusco cambiamento dato che il regista si dedica a un'opera animata al computer, dedicata ad un pubblico molto più giovane di quello che può aver apprezzato i suoi precedenti lavori.
La protagonista è Coco, una bambina orfana che se ne va a spasso per la città indossando un pigiama da pinguino regalatole dal padre; questo suo travestimento attirerà su di lei l'attenzione di un folletto che la porterà con sè nel proprio mondo, credendola una creatura leggendaria in grado di sconfiggere il malvagio Imperatore delle Tenebre.
La storia è piuttosto lineare, anche se in realtà la trama è fin troppo semplice: una volta che la piccola Coco giunge nel mondo dei folletti in realtà si assiste a una sequenza di scene e momenti che possono essere tranquillamente presi a sè stante, risollevandosi nel finale un minimo più concitato. I personaggi non riescono a risultare del tutto simpatici, anche grazie ad un aspetto che scimmiotta lo stile giapponese 2D ma che con la terza dimensione ne perde buona parte dell'espressività; la computer grafica infatti è priva di dettagli e perde nettamente il confronto con le controparti occidentali, soprattutto nella creazione degli ambienti e nei primi piani dei personaggi.
Una collaborazione tra Giappone ed Europa che ha prodotto un risultato poco ispirato, soprattutto considerato il livello del regista e dello studio d'animazione coinvolti. Vietato ai maggiori di 12 anni.

Tintin e il granchio d'oro
Proprio da qualche mese Tintin ha festeggiato il suo 80° anniversario, ricorrenza celebrata dal FFF con la proiezione di "Tintin e il granchio d'oro", film doppiato in italiano negli anni '80 per essere trasmesso, diviso in brevi puntate, all'interno della trasmissione SuperGulp; per recuperare quel doppiaggio la Cineteca di Milano ha rimesso insieme quegli episodi tagliando i titoli di testa, montando così nuovamente il lungometraggio nella sua forma originale.
Il film è stato realizzato negli anni '60 e mostra chiaramente tutti gli anni che ha sulle spalle: i disegni e le animazioni sono molto semplici, riproducendo però in modo efficace la ligne claire di cui Hergè era un maestro; il giovane giornalista è coinvolto in una vicenda di contrabbando quando scopre diamanti nascosti all'interno di scatolette di polpa di granchio, e mettendosi sulle tracce dei colpevoli dovrà viaggiare assieme al capitano Haddock attraversando l'oceano e il deserto.
Proprio questa storia sarà sfruttata in parte nel primo lungometraggio della nuova trilogia cinematografica dedicata a Tintin, che vedrà la luce nel 2011; dopo aver visto il personaggio in movimento grazie all'animazione tradizionale, viene naturale chiedersi come sarà realizzato in una versione molto più dettagliata ricreata in motion capture da Steven Spielberg e Peter Jackson...

First Squad
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Ecco un'altra collaborazione produttiva piuttosto originale, questa volta tra Giappone e Russia: "First Squad" prometteva di essere un film di alta qualità, originale anche dal punto di vista del contesto, essendo ambientato alla fine della II Guerra Mondiale alla vigilia dell'invasione russa da parte dei nazisti. L'atmosfera viene ricostruita alla perfezione, anche se tutto viene affrontato con un ritmo più moderno grazie a un montaggio che in certi passaggi si avvicina quasi all'estetica di un videoclip; la vicenda si prende molte libertà anche dal punto di vista storico, narrando infatti le avventure di una squadra segreta dotata di poteri sovrannaturali, tentando di giustificarli con testimonianze in live action di ufficiali russi che raccontano leggende e dicerie su un'ipotetica esistenza di una reale "first squad". Questi frammenti di intervista in realtà danno una sensazione piuttosto straniante, inserendosi in modo poco omogeneo all'interno dell'opera e, più che raggiungere l'obiettivo prefissato, interrompono in modo brusco la narrazione.
Le ottime premesse iniziali, trasmesse da una partenza elettrizzante e sequenze di azione davvero coinvolgenti, purtroppo si perdono dopo poco tempo: la caratterizzazione dei personaggi principali rimane appena abbozzata e quella che sembrava una storia ricca di adrenalina perde di mordente appena si trasforma in una lunga serie di dialoghi banali, limitando la riuscita componente action in un numero ridotto di sequenze.

