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[J.R.R. e Christopher Tolkien] The History of Middle-earth

Rispetto agli altri animali l'uomo ha un'utile facoltà: può immaginare cose che non esistono, generando interi mondi fantastici grazie al potere della fantasia. E c'è chi di fantasia ne ha così tanta da non inventare solo storie ma da creare universi che riempiono più e più libri, e che ora sono raccolti in questa cartella.

[J.R.R. e Christopher Tolkien] The History of Middle-earth

Messaggioda cianfa88 » mercoledì 11 dicembre 2019, 16:51

Sappiamo benissimo di come Tolkien rielaborò la mitologia che sta alla base delle sue opere per tutta la vita, attraverso un continuo processo di riscritture, senza mai arrivare ad un'opera definitiva e pubblicabile secondo il severo giudizio del suo autore. In realtà Tolkien una volta ci aveva provato, sottoponendo una versione intermedia del Silmarillion al suo editore che richiedeva un seguito dello Hobbit. L'editore rifiutò l'opera, giudicandola troppo distante dallo stile fiabesco della prima, e Tolkien si mise quindi a scrivere Il Signore degli Anelli. Alla morte del padre avvenuta nel 1973, il figlio Christopher si lanciò nella difficile impresa di dare un ordine al disorganizzato corpus mitopoietico: recuperando e cucendo insieme varie versioni delle diverse leggende riuscì a pubblicare Il Silmarillion nel 1977 nella versione che conosciamo noi adesso. Christopher scelse le varianti più recenti, limando le contraddizioni con il Signore degli Anelli e riscrivendo parti intere (es. la rovina del Doriath) di cui il padre aveva solo lasciato parti non rifinite. Un lavoro veramente notevole in così pochi anni, di cui in seguito Christopher si sarebbe un po' pentito ammettendo forse di aver avuto bisogno di più tempo. Comunque, bisogna ammettere che il risultato è molto buono, forse il meglio che al tempo fosse possibile, al netto di un finale troppo frettoloso (la storia di Earendil è molto sbrigativa) e le contraddizioni riguardo alla battaglia finale, la Dagor Dagorath, sulla quale peraltro lo stesso Tolkien aveva cambiato idea plurime volte.
Pochi anni dopo (1980) Christopher Tolkien diede alle stampe una nuova opera postuma del padre, i Racconti Incompiuti (Unfinished Tales), contenente parti scartate durante la lavorazione del Silmarillion come storie ampliate di Turin e di Gondolin, storie e descrizioni di Numenor e racconti della terza era collegati agli eventi del Signore degli Anelli. Al contrario del Silmarillion, qui Christopher Tolkien inizia ad alternare il testo paterno a note sue riguardanti la comparazione dei testi, i cambi di nomi, le contraddizioni e altri informazioni utili.

Il notevole successo di pubblico e la presenza di molto materiale ancora non pubblicato, spinse Christopher a realizzare quindi la mastodontica opera The History of Middle-earth, una serie di 12 volumi (più uno di indici) editi dal 1983 al 1996 che vanno a proporre e ad analizzare scritti relativi a versioni arcaiche e intermedie del Silmarillion e del Signore degli Anelli, oltre a mappe e poesie. L’organizzazione del testo prevede parti originali di Tolkien alternate a parti di note e commenti realizzate da Christopher Tolkien, scritte in un carattere più piccolo. I primi cinque volumi e il decimo e l’undicesimo sono riferiti allo sviluppo del Silmarillion, mentre quelli dal sesto al nono e il dodicesimo al Signore degli Anelli.

