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[Bonelli] Martin Mystère

Editore che ha dato i natali ad alcuni dei personaggi più iconici della tradizione fumettistica italiana, toccando tanti generi diversi ma con uno stile unico e inconfondibile.

Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » martedì 29 novembre 2011, 19:19

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Nell'Aprile 2012 Martin Mystère compierà 30 anni di onorata carriera.
Debuttò nell'Aprile 1982, con il mensile omonimo, affiancato dal Luglio 1984 dallo Speciale annuale; dall'inverno 1987 dall'Almanacco del Mistero (che dal 1993 è parte della Collana Almanacchi); dall'autunno 1995 dall'albo Gigante (annuale, di fatto, fino al 2004; formalmente fino al 2007; aperiodico primaverile dal 2009); dal Settembre 1998 dallo spin-off annuale Storie da Altrove. Del Maxi sono usciti quattro numeri (2004/2006 e 2008).
Dall'Aprile 1992 al Dicembre 1994 è stato affiancato dallo spin-off Zona X. Dall'Aprile 1995 al Febbraio 1999 è stato affiancato dallo spin-off Magic Patrol (ospitato in Zona X, divenuta collana a sé stante dal n.10). Nel 1996 è uscito il one-shot Il mystero delle nuvole parlanti, dedicato al centenario del fumetto. Martin è comparso, inoltre, in 5 team-up ufficiali (2 con Dylan Dog, 2 con Nathan Never e 1 con Mister No) e compare tuttora in svariate storie brevi e brevissime ospitate nei luoghi più impensati. Compare occasionalmente in Nathan Never, mentre la base di Altrove viene utilizzata saltuariamentre in Zagor.

Dal Giugno 2005 la serie mensile è diventata bimestrale, ma con foliazione quasi raddoppiata.
Le annate dal 2005 al 2008 sono state ottime annate, ma la testata, già dalla metà del 2004, era tornata pregna di linfa vitale. Continuity, sottosaghe, evoluzioni dei personaggi, morti inaspettate e storie di alta qualità si sono succedute fino all'apoteosi del n.300, 154 pagine (di fumetto + 10 di altro) a colori zeppe di tutto e di più. Illustrato da otto disegnatori diversi, I sette signori dell'iride è (come già accaduto per i nn.100 e 200) dedicato ai colori: la quadricromia non è un inutile orpello, in MM.

Quella sbornia di colori, personaggi, rivelazioni, passati, futuri, presenti e inside jokes ha concluso virtualmente un ciclo. Uscì a Dicembre 2008, e le annate successive non hanno mai raggiunto, complessivamente, il brio delle quattro-cinque precedenti, anche se qualche picco sparuto c'é stato.

Purtroppo non ho il tempo per una rilettura integrale dell'intera serie. Mi sarebbe piaciuto, ma per ora accontentiamoci della rilettura delle ultime tre annate. Storie che, a parte qualche caso, ho letto soltanto al momento dell'uscita. In vista del trentennale, è l'occasione, per voi, di saggiare qualcosa di recente (e facilmente recuperabile; non che le storie vecchie siano rare, comunque, anzi: se si compra all'usato, ci si possono riempire edifici interi con i Bonelli); per me, di rivalutare storie svalutate magari per pregiudizi o hype(s?) immotivati.


MM #301: Gli dei del tramonto (Mignacco/Romanini)
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Martin Mystère, in fondo, è sempre stato un po' francese. Ok, le storie anni '80 erano praticamente strip stories sul modello di Gottfredson (in fondo Castelli aveva scritto Topolino e il Triangolo delle Bermude, il miglior omaggio a Floyd precedente a Casty), ma la passione di Castelli per i feuilleton d'oltralpe si è sempre fatta sentire (e nel n.142 comparivano le caricature di Dupond e Dupont, presi da Tintin). D'altronde, già nel 1967 pubblicava su Eureka n.1 un articoletto intitolato: I fumetti avventurosi sono figli del feuilleton. USA e Francia sono le patrie adottive di Castelli, pertanto non appare strano che, dopo essersi rifatto agli USA per anni, al passaggio alla bimestralità, l'Alfredo abbia voluto confezionare il suo fumetto in una veste "alla francese". Ecco, quindi, che i gli albi della serie regolare, a partire dal n.279, sono quasi dei libri. Non sono cartonati, ma il cartoncino della copertina è più spesso. E le storie sono tutte complete (con una sola eccezione, la doppia dei nn.296-297, in cui muore un comprimario della serie). E hanno, sempre, tre paginette di contorno in cui si approfondiscono i temi del fumetto.
Ma di francese c'é anche un copertinista, Alessandrini, da sempre a metà fra la ligné claire pura e Moebius. Le copertine di MM, a differenza degli altri Bonelli, non sono mai mere indicazioni di quanto si troverà nel fumetto interno, ma sono spesso bizzarre, insolite, surreali o parodie di qualcos'altro.
La copertina di questo numero è un esempio, non dei più strambi, ma comunque buffo. Demenziale è, invece, il frontespizio, che, stavolta*, visto che si parla di Egitto, è di profilo. [*il frontespizio, o risguardo, cambia parzialmente ad ogni numero]

La storia vede, invece, tornare ai testi Mignacco, tra i decani del fumetto italiano (non solo bonelliano, sua è, ad es., Pippo e il segreto di Babbo Natale, disegnata da DeVita), ma che di MM aveva scritto solo due storie nel 1991, entrambe aggiustate in seguito in redazione. Mignacco non aveva (e non ha tuttora) una gran nomea fra i fan bonelliani, avendo contribuito ad affossare Mister No e Dylan Dog, ma fino a una quindicina di anni prima scriveva cose buone. Così, quando uscì quest'albo, a Febbraio 2009, mi costruii una sorta di pregiudizio: come scritto sopra, si veniva dallo sfolgorante n.300 e inconsciamente pretendevo un capolavoro ad ogni numero. E quando lessi questa storia, circondato da parentame in visibilio per il matrimonio di mio cugino, rimasi deluso.
Oggi, che Mignacco ha sfornato altre buone prove, e che ho letto Blake e Mortimer, mi rimangio la delusione. Questo è un buon numero, in fondo. Solo che è 'francese'. Nel ritmo, nell'umorismo british (sic!). Sarebbe stata perfetta come storia di Blake e Mortimer. Sicuramente più della Maledizione dei trenta denari, che Satana l'abbia in gloria.
Come storia di Martin Mystère funziona un po' meno, c'é troppa poca verbosità (ri-sic!) e troppa azione fine a sé stessa, e le divinità egizie sono usate in maniera un po' facilona. Buono tutto il resto, dalla caratterizzazione dei personaggi, che Mignacco coglie in pieno - con una Diana solo leggermente più casta della Diana di Morales (complici i disegni del magnusiano Romanini) e con un Java che, per una volta, non fa il maggiordomo e mostra di avere digerito il 'regalo di Natale' ricevuto nel numero prima - all'altra pennellata di continuity del numero, con il flashback di Cynthia ambientato in mezzo al n.297, che non è messo lì a riempire le pagine (come ho ritenuto nel 2009) ma è parte del meccanismo che porterà Martin alla risoluzione dell'enigma. Enigma a base di teorie sociologiche (i non-luoghi di Marc Augé) e moraleggiante quel tanto che basta. Come in una buona storia, francese, di Blake e Mortimer.
Ultima modifica di max brody il mercoledì 30 novembre 2011, 18:22, modificato 2 volte in totale.
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » mercoledì 30 novembre 2011, 11:24

MM #302: Meteore (Ruju/Tuis)
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Un debuttante e un ritornante. Come Mignacco, Ruju è un altro nome che genera il panico fra i lettori bonelliani, in virtù dei suoi trascorsi dylandoghiani (per ogni storia buona ne ha scritte cinque non buone); come Mignacco, Ruju non se la cava malaccio col Buon Vecchio Zio Marty; a differenza di Mignacco, questa sarà l'unica prova mysteriana di Ruju. Ai pennelli troviamo Sergio Tuis, disegnatore di due storie storiche (Magia africana e L'uomo delle nevi, del 1986 e 1989) e di una storia breve uscita nel 2006 in allegato allo speciale di quell'anno. Per completare il ventennale parallelismo, rieccolo qui, giunto appositamente dagli anni '80.
Già, perché Meteore sembra una storia vent'anni fa; non bastassero le torri gemelle ancora in piedi (?!), sceneggiatura e disegni paiono una versione allargata dei fumetti di Mino Milani che uscivano sul Corriere dei Ragazzi: lunghe sequenze didascaliche, disegni statici, cattivi stolti (si ammazzano da soli!), tanta azione e un po' di brutale sentimentalismo messo lì a mo' di chiosa finale (Martin si spupazza Diana come una bambolina, lol). Ma è un male tutto ciò? Non del tutto, perché se la forma è polverosa, il contenuto è attuale (proprio nel 2009 ci fu una pioggia di metoriti; e anche di recente l'argomento è tornato di moda). Pure troppo. Paradossalmente Ruju, nonostante sia sceneggiatore professionista da vent'anni, qui pare un debuttante entusiasta e con voglia di strafare. Si prende quindi la briga di retrodatare la continuity mysteriana di milioni di anni, inserendo nuovi manufatti alienoidi, le syren che potrebbero aver generato il mito delle sirene (Ruju è un patito dell'argomento, che già aveva trattato su Dylan Dog, ma si è dimenticato che anche in MM l'origine del mito era già stato attribuito a esperimenti atlantidei) e lasciando poi il tutto inspiegato, cosa che da un lato fa piacere (meglio un mystero aperto che una spiegazione messa tanto per mettercela) ma da un lato incasina ulteriormente la continuity storica della serie, già pullulante di civiltà antiche e genie aliene finite sulla Terra in epoche remote. Con lo Storie da Altrove n.11 si era dato un vago ordine al tutto, qui arriva Ruju e riscombina le carte, perdipiù portando Martin in gita in Australia, quando uno dei paletti ancora tabù della serie consisteva nel forte legame emotivo del primo con la seconda (per chi non sa: nelle storie ambientate in Australia Martin ne è sempre uscito in qualche modo cambiato).
Mah. Peccato: Martin è protagonista assoluto, come vuole il virtuale "nuovo corso" della serie (è stato così con Mignacco e sarà così anche nelle storie successive), la spalla Peter Hogan (sosia di Crocodile Dundee) è simpatica, e persino le banalità come il tradimento della donna di turno e i cattivi pirla, o le fisionomie spesso distorte di Tuis, vengono perdonati dal contesto (involontariamente?) reaganiano in cui la trama è calata.
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » mercoledì 30 novembre 2011, 18:19

MM Gigante #13: La sindrome di Matusalemme (Castelli/Cardinale & Orlandi)
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Martin Mystère ha una data di nascita ben precisa, il 26 Giugno 1942. Le sue storie sono ambientate nel momento in cui escono in edicola (sono esclusi FB e FF, ovviamente). Va da sé che, se nei primi anni di vita del fumetto Martin era quarantenne, e ci stava che fosse un baldo figone, col passare del tempo e l'aumentare della sua età, la verosimiglianza è andata leggermente perdendosi. Non per niente Martin si è imborghesito, e, già da parecchio, non va più a menar sganassoni come un tempo. Seguendo l'evoluzione del suo alter ego, il BVZA (Buon Vecchio Zio Alfredo) Castelli ha coniato l'acronimo BVZM, e le battute sull'età che avanza sono ormai uno dei tormentoni della serie. Ad alcuni lettori questo andazzo piace, ad altri no. Ma tant'é. Nel 2005 Castelli annuncia in un'intervista una storia dedicata all'argomento, in cui Martin si sarebbe buscato un malanno non da poco. I tempi si sono protratti e il malanno non da poco se l'é buscato Castelli, nel 2008. Questo gigante segna infatti il suo ritorno alla scrittura dopo circa un anno di sosta forzata.
Ecco, quindi, che la vicenda, in cui Martin ha un lieve attacco ischemico e poi indaga in una misteriosa casa di cura i cui pazienti hanno poteri paranormali, assume contorni più profondi, e l'attribuzione agli ultracentenari di poteri esp, nonché la possibilità per alcuni vegliardi di visitare Slumberland (il regno del sogno in cui ogni notte si ritrovava Little Nemo) sono da intendersi come degli affettuosi omaggi del "Vecchio" Castelli ad un'età, la terza, spesso bistrattata, magari perché vista come un'infanzia 'al contrario'.
Fosse per questo, l'albo sarebbe un gioiellino (splendide le sequenze-crossover ambientate a Slumberland con Cardinale che fa un bel lavoro di mimesi imitando Winsor McKay). Non lo è al 100%, perché la trama poliziesca che fa da scheletro al resto è un po' flebile e volutamente confusionaria (stile "Tenente Colombo", sfruttato nel fumetto), e rimane indietro rispetto alle trovate umoristiche sparse qua e là, come il tormentone del "premio" che l'esper Marmor pretende dalla sua padrona, o gli sketch ucronici in cui Martin, ottantenne, litiga con Diana in stile "Arcibaldo e Petronilla" o combina dispetti con l'altrettanto senile ispettore Travis (che pure ha un ruolo insolitamente importante nella storia).
Per il resto, da questo numero (che attualmente è pure l'ultimo) l'albo gigante non ha più la bella rubrica "Storia di..." che aveva prima e la copertina non è più firmata da Alessandrini, ma dal disegnatore che illustra il fumetto; in questo caso Cardinale, che si ispira a due litografie ad edizione limitata (bellissime), intitolate salomonicamente "Martin Mystère in Slumberland".