Under the mountain
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Dallo stesso regista di "Black Sheep", film trash-splatter diventato un piccolo fenomeno cult grazie al suo intrinseco umorismo, arriva un film d'avventura a metà tra un horror e i racconti harrypotterosi che raccontano le avventure di ragazzi con poteri straordinari. I protagonisti sono Rachel e Theo, gemelli con poteri telepatici che alla morte della madre si trasferiscono ad Auckland, cittadina della Nuova Zelanda circondata da vulcani spenti; qui saranno braccati dai Wilberforce, dei bozzoloni mutaforma che (ma guarda un po') sono l'incarnazione stessa del male. Ad aiutarli ci penserà Mr.Jones (il Sam Neil di Jurassic Park), un vecchio saggio con l'aspetto di un vagabonda che affronta i Wilberforce da generazioni, supportando di volta in volta la coppia di gemelli che può sconfiggere i simil-zombie, grazie a due pietre piriche.
Il film, contro ogni mia previsione, perde ogni vena splatter e trash presente in Black Sheep (credevo infatti che il regista fosse stato scelto per realizzare qualcosa in quella direzione) per confezionare un filmetto d'avventura in grado anche di spaventare, più orrorifico degli ultimi Harry Potter e narrativamente diverso dalle strutture hollywoodiane arci-conosciute.
Una boccata d'aria fresca, un prodotto ispirato a un romanzo e a una miniserie televisiva anni '80 piuttosto celebri in Nuova Zelanda, il chiaro esempio di come si possa trovare qualcosa di originale curiosando un po' in cinematografie e culture differenti.

Edison & Leo
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Pare che Thomas Edison fosse un individuo dalla dubbia moralità tanto quanto era un prolifico inventore: da questo spunto si sviluppa il primo film in stop-motion canadese, nel quale viene raccontata una versione alternativa della vita dello scienziato. Edison si diverte a collezionare preziosi manufatti di tutte le civiltà esistenti, ma trafugando uno di questi si attira l'odio di una tribù indiana che lo continuerà a perseguitare in cerca di vendetta; queste scorribande hanno causato la morte della moglie proprio per colpa sua, mentre il figlio si trasforma in un essere che emette energia elettrica, quindi impossibilitato ad avere un contatto con qualunque altra persona. La vicenda prosegue tra conflitti familiari, invenzioni cyberpunk, amori tra fazioni avverse e un passato nascosto: nonostante l'aspetto cartoonesco dei pupazzi, non mancano scene violente (a tratti splatter) e riferimenti sessuali. Il personaggio di Edison, caratterizzato come un furfante donnaiolo, è il principale motore del film, anche perché la sceneggiatura non valorizza a dovere il soggetto, preoccupandosi di rendere comiche le singole scene piuttosto che approfondire la vicenda.
"Edison & Leo" rimane comunque un film piacevole da guardare, soprattutto per la qualità dello stop-motion di buon livello, realizzata sfruttando al meglio un budget decisamente ridotto.
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VENERDI' 29 GENNAIO

Messaggioda DeborohWalker » domenica 14 febbraio 2010, 03:06

La portata principale del giorno è stato sicuramente 20th Century Boys, ma ho preferito dedicare un topic a parte al secondo film e al terzo film della trilogia.

