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[Bonelli] Volto Nascosto

Editore che ha dato i natali ad alcuni dei personaggi più iconici della tradizione fumettistica italiana, toccando tanti generi diversi ma con uno stile unico e inconfondibile.

Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Francesco F » sabato 13 dicembre 2008, 18:34

oltre alla news sono interessantissime quelle immagini-omaggi :sbav:

Cmq avevo sentito di questa cosa della Cina, solo che non avevo capito che sarebbe stato un sequel di Volto Nascosto, con gli stessi personaggi (anche se nel finale in effetti qualcosa si accenna).
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Bramo » lunedì 28 dicembre 2009, 23:48

Segnalo che a gennaio uscirà il primo numero della Raccolta Volto Nascosto, che nella tradizione Bonelli racchiuderà 2 numeri della celebre miniserie in ogni volumetto di ristampa.
http://www.sergiobonellieditore.it/edic ... prox.html#
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Francesco F » martedì 29 dicembre 2009, 21:31

Veramente la tradizione vuole che i numeri per ogni volumozzo siano tre, non due. Chissà perché ne hanno messo uno in meno.

Non muore invece la tradizione di usare font e grafica orribili e senza il minimo appeal commerciale :vomit:
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Bramo » martedì 29 dicembre 2009, 23:29

Elikrotupos ha scritto:Veramente la tradizione vuole che i numeri per ogni volumozzo siano tre, non due. Chissà perché ne hanno messo uno in meno.

Ops, errore mio di memoria, allora, scusa.
Probabilmente perchè, trattandosi di miniserie e quindi con un numero limitato di albi, hanno cercato di diluire la ristampa in più volumetti possibili.
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Bramo » lunedì 28 giugno 2010, 22:33

A gennaio alla fine acquistai il primo volume della Raccolta Volto Nascosto, lo lessi, gradii tiepidamente e prestai a un mio amico lettore di fumetti, convinto che anche lui non sarebbe impazzito per questa serie, conoscendo un po’ i suoi gusti.
Dopo qualche tempo mi riporta quell’albo insieme al secondo numero della Raccolta, proprio lui che spende con oculatezza per i fumetti! Allora rileggo i primi due numeri e già sono più convinto, seppur sempre con riserva... se il mio amico va avanti a seguire la Raccolta, andrò avanti anch'io a leggere la mini... intanto mi ha dato i soldi per comprargli il terzo e il quarto volume ;) segno che è abbastanza interessato al proseguimento della serie.
Nelle prossime considerazioni... spoiler!

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Volto Nascosto # 1 – I Predoni del Deserto (Manfredi/Pavlov)

Siamo nel 1889. In questo primo episodio facciamo la conoscenza del romano Ugo Pastore, figlio e assistente del padre che lavora come commerciante. I due sono a Massaua, in Eritrea quando questa era una colonia italiana, e presto Ugo verrà coinvolto molto profondamente nelle vicende del luogo. Disgustato dal confronto tra lo sfarzo in cui vivono i generali italiani e la miseria del popolo di Massaua, Ugo alza la testa più volte, ma alla fine la sua figura sarà importante nello stilare il trattato di Uccialli con Menelik II, sovrano d’Etiopia sostenuto dagli italiani. O meglio avrebbe dovuto averlo. Successivamente sarà coinvolto in una spedizione per il deserto, la quale sarà però attaccata da alcuni spietati predoni al comando di… Volto Nascosto.
Ugo incontra due volte Volto Nascosto: quando è in paese e quando questa spedizione è attaccata. E se il giovane Pastore si dimostra un personaggio senza dubbio attivo e che non le manda a dire, il suo eccessivo “candore” me lo fa apprezzare meno rispetto alla carismatica figura del titolare della serie. Volto Nascosto è un santo, un condottiero, un vendicatore… la sua faccia è coperta da una maschera di metallo, e il suo obiettivo è difendere l’Etiopia dai colonizzatori stranieri. Un uomo che dimostra intelligenza e curiosità, e che sembra interessarsi particolarmente a Ugo, il quale alla fine torna a Roma.
In fondo une buona introduzione alla miniserie Bonelli che esordì nel 2007: i due personaggi principali sono stati schierati, sono state mostrate le loro caratteristiche e i loro comportamenti ed è delineato anche lo scenario storico e geografico delle azioni. E devo dire che l’Italia (e colonia) di fine ‘800 è stuzzicante come ambientazione, originale e potenzialmente foriera di avventure interessanti.
I disegni di Goran Pavlov mi sono piaciuti abbastanza, soprattutto negli sfondi africani.
Ah, è interessante la pagina introduttiva in cui Manfredi stesso parla brevemente dei riferimenti storici e dei personaggi reali che ci sono nella vicenda, e che dia il titolo di alcuni libri che parlino e documentino quel periodo storico. Lo trovo culturalmente stimolante.

Volto Nascosto # 2 – Briganti (Manfredi/Rotundo)

Da un episodio tutto africano a uno tutto italiano, o meglio romano. Serve a introdurre anche questo ambiente, oltre che altri due personaggi che si presumono molto importanti per la serie: Vittorio e Matilde. Il primo è molto ben caratterizzato, ufficiale dei cavalleggeri si dimostra a metà tra la brava persona e un giustiziere spietato, ma sempre con un certo savoir faire. Dai modi un po’ spicci, schietti, instaura velocemente amicizia con Ugo. Matilde, invece, è una misteriosa e solitaria dama che Ugo conosce in un bar e di cui si invaghisce, ma gli obiettivi della donna non sono del tutto chiari. Intanto con un colpo geniale di sceneggiatura Manfredi ci mette a conoscenza della leggenda della nascita di Volto Nascosto, racconto molto suggestivo. Volto Nascosto che peraltro qui compare solo nelle ultime tavole, in una scena però dalla forte intensità drammatica nel dialogo tra lui e Menelik, in cui il mistero della faccia dietro alla maschera è ancora più acuito.
Se la storia (a parte la scena contro i briganti del titolo) appare con meno azione rispetto al numero precedente, questo permette di approfondire l’animo di Ugo meglio ancora di quanto fatto nel # 1, oltre che di farci inquadrare un po’ il carattere di Vittorio.
I disegni di Massimo Rotundo li ho trovati migliori di quelli di Pavlov, molto d’effetto negli scorci romani e soprattutto nelle scene di pioggia, artisticamente apprezzabili.

Immagine

Volto Nascosto # 3 – Amore e Morte (Manfredi/Nespolino)

Episodio che mette un sacco di cose in pentola! Intanto Vittorio e Matilde si conoscono (grazie alla sfrontatezza sempre più eccessiva di Vittorio che si invita a un ricevimento della donna), e questo risulterà fatale giacché i due si innamorano! Ugo rimane spiazzato quando lo scopre, a tradimento tra l’altro, ma reagisce da vero signore (ritengo) e rimane ancora molto amico di Vittorio.
Oltre a ciò, altra cosa importante è la figura di Matilde: se Vittorio viene approfondito di più dello scorso episodio, ma fondamentalmente vengono solo spinte un po’ più in là certe caratteristiche che avevamo visto (il suo essere impetuoso, donnaiolo, mutevole d’animo e voglioso di avventure sempre nuove per sentirsi vivo), è Matilde che trova qui una chiave di lettura che giustifica i suoi atteggiamenti ambigui e misteriosi del # 2. Come subito nota Vittorio, la donna soffre di isteria, di una forma di follia, che grazie a sapienti flashback noi lettori vediamo risalire ad abusi sessuali subiti nell’infanzia da un suo tutore.
In tutto ciò, la guerra in Africa tra esercito italiano e le truppe di Menelik II sembra sempre più imminente, e Vittorio viene chiamato a partecipare: Matilde tenta il tutto per tutto per trattenerlo a Roma (quando lui invece anela questo viaggio africano), arrivando però a commettere un’azione imprevista e drammatica. La partenza d Vittorio acuisce la disperazione della giovane, a cui Ugo resta accanto come carissimo amico, subendo le sfuriate di Matilde e sapendo di non essere l’uomo del suo cuore. Insomma, è il poverino della situazione. -_-
I disegni di Alessandro Nespolino sono stupendi, almeno a me sono piaciuto veramente tanto, un tratto nitido e pulito che rende la lettura piacevole e conferisce ancora più incisività alle due scene molto forti che Manfredi inserisce nell’albo, la cavalcata del corpo senza testa del tenente Baldini e il risveglio di Ugo tra due giovani pulzelle (“ma che, ‘nte basta mai?”, lol :asd: )

Volto Nascosto # 4 – Amba Alagi (Manfredi/Burak)

Se la stragrande maggioranza del numero precedente era ambientata a Roma, qui siamo più dalle parti dell’Africa: vediamo infatti le prodezze di Vittorio impegnato nell’esercito italiano, in cui si distingue subito rispetto agli ordini “senza senso” dei generali, mettendo in campo doti di azione e di intelligenza (nel capire che gli ascari sono grandi e valorosi combattenti) insospettabili vedendo gli scorsi numeri.
E’ comunque molto bella la parte che si svolge sull’Amba Alagi, catena montuosa che dà il titolo all’albo, in cui rendendosi conto della strage di soldati italiani avvenuta lì sopra ha modo di rendersi conto una volta di più degli atteggiamenti dei generali.
A Roma la figura di Ugo tende sempre di più all’apparente inutilità, facendo da balia a Matilde che pensa solo a Vittorio e annega nella depressione, prova a contattare uno psichiatra ma questi vuole rinchiuderla in manicomio, e intanto Matilde viene portata da un’amica scema a bere sangue di bovino per rinvigorirsi (fatto storicamente plausibile, come spiega Manfredi nell’editoriale del prossimo numero), cosa che ovviamente le procura un’ulteriore crisi. E intanto Ugo si avvicina sentimentalmente a Sandra, la dama di compagnia di Matilde…
In Africa alla fine Vittorio incontra faccia a faccia Volto Nascosto (che nello scorso numero aveva fatto solo una comparsata giusto per tagliare la testa a Baldini) ma inaspettatamente non gli dice di essere amico di Ugo, come avrei invece immaginato.
I disegni per la prima volta ho proprio fatto fatica a digerirli: il tratto sporco e dimesso di questo Ersin Burak mi ha affaticato la lettura, e in alcuni tratti è parecchio confuso. Riconosco lo stile personale dell’autore, ma non mi ha proprio convinto, soprattutto nei personaggi (negli sfondi africani non è male, quando non esagera con le righe)… il personaggio (seppur secondario) di Marino è diversissimo da come era apparso nel secondo e terzo numero, per esempio, e nemmeno i suoi Ugo, Vittorio e Matilde mi sconfinferano molto.