MM #303: Bowie Knife (Castelli/Ongaro)
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E anche sulla serie regolare Castelli fa il suo rientro. Non trionfale, perché questa è probabilmente una delle sue storie meno memorabili. Ma comunque, devo dire, un buon rientro. Castelli è grande conoscitore della storia americana del XIX° secolo, e infatti anche in quest'avventura, in cui si svela l'origine del minerale usato per fabbricare il coltellaccio di Jim Bowie (il sintetico Hassio), si sprecano gli aneddoti storici, in particolare in merito alla battaglia di Alamo, così da rendere l'albo un perfetto contraltare della storia omonima di C'era una volta in America del duo Pezzin/Ghiglione. I disegni del veterano Ongaro, non eccezionali a livello di anatomie ma dagli efficaci giochi di chiaroscuro, conferiscono alla storia un tono "anni '80" (così da proseguire il percorso iniziato in Meteore), a cui contribuisce parecchio l'ecologista chiusa finale, che vede l'Hassio una scoria radioattiva lasciata da una qualche antica civiltà. E la memoria corre all'indimenticabile Speciale #3 Il mistero della Grande Piramide e alle sue scorie atlantidee nascoste nella piramide di Cheope.
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » giovedì 01 dicembre 2011, 19:57

MM Speciale #26: Trappola di celluloide (Recagno/Torti)
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Repetita juvant. Soprattutto se non repetita al 100%.
Dopo la parentesi del numero 25, ritornano Angie e la commedia all'italiana, protagonisti di tutti gli speciali precedenti (tranne uno). Con l'aggiunta di un ingrediente particolarmente gradito: gli Uomini in Nero (che qui collaborano con Altrove!). Finalmente.
Peccato che dopo questa comparsata, che lascia presagire un ritorno in grande stile (c'é persino Hopkins! Non lo si vedeva dai tempi della Magic Patrol), spariranno di nuovo. Vabbé. Questo non intacca il valore dell'albo, piacevole, umoristico ma non eccessivamente sguaiato (non ci sono Dee & Kelly - e per fortuna, io dico) e zeppo di personaggi ambigui e interessanti quali Auguste Le Prince, Thomas Edison (e l'Altrove del primo '900, a cui il secondo collabora) e la Donna in Nero lesbica, qui alla sua seconda apparizione dopo l'allegato allo Speciale di due anni prima. Il cartoonistico Torti, che ai lettori bonelliani duri e puri fa né più né meno che schifo a prescindere (ma che per evidenti motivi a me piace), qui fa un eccellente lavoro (a differenza degli Speciali successivi) e risulta come sempre adatto al tono farsesco dello Special estivo.
In allegato: MM presenta: Mystery Movie (Castelli/vari)
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I sollazziani devono sapere che 'MM presenta' è una collana allegata allo Speciale (l'unica superstite fra tutti gli Speciali di tutti i personaggi bonelli), iniziata nel 2005 (Speciale n.22; prima in allegato vi era il Dizionario dei Misteri) e che, ad ogni numero, propone storie immaginarie, storie raccontate, parodie, omaggi, festeggiamenti di ricorrenze, ecc. Insomma, quello che passa in testa a Castelli. Questo numero, come lo Speciale a cui è allegato, è dedicato alla storia del cinema, qui riletta e reintepretata da Martin in chiave demenziale. Abbiamo, quindi, Breve storia dei film mysteriosi (Castelli/Filippucci), piccola rassegna di sketch, scritti e disegnati in stile film anni '10 e anni '20, fra cui spiccano L'arroseur arrosé, con Martin che innaffia le piante con i tentacoli di Chtulhu (lol) e si inzuppa tutto, Cabiria, la schiava di Atlantide, con le finte didascalie di D'Annunzio (ri-lol) e persino il musical Un Americano ad Atlantide (tri-lol). A questo folle ben di Dio segue L'attacco dei baccelli assassini (Castelli/Orlandi), parodia dei film di fantascienza anni '50 e concentrato di citazioni e sberleffi, a partire da Ultimatum alla Terra, passando per Godzilla (qui interpretato da Rodney Rodent, alter ego di Mickey Mouse) e Gli strani suicidi di Bartlesville (dal romanzo di Fredric Brown), il tutto finalizzato alla sconvolgente rivelazione sul vero significato della frase "Klaatu barada nikto" ( ossia: "Dov'é la toilette?"). Chiude il fascicolo Salvate Yellow Kid! (Castelli/Alessandrini), versione aggiustata di una storia breve del 2006 (pubblicata al di fuori della Bonelli Editore), e sorta di megacrossoverone metanarrativo, in cui Martin incontra il suo alter ego animato Martin Mystery, chiacchiera con Hugh Jackman, salva Yellow Kid e il fumetto intero dalla cancellazione, e si becca i ringraziamenti di Tex, Valentina, Arcibaldo e Petronilla e altri suoi colleghi di carta passati anche sul grande schermo.


MM #304: La città proibita (Morales/Morales-DeCubellis)
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Morales è proprio un bel tipo. Scrive storie toste, all'americana, che lo rendono l'autore mysteriano più osannato degli ultimi dieci anni, poi, quando comincia ad essere più presente sulla serie, arrivando quasi a monopolizzarla, si ammorbidisce. E si guadagna anche la mia stima. Prendiamo questa storia, ad esempio. E' tosta, ha le palle ed è perfetta nel tratteggiare il rapporto fra un occidentale (Martin) e un paese totalmente (??) agli antipodi come la Cina (il freddo capitano Jingfei Ling è un signor personaggio), ed è un perfetto upgrade di un vecchio classico (Intrigo a Pechino, MM #73-74). Spettacolari, poi, le reciproche frecciatine e la documentazione aggiornatissima (aiutata dagli efficacissimi disegni).
E come va a finire la storia? Con un finale alla Dragonball, un "Potere del drago! A me!" e un Martin che si scopre drago, in carne e scaglie, ma solo nei sogni.
E il bello è che il finale ha senso, è la conseguenza di quanto visto prima, infatti è persino circolare.
Eh, sì, Morales è proprio un bel tipo.


Storie da Altrove #12: La donna che rapì Albert Einstein (Recagno/Giardo)
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Nella base di Altrove si studia tutto quel che è mysterioso, riassumiamola così. Compare per la prima volta in MM Speciale #4 e da lì diviene appuntamento fisso di tutti gli Speciali. Occasionalmente compare nella serie regolare. Con lo spin-off Magic Patrol abbiamo conosciuto la sua squadra operativa principale (di cui era membro Aldous Morrigan, mago quadricentenario, poi riutilizzato nella serie regolare in questa collana). Col passare degli anni, abbiamo appreso particolari sul passato della base. Negli anni '30 del '900 era amministrata da Maxwell, doppiogiochista al soldo dei nazisti, poi divenuto immortale grazie a particolari transfusioni si sangue, poi interrotte nel 2000 (Maxwell morirà nel 2001). Degli anni successivi sappiamo soltanto che sarà amministrata da una certa Milady (negli anni '50) e poi dagli Uomini in Nero fino al 1987, anno in cui passerà sotto il controllo del buon Chris Tower.
Grazie alla collana Storie da Altrove, progettata come miniserie da includere in Zona X e poi divenuta autonoma, abbiamo appreso come la base sia stata fondata nel 1776 da Thomas Jefferson e Benjamin Franklin (n.1) e abbia usufruito di collaborazioni eccellenti, fra cui Sherlock Holmes (nn.2-3-5 e 11), Garibaldi e Meucci (n.6), Mark Twain (n.4), D'Annunzio (n.8), Van Helsing (n.9), Houdinì (n.10).
Stavolta tocca ad Albert Einstein, quello giovane, ma già maturo, del 1904, che, avendo risieduto nella stessa casa in cui aveva dimorato Foscolo cento anni prima, si ritrova coinvolto in una vicenda a base di agenti napoleonici immortali e donne fatate. Aiutato dai meravigliosi disegni (anzi, quadri) di Giardo, Recagno scrive personaggi umani, tormentati e regala più di una lacrimuccia con la nerdosissima trovata dell'armonia universale, che a chi scrive piacerebbe tanto trovare.
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » sabato 03 dicembre 2011, 18:53

MM #305: L'ultimo convoglio (Morales/Grimaldi)
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Un Morales più lineare di quello de La città proibita e un Grimaldi dallo stile che è pura ligné claire sfornano questa bella storia avventurosa, zeppa di azione e tensione, in cui Martin compare dopo ben 40 pagine, senza che per questo l'albo ne risulti sminuito. Anzi, la logica consequenzialità è il pregio maggiore del racconto, nonostante il montaggio alternato che Morales ha ben appreso durante i suoi trascorsi cinematografici, e la corposa citazione del film Descent che verso il finale sposta la trama verso l'horror, non è un plagio messo lì a riempir le pagine (come era parso durante la prima lettura) ma è una divagazione che conferisce un tono se possibile ancor più raccapricciante ad un fumetto che, occupandosi di nazisti superstiti e campi di concentramento, di orrori ne mostra già parecchi.


Almanacco del Mistero 2010: L'isola senza tempo (Castelli/Romanini)
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L'eclettismo di Martin Mystère: da una storia cruda come la precedente ad un puro divertissement come quello contenuto in questo almanacco. E l'eclettismo del personaggio è solo uno specchio dell'eclettismo del suo creatore, quell'Alfredo Castelli noto anche per i suoi lavori in Disney, sul Corriere dei Ragazzi e per la creazione dell'immarcescibile Omino Bufo. Per creare il quale occorre essere un po' pazzi.
Ecco, soltanto un pazzo, un geniale pazzo, poteva scrivere e far pubblicare una storia come L'isola senza tempo.
La quale, partita come normale storia isolana mysteriosa sullo stile di Myst e Lost, si trasforma ben presto in una parodia dei cliché del sottogenere, con personaggi che scompaiono per difficoltà nella gestione e errori sciocchi nello script, per terminare, poi, con una sarabanda metanarrativa, in cui un "Demiurgo" non ben identificato tesse le fila dei numerosi enigmi lasciati in sospeso (colta la frecciatina?) programmando una sorta di Second Life in cui richiamare elementi tratti da tutte le isole leggendarie di cui pullula la Storia (da Brendan a Brigadoom), ma lasciando tutto a metà per incapacità di entrare in answer mode. L'intero universo scompare, dunque, ma nell'ultima tavola scopriamo che il tutto era soltanto un fumetto nel fumetto (anche se...), scritto da Martin e dal suo agente letterario Jerry come omaggio al n.100 della Collana Almanacchi Bonelli; omaggio doveroso, dato che fu proprio l'Almanacco del Mistero il primo almanacco bonelliano (seppur come collana autonoma). In tal modo, l'assurdità della storia si può interpretare così come un estremo omaggio alle storie immaginarie, stile Ai confini della realtà, pubblicate in quei mitici, indimenticabili almanacchi.
A completare il numero, una sezione attualità come al solito futile, nell'era di internet, ma comunque gradevole, un dossier (ovviamente) dedicato alle Isole leggendarie, e due servizi incentrati sulle opere di Abraham Merritt e sul telefilm X-Files (scritto da Maurizio Colombo e pertanto opinabile).


