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[L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

L'editoriale del Sollazzo. Qui si raccolgono gli articoli che esplicitano il punto di vista della nostra redazione sul mondo delle arti mediatiche e in cui la più appassionata e ragionata delle riflessioni tenta di essere più obiettiva e costruttiva possibile. Mica poco, guagliò.

[L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

Messaggioda Valerio » mercoledì 12 aprile 2017, 23:11:00

http://www.ilsollazzo.com/articoli/osse ... ce-rifare/

Argomento caldo, testi di Iry, disegni miei.

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Re: [L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

Messaggioda Franz » giovedì 13 aprile 2017, 18:06:49

Argomento caldissimo per gli amanti del cinema e dei Classici Disney in particolare. Seguirà polemica, quindi :P

Chiaramente anche io sbuffo alla notizia dell'ennesimo remake (dei Classici come di qualunque altra cosa), perché ho la voglia libidinosa di cose nuove e perché libidinosamente credo e celebro le potenzialità degli artisti di questa epoca e di questo mezzo di espressione, e nego ogni ipotesi di decadimento di un'arte cosí giovane. Purtroppo è una filosofia non condivisa da molti, illusi dalla punta dell'iceberg delle opere del passato, ingiustamente utilizzata come paragone per l'enormità di opere contemporanee che giudichiamo quotidianamente. Ma credo che questo sia l'UNICO argomento adducibile contro i remake. E proprio su quest'unico punto valido questo Osservatorio fa orecchie da mercante, colpevolmente dimenticando che la Disney le cose nuove (e belle) non ha mai smesso di farle, anche rimettendoci di brutto. Non citerei i film della scuderia Bruckheimer come esempi di progetti originali: Prince of Persia e Lone Ranger (e G-Force...) potevano pure essere franchise nuovi, ma erano fotocopie. Citerei invece esempi piú coraggiosi come John Carter, Tomorrowland, Into the Woods, I Muppet, Frankenweenie, Tron: Legacy (tutti tratti da opere precedenti, ma dimenticate e/o molto piú rischiose) o l'originale Real Steel (che era Dreamworks con Disney). Senza contare che di Classici nuovi e nello spirito della tradizione hanno pure continuato a farne, fra alti e bassi. Senza contare la Pixar, fra alti e bassi.

Trovo invece ingiusto e frainteso il concetto del remake quando lo si accusa di invalidare i Classici, o che sia fatto con quelle intenzioni. Come evidente dal punto precedente, non è per l'impotenza dei Classici che la Disney si butta nei loro remake, ma per l'impotenza dei nuovi tentativi originali. I Classici continuano a vendere in TV, in cassetta, su Netflix, nei Disney Store. I tentativi nuovi hanno fatto tutti una fine brutta o bruttissima, sia i film belli e onesti sia quelli del Re Mida (de 'na vorta) Bruckheimer. Come si può pretendere che la Disney continui a produrre originali in perdita? E se consideriamo quei film sentimentali tipo Timothy Green, Queen of Katwe o Saving Mr. Banks...), o quelli sul baseball, ne fa comunque! E con l'animazione, Marvel e Star Wars dal miliardo facile, sarebbe stato molto piú pigro non produrre piú niente di grosso col marchio Disney puro. E come Iry stessa ammette, ogni discussione (anche fra profani) sui nuovi film non riesce a prescindere dagli originali: una dipendenza che sancisce la definitiva supremazia dell'originale sull'aggiornamento.
Per di piú ogni remake ha caratteristiche diverse dagli altri (reboot, prequel, approfondimenti, cambio di punti di vista, di ambientazione, di genere), e sono tutti tecnicamente stupefacenti (per gli effetti speciali, o per scenografie e costumi, o per la musica).