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Volto Nascosto # 5 – La Fortezza (Manfredi/Leomacs)

Altro episodio quasi interamente ambientato in Africa. A Roma con i tormenti di Ugo e Matilde vengono dedicate poche tavole, mostrando il Natale e il Capodanno in cui però succede molto poco.
In guerra invece la situazione è più movimentata: intanto Vittorio incontra il maggiore Galliano, che nell’editoriale del numero successivo si scoprirà essere un personaggio storicamente esistito e che istintivamente risulta simpatico al lettore fin da questo episodio (al contrario del generale Arimondi). Altra cosa importante, in tutta questa storia Vittorio farà parte della truppa di italiani asserragliati nella fortezza di Macallè contro le forse di Menelik II. Il che ammetto che rende interessane la vicenda, vedere le varie astuzie, tattiche e azioni incoscienti di Vittorio per migliorare l’efficienza della fortezza galvanizzavano la lettura non poco, specie quando si reca all’accampamento nemico e terrà conciliabolo con Volto Nascosto in persona. Finalmente rivela di essere amico di Ugo, e tra Vittorio e Volto Nascosto iniziano ad emergere più punti in comune del previsto. Si va anche vicini a vedere il vero volto del titolare della testata, ma ovviamente ciò non accade.
Ah, si apprende anche che Vittorio è cattivo (per sua stessa ammissione). :P
Più importante, viene mostrato come la guerra tra Italia e Menelik cerchi di concludersi più sul piano delle trattative (money, of course) che su quello della battaglia, cosa che non va già né a Volto Nascosto né a Vittorio.
I disegni di Leomacs sono adorabili, il suo tratto nitido è perfetto sia nelle scene più tranquille che in quelle più concitate.

Volto Nascosto # 6 – Gli Eroi di Macallè (Manfredi/Diso)

Direttamente collegato al numero precedente, questo sesto episodio continua le vicende di Vittorio e degli altri soldati dentro la fortezza di Macallè, con la vicenda che culmina nell’attacco frontale delle truppe di Menelik, non guidate da Volto Nascosto che viene relegato alla presa di una fonte d’acqua.
Importante è poi il dialogo tra Asmac e Vittorio, in cui il primo prova a spiegare l’importanza del simbolo della maschera nella sua cultura, metafora del divino e della verità. Dalla leggenda sembrerebbe che chi vedesse senza maschera Volto Nascosto ne sarebbe annichilito, accecato dalla luce immensa. Menelik alla fine del secondo episodio però aveva visto in faccia Volto, e per quanto ne rimase impressionato non mi sembra sia impazzito. Dove sta la verità?
Emozionantissimo il gran finale dell’episodio, dove grazie a un’intuizione di Vittorio (strano, eh?) i nostri eroi riescono a resistere alla grande contro l’attacco, in scene molto emozionanti. Ma alla fine, Vittorio (che stava per smascherare e uccidere Volto Nascosto dopo uno stoico duello) viene catturato dal suo avversario, che lo rapisce.
A Roma, intanto… niente di niente. Sul serio, io apprezzo come Manfredi sta imbastendo la trama africana/guerresca, con situazioni interessanti e storicamente attendibili e scene elettrizzanti, ma da qualche numero la storia parallela di Ugo (che nel primo episodio spadroneggiava da protagonista, ricordiamolo) e di Matilde sta ammuffendo nella capitale, in questo sesto numeri ai minimi storici, con la sola considerazione finale che “la pace è ancora lontana” e che “il futuro è incerto” (eh certo, lui non aveva i flashforward). Mi pare un peccato portarla avanti così poco, anche perché credo avrà un peso abbastanza importante nella vicenda globale… ma forse è una precisa strategia di Manfredi dare più spazio alla guerra adesso, in numeri che necessitano di spazio per raccontarla, per poi aumentare le vicende personali di Ugo più avanti. Vedremo.
Intanto consideriamo i disegni: tratto più sporco di quelli del numero precedente, ma non raggiungo fortunatamente i livelli di due numeri fa: non mi dispiace questo Roberto Diso, un tratto che se ogni tanto mi sembra un po’ approssimativo molte altre volte risulta invece preciso. Lo promuovo.

Giudizio sospeso, insomma... non mi dispiace questa mini finora, ma nemmeno mi enstusiasma ed esalta come avrei pensato. Si vedrà.
Ultima modifica di Bramo il giovedì 07 ottobre 2010, 19:08, modificato 1 volta in totale.
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Bramo » domenica 08 agosto 2010, 14:26

E' uscito il quarto numero della Raccolta Volto Nascosto, che racchiude il settimo e l'ottavo albo della miniserie bonelliana di Manfredi. E devo dire che per quanto riguarda il mio gusto, noto una risalita qualitativa in questi due numeri, pur avendo in fondo abbastanza apprezzato la bilogia di Macallè tutta ambientata in Africa e con protagonista Vittorio e la guerra. Ma penso che sia ora, al giro di boa della serie, che sia iniziata la lenta discesa verso la conclusione e mi sto entusiasmando per le sorti dei protagonisti e degli avvenimenti.

Immagine

Volto Nascosto # 7 – Il Fantasma (Manfredi/Freghieri)

Franz ha scritto:Ugo deve spostare il cadavere del generale Orsini che aveva temporaneamente seppellito in un giardino, e lo va a mettere nella cimitero della tenuta del suo amico Vittorio, dove è nascosta Matilde per riposare i suoi nervi. Infatti sono talmente riposati che Matilde comincia a vedere i fantasmi, cioè il corpo in decomposizione del generale Orsini (che lei ha ucciso per legittima difesa). Contemporaneamente, in Africa, Vittorio è prigioniero (ben trattato) di Volto Nascosto. Perchè ben t trattato? Perchè la regina Taitù vuole incontrarlo...

Questo episodio m'è molto piaciuto, devo dire. M'ha colpito, non foss'altro che per il fatto che finalmente abbiamo un numero incentrato per la maggior parte a Roma. Finalmente vediamo per più di due vignette il povero Ugo. La scena dello spostamento del cadavere è molto d'effetto, quasi dark, con venature anche comiche però quando Ugo e l'amico Marino che l'ha aiutato nell'operazione vengono quasi sorpresi dal fattore Annibale! :asd: Le misteriose ripercussioni sulla psiche di Matilde, con tanto di visioni notturne del cadavere fantasmatico, sono anch'esse inquietanti, e in generale a me intriga vedere l'evoluzione della follia della donna, e il sentimento controverso che ella prova per Vittorio. Soprattutto mi colpiscono gli atteggiamenti Ugo in tutta questa situazione.
In Africa, m'è piaciuto come Manfredi ha continuato a mostrare il profondo rispetto tra Volto Nascosto e Vittorio...

Franz ha scritto:Ormai giudicare un singolo numero di questa serie è inutile, lo stile di sceneggiatura di Gianfranco Manfredi è sempre lo stesso e di ottima qualità nell'equilibrio dei vari personaggi e luoghi e nella gestione dei momenti discorsivi (ce ne sono, ma non a discapito dell'azione, anzi).

Concorso copiosamente. I dialoghi tra Vittorio e Volto (a cui accennavo sopra), quelli tra Ugo e Marino o tra Ugo e Matilde sono tutti eccellenti.... questi momenti discorsivi sono uno dei punti di forza della serie, insieme a questi intricati rapporti interpersonali tanto a Roma quanto in guerra. Altra cosa da sottolineare è la rissa nel parlamento italiano, decisamente realistica per come è descritta e mostrata nei disegni.
Disegni ad opera di Giovanni Freghieri, che ho apprezzato tantissimo: i volti dei protagonisti e dei personaggi secondari, gli ambienti italiani e le poche vignette nel palazzo di Volto... tutto è contraddistinto da una linea che mi piace molto, pulita, un tratto nitido che mi piace assai. Complimentoni al comparto grafico e, quindi, a Freghieri.