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Oblivion Island
La sedicenne Haruka durante una visita a un tempio vede uno strano animale simile a una volpe, all’apparenza dotato di strani poteri; seguendolo la ragazza si troverà catapultata in un universo parallelo nel quale gli abitanti accumulano cimeli recuperati nel mondo umano, abbandonati o smarriti dai legittimi proprietari.
È interessante osservare quanti punti in comune abbia questo “Oblivion Island” con “Yona Yona Penguin”, visto al FFF nella giornata di giovedì: anche qui c’è una protagonista che viene trasportata in un altro mondo popolato da creature fantastiche, anche questo è un film d’animazione giapponese che sperimenta l’utilizzo della computer grafica, anche qui il target di riferimento può essere trovato in un pubblico di bambini. Ma “Oblivion Island” ne esce vincitore sotto tutti i punti di vista, con personaggi più simpatici e una trama leggermente più intrigante, al punto che anche gli spettatori più cresciuti potrebbero trovarla gradevole. L’elemento più riuscito è il mondo delle cose abbandonate, nel quale si possono ammirare originali trovate e creature affascinanti, tra le quali spicca l’agnello di pezza Cotton; la computer grafica risulta qui abbastanza buona nella creazione degli ambienti, mentre sono ancora piuttosto evidenti alcune sbavature nelle animazioni dei personaggi, in particolare su Haruka e gli altri esseri umani.

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Mai Mai Miracle
Secondo lungometraggio scritto e diretto da Sunao Katabuchi (già collaboratore di Hayao Miyazaki come sceneggiatore ne “Il fiuto di Sherlock Holmes” e come assistente alla regia in “Kiki – Consegne a domicilio”), questo “Mai Mai Miracle” racconta le giornate di un gruppo di bambini nella campagna giapponese del dopoguerra, mostrando la spensieratezza di un’infanzia vissuta in una zona rurale; per questo il film ricorda anche nelle atmosfere e nel ritmo della narrazione “Il mio vicino Totoro”, di cui condivide anche l’episodio dello smarrimento della sorellina della protagonista. Anche qui c’è un elemento prettamente fantastico, però molto meno affascinante del bestione di Miyazaki: la protagonista infatti immagina la vita di una principessa sua coetanea vissuta nella sua stessa zona 1000 anni prima, vedendosi immersa in quel diverso contesto storico, anche se queste sequenze sono le meno interessanti del film, durante le quali non si aspetta altro che tornare ad osservare la vita reale dei bambini.
Il film, nonostante alcune scene un po’ bizzarre che spezzano la delicatezza presente in tutta l’opera, riesce ad incantare grazie ai suoi personaggi che rappresentano in modo realistico lo spirito libero di un bambino di campagna, contrapposto alla perfezione ai diversi atteggiamenti di una bambina di città che gradualmente saprà immergersi sempre di più nel nuovo contesto. Molto piacevole anche la colonna sonora, nella quale spiccano alcuni brevi brani realizzati da un coro a cappella che simula strumenti musicali, con un effetto che si rivela particolarmente efficace per sottolineare i cambi di scena.

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Eureka Seven
Tratto dall'anime "Eureka Seven", questo lungometraggio animato racconta la storia della serie televisiva da un altro punto di vista, con storyline inedite nelle quali trovano spazio anche scene già viste completamente ridisegnate per l'occasione. Il protagonista è sempre Renton, ragazzo che pilota il Nirvash per difendere il genere umano da un organismo alieno, con la speranza di poter salvare la propria amica d'infanzia Eureka; la relazione tra i due ha sempre un ruolo centrale nell'opera, anche grazie a flashback che mostrano i loro momenti trascorsi assieme da bambini, ma
Tecnicamente il film è ineccepibile, con animazioni di alto livello e un character design dalla buona resa estetica; non si può dire lo stesso della sceneggiatura e della regia, che appesantiscono la storia rendendola piuttosto noiosa e più complessa da seguire per chiunque non abbia visto la serie animata, smarrendo così buona parte del suo fascino.
Troppi personaggi e un intero universo compressi in un solo lungometraggio, senza la dovuta cura. Più che trascurabile, piuttosto vale la pena guardarsi una manciata di episodi dalla serie tv.

