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[Bonelli] Caravan

Editore che ha dato i natali ad alcuni dei personaggi più iconici della tradizione fumettistica italiana, toccando tanti generi diversi ma con uno stile unico e inconfondibile.

Re: Bonelli - Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » mercoledì 10 febbraio 2010, 23:37

Caravan # 9 - Nove Per Un Dio Perduto (Medda, Benevento)

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Fermo restando che per me finora tutta la serie si è attestata su una media alta, in virtù della sua narrazione particolare e del suo modo di intendere il viaggio, ci sono numeri migliori e altri un po' inferiori.
Quello di questo mese si attesta su livelli molto alti. Non so se è addirittura il più bello tra quelli usciti finora, ma sicuramente è tra i due/tre migliori. I due livelli temporali vedono il flashback provocato dal racconto che Carrie fa alla figla Jolene sulla storia d'amore che aveva avuto con Jimmy Raitt, cantante rock di cui seguiamo la parabola discendente fatta di alcol, vita dissoluta e infine droga, che portano al fallimento. I detrattori della serie gridano all'ennesimo stereotipo, ma io continuo a vedere nella storie che Medda ci racconta numero dopo numero verosimiglianza, e non banalità. Inoltre Medda sa sempre come raccontare le sue storie di vita, e non fa eccezione questa, ci appassioniamo alle vicende di Jimmy e alla frustrazione di Carrie. Soffriamo con lei. Questo è sinonimo di grande abilità nel narrare. Se poi volessi divertirmi come nei primi numeri a vedere parallelismi con Lost, non potrei non dire che tutto ciò ricorda molto Charlie... ;)
Il presente si caratterizza per una ragazza che bada a sua sorella down: anche qui Medda è bravo a presentarci una situazione di certo non facile da raccontare, e lo fa riuscendo a portare in primo piano non solo il dispiacere che catalizza la ragazza down, ma le difficoltà che la sorella maggiore deve affrontare per accudirla, per aiutarla, per proteggerla, l'autore porta in luce la fatica di chi di solito non viene compatito, per cui spesso non si prova dispiacere. Medda, per bocca ed esperienza di Carrie, lo fa.
La ragazza down, comunque, seppur indirettamente avrà un ruolo determinante per la conclusione dell'albo, che presenta un grandissimo colpo di scena, che sarebbe inaspettato se il sito della Bonelli non lo avesse spoilerato qualche settimana fa... poco male, Medda è così brava da descriverlo in modo da farti rimanere così colpito, da farti commuovere che il finale rimane comunque una perla, un qualcosa di mirabile. Certo, la causa diretta di questo fatto mi è sembrata leggermente inverosimile, ma se si tiene conto del fattore pazzia...
Stranamente, infatti, perfino sul forum di Comicus non c'è quello sparare addosso alla serie ogni nuovo numero che esce, per quanto restino gli insoddisfatti e i denigratori molti più del solito considerano buona la storia (per la cronaca, eh, non certo perchè Comicus Forum sia attendibile come termometro d qualità :P )
Nota di merito per i disegni, che dopo la prova non soddisfacente dello scorso numero si riscattano alla grande con il talento di Michele Benevento, davvero bravo sia nel tratteggiare le persone sia ambienti, scene di gruppo e particolari.
Faccio poi notare che il titolo "criptico" è la citazione di un verso del testo della canzone Kiss Off dei Violet Femmes (vedi qui). Bello vedere come ricorre il numero 9, che è il numero dell'albo, è nel titolo e l'orologio in copertina segna le 9.00.
Insomma, tra ambiente del rock, perdizione, eccessi (su cui ben indaga l'editoriale), analisi di persone non indipendeti e di chi deve fornire loro assistenza, e grandi colpi di scena, questo numero mi ha molto soddisfatto.

Next, Punto di Rottura.
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Caravan #9 - Nove per un Dio perduto

Messaggioda Tyrrel » martedì 23 febbraio 2010, 08:46

Anche se non ho più commentato lasciando Bramo solo soletto, in realtà ho continuato senza interruzioni a seguire il viaggio della carovana, e a 3 numeri dalla fine sono più che soddisfatto per questa serie la cui qualità media è molto alta.
Venendo al numero in questione:

io continuo a vedere nella storie che Medda ci racconta numero dopo numero verosimiglianza, e non banalità.


Sono d'accordo, vedasi in particolar modo storie come America, America e Il gioco della Guerra, la cui verosimiglianza è altissima per via del contesto storico nel quale sono calate (o meglio, nelle quali sono calate alcuni degli avvenimenti degli albi). Un'altra delle qualità che più apprezzo in Medda è la maestria con la quale intreccia vari piani narrativi; non è il caso di questo numero, ma nelle storie precedenti abbiamo avuto casi di flashback che a loro volta contenevano altri flashback, alternarsi agli avvenimenti del presente (che spesso sono molteplici), senza che questo vada a discapito della scorrevolezza della lettura.