Volto Nascosto # 8 - La Strada per Adua (Manfredi/Nespolino)

Ugo torna in Africa, per poter trovare e liberare Vittorio, prigioniero di Volto Nascosto. Gli intrighi politici lo seguono come un'ombra anche qui, ma il ragazzo afferma a più riprese di essere libero e di fare quello che vuole. Nello specifico, ritrovare Vittorio per accontentare Matilde. Per farlo cerca di avere un contatto con Volto Nascosto, per poter pagare un riscatto, ma viene sviato da un suo adepto perchè Volto è occupato per la preparazione di una guerra...
Franz ha scritto:VN è insieme alla regina Taitù ad assistere al proclama di guerra di suo marito Menelik (sceneggiatura quasi muta e disegni spettacolari, magnifico, ci mancava solo una colonna sonora di Hans Zimmer).

Spettacolare sì! Quelle vignette mute sono assolutamente d'atmosfera, sembrano calarti direttamente in quel deserto e farti percepire la drammaticità e la solennità del momento. Volto che sguaina la spada è una scena esplicita che non avrebbe nemmeno bisogno della conferma verbale della vignetta successiva. Un capolavoro di eleganza in quelle tavole maestose, tratteggiate da un ottimo Alessandro Nespolino che riesce a tratteggiare ogni scena con chiarezza ed eleganza, sia questa che ho descritto sia altre vignette mute che Manfredi utilizza nella storia, sia anche in altri momenti normali.

Franz ha scritto:Un numero in cui non succede niente e che fa da preludio al prossimo, dove presumibilmente si narrerà della sanguinosa battaglia di Adua del 1896 dove l'esercito italiano fu pesantemente sconfitto.

Non sono d'accordo. E' vero che probabilmente funge più da lungo prologo alla battaglia di Adua, ma nelle 98 pagine di storie rivediamo alcuni vecchi personaggi come Sim e Mohammed, vediamo ancora come la politica italiana sia stata infida e non molto abile a gestire la questione in Africa, vediamo Ugo finalmente tosto, duro e deciso, vediamo la scena assurda e forte del duca della spedizione che spara al tenente Folchi (altro ritorno, i quali fanno tanto bene alla continuity e fanno percepire la serie come molto realistica)... o anche Vittorio che dopo aver affermato nello scorso numero di non aver nessun legame a Roma ora è sicuro di non voler ancora tornare a casa. Di cose ne accadono, e anche interessanti, spunti che arricchiscono la psicologia dei protagonisti.

Se iniziavo a dubitare, negli scorsi numeri, che Ugo fosse protagonista della serie, ora non più: si trova ad amare una donna che non lo ricambia e lo fa soffrire, innamorata dell'amico che ormai tutti odiano e che anche lui avrebbe motivo di odiare e che invece aiuta, è legato in qualche modo a Volto Nascosto ed è invischiato in disegni politici riguardanti la guerra. E', bene o male, al centro di tutto.

Storia molto ben scritta dunque, e stavolta davvero sono curioso di sapere come andrà avanti la serie, cosa che finora ancora non avevo avvertito. Bene così! :)
Ultima modifica di Bramo il giovedì 07 ottobre 2010, 19:14, modificato 2 volte in totale.
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Re: Volto Nascosto #9 - #10

Messaggioda Bramo » giovedì 07 ottobre 2010, 17:42

Da un paio di settimane è uscito il quinto numero della Raccolta Volto Nascosto. Acquistato (per il mio amico) e letto oggi.

Immagine

Volto Nascosto # 9 - Pioggia di Sangue (Manfredi/Matteoni)

Franz ha scritto:Numero fornito addirittura di mappa di Adua indicante gli schieramenti italiani e indigeni della omonima battaglia dove l'Italia perse disastrosamente, a causa di mappe disegnate male e per aver sottovalutato l'avversario.

Ehi! Nella Raccolta non l'hanno messa! Cos'è 'sta mafia? :P Ma era stampata nelle prime due pagine (tipo nei libri fantasy) o allegata al numero?
Franz ha scritto:Della battaglia non ho capito quasi niente

Sarà che non sono abituato a leggere o vedere narrazioni di guerra, ma anch'io mi ritrovo in questa frase. La lunga descrizione della battaglia che Manfredi compie (praticamente tutti l'albo) è particolareggiata e densa, e forse anche per questo ho faticato a seguire la vicenda. Ma forse una tal confusione immerge di più il lettore nello stato d'animo di una guerra.
La cosa che mi ha sconvolto è che a parte Volto Nascosto stesso gli altri protagonisti della serie non compaiono per gran parte della storia... solo Ugo rivediamo verso la fine, a farsi mettere nel sacco dai due ascari traditori. La vicenda poggia sui soldati e i generali, sulle "comparse" della serie che qui confermano invece il loro ruolo centrale della vicenda della mini.
Per quello che sono abituato a fruire io, quindi, ho apprezzato meno questa storia delle precedenti due, pur riconoscendo una bella dose di azione. La confusione dei conbattimenti è attenuata un poco dal bravo Giuseppe Matteoni che fa un magnifico lavoro nelle tavole di guerra così come nei volti.

Volto Nascosto # 10 - Il Presidio (Manfredi/Burak)

Franz ha scritto:Torna Erin Burak ai disegni, e la cosa mi fa molto piacere.

A me no! :P Come mi sembra ebbi modo di dire nelle scorse prove di questo disegnatore nella miniserie, il tratto sporco di Ersin Burak non mi piace, non riesce a convincermi appieno. Anche se riconosco che forse stavolta l'ho apprezzato leggermente più che negli scorsi numeri che ha disegnato, alcuni primi piani dei volti, alcune figure e alcune scene continuano a non sembrarmi piacevoli (c'è anche un Volto Nascosto che sembra il Dottor Destino... -_- )
Franz ha scritto:In questo presidio accadono varie cose, scene di gelosia, feriti che non vogliono vedersi amputata la gamba, ecc... E' l'occasione per mostrare uno spaccato di vita militare nel deserto.

Quanto m'è piaciuto! Infatti ho preferito di molto questo numero al precedente, questa calma dopo la tempesta. E il rappresentare questa spaccato militare è stato qualcosa di inaspettato e molto gradito, per come Manfredi porta avanti la narrazione. Vedere Ugo finalmente tornare un po' un eroe contro il solito capitano sbruffone mi ha fatto molto piacere.
Ma ovviamente anche il nuovo incontro tra Ugo e Volto mi ha entusiasmato: questi dialoghi tra i due, benchè rari nella mini, sono una delle mie cose preferite. Specie ora che Volto Nascosto è sempre più stanco e pensieroso, come vediamo già nel numero precedente... il mistero viene svelato nell'ultima tavola:

Franz ha scritto:Ugo e Volto Nascosto si salutano per l'ultima volta, dacché la guerra sta per finire e... colpo di scena! Volto Nascosto si toglie la maschera per mostrare la sua faccia a Ugo e a noi!

Ebbene sì, il grande mistero è stato svelato: il perchè quando Menelik lo vide in volto alla fine del secondo numero ne fu colpito profondamente, il perchè della sua stanchezza... tutto si spiega colpendo fortemente il lettore. E Ugo anche, che gli sale tipo a 1000 la stima per il condottiero.
Una rivelazione che, devo dire, mi è piaciuta e ha una sua grande forza, che si evince anche dalle frasi di Volto nelle ultime due vignette.

Franz ha scritto:Ma Gianfranco Manfredi aveva promesso che avrebbe svelato VN solo all'ultimo numero, come mai ce l'ha mostrato ora?

E' quello che mi chiedo anch'io. Se la guerra in Etiopia è finita con la sconfitta degli italiani, e Volto decide di tornare al deserto a cui appartiene, coa succederà nei prossimi 4 numeri?
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Re: Volto Nascosto #11 - #12

Messaggioda Bramo » lunedì 27 dicembre 2010, 22:52

Qualche settimana fa il mio amico si è comprato il sesto numero della Raccolta Volto Nascosto, e recentemente me lo sono fatto prestare, come da rito. Siamo quasi alla fine, ormai, fra un mesetto circa uscirà l'ultimo numero della Raccolta, contenente i due numeri conclusivi della mini di Manfredi.
Devo dire che ho molto apprezzato questo bis di numeri che preparano alla fine della storia... :)

Immagine

Volto Nascosto # 11 - Il Prigioniero di Menelik (Manfredi/Burak)

Franz ha scritto:Ancora i disegni di Erin Burak di cui mi sono definitivamente innamorato.

Guarda, devo dire che più si va avanti e più mi convince, anche se continuo a vederlo con sospetto. Se non fosse per il cognome, comunque, penserei fosse un parente di Manfredi dato che ha disegnato una buona metà della miniserie :P
Comunque, per quanto già dalla precedente prova (e ancor più con questo numero) inizi ad apprezzarlo un po' di più, in questa doppietta con Nespolino nel numero successivo perde di brutto nel confronto...

Franz ha scritto:Capitolo calmo, quindi molto interessante se non si è appassionati delle dinamiche belliche dell'800. Ugo viene condotto da Mohammed ad Addis Abeba, dove crede di trovare Vittorio. Ma ovviamente non c'è. La regina Taitù sta temporeggiando riguardo al rilascio di Vittorio, per motivi che sinceramente mi sfuggono. Volto Nascosto intanto è sfinito, si è ritirato nel deserto e non vuole sentire più nessuno, ma quella rompiscatole di Taitù lo manda a chiamare. La pensione è ancora lontana, Volto... (ormai io e Volto ci prendiamo una certa confidenza). Ugo finalmente incontra Vittorio, rinchiuso in una lercia cella sotterranea, chissà dove. Tornato ad Addis Abeba, Ugo fa la conoscenza dei prigionieri italiani, scoprendo che c'è chi fa l'elemosina e chi vive comodamente, servito e riverito. Scopre anche che i soldati italiani si ritrovano a casa del buon vecchio Moltedo, maremma maiala, per passare le notti a chiacchierare, a pensare alle mamme, alle fidanzate, eccetera.

