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[Gianluigi Sommariva] La Mia Corsa

Qui è dove si parla di storie, di storie che parlano di cose che magari non sono successe davvero ma che potrebbero anche o che sono successe tanto tempo fa. Quel che è certo è che spesso ci toccano più di quanto non facciano le storie vere di cui siamo testimoni tutti i giorni.

[Gianluigi Sommariva] La Mia Corsa

Messaggioda Bramo » sabato 20 settembre 2008, 23:11

Gianluigi Sommariva: La Mia Corsa, Fabbri Editori

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Quasi quattro anni fa, uscì nelle librerie edito da Fabbri Editori un libro il cui nome dell'autore non mi era nuovo. Non perchè fosse di uno scrittore ultra noto, ma perchè era quello di un professore che insegnava nella mia scuola superiore, quella della mia città dove studiavo all'epoca (ero ancora giovine, ancora alle superiori andavo...). Nemmeno un professore a caso: anche se non insegnava nella mia classe, lo conoscevo bene ormai da tre anni, dato che era il direttore del giornale della scuola, Senza Titolo, della cui redazione facevo parte scrivendo molti articoli e parecchie recensioni (che uscito dalle superiori ho riversato sul Sollazzo, ma questa è un'altra storia, sto rivelando troppe parti del mio passato). Col tempo, causa anche il fatto che non era proprio un mio insegnate ma solo colui a cui rispondevo per gli articoli da pubblicare e per via del suo carattere unico e simpaticissimo, siamo praticamente diventati amici, legati da affetto e stima reciproci.
A scuola, dopo aver visto in librearia un libro che sembrava scritto da lui, mi sono fiondato a chiedergli delucidazioni, e lui mi ha confermato che non era un ominimo, il libro era suo, che aveva già pubblicato in passato altri romanzi per ragazzi ma sempre da editori minori, questo era il primo che fosse edito da una grande casa editrie italiana.
Oggi mi è ricapitato sotto gli occhi questo libro, e mi è sembrato giusto e doveroso recensirlo sul Sollazzo. E dato che l'ha fatto Grrodon con alcuni fumetti, non mi sentirò troppo in colpa se copincollo schifosamente dalla recensione che feci ai tempi sul giornale della scuola (cit. da Grrodon) :D .