Il presente si caratterizza per una ragazza che bada a sua sorella down: anche qui Medda è bravo a presentarci una situazione di certo non facile da raccontare, e lo fa riuscendo a portare in primo piano non solo il dispiacere che catalizza la ragazza down, ma le difficoltà che la sorella maggiore deve affrontare per accudirla, per aiutarla, per proteggerla, l'autore porta in luce la fatica di chi di solito non viene compatito, per cui spesso non si prova dispiacere. Medda, per bocca ed esperienza di Carrie, lo fa.


Altra caratteristica della serie, l'affrontare tematiche non facili e raramente affrontate in un fumetto seriale. Praticamente in ogni numero ce n'è almeno una, e alla fine la faccenda delle Nubi è solo un escamotage narrativo per poter raccontare queste storie.

La ragazza down, comunque, seppur indirettamente avrà un ruolo determinante per la conclusione dell'albo, che presenta un grandissimo colpo di scena, che sarebbe inaspettato se il sito della Bonelli non lo avesse spoilerato qualche settimana fa...


Allora meno male che ultimamente non ho bazzicato sul sito Bonelli, visto che per me è stato un vero colpo di scena davvero inaspettato. Un finale amaro e commuovente, nel quale si contrappongono una grande gioia e un dolore immenso. Peccato che...

la causa diretta di questo fatto mi è sembrata leggermente inverosimile, ma se si tiene conto del fattore pazzia...


Ecco, questa è la parte debole della storia. Anzi, a ben vedere mi sembra l'unica cosa un po' forzata dell'intera serie, visto che il tizio, del quale manco avevo capito in un primo momento chi fosse e infatti è stato necessario il ricordo di Massimo per spiegarlo, spunta fuori all'improvviso dopo così tanti numeri, però come hai detto tu una giustificazione alla cosa la si può trovare...

Next, Punto di Rottura.


E probabilmente s'inizierà ad impostare la conclusione della serie, ritornando alla vicenda delle Nubi. Di certo vedremo Massimo affrontare le conseguenze di quel che è avvenuto, vedasi ennesima bellissima copertina di Mammucari.
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Re: Caravan #10 - Punto di Rottura

Messaggioda Bramo » lunedì 15 marzo 2010, 18:52

Tyrrel ha scritto:Anche se non ho più commentato lasciando Bramo solo soletto, in realtà ho continuato senza interruzioni a seguire il viaggio della carovana, e a 3 numeri dalla fine sono più che soddisfatto per questa serie la cui qualità media è molto alta.

Meno male, pensavo di averti perso per strada invece eri solo tre macchine ndietro e ti avevo person di vista :P
Scherzi a parte, mi ha fatto molto piacere leggere le tue opinioni sul numero 9, da numerone che era!
E ancora più curioso sarò di sapere cosa ne pensi di

Caravan # 10 - Punto di Rottura (Medda, Mammucari)

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L'editoriale che apre il terzultimo numero di questa miniserie ci riporta celebri testimonianze dal mondo del cinema (come sempre) su uomini che a un certo punto sono sbroccati, che hanno continuato la loro vita tranquilli per anni per poi impazzire all'improvviso. Ovviamente si dice subito che per Massimo Donati il "punto di rottura" sarà meno violento, ma a mio parere intriso comunque di una grande intensità drammatica.
La storia si apre con il funerale della mamma di Davide, e per tutto il numero Medda è davvero molto abile a mstrarci un Massimo diverso da quello che abbiamo conossciuto finora restando però nel contempo coerente con se stesso: un Massimo molto più cinico, melanconico, rassegnato e segnato da quello che è successo. Momenti come quelli in cui si fa la barba e la vignetta indugia sulla lametta sul collo sono da brividi, per Davide che lo osserva come per il lettore.
Intanto la carovana arriva a un nuovo campo in cui fermarsi per un po', e si vede che ormai il comitato formato da alcuni cittadini di Nest Point si è disgregato... nessuno pare più interessato alle condizioni in cui vivono, o al motivo della deportazione, come dice Massimo tutti stanno con la pancia piena e ora hanno anche la serata di svago, ideata dai militari sfruttando la presenza di un noto comico presente nella cittadina, che li allieterà insieme ad altri artisti dilettanti o meno tra i cittadini.
Panem et circensen, come Donati senior osserva, sempre più lucido grazie alla tragedia che l'ha colpito.
E alla fine, la drammatica presa di decisione di Massimo: unirsi a un cittadino, Gordon Ratner, per raggiungere la città vicina dove vive sua sorella che in qualche modo è riuscita a mettersi in contatto con lui... il compagno di cui ha bisogno per la missione è Massimo, che ha preso la decisione per "far qualcosa che serva" (come direbbero gli Afterhours :P )
Cosa troveranno là i due uomini? E cosa succederà nella carovana?
Insomma, dal lato della narrazione abbiamo un grande affresco: per la prima volta manca un vero e proprio lungo flashback, rimaniamo quasi sempre nel presente. In questo modo Medda riesce a trasmetterci vividamente le sensazioni di Massimo Donati, la sua figura sofferente, e ci tiene sulle spine per facendoci capire che l'ora della verità è vicina. Questo numero mi ha intrippato, anche grazie ai disegni di Mammucari che dopo averci deliziato con tutte le copertine (compresa questa, bellissima anche se non la migliore) ci regala uno dei numeri meglio disegnati della mini... bel tocco di stile è che cambi il modo di disegnare, rendendolo quasi cartoon, quando ci sono le vignette che rappresentano la barzellette che sta raccontando il comico, barzellette che medda ammette aver preso dalla tradizione americana dopo attenta ricerca... l'ultima, tra l'altro, ha un pesante sapore metanarrativo.
Numero grandioso, spettacolare, uno dei migliori senza dubbio...