Ecco la summa di quello che succede nel numero 11. Numero che ho gradito moltissimo, naturale prosecuzione del 10 non solo per quanto riguarda gli eventi (quello sempre in questa mini) ma per lo stile di narrazione e il clima: come dice Elik, è un capitolo calmo, le scene di battaglia ormai le abbiamo lasciate alle spalle dopo l'indecorosa sconfitta di Adua. E come spesso accade, il post-guerra è più interessante dello scontro in sè e per sè: vengono fuori le motivazioni, le missioni diplomatiche, gli interessi, quei movimenti sotterranei che tanto mi intrigano. E così è anche qui: il nostro Ugo, sempre preso nella sua personale missione di ritrovare l'amico Vittorio, ha modo di vedere la dispairtà di condizioni tra soldati semplici e graduati dell'esercito, tra i membri dell'esercito italiano fatti prigionieri, e partecipa interessato alle riunioni che costoro tengono ogni notte per tirarsi su di morale. Diventa poi sempre più uomo di fiducia della regina Taitù, per la quale compie una missione delicata, e grazie a ciò può vedere Vittorio, finalmente.
E Volto Nascosto? Come fa notare Elik, non è ancora tempo che il grande condottiero di ritiri... Spettacolare la scena d'azione dove, anche se debilitato, Volto tiene testa magnificamente ad alcuni predoni. E' LA scena d'azione del numero, insieme al giretto notturno di Ugo insieme al suo ospite francese cui era stato affidato da Taitù.
Numero di transizione tra il prima e la parte finale della serie, che si articolerà nei prossimi tre numeri. Gran bella storia.
Molto interessante, come sempre, l'editoriale dell'autore che stavolta si concentra sulla mitologia dell'uomo in maschera.

Volto Nascosto # 12 - La Liberazione (Manfredi/Nespolino)

Franz ha scritto:La guerra è praticamente finita, ma Menelik chiede un sacco di soldi per il rilascio dei prigionieri. Re Umberto temporeggia senza rispondere alle richieste del negus. Nel frattempo arriva ad Addis Abeba anche un inviato del Papa, per tentare di convincere il cristiano Menelik a rilasciare i prigionieri in nome della carità cristiana. Ma non sarà il messaggio papale a commuoverlo, ma la lettera di una mamma napoletana al suo figlio prigioniero. Nel frattempo, finalmente, il capo delle guardie di Taitù conduce il prigioniero Vittorio ad Addis Abeba e Ugo può finalmente riabbracciarlo. Ai due viene subito affidata la missione di accompagnare il messo papale, ma lungo la traversata nel deserto verranno attaccati. Sarà, per l'ennesima volta, Volto Nascosto a salvarli, il quale però non si ferma a salutarli e svanisce in una nuvola di fumo.
Quando Ugo e Vittorio sono finalmente sulla nave che li riconduce in Italia, Volto Nascosto torna ad assillarli entrambi nei loro sogni, anzi peggio... nelle loro visioni.

Elik mi risparmia la fatica di riportare quello che succede. Mi limito a dire che il numero in questione è ottimo, una storia che riesce a continuare il filone diplomatico degli ultimi numeri mischiandolo a una buona dose di azione guerresca che, in dosi di questa quantità, apprezzo.
Intanto è bello rivedere assieme Ugo e Vittorio, fianco a fianco, vedendo anche il caratteraccio di quest'ultimo dovuto alla lunga prigionia. E di contorno osservare come Manfredi si concentri sulla difficoltà delle trattative per la liberazione dei prigionieri italiani, con il conflitto tra re Umberto e Chiesa è bello, perchè fa capire l'attenzione che l'autore riserva alla cornice storica e soprattutto alle sue incongruenze dettate dal prestigio politico e da questioni economiche... come sempre, del resto.
Nel mezzo, Manfredi inserisce anche una scena bellissima con Menelik che concede la libertà a un soldato italiano perchè commosso dalla lettera che sua madre gli ha scritto, e infine fa culminare il tutto con quella stupenda scena di salvataggio che vede agire insieme dopo tanto tempo i due amiconi. La scena, oltre che essere ben costruita, ci mostra come il selvaggio bisogno di azione che pervade Vittorio e che l'ha portato a tutti i guai visti nella mini non è certo sopito, anzi ne sia ossessionato. L'unica cosa che lo ossessiona di più è Volto Nascosto, che ha modo di apparire durante lo scontro anche se in disparte, oltre che sottoforma di "parto mentale" sia di Vittorio stesso che di Ugo mentre tornano a Roma. Sì, perchè la regina in cambio dei loro servigi rende la libertà a Vittorio.
Si tratta quindi di una storia densissima, capaca di accontentare sia il lettore in cerca di intrighi sia quello in cerca di battaglie sia quello in cerca di approfondimento storico sia quello che cerca un po' di cuore. Inoltre riesce pure a essere importante punto di svolta per i protagonisti e per le vicende a loro collegati convergendo in modo sempre più deciso verso il gran finale. A esaltare tutto questo ben di Dio arrivano i disegni dell'ottimo Alessandro Nespolino che qui supera le sue già stupende prove precedenti per regalarci tavole ricche di particolari, nitide, pulite e che dipingono i volti dei personaggi in modo splendido e credibile.

Bene, ormai ci siamo. A fine gennaio uscirà il settimo numero della Raccolta, e potrò finalmente vedere come si chiudono le vicende di Ugo, Vittorio, Volto Nascosto e Matilde. E devo ammettere che sono proprio impaziente. :)
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Re: Volto Nascosto #9 - #10

Messaggioda Francesco F » lunedì 27 dicembre 2010, 23:26

Bramo ha scritto:
Franz ha scritto:Numero fornito addirittura di mappa di Adua indicante gli schieramenti italiani e indigeni della omonima battaglia dove l'Italia perse disastrosamente, a causa di mappe disegnate male e per aver sottovalutato l'avversario.

Ehi! Nella Raccolta non l'hanno messa! Cos'è 'sta mafia? :P Ma era stampata nelle prime due pagine (tipo nei libri fantasy) o allegata al numero?

Era stampata in terza di copertina. Ma non ti sei perso granché, era parecchio brutta :P
Bramo ha scritto:Elik mi risparmia la fatica di riportare quello che succede.

Eh, in pratica facevo solo i riassunti :P

Comunque buh a te, che è 'sta moda della lettura a scrocco?! Dov'è il tuo animo da collezionista? Vergogna, dovevi approfittare delle ristampe! Anzi, se ti è davvero piaciuta, dovresti anche considerare questo. Scroccone! :oh:
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Re: Volto Nascosto #9 - #10

Messaggioda Bramo » lunedì 27 dicembre 2010, 23:50

Franz ha scritto:Era stampata in terza di copertina. Ma non ti sei perso granché, era parecchio brutta :P

Lol, allora fa niente :asd:


Franz ha scritto:Comunque buh a te, che è 'sta moda della lettura a scrocco?! Dov'è il tuo animo da collezionista? Vergogna, dovevi approfittare delle ristampe! Anzi, se ti è davvero piaciuta, dovresti anche considerare questo. Scroccone! :oh:

Lol.
Effettivamente è una cosa relativamente nuova per me, che di solito i fumetti che mi interessavano me li compravo e via. Ma questo anche perchè, forse, mai i miei amici seguivano fumetti che interessavano il sottoscritto. Oltre alla volontà di possedere fisicamente il fumetto nella mia collezione.
Però i soldi sono limitati, purtroppo: la Raccolta di Volto Nascosto non l'avrei proseguita se avessi dovuto comprarla io, dato che pur interessandomi i primi due numeri non mi aveva convinto così tanto. I fumetti della Torre Nera non li avrei comprati senza possedere i romanzi di King. Cornelio mi è stato proposto, e per quanto carino non ci spenderei dietro soldi, tenendo conto di quanta roba di grandi autori e in edizioni magari figose devo recuperare da anni. Scelgo oculatamente, insomma, e se per miniserie o serie che mi piace leggere ma non avrei soldi per loro ho l'occasione di leggerle in prestito, è tanto di guadagnato per me. Sono cose che pur apprezzandole e ritenendole buone letture non sento l'esigenza di possederle fisicamente come invece posso sentirla per i volumi di Sandman, l'Absolute di Watchmen, lo Swamp Thing di Moore, La Grande Dinastia dei Paperi, Rat-Man, alcune storie/cicli di Batman, Caravan ecc... mi accontento di leggerle.
Se poi una cosa come Volto Nascosto non avessi avuto la possibilità di leggerla, be' allora pian piano magari l'avrei seguita, ma invece potendo leggerla comunque...
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Francesco F » lunedì 27 dicembre 2010, 23:56

OT: A proposito dello Swamp Thing di Moore... vedo che lo sta (ri?)pubblicando la Planeta... me/ce ne puoi parlare (in un thread apposito)? Denghiu
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Bramo » martedì 28 dicembre 2010, 01:20

Franz ha scritto:OT: A proposito dello Swamp Thing di Moore... vedo che lo sta (ri?)pubblicando la Planeta... me/ce ne puoi parlare (in un thread apposito)? Denghiu