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King of Thorn
Nel 2015 gli esseri umani vengono colpiti dal virus Medusa, che trasforma in pietra i soggetti che vengono contagiati; non essendoci una cura, diverse centinaia di persone vengono ibernate in un laboratorio posto nel sotterraneo di un castello inglese, con la speranza che in futuro sarà possibile trovare un antidoto. Questi soggetti vengono risvegliati dal loro sonno criogenico dall’attacco di creature mostruose che compiono una strage, lasciando vive solo sette persone; il laboratorio è ricoperto da gigantesche piante piene di spine, altre bestie pericolose sembrano essere in agguato e non si sa bene quanti anni siano passati da quando è stata effettuata l’ibernazione…
Da segnalare la presenza in questo manipolo di sopravvissuti di un anziano signore, che spiegherà di essere un senatore italiano che aveva comprato la sua salvezza grazie alle sue disponibilità finanziarie, rivelazione che ha fatto scattare un’ovazione in sala davanti a un personaggio simile in un film d’animazione giapponese.
“King of Thorn” si contraddistingue per un’elevata qualità tecnica: anche se i disegni e il character design dei personaggi non brilla per originalità, le animazioni sono estremamente fluide e si fondono alla perfezione con gli ambienti e le creature realizzate in 3D. Per quanto riguarda la storia, l’incipit fantascientifico-catastrofico è accattivante e buona parte del film vede la task-force di superstiti aggirarsi per i corridoi del laboratorio in quello che potrebbe essere un claustrofobico videogioco survival horror, in grado di mantenere costantemente alta l’attenzione dello spettatore; peccato che questo affascinante setting perda efficacia nell’ultimo quarto di film, dove subentrano complotti e visioni oniriche che fanno rimpiangere il fatto che la fine non sia arrivata con mezz’ora d’anticipo.
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SABATO 30 GENNAIO

Messaggioda DeborohWalker » lunedì 15 febbraio 2010, 15:13

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Otro pelicula de huevos y un pollo
Qualche anno fa il FFF presentò “Una pelicula de huevos”, simpatico film animato messicano che aveva per protagonista un gruppo di uova strappato dalla propria fattoria d’origine per essere messo in vendita; i buffi alimenti, ognuno con una propria spiccata caratterizzazione, affrontavano una serie di ostacoli on the road per ritrovare la strada di casa. L’odissea si concludeva al meglio, col ritorno alla fattoria natale e la trasformazione, a sorpresa, di una delle uova in un pulcino; proprio il volatile appena nato sarà l’elemento scatenante della seconda avventura del team di uova, che partiranno per recuperare il loro “fratello maggiore” rapito da un uovo-stregone in cerca di un cuore di pollo per preparare una pozione magica.
Il sequel non si discosta molto dal suo predecessore, riproponendo i medesimi personaggi (con le necessarie implementazioni), l’umorismo e l’atmosfera leggera e scanzonata, adatti a un pubblico di tutte le età. Le gag si basano per lo più su giochi di parole e sulla natura stessa delle uova (ad esempio il timido guscio in discoteca, che non riesce a "uscire dal suo guscio"), ma anche la contrapposizione dei diversi caratteri o modi di essere di ciascun uovo danno vita a situazioni comiche mediamente riuscite.
La trama procede in modo piuttosto lineare e senza troppe sorprese, ma di certo non era obiettivo della sceneggiatura creare una vicenda sorprendente, quanto più quello di stabilire un setting nel quale le uova potessero esprimere al meglio la propria potenzialità comica; il compito può considerarsi ben compiuto, anche se l’efficacia del primo film sotto questo punto di vista è leggermente superiore.
Le animazioni in tecnica tradizionale non sono per nulla eccezionali, ma l’aspetto piacevole delle uova protagoniste fa perdonare qualche limite tecnico in favore di un briciolo di cuore in più.