Next, Rivelazione, che come si deduce dal titolo, dalla cover e dalla descrizione, ci chiarirà finalmente (o perlomeno inzierà a chiarirci) il mistero delle nuvole!
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Re: Bonelli - Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » sabato 10 aprile 2010, 15:13

Caravan # 11 - Rivelazione (Medda, Valdambrini)

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Pesanti SPOILER nelle prossime righe!

E così ci siamo. La prima svolta della serie è senz'altro stato due numeri fa, con la morte di Stephanie. La seconda e la terza sono arrivate all'inizio e alla fine di questo penultimo numero della serie, numero libero da flashback di alcun tipo (come il numero scorso) e che si concentra sul presente, sulla situazione dei cittadini di Nest Point. O meglio, su Davide. Perchè la serie sarà anche corale, ma fin dal primo numero si capiva che il protagonista principale è senz'altro il ragazzao, non foss'altro per il fatto che è il narratore dei fatti grazie al suo resoconto sul computer portatile.
La drammatica conseguenza della missione in cui il padre Massimo Donati si è buttato alla fine dello scorso numero è, come almeno io avevo intuito, la morte dell'uomo. Lui e il compare ideatore della spedizione avevano trovato un aereo precipitato, con a bordo la donna del governo, quella del cubo di Rubik, morta. Da essa, Massimo trafuga una chiavetta usb che conta di dare a Davide una volta tornato, ma ecco che avvistati da un aereo militare i due tentano la fuga, nella quale Massimo cade e picchia la testa, restandoci secco. L'altro si consegna, ed è nell'ospedale del campo che consegnerà a Davide la fatidica chiavetta.
Da qui, la seconda svolta: la scoperta del mistero delle nuvole! O meglio, la parziale scoperta, dato che di misteri ce ne sono ancora attorno a tutto ciò. Ma per ora, nelle ultime tavole veniamo a sapere che non c'entrano gli alieni, la fine del mondo, il 2012 in anticipo o quant'altro: è tutto un esperimento del governo americano, denominato Painted Sky, che ha scelto Nest Point dopo un'analisi dei profili piscologici, sociali, demografici ecc della popolazione.

Tutto qui? No, è questo il bello. La storia non presenta certo solo le due "rivelazioni", e infatti Medda pochi giorni fa sul suo blog ha sottolineato ancora quanto a lui non importi di far fare "Oooh!" ai lettori. A lui interessa la storia, le storie. E difatti trovo che Medda sia stato in tutti gli scorsi numeri e in questo un abilissimo narratore di storie. Soprattutto, di emozioni. Questo traspare in questo numero, dove è palpabile l'angoscia del giovane Davide di fronte alla disgrazia che l'ha colpito. I suoi sentimenti, non solo il dolore ma la rabbia, il senso di ingiustizia, la paura e la decisione di essere all'altezza della situazione proprio come lo riteneva in grado di esserlo suo padre. E la scena in cui Davide diventa tipo The Punisher sfogando la sua frustrazione per tutto questo lo fa come transitare verso una nuova maturità.
Altro elemento importante nella storia è il filo rosso dell'Apocalisse: Medda è abile a tirare avanti la storia senza dare la rivelazione del titolo, e tutto quel parlare più o meno velatamente di apocalisse tende a ingannare il lettore. Ma l'Apocalisse è vista più come Giudizio in questa storia, e infatti alcuni personaggi vi si sottopongono: esempio più lampante è costituito dal terzetto di teppistelli Kurt, Jim Bob e Rico, dei quali Jim si pente a metà storia, e gli altri due avranno modo di riflettere sul loro stile di vita dopo l'azzuffata bestiale con Davide. Ma anche il padre di Kurt, Bresler, fa ammenda di fronte all'altro figlio per il suo egoismo, e alla fine anche quel figlio stesso (Lance) si pente nei confronti di Davide.
Se a questo aggiungiamo la vecchina che recita l'Apocalisse di San Giovanni a memoria e le riflessioni di Jeff, ecco che l'affresco che Medda dà delle colpe degli uomini è completo. Caspita, vuoi vedere che la carovana in realtà è il Purgatorio? :P
In realtà, proprio con le parole di Jeff ("Non aspettatevi troppo dalla fine del mondo") è come se Medda insinuasse quello che già da mesi dice e ripete: quello che per lui conta non è il mistero delle nuvole. E infatti la soluzione scoperta in questo numero non è così imprevedibile o innovativa nella narrativa, direi che era una delle tante che potevano venire in mente a ogni lettore dopo il primo numero. Ma intanto è ottima per virare il tutto su un versante complottistico e inoltre chiarisce molte cose sui comportamenti di soldati e cittadini nel corso della miniserie.