MM #306: Magico Natale (Mignacco/Bagnoli-Gradin)
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L'annata 2009 si chiude con un albo particolare. Ci è voluto un bel coraggio, da parte di Mignacco, per proporre, in una serie "seria" come Martin Mystère, quella che non è altro che una fiaba moderna. Una fiaba moderna che, con modestia, si ispira alle vere fiabe moderne degli ultimi anni, in primis, ovviamente, LotR e Harry Potter, numi tutelari di Magico Natale.
E ci è voluto un bel coraggio, da parte di un disegnatore vecchio stile come Bagnoli, di riproporsi accoppiato a un 'retinatore folle' come Gradin: e se, com'é inevitabile, l'ottantenne illustratore ogni tanto incespica sulle vignette più dinamiche, nel complesso i disegni del duo sono quanto di più simile alla pop art mi sia mai capitato di vedere.
Insomma, se i lettori mysteriani più puri sono rimasti abbastanza inorriditi da questo episodio dai toni favoleggianti, io plaudo al coraggio e lodo l'iniziativa. Tanto più che la storia, pur ricalcando (volutamente) tutti i cliché delle favole natalizie, non si limita a questo, ma si propone come una riflessione sul ruolo delle fiabe, fiabe moderne, nella società stressata e spesso troppo razionale del XXI° secolo.
Da amante del Natale, delle fiabe e delle riflessioni sociologiche, non posso che promuoverlo anche a questa rilettura.
P.s.: e poi, con una copertina assurda come quella visibile qui sopra, come si può non promuoverlo?


L'annata 2010 si apre ufficiosamente con La città sepolta (Vietti/Arduini) [in Agenzia Alfa #21] , che però non è una storia di Martin Mystère. La protagonista è infatti May Frayn, agente Alfa e collega di Nathan Never, la quale si trova ad indagare fra i ruderi dell'antica Babilonia, in una vicenda che fa da collante fra una sottosaga di Nathan Never, lo spin-off di quest'ultimo Dipartimento 51 e Le sabbie dell'Asia Centrale (MM #248-249), di cui questa storia è un seguito. Insomma, un crossover a distanza con lo spin-off di un'altra serie: solo Vietti poteva organizzare una nerdata simile.
Ufficialmente il 2010 si apre con

MM #307: Polvere d'oro (Morales/Alessandrini)
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ossia una delle storie che più ho smerdato nella mia carriera di lettore mysteriano (seconda soltanto al n.298). E devo dire di essermene un po' pentito. E' vero, è una di quelle storie esageratamente sentimentalose, in cui Morales eccede con personaggi tormentati oppure estremamente rigidi. Stella, la killer anaffettiva che compare qui, non sfugge a tale classificazione. Ed è pure vero che il bacio insonorizzato (la famosa vignetta ritoccata dalla redazione) è inguardabile. Dirò di più: un tempo Alessandrini disegnava solo capolavori, ora ai capolavori alterna ciofeche con soluzione di continuità. Però però: sarà che mi sono ammorbidito, ma non me la sento di smerdarla di nuovo. In fondo è una storia onesta, zeppa di spunti interessanti e ben calata nella realtà odierna (che alla fin fine è l'aspetto che più apprezzo della serie assieme all'eclettismo). La vicenda della polvere egizia è stuzzicante e meriterebbe approfondimenti, nonostante la rubrica a fine albo la declassi a vicenda quasi di fantasia.
E meriterebbe approfondimento la copertina, in cui compare un assurdo LHC ginevrino, che vedremo invece qualche albo più avanti. Non si può nemmeno parlare di scambio di copertine: i cadaveri fluttuanti qui ci sono. Mancata coordinazione? Ma no, la storia è di Alessandrini, e sapeva cosa disegnava. Soggetto modificato? Può darsi. Redazione affetta da senilità precoce? Lol. Forse la sindrome del capriccio che colpisce Diana (improvvisamente stufa di fare la moglie e altrettamento improvvisamente rinsavita) ha travalicato i confini del fumetto.


MM #308: Il tesoro di Didone (Morales/Cardinale-Orlandi)
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L'altra faccia di Morales. Che, quando vuole, sa essere un valido umorista. Come dimostra in questo numero à la Clive Cussler, riprendendo comprimari di un numero di qualche anno fa, e riportandoli tutti fra i ghiacci, stavolta alla ricerca di una nave romana, e poi in Texas, sulle tracce del suo misterioso carico. Un'avventura davvero avventurosa, come non si vedeva da tempo immemore. Ma che non si prende troppo sul serio, come dimostra lo spassoso finale, in cui rappresentanti di varie nazioni cercano invano di reclamare la proprietà del reperto, il tesoro di Didone del titolo. Tesoro che, a sua volta, rappresenta una simpatica presa per i fondelli, ma anche, al tempo stesso, una trovata anni '80, anni in cui, nelle storie di MM, ritrovamenti di reperti anacronistici erano all'ordine del giorno. Un omaggio e al contempo un revival del Martin di una volta, dunque, a proseguire idealmente il percorso inaugurato da Mignacco e proseguito da Ruju e soci nel 2009. Ritorna così anche un certo fil de rouge fra un numero e l'altro, e in questo senso la voglia di avventura di Diana è una logica conseguenza delle bizze da lei fatte il numero prima.


Fuori serie: MM presenta: La leggenda di Alarico (testi di Castelli; illustrazioni di Della Monica)
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Negli anni '90 fascicoletti monotematici atti a sponsorizzare un Ente, un Comune, un periodico, o chissà cos'altro, erano all'ordine del giorno. Tant'é che per fare la cronologia ho dovuto dissennarmi: ogni mese Martin era al centro di qualche iniziativa, con punte assurde fra il '95 e il '98. Poi questa tradizione si è gradualmente perduta, complice l'avvento delle nuove tecnologie, che hanno fatto perdere la voglia e la necessità di fantasticare, arrivando al punto in cui il gioco di considerare reale un personaggio di fantasia è divenuto né più né meno che un'assurdità.
Ok, seppur centellinate, le iniziative fuori serie sono proseguite praticamente senza interruzioni. Ma, se un fumetto vero e proprio si può prendere in considerazione senza sentirsi strani, un minisaggio-articolo firmato da un personaggio dei fumetti e sponsorizzato nientemeno che dalla Provincia di Cosenza, beh, emana una piacevole aria di anacronismo.
Ecco quindi che questo fascicoletto - scritto da Castelli (pardon, Martin Mystère) e illustrato qua e là da Raffaele Della Monica (che di MM ha disegnato una sola storia nel 1988), e distribuito in occasione del 1600° anniversario della morte di Alarico nei pressi del capoluogo calabrese - seppur non esente da imprecisioni e da un'apparente fretta nella realizzazione, rimane comunque un'iniziativa piacevole e lodevole, in particolare in tempi come i nostri, in cui, avendo internet, si sa già tutto. Anzi, si suppone di sapere tutto, ma internet dà informazioni; a raccontarle, le informazioni, bisogna essere capaci.
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » lunedì 05 dicembre 2011, 18:39

MM #309: Il prigioniero della laguna (Recagno/Coppola)
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Dal 2010 al 1756, passando per il 1994. Il primo è l'anno in cui esce questo numero e in cui è ovviamente ambientata parte della storia; il secondo è l'anno in cui è ambientata l'altra parte della storia. Il terzo è l'anno in cui escono MM #143 (Casanova) e Nathan Never Speciale #4 (Fantasmi a Venezia). Da quei due numeri il nerdosissimo Recagno trae i due "mysteri" rimasti insoluti: le reincarnazioni di Casanova e le creature polipoidi che vivono in un'antichissima città nelle profondità delle acque veneziane. Per fondere il tutto, Recagno sfrutta i viaggi nel tempo, tema... un tempo (pardon) tabù della serie, e... col tempo (ri-pardon) sdoganato. D'altronde Recagno è un trekker e un fan del Doctor Who, e d'altronde il mitico one shot Generazioni del 2003, tutto incentrato sui viaggi nel tempo, è suo.
Questo anche per dire che a chi ha già letto altre storie di Recagno Il prigioniero della laguna non offre molto. Il paradosso della predestinazione, la struttura circolare, le citazioni da questo o quel telefilm, la donna troppo emancipata di turno (altro tormentone recagnano), eccetera... è tutto troppo compresso e tutto pare accadere perché sì. E se è vero che, per questo, alla trovata del paradosso si può dare una lettura metanarrativa, è vero altresì che durante la lettura ci si annoia un po', complici pure i disegni tutt'altro che eccelsi. Per cui: non un brutto numero, ma nemmeno uno dei più memorabili. E vabbé, ogni tanto anche il buon Omero sonnecchia.


MM Speciale #27: Le avventure del giovane Martin (Recagno-Castelli/Torti)
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E in effetti le annate 2009-2010 non sono state semplici per Recagno, che per problemi familiari ha dovuto sospendere le sceneggiature allora in lavorazione. Come accadrà anche per Storie da Altrove, ai testi di questo Special collabora Castelli, anche se soltanto per poche pagine. E la differenza non si nota, sicché l'albo non perde nulla in piacevolezza e coerenza. Anzi, risulta essere uno dei più apprezzati degli ultimi anni, tanto che la gioventù universitaria di Martin tornerà anche nel numero dell'anno successivo. Che sia merito del cambio di scenario, dei protagonisti ben caratterizzati (ottimi Von Hansen e il giovane Chris Tower) o dei disegni di un Torti dettagliatissimo e bello a vedersi, queste avventure del giovane Martin (il titolo è un omaggio all'altrettanto giovane Indy) sono una boccata d'aria fresca. Non tanto per me (amavo anche le classiche farse all'italiana dei numeri precedenti), quanto per l'economia della serie, che necessitava indubbiamente di un minimo svecchiamento.
In allegato: MM presenta: Eccentrici visitatori dalla Seconda Dimensione - in 2D (Castelli/vari)
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Estate mysteriana 2010 in stato di grazia: oltre a un ottimo speciale, c'é questo gioiellino, che sfotte - e molto meglio di quanto abbia fatto il Leo con Avarat - la mania del 3D. A cominciare dalla copertina, in cui Martin e Java "saltano" fuori dal fumetto, che permette alla seconda di copertina di mostrare il lettore in 3D che osserva la stessa scena! L'albo stesso diventa quindi parte del gioco e va a completare tridimensionalmente quanto accade nella terza storia del fascicolo. Castelli genio. E se questa è la forma, i contenuti non sono da meno (ma, come detto, forma e contenuti sono complementari). Da 3 a 2 dimensioni - Gli scorridori della Terra Piatta (Castelli/Filippucci) spedisce Martin, Java, Dee e Kelly nientemeno che a Flatlandia, a recuperare Angie, ed è un tripudio di gag e di dialoghi frizzanti, nella tradizione della miglior demenzialità (Java che dà del "voi" per "mantenere le distanze", stralol). Segue Da 3 a 4 dimensioni - I canali del tempo (Castelli/Filippucci), che, con la scusa del viaggio nel tempo (la quarta dimensione) permette di ristampare, modificato, un racconto breve del 2001 (non 2003, come riportato in 2° di copertina), in cui Martin e Java vanno in gita sui navigli e assistono alla riabilitazione postuma di Giuseppe Meda. In entrambe le storie fa capolino, all'improvviso, un Martin Mystère "tridimensionale" e fuori posto. Come mai? Lo scopriamo nella terza storia Da 2 a 3 dimensioni - Fuga dal mondo dei segni (Castelli-Morales/Caluri), capolavoro non sense in cui Martin percorre a ritroso l'albo e "salta fuori" dallo stesso, passa per "Rodney Rodent" (cioé per il Topo) e se ne va in giro per il nostro mondo tridimensionale, ove finisce per innamorarsi di una lettrice nerd del suo fumetto, simbolo degli utenti del forum e della mailing list di MM. Un fumetto che omaggia i suoi lettori più nerd: dove altro si è mai vista roba simile? E non è mica tutto qui: sulle tracce del fuggiasco Martin ci sono nientemeno che Alfredo Castelli e Carlo Recagno in persona, i quali, oltre a litigare con la caricatura di Valentina De Poli, si producono (come fanno nella realtà) in una serie di frecciatine imperdibili, rivolte a questo o quell'aspetto della serie o del proprio carattere ("Di un po'... in tutti gli anni che ci conosciamo, non te l'ho mai chiesto... ma tu perché scrivi?" "Perché è sempre meglio che lavorare..." "Quello anch'io. Ma c'é qualche altra ragione?" "Per trasfigurare in sogno quel che nella vita non ho." "Diavoli dell'inferno! Che bella risposta! E' tua?" "Lo dice Loki a Morgana nel Valhalla, nell'episodio 'La spada del Romulano', di prossima pubblicazione, e scritto da me"). Ed è impossibile non volergli bene: sono due nerd e sono come chi li legge. Ecco perché nel finale, in cui Martin rimane nel nostro mondo e Castelli si trasferisce nel fumetto, ed entrambi realizzano i propri sogni, viene quasi una lacrimuccia. E rende questo fumetto, omaggio a sé stesso, agli autori e ai lettori, un qualcosa di futile ma assolutamente imperdibile.


