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[Bonelli/Luca Enoch] Gea

Editore che ha dato i natali ad alcuni dei personaggi più iconici della tradizione fumettistica italiana, toccando tanti generi diversi ma con uno stile unico e inconfondibile.

[Bonelli/Luca Enoch] Gea

Messaggioda max brody » venerdì 30 agosto 2013, 10:10

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Unica serie Bonelli interamente realizzata da un unico autore, pubblicata dal Giugno 1999 al Novembre 2007, composta da 18 numeri componenti una lunga storia suddivisibile in tre fasi. Inizialmente Enoch aveva previsto 20 numeri, ma fu portato a tagliarne due dalla prima fase pare per l'eccesso di trasgressione che Sergio Bonelli non amava. Ma a me sembra una teoria sciocca, dato che le fasi successive saranno ancora più trasgressive, e sono portato a pensare che la motivazione sia stata solo narrativa.


Dime Press #21: Sprayliz intervista Gea

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La prima apparizione di Gea è una breve storiella pubblicata nel 1998 su Dime Press-Il Magazzino Bonelliano, una delle migliori fanzine italiane mai realizzate. Oddio, "storiella" è forse troppo: trattasi di cinque pagine in cui Sprayliz passa il testimone a Gea, permettendo a Enoch di fare autoironia sul suo grande passo verso una major (la Bonelli).

Gea #1: Il baluardo

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Come numero d'esordio, funziona. C'è tutto quel che serve ad intrigare il lettore, potenzialmente il ragazzino che legge manga e comics. Non è la prima volta che la Sergio Bonelli Editore si rivolge a quel pubblico, Legs Weaver ci aveva già provato (e non è un caso che Enoch avesse collaborato a quella serie), ma aveva sofferto troppo l'essere lo spin-off di un'altra serie, Nathan Never, che pur con tutte le sue innovazioni, si manteneva fieramente all'interno della famiglia bonelliana (lo stesso accade, più o meno, anche con Zona X). Legs, all'inizio, proponeva quel che Enoch ha poi proposto con Gea, ovvero una versione ibrida del fumetto popolare, capace di miscelare fumettisticamente America, Italia e Giappone e culturalmente tutto il mondo. Che infatti in Gea si moltiplica in mondi infiniti, o comunque tanti, e contemporaneamente paralleli e intrecciati. Ma Legs, come detto, era uno spin-off, e in quanto tale i suoi lettori erano stati gli stessi di Nathan Never. Lettori talebani, dalla mentalità chiusa, che infatti poi stroncheranno le successive ideazioni del povero Serra. Gea, libero e interamente realizzato da un solo autore, autore per altro già noto ai mass media per Sprayliz e ormai inculcato nell'immaginario collettivo come un ganzo trasgressivo, ha un pochino di fortuna in più, riuscendo a compiere completamente quel che voleva proporre, cosa che invece Legs non riesce a fare, finendo nel frattempo per bonellizzarsi forzatamente col passare degli anni e poi chiudere per scarse vendite. Ma Gea è semestrale e regge meglio il rapporto qualità/prezzo, diventando per qualche tempo l'unica (assieme a Napoleone, forse) produzione "autoriale"/naif venduta come un giornaletto qualunque, per lo meno fino al boom degli allegati ai quotidiani. Ma di cosa parla questa serie? Dunque, di giorno la quattordicenne studia, il pome suona con la sua band sfigata e fa casino con gli amici e di notte rispedisce gli immigrati multidimensionali (creature mitologiche di qualunque tipo e mitologia) a casa loro, o meglio, in un limbo creato appositamente dai datori di lavoro di Gea, la Casta dei Baluardi (in realtà i Superni, ma lo si apprende meglio nei numeri successivi). Questo finché la ragazza non scopre che, fra queste creature, si aggirano anche i lugubri Demoni, di cui uno (sotto le sembianze della Diva, una stilista) è sulla Terra...
Il personaggio della ragazzina sveglia funziona, complici non solo le capacità (i poteri) di cui è dotata - il Kendo, la spada, il gatto magico (ovvero il Cagliostro di Kim Novak, o quello di Dylan Dog?) - ma anche gli handicap di cui soffre: fotofobia (nella quale mi immedesimo), acromatopsia, assenza di famiglia.
Zeppo di citazioni di qualunque tipo (dalla mitologia indiana a PKNA, dall'arte francese al Gatto Felix), il fumetto esordisce nel migliore dei modi, con un numero che, nel suo piccolo, funziona.

Gea #2: Il corteo di Dioniso

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Come secondo numero, funziona. C'è tutto quel che serve a mantenere l'intrigo, a non pensare ad un abbandono prematuro. Ci sono la vita quotidiana della protagonista (il "caso" filler iniziale, il motorino, i soldi che finiscono), la macrocontinuity (la Diva), un primo approfondimento dei personaggi, in questo caso l'agente segreto Diddly, relegato alla sezione X-Files per via delle sue manie complottiste, e i tre folletti che abitano con Gea e che alla fine la smutandano (il che fa molto manga). E a parte i brevi flash sulla Diva/demone, l'atmosfera è in linea di massima molto rilassata, condita da numerose gag più o meno roftl. Ed è bene così, perché ad un nuovo mondo ci si deve abituare. Ci sono ovviamente le varie citazioni pop (Rat-Man, Tenco). E soprattutto c'è una trama verticale filler che enuclea le motivazioni per cui Enoch era, ai tempi, considerato un figo trasgressivo, più "avanti" rispetto ad altri. Questo è un albo che sostanzialmente parla di sesso. I protagonisti sono gli ex partecipanti al "corteo di Dioniso", ora relegati sulla Terra: si tratta dei Satiri, che ogni tot rapiscono ragazze e donne varie e con esse procreano. Insomma, le capre che rimorchiano le tipe e le ingravidano, dopo averle imbambolate un po'. Il messaggio è chiaro, no? E se non è chiaro, c'è un indizio, la scritta Aids, nascosto in una vignetta. Oggi forse questo tipo di allegoria comincia a sapere di vecchio, e infatti il motivo principale per cui l'albo è godibile è che è una lettura gradevole e simpatica, dalla sceneggiatura vivace e dotata di un certo appeal, disegnata con altrettanto appeal. Anche per la presenza di donne che sembrano donne e non bambole. E che sono molto più arrap...ehm, sensuali di ben più note femmes fatales.