1. The Book of Lost Tales, Part I (1983) - Racconti Ritrovati (1986)
2. The Book of Lost Tales, Part II (1984) - Racconti Perduti (1987)
3. The Lays of Beleriand (1985)
4. The Shaping of Middle-earth (1986)
5. The Lost Road and Other Writings (1987)
6. The Return of the Shadow (1988)
7. The Treason of Isengard (1989)
8. The War of the Ring (1990)
9. Sauron Defeated (1992)
10. Morgoth's Ring (1993)
11. The War of the Jewels (1994)
12. The Peoples of Middle-earth (1996)
13. Index (2002)

La pubblicazione italiana dell’opera di Tolkien è stata a dir poco confusionaria e fallimentare, tra traduttori diversi, disomogeneità, parti mancanti, titoli fuorvianti al punto da rendere praticamente impossibile la piena fruizione dell’autore inglese al normale lettore del Signore degli Anelli. Christopher Tolkien ci ha messo poi recentemente del suo, pubblicando in pompa magna e spacciando per nuovi romanzi quello che altro non sono che le ennesime versioni delle storie più importanti del Silmarillion (I Figli di Hurin, la Caduta di Gondolin, Beren e Luthien), così che alla fine il povero lettore italiano non può capirci più niente, sommerso da mille edizioni Bompiani disomogenee, incoerenti e ingannevoli.
The History of Middle-earth ovviamente è finita nel tritacarne in modo ancora più rovinoso. La Rusconi pubblica il primo volume della bilogia The Book of Lost Tales nel 1986, cambiandone senza alcun apparente motivo il titolo nel suo esatto opposto Racconti Ritrovati riservando il titolo corretto di Racconti Perduti alla pubblicazione del secondo volume (1987). Nulla fa capire che i due volumi siano collegati tra di loro e per di più inseriti in un’opera più ampia. Leggenda vuole che Christopher in persona blocchi la pubblicazione del terzo volume, disgustato dalle scelte editoriali e dalla traduzione proposta. Quando la Bompiani rileva i diritti di Tolkien, si limita negli anni duemila a ristampare le due versioni italiane senza cambiare una virgola, e sancendo l’inevitabile fallimento della pubblicazione delle History nel nostro paese.

Si tratta di materiale estremamente ostico e difficile anche per il lettore più affezionato. Quando quindicenne comprai questi due volumi sulla spinta della scoperta di Tolkien e del suo mondo, mi scottai con quest’opera incomprensibile senza un’adeguata assistenza, e per altri quindici anni non ho nemmeno osato riaprire i due libri. Finalmente, ho deciso di provare a riavvicinarmi alle History of Middle-earth, concentrandomi più sulle parti editoriali che sul testo vero e proprio, e via via che le leggo (in inglese) proverò a buttare giù le mie impressioni e a condividere le cose che mi paiono più interessanti.
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Re: [J.R.R. e Christopher Tolkien] The History of Middle-ear

Messaggioda Valerio » mercoledì 11 dicembre 2019, 17:00

La tua sofferenza fu la mia e ha generato questo: http://www.ilsollazzo.com/fumetti/j-r-r-tolkien/
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Re: [J.R.R. e Christopher Tolkien] The History of Middle-ear

Messaggioda cianfa88 » lunedì 23 dicembre 2019, 13:04

1. The Book of Lost Tales, Part I (1983) - Racconti Ritrovati (1986)

Primi anni ‘10 del 1900. Il giovane Tolkien, appassionato di lingua inglese antica (o anglosassone) è crucciato dal fatto che la sua Inghilterra non abbia un corpus mitologico proprio, al contrario dei popoli nordici e germanici e di quelli mediterranei. Decide quindi, in modo decisamente innovativo, di crearne uno lui stesso.

The Book of the Lost Tales” è il titolo dato da Tolkien alla primissima versione del suo lavoro mitopoietico, composto principalmente 1915 e il 1920. La divisione in due volumi è semplicemente una scelta editoriale di Christopher Tolkien, in quanto la storia è unica. Ancora il titolo Silmarillion è assente, e apparirà invece la prima volta in una raccolta del 1930 (Quenta Noldorinwa) che è alla base della versione sottoposta agli editori nel 1937. Tolkien tornerà poi alla sua mitologia negli ultimi anni della vita, dopo la pubblicazione del Signore degli Anelli, andando a rivisitare in particolar modo le questioni filosofiche e teologiche (la natura del Male, il destino degli Elfi, il dono degli Uomini, la geografia di Arda), senza stravolgere più di tanto la parte narrativa ma senza riuscire a scrivere una versione che lo soddisfacesse in pieno.