Fuori serie: MM racconta: L'Isola delle Rose (Castelli/Torti)
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Nel 1968, l'ingegnere Giorgio Rosa fonda una Repubblica indipendente, La Repubblica dell'Isola delle Rose, su una piattaforma petrolifera al largo di Rimini. Vi è un bar, ma la gente mormora che vi siano un casinò e tante bagnanti in topless. Scandalo! Da lì ad arrivare a ipotizzare che la Repubblica sia un avamposto comunista il passo è breve, e pertanto la Repubblica, Italiana stavolta, manda le forze dell'ordine a evacuare e far saltare in aria il complesso. Siamo all'inizio del 1969. Da quel momento dell'Isola delle Rose non si parlerà più. Fino al 1998, quando esce L'Isola delle Rose, MM #193-194. Che, in realtà, si occupa della vicenda solo all'inizio e in poche pagine. Pagine che, a causa della scarsità di fonti, sono zeppe di errori. Nel 2009 la verità viene a galla, escono un libro e un documentario dedicati all'Isola, nel quale si parla della storia omonima di MM. Ecco, quindi, che nel 2010, come supplemento a Fumo di China nn.183/4, esce questo fascicoletto, in cui le pagine errate di MM #193 vengono corrette, corredate da una rubrica di approfondimento e un risguardo inediti.


MM #310: Il carcere degli esseri impossibili (Vietti/Devescovi)
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Nello Speciale #27 si era toccato, seppur di sfuggita, il tema dei bestiari medievali. Se ne ipotizzava un'origine extradimensionale. Ma dell'argomento si erano già occupati MM #167 e, soprattutto, MM Maxi #2, nella storia La Biblioteca delle sabbie, ad opera di Vietti. Il quale qui riprende la sua creatura e le dà un seguito. Seguito che non sa bene se rispettare la continuity oppure no, e così tiene il piede in due scarpe. Dato che si parla di creature rettiloidi, qualche rimando alle sue saghe di Nathan Never avrebbe fatto piacere, e sarebbe stato anche più logico.
Nel complesso, bei disegni ma niente di memorabile.


E' che Vietti è un altro bel tomo. Su MM non esalta mai, ma su Nathan Never sì. E spesso lo fa usando Martin. Come accade, contemporaneamente a Il carcere degli esseri impossibili, su Nathan Never #231. L'albo, intitolato Memorie del passato, è molto particolare, essendo costituito da una storia cornice e cinque storie brevi. Il pretesto è semplice: Nathan, depresso per tante ragioni che qui non ci interessano, sfoglia l'album dei ricordi e rammenta episodi del passato in cui stava meglio. Nel quarto episodio, ad opera di Vietti e della new entry Valentina Romeo, torniamo al 2096, ai tempi della saga neveriana di Atlantide. Dopo la sconfitta degli atlantidei, Nathan, Sigmund Baginov e Legs Weaver accompagnano il Martin Mystère robotico a Washington Mews 3, a casa del Martin originale, rimasta intatta, a differenza della buona parte di New York, nei sotterranei della Città Est. Un bell'omaggio, in cui Martin riceve una sorta di chiave che gli permetterà di tornare a casa quando gli aggrada. Speriamo che un giorno lo userà (ma ne dubito).


Storie da Altrove #13: La casa che urlava nel buio (Recagno-Castelli/Giardo)
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Fra il 1996 e il 1997 Edgar Allan Poe in persona collaborò con la base di Altrove in Ombre su Darkwood, una storia di Zagor (#376/379) che si può considerare una sorta di #0 di questa collana. In quella storia, e nelle successive apparizioni di Altrove in Zagor, la base ha sede nei sotterranei del Museo di Storia Naturale di Filadelfia. Com'é possibile, dato che noi sappiamo che la sede effettiva è... altrove (appunto), in un luogo non precisato degli States? Lo scopriamo in questo numero: nel 1838 terminano i lavori di costruzione della base ufficiale (iniziati nel 1776!) e da quel momento la base di Filadelfia diviene una sede distaccata. Infatti la vedremo solo in Zagor, mentre nelle collane dedicate a MM vedremo solo quella ufficiale. Tutto torna, dunque. Merito del solito Recagno, addirittura più a suo agio con lo spin-off di Martin che con Martin in carne e china, tanto da avere monopolizzato la collana. Anche se, in questo numero, alcune pagine di sceneggiatura sono di Castelli, che mancava in SdA addirittura dal #6. E il duo se la cava come sempre egregiamente, prendendo elementi da Zagor (come detto), e da due vecchie storie di MM: una storia abbastanza recente dedicata a Paracelso e un classico come Il castello degli orrori (#52-53-54), incentrata su un personaggio che non cito in quanto spoiler. Il tutto fuso magnificamente in una lugubre storia dai toni lovecraftiani, zeppa di citazioni a - appunto - Lovecraft, Frankenstein Junior e ovviamente Poe, di cui scopriamo come ebbe l'idea per alcuni suoi racconti. Storia lugubre anche per merito di Giardo, capace di inquietare sottilmente per tutto l'albo, e di omaggiare il Bagnoli del Castello degli orrori imitandolo ed aggiornandolo qua e là.
Una storia veramente ottima, dunque, condita da nerdissimi camei di Locke, Hurley, Walter Bishop e David Tennant, che però al momento dell'uscita non suscitò troppo clamore tra i fan mysteriani. Probabilmente perché è un albo "popolare", ma che di "popolare" ha ben poco (e ci sono molti dialoghi). O forse perché il quotidiano Libero ne parlò bene, e Libero, si sa, porta sfiga. :P


Fuori serie: In standby (Castelli/Orlandi)
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Secondo opuscolo realizzato per Acea Electrabel, dopo La danza dell'oscurità del 2007 (che ebbe un certo successo). A differenza di quella storia, questa breve è più marcatamente uno spottone a "Standby me", l'apparecchio Acea che spegne le lucine rosse degli aggeggi lasciati in standby. Spottone meno riuscito del precedente, ma comunque piacevole nel suo ufficializzare la causa della scomparsa dell'antica città pakistana di Mohenjo Daro, tante volte citata nella serie ma mai approfondita. E lo svelamento è logico e ha dei risvolti sociopolitici molto attuali, come nelle migliori storie mysteriane. Chiaro che, essendo una breve, la narrazione è un po' meccanica, ma faniente. Così come bisogna soprassedere sul 2009 come anno in cui si svolge la storia: infatti l'opuscolo era originariamente previsto per quell'anno (era stato anche annunciato), ma è slittato per cause su cui non ho mai approfondito.


MM #311: L'orizzonte degli eventi (Morales/Alessandrini)
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Ed eccoci qui. La storia più chiacchierata degli ultimi tempi. Il meglio e il peggio di Morales. Il meglio: nella lunga serie di un personaggio eclettico come MM, non poteva non esserci una storia in cui MM muore, seppure in un universo parallelo. E non poteva non esserci una storia in cui si parla di universi paralleli sfruttando l'LHC di Ginevra. Il peggio: Morales aveva già scritto altre americanate spacconate (alternandole a belle storie, chiaro). Qui raggiunge l'apoteosi dell'americanata spacconata, e si candida a erede di Roland Emmerich. Il cui nome basta a rendere chiaro di che pasta sono fatti dialoghi e personaggi: tutti freddi calcolatori o irriducibili piagnoni. Dov'é l'umanità? Bah. Non dico accuratezza e plausibilità, per carità, nessuno ha mai visto un buco nero. Anzi, per essere una spacconata fantasiosa è plausibile quel poco che basta. E qualche trovata interessante c'é, ad esempio Martin che muore investito prima che si scateni il disastro, e beffardamente si perde l'ultima avventura della sua carriera. Buona è anche la trovata del prologo ingannatore. Ma Diana e Chris Tower sono completamente sballati, la prima reagisce come un'isterica, il secondo si suicida con lei fregandosene della famiglia. E poi Sergej Orloff che riprende in mano l'arma a raggi nascosta ad Altrove... mamma, che tradimento a un classico come Xanadu. Siamo ai livelli dei Ki-Kongi di Ambrosio.
Per fortuna c'é Castelli, che nei risguardi prima (ove sfotte le morti di Superman e Batman), e nella rubrica poi, aiuta a non prendere troppo sul serio questo semi-what if.
Operazione a cui contribuisce un Alessandrini incredibilmente distratto, che disegna ben tre Chris Tower diversi nel giro di due tavole. Erroracci da mani nei capelli, e le varie splash page affascinanti non riescono a togliermi di dosso la sensazione il creatore grafico della serie sia da qualche tempo affiancato alle storie peggiori di Morales non per caso, ma per bilanciarne le spacconate con un po' di involontario o volontario umorismo.


In effetti l'autunno 2010 è stato abbastanza interessante. In Brendon #75, L'ultimo volo per Londra (Chiaverotti/Spadavecchia), uno psicopatico diviene tale leggendo un antico libro di Martin Mystère (che nel nostro presente deve ancora essere scritto). L'evento è importante perché lega anche l'universo di Brendon a quello di MM. Su una rivista-libro acquistabile solo da Creso e altri individui dal reddito simile, esce, invece, la prima parte del feuilleton NON a fumetti Docteur Mystère e il mistero del corvo (testi di Castelli; illustrazioni di Filippucci), omaggio a Poe con protagonista l'antenato ottocentesco di Martin. Non essendo io Creso né un abbiente, è, questa, l'unica storia mysteriana che non ho. Sob e sgrunt.


Castelli, però, fa perdonare la sua elitaria passione per il feuilleton con
Almanacco del Mistero 2011: Il Leone del Transvaal (Castelli/Cardinale-Orlandi)
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ovvero la storia che, un anno fa, mi esaltò come non mi accadeva dal n.300. E, come allora, anche stavolta dell'obiettività me ne frego, e dico che Il Leone del Transvaal è un gioiello senza se e senza ma, e chi non è d'accordo è un ladro e una spia e non è figlio di Maria. Non so bene il perché: sul forum di Martin Mystère è piaciuta praticamente solo a me. Forse perché parla di cose che a me piacciono e per cui vado matto, come la Storia a cavallo fra '800 e '900, la letteratura popolare, l'avventura esotica: non è un caso che il fumetto in questione sia un omaggio a Salgari e ne festeggi il centenario della sua morte con qualche mese d'anticipo (la storia è un FF ambientato nel 2011; tecnica, questa del FF, che Castelli riprenderà anche nell'almanacco successivo).
Fumetto che - come scrivevo a caldo un anno orsono - "ho trovato narrativamente fantastico, con stacchi, controstacchi, flashback, controflashback, citazioni, adattamenti, creazioni ex-novo, suspence, presa per i fondelli finale e controsuspance con omaggio a sorpresa: WOW!
E che genialata quella auto-presa per il **** con gli Uomini in Nero e Rebo coi suoi saturniani. In effetti, non mi accadeva da tempo (a parte la storia dello scorso almanacco, che però era esplicitamente immaginaria) di assistere ad un tale mix di realtà e fantasia: è tutto accaduto davvero? Oppure no? Salgari si è suicidato o l'ha ucciso Gurn? Oppure sono due facce della stessa medaglia? E quale ruolo ha la creatura dalle molte - toh! - facce? E da dove arrivano le sfere? E' possibile che l'altro romanzo non pubblicato, "La perla di Labuan", tragga origine - nel titolo - dalle sfere, come ho immaginato durante tutta la lettura? E' possibile, dato che l'anno prossimo si celebra il suo centenario, che rivedremo Gurn, magari nelle Storie da Altrove?
Domande che resteranno forse senza risposta. Pazienza, perché l'inno alla fantasia, espresso dall'angosciante e, a suo modo, poetico finale, è ben più importante. E io credo che a Salgari non sarebbe dispiaciuto morire così."
Il commento rimane. Applausi, e stica se li faccio solo io.
Ah, per la cronaca: Gurn lo rivedremo, ma nell'almanacco 2012. L'almanacco 2011, invece, è completato da un dossier chiaramente dedicato a Salgari (e che, come già l'anno prima e come nei primi almanacchi, è propedeutico al fumetto), da un servizio dedicato agli esseri immaginari invisibili, un altro dedicato a C.S.Lewis e Narnia, e dall'ultima prefazione di Sergio Bonelli lui medesimo.