Il fatto è che alcuni sono film brutti (secondo me solo gli Alice e Maleficent), e non per il loro peccato originale di remake. Ma anche questo nell'Osservatorio non si dice, dando a intendere che è tutto sbagliato a monte e non se ne può cavare niente di buono (e invece "Il libro della giungla" ha una grafica miracolosa [e MAGALLI!], "La bella e la bestia" ha tre canzoni originali molto belle, "Cenerentola" ha una magnifica Cate Blanchett e una scena di ballo che ispira nobili paragoni, "Maleficent" ha una memorabile Angelina Jolie, persino la modestia di "Il drago riluttante" è adorabile; per citare giusto una cosetta per film).

pretendere che attori e personaggi in CGI riproducano esattamente movenze, espressioni e gesti di quelli che erano fatti di carta e matita significa renderli solamente pallide imitazioni.
[...]
Perché poi sia necessario un remake per rivivere le emozioni di un film già esistente, rimane tuttora un mistero.

Quelle sono le pretese che si hanno sui film WDAS in CGI, con i quali qualcuno sembra aver già fatto pace mentre qualcun altro non se ne farà mai una ragione e rimpiangerà per sempre carta e matita. Nei remake live-action/CGI non c'è affatto questa pretesa. Si ricalca la storia/sceneggiatura originale per poi arrivare a un obbiettivo diverso. Il ricalco è la base, non il fine. E le emozioni che suscita sono diverse: se ci fate caso questi remake sono film estivi. Si impegnano a fornire emozioni leggere (colori, canzoni, effettoni); non hanno il respiro dei melodrammi autunnali (se mi perdonate questa becerissima semplificazione sui collocamenti stagionali dei film commerciali).

Non c’è alcun bisogno di rivangare il passato con nostalgia, perché i classici Disney sono ancora vivi

Direi che non c'è alcun bisogno di ribadire che i classici Disney sono ancora vivi, perché tradirebbe invece il dubbio che stiano... INVECCHIANDO MALE. Ovviamente non è vero e, se lo sai, non ti arrabbi cosí per i remake.

Insomma, è chiaro che finora non è uscito nemmeno un capolavoro da questi remake, Ma non me lo sono mai aspettato da nessun blockbuster estivo a dire il vero. La notizia è che pure se non sono capolavori, e pure se mi scoccia che non siano film basati su idee nuove, finora mi han sempre dato molto più di quello che mi aspettavo. Non me la sento proprio di additarli come la più cocente delusione della Disney. Proprio no. Non mi fate nemmeno cominciare sulle vere cocenti delusioni della Disney.
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Re: [L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

Messaggioda Valerio » giovedì 13 aprile 2017, 21:31:17

Ma infatti - più che nella resa - questo è un vero e proprio processo alle intenzioni. Che non è una cosa realmente sbagliata a farsi, se adottiamo una prospettiva più ampia.

Perché qui lo sappiamo tutti benissimo che la Bestia di Keane non è superabile da quel mascherone là, non c'è il rischio che dei live modesti superino e sostituiscano ciò che costituisce eccellenza vera, mai stato in dubbio ciò.

Ciò che viene additato nell'Osservatorio è il messaggio che la Company fa passare presso il pubblico, avvallando operazioni come il ricalco 1:1 della Bella e la Bestia o la sistematica messa in scaletta dell'intera lista dei classici in live action.

Si parla di immagine, si parla di dichiarazioni reali fatte nelle interviste, si parla di policy e si parla di effetto che tutto questo ha sul pubblico, a cui si finisce per dire che a definire la bellezza di un ricordo non è la matita di Mark Henn ma un abito giallo molto sfarzoso.

A preoccupare è lo spostamento del focus, a intimorire è la risposta del pubblico, il progetto che c'è dietro e la filosofia che porta avanti.

Poi possono pure essere belli, ma qualche dubbio ti viene.
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Re: [L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

Messaggioda Franz » venerdì 14 aprile 2017, 06:56:12

Nelle interviste si dichiara tutto e il contrario di tutto, ognuno tenta di dare la sua spiegazione sul perché di tutti questi sequel ma le vere ragioni rimarranno segreto industriale per molto tempo. Noi possiamo solo tentare una ricostruzione a ritroso, che è sicuramente piú valida di una qualunque intervista estemporanea inevitabilmente superficiale. Non me la sento di considerarle fonti attendibili.