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Nat e il segreto di Eleonora
La zia Eleonora muore, lasciando in eredità al suo giovane nipote Nat la chiave di una porta misteriosa dietro la quale si nasconde il segreto per vivere i propri sogni; il ragazzo la apre con grande curiosità, ma con suo disappunto scopre che dietro di essa ci sono "solo" un sacco di libri, con le storie che la zia soleva leggergli quando era ancora in vita. Il piccolo Nat però non sa leggere, per cui reputa questo lascito completamente inutile, ma cambierà idea dopo un'avventura vissuta proprio assieme ai protagonisti di quei racconti...
Un film animato nato da una produzione italo-francese, al timone della quale è stato posto Dominique Monféry, già al lavoro su film Disney come “Hercules”, “Tarzan”, “Le Follie dell’imperatore” e arrivato al successo con la regia del cortometraggio “Destino”, nominato agli Oscar 2004.
I disegni hanno uno stile tutto europeo, a metà tra Enzo D’Alò e Sylvain Chomet, visibilmente ben riusciti nonostante la caratterizzazione piuttosto banale di tutti i personaggi, soprattutto quelli usciti dai libri. La sceneggiatura è abbastanza piatta e presenta anche alcuni buchi narrativi o risoluzioni improbabili di situazioni problematiche, ma nonostante ciò una visione del film può risultare estremamente gradevole agli spettatori più piccoli, magari riuscendo a strappare qualche sorriso anche agli adulti.

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In the Attic: Who has a birthday today?
Bizzarra co-produzione tra Repubblica Ceca, Slovenia e Giappone, questo film in stop-motion racconta la vita di un gruppo di personaggi estremamente diversi uno dall’altro che vivono nell’attico di una casa; qui trascorrono le loro giornate serenamente fino a quando una testa parlante non fa rapire una bambola animata per tenerla prigioniera. La storia di “In the Attic” non è granchè, si può anche affermare che sia difficile proseguire la visione senza annoiarsi; se la sostanza non offre molti elementi d’interesse, non si può dire lo stesso della forma. Il “piccolo” mondo in cui vivono i protagonisti viene reso affascinante da una serie di trovate legate alle dimensioni dei personaggi e all’uso alternativo di alcuni oggetti: ecco ad esempio che una matita diventa una spada, una gomma viene utilizzata per pulire una tovaglia, oppure si deviano dei binari di un treno disegnati al suolo coi gessetti semplicemente cancellandoli e rifacendoli con un’altra direzione… Questo genere di trovate sono presenti in abbondanza nel corso della storia e ne costituiscono il principale (l’unico?) motivo di interesse, ma probabilmente questi effetti ingegnosi sarebbero più adatti in un cortometraggio di una quindicina di minuti, dato che non c’è una struttura in grado di sostenere un’opera simile per l’intera durata di un cortometraggio.
Simpatici anche alcuni inserti live-action con persone e animali che si trovano ad interagire per qualche momento con gli strampalati abitanti dell’attico.

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Flying Trapeze
Tutto si può dire di questo “Flying Trapeze” tranne che sia un anime banale che non si discosta dalle opere già esistenti: visivamente infatti ci si trova davanti una sperimentazione psichedelica con animazioni 2D, riprese di attori dal vivo e una sorta di rotoscope che fonde le due tecniche. Il risultato è piuttosto straniante e la sensazione viene rafforzata da colori accesi che tingono ogni singola inquadratura, facendo apparire i personaggi come se fossero all’interno di un gigantesco luna park. La storia, pur se divertente, non è nulla di così spensierato: il protagonista di ogni episodio è un diverso paziente che si reca in cura nello studio di uno psicanalista, dove lo attenderanno un medico con la testa a forma di orso e la sua infermiera vestita in modo estremamente sensuale. Questo stratagemma consente in realtà di raccontare ogni volta una storia differente, mantenendo costanti solo i toni sopra le righe con cui vengono affrontati i casi: nei tre episodi proiettati al FFF sono stati presi in esame un paziente afflitto da personalità multiple, un uomo che aveva visioni di se stesso mentre compiva azoni imbarazzanti in pubblico e infine un ragazzo ossessionato dal cellulare. Le strategie suggerite dal medico per superare i propri problemi sono sempre fuori dagli schemi e la qualità finale varia nettamente di puntata in puntata.
Altro elemento straniante è la presenza di un vero medico che di tanto in tanto blocca l’immagine ed esce da una porticina in mezzo allo schermo per raccontare allo spettatore veri dettagli tecnici dell’ambito medico, sottolineandoli però con commenti personali abbastanza assurdi.