MM #312: Il ritorno della Bestia (Castelli su spunti di Lotti/EspositoBros-Orlandi)
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Nel 2010 Chris Tower ha fatto gli straordinari. Lo abbiamo visto nello Speciale come coprotagonista, nell'Orizzonte degli eventi con un ruolo importante (per tacer della presenza aleatoria di Altrove nelle vicende del Tesoro di Didone e del Carcere degli esseri impossibili) e ora lo ritroviamo qui, addirittura quasi sotto scacco in Canadà. A trarlo d'impiccio dai traffici politici in cui è indirettamente immischiato ci pensano Martin e Java, sulle tracce nientemeno che del discendente della Bête du Gévaudan e di un Lebowski nient'affatto grande. Un thriller vero e proprio, con la polizia e tutto il resto, insolito per Martin e per Castelli, anche se qualche eco di narrazione anni '80 è rintracciabile qua e là, nei depistaggi che rendono il mystero più mysterioso di quel che è in realtà, e nella vaga nota animalista del finale.
Da leggere assolutamente in inverno, comunque.
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » martedì 06 dicembre 2011, 19:13

Quest'annata 2011 è iniziata il 10 Febbraio. Quel giorno, infatti, uscirono contemporaneamente i primi due albi mysteriani della nuova decade.
Al mattino, i più fortunati poterono già trovare il nuovo numero:

MM #313: L'uomo che visse nel futuro (Morales/Romanini)
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Il titolo, che cita George Pal, calza a pennello: d'altronde qui si parla di Michel De NotreDame, aka Nostradamus. L'inedita accoppiata Morales-Romanini, mix di modernità e classicume, dedica al "profeta" francese un'avventura 'alla Dan Brown', con professori che muoiono e lasciano messaggi in codice e preti masochisti e assassini. Non ci si strappa i capelli, ma il risultato è piuttosto piacevole, anche perché Morales si tiene sul vago e, citando di straforo l'Akaschi, non causa danni alla continuity. I danni rischia di farli solamente nel prologo egizioide: chi è il faraone che compare in quelle pagine? Quante discussioni sul forum di Martin! Ma alla fine non può essere altri che Amenhotep (o Amenofi) III. Se fosse Amenhotep IV bisognerebbe fare retcon e annullare il vecchio crossover con Mister No. Ok che a Morales, per sua esplicita ammissione, della continuity non frega nulla, ma a me e ad altri lettori sì: rispettare la continuity vuol dire rispettare i lettori. In questo caso il nostro se la cava in corner e si salva, pertanto, dalle mie ira funeste.
Dalle quali potrebbe non salvarsi Castelli, che si ritroverebbe così infinitamente addotto. Verso la fine del 2010 si fece sfuggire una clamorosa previsione: Martin sarebbe arrivato al trentennale (Aprile 2012) con una "lunghiiissima saga". Ma di saghe esplicite - lo anticipo subito - non se ne vedranno. Però c'é qualcosa che accomunerà le storie del 2011 dallo Speciale estivo in poi: come vedremo, termineranno tutte lasciando un qualche spiraglio aperto, che sia un personaggio che non muore o una frase buttata lì. In realtà, già in questo numero Martin ha una visione del futuro in cui la Terra è distrutta. Scettico come sono, la prendo come una normale citazione della classica profezia del "Papa nero" che da tempo imperversa su programmi come Voyager o Mistero, e sempre scetticamente non voglio illudermi sognando immaginarie saghe celate negli anfratti più oscuri di questa o quella storia. Però... Mah, come direbbe Dylan, non ci credo ma ci spero.


La sera del già citato 10 Febbraio 2011, i fortunati possessori di un prestigioso invito, ancorché muniti di smoking, poterono presenziare all'autorevole serata danzante organizzata dalla milanese Associazione Amici dei Navigli. Poterono così assistere alla presentazione del seguente fascicolo e arraffarne quante più copie possibile. Per sua fortuna il sottoscritto lo "vinse", barando spudoratamente :P , in una sorta di 'gioco a premi' dell'allora neonato 'sito ufficialoso' di Martin Mystère, altrimenti non potrebbe parlarne al sollazziano popolo.

Fuori serie: Il naviglio battagliero (Castelli/Orlandi)
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Un episodio delle cinque giornate di Milano, recita il sottotitolo. Eh sì, perché l'Unità d'Italia, di cui forse qualcuno avrà sentito parlare nel corso dell'anno, la si fa risalire al 1861, ma in realtà ha le sue radici nei primi moti del 1848. Anche Martin Mystère si unisce ai festeggiamenti, con mio sommo godimento, iniziando con questo seminale albetto, in cui si racconta un episodio poco noto dei suddetti moti, avente come virtuale protagonista il meneghino naviglio (che già aveva richiamato l'attenzione del Martin in due vecchi racconti brevi, Se a Milano ci fosse il mare e In viaggio su navigli - aka I canali del tempo, vedi Speciale #27). Il raccontino termina, come da qualche tempo a questa parte piace a Castelli, citando Little Nemo, e immagina un 2011 in cui l'Italia non è unita e i vari staterelli della penisola si bombardano a vicenda. Lo spunto sarà ampliato e approfondito nello Storie da Altrove di Settembre, nel quale, con mio giubilo e tripudio, culmineranno e termineranno le patriottiche celebrazioni.


Alle idi di Marzo Edizioni della Vigna riesumano Gli Uomini in Nero, versione in forma di romanzo di MM #1, rimasta chiusa in un cassetto per vent'anni. Qualche dì più tardi, in quel di Cartoomics viene presentato e diffuso alle masse la seconda parte di Docteur Mystère e il mistero del corvo (testi di Castelli; illustrazioni di Filippucci), in un numero monografico dedicato a Scerbanenco della già citata rivista acquistabile solo da Creso e Re Mida. Come può un racconto dedicato a Poe essere dedicato anche a Scerbanenco? Risposte non ne ho, dovrei avere il racconto per saperlo. E dovrei essere Re Mida o Creso, per averlo.


MM #314: La marea grigia (Mignacco/Ongaro)
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In quel periodo il danaro scarseggiava; inoltre ero stato colpito da una improvvisa sensazione di noia nei confronti del personaggio, e i commenti dei lettori riguardo a questo numero erano stati piuttosto deprimenti. Sicché lo comprai quasi un mese dopo la sua uscita nelle edicole.
Potete quindi ben capire come rimasi piacevolmente colpito, quando scoprii che il numero in questione era in realtà una storia piacevole, in cui Mignacco mostrava definitivamente di aver colto lo spirito del "periodo d'oro" della serie, come dimostravano le didascalie descrittive, la scansione delle vignette in stile Mort Cinder (o Castelli anni '80), atte a generare mistero dove altri sceneggiatori avrebbero tirato freddamente avanti. Tutto ciò mi piacque, e mi piace anche oggi, e io dico bravo a Mignacco, che su MM sembra aver trovato la sua dimensione. Per i miei gusti potrebbe osare un po' di più, non limitarsi a scalfire la continuity, ma prenderla e portarla avanti. Ma la strada è buona, spero continui così. Che poi, se pure le sue storie fossero tutte fini a sé stesse, ma come questa, io non mi lamenterei neanche.


Ok. Il 2011 è obiettivamente l'anno di Zagor: 50 anni! Ma prima e dopo il numero del cinquantennale, lo Spirito con la Scure festeggia noi, si rituffa nel mondo dell'impossibile, e poi, a seguire, in una nuova lunga trasferta. Prima del numero del cinquantennale esce, infatti, la doppia A volte ritornano/La progenie del male (Burattini/Pesce), su Zenith #600-601 (Zagor #549-550), in cui Zagor ha delle visioni che gli annunciano il ritorno di un nemico creduto morto, e poi i mille pericoli che dovrà affrontare su e giù per il globo terracqueo. Prima, però, deve distruggere un laboratorio di Mu e un po' di mostri rabbiosi che da esso provengono.
E sempre Zagor è festeggiato da Antonio Montanaro, un fanboy che si è autoprodotto un albetto, Bird, in cui vari personaggi dei fumetti cercano l'uccello di Zagor (quello del simbolo sul costume, ovviamente; che avete capito?): Tex, Diabolik, Eva Kant, James Bond, Asterix, Cortomaltese, Zorro, Paperino, Robin Hood, Dylan Dog, Superman, Batman e Spiderman, Topolino e infine Martin Mystère, che ha l'onore di chiudere la porta. Ciascuno ha la sua paginetta di gloria, in barba a tutti i copyright. :P


MM #315: Con la coda dell'occhio (Recagno/EspositoBros)
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Un tempo la coppia Recagno-EspositoBros si occupava solo della saga nordica, evoluzione di quella arturiana. Oggi quella splendida saga, interrotta dal 2008, viene sbeffeggiata impunemente da Morales, e il duo (che è un trio) torna a riunirsi per confezionare una storia che è per metà un film di Walt Disney degli anni '50 e per l'altra metà un episodio del Doctor Who. A me piacciono entrambi, per cui non sto a fare troppe storie. Però anche a questa rilettura, l'impressione che ci sia una certa frettolosità nel riannodare i fili, nonché una certa leggerezza nella trama, non me la toglie nessuno. E quando scrivo "leggerezza" non mi riferisco alle ombre che prendono vita, ma a Peter Schlemihl. Poi, per carità l'adattamento del suo racconto è la parte migliore del numero. Invece del "superspettro" (ripreso da Trappola di celluloide) si poteva spiegare di più. E' un limbo? E' un'altra dimensione? E' una parte di questa dimensione? Penso sia un limbo interdimensionale, altrimenti tante cose non si spiegano. Ma vabbé, ho detto che è una commedia fantasiosa, come confermano i disegni cartoonistici degli EspositoBros, la presenza di Von Ericksen (ripescato addirittura da MM #15-16) e la rubrica finale di Castelli, che fra l'altro cita La rivolta delle ombre di Gibì Carpi, quindi non la faccio più lunga di quel che è, prendo l'albo e me lo metto in saccoccia soddisfatto a metà.
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » venerdì 09 dicembre 2011, 19:17