Una ricostruzione vale l'altra, quella di Iry come la tua come la mia. Quindi qui ci limitiamo a confrontare le nostre ricostruzioni, senza pretese di conoscere la verità. E è proprio la ricostruzione di Iry che mi sembra basarsi su un frainteso, che tu ora mi confermi. Perché puoi paragonare le animazioni di Moana o dei Robinson a quelle degli anni 90? Perché sono gli stessi studi d'animazione, in certi casi proprio gli stessi animatori. I remake sono di un altro studio d'animazione, per altri scopi, e questa differenza è evidente a tutti. È impossibile non notarlo. Quindi è assurdo ritenerla una truffa, una speranza che lo spettatore casuale e i bambini se lo facciano andar bene in alternativa all'eccellenza dei WDAS (che comunque continuano a lavorare).

No, non mi viene il dubbio che la Disney stia consapevolemente rinnegando se stessa, cambiando rotta, cullandosi sulle mode del momento. Non riguardo ai remake, almeno.
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Re: [L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

Messaggioda brigo » venerdì 14 aprile 2017, 12:13:12

Franz ha scritto:Perché puoi paragonare le animazioni di Moana o dei Robinson a quelle degli anni 90? Perché sono gli stessi studi d'animazione, in certi casi proprio gli stessi animatori. I remake sono di un altro studio d'animazione, per altri scopi, e questa differenza è evidente a tutti. È impossibile non notarlo..


La storia parla chiaro: quando Disney ha rifatto qualcosa su cui già aveva messo le mani, è stato per migliorarlo. Qui non si tratta di nuove versioni della fiaba de "La bella e la bestia", "Il libro della Giungla" ecc, qui si tratta di nuove versioni DELLE VERSIONI DISNEY. A me sembra impossibile non notare questo. E allora, se gli autori fossero un minimo intellettualmente onesti, ricomprerebbero i diritti dalla Disney, e rifarebbero le loro versioni utilizzando un altro marchio (come furono Touchstone, Miramax ecc).
Ma la verità è che se non ci fosse il nome Disney all'inizio dei film, sai quanta gente in meno andrebbe a vederli, 'sti aborti?
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Re: [L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

Messaggioda Iry Pixar » venerdì 14 aprile 2017, 22:43:45

Salve! Da quanto tempo :D

Intanto grazie per aver letto l'articolo perché è stato veramente un parto, quindi il solo sapere che l'avete letto mi fa piacere. Rispondo a qualche osservazione qua e là.

Franz ha scritto:questo Osservatorio fa orecchie da mercante, colpevolmente dimenticando che la Disney le cose nuove (e belle) non ha mai smesso di farle, anche rimettendoci di brutto. Non citerei i film della scuderia Bruckheimer come esempi di progetti originali: Prince of Persia e Lone Ranger (e G-Force...) potevano pure essere franchise nuovi, ma erano fotocopie. Citerei invece esempi piú coraggiosi come John Carter, Tomorrowland, Into the Woods, I Muppet, Frankenweenie, Tron: Legacy (tutti tratti da opere precedenti, ma dimenticate e/o molto piú rischiose) o l'originale Real Steel (che era Dreamworks con Disney). Senza contare che di Classici nuovi e nello spirito della tradizione hanno pure continuato a farne, fra alti e bassi. Senza contare la Pixar, fra alti e bassi.


Citi tutti film vecchi o che erano stati concepiti nella vecchia gestione (perché pure Tomorrowland che è uscito nel 2015 era figlio dell'epoca pre-John Carter... all'epoca si chiamava 1952). Di fatto da quando hanno scoperto i remake si può dire che gli originali non li fanno più. Nei prossimi anni, dati alla mano, hanno in programma qualcosa tipo 20 remake di classici e solo due originali: A Wrinkle in Time e Lo Schiaccianoci. Tant'è che infatti quelli che nella schedule ufficiale una volta si chiamavano "Disney Pictures Feature Film" adesso si chiamano "Fairytale Live Action", in caso ci fosse qualche dubbio su quale è la loro linea politica attuale. Ho poi volutamente escluso i film DreamWorks Pictures, per i quali Disney mette la grana e basta e che non fanno parte dei loro progetti come studio/esecutivo, e i film Wdas e Pixar perché mi sono concentrata unicamente su Disney Pictures.

