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[Bonelli] Caravan

Editore che ha dato i natali ad alcuni dei personaggi più iconici della tradizione fumettistica italiana, toccando tanti generi diversi ma con uno stile unico e inconfondibile.

Bonelli: Caravan

Messaggioda Bramo » venerdì 12 giugno 2009, 21:46

Caravan # 1 – Il Cielo Su Nest Point (Medda, De Angelis)

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In un periodo in cui diverse case editrici italiane di comics varano nuove miniserie a go go, eccone un’altra molto interessante, il cui primo numero esce in questo mese di giugno, pubblicata dalla Bonelli: Caravan.
Ideata e sceneggiata da Michele Medda (Nathan Never), questa mini si protrarrà per 12 numeri con uscita mensile, al costo di euro 2.70 a numero. Questo primo numero è disegnato da Roberto De Angelis.

In breve, come si è letto da moltissime parti, Caravan è un racconto corale, cosa molto inusuale per la Bonelli, cioè dove non c’è un eroe ma un insieme di persone comuni che agiscono. Quindi tutti sono protagonisti. Ogni numero si focalizzerà su qualcuno in particolare, oltre che portare avanti la macrotrama principale.
Ma qual è? Semplice: la cittadina di Nest Point, in America, è spettatrice di uno strano fenomeno – atmosferico? – nel cielo (nuvole strane), in seguito al quale la mattina successiva tutti gli abitanti vengono obbligati dall’esercito ad abbandonare la città, mettendosi in viaggio in una colonna di automezzi. Il perché non è dato saperlo, la natura del fenomeno nel cielo che aveva anche provocato un black-out nemmeno. Si sa solo che bisogna andare. Chissà dove.

Questo primo numero mi ha appagato. Il bello è che del fulcro della miniserie, cioè dello sbrodolamento che ho fatto nelle righe sopra, c’è poco o niente in questo primo albo. La storia si concentra sulla presentazione dei personaggi, a partire dalla famiglia Donati (italiani emigrati in America), il cui figlio Davide in questo primo numero è il narratore, attraverso i flashback dal suo diario in cui rievoca la causa della loro odissea. Ma insieme a lui, i suoi genitori e la sorellina, altre famiglie e figure vengono introdotte, come Jeff il medico o lo sceriffo.
Oltre a far ciò, questo primo numero ci narra una vicenda drammatica che si consuma in casa Donati, mentre il cielo assume quello strano aspetto. Segno di quello che Medda diceva nelle varie interviste: c’è la macrostoria, ma ogni numero sarà autoconclusivo nel senso che avrà una vicenda che inizierà e si concluderà in quell’albo. Questa è abbastanza dotata di pathos, ma penso che le prossime che saranno ambientate durante il viaggio siano ancora più interessanti e magari più immerse nella vicenda generale.
Per il resto, primo numero più che buono. Come dicevo, i personaggi sono presentati, si capisce chi è il narratore (e quindi dal mio punto di vista il più protagonista tra i protagonisti), c’è un po’ di azione nella vicenda che si conclude nell’albo ed è introdotta la macrostoria. Ecco, forse l’unico neo è che è poco lo spazio dato al mistero del cielo, e i militari arrivano a sgombrare solo nelle ultime pagine. Cioè, il grande tema è relegato alla seconda parte del numero. Ma ci può stare, in fondo il tempo per sviscerarlo c’è eccome, e questo è solo il numero introduttivo.
Ovviamente gli stilemi delle serie televisive degli ultimi anni si sentono (non è un male), ma sono sicuro che la storia potrà prendere pieghe inaspettate.

Copertina di Emiliano Mammucari molto bella, d’effetto e accattivante. Bello il logo. Editoriale di Sergio Bonelli che dice che amano tenersi sul classico ma a volte piace sperimentare anche da quelle parti, e introduzione con citazioni colte. Alla fine, carrellata a colori delle testate della casa editrice che accompagneranno i lettori nei 3 mesi estivi. Per uno che di Bonelli non legge nulla è un po’ poco interessante, ma perlomeno contiene le copertine, i titoli e un accenno di trama dei prossimi 2 numeri di Caravan, il che mette la giusta acquolina in bocca.

Acquolina che, mischiata a quello che ho potuto leggere e ammirare (mi sono piaciuti i disegni di De Angelis) da questo numero, mi spinge a prendere almeno i prossimi due numeri. E con quelli vedrò se l’appeal rimane e in tal caso completerò la miniserie.

Next, Il Ribelle... dalla preview sull'albo e sul sito la cosa si fa interessante, e si vede che ogni copertina è dedicata a un personaggio diverso a seconda del protagonista di quella particolare storia.
Ultima modifica di Bramo il sabato 08 gennaio 2011, 13:42, modificato 4 volte in totale.
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » mercoledì 15 luglio 2009, 13:57

Caravan # 2 – Il ribelle (Medda, Raffaele)

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Molto molto buona. Ecco quella che si dice una buona storia, che mi ha soddisfatto perché contiene tutto quello che le serviva. A chiusura dell’albo non resta niente di inappagato, ma si rimane anzi contenti di una lettura più che piacevole.

Dopo le prime tavole in cui vediamo la famiglia Donati sulla strada insieme a tutti gli altri cittadini di Nest Point, tramite il diario di Davide possiamo vedere più nel dettaglio quello che nelle ultime pagine dello scorso numero ci era stato raccontato velocemente, cioè lo sfollamento della città da parte dei militari. E Medda dimostra grande bravura nel raccontare le emozioni che colpiscono i Donati, e le loro azioni. Prima sgomento, poi tentativi di reazione facendo l’unica cosa possibile: seguire le istruzioni dei militari. Non mi ha molto convinto solo la reazione di Davide, forse troppo esagerata e che non si incastra bene nella narrazione.
Andando a procurarsi alcuni generi alimentari, poi, il nostro Davide incontrerà una ragazza, Jolene, e se ne innamora. Elemento interessante e narrato nel resto dell’albo, con poca invasività.

Ma il cuore del numero è colui che dà il titolo all’albo, cioè il motociclista Stagger, che vediamo tanto nel flashback quanto nel presente. Come dice una cittadina, “sembra uscito da Easy Rider”, “l’hanno scongelato da un frigo degli anni ‘60”.
In effetti il tipo incarna un po’ l’animo dei ribelli (appunto) tipico degli anni ‘60/’70, quando lo spirito soprattutto dei giovani si riconosceva in rivoluzioni e rivendicazioni di libertà. Con la giacca di pelle, la bandana in testa e a cavallo della sua motocicletta non può che catalizzare l’attenzione, e anche per Davide è così che lo vede subito come un guru, checché ne dica suo padre.

E’ ormai chiaro che Medda tramite il misterioso avvenimento accaduto a Nest Point e il relativo esodo che i cittadini devono compiere vuole raccontare storie di vite. Sì, delle vite di alcune persone del tutto comuni che ci svelano le loro caratteristiche e particolarità in una situazioni “al limite” come questa. In pratica, quello che è stato fatto in “Lost”.
Curioso che Medda per il secondo numero decida di parlare di questo Stagger, che non è un cittadino di Nest Point, ma solo un ex fidanzato della madre di Jolene che è tornato il giorno prima. Insomma, non un “regular”, usando la terminologia che Grrodon usa nel topic di “Lost” (Mi chiedo se non debba fare anch’io un Diario Misteri per Caravan…). Segno di originalità, certo, ma è anche un’abile mossa da parte dell’autore di poter mettere in luce l’oppressività dei militari, il fatto che non sono poi così “buoni” come vogliono far credere e che per tenere tutti uniti sono disposti a tutto. Chi meglio di uno che vede nell’autorità di qualunque genere (ancor di più l’esercito, quindi) il male e la repressione della libertà individuale per loschi fini?
Ne esce un personaggio molto interessante e che chiaramente affascina, come tutti gli individui di questo tipo.
Da notare le citazioni dirette al film Easy Rider e a Dennis Hopper a Peter Fonda.