Lol, io citavo lo Swamp Thing di Moore proprio perchè ho visto nelle checklist dei prossimi mesi che lo ripubblicheranno in 3 volumoni. La voglia di averlo è tanta, ma 35 euro il primo volume e la paura che dopo che esce il primo gli altri spariscono in un limbo è tanta...
E lo vorrei soprattutto perchè... non l'ho mai letto! L'ho nominato, appunto, pensando ai 3 futuri volumi, ma non ho mai avuto occasione di leggerlo.
Però l'ho studiato :P Nel senso che ne ho parlato un po' in una parte della tesi che sto scrivendo, quindi se vuoi posso aprire il topic per parlare in generale della serie e del tocco di Moore, può essere utile/interessante lo stesso, anche se non l'ho mai letto direttamente.
Dimmi tu :)
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Francesco F » martedì 08 febbraio 2011, 12:50

Notizie fresche su Shangai Devil, il "sequel" di VN. Recentemente intervistato, Manfredi rivela che la serie dovrebbe uscire in autunno (zona Lucca, probably) e durare 18 mesi. Racconta anche la trama, i disegnatori e il making of. Tutto qui: http://comixfactory.blogspot.com/2011/0 ... iente.html
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Bramo » martedì 08 febbraio 2011, 18:40

Franz ha scritto:Notizie fresche su Shangai Devil, il "sequel" di VN. Recentemente intervistato, Manfredi rivela che la serie dovrebbe uscire in autunno (zona Lucca, probably) e durare 18 mesi. Racconta anche la trama, i disegnatori e il making of. Tutto qui: http://comixfactory.blogspot.com/2011/0 ... iente.html

Decisamente molto interessante! Le mie deduzioni si rivelano veritiere, questa nuova mini darà il cambio a Cassidy in periodo Lucca.
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Re: Volto Nascosto #13 - #14

Messaggioda Bramo » venerdì 04 marzo 2011, 21:09

Immagine

Il numero 7 della Raccolta Volto Nascosto è uscito già da un mese e mezzo circa, ma io ho potuto leggere il volume conclusivo della riproposizione delle miniserie di Gianfranco Manfredi solo oggi.
Dopo un anno esatto è finita la Raccolta che ha raggruppato al ritmo di due numeri alla volta questa serie del 2007, che ho "scroccato" per citare il termine usato da Elik da un mio amico che ho convinto a seguire la serie e che ho gradito a fasi alterne. Ma devo dire di non essere affatto pentito di aver seguito serie, anche se in differita, e l'unica cosa che rimpiango è che la Bonelli non si sia sprecata più di tanto nell'operazione dal momento che questi albi altro non sono che le rese da edicola incollate insieme con una cover riciclata. Ma è comunque apprezzabile l'aver dedicato una delle loro Raccolte a una miniserie, cosa che credo prima d'ora non sia stata ancora fatta.

Volto Nascosto # 13 - Medaglia d'Oro (Manfredi/Simeoni)

Franz ha scritto:Nonostante la riapparizione di Matilde dopo tanti tanti numeri (nei quali non se n'è affatto sentita la mancanza) questo penultimo episodio della serie è avvincente anche più dei racconti delle battaglie e delle avventure nel deserto africano.

Ecco, quoto. Il numero è molto interessante, forse uno dei più belli e intensi.
La storia si può grossomodo dividere in due tronconi: la prima parte si concentra su Matilde, che come ricordava Franz è stata appunto tralasciata ultimamente. E la si tira in ballo in maniera ottima, a mio parere: gli atteggiamenti folli e patologici della donna possono effettivamente tediare a lungo andare, ma il modo per renderli interessanti è utilizzarli come fa Manfredi, estremizzandoli e confezionando una situazione di calma che precede la tempesta. Ugo tornato a Roma si fa raccontare di quello che è successo in sua assenza, e lì la follia di Matilde diventa interessante perchè morbosamente si rimane avvinghiati alle sue turbe. Nel presente, Matilde è al manicomio dove viene curata bene, trattata anche meglio e sembra rinata tanto è serena. Ma il lettore avverte che tale status quo non è destinato a durare.
A me poi diverte sempre vedere l'estremo menefreghismo e pragmatismo di Vittorio che se ne sbatte di Matilde e consigli all'amico di fare altrettanto se non vuole rivonarsi la vita. Il dialogo che hanno in questo numero è una delle migliori scene per capire quanto sono diversi i due amici, due facce della stessa medaglia come afferma Vittorio stesso dando un doppio significato al titolo della storia.
La seconda parte fa tornare il lato avventuriero di Vittorio che, incapace di stare con le mani in mano, piuttosto che niente attacca i briganti del redivivo Verruca. Bella scena, anche interessante per il colpaccio finale, che non mi ha fatto prendere un colpo solo perchè so che Ugo tornerà nella nuova mini di Manfredi... Ma bellissima anche l'ultima vignetta, che ci restituisce quell'amabile suorina conosciuta alcuni numeri addietro e responsabile di Matilde come una infamona, lol.
Una storia che fa da medio nell'ipotetica trilogia conclusiva della miniserie... un numero di passaggio ma non nel senso spregiativo del termine, bensì intendendolo come un'ottima tappa di questo cammino conclusivo che dall'Africa porta al fran finale a Roma. E in questo episodio in modo intelligente e appassionate si uniscono le trame tra un Paese e l'altro, facendo il punto su quello che è stato e gettando un ponte per quello che sarà.

Franz ha scritto:Devo dire che Matilde è meno fastidiosa del solito, stavolta, e il merito è dei disegni di Gigi Simeoni, che contribuisce a migliorare l'aspetto anche di Ugo e Vittorio... insomma, dopo tanti disegnatori (bravissimi, sia inteso) dal tratto stilizzato, finalmente una ventata di realismo.

Concordo, molto belli i disegni di Gigi Simeoni, che utilizza questo tratto realistico citato qui sopra e così facendo conferisce grande atmosfera all'avventura. Ne guadagnano un po' tutti, anche la suorina :P , e Vittorio sembra tantissimo Clark Gable, specie in alcune vignette.
Complimenti a Simeoni, quindi, altra firma di qualità per i disegni di Volto Nascosto.

Volto Nascosto # 14 - Dietro la Maschera (Manfredi/Rotundo)

Franz ha scritto:E' finita una serie che per poco più di un anno mi ha appassionato. E' finita non appassionandomi, però. :cazz:

Discordo. Molto. L'ultimo episodio della serie non è esente da pecche, lo riconosco, ma dall'altro lato io non posso proprio dire che non sia stato appassionante, anzi!
E' vero che in qualche modo la consegna della medaglia a Vittorio, subito nelle prime tavole, è come se sancisse effettivamente la fine del filone guerresco/africano. Ma ciò non vuol dire che il resto della storia sia fuffa o roba da fuilleton in senso dispregiativo. Che l'avventura prenda una piega melodrammatica (cosa che osserva lo stesso Vittorio a un certo punto, lol) è vero, ma trovo che la cosa non stoni nè sia troppo esagerata, stucchevole e poco sopportabile.
Matilde che entra al ricevimento in onore di Vittorio è una scena maestosa, per esempio, in tutta la sua crudeltà: Vittorio dice in faccia e senza mezzi termini alla donna che gli muore dietro che di lei non gliene frega niente, e la suorina che sussurra "Ho sbagliato di nuovo..." mi ha ricordato un sacco il Locke di fine seconda stagione di Lost :P Il tracollo della donna porta a una conclusione forse prevedibile in fondo, ma qui non importava stupire, importava scrivere degnamente questa parte di storia. E Manfredi lo fa senza sbavature, scrivendo una scena che ha i giusti ritmi, la giusta atmosfera e la giusta dose di passione che coinvolge anche il lettore... mi riferisco ovviamente al momento del suicidio di Matilde.
Che l'amicizia tra Ugo e Vittorio si incrinasse, poi, è normale: due caratteri così diversi e al contempo così forti si attraggono reciprocamente, è vero, ma i punti di rottura avvengono facilmente. Che questo particolare punto di rottura sia trattata dall'autore in modo forse troppo "profondo", "sentito" e melodrammatico, appunto, non è un difetto di sceneggiatura nè una svolta troppo romanzata che ha preso la miniserie sul finire. E' semplicemente l'adattare il racconto al carattere di Ugo, che per sentimenti e animo ha questo attitudine al rendere tutto serio e disperato. E comunque questo porta alla scena finale così ricca e densa da essere stata spesso etichettata come frettolosa, ha spesso fatto dire di Volto Nascosto di essere un'ottima miniserie ma con un finale troppo affrettato. Questo lo condivido, ma onestamente la cosa mi ha pesato pochissimo preso com'ero dagli avvenimenti che si susseguivano nella vigna e dal racconto di Vittorio. Scoprire che la teoria di Ugo sui due Volto Nascosto era corretta, e che addirittura il sostituto era proprio l'amico mi ha decisamente spiazzato, è stato un vero colpaccio di scena e l'ho gradito molto. Nonostante, come detto, tutto quanto si risolve molto velocemente e il lettore non fa in tempo ad assimilare la rivelazione che subito la situazione si evolve velocissimamente traumatizzando ancora di più. Ma quest'incedere veloce attribuisce un ritmo forsennato che può anche essere apprezzabile per il coinvolgimento emotivo.
E l'ultima tavola poi è bellissima, epica, significativa, d'effetto e sicuramente molto simbolica. Alla fine Ugo fa volente e nolente terra bruciata attorno a sè e assume su se stesso il simbolo dell'intera miniserie, sottolineando di esserne stato il vero protagonista.
I disegni di Massimo Rotundo, manco a dirlo, sono eccellenti, meravigliosi. Forse i migliori di tutta la serie insieme a quelli del primo numero e a quelli di Nespolino del # 12.