Comparto grafico: buono, ormai a Valdambrini mi sono abituato e non mi dispiace, qui è stato forse migliore che nelle sue precedenti prove.

Un numero quindi all'altezza delle aspettative, che prepara magnificamente il terreno al numero finale che avremo fra un mese, e che io sto già aspettando adesso con ansia.

Next, I Cancelli dell'Eden
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Re: Bonelli - Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » lunedì 19 aprile 2010, 21:09

Rotfl, non posso non linkare questo post dal blog di Tito Faraci! :P
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Re: Bonelli - Medda: Caravan

Messaggioda Tyrrel » lunedì 10 maggio 2010, 09:24

Da oggi dovrebbe essere disponibile l'ultimo albo della serie, I cancelli dell'Eden. Ne approfitto allora, con un sorpasso che mi riporta affiancato a Bramo, per recuperare i commenti agli ultimi albi di questa storia. Che a prescindere da come si concluderà, ha saputo regalarmi tante emozioni e bei momenti in compagnia di Davide, Massimo, Jolene e gli altri personaggi. E che per me è stata una delle migliori letture fumettistiche di questi mesi, che ha saputo appassionarmi, coinvolgermi e sorprendermi con le storie di questi personaggi "normali" che si ritrovano a vivere una situazione straordinaria e drammatica.

Punto di rottura si apre ricollegandosi immediatamente con gli avvenimenti del numero precedente. con le toccanti ed emozionanti le vignette del funerale di Stephanie. Si prosegue poi con l'argomento principale, cioè il punto di rottura di Massimo; un punto di rottura meno violento di quelli citati nella rubrica, ma non per questo meno drammatico. Dopo la morte della moglie, Massimo si sente svuotato e perduto (molto evocativa a tal punto la scena dinanzi allo specchio con il rasoio), e decide allora di giocarsi il tutto e per tutto prendendo la decisione di esplorare i dintorni della base. E lo fa non per fuggire al dolore, ma per il futuro dei propri figlio. Quanto al resto, ho trovato sensato e coerente il fatto che la popolazione cercasse un modo di distrarsi, e che i militari sponsorizzassero la cosa. Ottima la prova di Mammucari, finalmente alle prese con un albo, sia nel disegno realistico che in quello comico, utilizzato per le barzellette del comico.

Rivelazione si apre quasi subito con la sconvolgente notizia riguardante Massimo. Se già non mi sarei aspettato quella di Stephanie, men che meno avrei creduto che a distanza di 2 albi ci sarebbe stata la morte di Massimo, mostrataci nel flashback (l'unico della storia) del suo compagno di fuga. Ora Davide deve affrontare due perdite enormi a distanza ravvicinata, ma soprattutto si ritrova completamente solo. Una solitudine e un dolore che lo cambiano radicalmente, e che, passando per lo sclero violento contro Kurt & C., lo costringono a maturare rapidamente; un vero e proprio punto di svolta nella sua vita, dal quale non potrà più tornare indietro, e per questo trovo azzeccatissima la scelta della bellissima Good Riddance (Time of Your Life) dei Green Day come colonna sonora dell'ultima tappa di Caravan e del viaggio interiore di Davide.
Quanto al mistero delle Nuvole, una bella risposta viene data ma ancora rimangono dei punti da svelare. Ad esempio, perché alcuni cittadini era stati schedati? Gli autori dell'esperimento avevano già individuato chi sarebbe reso protagonista di alcune situazioni? Qual'è la destinazione finale della caravona, e sopratutto il fine ultimo di Painted Sky?
Manca ormai pochissimo per conoscere queste risposte. Purtroppo.
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Re: Bonelli - Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » mercoledì 19 maggio 2010, 19:18

Caravan # 12 – I Cancelli dell’Eden (Medda, Olivares)

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Premessa 1: sarà uno dei miei sproloqui più lunghi, già vi avviso… E’ da più di una settimana che ho letto quest’ultimo numero della mini e solo ora sono riuscito a mettere per iscritto il mio commento, il che è di per sé straordinario.
Premessa 2: ha un certo fascino che la mini si concluda lo stesso mese del gran finale di Lost
Premessa 3: possibile presenza di spoiler