Sul fronte “avanzamento del tema principale” si fanno pochi passi avanti: si sottolinea il fatto che l’esercito non è autorizzato a rivelare il motivo dell’evacuazione né la meta dove la carovana è diretta. E ci si focalizza sul fatto che i cittadini devono restare tutti uniti, nessuno deve allontanarsi o fermarsi senza permesso, pena gravi ripercussioni da parte dei militari. Gli elicotteri silenziosi che seguono sempre la carovana sono un chiaro avvertimento. Insomma, poche informazioni in più, continua ad aleggiare il mistero, ma la miniserie è lunga e di tempo ce n’è per chiarire il tutto. E intanto ci godremo le storie degli altri protagonisti.

Ai disegni stavolta c’è Stefano Raffaele. Non lo conosceva, ma ho letto che ha lavorato anche per Marvel e DC, e che raramente ha disegnato per fumetti Bonelli. Il suo tratto qui è convincente, non sembra costretto o limitato dalla gabbia bonelliana e crea splendide tavole. Tra l’altro non so se è lui o se è una disposizione di Medda far avere a Davide tutte magliette che inneggiano all’Italia, capisco l’identità in terra straniera però…
Anche la copertina è molto d’effetto, mi piace anche di più di quella del #1 (e anche della prossima…). Complimenti quindi a Mammucari.

Come articoli, c'è un "Nel numero scorso...", sorta di riassunto delle puntate precedenti, di "Previews, on Caravan" che serve a mostrare quanto è successo prima del presente numero. Bene, utile. e l'editoriale parla e spiega le citazioni ai film menzionati nella storia e la tipologia di personaggi a cui si ispira Stagger.

Insomma, un fumetto veramente bello e che avrà l’aspetto di una vera e propria graphic novel, una volta finito. Io ormai sono convinto di leggere tutta l’avventura, mi soddisfa molto più delle due della Star Comics e stiamo pareggiando con David Murphy 911, anche se qui è tutto trattato in maniera da differenziarla da tutte queste.
E allora non fate i miscredenti, voi: Bonelli o non Bonelli, questa mini è bellissima. Se vi piace “Lost” vi piacerà Caravan!E se non vi piace "Lost" Caravan potrebbe piacervi comunque perchè qualche differenza a livello narrativo ce l'ha! Quindi fiondatevi in edicola! ;)

Next, La parola di un leader… e promette più che bene!
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Francesco F » mercoledì 15 luglio 2009, 14:55

Bramo ha scritto:E allora non fate i miscredenti, voi: Bonelli o non Bonelli, questa mini è bellissima. Se vi piace “Lost” vi piacerà Caravan!E se non vi piace "Lost" Caravan potrebbe piacervi comunque perchè qualche differenza a livello narrativo ce l'ha! Quindi fiondatevi in edicola! ;)

ah no, non mi freghi, a me restano ancora i pregiudizi su questa serie (in particolare la sua ambientazione postapocalittica)
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda rensel » mercoledì 15 luglio 2009, 15:37

Ma non ha un'ambientazione post-apocalittica. Non sembra essere morto nessuno. Semplicemente qualcosa sta succedendo e non si sa bene cosa.
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Tyrrel » mercoledì 15 luglio 2009, 15:52

Io in realtà non ho bisogno di seguire l'esortazione di Bramo, visto che sto seguendo Caravan dal primo numero. :)
Che fin da subito mi ha ispirato fiducia, per via del suo creatore, Michele Medda, che ho avuto modo di apprezzare più volte sulle pagine di Nathan Never (serie che non seguo con regolarità, ma della quale possiedo diversi numeri[a proposito, a Luglio è iniziata la Grande Ristampa di NN che proporrà tre storie per volta]), ma anche per quel poco che traspariva di questa mini-sere. Che fin da subito si è dimostrata essere qualcosa di totalmente nuovo e differente da quanto finora pubblicato dalla Sergio Bonelli Editore. Infatti la serie abbandona i "canoni" bonelliani per percorrere strade narrative differenti, con una storia incentrata non su un eroe o un antieroe, ma su un gruppo eterogeneo di personaggi principali (la famiglia Donati), ai quali in ogni numero si uniscono dei co-protagonisti differenti. Una bella novità sono anche le cover, davvero molto belle grazie ai disegni di Emiliano Mammucari e ad un'impostazione grafica innovativa rispetto al solito standard bonelliano.

Il primo albo mi aveva molto soddisfatto, mi sono piaciuti sia i personaggi e l'idea di introdurli mostrando le loro vite nelle ore precedenti l'arrivo delle Nubi, sia il modo in cui si è verificato il Fenomeno e le conseguenze da esso causate. Medda è stato davvero bravo nel realizzare una sceneggiatura che introducesse bene storia e personaggi, e la scelta di del bravo De Angelis ai disegni si è mostrata proprio azzeccata.
Ma se un primo numero ha il compito di introdurre bene la storia e di catturare l'attenzione dei lettori, il secondo è quello della confermarsi. Cosa che avviene con questo "Il Ribelle", nel quale la storia prosegue prima con un flash back nel quale ci vengono mostrate, in una maniera molto realistica e coerente, le ore successive all'annuncio dei militari di evacuare Nest Point introducendo anche la figura di Stragger, e poi con il viaggio della carovana verso una destinazione ancora ignota. Il tutto, come nel primo numero, raccontato per voce di Davide, che dalla partenza ha iniziato a scrivere un suo diario personale. Bello il personaggio di Stragger, la cui entrata in scena permette anche di introdurre i personaggi di Carrie e Jolene Shawnessy, che riesce a lasciare il segno anche se la sua storia si conclude in questo numero, con tanto di colpo di scena finale sul suo passato. Aumentano poi le domande e i misteri sulle Nubi, su quel che accade ed è accaduto nel resto del Mondo, sulle intenzioni e i modi dell'esercito. Bravo poi Stefano Raffaele, che riesce non fa rimpiangere i disegni di Da Angelis. Insomma, personalmento l'ho trovato un buon secondo numero che mi ha convinto definitivamente ad unirmi alla carovana di automobili, camper e caravan partita da Nest Point verso l'ignoto.



Come dice una cittadina, “sembra uscito da Easy Rider”, “l’hanno scongelato da un frigo degli anni ‘60”


Se non sbaglio, la cittadina è Tracy Weinberg, amica di famiglia dei Donati...

Mi chiedo se non debba fare anch’io un Diario Misteri per Caravan


Ammetto di averci pensato anch'io, e già dopo aver letto il primo numero. Elementi misteriosi ce ne sono, ma si può anche attendere di vedere cosa salta fuori nel prossimo numero.

Gli elicotteri silenziosi che seguono sempre la carovana sono un chiaro avvertimento.