Gea #3: Storie di spettri

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Al terzo numero il copione pare chiaro. All'inizio Gea si sveglia, per qualche giorno e notte affronta la minaccia di turno, e, ignara di quel che la Diva sta combinando, vive anche un paio di sottotrame parallele, l'una legata alle sue origini e l'altra alle relazioni con i suoi comprimari, quindi alla fine va a dormire con una gag. Nel mezzo, citazioni colte e fumettistiche (stavolta tocca a Pratt e Mattioli) e temi sociali barra "scomodi" toccati in qualche modo (la ragazzina down che sembra parlare da sola e invece parla con il Pooka). La minaccia di turno è uno spettro particolarmente tenace e deciso a riappropriarsi del suo corpo. Enoch, infatti, affronta la questione sì attraverso un'atmosfera ectoplasmatica alla Ghostbusters ma impostando l'argomento in modo logico: gli spettri, nel mondo di Gea, sono visitatori interdimensionali che, a causa del campo magnetico terrestre, hanno perso corporeità. In generale sono dunque "persone" comuni, come dimostra la colonia burlona che fa gli schersi alla gente, ma è chiaro come ogni tanto capitino anche soggetti bacati come la nemesi di questo numero. Le sottotrame parallele, ma come sempre intrecciate a quella verticale e a quella orizzontale, portano stavolta Gea ad incontrare per la prima volta altri Baluardi, ragazzotti uguali a lei (tra i quali uno già comparso di sfuggita nel #1) ma di grado spirituale più o meno elevato, con i quali riesce ad impedire l'arrivo di un Alfiere per mezzo di una Soglia. Non sa, però, che l'Alfiere - o meglio, la sua energia - era necessario al Grande Esarca, una sorta di diavolone, che aveva incaricato la Diva di procurarglielo. Dunque un ulteriore pezzettino della mitologia enochiana emerge con l'introduzione di questa casta che pare essere l'antagonista diretta di quella dei Superni, i capi dei Baluardi. Oltre a questo, Gea non viene messa al corrente di un'ulteriore evoluzione della soap: Leonardo, il disabile introdotto lo scorso numero assieme a Sig (quest'ultimo sembrava un Satiro, invece pare essere solamente gay), ha origliato Gea e i suoi discorsi che è solita fare a sé stessa, venendo così a conoscenza della sua doppia vita. Ma la biondina può consolarsi con la sua promozione al grado spirituale successivo e col tatuaggio nuovo. E con ciò anche il terzo numero fa il suo dovere e funziona.

Gea #4: Madre di violenza

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Anche il numero quattro inizia in medias res con Gea intenta in una missione. Stavolta, però, la disposizione degli eventi cambia leggermente, tanto che Gea non andrà a dormire a fine albo con una gag, come nei precedenti numeri, ma durante l'albo (e per ben due volte), mentre la gag diventerà risolutiva nello scontro finale con la creatura mitologica di turno (stavolta una sorta di Gargoyle come quelli della serie animata). In ogni caso, pare proprio che Gea abbia imparato a teletrasportarsi e a volare, seppure in modo sguaiato. Ma non è questo il perno principale del numero, bensì le piccole innovazioni nel canovaccio (oltre a quelle dette prima, ricordiamo la scarsa presenza dei comprimari, necessaria all'approfondimento degli antagonisti occasionari) che, messe insieme, acquistano un preciso significato nel momento in cui permettono a Enoch (che, tra parentesi, si autocita citando l'Enoch biblico) di sviluppare appieno, per la prima volta nella serie, un albo in cui sviscerare profondamente la propria poetica. E', questo, il numero in cui maggiormente si capisce che per Enoch il fantasy (che poi è mitologia "storiografica") metropolitano è solo una chiave per parlare di ciò che ci circonda. Quindi non è la solita battutina sui preservativi, presente a inizio numero, ciò che fa di Enoch un autore da tenere in considerazione, bensì la trama che va a sviluppare nelle pagine successive. Una trama che approfondisce finalmente (la periodicità era semestrale) il concetto di base della serie, l'"immigrazione clandestina" per cui le varie creature oltremondane raggiungono la Terra, e lo mette a confronto con la nostra realtà. E la realtà del 2000 è la stessa di tredici anni dopo. E anche se forse lo sviluppo delle personalità dei quattro "leghisti" finisce per prendere vie un po' troppo patetiche e americananti (un tassista che diventa improvvisamente un esperto mercenario è po' troppo), v'è almeno una prima metà storia in cui il confronto fra fanatismi occidentali e non è espresso secondo modalità intriganti e sagaci ("Gianfranco Miglio" e la pseudoKalì Tara dicono più o meno le stesse cose, pur partendo da basi diverse). Oltre a questo, la storia si presenta estremamente gradevole anche sotto il profilo grafico, con una notevole commistione fra lo stile dei comics, quello manga e, believe it or not, quello di Sergio Toppi, del quale sono richiamate le note sequenze dialogico-esotiche. E che sia un albo "verticale" dedicato al fumettista della verticalità per eccellenza lo dimostra, in un certo senso, pure la succitata gag finale. Ma anche il fatto che i fumetti di Toppi fossero un inno allo scambio culturale e all'integrazione non è certo casuale.