Franz ha scritto:E come Iry stessa ammette, ogni discussione (anche fra profani) sui nuovi film non riesce a prescindere dagli originali: una dipendenza che sancisce la definitiva supremazia dell'originale sull'aggiornamento.


E ci mancherebbe altro. Il fatto che la discussione non riesca a prescindere dagli originali comunque è perché sono loro che li studiano apposta perché sia così. Lo scopo è quello di farti pagare il biglietto del film nuovo perché ti ricordi che da piccolo ti piaceva quello vecchio, la dipendenza ci DEVE essere ed è costruita in maniera impeccabile da chi confeziona questi film, sicuramente non dal pubblico.

Franz ha scritto:Per di piú ogni remake ha caratteristiche diverse dagli altri (reboot, prequel, approfondimenti, cambio di punti di vista, di ambientazione, di genere), e sono tutti tecnicamente stupefacenti (per gli effetti speciali, o per scenografie e costumi, o per la musica). Il fatto è che alcuni sono film brutti (secondo me solo gli Alice e Maleficent), e non per il loro peccato originale di remake. Ma anche questo nell'Osservatorio non si dice, dando a intendere che è tutto sbagliato a monte e non se ne può cavare niente di buono


Non mi interessa l'effettiva qualità dei film, che tra l'altro non so giudicare perché non li ho visti (né intendo vederli). L'articolo vuole esattamente dimostrare che l'operazione è marcia in partenza, a prescindere dal risultato.

Franz ha scritto:Direi che non c'è alcun bisogno di ribadire che i classici Disney sono ancora vivi, perché tradirebbe invece il dubbio che stiano... INVECCHIANDO MALE. Ovviamente non è vero e, se lo sai, non ti arrabbi cosí per i remake.


Veramente lo dicono loro che stanno invecchiando male. Lo ha detto Condon quando ha detto che il live action permette più profondità e più livelli di lettura, lo ha detto Emma Watson quando ha detto che era necessaria una rilettura del personaggio di Belle perché non era abbastanza femminista, lo ha detto Maleficent presentato come "la VERA storia della Bella Addormentata" (quell'altra era finta?), lo hanno detto chiaro e tondo annunciando Il Re Leone fotorealistico. Parole loro, non mie. Se davvero ci tieni tanto a carta e matita e poi accetti che rifacciano Il Re Leone con gli effetti speciali c'è un'incoerenza di fondo, per quanto mi riguarda.
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Re: [L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

Messaggioda Franz » martedì 18 aprile 2017, 09:22:35

edit
@Iry: Hai ribadito quello che dicevi nel pezzo. A tratti hai pure ribadito quello che dicevo io.

Sì, i film che ho citato sono precedenti all'ondata di remake, perché era proprio quello il mio punto: hanno provato a fare cose originali (e belle) e il pubblico non li ha premiati. Hanno cominciato a fare remake dei Classici, e il pubblico è accorso in massa. Puoi incolpare la Disney di questo? Solo facendo dietrologie infondate e ammantate di fanatismo, a cui ammetto che noi rischiamo di cedere molto facilmente. Proprio per questo dobbiamo ragionare a mente fredda.

Sì, c'è la dipendenza dai Classici, lo ribadisci anche tu. E allora dov'è il danno? Il danno ci sarebbe se il Classico venisse dimenticato in favore del remake. Ma siamo d'accordo che è impossibile che avvenga.

Poi:
Non mi interessa l'effettiva qualità dei film, che tra l'altro non so giudicare perché non li ho visti (né intendo vederli). L'articolo vuole esattamente dimostrare che l'operazione è marcia in partenza, a prescindere dal risultato.

