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[Castelli & Filippucci] Docteur Mystère - L'integrale

Editore che ha dato i natali ad alcuni dei personaggi più iconici della tradizione fumettistica italiana, toccando tanti generi diversi ma con uno stile unico e inconfondibile.

[Castelli & Filippucci] Docteur Mystère - L'integrale

Messaggioda max brody » giovedì 21 maggio 2015, 16:40

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Lo scorso Aprile MondadoriComics ha mandato in edicola e libreria questo volume contenente tre storie al prezzo di una.
In che senso? È presto detto.

Il Docteur Mystère è un personaggio letterario creato da Paul D'Ivoi nel XIX° secolo, per una collana di volumi in stile Jules Verne. Alfredo Castelli lo ripesca nel 1996 e lo imparenta con il suo Martin Mystère nell'episodio Affari di famiglia (MM #174/175). Dopo di ché, imbastisce uno spin-off con protagonista il Docteur e il suo fido aiutante/figlio adottivo, Cigale (il vero parente di MM), che colloca nell'Almanacco del Mystero. Ne vengono prodotti 5 episodi (Almanacchi 1998/2001 e 2004), poi la serie si interrompe - pare - per volere di Sergio Bonelli. Si tratta, infatti, di una serie comica, un pastiche cine-letterario, che anticipa la Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore di almeno un anno, ma che, a differenza di quella (e delle precedenti apparizioni del Docteur, sia su MM che nel romanzo originale), non si prende sul serio. Castelli definisce la sua miniserie "sullo stile delle avventure del Barone di Munchhausen", e infatti ogni episodio è un diario in cui il Docteur romanza al limite (anzi, oltre) dell'assurdo avvenimenti in parte accaduti davvero (nel mondo di Martin Mystère, ovviamente). I cinque episodi sono autoconclusivi, ma nei primi quattro è presente anche un fil de rouge feuilletonesco, dato dalle vicissitudini del maresciallo Radetzky, il villain che il Docteur affronta e che di volta in volta muore e viene resuscitato da interventi esterni.

Negli anni '00, il ciclo del Docteur Mystère è stato oggetto di una revisione da parte di Castelli, che ha provato a svincolarlo dal suo quasi omonimo bonelliano e smerciarlo all'estero. Il primo, il terzo ed il quarto episodio della "serie almanacchiana" sono stati riveduti, corretti e colorati e pubblicati in volumi simili a quelli dei vecchi Voyages Extraordinaries di fine ottocento. Questa edizione è stata pubblicata in simultanea in vari Paesi europei, in Italia da Alessandro Editore.

Non so quanto successo abbia avuto. Fino ad ora i volumi italiani non sono mai andati nei remainders, e questo è il motivo per cui non li ho acquistati (unito all'avere già gli episodi originali sugli Almanacchi del Mystero).

Ma, tutto d'un tratto, ecco che quest'anno i tre episodi pubblicati da Alessandro passano a Mondadori e vengono riuniti in un unico volume, che raccoglie anche il "Dizionario del Docteur Mystère" (in parte pubblicato come albetto speciale nel 2001), una parte di un vecchio portfolio (risalente anch'esso ai primi anni 2000) e una prefazione di Castelli che racconta la genesi del personaggio letterario.
Cartotecnicamente parlando, il libro è un bell'oggetto, cartonato e con patinatura interna, e contiene anche le copertine dell'edizione Alessandro (belline). Il prezzo è quello di un singolo volume Alessandro (ed ecco spiegato l'incipit del post), e dunque è imperdibile.

Veniamo dunque alle storie, che leggo in questa versione per la prima volta.
I misteri di Milano resta la mia preferita del ciclo. Ammetto che quando, quindicenne o giù di lì, lessi per la prima volta le storie del Docteur, ne rimasi estasiato. Poi col tempo le ho rivalutate al ribasso, anche perché oggi il pastiche storico-massmediatico è una moda e mi è venuto un po' a noia. Continuo però a trovare questa storia piuttosto affascinante: l'ambentazione milanese che più milanese non si può, capace di restituire quella sensazione di "mystero dietro l'angolo di casa" (la "Mediolanum" sotterranea andrebbe ripescata su MM); la questione cinese, intelligentemente divisa fra il contesto (Fu Manchu) e l'allegoria (è chiaro il riferimento al presente); la Storia (la Compagnia della Teppa, che Castelli aveva già utilizzato in uno dei migliori episodi degli Aristocratici, e l'origine dei teppisti); i trivia (le cineserie); i dialoghi brillanti dei protagonisti ("Cigale, sorreggi madame"); i protagonisti stessi (Ching K'wai, madame, le fisime del Docteur); gli omaggi (Grosso guaio a Chinatown). Purtroppo, l'edizione riveduta e corretta è, appunto, riveduta. Non so quanto sia corretta, invece: passi che l'omaggio a Gaber (i signori G.) si trasformi a quello che sembra un riferimento a un certo ex primo ministro (signori B.), ma gli interventi ex novo di Filippucci si notano troppo, essendo grossolani e raffazzonati. Quanto al resto, Erik è stato italianizzato in Enrico (e vabbè), mentre Hoffmann è diventato Spallanzani, e di questo cambiamento comprendo il riferimento ma non la ragione. Inoltre, Giacomo il Coltello ha cambiato nome ed è stato lievemente accentuato il riferimento al comunismo dei contestatori.
Anche La guerra dei mondi è stata modificata: la morte di Radetzky è stata spostata dal West americano a Milano (il secondo episodio, quello "western", è stato tagliato dall'edizione internazionale). Sono stati riletterati i dialoghi "criptati", alla caricatura di Alberto Sordi sono stati tagliati i baffi, probabilmente per renderlo più riconoscibile, e mi sembra, ma potrei sbagliarmi, che siano sparite alcune vignette "starwarsiane" dalla battaglia finale. Inoltre Castelli ha commesso un errore nell'aggiungere una didascalia iniziale in cui datare la storia: perché non può essere datata 19** se l'episodio successivo, conseguente a questo (vedi Radetzky) è datato 18**.
Comunque rimangono divertenti i seleniti napulitani e l'onnipresenza di Ching K'way.
Modifiche anche per Gli orrori della giungla nera, l'episodio migliore dopo quello milanese, soprattutto per via dell'utilizzo più libero di Radetzky e del suo "piccolo liebe", la cui sottotrama giunge ad una sorta di conclusione. L'incipit è invertito rispetto all'originale, il finale è leggermente più stringato e qualche balloon qua e là è ritoccato (il Docteur delirante canta in francese anziché in italiano). Complessivamente, è questo l'episodio meglio adattato al formato album e meglio colorato, e in alcune occasioni l'allargamento di certe vignette "folkloristiche" prova a richiamare alla mente le illustrazioni salgariane.

Volume complessivamente promosso.
Certo, il suo autodefinirsi "integrale" fa un po' sorridere, dato che del Docteur rimangono altri due episodi completi (il secondo e il quinto del ciclo originale), il segmento dello special Generazioni scritto da Recagno e il feuilleton in prosa incompleto Docteur Mystère e il mistero del corvo. Si spera in un secondo volume che raccolga anche questo materiale.
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Ottimo lavoro.
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