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[Jules Verne] Ventimila Leghe Sotto i Mari

Qui è dove si parla di storie, di storie che parlano di cose che magari non sono successe davvero ma che potrebbero anche o che sono successe tanto tempo fa. Quel che è certo è che spesso ci toccano più di quanto non facciano le storie vere di cui siamo testimoni tutti i giorni.

[Jules Verne] Ventimila Leghe Sotto i Mari

Messaggioda Mike Haggar » venerdì 11 aprile 2008, 17:18

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Scritto dal celebre autore di romanzi d'avventura Jules Verne (1828 – 1905) nel 1869,
Ventimila leghe sotto i mari è considerato uno dei capolavori del romanzo d’avventura dell’ Ottocento. In moltissimi lo hanno letto da bambini o ne hanno quantomeno sentito parlare.

E' il 1866, e in mari ed oceani di mezzo mondo imperversa un misterioso e sfuggente mostro marino che semina il panico attaccando le imbarcazioni che vi si avventurano.
Viene quindi incaricata una nave da guerra, la Abraham Lincoln, di trovarlo e sbarazzarsene.
A bordo della nave salirà il protagonista della storia, il professor Pierre Aronnax, naturalista al Museo di scienza naturale di Parigi, incaricato di studiare e classificare la creatura.
Ad accompagnare il professore in quest’impresa, il suo servitore, il giovane e zelante Consiglio, un giovanotto fiammingo ansioso di imparare e profondamente devoto al suo padrone.
Una volta giunti sulla nave, i due faranno la conoscenza del vivace, irascibile,impaziente ed esperto fiocinere canadese Ned Land, che diventerà loro inseparabile amico.
Dopo giorni di viaggio per mare, l’imbarcazione si imbatte finalmente nel temuto mostro e si prepara per attaccarlo, ma l’attacco non ha alcun effetto sulla misteriosa creatura.
Nel corso dell’attacco, anzi, il nostro improbabile trio di personaggi si ritrova sbalzato fuori dalla propria nave e da essa abbandonato, lasciato in balia delle minacciose onde del mare.
Quando ormai tutto sembra per loro perduto, ecco il colpo di scena! Sorpresa delle sorprese, il misterioso mostro marino altro non è che un prodigioso e avveniristico sottomarino! Ecco perché riusciva a respingere gli attacchi di qualsiasi imbarcazione fuggendo nel fondo del mare e comparendo e scomparendo a casaccio nelle acque di tutto il mondo.
Il professor Aronnax, Consiglio e Ned Land vengono raccolti dal sottomarino, il cui nome è “Nautilus”, e costretti ad una sorta di “libertà vigilata” all’interno di esso.
Verranno così a conoscenza del misterioso equipaggio del sommergibile e del suo singolare ideatore, comandante e possessore, l’enigmatico e carismatico Capitano Nemo, l’ “Uomo delle Acque”.
Di bell’aspetto, intrepido, colto, amante dell’arte, della musica classica, del mare e di tutto ciò che lo riguarda, il Capitano Nemo ha costruito questo prodigioso macchinario e ha reclutato attorno a sé una singolare ciurma con la quale comunica in lingue sconosciute al solo scopo di fuggire dalla civiltà, dalla incessante presenza dell’essere umano, dagli eventi storici e dagli sconvolgimenti politici che caratterizzano la terraferma.
Di poche ed enigmatiche parole, ma capace di sentimenti forti e puri, il capitano guida il Nautilus da un estremo all’altro del pianeta, battendo sentieri non ancora battuti dal piede dell’uomo e abbeverandosi a fonti da cui nessuno ha ancora bevuto.
Il professor Aronnax, naturalmente, è subito affascinato dalla personalità forte e ambigua di quell’uomo, dalle mille meraviglie che egli gli mostra e gli permette di studiare, e instaura con lui un rapporto di graduale fiducia, nonostante il capitano gli nasconda molte e molte cose.
Consiglio, naturalmente, fa ciò che più piace al suo padrone, e si trova dunque in accordo con lui.
Ned Land, invece, sebbene si trovi a dover apprezzare, di tanto in tanto, il Nautilus e le sue meraviglie, non accetterà mai completamente il loro stato di apparente libertà che nasconde una ben più blanda prigionia e non rinuncerà mai a organizzare mille e più infruttuosi tentativi di fuga nel corso della storia.
Nel frattempo, a bordo del Nautilus e in compagnia del capitano Nemo, i tre si apprestano a vivere la più grande delle avventure, e a scoprire le infinite meraviglie del mare, viaggiando in giro per il mondo, passando per i Poli, per isole tropicali, per foreste e cimiteri sottomarini, relitti sommersi e persino per le rovine della leggendaria Atlantide, incontrando animali di ogni forma e colore e assistendo a bellissimi fenomeni naturali.

A qualcuno forse risulterà un po’ lento, visto che non è un romanzo con moltissima azione ma che si basa più che altro sull’esplorazione e sulla contemplazione del mare. Nonché sulla classificazione scientifica, sempre molto precisa, rigida e realistica, di flora e fauna dei mari del mondo, senza dimenticare i cenni storici, geografici, le citazioni colte a filosofia e letteratura…
Eppure, per qualche strano motivo, Ventimila leghe sotto i mari ha appassionato i lettori dell’Ottocento e ha continuato ad appassionare i suoi lettori per tantissimo tempo.