Ecco, a me ha colpito il fatto che Davide abbia notato che gli elicotteri "quasi non facciano rumore". Che si tratti di un effetto collaterale delle Nubi?

Tra l’altro non so se è lui o se è una disposizione di Medda far avere a Davide tutte magliette che inneggiano all’Italia, capisco l’identità in terra straniera però…


Credo proprio che sia un'idea di Medda, vista anche quella t-shirt con la scritta "Greetings from Sardinia" ;)

Come articoli, c'è un "Nel numero scorso...", sorta di riassunto delle puntate precedenti, di "Previews, on Caravan"


Nel caso "Previously on Caravan" ;)
Comunque i raffronti con Lost valgono tanto quanto, alla fine come hai già detto tu, che piaccia o non piaccia Lost dategli una possibilità.
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Tyrrel » mercoledì 15 luglio 2009, 16:06

rensel ha scritto:Ma non ha un'ambientazione post-apocalittica. Non sembra essere morto nessuno. Semplicemente qualcosa sta succedendo e non si sa bene cosa.


Si infatti, di apocalittico per il momento non c'è nulla. Il Fenomeno delle Nubi non ha causato morti, e dal punto di vista dei cittadini (e anche del lettore) non esiste nessun pericolo. L'esodo da Nest Point non è una fuga ma una "deportazione" organizzata dall'esercito non si sa bene per quale motivo.
Se qualcuno ha pensato al serial tv Jericho, come ha scritto lo stesso Medda nel blog:"Jericho non ha nulla in comune con Caravan, né nello spunto iniziale né nella struttura."
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Francesco F » mercoledì 15 luglio 2009, 16:09

rensel ha scritto:Ma non ha un'ambientazione post-apocalittica. Non sembra essere morto nessuno. Semplicemente qualcosa sta succedendo e non si sa bene cosa.

è uguale, l'effetto ricercato è lo stesso. La cosa che in realtà mi stupisce è che ci sia un "mistero", cosa cui non si è mai accennato durante la promozione. Ma comunque stiamo parlando di italiani, non mi fido, non credo sarà un mistero interessante... c'è qualcosa sotto... poi magari no, buon per lui e per voi. Però io personalmente non mi imbarcherò in questa miniserie... doveva partire con ben altri presupposti per interessarmi (e anche alcune delle serie partite con presupposti interessanti poi mi hanno deluso, leggasi Brad Barron e Demian). Lascio la palla a voi, vediamo come va...
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Tyrrel » mercoledì 15 luglio 2009, 16:36

Elikrotupos ha scritto:è uguale, l'effetto ricercato è lo stesso. La cosa che in realtà mi stupisce è che ci sia un "mistero", cosa cui non si è mai accennato durante la promozione. Ma comunque stiamo parlando di italiani, non mi fido, non credo sarà un mistero interessante... c'è qualcosa sotto...


Lol, e cosa dovrebbe esserci sotto?
Poi posso capire la diffidenza, ma vedi le serie che hai citato tu nascono con l'intento dichiarato di essere in linea con la tradizione Bonelli (forse più BB che Demian, e infatti per come è strutturato io sempre pensato che potesse essere una buona serie potenzialmente infinita) e capisco la delusione se ti aspettavi qualcosa di diverso. Caravan nasce invece vuole essere qualcosa di nuovo e anomalo per la casa editrice, e già ha dimostrato di esserlo.
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » giovedì 16 luglio 2009, 17:46

Quoto Tyrrel! Più o meno in tutto quel che dice, virgolo più virgola meno.
Ho notato infatti che hai percepito più o meno le stesse cose che ho raccolto io dalla lettura dei primi due albi, e con uguale soddisfazione :)
Per il Diario Misteri... sì sì, non c'è mica fretta, se nel prossimi numero o nei prossimi 2 verranno fuori più domande o verranno meglo contestualizzati i misteri seminati fin d'ora si può anche fare, sennò pace amen, non è così necesario e il punto dei misteri lo faccio comunque nelle mie recensioni.
Per Tracy Weinberg hai ragione, Tyrrel: l'avevo riconosciuta, ma non avevo voglio di cercare il nome sul primo numero :omg: Però è invece importante che Medda non abbia messo una a caso, ma abbia confermato la continuity dei personaggi nella storia.
E sì, anch'io quando ho letto sulla maglietta il riferimento alla Sardegna ho pensato che il fautore fosse proprio il sardo Medda... ma potrebbe anche essere un omaggio fatto da Raffaele... però penso che sia un'indicazione di Medda, alla fine.
Per il Previously... sì l'ho scritto sovrappensiero, hai ragione tu, ora lo correggo (tanto rimane il tuo quote a ricordare il mio sbaglil, quindi :P)
Inoltre quoto l'ultimo post, io di Bonelli ho letto poco ma conosco l'impostazione tipica e qui è davvero diversa. Il che rende tutto l'esperimento interessante. Continuity più o meno stretta, un mistero che io non dubito che sarà interessante (anche se italiano... Medda mi convince molto come sceneggiatore, infatti, e ho fiducia in lui). Come ho fiducia nel progetto, del resto. La narrazione mi colpisce, il mistero ti tiene attento alla situazione e intanto hai spaccati di vita, in xui un po' tutti sono protagonisti...più rivoluzionario di csì, in un fumetto italiano! E' la miniserie (tra le poche che sto leggendo) che davvero si differenzia dalla struttura tipica degli albi a fumetti italiani stile Bonelli e Star Comics. E questo cambiamento mi gusta :)

Eh sì Elik, quando più si andrà avanti e più migliorerà ti mangerai le mani (così se poi invece prende una brutta piega e scade, tu mi rinfaccerai queste righe sbattendomelo in faccia con fragorose risate! :omg: )
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Tyrrel » lunedì 20 luglio 2009, 08:13

Bramo ha scritto:Inoltre quoto l'ultimo post, io di Bonelli ho letto poco ma conosco l'impostazione tipica e qui è davvero diversa. Il che rende tutto l'esperimento interessante. Continuity più o meno stretta, un mistero che io non dubito che sarà interessante (anche se italiano... Medda mi convince molto come sceneggiatore, infatti, e ho fiducia in lui). Come ho fiducia nel progetto, del resto. La narrazione mi colpisce, il mistero ti tiene attento alla situazione e intanto hai spaccati di vita, in xui un po' tutti sono protagonisti...più rivoluzionario di csì, in un fumetto italiano!