Questo l'avevo intuito ma non credevo che fossi disposta a ammetterlo apertamente. Non c'è solo pregiudizio ma addirittura indifferenza verso la qualità. Questa cosa nuoce all'autorevolezza dei tuoi commenti, secondo me. Capisci che, cosí impostandoli, li rendi troppo soggettivi per poter ambire a denunciare presunte anomalie.

Quanto alle interviste, ripeto: lasciano il tempo che trovano. Stiamo parlando di prodotti commerciali. Non puoi aspettarti dagli autori (o dagli attori...) che in un'intervista di routine ti definiscano una filosofia artistica alla base di questi remake. È innegabile la ragione commerciale, superficiale di questi film. Come puoi credere che siano un "manifesto" artistico (che è l'unica cosa che potrebbe autorevolmente rinnegare una corrente artistica precedente)? È ovvio che le interviste sono chiacchiere a folle. Tu stessa non puoi riconoscere a Bill Condon, Jon Favreau, Emma Watson o Angelina Jolie l'autorità per giudicare i Classici Disney. Il loro commento sui Classici Disney è pari a quello di mia madre, con tutto il rispetto per loro e per mia madre.
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Re: [L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

Messaggioda Franz » martedì 18 aprile 2017, 09:38:05

brigo ha scritto:La storia parla chiaro: quando Disney ha rifatto qualcosa su cui già aveva messo le mani, è stato per migliorarlo. Qui non si tratta di nuove versioni della fiaba de "La bella e la bestia", "Il libro della Giungla" ecc, qui si tratta di nuove versioni DELLE VERSIONI DISNEY. A me sembra impossibile non notare questo. E allora, se gli autori fossero un minimo intellettualmente onesti, ricomprerebbero i diritti dalla Disney, e rifarebbero le loro versioni utilizzando un altro marchio (come furono Touchstone, Miramax ecc).


Anche questo mi sembra ribadire l'ovvio, ma con intenti sterilmente polemici. Che c'entra l'onestà intellettuale? Non sta scritto da nessuna parte che volessero fare nuovi film sulle fiabe/libri originali (che sono in gran parte di pubblico dominio, peraltro, quindi non ci sono diritti da ricomprare/rinegoziare). I vecchi Classici invece sono loro proprietà, e se li rimaneggiano come vogliono. Se è per questo io sono molto più indignato per le varie seriette televisive low cost che ne traggono e minacciano di trarne, per esempio. Ma non fanno comunque alcun danno né fisico né alla memoria dei Classici che rimangono lí, incisi nella Storia del Cinema e sono decisamente i meno soggetti a andare perduti/danneggiati/dimenticati, vista la popolarità e i soldi di cui dispone la Disney e di cui ancora a lungo disporrà.

Ma la verità è che se non ci fosse il nome Disney all'inizio dei film, sai quanta gente in meno andrebbe a vederli, 'sti aborti?
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Di film senza marchio Disney ce ne sono a bizzeffe, belli e brutti, flop e successi. Quanto a quelli CON il marchio, non ci vuole poi molto coraggio da parte degli artisti, perché non si muove foglia che la Dirigenza non voglia. Non c'è molto margine di autonomia. Di coraggio ce ne vuole invece a lasciare la Disney e tentare dei progetti indipendenti, e quel coraggio gli artisti in fuga dalla Disney hanno dimostrato di avercene parecchio.
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Re: [L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

Messaggioda Iry Pixar » martedì 18 aprile 2017, 16:23:25

Franz ha scritto:Sì, i film che ho citato sono precedenti all'ondata di remake, perché era proprio quello il mio punto: hanno provato a fare cose originali (e belle) e il pubblico non li ha premiati. Hanno cominciato a fare remake dei Classici, e il pubblico è accorso in massa. Puoi incolpare la Disney di questo? Solo facendo dietrologie infondate e ammantate di fanatismo, a cui ammetto che noi rischiamo di cedere molto facilmente. Proprio per questo dobbiamo ragionare a mente fredda.