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Marie & Gali
Marie è una ragazza che si ritrova trasportata in un altro mondo assieme al suo pupazzo gatto, dove incontra un buffo Galileo Galilei che si offrirà di farle da guida in una terra popolata da celebri scienziati ed inventori. La protagonista è spesso insofferente col suo cicerone, ma manifesta entusiasmo per gli altri soggetti che conoscerà di volta in volta; ogni personaggio è caratterizzato in modo originale cercando di renderlo il più divertente possibile, spesso ricorrendo visivamente anche al super-deformed.
La caratterizzazione dei personaggi è appena superficiale, ma è quello che serve visto che ogni puntata dura circa 5 minuti, per cui com’è giusto che sia si punta più sulle situazioni comiche e sui battibecchi che si creano ogni volta tra Marie e Galileo.
Una serie simpatica resa accattivante anche dalle forme tondeggianti e dai colori pastello; il suo principale merito però è quello di ravvivare gli intenti didattici di ogni episodio con un umorismo demenziale, grazie al quale si evita di cadere nella retorica e probabilmente si riesce anche a trasmettere meglio il messaggio voluto.
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DOMENICA 31 GENNAIO

Messaggioda DeborohWalker » venerdì 19 febbraio 2010, 17:40

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Toy Story e Toy Story 2 in 3D
In arrivo tra qualche mese anche nel circuito cinematografico nazionale in attesa del terzo film ambientato del mondo dei giocattoli, i primi due "Toy Story" in versione 3D sono stati proiettati al festival consecutivamente a quasi 15 anni di distanza dall'esordio di Woody e Buzz nelle sale di tutto il mondo. Commentare i film mi sembra superficiale, sono entrambi film che hanno fatto la storia del cinema d'animazione e che tutti conoscono (o meglio, io mi sono ritrovato seduto in mezzo alle uniche due persone di tutta la sala che non li avevano mai visti prima!); il primo ha mostrato per la prima volta che è possibile realizzare film interamente animati al computer, mentre il secondo ha dimostrato come si possa fare un sequel all'altezza (se non superiore) del film originale.
L'unico elemento di novità che rimane da commentare è la visione stereoscopica: durante "Toy Story" viene sfruttata molto poco, al punto che viene da chiedersi quanto sia legittima quest'operazione di aggiungere profondità al film, per un lungometraggio che non era stato pensato per quella tecnica e la successiva trasformazione ha giovato ben poco, così com'era successo per la riedizione di "Nightmare Before Christmas".
Valutazione completamente diversa per "Toy Story 2", che sfrutta al meglio la nuova tecnologia gestendo la profondità con un'efficacia paragonabile a quella degli ultimi film animati; probabilmente il risultato non altrettanto efficace del primo film è da imputare al fatto che sia stato il capostipite dell'animazione computerizzata, per cui tecnologicamente ci sono più limiti nel cercare di applicarci la stereoscopia.