MM Speciale #28: I dolori del giovane Martin (Recagno/Torti)
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Il successo delle Avventure del giovane Martin dell'anno precedente ha spinto gli autori a replicare. Ma questi autori un po' se l'aspettavano (il vento del cambiamento era nell'aria) e così, nelle ultime pagine dello Speciale #27, avevano gettato l'esca, o meglio, il casco da football di Chris Tower. Perché lo tiene Martin e non il legittimo proprietario? La spiegazione arriva in questo numero: evoca, a Tower, tristi e luttuosi ricordi. A parte quei ricordi, però, la storia è scanzonata e leggermente umoristica come al solito, con citazioni a Archie e Jughead e Jodie the pussycat, e, qua e là, ad alcune storie famose della serie regolare (arriva finalmente il fatidico "Martin Y"). C'é spazio pure per una citazione fasulla, o comunque ambigua: l'astronave che compare nel finale è o non è l'"airship del 1896" fulcro del "ciclo del countdown"? Parrebbe di no, eppure a me continua a parere di sì. Effettivamente l'airship fu recuperata dall'Area 51, sezione deviata di Altrove, mentre qui sono gli Uomini in Nero a trafficare con il relitto. Ma, altrettanto effettivamente, la donna che Torti storpia ad ogni cambio di vignetta (il resto è ok), è una Donna in Nero secessionista, quindi nulla vieta di ipotizzare che lavori per l'Area 51. Boh. Quel su cui non v'é dubbio è che la trovata di inserire Mark Mystère è ottima, anche per via dell'ambiguo finale, che da un lato lascia presagire sviluppi futuri, e dall'altro è comunque una bella trovata ad effetto.
In allegato: MM presenta: Numeri immaginati (Castelli/vari)
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Nel 2009 studiavo per l'esame di storia del cinema, e il MM presenta di quell'anno era dedicato al cinema; nel 2010 leggo Flatland e l'allegato di quell'anno omaggia Flatland e parla di 2D; quest'anno recupero l'antologia Racconti matematici (che poi non ho più letto) e l'albetto 2011 si occupa di "fantascienza matematica". Chiedendomi perché non riesca ad influenzare i destini del mondo in modi più proficui, passo a commentare e dico che, come i precedenti, anche stavolta l'allegato allo Speciale è un gioiellino, zeppo di dialoghi frizzanti e spunti interessanti. La struttura, poi, è ancora più particolare, essendo, di fatto, a cerchi concentrici: la terza storia è inclusa nella seconda, che a sua volta è inclusa nella prima. In Tutte le opere di Shakespeare (Castelli/Orlandi) il supercomputer Monkeyshine genera automaticamente ogni tipo di opera letteraria. Fra queste, La congettura di Angie Sophie (Castelli/Filippucci), un'assurda storiella che propone un'originale soluzione al Teorema di Fermat: le equazioni non contano nulla, sono le poesie di Fermat ad essere importanti. Il tutto condito da Dee e Kelly e un'inedita Angie, qui in un'apparente versione seria, ma in realtà è la reincarnazione di Sophie a parlare per lei. La storia è ambientata per metà ai nostri tempi (seppur immaginari: nella realtà Martin non dice "yohoo?" quando apre la porta, lol), e per metà nel diciottesimo secolo. A dividere le due parti troviamo La biblioteca di Don Ferrante (Castelli/Sforza) in cui il debuttante Antonio Sforza illustra una vicenda ispirata al "Paradosso di Porta Ludovica" di Umberto Eco, forse (e dico forse) pensata per un vecchio fascicolo dedicato alla matematica risalente al 2004 ma mai realizzato, e poi riciclata da Castelli, per il quale il fumetto è come il maiale e non si butta via niente. Beh, se così non fosse, buon per noi. Se così fosse, buon per noi lo stesso, altrimenti ci saremmo persi una bella storiella. A perdersi è invece la consequenzialità della narrazione, che vede fondere i finali de La congettura e quello della prima storia in un'unica e indefinita trama, a sua volta ribaltata da un finale a sorpresa, ove scopriamo che anche Tutte le opere di Shakespeare è una storia immaginaria, e che ci troviamo in una dimensione parallela in cui tutti hanno sei dita.


MM #316: Il verdetto di Cassiopea (Morales/Morales-DeCubellis)
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Quest'anno Martin e Diana non avevano ancora litigato. Niente paura, ci pensa Morales! Qualcuno aveva anche ipotizzato un possibile divorzio tra i due, non io ovviamente, che trovo l'idea eccessiva e inutile. Però si è capito che il Nostro gode nel vederli sputarsi vicendevolmente rancore, e pure stavolta, complice la colecisti di Martin e il conseguente ricovero ospedaliero, coglie l'occasione per far fare brutta figura al biondo archeologo e bella alla di lui bionda moglie, cospargendo la trama di un po' di sano femminismo. Diana diviene quindi la protagonista, anche se non così tanto com'era stato sbandierato nella preview del numero precedente. In realtà qui non fanno nulla né Diana né Martin, tanto che tutto è indirizzato alla rivelazione dell'ultima vignetta. Nonostante la quale rimane la sensazione di un qualcosa d'irrisolto: perché il Messia Nero doveva arrivare proprio ora? Solo per la congiunzione astrale? E Cassiopea che c'entra? Invece quello dei superiori del rabbino-killer non è un mistero, come ho ritenuto finora, ma una mia svista, dato che lavora per l'arcinoto Mossad.


Storie da Altrove #14: La donna che cambiò la Storia d'Italia (Castelli-Recagno/Giardo)
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La copertina tricolore, spettacolo. Fratelli d'Italia, Altrove s'é desta e festeggia il centocinquantesimo genetliaco del Bel Paese con un'avventura spumeggiante, molto verbosa ma mai noiosa. Un Recagno in gran forma confeziona una storia tutta italiana, nonostante le millemila anglicanate e giapponesate che fanno da sottosfondo: Cavour come Gendo Ikari, Svengali come Shazam, Aldous come il Doctor Who. Ma laddove Giappone, Gran Bretagna o USA avrebbero tirato fuori una classica storia a base di scazzottate e patriottismo, Recagno e Giardo (e qua e là Castelli) non cedono mai alla retorica pro o anti Italia. Tanto che nemmeno il superpartes Giuseppe Verdi, ufficialmente protagonista dell'albo, non è un vero e proprio protagonista, comparendo, come fa, soltanto dopo una settantina di pagine; non c'é un vero e proprio protagonista, in effetti: Christina De Souza, alias Agente 26, è il collante che unisce avvenimenti e personaggi lontani, quali Aldous Morrigan e Svengali, la Contessa di Castiglione e il citato Verdi; i quali, però, non sono classificabili come personaggi secondari a tutti gli effetti. Una storia corale, dunque, esattamente come è stata corale la Storia che ha portato l'Italia ad unirsi sotto un'unica bandiera. Parallelismo, questo, goduriosamente triplicato dall'arguto confronto con gli USA (sede di Altrove), che negli stessi anni percorrevano la strada verso il separatismo e la guerra civile, e ancor di più dalla bella trovata della musica come armonia e collante universale.
Una storia non semplice da descrivere, pregna com'é di riferimenti (mai pedanti e indecifrabili), di suggestioni, di depistaggi, e che non risparmia nemmeno frecciatine politiche quanto mai attuali, mascherandole abilmente da allusioni a possibili seguiti o sottosaghe. Insomma, una storia che è già Storia. O che, forse, lo è già stata.


MM #317: Longitudine zero (Castelli/Camagni)
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Che copertina geniale! Che periodo per MM! E che acquisto il neoarrivato Camagni! Disegni evanescenti, ambigui, con giochini grafici degni quasi di Dave McKean. Merito anche di Castelli, certo, che gli confeziona su misura un'avventura suggestiva come poche, che non si capisce se sia un thriller, una storia di fantascienza, una storia comica ("Bravo, Mystère, bravo!") o una sceneggiatura teatrale. Si sa soltanto che 3/4 del fumetto è costituito da un unico dialogo, e che questo dialogo non annoia mai, anzi: informa, incuriosisce, diverte ed appassiona. E poi si parla ancora di fumetto popolare e d'autore come di cose separate. Tsé.
Ok, probabilmente ci sono un paio di errorini nell'impianto che sorregge il racconto, ma d'altronde si parla di teorie unificate e meccanica quantistica. Il risultato, però, è come il Carpe diem di pknappiana memoria: probabilmente non torna proprio tutto (ma quasi), ma chissenefrega! Staccare gli occhi dalle pagine o dimenticarsi di questo o di quel passaggio è molto, molto difficile. E già si mormora di un seguito.
[Nota di biasimo per il sottoscritto, che, a suo tempo, dopo una fremente attesa di due giorni, lesse nerdosamente la storia il 14 Ottobre, data segnata nei risguardi, salvo poi accorgersi che il fumetto si svolgeva il 10 Dicembre. Seconda nota di biasimo per essersi accorto solo oggi che negli USA mese e giorno sono invertiti, e che pertanto il fumetto si svolge il 12 Ottobre, giorno che il biasimato sottoscritto trascorse acquistando l'albo e fremendo scioccamente per un'attesa che avrebbe potuto evitare. A dimostrazione che essere troppo nerd nuoce gravemente alla psiche.]


Almanacco del Mistero 2012: L'ombra di Fantŏmàs (Lofficier-Castelli/Spada)
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Una storia contorta e affascinante completa una (virtuale) tripletta formidabile, e spedisce in paradiso questo autunno mysterioso. Ok: obiettivamente la trama è macchinosa, e, oltre a 3 errori pacchiani nel lettering, ci sono anche un paio di errori di sceneggiatura. Ma forse bisognerebbe parlare di "buchi" di sceneggiatura, che il seguito promesso nell'ultima vignetta dovrebbe, un dì, colmare. Già, perché questa è una storia esplicitamente senza fine. Perlomeno a livello di trama, dato che su un piano più nascosto questa è una storia che dice tutto, sulla nostra società e su di noi (arguto sfruttare la paranoia degli investitori e le speculazioni finanziarie come spauracchi), ed in questo senso l'idea del "Fantomas", il "nemico" che ha il volto dell'uomo comune, e che è sempre uguale a sé stesso, ieri come oggi, oggi come domani, e non è mai vincibile, beh, è l'ennesima conferma che Castelli è uno dei pochi che del mondo hanno capito tutto. "Seee! Spantega!", direte. Ma io opino, per carità. Per tornare più strettamente nell'ambito del fumetto in questione, vi informo che L'ombra di Fantŏmàs è una storia che procede a blocchi: il soggetto originale è del "franco-yankee" Jean-Marc Lofficier e risale al 2008, e chissà cosa prevedeva in origine (probabilmente gli antenati di Martin avrebbero avuto un ruolo importante); come di consueto, Castelli lo ha modificato sino a deviare completamente dalla trama originale. Ecco quindi che non tutto torna. Io però sono strano e di problemi non me ne faccio: amo le storie sgangherate in cui non tutto torna. Anzi, ho quasi paura di un seguito che banalizzi tutta l'atmosfera (e infatti temo non poco il seguito, che uscirà l'anno venturo, di La scure incantata (MM #242-243), altra storia allucinata rimasta in sospeso dal 2002). Non mi dispiacerebbe affatto, però, se il momentaneo errore di pag. 53 venisse corretto. Ma solo con la logica: detesto (come Castelli, del resto) gli escamotage alla Marcel Allain.

Ed all'ultimo giorno utile mi sono rimesso in pari: domani esce MM #318.
Siore e siori, vi ringrazio per la pazienza e per aver sopportato tutto 'sto bonellame senza colpo ferire. Sappiate, comunque, che ve ne propinerò ancora. :elio: Nel 2012 una rilettura dall'inizio (quello vero) me la voglio fare, e ho intenzione di rendervene partecipi.

Max after Donatien-Alphonse-François De Sade e Leopold Von Sacher-Masoch
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » mercoledì 11 aprile 2012, 09:37

Martin arriva al trentennale con due numeri di passaggio.

MM #318: La terza stirpe (Morales/Grimaldi)
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L'annata 2011 si chiude con una storia di passaggio, un graphic novel in continuity che non annoia né esalta. Una storia che scorre abbastanza velocemente, riprendendo elementi e personaggi creati e introdotti da Morales in un numero di qualche anno fa, Gli immortali (MM #164). Morales gioca in casa, dunque, ma si gioca le sue carte in maniera un po' banale: in fondo un'intera stirpe figlia di Adamo e Lilith poteva essere sfruttata in svariati modi, e invece qui si finisce per raccontare di una consueta civiltà corrotta e di una consueta oligarchia di dittatori da abbattere. Il tutto, in più, è raccontato un po' meccanicamente, in un mix di azione e minispiegioni in cui diversi piccoli flashback interrompono la prima.
A salvare capra e cavoli arriva, come al solito, l'articolo finale di Castelli, che motiva il concentrato di cliché che pervade ogni pagina dell'albo (dai giovani che si amano ma non possono amarsi al viaggio fisico che corrisponde ad una sorta di viaggio iniziatico, dalla succitata dittatura che corrompe la civiltà perfetta all'intrecciarsi di vita e morte, ecc.ecc.) come un omaggio al genere utopistico (tutti i mondi sono paese) e all'Icosameron di Casanova (1788), primo esponente dell'avventura all'italiana.
Il frontespizio del numero presenta due particolarità: per la prima volta da quando la testata è bimestrale la doppia splash page non è doppia, ma singola, e, sempre per la prima volta, non presenta riferimenti al tema del numero, essendo dedicata alla memoria di Sergio Bonelli.

MM #319: I pensieri degli altri (Mignacco/Bagnoli-Gradin)
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Con il numero che precede il trentennale si torna alla normalità, anzi, ci si torna fin troppo. Ma è una consuetudine di MM presentare, alla vigilia dei propri festeggiamenti, storie di passaggio. In questa occasione ritornano Mignacco e la coppia Bagnoli-Gradin, che tanto mi avevano sorpreso diversi numeri fa. Stavolta niente sorpresa, ma una involuzione. A partire dai disegni, realizzati pressoché interamente da Gradin (dell'ottuagenario Bagnoli non v'é traccia) con la sua tecnica vagamente pop che non mi dispiace, ma che nella parte disegnata mi risulta troppo legnosa. I testi, purtroppo, cedono qua e là al fictionume all'italiana, ma nel complesso il risultato non è così male come mi era parso due mesi fa. Alla fine, pur con tutte le ingenuità del caso, il racconto si presenta come una storia d'azione urbana in stile Il fuggitivo, ma perfettamente calata nella realtà di oggi, solo col vegliardo Martin al posto del vegliardo Harrison. I comprimari, poi, dagli Uomini in Nero a Travis fino ad Altrove sono usati abbastanza bene.