Il romanzo vede come protagonista Andrea, un ragazzo di 12-13 anni che un giorno, per caso, scoprì il piacere di correre, l’ebbrezza dell’andare lontano, sempre più lontano, nel modo più veloce e trionfale possibile. Dotato di un’ottima capacità polmonare, il mio omonimo può benissimo aspirare a praticare per diletto prima e sempre più agonisticamente poi questo sport. Crescendo in compagnia del migliore amico Nick, Andrea corre, corre, corre, oltrepassando così a gran velocità la vita di tutti i giorni, la scuola, le ragazze, gli amici, la famiglia; mentre corre quindi cresce, diventa adolescente, entra a far parte (come già accennato) di un club agonistico, raggiunge la maggiore età.
In mezzo, però, succede qualcosa. In effetti, poteva andare tutto bene?Ovvio che no, infatti ad un certo punto, Andrea sente dei dolori ad una gamba. All’inizio pensa che non sia nulla di grave, ma deve ricredersi quando alcune visite mediche lo informano che si tratta di una grave malattia che lo priverà progressivamente dell’uso delle gambe. Naturalmente il colpo è duro per il protagonista, ma saprà rialzarsi e continuare a lottare, grazie anche e soprattutto alle persone che gli stanno accanto, ma non specifichiamo di più per non rovinare il gusto della lettura ai molti che ancora non abbiano letto il libro.
Ora qualche commento di contorno, utile secondo me per ragionare sul libro (soprattutto perché il commento è mio!). Quello che si fa notare subito è la struttura del romanzo: non diviso in capitoli, bensì in chilometri, 42 per la precisione, per continuare un tema costante in tutto il libro, vale a dire la maratona come metafora della vita: la maratona, infatti, è divisa proprio in 42 Km. E’ da notare poi che il racconto delle vicende è condotto in prima persona da Andrea, in una sorta di autobiografia di una vita intera, e questo consente di avere nella narrazione un andamento veloce (come una corsa), brioso e soprattutto personale: traspare la partecipazione personale alle vicende descritte, proprio come se il libro fosse stato scritto da Andrea stesso a sessant’anni, con note e appunti di contorno.
Parlando di questo è dunque facile intuire, anche conoscendo l’autore, che la narrazione non è priva di battutine pungenti e frecciatine sempre intelligenti, ma sono ben presenti riflessioni di stampo più serio e maturo, di approfondita riflessione sui temi del romanzo, che poi principalmente sono l’adolescenza, la corsa, la vita in generale, i complessi e le frustrazioni giovanili, l’affetto di chi ci sta intorno. A questo proposito, spiccano l’amico per la pelle Nick (che se volessi vedere, potrei trovarvi un’analogia, almeno nel nome, con Nick Adam, ovvero il protagonista di molti racconti dello scrittore americano Ernest Hemingway, il quale Adam è sempre stato visto da critica e appassionati come l’alter ego letterario dell’autore, e questa analogia regge ancor di più se si pensa che è l’unico personaggio con un nome non italiano), il quale vedrete avrà molto peso nell’aiutare Andrea nei momenti di difficoltà e smarrimento, standogli vicino, come ogni buon amico sa fare. Il padre, la madre e al sorella saranno poi un elemento valido di sostegno per il Nostro, ma l’autore è abile nel far trasparire anche le loro debolezze, in taluni momenti.
Tra le persone importanti non posso non citare una certa Clara, che tra le tante disastrose cotte del protagonista (altri gustosi momenti raccontati con senso del grottesco nel tema degli amori adolescenziali) è quella più sentita da lui e dal lettore, perché anche lei invalida su una carrozzella proprio come lui, e perché gli sarà di forte input.
Insomma, la variopinta corsa di Andrea viene rappresentata per tutto il romanzo, con tutte le persone attorno a lui che gli sono vicine, che lo aiutano, una corsa non priva di molti e brutti ostacoli, ma con un runner che non si arrende e che ogni volta si rialza per continuare al sua corsa.
Diciamo che il sapore che lascia in bocca l’ultima pagina è di ottimismo: con questo romanzo si ha proprio la riaffermazione dell’ottimismo, in un mondo in cui questo valore è ricordato solo dagli imitatori di Tonino Guerra.

Oltre a questa rece, sullo stesso numero di Senza Titolo pubblicai anche una breve intervista a Sommariva, che anche in questo caso copincollo (dev'essere la prima intervista che appare sul Sollazzo ad un autore, anche se minore...in tal caso, me ne vanto :D