In realtà, non è di solo continuty che si vive. Cioè, indubbiamente è un aspetto che apprezzo, soprattutto in una serie che come questa si comporrà di un numero predefinito di albi, ma personalmente non la reputo come l'ingrediente magico per una buona serie. Per esempio, in Brad Barron, la prima "mini-serie" di casa Bonelli, nella maggior parti degli albi la continuty è molto "light"(in quanto si rifà alla tradizione della casa editrice; e per questo che leggendo uno degli albi centrali si ha l'impressione di leggere una serie potenzialmente infinita, e non una mini), ma nonostante questo l'ho apprezzata e mi ha soddisfatto, tant'è che sto seguendo anche gli Speciali usciti successivamente.
Quello che mi sta piacendo ci Caravan sono la storia, i personaggi, la maestria fin qui dimostrata da Medda nello gestire una storia corale nella quale di volta in volta si inseriscono dei personaggi "guest"; poi certo, indubbiamente anche la continuty stretta, aspetto che si rivela essere importante in una storia come questa.
Visto che ci sono, segnalo un post in proposito scritto dallo stesso Medda proprio nel blog di Caravan: http://caravan-laserie.blogspot.com/200 ... nuity.html
Personalmente condivido, anche se parzialmente: ovviamente il discorso è validissimo per le serie come quelle Bonelli che anno quasi un centinaio di pagine ad albo.
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » lunedì 20 luglio 2009, 11:44

Seguendo il blog di Medda, avevo letto tempo fa il post "contro" la continuity... mah, in parte condivido, ma è davvero un discorso che vale a seconda della tipologia di fumetto.
Nel senso che nel fumetto Disney nessuno si aspetta la continuity (e quante annose questioni si sono pontinficate lo stesso, sul Papersera o altrove, specie con il caso Don Rosa?) e sono storie che vivono di grande splendore e presentano capolavori addirittura letterari comunque. Lo stesso vale per Tex, per Dylan... insomma, serie a fumetti che vivono da decenni con forte apprezzamento di pubblico senza poggiare sulla continuity. Ma di certo non facendone del tutto a meno, una serie in quanto tale ha dei punti fermi e dei punti di evoluzione in qualche modo: per quel poco che ne so, così è in Tex e così è in alcune situazioni particolari in Disney (vedi PK, vedi le storie di Don Rosa, vedi serie nuove come DoubleDuck, vedi ogni volta che Topolino ricorda un caso particolare risolto in passato nelle storie di Scarpa o di Casty).

Ora, dopo questa premessa, dico solo che sono d'accordo con te, Tyrrel, Caravan non poggia solo sulla continuity della serie... ma anche. E se dovessi dividere n due grandi tematiche questa mini bonelliana, direi che una è data dalle persone, come dici te, dai rapporti che si instaurano, dallo scandagliare le loro coscienze e i loro caratteri attraverso la catarsi del viaggio e dell'oppressione di un evento misterioso e inspeigabile.
A sua volta, questo evento misterioso lo pongo nella continuity della serie, che è la seconda colonna portante, e la continuity è stretta (come ammette lo stesso Medda) per forza di cose, data la storia e il numero finito di albi totali.
Di conseguenza per me sono questi i due aspetti principali: il mistero (inserito nella continuity, perchè il disvelare pian piano cosa sono le Nubi è quello che considero sviluppo della continuity) e l'analisi dei personaggi, siano regular o guest come nel caso del secondo numero.
Ma nessuno dei due elementi, IMHO, è più importante dell'altro: il mistero non è solo il pretesto per raccontare degli abitanti di Nest Point, anche, ma ha una sua rilevanza e carisma di per sè.
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » lunedì 20 luglio 2009, 12:46

Segnalo che il sito "uBc Fumetti" ha pubblicato una recensione del secondo volume di Caravan, in cui ho ritrovato due aspetti/anotazioni che non avevo messo nella mia di recensione ma che mi ritrovo a condividere e che pensavo durante la lettura: primo, il contrasto che Medda riesce a mostrare tra l'eroismo di Massimo Donati e Stagger, facendo vedere che quello vincente è quello del primo, un eroismo non classico e ingigantito da atteggiamenti ma quasi sussurrato. Cosa atipica nel fumetto in genere e nel bonelliano in particolare.
E poi l'annotazione che riguarda il disegno di Raffaele sui volti di Jolene e sua madre: anch'io non avevo riconsciuto chi fosse la madre e chi la figlia, e anche quando l'ho capito è solo dopo qualche pagina che ho appreso la vera età di Jolene, prima le davo una trentina d'anni.
Ovviamente ce ne sono a decine di recensioni e analisi di questa serie, in giro per la Rete, ho segnalato questa perchè rispecchiava perlomeno in questi due aspetti due cose che condivido ma non avevo messo nella mia recensione.
Comunque segnalo anche questa dal sito "Lo Spazio Bianco", riferita al primo numero della mini-serie, stavolta.
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » giovedì 13 agosto 2009, 22:07

Caravan # 3 - La parola di un leader (Medda, Valdambrini)

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Prosegue il viaggio di questa (per me) entusiasamenta miniserie Bonelli, e di conseguenza prosegue il viaggio della carovana che da Nest Point sta andando... chissà dove!
Già da queste due righe mi sa che è inutile dirvi che anche questo terzo numero ha superato il mio esame, e posso dire ormai tranquillamente che sarò un fedele lettore di quest'opera di Medda. E si conferma sempre di più che la forza di Caravan sta nei personaggi, e nei motivi che li spingono a fare determinate cose. Il che mi commuove, mi rende interessato agli abitanti di Nest Point, mi fa addirittura sentire uno di loro. Sono persone comuni, ed è facile identificarsi in loro. Il fatto che ogni numero si focalizzi su un personaggio particolare, mandando avanti comunque la storia generale, oltre che ricordare - ancora - Lost, consente di attingere ad un ampio spettro di tipologie umane che Medda sembra divertirsi a tratteggiare e a raccontarci.
Dopo che il secondo numero ci ha presentanto una guest-star (Stagger, che non era un abitante della città), stavolta ci si concentra su un "regular", il sindaco George Banks. Costui è un carattere più forte di quanto potevamo immaginare dal flashback del numero scorso, e decide di prendere in mano la situazione. Non può sopportare che i suoi cittadini debbano muoversi senza sapere perchè, senza sapere i motivi, senza sapere cosa sono le strane nuvole... insomma, senza sapere quello che anche noi lettori vorremmo sapere! Banks non sta con le mani in mano: fa circolare una petizione da firmare, organizza riunioni segrete per agire in modo da costringere i militari a rivelare loro qualcosa. Insomma, la maggior parte della cittadinanza si riconosce in Banks, lo vede come un leader. E lo è. E i militari lo sanno.
I militari in questo numero ci appaiono ancora più dalla parte dei "cattivi" che mai, infatti cercano di fermare l'operazione di Banks, evidentemete è di grandissima importanza lasciare le persone nell'ignoranza. Quindi decidono con l'aiuto di una donna esperta psicologa mandata da Washington di demolire la figura carismatica di Banks. Ci riescono organizzando una vera bastardata ai danni del figlio, leggermente ritardato, che sanno essere il punto debole del sindaco e che riescono a incastrare alla perfezione. La metafora del cubo di Rubik usata dalla psicologa e dal colonnello Warren è un tocco di genio narrativo.
A parte questo, tutto l'episodio è cosparso di un'atmosfera molto suggestiva, con la pioggia, con la riunione organizzata da Banks, con la storia della ragazza scomparsa, con il fascino emanato dalla figura - seppure negativa - della dottoressa Peters, la tizia laureata. E con tutta l'umanità che fuoriesce dalla figura del sindaco, uomo davvero carismatico e dedito ai suoi cittadini, ma che una debolezza umanissima verso il figlio e la moglie, la sua famiglia.

I disegni di Valdambrini non mi dispiacciono, ma sono quelli che mi piacciono meno di questi primi 3 numeri. Non mi piacciono soprattutto le labbra dei personaggi in primo piano, troppo esagerate.