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Mazinger Edition Z: The Impact
Il celebre robottone creato da Go Nagai torna in un remake scritto e diretto da Yasuhiro Imagawa ("Giant Robot") che riesce a rinnovare il personaggio in una serie animata comunque fedele all'originale per la trama e il character design; il ritmo della narrazione si adatta invece a uno stile più moderno, evitando la struttura ripetitiva dell'anime anni '70 in favore di una trama non composta da episodi autoconclusivi ma sviluppandosi con una maggiore decompressione. Dopo un primo episodio un po' confusionario per via del suo voler mettere da subito troppa carne al fuoco, la serie racconta di nuovo come Koji Kabuto ha iniziato ad usare Mazinga Z imparando ad utilizzare il gigantesco robot per sconfiggere le creature meccaniche del Dr.Hell; un nuovo approfondimento originale che rende questo remake più interessante sono i flashback che mostrano, parallelamente alle vicende del presente, le battaglie sostenute da Zeus nella mitologia attorno alla quale ruota la trama.
L'aspetto vincente di questa nuova incarnazione di Mazinga è soprattutto la realizzazione tecnica, con disegni e animazioni di buona qualità che però strizzano l'occhio all'estetica vintage, accompagnati da una colonna sonora davvero potente.

Cerimonia Finale
Come ogni anno, il Future Film Festival si è chiuso con l'annuncio delle opere vincitrici dei diversi premi.
Per Future Film Short, categoria composta da 120 cortometraggi, il pubblico ha decretato la vittoria del corto francese "Fard" mentre la giuria di qualità ha premiato "The Lighthouse Keeper".
Per quando riguarda invece il Platinum Grand Prize, al quale concorrevano dieci lungometraggi tra quelli proiettati al festival, la giuria ha rivolto una menzione speciale a "Edison & Leo" decretando però la vittoria di "Panique au village" con le seguenti motivazioni: “Per aver creato un film fresco che è un’esplosione di energia creativa dal punto di vista visivo, drammaturgico, e anche musicale. Con gran coraggio, convinzione e una cura appassionata nell’uso della stop-motion animation, i registi hanno saputo dimostrare che non servono sofisticate, e talvolta meccaniche, tecniche al computer per creare un mondo fantastico capace di sorprenderci, di stupire, e di farci riscoprire l’immaginario sconfinato, l’innocenza, la crudeltà, e sopratutto l’irriverenza dell’infanzia.”
Gli organizzatori del festival Giulietta Fara e Oscar Cosulich, dopo i doverosi ringraziamenti a tutti i sostenitori e volontari che hanno reso possibile la manifestazione, hanno deciso di rendere pubblici alcuni dati su questa edizione, sfogando il malcontento legato alla infelice situazione finanziaria già accennata nei giorni precedenti. La crisi economica ha colpito tutti i festival e un esempio è il Festival del Cinema di Torino che si è visto passare dal Comune un budget di circa 2 milioni di euro rispetto ai 3 milioni degli anni passati; il FFF 2010 invece è stato invece messo in piedi con soli 250.000 euro, il 70% dei quali provenienti da privati e sponsor, quando invece la maggior parte dovrebbe venire dagli enti locali.
In particolare, Cosulich si è scagliato con il Comune di Bologna che ha lasciato in sospeso molte questioni e informazioni sul budget fino all'ultimo minuto, quando per organizzare un festival con anteprime nazionali e ospiti da tutto il mondo bisogna pianificare tutto con molti mesi d'anticipo; i finanziamenti ricevuti dal Comune concessi alla fine ammontano a 20.000 euro, cifra comprensibile in un periodo di crisi, ma l'organizzazione non riesce a capacitarsi di come la crisi non abbia impedito allo stesso Comune di spendere 450.000 euro per finanziare la festa in piazza di Capodanno, un evento della durata di 4 ore, lasciando poi in difficoltà un festival culturale che si sviluppa in città per un'intera settimana.
In conclusione è stato rinnovato l'appuntamento all'anno prossimo per la tredicesima edizione, ricordando che "si chiama Future Film Festival e non Bologna Film Festival" lasciando intendere che, se gli enti locali non torneranno a sostenere in modo più sostanzioso il FFF, questo non avrà alcuna remora a traslocare in una sede differente.