L’ultimo numero di Caravan è qualcosa di spettacolare. E’ incredibile come un finale possa essere così chiarificatore degli obiettivi di tutta la serie e nello stesso tempo così ermetico, così povero di spiegazioni. Il che per una serie Bonelli è qualcosa di inusuale.
Se nello scorso numero abbiamo scoperto, insieme a Davide, che il mistero delle Nuvole non è altro che un esperimento del governo, nelle prime pagine di I Cancelli dell’Eden vediamo il ragazzo – ormai vero protagonista di Caravan – tentare di convincere la popolazione, o perlomeno le persone più significative che abbiamo incontrato negli scorsi numeri, che quella è la verità e che occorre far qualcosa. Ma proprio quelli che si convincono sono i meno propensi ad agire. La spiegazione la dà Whitley, il tipo che credeva agli alieni nel # 5, in un monologo splendido, spietato, definitivo, che inquadra perfettamente almeno uno degli obiettivi principali che Michele Medda aveva nel raccontare questa grande storia. Alla luce delle parole di Whitley vediamo assumere ancora maggiore importanza agli episodi America, America e Il Gioco della Guerra, per fare due esempi lampanti, cioè una acuta e profonda analisi dei meccanismi del potere e del consenso popolare. Il controllo delle masse, ci ricorda Medda, non è una cosa del passato, una cosa da ricordare nel nazismo e nei regimi dittatoriali del Novecento e basta, ma è viva e presente ancor oggi. Non basta usare la parole democrazia per pensare che chi comanda non possa far credere quello che vuole, come vuole, quando vuole alla gente. Anzi, con la sempre più massiccia diffusione dei media il poter “addomesticare” il popolo è sempre più facile. L’autore ce lo ricorda, mostrandoci nell’esperimento “Painted Sky” un test per vedere se davvero si può portare a spasso un’intera città senza dare spiegazioni agli abitanti ma nutrendoli e intrattenendoli. E così capiamo anche come tutti i racconti di vita vissuta che Massimo Donati, Carrie e altri hanno fatto nel corso degli 11 numeri passati – quelli che molti lettori criticavano – non fossero messi a caso, e nemmeno per rendere preziosi quei singoli albi su cui comparivano, ma stanno a significare come sia importante che ci venga raccontato il passato perché alcuni meccanismi (di solito i più terribili) tendono a ripetersi, magari in forme diverse ma tornano.
Insomma, quando Jolene sbotta “Non c’è nessun tornado, capitano. Oh, scusate, l’hanno detto i soldati, allora è vero… perché a quello che dicono loro ci credete tutti, giusto?” mi vengono i brividi, perché se al posto della parola “soldati” ci metti “televisione” mi appare terribile il potere coercitivo dei media, vecchi e nuovi.
Tornando alla storia, Davide è disperato: la sceneggiatura è perfetta nel dipingere, ancora meglio che nello sbrocco del numero precedente, l’avvilimento di Davide, smarrito, che anche se può contare su Carrie e Jolene sente su di sé il peso della situazione apparentemente senza via d’uscita e della responsabilità verso le persone che dipendono da lui. Questo porta a un secondo grande tema importante, che deflagra nella didascalia dell’ultima tavola: Caravan è dedicato alla memoria dei genitori di Medda, il che rende ancora più autoriale di quanto si poteva credere l’intera serie. Il rapporto genitori-figli visto in tutta la mini (soprattutto nella famiglia Donati, ma anche nella famiglia Bresler, tra Carrie e Jolene, nell’episodio dell’indiano, nella storia del sindaco Banks nel # 3…) appare evidente e pesante nell’economia della serie, una marcata sottolineatura della figura dei padri (come in Lost!) e delle madri che scandaglia uno dei rapporti interpersonali più affascinanti e complicati del genere umano. Il rapporto dei figli coi genitori si può facilmente vedere anche come recupero della memoria storica, del passato che i “vecchi” trasmettono ai giovani, e ritorniamo dunque all’importanza dei flashback.

“Adesso sanno cos’erano quelle nuvole e finalmente sono contenti, quegli idioti. Di tutto il resto non gli importa.” scrive Davide nel suo diario. E’ impressionante il valore meta-narrativo che assume questa frase, se si pensa ai tanti lettori che avevano equivocato gli obiettivi della serie e che mese dopo mese aspettava indizi per scoprire il mistero della Nuvole, e che in vari forum su Internet nel commentare il # 11 si concentravano sulle ultime tavole che contenevano le rivelazione.
A Davide invece non basta sapere quello per starsene buono buono, la scomparsa dei suoi genitori e gli insegnamenti tratti dai racconti di suo padre lo hanno forgiato, insieme all’assurda situazione di deportazione che sta vivendo… è maturato, è diventato un nuovo capofamiglia accettando i pregi ma soprattutto i pesanti oneri che questo comporta, ha preso il testimone da Massimo con consapevolezza. E allora prende la decisione di fuggire dalla carovana, fuggire da tutti quei pecoroni dei suoi concittadini, fuggire dai militari, dalle loro bugie e dei loro intrighi: con un abilissimo trucco sapientemente raccontato dall’autore, il gruppo formato da Davide, la sua sorellina, Jolene, Carrie e il cane Chip riescono a scappare, incappando però nelle Nuvole. Davide non si ferma, accelera consapevole che è solo un effetto speciale, peccato che non può sapere che i militari non sono gli autori di quel fenomeno, in quel momento. E al contrario degli elicotteri che stavano inseguendo i nostri, la macchina di Davide supera le Nuvole e finisce… fuori dai cancelli dell’Eden.
Un finale spiazzante, più che aperto, oscuro, metafisico quasi. Intanto sicuramente allegorico: Davide come dicevo prima è maturato, ha preso coscienza del mondo e di se stesso e ha saputo prendere una decisione coraggiosa anche quando nessuno gli dava retta. La sua fuga è stata premiata, si è liberato da chi lo ingannava ed è arrivato in un posto nuovo, dove poter andare avanti insieme ai suoi cari.
Il cosa sono queste Nuvole, identiche a quelle del progetto “Painted Sky” ma non mandate da nessun governo, è secondario in fondo. Che sia un intervento divino, un deus ex machina, uno strappo nello spazio-tempo, una giustizia superiore o il buco dell’ozono, è la sua portata metaforica che è importante, il suo messaggio liberatorio non solo per Davide ma anche per i lettori in ansia per lui da svariati numeri. Io mi sono commosso a leggere quelle ultime tavole proprio per il vedere Davide e le persone per lui importanti che sono riusciti a liberarsi dall'infernale baratro in cui erano finiti. L’origine di queste nubi… ognuno può immaginarselo come vuole, io penso. E il fatto che non sapremo mai cosa succederà ora alla carovana di Nest Point, se andrà avanti, se i militari li faranno tornare indietro, dove li avrebbero condotti ecc non è per me un difetto, in fondo la storia di quella realtà importava quando era funzionale a raccontare altro, quello che abbiamo visto in questi 12 numeri.
Due parole sui disegni di quest’albo: mi sono sembrati ottimi, Olivares fa un ottimo lavoro sia tratteggiando le fisionomie dei personaggi principali sia negli sfondi, spesso molto dettagliati (ad esempio nella città fantasma). In alcune vignette pecca un po’ in qualche sguardo di Jolene, invero, ma sono dettagli che non inficiano il buonissimo lavoro del disegnatore.