Il Silmarillion fu concepito da Tolkien come una sorta di compendio delle storie antiche, realizzato in epoche recenti (forse da Bilbo a Gran Burrone, anche se Tolkien ha cambiato idea varie volte su questo) basandosi su racconti tramandati oralmente per ere e millenni (le vere e proprie “Storie Perdute”). Non a caso quindi Tolkien scrisse versioni molto più estese delle grandi storie di Turin, di Beren e Luthien, di Gondolin (sono ad esempio quelle raccolte nel volume Racconti Incompiuti).
Le “storie perdute” invece presentano una struttura completamente diversa, che riflette la volontà mitopoietica dell’autore: le singole storie sono inserite in una cornice, che racconta della storia di Eriol il marinaio, il quale giunge casualmente all’isola di Tol Eressea (“L’Isola Solitaria”), dove ascolta dagli elfi che ancora vi abitano le storie dei tempi antichi. Nell’intenzione dell’autore, Tol Eressea sarebbe stata trascinata dai Valar verso occidente, diventando l’isola di Inghilterra: in questa sua visione primitiva, Tolkien identifica dunque Eriol come “il progenitore degli inglesi” e tramite delle leggende elfiche (elfi che in realtà sono sempre tra noi, ma diventati invisibili a causa della predominanza degli uomini che li chiamano con nomi come fate, foglietti e spiriti). Questa interessantissima concezione si perderà ben presto, con la nascita delle storie della seconda e della terza era, e rappresenta la più grande differenza con il Silmarillion.

Molto sorprendente è infatti come fondamentalmente la parte narrativa dei “Racconti Perduti” si sia fondamentalmente conservata nell’opera tarda, pur se meno sviluppata e interconnessa. Abbiamo già quindi tutta la parte riferita alla costruzione del mondo dei Valar, a Melkor, alla nascita degli Elfi, alla creazione dei Silmaril, alla fuga dei Noldor, alle guerre con Melkor (la storia del Beleriand è solo abbozzata). La struttura base è già presente, insomma, fin dagli inizi.
Le differenze sono altrettanto importanti, ovviamente. Lo stile è diverso da quello estremamente aulico del Silmarillion, abbiamo qui uno stile intermedio con alternanza di registri alti e bassi, ma molto più prolisso rispetto a quello ottimamente sintetico dell’opera successiva. Le genealogie sono estremamente abbozzate, compaiono molti pochi personaggi: i figli di Feanor hanno un ruolo marginale, anche la storia stessa dei Silmaril non ha ancora il ruolo di filo conduttore, i Valar hanno molto più spazio, non è ancora stato definito lo strepitoso concetto della Morte come “Dono di Iluvatar” per gli uomini, tutta la parte escatologica è molto confusa e incerta (come purtroppo rimarrà pure nel Silmarillion), l’influsso del cristianesimo è qui ancora più evidente che in seguito.

In generale trovo che solo la versione dell’Ainulindalë sia migliore in questa edizione rispetto a quella troppo condensata del Silmarillion. Il valore del libro, più che negli acerbi testi di Tolkien in sé, sta nel formidabile apparato critico di Christopher Tolkien, nel quale ritorna anche a spiegare la sua composizione del Silmarillion. Il figlio ci mostra come Tolkien scrivesse una prima versione a matita, per poi sovrapporci una versione corretta a penna e scancellando la prima versione. La versione a penna (spesso corretta altre volte da foglietti e appunti volanti) era ulteriormente modificata al momento della produzione del dattiloscritto, in un tripudio di cambi di nomi di personaggi e luoghi.
Misteriosa è la scelta del traduttore italiano di titolare la traduzione “Racconti Ritrovati”, ovvero l’esatto opposto del titolo originale.
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Re: [J.R.R. e Christopher Tolkien] The History of Middle-ear

Messaggioda cianfa88 » lunedì 23 dicembre 2019, 13:06

2. The Book of Lost Tales, Part II (1984) - Racconti Perduti (1987)

Come già detto, la divisione in due volumi ha solo motivazioni editoriali. Ovviamente nulla di tutto questo si capisce dall’edizione italiana, che decide di cambiare completamente titolo rispetto al primo volume, questa volta con una traduzione fedele dell’originale.