Gea #5: La via del Nero

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Dopo quanto visto nel #4, titolo e copertina del #5 paiono promettere una storia sul razzismo. Invece sorpresona: è un albo full continuity, pieno zeppo di sfide e rivelazioni. Forse perché, pensata per essere distribuita su 20 numeri, la serie doveva chiudere qui il suo primo quarto, corrispondente alla fase introduttiva in cui al lettore dovevano essere presentati per benino tutti i personaggi e gli elementi in gioco, in modo da farlo affezionare pian pianino (ma non troppo) al fumetto. Non per niente mi sono accorto solo qui di poter dire che la serie mi piace a tutti gli effetti. Narrativamente parlando, invece, la lenta ascesi di Gea arriva effettivamente ad un primo importante snodo. Sia perché riesce ad accedere, seppur di sfuggita, al Piano Astrale, il ché per una novellina è molto. Sia perché la nemesi di turno si rivela essere nientemeno che un Baluardo infettato dal Male (e infatti la citazione principale del numero vede coinvolti Luke ed Obi Wan). Che dunque è nero solo per caso. Come no. Roftl. Vabbé.
A parte Diddly, tutto il cast, buono e cattivo, partecipa attivamente all'azione come nei migliori manga, incrociandosi e scontrandosi con l'involontario aiuto della buffa new entry, il Pesante buzzurro e cafone inviato, vista la forza del Nero, a fare da spalla a Gea. La sfida diventa così un affaire a quattro fra Gea, il Pesante, il Nero e la Diva, che invia sul campo il suo Rakshasa finora visto solo in giacca e cravatta. Nel mezzo assistiamo al viaggio astrale di Gea, al chiarimento fra Gea e Leonardo, alla risoluzione del problema delle creature di turno, i Naga del mito induista, e, senza sovrapprezzo, al racconto della Grande Guerra fra Superni ed Esarchi narrato prima attraverso la mitologia babilonese e poi tramite il Mahabharata. Ed è in questo ultimo spunto che ci si accorge di come le fonti di Enoch siano veramente universali e conciliabili. Non potrei essere più d'accordo. In più, in tutto questo l'autore infila una rivisitazione del mito del Dampyr gradevole quanto quella della omonima serie bonelliana, per cui al termine di questo vero e proprio numerone non posso che sentirmi soddisfatto.

Gea #6: L'orco

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Eh, sì, la prima fase s'è chiusa il numero scorso. Qui inizia la seconda, e lo si evince dal tono di "nuovo inizio" che si respira nel corso delle 124 pagine del fumetto. L'epos ritorna a lasciare il passo al minimalismo esistenziale dei primi numeri. Il tema scottante di turno non è, come il titolo potrebbe lasciar presagire, la pedofilia, bensì il traffico di organi umani. Ovviamente il mostro di turno, l'orco appunto, è solo un padre disperato, mentre il chirurgo cinico è l'essere nefando da combattere. Un combattimento buffo nel quale c'è un pizzico di #5 quando diventano quattro i character coinvolti: Gea, l'orco, il chirurgo e Diddly, che ritorna ad avere un momento di gloria dopo essere stato scartato nel numero precedente. Anzi, i personaggi sono addirittura cinque, dato che al detective Ahmad, visto nel #4, viene concesso ampio spazio. Viene anche incluso nei "titoli di testa" dietro al frontespizio, segno che ormai è un regular anche lui. A proposito di titoli di testa, non viene erroneamente aggiornato lo status di Leonardo: ora lui sa che Gea ha una doppia vita, tanto che nel corso del numero si fa raccontare da lei la storia della Grande Guerra e della nascita della casta dei Baluardi (che, peraltro, Gea assaggia in diretta per un momento). In più ormai sono pappa e ciccia ed è evidente la cotta di lui per lei. E a proposito di frontespizio, non ho ancora detto che cambia ad ogni numero: questo sesto contiene una bufa sintesi dell'11 Settembre. Almeno così mi sembra. Ma potrei sbagliarmi, visto che questo è il numero di novembre 2001 e che i bonelli di solito "chiudono" con cospicuo anticipo rispetto alla data di uscita. Comunque, nel complesso un numero che fa il suo dovere: ripartire.

Gea #7: La crociata di Clive

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Sia come sia, il secondo volume di Gea s'apre con questo numero. Consideriamo il #6 un intermezzo? Perché comunque dei cambiamenti vengono introdotti in questo #7, alcuni dei quali piuttosto forti. Per cominciare i "titoli di testa" introducono nei regular la "Kalì" Tara e aggiornano lo slot dedicato a Leonardo. Leonardo che nel corso dell'albo è costretto a tagliarsi la folta chioma, ma in compenso riesce ad avere un minimo di intimità con la comunque frustrata Gea (la quale ha comunque quindici anni ed è già fin troppo precoce -- nota del bacchettone Max Brody). Il cambiamento sostanziale è però un altro: Gea uccide l'Esarca da cui la Diva dipendeva. 'Ccipicchia, direbbe la Morgana di Dylan Dog: dunque in qualche modo il leitmotiv dei primi sei numeri termina qui. O forse no, dato che la Diva apprende l'identità di Gea e giura vendetta. Ma è difficile pensare che si vendicherà per 11 numeri. In ogni caso è interessante la modalità con cui Enoch imbastisce il percorso che porta all'evento finale del numero. Come di consueto intreccia nella narrazione un discorso sociopolitico, che questa volta è sociopolitico all'ennesima potenza. L'intento è quello di ricordare la triste dittatura argentina e le feroci modalità con cui essa s'impose. Per farlo, Enoch inserisce nella storia un nuovo personaggio, il Clive del titolo, un ex torturatore filogovernativo. Quale sia il governo ovviamente non si capisce, dato che il mondo di Gea sembra quello di Diabolik, mezzo italiano mezzo americano, ed è solo un pretesto per parlare d'altro. Dunque non è importante sapere di quale governo di tratti, se tutto il mondo è paese. E' importante invece il confronto che emerge leggendo il fumetto. Clive, infatti, già tormentato dalla visione di una donna che gettò dall'aereo ai tempi della dittatura, ad un certo punto sbrocca definitivamente. E, secondo modalità non del tutto chiare, si trasforma in un Baluardo posticcio, al punto da arrivare a compiere un attentato alla Diva. Il governo, che lo teneva d'occhio, lo fa eliminare (dunque Clive non sarà un regular) e sventa l'attentato, ma grazie al caos generatosi Gea riesce ad eliminare l'Esarca. Le due linee narrative si intrecciano, quindi. Ma, come di consueto, si intrecciano non solo nei significanti, ma anche nel significato. E il significato di questo raffronto è straniante, dato che di fatto dipinge i Baluardi come dei fasci dittatoriali che eliminano chi non è gradito ai loro superiori. Dunque tra i Superni e la Razza Nemica chi è il vero cattivo? E se Gea non lavorasse per i buoni? Insomma, quesiti interessanti. Ma interessanti sono anche le consuete citazioni disseminate in ogni tavola, da Platone a Mickey Mouse Mystery Magazine. Ah, menzione d'onore per la rivelazione riguardo la fotofobia (dovuta all'innesto dei ricordi del precedente Baluardo) e per la gag del pisello :P .