Caravan è finito, dunque, dopo un anno di pubblicazioni. Un anno in cui mi ero affezionato moltissimo a Davide ma anche a tanti altri personaggi, e anche all’atmosfera che si respirava. Ogni mese non vedevo l’ora di mettermi in colonna con gli altri personaggi, in coda alla carovana per godermi un nuovo episodio. Molte storie raccontate mi hanno lasciato dentro qualcosa di importante, riflessioni, tristezze e sorrisi amari, e alla luce di tutta la mini questi sentimenti valgono anche per il disegno generale.
E’ stata sicuramente una miniserie coraggiosa, originale, unica nel suo genere e fuori da qualsiasi standard, non solo della Bonelli ma anche di qualunque altra casa editrice che mi viene in mente. Un modo di raccontare, presentare i fatti e soprattutto taluni argomenti e messaggi decisamente innovativo e affascinante, un esperimento – se vogliamo – perfettamente riuscito, secondo il sottoscritto.
Non posso che ringraziare la Bonelli per averla pubblicata e soprattutto complimentarmi con Michele Medda per quest’opera grandiosa.
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Re: Bonelli - Medda: Caravan

Messaggioda Tyrrel » giovedì 20 maggio 2010, 09:54

Bramo ha scritto:Premessa 1: sarà uno dei miei sproloqui più lunghi, già vi avviso… E’ da più di una settimana che ho letto quest’ultimo numero della mini e solo ora sono riuscito a mettere per iscritto il mio commento, il che è di per sé straordinario.
Premessa 2: ha un certo fascino che la mini si concluda lo stesso mese del gran finale di Lost


Ah ecco, mi chiedevo il perché non avessi ancora postato nulla. :D Infatti avevo pensato di aprire le danze io, però poi ho pensato che avevi sempre iniziato tu e allora... :) e poi effettivamente ho avuto poco tempo per farlo.
Ho letto tutto il tuo commento, o meglio la tua analisi all'albo (che è anche analisi dell'intera serie) e l'ho trovata davvero bella e ben fatta, e mi trovo completamente d'accordo con quanto hai scritto. Appena ho un po' più di tempo commento qualche tua considerazione specifica.
Quanto al concludersi lo stesso mese di Lost ho pensato la stessa cosa, e anche che se quest'ultimo si concludesse con un finale aperto di questo tipo mi andrebbe benissimo.
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Re: Bonelli - Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » giovedì 20 maggio 2010, 14:45

Tyrrel ha scritto:
Bramo ha scritto:Premessa 1: sarà uno dei miei sproloqui più lunghi, già vi avviso… E’ da più di una settimana che ho letto quest’ultimo numero della mini e solo ora sono riuscito a mettere per iscritto il mio commento, il che è di per sé straordinario.
Premessa 2: ha un certo fascino che la mini si concluda lo stesso mese del gran finale di Lost


Ah ecco, mi chiedevo il perché non avessi ancora postato nulla. :D Infatti avevo pensato di aprire le danze io, però poi ho pensato che avevi sempre iniziato tu e allora... :) e poi effettivamente ho avuto poco tempo per farlo.
Ho letto tutto il tuo commento, o meglio la tua analisi all'albo (che è anche analisi dell'intera serie) e l'ho trovata davvero bella e ben fatta, e mi trovo completamente d'accordo con quanto hai scritto. Appena ho un po' più di tempo commento qualche tua considerazione specifica.
Quanto al concludersi lo stesso mese di Lost ho pensato la stessa cosa, e anche che se quest'ultimo si concludesse con un finale aperto di questo tipo mi andrebbe benissimo.