Punto di forza di questa storia sono in primis i suoi personaggi, estremamente realistici sebbene chiaramente di fantasia: dal professor Aronnax, serio e curioso, che si appassiona all’esplorazione dei mari con l’entusiasmo di un bambino, che si affeziona al Capitano Nemo come fosse un suo misterioso benefattore, al comicissimo Consiglio, all’ancor più comico, per certi versi, Ned Land (Il mio personaggio preferito, oltre al Capitano Nemo che ovviamente non fa testo!), così umano nella rappresentazione di tutti i suoi difetti, del suo pragmatismo, del suo sarcasmo, dei suoi capricci, delle sue collere, del suo essere un vero uomo fiero e orgoglioso, ma nello stesso tempo anche un buon amico leale, fedele e comprensivo per il professore.
Ovviamente, si erge al di sopra di tutti il Capitano Nemo, sui cui misteri (che tra l’altro rimarranno tali per tutta la storia!) e sulla cui ambiguità è basato gran parte del fascino di questo romanzo. Egli è fortemente contraddittorio, ha la fermezza di un uomo adulto e l’entusiasmo di un bambino, si batte coraggiosamente contro le creature del mare ma vorrebbe egoisticamente vivere in un mondo esclusivamente suo, di cui egli sia l’indiscusso pioniere e dominatore, si commuove e si intenerisce davanti alle meraviglie del mare, ma si pone in maniera violentissima nei confonti del genere umano. E’ un personaggione con la P maiusola dotato di un carisma eccezionale, capace di passare da un eccesso all’altro (come dimostrato dall’inaspettato finale del romanzo).

Spesso e volentieri, capita che il Capitano Nemo e il professor Aronnax si trovino a commuoversi di fronte alle bellezze del mare o in presenza l’uno dell’altro. Proseguendo nella lettura, è capitato anche a me di commuovermi con loro. Davvero. Roba che sentivo una stretta al cuore e cominciavo a sospirare, e anche a farmi scappare qualche lacrimuccia, di tanto in tanto, e dovevo interrompere la lettura per le troppe emozioni. Stranissimo per un romanzo con pochi avvenimenti significativi come Ventimila leghe sotto i mari.
Ma trovo che sia questo il suo potere speciale. Ventimila leghe sotto i mari ti avvolge, ti spinge ad affezionarti a questi personaggi e a pensare come loro.
Perciò, quando il professore si entusiasma alla decisione del capitano di perforare il ghiaccio che li tiene bloccati e di visitare, primi fra gli uomini, il Polo, anch’io, come lettore, mi sono con lui emozionato, e non vedevo l’ora di vivere anche quest’avventura, come fossi un bambino che non vede l’ora di sperimentare un nuovo gioco.
Perciò, quando la prima parte del romanzo si chiude, con il tragico funerale nel cimitero sottomarino e il Capitano Nemo piange pensando al suo compagno caduto ma finalmente al sicuro dai capricci del mare e dall’egoismo degli uomini, anch’io, come lettore, mi sono trovato a piangere.
E questo solo per citare le prime due scene che mi vengono in mente, perché di memorabili ce ne sono veramente tantissime!

Ventimila leghe sotto i mari merita appieno la sua fama di capolavoro e di classico, perché è una storia che si fa apprezzare dai bambini, che la vedranno come un’epica storia di avventura, e dagli adulti, che, oltre a ricordarvi le avventure sognate da piccoli, vi coglieranno tutta una serie di significati più profondi. La lettura di questo romanzo me la sono proprio goduta. Ho potuto provare una vastissima gamma di emozioni, tra le quattrocento pagine di questo libro, e mi sono divertito un mondo a trovare tutti gli elementi, i personaggi e le situazioni (e sono tanti!) che saranno poi più o meno espressamente citati in uno dei miei cartoni animati preferiti, che ho rivisto e amato la scorsa estate e che mi ha quindi convinto a rituffarmi tra le pagine del romanzo di Verne da cui esso trae parecchi spunti, Il mistero della pietra azzurra, capolavoro dello studio Gainax.
E comunque io sono siciliano, il mare ce l'ho nel cuore, dato che ci ho vissuto a contatto per i tre quarti della mia breve esistenza. Un romanzo come questo, che a conti fatti è un'immensa e bellissima dedica alla distesa blu che copre i tre quarti del globo non poteva che colpirmi ed essere amato alla follia da uno come me! :D

"Voi amate il mare, capitano?"
"Si, l'amo! Il mare è tutto. Copre i sette decimi del globo terrestre; il suo respiro è puro e sano; è l'immenso deserto in cui l'uomo non è mai solo, poichè sente fremere la vita al suo fianco. Il mare non è altro che il veicolo di un'esistenza straordinaria e prodigiosa; non è che movimento e amore, è l'infinito vivente."

[...]

"Il mare è il serbatoio della natura; è dal mare che il globo è, per così dire, cominciato, e chissà che non finisca in lui. Nel mare è la tranquillità suprema. Il mare non appartiene ai despoti, che possono solo esercitare alla sua superficie diritti iniqui e battersi, e divorarsi, e trasportarvi tutti gli orrori della terra, ma a trenta piedi sotto il suo livello, il loro potere cessa, signore, vivete, vivete in mezzo ai mari! Qui soltanto è indipendenza, qui non riconosco padroni, qui sono libero!"


(Tra l'altro il libro rimane anche un pò "in topic" perchè ne è stato tratto un film Disney negli anni 50, che mi dicono essere bellissimo e aver vinto anche svariati riconoscimenti. Ce l'ho, ma devo ancora trovare il tempo di guardarlo!)
Perchè pirati si nasce, e all'arrembaggio si va, con la bandiera che sventola, per dire "siamo qua!".
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