Gea #8: Dove scorre l'acqua

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Politica e territorio, come si suol dire da qualche anno. Binomio che si sviluppa appieno in questo numero ecologista. Che non si risolve in un una mera marchetta a GreenPeace: viene infatti mantenuta una certa ambiguità di fondo. Abbiamo, infatti, come "creature di turno" le Ninfe, divise però in un gruppetto di Nereidi cannibali e in una Amadriade (ninfa della quercia) buona. Dunque nel corso dell'albo, a partire dall'incipit che fa il verso agli horror di serie b come quello guardato da una delle vittime delle Nereidi, assistiamo alla contrapposizione delle due storyline, quella delle Nereidi che vanno giù per il tubo (prima che uscisse il film omonimo) e mangiano la gente che si lava e quella dell'Amadriade che s'innamora del pittore squattrinato ed ecologista. Ad unirle appunto il binomio iniziale, l'intreccio fra territorio e politica rappresentato dalla protesta di un centinaio di ragazzi (fra cui Sigmund, Leonardo e in parte Gea) contro l'abbattimento di una secolare quercia voluto da sindaco e imprenditori edili (protesta ispirata ad un fatto realmente accaduto). Ebbene, alla fine le Nereidi saranno cacciate a pedate nel Limbo da Gea, mentre l'Amadriade vendicherà la morte (causata da un esercito alquanto scemo) del suo amore trasformandosi in una naturale kamikaze. Un finale amaro, che Enoch prova (forse malamente?) a stemperare con la consueta gag finale, ormai trasformatasi dalla "gag del sonno" alla "gag del sesso". Gea e Leonardo, infatti, sono sempre più intimi e in questo numero arrivano a fare all'amore. Peccato (per loro) che lo facciano solo sul Piano Astrale (in una sequenza naturista, scritta con naturalezza e abbastanza arrapante), dopo un cunnilingus (in un albo Bonelli!!!) che aveva provocato uno sbalzo transdimensionale involontario nella Baluarda. I due finiscono per provocare danni, al punto che un Eliminatore viene inviato a regolamentare la posizione di Leonardo. Il quale rinuncia volentieri ad essere, appunto, eliminato, trasformandosi nel servo del Baluardo: dopo aver perso i capelli lo scorso numero, ecco che viene costretto a rasarsi la barbetta (che aveva irritato la fighetta di Gea) e a farsi infilare un piercing sul prepuzio (per sua fortuna inutile, vista la paralisi). E se Leonardo è ormai una macchietta, chissene, il tutto è raccontato con la consueta spigliatezza. D'altronde sesso è natura. Oltre a questo c'è spazio per il buffo cameo delle Mandragore e dei Kappa e per un primo regolamento di conti all'interno della Triade composta da Lili, Lilitu e Ardat-Lili aka la Diva: quest'ultima viene punita e scambiata di grado con Lilitu. Ma c'è spazio per una piccola aggiunta alla mitologia: pare che gli Esarchi non fossero propriamente i capi delle tre sorelle, dato che Lili ne parla in modi sprezzanti.

Gea #9: Il figlio del tuono

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Eh, no, gli Esarchi non sono affatto i capi della Triade Oscura. E non sono nemmeno gli individui più potenti. Anzi. Gli Arconti, come quello introdotto in questo numero, sono ben più potenti. Lo spiega lo stesso Enoch anche nella prefazione, in cui ammette la piccola retcon e rivela come da ora il nemico da cui Gea deve guardarsi sia proprio questo giovane angelo caduto, l'Arconte. Si respira, nelle pagine di questo #9, aria da fine prima stagione. Non per niente la serie giunge qui a metà del suo percorso. Così un nuovo personaggio viene introdotto, e al contempo l'occasione è ghiotta per rivederne alcuni, come i Satiri, che chiedono notizie dei loro figlioletti mulatti, o il Pesante, richiamato per sconfiggere la nuova minaccia e per l'occasione affiancato ad un altro Pesante, cafone quanto e più di lui. Roftl le varie gag in cui Gea e Leonardo vengono sfottuti dall'impenitente duo, ma sul lato serio questo numero soffre un po' di crisi di identità. Pieno com'è di personaggi e sottotrame più o meno intrecciate, non concede abbastanza spazio al mostro di turno, finendo per occuparsi generaricamente di tutti i mostri. Non c'è, infatti, una creatura che dà spunto alla classica trama sociale di rito, bensì un circo di freaks di vario tipo, i cui membri non vengono però approfonditi più di tanto (benché la questione del parto colpisca abbastanza). Così alla fine si è contenti che i superstiti vengano trasferiti nel Limbo, ma non si ha fatto in tempo a conoscerli appieno, così come non c'è stato tempo di empatizzare con l'Arconte, il quale recupera la memoria e diventa cattivo solo alla fine ma prima non è che fosse stato un mostro di simpatia. Oltre a questo, rimane inspiegata la figura del proprietario del circo, che muore senza farci sapere come faceva ad essere a conoscenza della mitologia della serie. Insomma, a metà del suo cammino, Gea si concede un numero in cui succede tutto e non succede niente. Uno pseudo stallo da cui, come religioni, mitologia, Storia, vita di tutti i giorni (ma anche Supernatural e Martin Mystère) insegnano, nascono quasi sempre la frustrazione e il Male. Enoch lo sa e lo narrativizza a modo suo.
Forse proprio perché non possiede una marcata specificità e rappresenta una sorta di sintesi della serie, questo numero è stato parzialmente ristampato nel 2010 in un volume della collana 100 anni del fumetto italiano di Rcs/Edizioni IF.