La Principessa e il Ranocchio è stato ritenuto un flop per colpa della tecnica 2D, Rapunzel ha incassato 600 milioni di dollari e la Disney si è adeguata licenziando praticamente tutto il suo staff di animatori a mano. Per la stessa logica che esprimi, tu non dovresti rimpiangere l'animazione a mano, visto che i numeri parlano chiaro: il pubblico non ha gradito.
Possiamo incolparli di questo? Certamente non dei risultati al box office - anche se pure lì le loro colpe le hanno, ti sembra che John Carter o Tomorrowland siano stati pubblicizzati anche solo lontanamente quanto Maleficent o La Bella e la Bestia? -, semmai di non saper educare il pubblico e non saper guardare al lungo termine. Ricordo ancora quando dopo Tiana dissero "con le fiabe e i musical abbiamo chiuso per sempre"... e guardali oggi. Banderuole.
E comunque, pure Walt Disney ha provato a fare cose originali e belle (Pinocchio, Fantasia, i film a episodi per esempio) e il pubblico lo ha snobbato alla grande ed è tornato in massa soltanto quando hanno fatto la nuova principessa. Solo che nel frattempo lui non ha fatto dieci sequel del suo unico successo. Ha guardato avanti.

Franz ha scritto:edit
Questo l'avevo intuito ma non credevo che fossi disposta a ammetterlo apertamente. Non c'è solo pregiudizio ma addirittura indifferenza verso la qualità. Questa cosa nuoce all'autorevolezza dei tuoi commenti, secondo me. Capisci che, cosí impostandoli, li rendi troppo soggettivi per poter ambire a denunciare presunte anomalie.


Non ho alcun problema ad "ammetterlo", anche perché non l'ho mai tenuto nascosto. Dovrei? Ho smesso di finanziare questi prodotti coerentemente col mio pensiero, ci mancherebbe anche essere così critica e poi pagarli pure! :asd: Questa cosa, al contrario, rende a mio parere i miei commenti ancora più oggettivi dato che non sono influenzata in alcun modo dalla visione del film. E del resto io i film non li ho mai commentati, né mi interessa minimamente farlo! Sono prodotti che nel giro di qualche settimana vengono dimenticati. Quello che resta e che dunque occorre analizzare è la politica alla base, e non è necessario vedere il film per comprenderla.
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Re: [L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

Messaggioda Franz » martedì 18 aprile 2017, 17:19:51

La politica alla base di cosa, se poi quello che c'è sopra la base non lo guardi? Lo guardi solo se l'hai previsto? :-P

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Re: [L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

Messaggioda Valerio » martedì 18 aprile 2017, 20:49:30

Parlare di policy e parlare di opere sono cose molto differenti.

Può capitare che un'ottima policy dia vita a opere mediocri, e può capitare che una pessima policy dia vita a cose buone.

Questo Osservatorio parla di policy, non di qualità. La policy è infatti un discorso a parte, nel quale la qualità delle cose prodotte sul breve termine conta fino a un certo punto. Per valutare se una policy è generalmente buona o meno bisogna andare a scomodare altre mille fattori. Coerenza, continuità, omogeneità, non contraddizione, effetto sul pubblico, c'è tanta roba di cui discutere e molto spesso è roba che si analizza assumendo una prospettiva ampia e di lungo termine.

Ricordate i cheapquel? Ce n'erano di buoni, eh! Questo non vuol dire che la policy in generale fosse buona. Sul breve termine molti di quei film fecero i soldoni, infrangendo i record di vendita per l'home video, sul lungo però prodotti del genere seminarono sfiducia presso il pubblico. Ed è solo un esempio di policy miope.

Provo a semplificare ancora di più. Se ho un'attività mirata a dare alla gente il messaggio A, e poi una branca di questa azienda inizia a dire B, lancio un messaggio contraddittorio e confuso. Può essere un bel B, espresso con voce profonda e possente, ma sto inquinando il messaggio base.
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Re: [L'Osservatorio #17] Fare. O non fare. Non c'è rifare!