Il riassunto delle puntate precedenti è ottimo, nel senso di chiaro e lineare, e l'editoriale si concentra sul tema del numero: se la vicenda di stagger parlava di libertà, qui si parla di verità, e si citano quindi vari film che parlano di mezze verità, verità corrotte, verità malleabili, intercambiabili, fasulle, presunte, supposte.

La copertina mi piace per la sua simmetria. Anche per il disegno ovviamenente, Mammucari mi piace, ma Banks non mi convince del tutto per come è tratteggiato.

Che Medda mi stia stupendo in positivo pensa sia ridondante dirlo. :P

Next, La storia di Carrie, che tanto per confermare i richiami a Lost mi ricorda molto il titolo italiano di un episodio della seconda stagione del serial, il nono, che si intitolava Storia di Kate. Scontato il personaggio su cui si concentrerà il prossimo numero, si prevede un epsodio ricco d flashback.
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Tyrrel » domenica 23 agosto 2009, 16:40

Letto e apprezzato anche questo terzo numero, in cui assistiamo al tentativo di ribellione organizzato dal sindaco Banks. E questo fuga ogni timore che per esigenze narrative ci venisse mostrata un'intera comunità inerme di fronte alla "deportazione" guidata dai militari; Medda ha realizzato una storia in cui le reazioni dei personaggi risultano essere molto realistiche, dalla cospirazione organizzata da Banks alla reazione dei cittadini nel momento in cui suo figlio viene accusato di aver violentato la ragazza.
Proprio mentre mi stavo convincendo che le Nuvole sarebbero state un MacGuffin per raccontare la storia della famiglia Donati e delle "gust star" di ogni numero, ecco che ci viene nuovamente rimostrato lo strano Fenomeno atmosferico dal quale la popolazione di Nest Point sta fuggendo... o meglio, dal quale i militari dicono di volerli portare in salvo. Molto curioso, infatti, che la seconda manifestazione del Fenomeno avvenga proprio dopo che Banks è costretto a gettare la spugna, quasi come se si tratti del colpo di grazia per convincere i cittadini a lasciar perdere qualsiasi tipo di rivolta. La domanda quindi è: il manifestarsi delle Nubi è qualcosa di controlllato dai militari?
A proposito di misteri, arrivano alcune risposte: infatti, noi lettori scopriamo che i cittadini di Nest Point non sono gli unici o i pochi soppravvissuti ad uno sterminio mondiale, visto che Washington esiste ancora, il governo è ben saldo e che una psicologa viene inviata ad architettare il piano per screditare Banks.
Riguardo ai disegni, anch'io ho preferito quelli dei primi due albi, ma con Valdabrini si rimane comunque su buoni livelli.
E il prossimo numero si preannuncia davvero interessante, con il racconto del travagliato passato di Carrie.
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » domenica 13 settembre 2009, 21:22

Caravan # 4 – La storia di Carrie (Medda, Maresta)

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Ormai è facile leggere quali sono le critiche a questo fumetto: la vicenda non viene portata avanti, non si approfondisce il mistero delle nuvole o dei militari, questi qui continuano ad andare avanti nella colonna di mezzi per la strade ma non si capisce niente.
Bene, per tutti questi sarà stata dura digerire un numero come questo: La storia di Carrie infatti si basa solo ed esclusivamente su flashback visti nell’arco dell’oretta di sosta autorizzata. Effettivamente anch’io sono rimasto un po’ stupito del fatto che questa volta al contrario che negli scorsi numeri i militari non facessero capolino nemmeno una volta, e che nemmeno il mistero venisse menzionato più di tanto. Ma non ne faccio il metro di giudizio di questo numero, né della serie in generale. E’ ormai sempre più chiaro come per l’autore il mistero sia solo il motore dell’azione, un pretesto per raccontare di tantissimi tipi umani, e che se ne occuperà solo dalla seconda metà della miniserie. E come tale a me va benissimo, l’accetto, Medda ha ancora tantissimi numeri per darci spiegazioni, e poi può sempre essere che le vite di Stagger, Banks e Carrie non siano racconti fini a se stessi ma che servano a introdurci a capire e conoscere persone che saranno chiave per il proseguimento della storia.
Persone, sì, non personaggi, perché la scrittura di Medda li rende così vivi e reali che li sento come persone vere.
La storia di Carrie è il numero più commovente, finora. La storia prende avvio dallo svelamento di alcuni retroscena della vicenda narrata nel primo numero, quando cioè Adrian Richards ha cercato di vendicarsi di Massimo Donati. Viene fuori che Massimo sapeva che Adrian ce l’aveva con lui, e lo vediamo attraverso alcuni flashback, ma non aveva detto niente alla moglie Stephanie che infatti gli fa un cazziatone, rompendo la pace in famiglia.
Davide, facendo un giro, incontra Jolene, che decide di raccontargli della vita di sua madre Carrie. Apprendiamo quindi la tristissima storia di Carrie, di suo padre che da bravo poliziotto si è trasformato in ubriacone violento che picchiava la madre di Carrie. Poi la passione di Carrie per la musica nata dall’incontro con il vecchio signor Singer, che le ha insegnato a suonare la chitarra. E la ribellione di Carrie, che l’ha portata a incidere il suo primo disco. Una storia tristissima e toccante, che rende più profondo il personaggio di Carrie che finora era solo accennato.
A sorpresa, si scopre poi che Stephanie conosce Carrie perché l’aveva intervistata, una volta, e che Stephanie scriveva racconti in passato.
Oltre a questa grande coincidenza, e al fatto che ora il camper dei Donati viaggerà a fianco dell’auto di Carrie e Jolene, è bello notare come Davide apprenderà molto dal racconto di Jolene, e saprà applicarlo alla storia della sua famiglia, imparerà a ragionare in modo diverso rispetto alle persone a lui vicine, per esempio a considerare sua madre anche come una donna e a capire come in un matrimonio c'è sempre qualche prezzo da pagare.

La storia è appassionante, è semplicemente bella. Scoprire il passato di questo personaggio che personalmente non mi attirava troppo mi ha invece aperto nuovi orizzonti. Anche se alcune zone d’ombra restano nella vita e nella personalità della cantante, come il fatto che anche lei spesso si ubriachi per la depressione, dopo che ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire avere un genitore sbronzo (anche se lei non esplode in scatti d’ira, non picchia la figlia ma anzi è molto affettuosa con lei). Oppure chi sia un certo Jimmy, apparentemente ex-compagno di Carrie, che le appare in un sogno insieme al padre. Ma dalle parole di Medda sul suo blog si sa che nel numero 9 ci verrà raccontata la storia di Carrie con questo Jimmy.
La narrazione mi piace, mi è piaciuto l’inizio con la rottura tra i coniugi Donati e i retroscena su una storia che sembrava slegata dal resto mente forse può riservare sorprese. E mi è piaciuto il racconto incrociato su come Stephanie e Carrie si sono conosciute. Molto d’effetto.
Come specifica anche l’editoriale Sulla Strada (che fornisce anche numerosi altri esempi nei vari ambiti dell’arte), in questo numero è la figura della donna quella che viene analizzata. Figlia, madre, semplicemente donna. Con le sue debolezze, frustrazioni, il suo sentire particolare, il suo tacere, il suo vivere, il suo caricarsi di responsabilità, i suoi sacrifici. Questo, in due modi e realtà diversi, in Carrie e questo nella madre di Davide, come lui stesso capisce alla fine.
Sarà che l’ho letta in un particolare momento di incomprensione con la mia ragazza, tutto questo carico di riflessioni sulla natura delle donne mi ha colpito a fondo, e mi ha commosso in più punti della narrazione. Medda si conferma abilissimo come narratore, quindi, anche se continuo a preferire il terzo numero come migliore per adesso, per via del thriller che c’è lì, oltre che per una storia altrettanto commovente che però è più immersa nel contesto attuale di esodo.
Noto che alcuni affermano che è banale il passato di Carrie: certo il capofamiglia che ubriaco picchia la moglie e la figlia non è una notizia difficile da trovare nelle cronache degli ultimi anni, ma questo vuol semplicemente dire che la storia è verosimile.
La copertina di questo numero è la migliore, finora (ma già il mese prossimo verrà scalzata)
I disegni di Werner Maresta mi hanno alquanto soddisfatto, più di quelli del numero precedente.