Gea #10: L'intruso

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L'altro numero centrale della collana è, per contrappasso, più comico che serioso. Sia chiaro: la tematica sociale forte non manca nemmeno stavolta, ma è il modo in cui essa confluisce nella narrazione ad essere meno incisiva. E, vista l'abbondanza di gag di cui l'albo si pasce, è logico sospettare che una simile scelta sia stata ponderata da Enoch. Il quale non rinuncia ad occuparsi ancora di immigrazione e (mala) integrazione, ma lo fa, da un lato, attraverso una sfida fra poveri troppo violenta ed "americana" per poter conquistare un italiano medio come me, e dall'altro per mezzo di battutacce roftl quali "l'immigrato della Padania" :D. A questo va aggiunta una Gea che scopazza con la macchietta Leonardo ogni volta che può e che, a causa degli ormoni in subbuglio, alza l'asticella... del Piano Astrale. Non solo: il caso verticale in cui è coinvolta è gestito con ritmi da manga comico, al punto che persino l'amico di Sig che muore di Aids alla fine, dopo essere stato trasportato romanticamente nel Limbo, viene resuscitato in modo clownesco dagli stessi insettoni parassiti che avevano seminato zizzania nella famiglia di un drogato del quale uno di essi aveva occupato il cadavere. Insomma, pura commedia degli equivoci. Nella quale Diddly e il detective Ahmad sgamano Gea e si alleano a sua insaputa. Sig, invece, viene messo al corrente del segreto e portato nel Limbo ove incappa nei Satiri (l'incontro inevitabilmente atteso sin dal #2 finalmente si compie) ma reagisce senza scomporsi poi molto. Commedia allo stato brado, dunque, che porta a vedere l'albo quasi come un intruso fra il precedente e il successivo.

Gea #11: Il Baluardo impazzito

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Dopo le bufaggini del #10, Enoch spiazza di nuovo con un numero dalla tematica ponderosa e solenne. La maturazione dell'Arconte prosegue e così i suoi incontri sul Piano Astrale (sempre più "alto") con Gea, iniziati in sordina lo scorso numero. La maturazione prosegue e lo dimostra la corposa dissertazione che l'Arconte fa sull'umanità, la Razza Nemica e le differenze fra le due. Si parla di Bene e Male, di quale dei due sia l'uno e quale l'altro, e nel corso del numero Enoch arriva a rileggere il mito del Peccato Originale al contrario, basandosi sull'Apocalisse di Adamo. La possibile reincarnazione di Inanna, amica/compagna dell'Arconte ai tempi della Guerra, in Gea suggerisce un altro binomio incrociato e complementare, quello fra Yin e Yang. Il tema principale resta però quello della guerra, della sua inutilità e assurdità. Chi ha ragione e chi ha torto in una guerra? Domande poste tante volte, che Enoch prova a visualizzare, pur conscio di non avere nemmeno stavolta una risposta adeguata. Così nella lunga caccia (raccontata in parte con toni epici fantasy) di un gruppo di Baluardi (cui Gea è costretta ad aggregarsi) ad un loro collega "impazzito", ma in realtà disertore volontario, si osserva la naturale trasformazione di obbedienza in fanatismo, di ragione in torto, di pacifismo in sopravvivenza. La novità, se vogliamo, sta nella reazione della protagonista: Gea, per quanto precoce e matura, è comunque una ragazzina. Coglie le trasformazioni, prende posizioni, ma le mette subito da parte, e alla fine si concede la sua solita gag. Non solo alla fine se la concede: il numero presenta comunque un piccolo campionario di situazioni buffe, stavolta legate, da una parte, alla promozione di Sigmund in "Lacché" dell'"Attendente" del Baluardo (cioè assistente di Leonardo), necessaria ad evitargli l'eliminazione prevista per avere scoperto il segreto di Gea, e dall'altra alla scioccata reazione di Diddly e Ahmad dinanzi al rivelarsi della vera natura del primo: Diddly, infatti, non è un umano, o perlomeno non lo è del tutto, dato che al suo interno s'è sviluppata una creaturina monocefala. Retcon? Per ora Enoch svia il discorso e trasforma la comicità in tragedia, quando, sul finale, Diddly fa sterminare i suoi "fratelli" da Ahmad. Ancora una volta la Storia si ripete.

Catalogo Bonelli-Il Riposo del Guerriero: La Triade "Oscura"

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Il titolo non è ufficiale, me lo sono inventato al momento. Per Lucca Comics 2004 viene editato il catalogo Il riposo del guerriero (citazione dell'omonimo film), nel quale i "guerrieri" bonelliani si riposano dedicandosi a sciocchezzuole. Tutti i personaggi bonelliani sono dunque protagonisti di storie inedite dalla lunghezza di una o due tavole, scritte e disegnate ciascuna dagli autori principali (al momento) delle proprie testate di riferimento, storie nelle quali i personaggi mettono in luce gli aspetti più comici delle proprie personalità o delle proprie serie. Gea ed Enoch vi partecipano con una mini storia di due tavole, nelle quali affrontano la Triade Oscura, o, meglio, la sua parodia composta da Sergio Bonelli, Decio Canzio e Maria Baitelli, la triade al comando della Sergio Bonelli Editore fino al 2006.
Le due tavole sono visibili qui.

Gea #12: Il libro dei segreti svelati

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Il titolo è ambivalente. Il "libro dei segreti svelati" non è solo il grimorio che permette ad un finto e cialtronesco mago di evocare un Etummu (un "soldato" della Razza Nemica), ma è anche l'albo stesso, pregno di rivelazioni e colpi di scena. Nella prefazione Enoch, novello Lindelof, rivela che se il canovaccio della serie gli è chiaro, il contenuto vero e proprio degli albi varia in base al suo umore. Niente di scandaloso: vale per qualunque autore di qualcosa. Quel che è importante è che da questo numero la continuity, abbastanza a sorpresa, accelera e si dà una forma. Questo è quello che promette Enoch lui medesimo ed è quello che gli eventi del Libro dei segreti svelati confermano. Accade di tutto: Diddly, catturati (non sterminati completamente, dunque) alcuni suoi "fratelli", si prende una rivincita sui suoi colleghi dell'ISS (Intelligence Secret Service, la CIA del mondo di Gea) e viene promosso a capo della sezione X-Files. Assieme ad Ahmad dà il via alla sua caccia ad altre creature misteriose. Caccia che, come ormai tipico delle storie enochiane, finisce per intrecciarsi con le altre vicende raccontate dall'albo, su tutte l'evocazione dell'Etummu da parte del "mago" Osvaldo, uno zotico e ricattato cialtrone che approfitta della situazione per prendersi anche lui un po' di rivincite. La terza sottotrama vede coinvolti Gea e l'Arconte, i cui incontri in trance arrivano ad un punto di svolta. L'Arconte è infatti ormai maturo, così Gea e i suoi colleghi Baluardi decidono di sferrargli un attacco preventivo. All'Arconte vengono inflitte serie ferite, ma quasi tutto il gruppetto di giovani Baluardi viene sterminato. Nell'azione si intreccia però una quarta storyline, che vede la Diva (chiamata ancora Ardat-Lili, ma non era stata retrocessa?) scovare l'Etummu e convincerlo a tenere aperta la soglia da cui è stato evocato, così da permettere il ritorno della Razza Nemica. Tutti i fili si intrecciano e si dipanano nel movimentato finale, quando Osvaldo viene ucciso da Diddly, l'Etummu ritorna da dove è venuto. Gea salva Ahmad e la Diva ottiene il libro. Grazie ad esso, l'Arconte, in Australia, può immolarsi per la causa della Razza Nemica, spezzando il sigillo ed evocando il Leviatano (come accadrà, anni dopo, anche in Supernatural)... ma non doveva essere lui la nuova nemesi? Eh, con Enoch mai dire mai. Ma non è una brutta cosa.