Christopher ci presenta qui le prime versione delle tre grandi storie maggiori: Beren e Luthien, I Figli di Hurin e la Caduta di Gondolin. Interessante notare di come sia praticamente assente il Regno del Nargothrond, che sarà un importante collante tra le varie vicende nel Silmarillion, e la storia della rovina del Doriath sia solo un abbozzo (e tale resterà fino alla fine). Ancora più abbozzata poi è la storia di Earendil e del suo viaggio verso Valinor per chiedere la grazia agli Dei.
Christopher Tolkien ha giustificato la sua recente pubblicazione delle tre storie in volumi indipendenti con le parole del padre in una lettera del 1951: una volta avevo in mente di creare un corpus di leggende più o meno ampio collegate, che spaziasse dalla cosmogonia più ampia fino alla fiaba romantica, più terrena, e che traesse il suo splendore dallo sfondo più vasto… alcuni dei racconti più vasti li avrei narrati interamente e ne avrei lasciati altri solo abbozzati e sistemati nello schema d’insieme.

Beren e Luthien. La prima versione della storia d’amore più bella creata da Tolkien è il “Racconto di Tinuviel” del 1917. Interessante notare come Beren sia qui un elfo, e si perde parzialmente il sacrificio di Luthien che rinuncia alla sua immortalità. Diverso anche il personaggio di Thingol, molto più meschino e avido rispetto a quello che sarà in seguito. Non abbiamo poi Beren prigioniero sotto Sauron, bensì la sua lotta con Tevildo, principe maligno dei gatti, personaggio che scomparirà in seguito. La storia di Beren e Luthien iniziò a evolversi pochi anni dopo nel poema incompiuto “The Lay of Leithian”. Al contrario delle altre due storie, Tolkien non realizzò una sorta di versione “estesa” ma solo la forma “condensata” presente nel Silmarillion.

La Caduta di Gondolin. “The Fall of Gondolin” è la storia più antica, completata da Tolkien già nel 1917. Nelle “Storie Perdute” abbiamo già tutti gli elementi tipici del racconto, l’arrivo di Tuor, le sue nozze con Idril figlia di Turgon, la gelosia e il tradimento di Maeglin, la fuga di Tour e la nascita di Earendil. Si tratta forse del racconto che ha subito nel tempo meno cambiamenti, anche dal punto di visto dei nomi. Dopo il riassunto realizzato per il “Quenta Noldorinwa” nel 1930, Tolkien iniziò a scrivere la versione estesa e aggiornata nel 1951, ma si fermò al momento dell’arrivo di Tuor a Gondolin (è questa la versione presente nei Racconti Incompiuti) senza più continuare. Per il Silmarillion, Christopher ha cucito e riadattato pezzi presi qua e là.

I Figli di Hurin. Si tratta indubbiamente del racconto più complesso, drammatico e interconnesso della Prima Era ed è quello di cui esistono più versioni, nessuna delle quali al solito veramente completa. Nei “Racconti Perduti” abbiamo la prima versione (fine anni ‘10), “Turambar and the Foalókë”, direttamente ispirata dal poema finnico “Kalevala” e da altri miti germanici. La storia è a grandi linee già consolidata (con Hurin costretto a vedere le conseguenze della maledizione sul figlio, le nozze con la sorella incantata da Glaurung, il drammatico scontro finale con il drago), anche se ovviamente abbiamo molte differenze per quanto riguarda i passaggi del Nargothrond e del Doriath. Pochi anni dopo Tolkien iniziò il poema in versi allitterativi “The Lay of the Children of Húrin”, che fu dopo poco abbandonato per The Lay of Leithian. Dopo i vari abbozzi degli anni ‘30, la versione più completa della storia è quella del 1951 chiamata Narn i Hîn Húrin, che presenta solo qualche mancanza qua e là. La versione recente del volume singolo “I Figli di Hurin” è stata realizzata da Christopher prendendo insieme pezzetti dal Narn e dal Silmarillion.