Franz ha scritto:Vabè, era prevedibile. Sin dal primo numero Manfredi aveva dichiarato che questa miniserie raccontava due storie distinte: la guerra in Africa e l'instabilità mentale di Matilde. Siccome la guerra in Africa è finita due numeri fa con la rivelazione di chi è Volto Nascosto, è ovvio che questi ultimi due numeri servivano solo a concludere l'altra storia. Peccato che così facendo il finale non renda merito all'epicità che è trasparita durante tutta la serie. I nostri due eroi, Ugo e Vittorio, da eroi che erano diventano due ometti che si sfidano a duello per una donna.

Intanto strascichi di conclusione vera e propria della fase africana ne abbiamo anche in questo numero. Poi, non mi pare che solo perchè si sia lontani dalla guerra o dagli intrighi del regno l'episodio manchi di epicità. Ma questo aspetto l'ho sottolineato poche righe sopra ;)

Franz ha scritto:infatti la storia diventa surrealmente melodrammatica, troppo. E l'effetto è amplificato perché è il numero finale della serie.

Anche qui non concordo del tutto: che la situazione diventi melodrammatica ne dò atto, ma non è surreale e il motivo lo spieghi tu stesso quando dici che nonostante per noi (e per Vittorio) non ha senso che Ugo ami così tanto Matilde, effettivamente Ugo ne è proprio innamorato perso. E poi come ho scritto sempre sopra, direi che l'atteggiamento di Ugo è conforme al suo carattere.

Franz ha scritto:Facciamo così: questo era un numero necessario per non lasciare in sospeso la storia di Matilde. Ma il vero Volto Nascosto può considerarsi concluso con il numero 13.

Ma anche no. Il vero Volto Nascosto finisce con l'ultima tavola del quattordicesimo numero. Intanto perchè dove inizia o finisce il "vero" Volto Nascosto lo sa solo Manfredi e se ha scelto di finire la serie così un motivo ci sarà. E poi perchè oltre a parlare di fatti e contesto storici, della guerra, della sconfitta coloniale e della società italiana di fine Ottocento Manfredi parla anche di umanità: non solo con i soldati come dicevamo per i nn. 11-12 ma anche nell'amicizia tra Ugo e Vittorio e nell'amore verso Matilde.

Franz ha scritto:E oltre a questi aspetti emotivi, è una lettura che andrebbe consigliata anche nelle scuole, non tanto per imparare le date e le guerre dell'esperienza coloniale italiana in Africa, ma per far calare i giovincelli italiani in quelle atmosfere, per far comprendere loro cosa significano il valore del patriottismo e contemporaneamente quello del rispetto degli altri popoli, perché noi italiani da quell'esperienza ne siamo usciti sconfitti, e più di qualsiasi altro popolo colonizzatore possiamo e dobbiamo comprendere questi valori.

Verissimo, sono d'accordo al 100%.

Franz ha scritto:Lo stesso vale per Gianfranco Manfredi: la pubblicità in quarta di copertina di quest'ultimo numero consiglia di comprare Magico Vento, ed è una pubblicità molto efficace, perché ho proprio intenzione di darle retta.

Ma poi lo facesti davvero? :P No perchè mi pare sia una serie non certo corta, anche se conclusa da poco...

Franz ha scritto:In rete si comincia a blaterare di un revival di Volto Nascosto, prossimamente... non so se crederci né se sperarci. Manfredi conosce il suo personaggio meglio di tutti noi, e lui sa se il passato (o il futuro...) del guerriero Volto Nascosto possa essere raccontato, e in che forma, e lo stesso discorso vale per il buon Ugo Pastore. Però quello che mi sento di dire adesso a entrambi è "Addio".

Col senno di poi possiamo dire che quei primissimi rumors corrispondevano a realtà e che Ugo Pastore tornerà nella nuova miniserie di Manfredi a fine anno ;) Sono molto incuriosito da Shangai Devil, però non so se comprarla o no: primo, ho letto Volto Nascosto ma non la possiedo fisicamente, quindi mi scazzerebbe invece possedere il "seguito"; è anche vero che sarà sicuramente fruibile indipendentemente da questa, quindi potrei anche farla mia, però sono 18 numeri stavolta! Tutto si risolverebbe se riesco a convincere il solito amico a seguire anche questa, dato che Volto gli è piaciuto :P

Franz ha scritto:[mamma mia, mi commuovo così per una miniserie a fumetti italiana... e quando fra 18 mesi finirà Lost che farò? :oO: ]

Semplice: hai decorato il Sollazzo a tema con tanto di colonna sonora incorporata :P

Tirando le somme: questa miniserie mi ha davvero sorpreso. Come dicevo in apertura, ha i suoi alti e bassi dal mio punto di vista, e posso anche essermi annoiato in alcune scene di battaglie, ma non si può negare che da un lato la forza dei personaggi basta a rendere la storia assai gradevole, sono tutti characters interessanti a loro modo (sì, Franz, per me anche Matilde) e mi interessavo alle loro sorti, e dall'altro l'accuratezza della documentazione storica che Manfredi ha campiuto è sicuramente un importante valore aggiunto alla serie, a maggior ragione trattando di un periodo storico italiano poco esplorato da opere di intrattenimento e non di gloria per il nostro Paese.
Insomma, si avverte la raffinatezza in questo lavoro, dovuta anche alla maggior parte dei disegni (peccato per Burak... :P ) che ben si amalgamavano con la trama e che anch'essi si devono essere basati su ricerche storiche.
Non la mia miniserie bonelliana preferita (Caravan nel mio cuore rimane al primo posto) ma senz'altro un importante vertice raggiunto dal fumetto popolare italiano che ha dimostrato di poter trattare argomenti seri e storici con un'opera qualitativamente alta e narrativamente interessante anche per il "lettore da edicola".
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Francesco F » sabato 05 marzo 2011, 10:06

Dopo più di due anni devo correggermi: si dice "trasparsa", non "trasparita". :muori:

Sulla questione delle raccolte devo deluderti. Sono state fatte anche per Brad Barron e Demian, le prime due miniserie Bonelli :P E credo che la faranno anche per Caravan, e forse la seguirò. Certo se avessi saputo che avrei seguito così tanto e così tante miniserie non avrei mollato con tanta facilità BB e Demian. Mi pento e mi dolgo con tutto il cuore.
Poi...

No, non ho seguito Magico Vento. Ovviamente è una lunga serie, quindi non prevedevo di recuperarla dall'inizio ma di comprare gli ultimi numeri, ma la distribuzione nelle edicole non mi ha aiutato. Spero in un'una imminente ristampa. Forse nel frattempo recupererò il volume della gloriosa collezione di Repubblica.
Quanto alla premonizione sul post-Lost... mammamia, non potevo neanche immaginare cosa sarebbe successo... ho passato la notte a Roma all'ambasciata del Perù (true story) facendo la maratona e guardando il Finale in contemporanea con gli USA, ho messo la colonna sonora al forum, ho comprato il cofano dei Blu-ray da 170 euro, ho comprato l'enciclopedia, ho comprato il doppio cd in edizione limitata della colonna sonora degli ultimi cinque episodi, ho tentato di scrivere un libro con gli utenti del Sollazzo, e ho pianto ogni giorno dal 23 maggio a oggi, rimpiangendo l'assenza di news su Lost dal Comic-Con di San Diego, rimpiangendo l'attesa spasmodica della nuova stagione, e andando in fibrillazione per ogni nuova serie tv dove fanno delle comparsate gli attori di Lost (a proposito, c'è una grandiosa notizia su questo fronte!).
Insomma, mi ha commosso *un po'* di più di Volto Nascosto :P
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Bramo » sabato 05 marzo 2011, 11:36

Lol per il "trasparita", non ci avevo manco fatto caso! :P
E invece non sapevo proprio delle Raccolte per Brad Barron e Demian... errore mio, grazie per l'illuminazione. Se faranno una Raccolta Caravan (non prima del prossimo anno, immagino) devi seguirla assolutamente, e IMHO non te ne pentirai.
Per il resto... lollone per la commozione verso Lost, ma anche per il fatto che sei riuscito a rispondere solo alle cose OT del mio post :P :asd:
E io che ero curioso invece di sapere se in questi quasi tre anni avevi cambiato idea sul finale di Volto Nascosto, oppure se ti rispecchi nelle opinioni scritte all'epoca, se rivaluti la trama di Matilde e il "melodramma da fuilleton" oppure li vedi ancora come cose "inutili" della miniserie... :)
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda Francesco F » sabato 05 marzo 2011, 11:44

Non ho risposto alle cose IT perché alla fine sono preferenze personali. E' a *me* che non è piaciuta tutta la trama feuilletton (e no, ancora non mi piace :P), non era una critica alla serie. Comunque non l'ho ancora riletta, come mi ero riproposto... se è per questo non ho ancora nemmeno finito di leggere Greystorm e Sandman nonostante ormai abbia gli ultimi capitoli da mesi e mesi.
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Re: Bonelli: Volto Nascosto

Messaggioda max brody » martedì 20 settembre 2011, 18:07

Stante l'avvicinarsi dell'uscita di Shanghai Devil, seguito (o pseudo-seguito) delle vicende di questa mini, vi copincollo - aggiornandoli e modificandoli - i commenti da me partoriti ai tempi della lettura dei 14 albi, nell'ormai remoto aprile di quest'anno.