Be', intanto io ho letto il commento che hai fatto sul blog di Medda,in cui ho visto che più o meno siamo sulla stessa lunghezza d'onda come giudizio. :)
Ti ringrazio per il complimento all'analisi, e non vedo l'ora di leggere qualche tuo commento specifico. Questa serie merita di essere discussa e pubblicizzata ;)
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Re: Bonelli - Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » lunedì 07 giugno 2010, 21:56

Tyrrel ha scritto:Quanto al concludersi lo stesso mese di Lost ho pensato la stessa cosa, e anche che se quest'ultimo si concludesse con un finale aperto di questo tipo mi andrebbe benissimo.

Be', alla luce del finale di Lost, direi che le due conclusioni sono sulla stessa lunghezza d'onda.
SPOILER sia sul finale di Caravan che su quello di Lost!!!
In realtà più che aperto il finale di Lost è circolare, vuoi per la scena dell'occhio vuoi per un senso di completezza dato dal limbo creato dai Losties. Ma se è per questo anche quello di Caravan si può considerare circolare, con le Nuvole abbiamo iniziato e con le Nuvole finiamo, Nuvole che mi vien da accostare all'Isola per la loro figura (con tutti i distinguo del caso). Il finale della miniserie di Medda è sicuramente molto più aperto di quello del serial americano (che si può considerare aperto più che altro per alcuni Misteri lasciati all'interpretazione degli spettatori o per qualche sottotrama non del tutto chiusa), ma come l'Evento lostiano ha lasciato grande spazio alle teorie sull'Isola stessa (soprattutto sulla natura della Luce sotterranea che sta sviscerando ultimamente Grrodon nelle chattate), Caravan lascia in sospeso la natura delle Nuvole (non tanto quelle di Painted Sky ma quelle impreviste). Inoltre io sono tentato di assimilare il limbo pre-Paradiso all' "oltre-Nuvole" che Davide con la sorellina e il cane, Jolene e Carrie raggiungono superando il banco di nubi.

Finiti questi deliri di cui penso che metà non stiano in piedi (Tyrrel, vieni a darmi una mano! :P ), posto i link a due articoli di "uBC Fumetti" che parlano del finale di Caravan e della serie in generale. I concetti espressi in questi due articoli, in generale non li condivido, però li pongo alla vostra attenzione:

http://www.ubcfumetti.com/bonelli/?20105

http://www.ubcfumetti.com/bonelli/?20111
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Re: Bonelli - Medda: Caravan

Messaggioda Tyrrel » venerdì 18 giugno 2010, 10:04

Bramo ha scritto:(Tyrrel, vieni a darmi una mano! :P )


Uff, ancora non ho avuto un attimo per rispondere alle tue considerazioni, e nemmeno per leggere gli articoli di Ubc. Spero di recuperare a breve.
Intanto, segnalo un commento autorevole (nel senso che è scritto da un autore di comics) su Caravan, quello di Roberto Recchioni: http://prontoallaresa.blogspot.com/2010 ... -1-12.html
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Re: Bonelli - Medda: Caravan

Messaggioda Bramo » venerdì 18 giugno 2010, 16:25

Tyrrel ha scritto:
Bramo ha scritto:(Tyrrel, vieni a darmi una mano! :P )


Intanto, segnalo un commento autorevole (nel senso che è scritto da un autore di comics) su Caravan, quello di Roberto Recchioni: http://prontoallaresa.blogspot.com/2010 ... -1-12.html

L'avevo già visto :) Sono conteto che Recchioni (del quale seguo sempre il blog con grande interesse) abbia apprezzato: noto che anche lui ritiene importante il livello metafumettistico di Caravan, cioè il fatto che la miniserie possa essere una sorta di esperimento (proprio come Painted Sky) sul come avvinghiare i lettori a una serie a fumetti. E' un'osservazione che ho già letto da altri su Internet (e gli stessi articoli di uBC che ho linkato la sposano) e che in parte sto rivalutando.
Che i disegni sia buoni e meno buoni sono d'accordo.
E condivido con Recchioni anche la questione del linguaggio, che nella vita reale è diverso ma quella è una vecchia spina delle narrazioni, è sempre durissima riprodurre il linguaggio parlato in un libro/fumetto. Non ce lo vedo come limite proprio solo della Bonelli, e non condivido invece tutta la questione del fatto che Bonelli sia perfetto per alcune cose ma non per altre. Gli esperimenti e le "rivoluzioni" prendono un senso proprio quando avvengono all'interno di una realtà avvezza a un suo tran-tran, farlo al di fuori sarebbe troppo semplice IMHO. Quindi mi pare più che giusto che la Bonelli abbia proposto questa mini così atipica, e non mi è sembrato che l'editore abbia influito su come questa sia stata narrata.
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Re: Bonelli: Caravan

Messaggioda Tyrrel » mercoledì 30 marzo 2011, 15:03

Caravan è sbarcato in terra francese, non da oggi ma da qualche mese in verità. E devo dire che in edizione brossurata e in formato francese fa la sua porca figura.
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Re: Bonelli: Caravan

Messaggioda Bramo » mercoledì 30 marzo 2011, 20:49

Tyrrel ha scritto:Caravan è sbarcato in terra francese, non da oggi ma da qualche mese in verità. E devo dire che in edizione brossurata e in formato francese fa la sua porca figura.