Insomma, rinnovo la fiducia nella serie, ho fede che la trama principale continuerà a svolgersi dandole il suo tempo e intanto mi godo numeri uno più godurioso dell’altro, perché sanno parlarmi della vita attraverso personaggi veri e reali.

Ah, due cose: nel suo blog Medda ci fornisce la soundtrack ideale per questo numero, con la spiegazione di tutte le canzoni, i gruppi e gli artisti che vengono citati in questo # 4 da Carrie e dal suo maestro Singer. Molto interessante! E poi, il riassunto da una parte chiarisce l’interpretazione da dare all’intrigo sul rapimento della ragazza nello scorso numero, dall’altro con lo “spiegone” dettagliato si perde l’ambiguità che tanto aveva reso fenomenale il finale del #3. Comunque ci avevo azzeccato, direi!

Next, Come i lupi, con la copertina migliore della serie e una storia che mi intriga assai!
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » mercoledì 14 ottobre 2009, 22:41

Caravan # 5 – Come i lupi (Medda, Valdambrini)

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Anche questo mese, puntuale come sempre, giunge in edicola il nuovo numero di questa miniserie Bonelli. Miniserie che continua a darmi soddisfazioni, nonostante questo numero sia quello che meno preferisco di tutti quelli finora pubblicati. A mio parere quindi leggermente inferiore degli ottimi numeri precedenti, ma giusto un pelo, e se giudicavo ottimi i primi 4 numeri questo sarà comunque buono.
Leggendo in giro per la Rete (leggi: Comicus Forum) noto che continua, come anche negli scorsi numeri, la diatriba-scontro sull’assenza delle nuvole. Ne ho accennato anche nella recensione dello scorso numero, con nuvole intendo riassumere la critica che leggo in quel forum come anche altrove, cioè l’assenza da parte di Medda del concentrarsi sulla causa scatenante dell’azione, cioè le nuvole inquietanti che hanno fatto sì che Nest Point dovesse mettersi in marcia. Ebbene, dopo la lettura anche di questo quinto numero, io ribadisco la mia indifferenza verso questi punti. Ribadisco che l’importante per questa mini sono i caratteri umani, i personaggi che la popolano, i cittadini di Nest Point, con il loro passato e il loro vissuto, con il loro spessore e le loro caratteristiche specifiche. Un fumetto che si pone lontano dal tipico fumetto Bonelli o dal tipico fumetto americano/supereroistico, qui l’azione viene lasciata da parte per far prevalere le riflessioni, i racconti e l’umanità. E non sono d’accordo su chi scrive che allora i protagonisti avrebbero anche potuto rimanere nella loro città, se poi il mistero non viene spiegato. Intanto, ho fiducia che Medda spiegherà quello che comunque per lui è più che altro un pretesto narrativo, ma questo non vuol dire che debba accennarvi in ogni numero e soprattutto non vuol dire che potevano rimanere a casa loro perché quello che provoca una situazione anormale e stressante come quella degli esuli è il calderone adatto per far emergere le personalità e i vissuti delle persone. E qui confuto anche chi sostiene che gente in marcia per allontanarsi da qualcosa di inquietante e misterioso non si comporta così. Io dico che invece è verosimile come atteggiamento quello di cercare compagnia, di cercare di rendere normale una situazione che non lo è affatto. Così come è normale litigare, azzuffarsi e dare sfogo ai propri istinti peggiori. Cosa che accade in questo numero e che non sarebbe potuta verificarsi allo stesso modo se fossero rimasti a Nest Point tutti tranquilli.

INUTILE DIRLO, PRESENZA SPOILER!
Come i lupi (che si apre con la miglior copertina finora vista per la serie) analizza appunto il risvolto più amaramente animalesco delle persone, che può prendere il sopravvento in situazioni particolari ed estreme. Lo si vede fin dalla prima tavola, con il cagnone che attacca il piccolo Chip, il cane dei Donati (tra l’altra una prima pagina che assume valore così simbolico non si pensa abbia un seguito, invece viene ripresa magistralmente verso la fine), per poi esplodere in modo molto più selvaggio da parte di tre bulletti sena arte né parte contro Whitley Adamson, protagonista di questo numero, che fa amicizia con Davide e Jolene e racconta loro di essere stato rapito dagli alieni! Già, quest’uomo racconta in un lungo flashback ai due ragazzi di come anni prima ebbe un “incontro ravvicinato”, e documentatosi ebbe seri motivi per credere di essere stato rapito da loro, che gli avrebbero impiantato un segnalatore. Raccontare questa esperienza gli fece perdere il lavoro e la famiglia, e così da solo venne ad abitare a Nest Point.
Ma ecco che quando Davide e Jolene se ne vanno, tre bulletti decidono di vedere cosa contiene la borsa che Whitley porta sempre a tracolla, e quando scoprono la storia degli impianti alieni decidono di sfogare la loro furia cieca (dovuta alla noia? All’insensibilità? Alla ricerca di qualcosa di nuovo? Alla voglia di far valere le proprie idee in modo secco? Al voler dimostrare di essere più furbi e forti? Alla situazione di stress e anomala e da “terra di nessuno” che stanno vivendo?) sul povero Whitley, che in ospedale chiederà a Davide e Jolene di buttare via tutti i duoi oggetti riguardanti gli alieni, ormai piegato e disposto a non credere più in ciò che aveva visto.
Finale molto amaro, insomma, se si aggiunge un altro esempio dei “lupi” che si annidano negli uomini in certe situazioni: Massimo Donati trova il padrone del cagnone che ha ferito Chip, e decide di dargli una piccola lezione. Il lettore è con Donati senior, perché il tizio del cane è un personaggio negativo, ma quando gran parte dei cittadini decide di approfittare per pestare il tipo e sfogarsi in quel modo, cercando di trovare appunto una valvola di sfogo alle pressioni interne, ecco che il lettore inorridisce e non sa più cosa pensare.
Faccio poi notare come una piccola parentesi sia caratterizzata dai cittadini che si riuniscono e fanno il punto, decidendo di instaurare una specie di "società di mutuo soccorso" in cui si aiuteranno e si scambieranno informazioni utili in modo solidale. E in cui si discute delle nuvole e del mistero che aleggia sulla loro "deportazione". Medda insomma, cerca di ricordare sempre i piccoli sviluppi della trama di sfondo.