1. I predoni del deserto
Numero introduttivo, atto a spiegare perché e percome il Bel(?) Paese entri in guerra: interessante scoprire come la famiglia Pastore sia inguaiata già dall'inizio nella questione. Molto prattiani i disegni di Parlov (e con "prattiani" intendo dire anche "belli"), e l'occhietto moscio di Ugo fa centro al suo obbiettivo (dare fastidio).
Boh, che altro dire? La ricostruzione storica è o dovrebbe essere ineccepibile (il ritratto di Umberto!), lo stile di Manfredi è il consueto, molto berardiano (ma con meno ironia) e apprezzabile, ma queste son cose già note. Per essere un primo numero è forse un po' lento, ma anche no, in fondo più che il primo numero di una miniserie è il primo capitolo di un romanzo a fumetti.
Interessante il fatto che protagonista e antagonista si incontrino già all'inizio della mini/romanzo, dà il senso della famosa "struttura circolare" che per me è la struttura per definizione.

2. Briganti
Qui si racconta di come Ugo "trovi insieme l'amicizia e l'amore", ma io direi che trova solo l'amicizia, l'amore arriverà fra un po'. Così, se la nobildonna (sulla via della decadenza) risulta ancora un po' frigida, Vittorio De Cesari rulla da subito e fa capire immediatamente che il suo non sarà un ruolo da semplice comprimario. Anzi, il flashbackino di Volto Nascosto sembra quasi voler porre un confronto a distanza fra l'ufficiale e il probabilmente lebbroso ex-fabbro. Ma sarà davvero lebbroso? Perché Menelik II si stupisce? E perché Menelik II non assomiglia granché al Menelik dell'albo precedente?
Menelik a parte, il romano Rotundo fa un buon lavoro, molto bella la Roma di quei tempi, a metà strada fra la gloria del tempo che fu e la zozzeria (oggi predomina la seconda)... all'epoca non c'ero, ma mi fido di Rotundo. Per esperienza diretta, invece, posso dire che la parlata non è proprio aderente al romanesco... si poteva fare un po' meglio (un bandito borgataro che dice "baccano"... ho i miei dubbi).
Morale: dopo l'inizio quasi in medias res, un numero di passaggio... meglio subito che dopo, ovviamente.

3. Amore e morte
Puro feuilleton: lui ama lei che ama l'amico di lui che però si sacrifica per la causa ma è contento di farlo e lascia lei a lui che però tiene le distanze perché lei in fondo lo apprezza ma non lo ama. Soap opera, ma c'é il sottofondo storico-politico, quindi diventa feuilleton. Ed è giusto, un omaggio al (sotto)genere nel quale vuole collocarsi la miniserie era doveroso. Feuilleton dai tempi narrativi molto stretti (come da tradizione) nel quale primeggia Matilde Sereni, che da frigida nobildonna scopriamo essere paranoica prima e depressa psicolabile poi (nell'albo successivo). Nel mentre, il confronto a distanza fra Volto Nascosto e Vittorio vede in vantaggio il primo, che conferma di possedere un onore, mentre Vittorio si mostra più cinico di quanto apparisse in precedenza (a quanto pare si "riscatterà" in Africa). Nel frattempo, Marino disimpara il romanesco. Tutto questo condito dagli adeguati disegni di Nespolino, forse un po' statici, ma molto dettagliati.

4. Amba Alagi
Mini-struttura circolare: dal massacro di Cassala a quello dell'Amba Alagi. In mezzo, due sequenze cruciali come l'inquietante (ma storica) bevuta del sangue di vacca e la trasformazione di Marino (che dopo aver imparato l'italiano corrente, cambia acconciatura ed aspetto): che sia lui Volto Nascosto?
Peccato per l'errore, perché per il resto il debuttante (all'epoca) Baruk fa un bel lavoro, con il suo stile "polveroso" a metà fra Sicomoro e Tacconi, particolarmente adatto al contesto.
E Vittorio vs Volto (da ora VvV)? Il primo "riscatta con onore una tragica sconfitta", ma a me sembra pura formalità. Comunque Volto viene zittito dalla regina Taitù, pertanto, per quanto mi riguarda, Vittorio pareggia il confronto dell'albo precedente.

5. La fortezza
Nell'articolo introduttivo si parla della piuma dell'elmetto dell'uniforme-come-avrebbe-dovuto-essere, ed ecco che sull'elmetto di Vittorio compare la piuma, salvo poi scomparire nell'albo successivo. L'importanza del paratesto :P .
Non ho molto altro da dire: albo molto scorrevole e interessante, VvV finisce in parità (ma Volto ne esce ridimensionato), compare il ras Maconnen (che è un altro che fa un po' come gli pare), si festeggia il capodanno, Ugo continua a fare la balia e a parlare con Antonelli e Leomacs disegna molto bene. Che volere di più? (risposta: il n.6)

6. Gli eroi di Macallé
BANG! BANG! SPRAANG! BOOOM!! SWISH! ZOC! Un albo che sembra scritto trent'anni fa, coi disegni squisitamente retrò di Diso (imperfezioni incluse) e con trovate che avrebbero fatto la felicità di G.L.Bonelli: il trasporto del cannone, Vittorio infallibile cecchino... e va benissimo così! Anche perché il tutto è mediato dagli inserti storico-politici (l'intervento di Costa, primo socialista in Parlamento) e dal finale in cui Volto "riequilibra" l'albo precedente ridimensionando Vittorio. Siamo sempre in parità, dunque. E Ugo? A quanto pare, nel prossimo numero dovrebbe ritornare ad avere un ruolo di primo piano, magari con Marino, tornato finalmente al suo aspetto originario ma ormai dimentico della parlata locale (avrete capito che la cosa non mi va giù).

7. Il fantasma
E' il momento del gotico, come da manuale del feuilleton. E Manfredi non si lascia sfuggire l'occasione per un albo di svolta, che chiude, per il momento, la sottotrama di Matilde e si concentra su quella abissina, restituendo linfa vitale al personaggio di Ugo, messo in disparte nella "trilogia di Vittorio" precedente. Interessante notare come, alla fine, riguardo a Matilde, Ugo arrivi a fare suoi i propositi di Vittorio e si rivolga al lombrosiano che tanto lo disgustava (anche se la contessa non andrà in manicomio). Interessante notare anche come il "fantasma" del titolo aleggi, in realtà, per tutto l'albo, anzi, probabilmente aleggia più in Africa che a Roma: difatti Vittorio vede Volto come una figura quasi mistica (il fatto che lui voglia smascherarlo per ridurlo a semplice uomo implica un riconoscimento al potere della maschera) e fantasmatica, in un certo senso, è anche la condizione dei militari italiani e degli ascari alleati (Baratieri febbricitante, morale sotto le scarpe, ecc.).
Tutto questo disegnato dal - è proprio il caso di usare questo aggettivo - solito, buon Freghieri (anche se non il migliore, ma il miglior Freghieri risale a vent'anni fa). Tutto sommato sono contento che ci sia stato spazio anche per lui, un po' di Dylan Dog ci voleva, visto anche il passato di Manfredi su quella testata. A questo aggiungiamoci che Marino ha avuto finalmente il ruolo che meritava, riuscendo addirittura a spiccicare qualche parola in vernacolo (ormai m'ero rassegnato), ed ecco un altro albo che, nel suo insieme, mi è piaciuto alquanto e assai.
[p.s.: un giorno o l'altro dovrò giocare a riconoscere i politici di pagg.91-92, benché temo che siano quasi tutti inventati.]

8. La strada per Adua
'Azz, ad un certo punto credevo che sarebbe arrivato di colpo il 1°Marzo, tanto il ritmo stava accelerando, invece no. In effetti l'albo parte molto lentamente, pare quasi voler perdere tempo: prima il finto "mistero dell'ospite misterioso", poi il sogno (che mi sembra più enigmatico di quel che probabilmente sarà), poi la gita di Ugo e Sim che cita il n.1, quindi la verbosa riunione dei generali italiani (che, come da tradizione, si fanno le scarpe a vicenda)... insomma, 'sta battaglia sembrava non arrivare mai (la cosa è probabilmente voluta, quindi sta bene così). Poi, ad un tratto, puf!, tutti in cammino. Non per niente il titolo è "La strada per Adua": subdolo Manfredi! Affascinante, comunque, la lunga sequenza della mini-carovana italiana composta da personaggi vecchi e nuovi; al contrario, un po' troppo breve, rispetto al modo inquietante in cui inizia, quella con Ugo imprigionato. Ma tant'é, Adua senza Ugo che Adua sarebbe? Puro romanzo seriale d'avventura, questa mini, anche negli antagonisti secondari, che, com'é noto, spesso sono più viscidi degli antagonisti ufficiali: e Ras Sebath e Agos Tafari sono proprio delle canaglie!
Per quanto riguarda i disegni, ammetto che avrei preferito 14 disegnatori diversi, un paio di mysteriani, magari, come Filippucci od Orlandi, piuttosto a loro agio con ambientazioni simili. Respect, comunque, per Nespolino, che fornisce una seconda buona prova, forse leggermentissimamente più imprecisa ma meno statica della prima (per la serie: w la pignoleria)

9. Pioggia di sangue
Ah, c'é la cartina! Per fortuna, perché leggendo il fumetto non avevo capito granché di dove e come fossero dislocati i vari monti. Numero un po' così, è molto avvincente e al tempo stesso mi ha un po' annoiato: nel senso che è praticamente tutta battaglia, e, si sa come sono le battaglie, vista una viste tutte. Inoltre ci sono quasi tutti i personaggi del n.6 e, boh, insomma, ho avuto una sensazione di dejà vu per buona parte dell'albo. Ma è stato interessante scoprire il destino dei vari personaggi. Insomma, una contraddizione dopo l'altra, anche dal punto di vista dei disegni, tanto imprecisi all'inizio quanto dinamici e godibili poi, quasi Matteoni avesse preso confidenza man mano col prosieguo dell'albo.