Poteva andare da qualcun altro, poteva. Poteva, ma non l’ha fatto. Perché? Non saprei, i numeri ce li aveva, perché ha accettato di farlo proprio con me? Oh, non pensate male, non so che avete capito, ma io mi riferivo all’intervista al professor Gianluigi Sommariva, il cui nuovo libro è uscito da circa tre mesi nelle librerie [in realtà, dicembre 2004 circa, ndr], e di cui tutto saprete se avete letto le pagine precedenti. Bene, avete letto la trama e i miei commenti, ma se vi sono dei dubbi irrisolti, ora lo stesso autore vi risponderà! Ma queste cose ve le regalo solo io, incredibile, incredibile!
Partendo dal dubbio che ho avuto sul dove avesse attinto ispirazione per scrivere questo libro, il Somma ha risposto
“E' un libro per molti aspetti autobiografico. Qualcuno tra familiari, parenti, amici e conoscenti potrebbe capire certe vicende o riferimenti particolari. Però c'è anche molta fantasia. L'idea di scriverlo mi è venuta praticando il podismo e partecipando a qualche maratona. Correre per me è un'esperienza gratificante”.
Poi ho chiesto il perché della scelta della corsa come metafora della vita, quando un esempio classico è rappresentato dal paragone con il viaggio, e la risposta è stata
“La metafora della vita come corsa mi è piaciuta sempre, anche se non l'ho certo inventata io: è ripresa da San Paolo. Oggi poi non è un luogo comune affermare che la vita ci impone un ritmo frenetico, da corsa, con il rischio, ovviamente, della superficialità, della disattenzione. La corsa di Andrea, il protagonista del libro, che a causa di una malattia ( una forma di sclerosi multipla ) diventa paraplegico, è la corsa che ciascuno di noi deve fare, anche se in forme, magari, meno drammatiche e "romanzesche"… L'importante è ricordarsi sempre della nostra meta: Cristo”.
Notando che nell’introduzione al romanzo il Somma aveva sottolineato il valore di ribadire l’importanza della fiducia nella positività di ogni esistenza, gli ho domandato cosa intendesse dire. La risposta è stata
“Oggi assistiamo a tante forme di violenza e di disprezzo per la vita, magari mascherate sotto un'ipocrita facciata di falso umanitarismo. Il messaggio del libro è semplice: la vita è un grandissimo dono di Dio e il suo valore e la sua dignità non dipendono dalla sua "qualità". Un disabile, come dice anche quel grande scrittore che è stato Giuseppe Pontiggia, provato personalmente dall’esperienza del figlio, non lotta per diventare normale, ma se stesso”.
Data la narrazione in prima persona, mi sono domandato (e gli ho domandato) se le numerose situazioni tragicomiche presenti nel libro fossero ispirate a esperienze personali:
“Sì, i richiami sono numerosi, ad esempio io ero uno dei due attori che si sono presentati impreparati davanti ad un pubblico di ragazzi in una delle recite oratoriale” (pag. 66, km 10, n.d.r.).
Infine, una delle cose che mi ha colpito nel fluire della narrazione è stata la semplicità dei termini e delle frasi, usata per trattare anche tematiche profonde, aspettandomi piuttosto un linguaggio più aulico. Ecco la risposta:
“Anni fa come insegnante cercavo di usare un linguaggio, come dici tu, un po' aulico e da professore di lettere. Poi mi sono accorto che era una forzatura e non riuscivo a coinvolgere i ragazzi. E' probabile che non ci riesca nemmeno ora, ma mi sforzo, senza cadere in semplificazioni e banalizzazioni, di essere più chiaro e semplice. Così anche nella scrittura”.
Ringraziando il prof Sommariva per le sue risposte sempre puntuali, posso confermare che il libro è davvero valido, è quello che ci vuole in un’epoca travagliata come questa, ed è il consiglio letterario di questo numero di Senza Titolo.

Bene, mi sembrava significativo rendere omaggio a quest'uomo che mi ha dato tanto, tantissimo, in termini di formazione, di umanità e di amicizia. Anche attraverso i suoi libri. Questo, che avevo acquistato una volta sicuro che fosse proprio lui, me l'ha gentilmente autografato con dedica. Gli altri che adesso cito me li ha regalati, sempre con dedica e autografo. Sono Muro sul cuore (Salani narrativa, distribuzione Le Monnier), L'oro bizantino (Salani narrativa, distriuzione Le Monnier) e il recentissimo (uscito poco prima dell'estate) Cara Armenia addio (Edizioni Il Rubino, collana Gli Aquiloni), pubblicato da questa casa editrice semi sconosciuta perchè dato il tema pesante e non facile (il genocidio degli Armeni) quelle più grandi non erano interessate. Tutti bei libri, che nonostante siano imballati in edizioni da scuole medie possono dire molto come trame e come storie, di vita e di Storia.
Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
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Re: Gianluigi Sommariva: La Mia Corsa

Messaggioda Tyrrel » lunedì 06 ottobre 2008, 07:21

Dalla tua recensione sembra davvero un bel romanzo. Originale poi l'idea dei chilometri/capitoli.
Una volta smaltita la mole di arretrati da leggere, credo che lo leggerò.
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