Se la serie regolare arriva al trentennale un po' sottotono, a revitalizzarla un po' ci pensano le parodie semiuffici-al-ose realizzate dall'Associazione nipoti di Martin Mystère (AMys) nella serie Get a life!, che, svelando in chiave comica i mysteri rimasti irrisolti negli ultimi trent'anni di continuity, sfotte i nerd del fumetto, ma ancor di più il fumetto stesso.
Certo, è un gran peccato vedere elementi che potrebbero dare linfa a grandi avventure usati per storie comiche, ma tant'é. O questo o niente.
Le storie finora uscite sono perdipiù divertenti, in particolare la prima, Antonietta e il segreto del teschio di cristallo. Seguono poi Il volto di Orloff e La vendetta del lampadario, prima parte di una doppia di cui è attesa a giorni la seconda.
Sono storielle dedicate ai fan più assidui della serie madre, ma comunque apprezzabili anche da lettori occasionali o non nerd grazie all'umorismo demenziale che pervade testi e disegni; demenzialità che tuttavia non inficia una piccola dose di mystero "serio". In definitiva oserei dire che trattasi delle migliori parodie di Martin Mystère, visto e considerato che i tre autori non sono professionisti.
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » giovedì 12 aprile 2012, 17:17

12/04/1982 - 12/04/2012: TRENT'ANNI DI MYSTERI

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Novità dell'ultim'ora. Dovrebbe partire un'App dedicata a Martin Mystère!
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda Tyrrel » sabato 14 aprile 2012, 09:35

Saranno mei! Sia il #320 che l'App.
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » martedì 17 aprile 2012, 18:44

Dovrebbe dargli una letta ogni sollazziano che si rispetti. ;) :P

E' il prequel dell'"uomo nuvola" :fire:
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda Vii » martedì 17 aprile 2012, 20:08

max brody ha scritto:Dovrebbe dargli una letta ogni sollazziano che si rispetti. ;) :P

E' il prequel dell'"uomo nuvola" :fire:


Interessante, che cosa intendi? La storia di Gottfredson?
E così posso farti i complimenti per l'ottima analisi Mysteriana, bravo :clap:
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda FaGian » martedì 17 aprile 2012, 21:06

la storia che celòebra i trent'anni di martin Mystere, è ambientato... negli anni '30

Ed è un elseworld (ASSOLUTAMENTE non in continuity e pieno di citazioni e inside Joke)

Oltre a King Kong, Dick Tracy ecc. ... c'è anche una comparsata del Professor Einmug, che sarebbe il creatore dell'appartamento di questo Martin alternativo

Con tutti gli accessori del caso ^^
La mia gallery su Deviant Art (casomai a qualcuno interessi =^__^=)
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » mercoledì 18 aprile 2012, 17:38

E alla fine delle sue sostanziose comparsate Einmug si trasferisce sull'isola volante :adore:

Non è la prima volta, comunque.
I lettori mysteriani più malati sicuramente ricorderanno che l'isola di Einmug era già stata trovata (abbandonata) da Martin in una sua storia breve di qualche anno fa (Il cielo dei Sargassi, omaggino al Piccolo Principe)

Elementi barksiani e gottfredsoniani sono di casa in MM, Castelli è un aficionado del duo
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » martedì 04 settembre 2012, 17:38

Martin Mystère, o Della Contraddizione.

MM #320: Anni 30 (Castelli/Alessandrini)
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Il BVZM festeggia trent'anni di onorata carriera. Lo fa con una genialata in puro stile Castelli: inverte il logo '30 anni' in 'anni 30' e vive un'avventura nella golden age del fumetto. Un'avventura divertente, brillante, scritta bene e scorrevolissima, e che, nonostante il vecchiume abbondi, è fresca (il modo in cui sono legati Einmug, King Kong, Cyclops e Doc Savage è sublime). Epperò il vecchiume, appunto, abbonda, e Castelli non osa quanto Alan Moore: le citazioni sono semplici, pure troppo. Un albo che è destinato dunque al lettore che legge per svago, senza contorsionismi. L'ideale per una celebrazione? Dipende dai punti di vista. Castelli ha ormai deciso che MM non dev'essere più un fumetto in stile marvelliano, o comunque seriale, ma da tempo lo vede come un personaggio polivalente ed eclettico, autoconclusivo, accessibile a tutti e di conseguenza (spera) più longevo dal punto di vista commerciale. Un ragionamento giusto dal suo punto di vista, ma che manda a monte trent'anni di continuity e un universo ricchissimo e tenuto sempre molto coerente con sè stesso. Un ragionamento giusto ma anche no, dunque, e che dura oramai da qualche tempo. Con la celebrazione questo baroco viene portato alle estreme conseguenze. Anni 30 è completamente di fantasia, è come la puntata musical di Fringe, che è bella in sè ma non c'entra una mazza con quello che nel telefilm viene prima e con quello che viene dopo. E qui viene il bello, o il brutto, perchè non si sa come giudicare una storia del genere: una bella storia a sè? Un lolloso prologo ad una serie alternativa? Un pessimo episodio della serie originale? Anni 30 è tutto questo. E' una bella storia in sè e sarebbe un ottimo prologo per un eventuale reboot o per una serie what if (ci crede persino un divertito Alessandrini, che torna momentaneamente ad essere il gran disegnatore che era stato prima di sbiadire negli ultimi anni). Ma onestamente io non riesco a trovarmi d'accordo con il Castelli pensiero: Martin è un personaggio dei fumetti, lo è sempre stato, nessuno ha mai pensato che fosse reale, e per garantirgli l'immortalità non c'era bisogno di fargli vivere a tutti i costi un'avventura nella (e in stile) golden age. Più in generale, adeguarsi al modello Tex-Diabolik, con un personaggio maschera che vive avventure di ogni tipo perchè tanto chi le legge lo fa per passare venti minuti non è il segreto dell'immortalità. O meglio, probabilmente lo è, visto che qui nel bel Paese (ma non solo qui) il vecchiume mentale impera sovrano; non è, però, una vittoria di cui andare fieri. "Se non puoi batterli, unisciti a loro" è un'extrema ratio da mettere in atto solo se disperati e con l'acqua alla gola; il vecchio Martin, che non si rifugiava nel passato al contrario di quello recente, aveva (e ha, se ben usato) ancora molto da dire, invece.
DOC Robison: Gli Uomini in Nero (Castelli/Alessandrini) è l'inserto extra di questo trentennale. Al numero del decennale era stato allegato il logo metallico (unico gadget non cartaceo nella storia della Sergio Bonelli Editore), col ventennale avevamo avuto l'Indice Analitico (che poi i fan hanno dovuto portare avanti da soli, visto che non se ne sono fatti aggiornamenti), ora tocca alla prima versione di MM #1, il miglior numero 1 di casa Bonelli, modernissimo nel 1982 e moderno ancora oggi. E' moderno nella sua versione definitiva a 96 pagine, ma lo è anche in questa versione a 64 pagine, visto che ad essere scorciate sono le sequenze meno mitiche e indispensabili. Gustosissima la presenza degli errori mai visti, come il floppy disk disegnato come un CD ante litteram o la salita alla Meteora col cesto, e ancora sublime ed efficacissima è la Grande Metafora rappresentata dagli Uomini in Nero. Con buona pace di Chris Carter, Martin è venuto prima.

MM #321: Progetto Cyborg (Morales/Morales-DeCubellis)
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Mangiata la torta, è ora di ricominciare. Qualche ritocco grafico ci sta bene, ed ecco che nei risguardi inizia il trasloco verso l'App (completato nel #322). E' anche il primo numero con il nuovo prezzo maggiorato di ben 30 centesimi e l'ultimo con la copertina colorata da Castelli lui medesimo, noto per sbagliare spesso i contorni. Entrambe le novità, a loro modo, sono ulteriori passi verso la francesizzazione della testata (più curata, più cara e più autoconclusiva).
La storia è la tipica storia di Morales, con tutte le moralesate del caso, su tutte le tante scene d'azione improbabili e americanissime (o francesi, visto che francesi e americani sono soliti copiarsi a vicenda). Ma, sulla scia della crisi di valori della testata e degli autori, anche Morales non crede più in sè stesso, e, oltre a prendere (amichevolmente, chiaro) in giro i suoi colleghi, il personaggio e il di lui universo narrativo, arriva a prendersi in giro da solo. Così, lui, che da anni non perde occasione per deridere il trekker Recagno, sfrutta Star Trek nella sequenza rivelatoria finale. Cioè, lol, la beffa più atroce. Ma di contraddizioni etiche è pieno il numero. La più leggera è senza dubbio rappresentata dal flashback richiamante MM #307 (necessario per ripresentare Stella al lettore che non compra più tutti i numeri perchè tanto senza continuity può permettersi di saltarne qualcuno), in cui il topolinosissimo "smack", cancellato nell'originale, viene qui ripristinato. Mysteri dell'editoria. Più seriamente, vedere Martin che entra in una specie di gruppo Bilderberg, sente le peggio atrocità e non batte ciglio, fa male, molto male. E' un Martin eticamente abulico e che non sa più che pesci pigliare. Ma ne riparlerò più sotto. Sagace, invece, la contraddizione principale, quella su cui l'albo si fonda: who watches the watchmen? Chi controlla i controllori? Come si può spotentare i potenti senza, da un lato, cadere nel ridicolo e nell'utopia, e senza, dall'altro, dannarsi l'animo? Si capisce come l'etica, qui, sia fragilmente in bilico. E questo, almeno questo, Morales lo racconta molto bene, nei testi e nei disegni.