Gea #13: La rottura del Sigillo

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In molte mitologie il dodici è un numero importante, d'altronde è il prodotto del sacro numero tre e del quadrangolare numero quattro. In molte di quelle molte mitologie è presente però un tredicesimo elemento, che spezza l'armonia, che corrompe l'Ordine e porta il Caos. Tutto questo Enoch lo sottende, ma non lo scrive: io, però, che ho letto tutto Martin Mystère, sono ormai colto e in queste cose sguazzo come un topo nel formaggio, così le coglio al volo. Così, non sono mica sorpreso quando scopro che proprio il #13 è il numero del salto dello squalo, quello in cui la Grande Baraonda (come la chiamava Sclavi ai tempi di Golconda) si scatena, portando seco procelle e fortunali, morte e distruzione. Va detto che Enoch, nel numero precedente, aveva avvertito dell'avvento di una trilogia (ovvero del quarto di una dodecalogia). Le centoventiquattro tavole del fumetto sono proprio la seconda parte di una trilogia, la quale, come tutte le seconde parti delle trilogie, approfondisce gli spunti della prima parte e preannuncia la ponderosità della terza. Questo è La rottura del Sigillo: una frenetica e avvincente messe di eventi che si susseguono senza sosta, e che tuttavia non rinuncia agli elementi tipici dell'albo medio di Gea (le gag, le sottotrame incrociate, la creatura da salvare). Della gag è protagonista il solito Leonardo, stavolta costretto a fare l'animal sitter dei Baluardi. Le creature da salvare sono tutte, dai Blemmi ai Ciclopi ecc.ecc., costrette ad elemosinare uno strappo nel Limbo onde sfuggire alla fine del mondo. Anche loro, in verità, finiscono nella sezione gag del numero, prima con la trovata delle Pagine Gialle per Viaggiatori Interdimensionali e poi con la reazione di Gea, che le rispedisce a casa... sì, ma quella sulla Terra. Una cattiveria ingiustificata?!, lol. Nel mentre, Diddly e Ahmad proseguono la loro ascesa caratteriale, soprattutto il primo, del quale emergono nuovi particolari sulla sua natura "aliena" (a proposito: appartiene ai cosiddetti Gemelli Lyailiti), ovvero una certa violenza psichica tenuta a freno non senza un pizzico di fatica. Ma gli eventi principali del numero sono certamente altri due. Il primo è il massiccio assalto dei Baluardi, guidati dagli Scalzi (Baluardi di classe superiore, privi di morale), al palazzo della Diva prima e alla Triade Oscura poi. Abbiamo così modo di salutare il Rakshasa presente fin dal numero uno al termine del suo scontro finale con Gea. I sadici Scalzi, invece, provvedono a torturare ed eliminare Lili, la "testa" della ormai ex Triade Oscura, della quale fuggono e sopravvivono soltanto Lilitu e l'Ardat-Lili (la riclassificazione del numero otto a quanto pare è da dimenticare). Il secondo maxievento è quello raffigurato in copertina e titolo, ovvero la rottura del Sigillo che permette il risveglio del Leviatano, finora dormiente sotto i ghiacci antartici. Tuttavia, prima di farsi inghiottire dal Leviatano, l'Arconte fa in tempo a classificare tale Sigillo come primo di sette. Ergo, altri sei Sigilli dovranno essere rotti nei prossimi cinque numeri. Non sarà difficile, con una Terra invasa, oltre che dai Diavoli, anche da creature di ogni genere (compreso il polipone di Watchmen) che seminano zizzania nell'apolide mondo creato da Enoch. Una invasione resa possibile dalla sospensione dal servizio imposto dagli Scalzi ai Baluardi, richiamati alla leva in vista della battaglia. Battaglia che il Diddly inviato dal governo su una portaerei dell'esercito e la Gea promossa ad un altro grado e prescelta per essere inviata nel Leviatano con il compito di uccidere l'Arconte, promettono essere scoppiettante. Sarà, invece, solenne ed epica, ma purtroppo perderà per strada pezzi di continuity (dei Sigilli non si parlerà più).

Fuoriserie: Gea nel Paese delle Differenze

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Nel 2005 viene realizzato l'unico albo speciale fuoriserie vero e proprio con protagonista Gea. Trattasi di una storia fuori continuity patrocinata dall'Università Ca' Foscari di Venezia e realizzata da Antonio Tripodi per i disegni del suo amico Luca Enoch. Spottone ai servizi per i disabili offerti dalla famosa università, la breve avventura vede Gea, Leonardo e Sig essere trasportati da un buffo tapiro antropomorfo dal linguaggio abadantuoniano in un Altroquando (una Venezia Celeste come quella di Moebius) i cui popoli sono tutti uguali in quanto tutti handicappati. C'è così il popolo dei sordi, quello dei ciechi, eccetera. La morale - la diversità non è una etichetta - è ben chiara. Così come lo sono le frecciatine del disabile Leonardo alle barriere architettoniche. Tuttavia, per chi legge la serie regolare, la disabilità di Leonardo non risalta parecchio, dato che nel semestrale il personaggio è una macchietta, mentre la presenza di Sig non è di gran rilevanza, dato che la sua omosessualità non viene menzionata. Il ché è probabilmente voluto e sensato. Ma narrativamente parlando la sola Gea sarebbe stata comunque funzionale alla tramina.
La storia si può leggere gratuitamente qui.