10. Il presidio
Paragnosta d'un Manfredi! Nella rubrica dice che il segreto di Volto Nascosto verrà svelato solo nell'ultimo numero (e io addirittura ricordavo certe interviste ove diceva che il volto non si sarebbe mai visto), ed invece :oh:
Vabbé, chiaramente s'era capito quale fosse il "segreto" di Volto (perlomeno quello apparente), e per ora non è invalidata la teoria sul suo rapporto a distanza con Vittorio, che mi frulla in mente dal n.4 o giù di lì, e che, per inciso, potrebbe avere una piccola conferma nel sogno allegorico di Ugo (se le cose rimarranno così).
Detto questo, Manfredi è decisamente in vena di burle, in questo numero, se, oltre a quanto scritto sopra, nella rubrica accenna alla tolleranza di Menelik e consorte nei confronti di Agos Tafari e Ras Sebath e poi li fa morire a pag.10 :P ; per tacer del fatto che, nel giro di un albo, si passa da un evento cruciale come Adua al militare pappone: come a dire, c'é la Storia e la storia, anzi, le storie, e sono le seconde a portare avanti la prima (e questo spiega perché sottolineare la mancata partecipazione di Ugo alla grande battaglia).
Sorpresa per sorpresa (almeno per me), ai disegni torna Burak, con alcuni primi piani un po' incerti, ma sempre sulla media positiva della sua precedente apparizione.

11. Il prigioniero di Menelik
La miglior copertina (finora) della serie nasconde un albo alquanto straniante: innanzitutto c'é di nuovo Burak, poi Manfredi dedica mezza rubrica a Baldovino IV (perché portava la maschera, e invece no, è un'invenzione del film), ma è soprattutto la sceneggiatura ad essere costruita in modo da suscitare sensazioni degne di Ai confini della realtà. Si comincia mostrando alcuni prigionieri italiani impiccati, e non si ha il tempo di pensare "azz! poracci!" che si scopre che erano scappati ed avevano seccato alcuni autoctoni. Ed è un po' il leit-motiv dell'albo, questo del "ribaltone", con cui viene fatta credere una cosa ma poi succede il contrario. Quindi ecco francesi che sembrano amare la caccia, e invece no, che sembrano cospirare, e invece no (e invece sì, e invece no), mendicanti che sembrano voler mendicare, e invece no, regine che sembrano non volersi mostrare, e invece sì, Vittorii che paiono irraggiungibili, e invece no, Volti Nascosti che sono esausti, ma sembrano riacquistare vigore, e invece no, Ughi Pastori che si scoprono borgatari, e invece no. Condiamo tutto questo con sogni mistici (ma stavolta a sognare è Vittorio), realistiche ricostruzioni storico-sociali e con il mistero dell'instancabile Mohammed (ma quanto cammina 'sto ragazzo?) ed ecco un albo ambiguo quanto basta a renderlo uno dei migliori della mini.

12. La liberazione
Allora, la rubrica mi ha mandato in paranoia totale: dice che La Stampa pubblicò un'intervista ad Augusto Franzoj prima di Adua, nella quale si parla, in qualche modo, del mistero di Volto. Allora vado su questo meraviglioso sito, mi guardo un po' di scansioni d'epoca, ma l'unica cosa che scopro è che Franzoj si è suicidato nel 1911 (12 giorni prima di Salgari). Su Volto niente.
Ecco, Volto. Onestamente non ho un'opinione in proposito: ormai tutto è possibile. Potrebbero esserci due Volti Nascosti, uno malato e l'altro no; oppure potrebbe essere bianco, addirittura italiano (il marito di Matilde? Aveva un marito? Boh); Ugo o Vittorio potrebbero prendere il suo posto. Addirittura mi è venuto in mente che potrebbe trattarsi di uno djinn (spiritello maligno il cui nome deriva dall'aramaico "nascosto"). Se indizi sono stati sparsi negli albi sino a qui, questi dovrebbero essere i sogni; i comportamenti di Volto (o "dei Volti") sono analizzati proprio da Ugo in quest'albo, e se Ugo fa un'ipotesi questa o si rivela falsa (Mohammed al posto di Volto), o non è un mistero (la lebbra, svelata già nel n.2).
Tanto più che pare che Volto (o "un Volto") abbia pedinato i nostri in Italia, e a 'sto punto può essere davvero sia un secondo VN, sia uno djinn, sia un'illusione ottica. Pertanto sospendo ogni elucubrazione mentale, tanto manca poco alla fine.
Ad ogni modo, i nostri eroi tornano sani e salvi, e già si riaffaccia lo spettro di Matilde sul rapporto fra Ugo e Vittorio. Certo che alla fine comandano sempre le donne, indirettamente o direttamente che sia, altro che suffragette: fra la regina Taitù, che bacchetta pure il marito, e Matilde, inconsapevole (ma neanche tanto) causa di tormenti sentimentali e interiori (nonché di viaggi), qua gli uomini fanno solo la figura dei fessi, come sempre -_-

13. Medaglia d'oro
Tutti pazzi! Vittorio ammazza tutti, Ugo è tormentato da Volto, Matilde vabbé ormai la conosciamo, Verruca pure ha gli incubi, e Masini per dar retta a Lombroso tanto normale non dev'essere :mah:
Scherzi a parte, è curioso notare come colei che ha dato il via a tutte le vicende sia quella che sta meglio (anche se dubito guarirà del tutto), mentre gli altri, uomini tutti d'un pezzo, stanno perdendo leggermente il controllo: Ugo che si fa sorprendere come un niubbone da un brigante, non è da lui. Poco male, perché questo, in extremis, sembra riportare alla normalità Vittorio, che pareva un reduce dal Vietnam e, come Rambo, era deciso ad eliminare la marmaglia dalle strade (e nemmeno vi riesce). Bel parallelismo fra penultimo e secondo albo (riecco la struttura circolare), dunque, impreziosito da una copertina inutilmente d'impatto ma splendidamente costruita sul dualismo luce-oscurità, e dai disegni morbidi ma in grado di rendere bene la lucida follia dei vari personaggi, seppur, qua e là, alcuni volti appaiano un po' deformi (ad es. pag.87 ultima vignetta).
E ora il gran finale, reso ancor più incerto... dalla suora.

14. Dietro la maschera
E alla fine
Volto è Vittorio. Ma solo dal n.8 in poi. La risoluzione del mistero è quella più prevedibile, quindi, ma niente di male. Alla fine, djinn a parte, non c'erano molte altre soluzioni (almeno per me): secondo i topoi del genere, doveva essere qualcuno di conosciuto, ma non un personaggio minore, quindi poteva essere solo Vittorio. Ugo no perché sapevo già di Shanghai Devil, e non ce lo vedevo a fare l'africano in Cina (e invece lo farà, ndimax); se volete farvi qualche risata, ammetto di avere sospettato per qualche minuto di: un essere soprannaturale (lo djinn), poi di un "complotto" delle donne (Matilde e Sandra) e del conte Antonelli, infine di Verruca. E' che ad un certo punto della serie Manfredi ha cominciato a parlare di 'finale sconvolgente' e sono partito per la tangente; ma sospettavo che si sarebbe andati a parare su Vittorio. In fondo è giusto così: anche l'amico che si vota al "male" e poi si "pente" è un topos, e Manfredi, da narratore consumato qual é, in questa mini i topoi ce li ha messi un po' tutti. E' un topos anche il suicidio per amore, perché quello di Matilde era amore, né per Ugo né per Vittorio, ma per entrambi. Non per niente i due sono due facce della stessa medaglia (d'oro): simili ma diversi, e complementari.
Un po' come i Jack Shepard e John Locke di Lost: al primo non importa niente dei misteri, il secondo trova il senso della sua esistenza solo in essi. Eppure, il secondo muore dopo essersi sacrificato, senza ottenere nulla di concreto; il primo prende il suo posto e vede il cuore dell'isola. Ecco, allo stesso modo, Vittorio vuole vedere la faccia di Volto, ma non vi riesce; in compenso, prende il suo posto, mentendo a tutti, per poi finire depresso e morto ammazzato dall'amico/nemico. Ugo, che aveva altri interessi (materiali e commerciali), vede il vero Volto smascherato, salva l'amico e alla fine prende il posto di entrambi. (tutti topoi anche questi)

Insomma, Manfredi racconta una storia già raccontata milioni di altre volte, "camuffandola" con maestria: in fondo, lo dice lui stesso nella rubrica, raramente la Storia è "Magistra vitae", si tende a rifare sempre le stesse cose. E così ecco che la Storia (avventura coloniale italiana) e la storia (vicende di Ugo, Vittorio, ecc.) diventano metanarrativa.
Conoscendo il pragmatismo dello sceneggiatore in questione, questo sì che è sconvolgente: diavolo d'un Manfredi!
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Ottimo lavoro.
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