Messaggioda Franz » mercoledì 19 aprile 2017, 17:36:33

È un paragone improprio quello fra cheapquel e remake, per budget, incassi, target, genere e valore a lungo termine. L'analogia "dai diamanti non nasce niente/dal letame nascono i fiori" non è sufficiente a accomunare le due policy. Io non guardavo (e mai guarderò) i cheapquel perché 1) non guardo una marea di cose che non sono uscite al cinema, e 2) perché sono note brutture, in quanto di natura diversa e per conferma praticamente unanime e soprattutto 3) non devo scriverne pubblicamente. Le eccezioni ci sono e sono disposto a guardarle, per amor di Disney. I remake invece escono al cinema, ovvero occupano, volenti o nolenti, parte del discorso sul cinema contemporaneo almeno al pari di tutta l'altra roba che esce a larga diffusione ogni settimana; e non è detto che siano brutture, in quanto di natura comunque simile a quella di qualunque altro filmone commerciale che qualche volta andiamo a vedere, in quanto il giudizio sui singoli film non è altrettanto concorde nel bocciarli.

E sono d'accordo che parlare di policy e parlare di arte siano due cose diverse: la prima non può che essere approssimativa e fine a sé stessa, la puoi solo dedurre; la seconda è la ragione per cui amo il cinema E per cui esiste questo forum :P Chiaro che può essere interessante cercare di decifrare le intenzioni delle grandi major, anzi è doveroso per non lasciarsi menare per il naso. Ma quando una branca di quella major (una GROSSA branca, non quella dei cheapquel...) decidi di ignorarla tout court senza nemmeno degnarla di uno sguardo, la cosa, per coerenza, dovrebbe avere delle ripercussioni sul tuo giudizio sulla major tutta. Allora hai il dovere di contestualizzare storicamente, economicamente, socialmente. Non puoi dire che la Disney rinnega i Classici per i remake, e che la stessa Disney omaggia i Classici per la CGI espressiva dei WDAS. Sono artisti diversi,ok, ma sono parte di uno stesso macro-progetto, generano ogni stagione lo stesso clamore presso lo stesso pubblico, fanno gli stessi soldi se non di piú. "Rinnegare" non è un atto che può fare una branca da sola, a pari condizioni con le altre branche.

Io a questo Osservatorio contesto proprio questo: che la branca B stia "lanciando un messaggio" diverso dalla branca A. La gente non si illude che questi remake siano film indipendenti, nemmeno i bambini. Sono distribuiti ben specificando la loro dipendenza, e la stampa che ne parla non può prescindere dal segnalare questa dipendenza. Lo sanno loro, lo sa la stampa, lo sa il pubblico: che vuoi inquinare? Questi remake non te li ritroverai mai nel Baule dei Classici Disney a Natale, per dire. Questi remake non ti faranno saltare un anno di WDAS, come fa la Pixar, per dire. Questi remake non ti fanno cantare canzoni meravigliose da sciacquetti e sciacquette che ci scorderemo dopo sei mesi, per dire. QUELLO è inquinamento, semmai.

Ma con 'sti palesi giocattoloni dov'è il messaggio diverso? Dov'è l'inquinamento? Dov'è la minaccia? Dov'è il pericolo? Non c'è. C'è solo il rischio che siano brutti film, mentre se non lo sono è tutto di guadagnato. E sempre in omaggio esplicito e evidente ai Classici. Mi pare invece che vi stiate appellando alla lesa maestà, con la antipaticissima tecnica del "ci mancherebbe":
- "Avete offeso i Classici!"
- "Ma no, non siamo all'altezza, non ci potremmo mai permettere!"
- "E ci mancherebbe!"

Siamo d'accordo che questi film non sono all'altezza. Siamo d'accordo che è tutto fatto per soldi. Siamo d'accordo che è il pubblico a chiederlo. Siamo d'accordo che in cielo sta passando una nuvola strana, ma a che pro continuare a sbraitarci contro?
"Chi è Oswald?" "Nessuno". La storia della mia vita in quattro parole. --Oswald il coniglio fortunato
DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!
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Franz
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