Gea #14: Il crollo del portale

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Volendo riassumere il #14 di Gea con i soli eventi rilevanti, basterebbero tre righe. Solo tre, infatti, sono gli eventi che aiutano la trama a svoltare: il completamento della maturazione di Gea, l'uccisione dell'Arconte da parte di Gea, l'introduzione di Tamura. Il resto è tutta battaglia: fra il trio Gea-Pesanti (Thor e Bluto) e i mostri assortiti, fra i mostri assortiti e la portaerei di Tamura, Diddly e Ahmad, fra Gea e l'Arconte. Non ci sarebbe molto altro da dire: con una sceneggiatura dal piglio epico si sbattagliazza a più riprese, per poi scoprire che la presunta trilogia iniziata col #12 non è una trilogia manco per cavolo, dato che, per citare Thor, "il peggio deve ancora arrivare". I diavoli e le loro "portaerei", che in realtà sono carote di Terra (del Limbo e della nostra, dato che gli universi si sono fusi), sono pronti a sferrare l'attacco decisivo. Così il "lungisaettante" Enoch si fa beffe del lettore, ma con il fare paternalistico tipico del dio (il dio Kina, ovviamente) gli concede qualche sfizio. Il comandante in seconda della "Noriega", Tamura, introdotto di soppiatto lo scorso numero, si rivela essere effettivamente importante come aveva lasciato presagire nelle sue vignette del #13: è, infatti, un Baluardo Dormiente, di quelli che intervengono solo sessérve. Alla fine, novello Anakin, egli perde un braccio e cade nel mare, ed evidentemente muore, dato che non lo si vedrà più. Comunque sia, è un altro, il regalo dell'Enoch. L'incontro-scontro fra Gea e l'Arconte, nelle fauci del Leviatano tramutato in vulcano, prima approfondisce a sorpresa il passato di Dumuzi e Inanna, reicarnazioni o antenati rispettivamente dell'Arconte e di Gea, poi, dopo aver elevato a toni biblici la copula primigena fra i due, eleva a toni altrettanto definitivi la narrazione quando la solleticazione dell'istinto più basso risveglia in Gea la sua kundalini-shakti fino al chakra più elevato, così da promuoverla sostanzialmente al grado definitivo di maturazione. Eliminato l'Arconte, Gea perde i sensi e viene recuperata dai Pesanti. Ma di fatto ora è un'arma potentissima, e sarà ancora più difficile del solito tenerla sotto controllo. E questo, unito ad un'atmosfera sempre più alla Devilman, fa sì che sia il meglio, e non il peggio, a dover ancora arrivare.

Gea #15: Verrà un'orda straniera

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"Siamo ciechi, sordi, muti... e paralizzati". A dirlo è un consigliere del capo del Pentagono, dopo che la città e il mondo civilizzato sono stati invasi e privati di corrente elettrica dai Diavoli (e dagli Astomi che bloccano il campo elettromagnetico terrestre). Poche parole, scelte non a caso, sintetizzano alla perfezione l'operazione imbastita da Enoch con questa lunga storyline guerresca, che nemmeno stavolta giunge al termine (ormai la "trilogia" non esiste più). Una lunga storia di guerra, di scontro fra civiltà, che ai tempi di G.W.Bush non usciva in edicola tanto per. Un altro numero dal piglio epico nel quale Leo, Sig, le madri dei satirini, ecc. vengono tratti in salvo dai Satiri, dopo un tentativo non tanto riuscito da parte di Leonardo di avvertire la città dell'imminente minaccia. Una serie binaria di eventi, in cui da un lato Gea si risveglia e fa la conoscenza dell'Esarca Ba'al Zebub e dell'Arconte filosofo Azaz'el e dall'altro Ahmad, giunto in Argentina con Diddly, minaccia il divide et impera. Quell' Ahmad che sembra proprio avviarsi a diventare il corrotto del gruppo (nelle storie corali c'è sempre un corrotto). Ma, più nel complesso, il clima pacione dei primi numeri è un remoto ricordo (più o meno come accade in Bone). Enoch se ne accorge e così si prende il lusso di una piccola tregua, ricongiungendo Gea ai suoi amici nella cittadella nascosta dei Satiri e recuperando addirittura la "gag del letto" che era solita chiudere i numeri della prima fase della serie. Un modo per ben disporre l'animo in attesa del prosieguo della Seconda Grande Guerra.

Gea #16: Un inverno di guerra

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In copertina Gea sembra Monna Lisa. Ma perché? Vabbè. La guerra prosegue, in modo crudo e disperato... invernale, appunto. Come accade ad ogni inverno, la formica lavora e la cicala parla. Bianco e nero prendono due vie opposte. Gea, forse non ancora effettivamente promossa al massimo stadio evolutivo, ma solo a quello immediatamente precedente, ha poteri taumaturgici (nonché l'aureola, lol). Con essi salva e migliora la vasta colonia interrazziale (cioè, interdimensionale) nel frattempo radunatasi con l'aiuto dei Pesanti e di Tara e poi trasferitasi dalla città morta al colossale Albero-Vita, apparentemente invincibile. Qui i coloni provano a rifarsi una vita. In Argentina, invece, i poteri di Diddly permettono la cattura di un nazgul e di un diavolo. Facendo leva sulla superstizione e sulla paura, Ahmad si impone ad un gruppo di superstiti come leader di un movimento di rivolta antiDiavolo e, per bene ribadire il concetto, con fare esaltato giustizia il Diavolo prigioniero davanti alla folla. Enoch mostra parallelamente le conseguenze della collaborazione fattiva e dell'odio esacerbato. Non che nella colonia dei buoni le cose siano completamente perfette: anzi, Gea dimostra di non essere ancora del tutto matura, sproloquia di società matriarcali e poligame e scopazza a destra e a manca, per la gelosia di Leonardo. Leonardo che, dopo un attacco diabolico, viene portato via. Per sua fortuna, con fare macchiettistico si salva e si aggrega ad una specie di bradipo gigante. Insomma, poteva andare meglio. Ma anche peggio. Ad ogni modo, al termine della vicenda le due sottotrame si ricongiungono: secondo modalità non del tutto chiare (non stava in Argentina?), Ahmad si presenta davanti a Gea in trattore. Ma ormai è troppo tardi: la covata di Ba'al Zebub è pronta.
Il numero presenta, inoltre, un colpo di scena atteso sin dal #1: viene infatti svelata l'identità dello "Zio", colui che manteneva a distanza Gea. Egli è l'illustratore Roger Dean. All'inizio dell'albo si presenta con un messaggio dei Superni, i quali affermano di fregarsene beatamente della guerra e annunciano che si faranno gli affari propri. Ebbene, l'impressione è che Enoch abbia voluto togliersi di torno una rivelazione forse inizialmente pensata per essere più consistente.