MM Speciale #29: Gli enigmi del giovane Martin (Recagno/Torti)
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Torna il giovane Martin, quello che studia ad Harvard nei primi anni '60, e non poteva essere altrimenti. In tempi di festeggiamenti, culmine di quel percorso a ritroso che ha portato gli autori a inseguire negli ultimi tempi il mito del passato curioso e zeppo di fantasticherie, una storia ambientata proprio nel passato cade a fagiuolo per trasformare il protagonista della serie in una sorta di predestinato. Capirai, in queste cose Recagno sguazza come un topo nel formaggio, e la possibilità di fare una (altra) storia celebrativa spacciandola per una canonica storia con la morale (e più autoconclusiva che continuitosa) è per lui manna dal cielo. La storia è in sè piacevole, dunque, nulla da dire in più a quanto racconta la recensione del sito ufficiale.
Però c'è un però. Se già il Martin di Progetto Cyborg, preoccupato più degli affari altrui che delle sorti del mondo, mi aveva fatto un po' male, nella reprimenda finale di questo Speciale non mi ci ritrovo affatto. Per carità, è dolcissimo il professore Uomo in Nero che, gentile e garbato, tenta di arruolare Martin, ed è dolce anche l'ingenuità con cui il Martin adulto scopre la verità. Il problema sta a monte: il prof. non dice affatto cose sbagliate, anzi; non sembra neanche un Uomo in Nero. Pertanto l'ingenuità di Martin, che arriva a parlare di "tecnologia con il cuore" (una cosa sdolcinata che mai avrebbe detto se fosse stato caratterizzato a dovere), è fuori luogo. Certo, si può giustificarla con la giovane età del Nostro, ma cade comunque in contraddizione con il comportamento del Martin adulto della serie attuale, il quale, anche se lo nega clamorosamente, ragiona come un Uomo in Nero. Può essere che l'intenzione di Recagno fosse quella di suggerire questo contrasto fra il Martin giovane e quello adulto. Peccato che quanto accadrà in Congiura nei cieli (vedi sotto) mi farà pensare a tutt'altro.
In allegato: MM presenta: Martin Mystère - La minaccia dei Temibili Tre! (Castelli-Recagno/vari)
Terza autocelebrazione in casa MM, di nuovo con storie di fantasia ove la fantasia è giustificata in maniera stucchevole nella prefazione. Sembra quasi che Castelli consideri i lettori non nerd degli idioti. Il che può anche essere vero, ma non è un problema che dovrebbe porsi. Mah, boh. Ciò detto, l'idea di base del fascicolo è ottima e nerdosissima: nel 1982 (Castelli/Morales-DeCubellis-Caluri-Alessandrini), anno di debutto di MM nelle edicole e titolo della storia-cornice, l'agente di Martin, Jerry, informa il suo assistito dell'intenzione, da parte di un certo editore italiano, di pubblicare una serie a fumetti con le sue avventure. Bellissimo, se non fosse che in questa introduzione viene infilato un gratuito ed inutile errore di continuity, dato che Cristina Ramos (colei che darà il via al #1 di MM) ha telefonato a Martin a fine Marzo 1982 (come raccontato nel romanzo prequel L'occhio sinistro di Rama, uscito in occasione del ventennale) e non nell'inverno 1981. Che poi la storia si intitola 1982 e la si ambienta nell'inverno precedente. Bah. Un'inutile contorsione che fa storcere il naso al fan storico e non gli fa apprezzare quanto dovrebbe un albo comunque carino. La prima versione del fumetto che Martin, Jerry e Java passano in rassegna è una versione erotica rappresentata da una gustosa tavola di Daniele Caluri con Java infoiato :P . Segue quindi Se questa è la... sconfitta! (Recagno/EspositoBros.), scritta/disegnata in stile Lee/Kirby e mix fra Fantastic Four e Challengers of the Unknown. Grazioso esercizio di stile è anche La fine del mondo (Recagno/Filippucci), che imita Flash Gordon. La perla dell'albetto è però Mysterik (Castelli/Palumbo-Brindisi), che vanta addirittura una copertina interna di Giuseppe Palumbo, e che è disegnata splendidamente dalla guest Bruno Brindisi. Trattasi di una sollazzevole e spietata parodia di Diabolik, comunque affettuosa dato che Castelli deve molto al fumetto delle Giussani e dato che lo stesso Diabolik arriva a cifra tonda quest'anno, proprio come Martin (ma per lui le candeline sono 50). Nel finale Martin e Jerry scelgono la versione ufficiale e, dopo il riciclo della prima tavola di Alessandrini in cui il biondo eroe compare ufficialmente, vediamo due ragazzini romani leggere il #1 e sfotterlo fin da subito: uno è sicuramente Morales; ma l'altro?

Devo però fare i conti con me stesso. Queste autocelebrazioni, che fino a qualche tempo fa mi avrebbero gasato, oggi cominciano a stancarmi. Andrebbero benissimo se fossero accompagnate da un minimo di "serietà", cioè se si respirasse nella serie regolare lo spirito storico della testata, che invece sta venendo meno. Si è arrivati così all'assurdo paradosso per cui lo spirito di un fumetto al passo coi tempi lo si respira in un fumetto anacronistico come Zagor. Lo Spirito con la Scure, dopo gli eventi dello scorso autunno, è sulle tracce di Dexter Green, un archeologo che era suo amico e che ora, passato al lato oscuro, si è impossessato delle pietre di Atlantide. Zagor e Cico si sono messi sulle sue tracce, così da permettere agli autori di imbastire una nuova, lunghissima trasferta (durerà fino al 2014) in Sudamerica. La trasferta è iniziata in Zagor #556 (Zenith #607), ma di Atlantide si è riparlato solo nell'ultima storia finora uscita, La mummia delle Ande (Zagor #562/565 aka Zenith #613/616), in cui prima Green e poi Zagor trovano un laboratorio atlantideo a Cuzco. Da lì vengono indirizzati verso il prossimo obiettivo, ovvero le Amazzoni, atlantidee secessioniste. La storia Spedizione all'inferno (Zagor #565-566 = Zenith #616-617), di cui è appena uscita la seconda e ultima parte, è un intermezzo che omaggia Mister No. (Omaggio secondo me non casuale, dato che sono convinto che il laboratorio trovato a Cuzco sia lo stesso trovato da Mister No in una vecchia storia mysteriosa di Castelli.) La storia successiva, stando alle preview, dovrebbe vedere il faccia a faccia con le Amazzoni.

Di fatto, comunque, la continuity storica di MM viene portata avanti da Zagor, così da creare malumori sia fra i lettori del primo che fra quelli del secondo. MM, invece, si crogiuola in un quieto tran tran fatto di giochini ed esperimenti quasi sempre fini a sè stessi.
A primavera dovrebbe essere continuato il feuilleton in prosa Docteur Mystère e il mistero del corvo su Criminal Magazine #3, dedicato a Scerbanenco. Non ne ho la certezza perchè non lo possiedo, ma Filippucci ha confermato che non è ancora finito. In ogni caso queste operazioni d'elite, incomprabili causa prezzo elevato, mi snervano.
E mi sta snervando abbastanza anche l'albetto uscito in occasione del RiminiComix di Luglio, Gli Aristocratici & Martin Mystère: Il prigioniero del Titano (Castelli/Tacconi-Filippucci). Un po' perchè è uno di quegli esperimenti fini a sè stessi di cui parlavo sopra, essendo una vecchia storia degli Aristocratici (Gefangen in San Marino, uscita in tedesco su Zack #23 del 1977) smembrata e ricucita con l'aggiunta di Martin. Un team-up fatto a posteriori e senza il coinvolgimento di uno degli autori (Tacconi è morto nel 2006). Ma non posso giudicare il risultato perchè non ce l'ho, in quanto nessuno lo vende. Sono passati due mesi e nessun sito, nemmeno il sito ufficiale di Cartoon Club, vende questo albetto, che finora è comparso solo a prezzi maggiorati sulla baia. Vergogna alle facce di tolla che lo vendono a prezzi assurdi e vergogna ai rivenditori ufficiali capaci solo di lamentarsi del mercato di contrabbando.

Ma tutto questo sarebbe niente in confronto a quello che è accaduto nell'ultimo mese.
A contribuire al mio malessere arriva infatti l'insospettabile
MM #322: Congiura nei cieli (Recagno/EspositoBros.)
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un numero ottimo e intelligente che mi fa incazzare.
Il tema è semplice: Martin vs i complottisti. Il casus belli è dato dalle scie chimiche, argomento che si squalifica da solo e che tuttavia finalmente viene trattato dalla serie (io lo aspettavo da anni), visto che è un argomento attuale e che uno dei punti di forza di Martin è sempre stato l'essere al passo coi tempi, cosa che da un paio d'anni non è più (eccetto rare occasioni).
Il guaio è che gli atteggiamenti nei confronti della vita mio e degli autori (Recagno in questo caso) vengono qui a cozzare in maniera rovinosa e per me sorprendente (in quanto mi sono sempre ritrovato nella filosofia della testata). Della storia in sè c'è poco da dire: è bella, anche se non priva di difetti: c'è un errore piccolo ma grossolano (ennesimo indice di disattenzione e scarsa cura editoriale) e c'è almeno una sequenza ridondante fatta apposta per allungare il brodo. D'altro canto, questo è proprio un albo provocatorio, che vuole provocare, e che infatti ha generato lunghe discussioni sul forum di MM. E' provocatoria la geniale pensata finale, in cui viene rivelato che tutti i complotti fantasiosi sono inventati da sceneggiatori pagati dagli Uomini in Nero. Non so invece se sia provocatorio l'atteggiamento tenuto da Martin nel corso dell'albo. E' sicuramente provocatorio in sè, dato che Martin si comporta in maniera spocchiosa, strafottente, come un Bruno Vespa che finge di essere al di sopra delle parti. Ma, essendo questa anche una storia metanarrativa (gli sceneggiatori al soldo degli UiN rivelano le tecniche del Castelli-Recagno-Morales pensiero, con cui, peraltro, è costruito l'albo stesso), l'atteggiamento di Martin va connesso a quello dei tre suddetti autori. E qui non so cosa pensare. E' noto che Recagno detesti i complottisti, in particolare quando si parla di scie chimiche, ma è anche vero che sul forum è parso cadere dalle nuvole nel ricevere le mie critiche. Penso che lui consideri questo Martin che sfotte i complottisti, che non si sbatte nel cercare la verità ma si accontenta di sbugiardare i bugiardi, e che per l'ennesima volta abbassa la testa davanti a quegli Uomini in Nero che tanto dice di odiare e malsopportare, come il solito Martin. Peccato che non sia affatto così: il Martin di questo numero non è il Martin di un tempo, e se è lui allora è decisamente cambiato; il suo modo di ragionare, di vedere le cose e di vivere il mondo sono l'opposto di quelli che erano una volta. Eppure Castelli e Recagno, sull'Unità il primo e sul forum il secondo, negano nella maniera più categorica. Al chè io non so cosa pensare.
Questo numero, in sè, è geniale, lo riconosco. L'avesse scritto Alan Moore ci sarebbe già l'edizione cartonata. E' pieno di spunti, di chiavi di lettura, può essere interpretato in un modo o nel modo opposto a seconda della prospettiva, come solo le grandi storie sanno fare. Contemporaneamente, è un numero che fa convergere in me tutte le sensazioni di malessere, fastidio e apocalisse ormai vicina che ho raccontato nel corso del post. Se Martin è questo mi cade un mito, forse l'unico che abbia mai avuto. Io ho sempre considerato Martin una sorta di modello di vita a cui assomigliare, ma con questo Martin non mi ritrovo affatto. Tuttavia posso accettarlo senza problemi, se questa nuova caratterizzazione verrà confermata nelle storie successive. Conferma che temo non arriverà, però, visto che viene già negata ora, e che gli autori stessi nelle dichiarazioni contraddicono le storie che scrivono. Perchè in fondo le contraddizioni dell'uomo Martin le posso accettare, ha avuto già cadute di stile in passato, e mi può andar bene non vederlo più come un mito personale (sono adulto, ormai, e posso camminare con le mie gambe :P ). Ma quando le contraddizioni si ripercuotono sulla testata allora c'è qualcosa che non va. E non posso accettare che una testata così intelligente e gloriosa, che potenzialmente può ancora fare le scarpe a tutto e tutti, punti a vivacchiare in attesa di buone nuove, continuando a guardare al passato, a vivere il presente con l'ottica di un membro del PdL e a pensare al futuro solo in termini di pensionamento. Questo Martin non è un inguaribile curioso, che segue l'insegnamento di Maupassant e trova il mystero anche in un giocattolo a molla. Eppure Castelli e Recagno dicono di sì. Mentre io dico che andando avanti così la testata come la conosciamo morirà nel giro di pochi anni. Chi ha ragione? Boh. Crisis suprema.

Per chi fosse interessato ho anche scritto un articoletto in proposito.

E dato che non mi piace lamentarmi e basta, e non mi piace nemmeno prendere tutto sul serio, ho anche deciso di scrivere io le storie che mi piacciono. Ho iniziato a collaborare con Get a Life!, la serie spin-off che risolve le contraddizioni, apparenti e non, della serie di MM, in chiave ironica e parodica. In futuro dovrebbe uscire qualcosa di mio, ma prima c'è da smaltire il lungo elenco di storie che il frenetico Franco Villa ha già preparato. Con un'uscita al mese GaL è già arrivato al #8. Dal mio ultimo post in questo topic ad oggi abbiamo avuto La saga del Lampadario (#3/4), Il ritorno del fantasma del Topkapi (#5), I giganti di Prama (#6/7), Gli uomini campana (#7bis) e Affari di famiglia allargata (#8).
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda Tyrrel » martedì 11 settembre 2012, 22:33

Segnalo qui, una bella intervista ad Alfredo Castelli fatta da un sito portoghese dedicato a Tex, in cui si parla in gran parte del BVZM: http://texwillerblog.com/wordpress/?p=39854
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » lunedì 17 settembre 2012, 09:51

Tyrrel, leggi Martin?
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda Tyrrel » lunedì 17 settembre 2012, 22:37

No... di Martin ho letto poco, e quel poco mi è piaciuto parecchio, però l'idea di recuperare anche parzialmente una serie con così tanti numeri mi frena dall'iniziarne una lettura con regolarità...
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Re: Bonelli: Martin Mystère

Messaggioda max brody » martedì 18 settembre 2012, 10:07

Capisco. Puoi provare - minispot! - con Storie da Altrove (il prossimo esce il 29), ogni storia è indipendente (anche se parte dell'universo mysteriano) e, soprattutto, di gran qualità.
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