Dopo le prime versioni delle tre grandi storie, i volume ci presenta gli abbozzi delle storie della Nauglafring e della rovina del Doriath (interessante notare come i nani a quest’epoca fossero esseri sostanzialmente malvagi per natura) e i frammenti di quella di Earendil, mai compiutamente realizzata da Tolkien. Una parte molto interessante, in cui le note sono molto più del testo originale, che ci mostra la perenne insoddisfazione e indecisione di Tolkien.
Abbiamo infine qualche frammento relativo alla storia di Aelfwine, personaggio che in pratica rappresenta l'evoluzione di Eriol. In questa rivisitazione della "cornice" alla mitologia, si va a perdere il passaggio diretto Tol Eressea = Inghilterra in quanto più semplicemente Aelfwine è un marinario anglosassone degli inizi del secondo millennio che giunge a Tol Eressea, sente i racconti degli elfi e li traduce in antico inglese diffondendoli quando torna in Inghilterra. Il concetto di Aelfwine sopravviverà per tutti gli anni '20 e '30, e in realtà Tolkien non si deciderà mai se dare o meno una cornice al Silmarillion collegandolo direttamente alla storia inglese.
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Re: [J.R.R. e Christopher Tolkien] The History of Middle-ear

Messaggioda cianfa88 » giovedì 09 gennaio 2020, 18:11

3. The Lays of Beleriand (1985)

All'inizio degli anni '20 il quasi trentenne Tolkien è un giovane professore universitario specializzato in letteratura anglosassone. Ha praticamente concluso la stesura del lungo testo mitologico The Book of Lost Tales e, ispirato probabilmente dal suo lavoro accademico sul poema in antico inglese Beowulf, decide di lasciare da parte la prosa e inizia a scrivere il poema in versi allitterativi The Lay of the Children of Húrin. Ci lavorerà cinque anni, arrivando a scrivere circa 2000 versi in due diversi versioni, per abbandonarlo largamente incompiuto nel 1925.
Il motivo dell'abbandono della grande storia di Turin è presto detto: Tolkien decide di dedicarsi ad un altro poema, The Lay of Leithian, questa volta in versi ottonari in rima baciata, sulla storia di Beren e Luthien. Nemmeno questo arriverà a compimento, con 13 canti (su 17 previsti) e oltre 4200 versi realizzati fino al 1931, quando abbandonerà il lavoro in quanto non pienamente soddisfatto del risultato. Interessante è un commento in chiave semicomica da parte dell'amico CS Lewis, che ne da un giudizio abbastanza positivo. Riprenderà a lavorarci brevemente nel 1951 dopo la realizzazione del Signore degli Anelli, iniziando ad effetturare una riscrittura più che una revisione. Interessantissima è la storia ricostruita da Christopher di come il padre nel 1937, alla richiesta degli editore di un seguito dello Hobbit, abbia sottoposto in modo decisamente ingenuo questo poema oltre a una versione intermedia del Silmarillion, ma a quanto pare presentata in maniera così confusionaria che l'editore non ci capì niente e lo mise da parte in un cassetto senza nemmeno leggerlo.

Pur se di difficile lettura e dal valore letterario non altissimo (in particolare il modo), questi due di poemi vedono l'introduzione di numerosi elementi mitologici che sopravviveranno fino all'ultimo Silmarillion. Possiamo dire che il passaggio decisivo tra la mitologia primordiale delle "Lost Tales" e il Silmarillion avvenga con questi poemi, nei quali abbiamo l'introduzione di diversi concetti chiave come l'importanza dei Silmaril, il regno di Nargothrond e un deciso sviluppo delle genealogie e della storia del Beleriand.

Per dare un'idea del tipo di testo, metto qui i due incipit:

Lo! the golden dragon / of the God of Hell,
the gloom of the woods / of the world now gone,
the woes of Men, / and weeping of Elves
fading faintly / down forest pathways,
is now to tell, / and the name most tearful
of Niniel the sorrowful, / and the name most sad
of Thalion's son Turin / o'erthrown by fate.



A king there was in days of old:
ere Men yet walked upon the mould
his power was reared in cavern's shade,
his hand was over glen and glade.




Questo volume è inedito in Italia, ed è ovvio come la grande difficoltà nel tradurre in modo efficace due lunghi poemi sia uno degli ostacoli maggiori.
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