Insomma, il passato e le azioni presenti dei personaggi che di volta in volta vediamo in questi albi sono indisgiungibili dal fatto che Nest Point è una città profuga, in fuga da qualcosa di misterioso, perché Medda racconta di umanità in un terreno difficile e minato, per vedere come certe umanità reagiscono in quella precisa situazione. E questo si vede ancora meglio proprio in quest’ultimo albo. Che, come si evince dalla mia recensione qui sopra, mi sarà anche piaciuto meno dei precedenti, ma l’ho comunque gradito per i risvolti d’indagine psicologica che ci mette Medda.
Un po’ meno per i disegni di Vandambrini, che come mi aveva convinto poco nel terzo numero, mi convince poco anche al suo ritorno qui nel quinto. Specie in alcune espressioni o primi piani di Davide e Jolene, o nel cagnone. I paesaggi invece direi che sono ok.

Next, America, America, in cui sembra si racconterà di come i genitori di Davide di sono conosciuti.
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Tyrrel » lunedì 02 novembre 2009, 10:32

"Per avere introdotto, con l'ideazione della miniserie Caravan, numerose e rilevanti novità sia di carattere formale che di carattere narrativo all'interno della produzione della Sergio Bonelli Editore, valorizzando al massimo l'umanità dei personaggi, scrivendo dialoghi realistici che rifuggono da clichés e stereotipi e, infine, rinunciando a concentrare l'attenzione su un solo protagonista per dare vita a una vicenda realmente e credibilmente corale, il Premio Gran Guinigi per il miglior sceneggiatore viene assegnato a Michele Medda."

Questa la motivazione del Gran Guinigi 2009 come miglior sceneggiatore assegnato a Medda per Caravan: http://caravan-laserie.blogspot.com/200 ... -2009.html

Mi fa proprio molto piacere questo riconoscimento a Medda e alla sua creatura, e mi sento di quotare in pieno la motivazione della giuria, davvero azzeccata.
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Re: Michele Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » sabato 14 novembre 2009, 14:51

Mi unisco anch'io ai complimenti a Michele Medda per il premio Gran Guinigi 2009, prima di recensire

Caravan # 6 – America, America (Medda, Cuneo)

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E siamo a metà! Metà della miniserie, ovviamente. Letto questo numero, si è al giro di boa dell’opera di Michele Medda.
Opera che ad ogni numero è sempre più discussa, genera sempre più dubbi sul suo andamento; per dire, solo a leggere il Comicus Forum, c’è da leggere le peggio cose. Questo mi conferma senza dubbio il carattere “di rottura” (non di scatole, eh!) della miniserie, tanto atipica da non venir assimilata nemmeno da chi si è sempre auspicato qualcosa di nuovo dalla Bonelli.
Per ora riceve più consensi l’altra miniserie, quel Greystorm di Serra arrivato però solo al secondo numero e che io ho scelto (anche per ragioni economiche) di non seguire. Una mini che sembra puntare più sulla classica avventura, cosa che Caravan non fa consapevolmente, per una scelta narrativa precisa che indaga di più l’animo dei protagonisti che altro.
E a me sta piacendo così, un fumetto popolare che tenta di assomigliare a un’opera più autoriale. Certo che anch’io ora come ora gradirei qualche collegamento in più alla trama principale, al mister che ha scatenato gli eventi della miniserie, ma intanto dalla preview del prossimo numero sembra che qualcosa da questo lato avanzi, dall’altro questo insieme di storie dei personaggi e lunghi flashback mi piace, e confido che porterà comunque a qualcosa di unitario verso gli ultimi albi. Ma di questo si parlerà fra qualche mese.
Intanto America, America mi è piaciuto di più dell’unico numero che mi ha poco soddisfatto, cioè quello di un mese fa. Il carattere innovativo stavolta si evince fin dalla copertina, che ha il pregio di presentare una scena senza nessun protagonista (caso più unico che raro) ma il difetto di rappresentare una scena che, pur molto d’effetto e anche evocativa, ha poco a che fare con la vicenda raccontata. O meglio, è carica di simbolismo per quanto è raccontato nell’albo, ma è forse un simbolismo troppo spinto per essere apprezzato. Comunque è al solito ben disegnata da Mammucari, che è sembra bravissimo.
La storia è, allo stesso modo di La storia di Carrie, un lungo flashback, dove stavolta a raccontare è il papà di Davide, Massimo Donati, che in macchina con il figlio e Jolene racconta di come ha conosciuto sua moglie anni prima, nel 1985 in Italia, per la precisione a Firenze.
Medda ci racconta così un’Italia sconvolta dalle proteste in piazza, dalle lotte, dal terrorismo e dalla forte contrapposizione politica e di classe. Attraverso Massimo che si innamora di un’americana, l’autore dipinge una situazione che di tensione tra chi vede gli americani come i liberatori del nostro Paese e chi li vede come invasori. Ma oltre a questo, la storia dell’amore tra i genitori di Davide nasconde tra le vignette osservazioni sulla spaccature in famiglia, dovute anche a idee politiche, al diverso modo di vedere una stessa cosa, alla dignità delle persone, e a come eventi della Storia e della storia possano influenzare molto il carattere delle persone.
Poi, c’è la continuity che fa capolino, nella storia del plastico e nella riappacificazione tra i coniugi Donati.
C’è chi ha detto che Medda sfotte i comunisti in questa storia. Non mi sembra, le battute e le situazioni ironiche certamente ci sono e rendono la storia un po’ meno pesante, ma non mi sembra di vederci un intento di sfottò.
C’è chi dice che questa sequenza di storie slegate gli ricorda la fiction tipica della tv italiana: ancora, non mi sembra sussista un’accusa del genere (sempre che si possa leggere come un’accusa, anche qui dipende da come si vede una stessa cosa): di solito la fiction italiana ha il “compito” di rappresentare situazioni e figure “standard”, che mantengano una certa unione di valori comuni attraverso quadretti familiari, o un certo tipo di personaggi in cui riconoscersi. Medda ci mostra un “circo” di così tanti caratteri e personaggi diversi che è impossibile dire che sia banale o retorico. Per quanto in alcuni casi ci possa essere uso dello stereotipo, questo è funzionale alla vicenda che assume contorni simili alla realtà senza esserne specchio e senza proporsi come ideale di realtà.

America, America mi ha preso come storia, alla fine ne sono soddisfatto. Leggermente esagerato nei riferimenti cinematografici , stavolta, l’editoriale Sulla Strada.
Segnalo che da questo numero compaiono i contatti per potersi procurare gli arretrati di Caravan.
Infine, qui sul suo blog Medda scrive qualche “nota a margine” alla storia di questo numero. Molto interessante per alcuni dietro le quinte (dalla caricatura di Serra inserita nella storia ai temi cardine dell’avventura).