Gea #17: Il tempo della mano crudele

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Gea è incinta! Questo è quanto suggeriscono il suo carattere sempre più lunatico e il suo aspetto più "maturo", oltre che le parole quasi esplicite di Bluto. Ma da quando è incinta? Da quando, a circa metà numero, ritrova Leonardo e lo scopazza tutto sotto il bradipone? O da prima? In effetti è lunatica già da un paio di numeri, oltre che nella prima metà di questo, ma l'impressione che si aveva è che lo fosse a causa dei nuovi poteri e della pressione esercitata dalla colonia che l'ha acclamata a propria leader. Sono nel numero successivo si scoprirà che il misfatto risale alla copula con l'Arconte (era l'opzione più ovvia). Ulteriore stress, comunque, adesso glielo danno pure Ahmad e le modalità dittatoriali con le quali l'ex poliziotto comanda le sue Teste Rosse revolucionarie. Esse sono il fil de rouge (appunto) del numero, nel quale Enoch prosegue il suo portfolio sulle conseguenze di ogni guerra illustrando la misera fine di chi combatte un Male dal quale è stato egli stesso infettato. Ahmad, oltre che corrotto, è sbroccato e ormai perso. Recuperato è invece Leonardo, al quale, tornato sia fisicamente nella colonia che sentimentalmente nel cuore di Gea, viene restituita con delicatezza la sensibilità plantare. Per il resto il numero non offre molto, a parte la fugace comparsa di Orlando (il Baluardo "impazzito" del #11) e, seco, dell'Ardat-Lili, estromessa dagli Esarchi dopo lo scioglimento della Triade. A corredo del tutto vi è pure una sottotrama onlygag con i Pesanti impegnati a far volare dei vecchi aerei militari con esiti scarsotti. Questo mentre Gea si fa amico un pterodattilo e ne ordina una covata e la covata dei Diavoli si schiude.

Gea #18: La casa dei canti

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E una giostra che va, questa vita che... prosegue il proprio cerchio. Gea finisce come finisce ogni storia che parla del senso delle cose. La narrazione, che nell'ultima fase aveva saltato lo squalo allontanandosi sempre di più dai primi numeri al punto da farli sembrare quasi un sogno mai avvenuto, pur sapendo che così non è (quello che accade nell'ultima è conseguenza di quel che accade nelle prime due), riesce a chiudere il proprio cerchio e ad andare oltre. Mentre l'attesa per l'arrivo degli Hasmallim, le creature di fuoco che marciano giovani e fiere verso l'Albero-Vita, si fa spasmodica e palpabile, mentre i vari personaggi cercano il proprio posto nel nuovo mondo, Gea impersona il lettore e ricorda anche lei la tranquillità dei primi numeri. Così tutti vanno incontro al proprio destino: Ahmad suicida sé stesso e le sue truppe andando incontro agli Hasmallim, e con loro i Pesanti, che però sopravvivono, pur cambiando look (essendo stati arrostiti, sono ora calvi e nero carbone); Diddly abbandona il suo ruolo di "veggente" e si riunisce al gruppo; Sig si fa crescere la barba e Leonardo si gode il dolore ai piedi, oltre che i menage a trois organizzati dalla bisex Gea; Tara, i Satiri e gli altri mantengono saldo il loro ruolo nel gruppo (benché non si vedano più i compagni di scuola di Gea). Gea invece recupera sé stessa solo alla fine, quando il ritorno dei tre folletti che la accompagnavano sin dal #1, e spariti durante la guerra, le rammentano il suo legame con la musica, dimenticato col passare dei numeri. Grazie alla sciamanica "casa dei canti" Gea scopre il suo vero potere. Tramite le note di un'arpa fatta di ossa e tendini, ricavata da uno scheletro animale, Gea costringe gli Hasmallim ad autofecondarsi e a ritirarsi al centro della Terra per portare a termine la gestazione. E così finisce Gea, con il Male che non è realmente sconfitto e che prima o poi tornerà, e che forse un Male vero e proprio non è, perché il Bene pure non è del tutto Bene, perché la convinvenza (con i Diavoli rimasti) è comunque necessaria. Anni dopo ritroviamo una Gea donna e al termine della gravidanza abitare in una società mista, tra umani e non, dove le differenze sono appiattite, dove discriminazioni e satire sociali sono solo un orpello e dove gli Alberi-Vita (nati dalla distruzione del primo) bastano ad una umanità ibrida ma, checché ne dica la Lega, in grado di collaborare. E così finisce Gea, in modo molto diverso da come era iniziata. Ma poiché ogni fine è un nuovo inizio, il ruolo dei tre folletti si svela solo nell'ultima tavola, quando, mangiando gli Astomi che bloccano il campo elettromagnetico, permettono il ritorno dell'elettricità.
Eh, il futuro desta sempre preoccupazione, e forse per questo Enoch nella sua nuova serie, Lilith, ne approfitta per scappare nel passato...


E così finisce Gea, una storia completa, divertente, in buona parte appassionante, talvolta didascalica e dall'andamento purtroppo improvvisato ma comunque piacevole. Certo, per numero di retcon, Lost si avvicinerà di più alla "storia perfetta". Ma pazienza. L'Omnibus Panini è giustamente divisa in tre volumi, perché tre sono le fasi di cui la storia di Gea è composta. La prima, nella quale il canone si stabilizza. La seconda, ibrida e zeppa di colpi di scena. La terza, diversa dalle precedenti e tutta incentrata sulla Seconda Grande Guerra. Se si apprezzano le prime due, durante la terza si avverte una certa nostalgia e si finisce per rimpiangere l'innocenza dei vecchi tempi. Come in Bone. Ma d'altro canto la vita cos'è se non una innocenza perduta? Che volendo, però, si può recuperare.
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Ottimo lavoro.
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max brody
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