Oh, sono contento :) Non è la prima serie o miniserie Bonelli che sbarca nel mercato estero, ma sicuramente è una delle opere più meritevoli degli ultimi anni, della casa editrice in questione e anche intendento il panorama italiano in generale. Forse alcuni episodi della nostra storia inseriti da Medda (l'Italia della guerra e del dopoguerra, episodi milanesi ecc) provocheranno meno empatia nei lettori francesi, ma non è neanche detto. E inoltre quel pubblico è così recettivo verso il fumetto che secondo me gradiranno una storia come quella di Caravan. Inoltre condivido il parere di Tyrrel, l'edizione francese per quel che si vede dalle foto è sicuramente prestigiosa.
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Re: Bonelli: Caravan

Messaggioda max brody » sabato 04 giugno 2011, 18:24

Eccomi qua, sollecitato (giorni fa) da Bramo.

Al quale, devo ammettere, non ho molto da dire, avendo già spiegato tutto lui :P

Credo che sia la migliore miniserie Bonelli edita finora, sicuramente è quella a cui tengo di più, per quello che mi ha lasciato nel corso dei mesi in cui, avidamente, l'ho seguita.
La perfezione al 100% non esiste, non è mai esistita e mai esiterà. Però, ogni tanto, capitano delle opere che vi si avvicinano molto. Caso ha voluto che due di esse si siano concluse praticamente in contemporanea: mi riferisco, ovviamente, a Lost e a Caravan.
Sono dell'idea che l'opera che si avvicina alla perfezione non possa che essere un'opera "universale", toccare temi universali. Come ha scritto qualcuno da qualche parte, Caravan è la vita. Anche Lost è la vita, aggiungo io. Ci sono grandi opere che, per espressa volontà o per incapacità dell'autore, sono grandi opere limitatamente al genere a cui appartengono o per quanto riguarda i temi di cui si occupano; poi ci sono grandi opere che parlano di Tutto e, al contempo, di Niente, e sono quelle che, nella mia personale classificazione delle cose, si avvicinano alla cosiddetta "perfezione". E questo a prescindere dalla volontà o meno dell'autore/degli autori. Anzi, nessun autore vero ha il fine di creare grandi opere, quelle si creano da sé. Quindi Medda, nel caso di Caravan, o I Carlton, nel caso di Lost, volevano solo "raccontare storie" (come Medda ha esplicitato sul blog, ma come, alla fine, esplicitano tutti gli autori che hanno qualcosa da dire). E le storie di Lost e di Caravan sono ottime storie, scritte bene, non eccezionali a livello tecnico (penso alla CGI di Lost o alla qualità media dei disegni di Caravan, ma, come ho detto, la perfezione non esiste), e, soprattutto, sono storie in cui ognuno può vederci quello che preferisce, a seconda dell'indole e della sensibilità personali.
Così, il nerd incallito, non vedendo risolti tutti i "misteri", diverrà Fumo Nero o utente di Comicus ( :P ) e smerderà telefilm e fumetto; il fruitore medio, che non si pone troppe domande, non se ne curerà e guarderà e passerà, o se ne curerà seguendo a pecora la moda, e comunque alla fine passerà; l'appassionato vero, capace ancora di sognare e, come dicono i filosofi, "vedere oltre", apprezzerà. Eccetera eccetera.
Alla fine la storia dell'umanità è la storia di persone che prevaricano, persone che vorrebbero prevaricare ma non ne hanno il coraggio, persone che si ribellano e persone che abbassano la testa. Persone "vincenti" e persone "sconfitte". Persone che rimangono sempre uguali, persone che cambiano, persone che fanno entrambe le cose. Caravan e Lost raccontano la storia di alcune di queste persone per raccontare la storia di tutte le persone.


Che sborone che sono :arramp: :D
Qualcosa di più semplice. Ho visto Mammucari sul primo John Doe ed è irriconoscibile. Un altro di quegli autori che negli ultimi anni hanno raggiunto una maturazione da urlo (penso anche a Bignamini su Greystorm, irriconoscibile su Brad Barron, alla Mandanici e alla Platano su Nathan Never, per dirne alcuni). Per il resto, è vero che nel primo numero e nel'ultimo numero vi sono due dei miei disegnatori preferiti in assoluto (De Angelis e Olivares), ma il livello medio dei disegni è medio-mediobasso. Però è uniforme, e questo è, a modo suo, un pregio.
Fra i singoli numeri, adoro l'ultimo e il n.6, in quanto sono un inguaribile romantico. :gh:

Ah, comunque anche la struttura circolare (vedi le nuvole come deus ex-machina, ma anche il film Dellamorte Dellamore, che compare nel n.1 e che finisce allo stesso modo di Caravan), al cui interno si intersecano trame verticali e orizzontali, è caratteristica di tutte le storie "universali" e non è un caso che sia Lost che Caravan siano strutturati così. E', di fatto, la struttura narrativa "universale".

Ah2, la dedica finale di Medda, in effetti, è una chiave di lettura piuttosto esplicita. Davide abbandona la sua vecchia famiglia e cresce (mentalmente) andando a vivere con la nuova famiglia (suocera, fidanzata e sorella piccola a cui fare da padre).
Immagine
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