Next, Al Centro del Nulla, che intriga non poco e per la bella copertina e per la trama, che riporta il tutto sui binari del mistero delle nuvole.
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Re: Bonelli/Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » martedì 22 dicembre 2009, 15:36

Caravan # 7 – Al Centro del Nulla (Medda, Valdambrini)

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Dopo una toccante storia totalmente ambientata nel passato, un numero un po’ meno convincente su quello convinto di essere stato rapito dagli alieni e i ricordi di Massimo Donati nel numero scorso (anch’esso del tutto incentrato sul passato, quindi), come aveva già promesso in un paio di interviste Michele Medda con questo # 7 si concentra sul presente, ma con un personaggio più forte e affascinante dell’ufologo Whitley.
Come ha ormai dichiarato (neanche tanto) tra le righe, l’autore vede Caravan come uno splendido modo per raccontare tante belle storie slegate le une dalle altre, ma legate dai personaggi che ne sono protagonisti. Questo non toglie importanza alla cornice mistery che ha cucito attorno ai personaggi, conferma solamente l’idea che io e altri avevamo già avuto sugli intenti di Medda in questa miniserie. Anche se in cuor mio (e spero di non essere smentito) mi auguro comunque che il mistero delle nuvole arrivi ad avere una buona conclusione.
Tornando al numero in questione, dicevo che ci si concentra sul presente. Va bene approfittare di questo esodo per raccontare il passato, ma la situazione attuale preme sulle vite dei cittadini di Nest Point. Tanto che, riunitisi in comitato, decidono che 4 persone si dividano in due gruppi e cerchino di andare al di là della foresta che stanno costeggiando. Gli alberi li copriranno, e potranno vedere se c’è qualcun altro in giro, se sono gli ultimi sopravvissuti sul pianeta, insomma che diavolo è successo.
Parallelamente a questa spedizione, seguiamo le sorti di Adahi Starrett, un vecchio indiano molto malato che sta viaggiando accompagnato dai suoi famigliari. Egli, accortosi di essere ormai sulla via del tramonto, approfitta del bosco per scegliersi un albero e morire nel modo più dignitoso per la sua persona.
Queste premesse costruiscono le fondamenta per una tra le più belle e poetiche delle 7 storie finora pubblicate. Starrett sarà raggiunto da un orso, in cui rivedrà uno spirito protagonista di una leggenda che ben conosce, uno spirito che sarà deus-ex-machina per la vicenda. Le scene all’interno della foresta, tra fronde di alberi, notte, soldati che cercano l’indiano, i 4 della spedizione, il vecchio indiano e l’orso sono molto d’atmosfera, ed emozionano.
Dal lato del giovane protagonista, Davide ha una crisi di panico mentre dorme, si riavvicina a un suo amico (un po’ nerd dal lato cinematografico) e si bacia finalmente con Jolene.
I disegni di Valdambrini non saranno il massimo, ma ormai mi ci sono abituato dato che la maggior parte degli albi è disegnata da lui, devo comunque ammettere che non se la cava male e il suo orso mi piace parecchio.

Un numero molto importante, a mio avviso, per fare il punto della situazione sul viaggio che i cittadini stanno compiendo, e sulle loro emozioni e pensieri al riguardo (basti vedere come reagisce Tracy, la moglie di Jeff – gli amici della famiglia Donati – che preferirebbe diventare medico militare per poter avere più garanzie), non rinunciando comunque a una bella storia.
Un numero che ho molto gradito, ancor meglio che il # 6 forse proprio per il suo essere ambientato nel presente.

Next, Il Gioco della Guerra, dallo spunto assai interessante.
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Re: Bonelli - Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » giovedì 14 gennaio 2010, 21:34

Caravan # 8 – Il Gioco della Guerra (Medda, Gradin-Maresta)

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I primi quattro numeri di Caravan mi sono piaciuti tanto. Il quinto ha avuto per me una piccola decadenza, sì è risaliti con il sesto e si è quasi tornati agli splendori iniziali con lo scorso numero. Tutto questo IMHO, ovviamente.
Bene, ora con l’ottavo numero Michele Medda ci consegna una storia che mi ha fatto emozionare tanto quanto i primi numeri. Nata per essere un fill-in, come lo stesso autore afferma nel suo blog, la storia ha però ricevuto delle modifiche dello stesso Medda per renderla un po’ più in continuity. Indipendentemente dalla beneamata continuity, comunque, quello che è importante dire è che la storia è molto ben scritta. Dopo essersi concentrati su presente e passato di vari personaggi, finalmente c’è un numero che si dedica ai soldati che stanno scortando la carovana degli abitanti di Nest Point. Certo questo non ci fornisce elementi utili per capirci qualcosa nel mistero della deportazione, dato che i soldati ne sanno ancora meno di noi (c’è anche la battuta allusiva agli alieni), ma ci dà l’occasione di leggere tre storie in una. Due ambientate nel passato e slegate dai personaggi della serie, una è quella che fa da filo conduttore.
In un solo albo vengo a conoscenza della strage del quartiere di Gorla a Milano del 1944, e della sparatoria alla Kent State University nel 1970. Due episodi della Storia che io ignoravo completamente, perché poco noti e difficilmente riportati nei libri di scuola. Due episodi di cui noi lettori apprendiamo grazie ai racconti dei genitori di Davide, e raccontati attraverso aneddoti di forte impatto emotivo, soprattutto per quanto riguarda la strage di Gorla.
Racconti, questi, sorti spontanei in relazione al subbuglio che serpeggia tra i militari in seguito a una strana esercitazione che hanno compiuto ma che sembra avere avuto risvolti non normali.
Infatti dalle parole della soldatessa Mary Jane Kimble, i “capi” vengono a conoscenza di una storia per niente simpatica e assurda nei suoi risvolti, avvenuta tra alcuni soldati occupati nell'esercitazione. Ma quando crediamo di avere tutte le carte in mano, ecco che l’autore ci insinua il dubbio, esattamente come aveva fatto alla fine del terzo albo. Qui forse con un pretesto un po’ più forzato, ma di sicuro spiazzamento per il lettore. In questo finale con tante ombre ha modo di tornare anche la dottoressa Peters, che avevamo conosciuto nei primi albi.

Una storia magistrale, che riesce nell’intento di essere fumetto popolare/d’intrattenimento e nel contempo di educare, raccontando i due episodi di guerra. E una storia principale concitata e avventurosa, per la seconda volta consecutiva ambientata nei boschi vicino a dove la carovana è ferma.
La copertina è poi una delle più belle, se non proprio a migliore, decisamente d’effetto e ben disegnata.
Cosa che non posso purtroppo dire per disegni dell’albo, per la prima volta mi hanno deluso non poco: la storia alterna tavole disegnate tutto sommato bene ad altre decisamente inguardabili, almeno per il mio gusto, e in molte vignette i personaggi sembrano incollati sullo sfondo. I retini sono spesso troppo pesanti, e alcuni effetti “computerizzati” danno delle ombre fastidiose, sia in alcuni volti che nelle divise dei militari. Comunque Medda dice che i due disegnatori sono dovuti andare in fretta per finire in tempo, quindi questa può essere una scusante.

Segnalo infine una risposta di Michele Medda a un commento nel post dedicato a questo numero nel blog di Caravan: dove l'autore cerca ancora una volta di ribadire il suo modo di lavorare. Mi sembra illuminante e anche coraggioso, come atteggiamento.

Michele Medda sul suo blog ha scritto: Capisco che incasellare una storia dentro i rassicuranti confini del "genere" sia confortante per il lettore o per un recensore, ma io non appartengo a nessuna delle due categorie, e non ho obblighi né aspirazioni di questo tipo.

Non è mia intenzione prendere per la manina il lettore e guidarlo passo per passo, indicargli la meta da lontano e dirgli "ecco, vedi, andiamo di là"; come sul versante opposto non mi interessano certi esperimenti di destrutturazione della narrazione che giocano a disorientare, se non a scioccare, il lettore.

Ho una storia da raccontare e la racconto. Non c'è altro da dire.


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