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Gamer
Assistere alla cerimonia di premiazione del festival non è mai stata un'esperienza esaltante. Quest'anno ci sono stati un po' di scossoni emozionali dovuti alle proteste, ma oltre ai soliti elenchi di candidati, la nomina dei vincitori e tutti i discorsi di rappresentanza delle varie personalità/finanziatori/enti ospitanti, l'evento è sempre stato piuttosto soporifero.
Ed è per quello che ne sono sempre stato alla larga, a parte nei primi anni in cui alla premiazione venivano abbinate proiezione in anteprima nazionale di un certo calibro, mi ricordo ad esempio "La Tigre e il Dragone"; da un po' di anni la selezione di opere proposte in chiusura i festival lasciava molto a desiderare, oppure quello stesso film veniva anticipato in una proiezione mattutina, per cui ho sempre preferito incastrare qualcos'altro nello slot finale della manifestazione.
Il FFF2010, un po' per la mancanza di una valida alternativa, un po' perché il titolo presentato mi incuriosiva vagamente, nonostante il trailer dia l'impressione di un film tamarro e fracassone, senza molto di più; a sorpresa, si è rivelato un Signor Film di fantascienza.
C'è da dire che il titolo originale del film, chissà perché cambiato in orsa prima della distribuzione, era il ben più suggestivo "Citizien Kane" che cita il celebre Quarto Potere: la storia è infatti ambientata in un futuro in cui, come Kane riusciva a controllare la società attraverso la stampa, così il magnate informatico Ken Castle (interpretato dall'attore celebre per il serial-killer Dexter) domina il mondo attraverso un social network mondiale simile al "nostro" Second Life. Quello che caratterizza Society è però il fatto che gli utenti che possono permettersi di pagare il costo di partecipare non gestiscono un avatar virtuale, bensì un vero essere umano che ha accettato quel ruolo come lavoro, accettando così l'impianto di un chip che li obbliga a fare tutte le attività suggerite dal loro "padrone", comodamente seduto davanti allo schermo. E' un ambiente virtuale scintillante, pieno di ragazze discinte, dove l'attrazione principale è il sesso; il successo di Society è mondiale, facendo di Ken Castle l'uomo più ricco del mondo.
Dopo qualche anno Castle crea Slayers, uno sparatutto in prima persona i cui campioni vengono osservati in tutto il mondo attraverso una trasmissione televisiva settimanale nella quale si sfidano i giocatori più abili; anche Slayers è gestito con lo stesso meccanismo dei personaggi "reali" di Society, anche se le uniche persone ad accettare questo incarico sono condannati alla pena di morte che non hanno nulla da perdere. La ricompensa è la libertà e la revoca della pena, una volta che un assassino riuscirà a vincere 30 sfide: nessun personaggio è però riuscito a sopravvivere a più di 10 match, tranne Kable (Gerard Butler) che è ormai un eroe mondiale avendo totalizzato 27 vittorie.
Mentre si avvicina il giorno del suo rilascio, però Kable scopre che il sistema nasconde qualche scheletro nell'armadio...
Nonostante qualche effettiva spacconata (memorabile la scena in cui Butler solleva un essere umano e gli spezza la colonna vertebrale buttandosela sul ginocchio, come se fosse un'asse di legno) la trama è sorprendentemente interessante, una sorta di Matrix applicato alle effettive abitudini delle persone in questi anni, un po' di sana fantascienza applicata alla nostra società.
Sorprendenti le interpretazioni dei due attori principali, in particolare da Micheal Hall che in Dexter non ho mai trovato fenomenale, mentre qui mi ha proprio stupito. Probabilmente il film uscirà in Italia in sordina come negli USA, senza ottenere troppo successo, ma è un peccato.
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