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[Enrico Brizzi] Jack Frusciante è Uscito dal Gruppo

Qui è dove si parla di storie, di storie che parlano di cose che magari non sono successe davvero ma che potrebbero anche o che sono successe tanto tempo fa. Quel che è certo è che spesso ci toccano più di quanto non facciano le storie vere di cui siamo testimoni tutti i giorni.

[Enrico Brizzi] Jack Frusciante è Uscito dal Gruppo

Messaggioda Bramo » domenica 12 giugno 2011, 23:34

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Pochi giorni fa parlando di Alta Fedeltà mi è venuto spontaneo citare questo libro, di cui ero convinto di aver aperto il topic anni fa.
Così non era, quindi ho posto rimedio, dal momento che Jack Frusciante è uscito dal gruppo è uno dei romanzi fondamentali della mia vita di lettore, e della mia vita in generale.

La letteratura dedicata agli adolescenti non ha mai vantato tanti titoli, ahimè. Sono fermamente convinto che una delle tante cause di abbandono della lettura da parte di ragazzi e adolescenti sia da imputare anche alla mancanza di romanzi che parlassero della loro età. In pratica esisteva solo Il Giovane Holden (The Catcher in the Rye), scritto e ambientato però negli anni '50 e quinti temporalmente lontano; inoltre per noi italiani era anche geograficamente una relatà diversa. Il libro non è affatto male, è molto interessante ma capisco che non sia facile vederlo come uno specchio per i sedicenni italiani degli anni '80 o '90.
Ma nel 1994 esce questo librettino, scritto da uno sconosciuto esordiente, edito dalla piccola casa editrice Transeuropa, che diventa presto un caso, un cult tra molto giovani italiani. E' il libro oggetto del thread, ovviamente, e l'autore è Enrico Brizzi.

Oltre a parlare di adolescenti, la loro vita, le loro paure e cazzi e mazzi vari, il che come abbiamo visto nel panorama letterario di allora non era poco ma anzi era importante, quello che colpisce nella lettura è lo stile di scrittura utilizzato da Brizzi. Anarchia e totale libertà la fanno da padrone, il rispetto per le regole sintattiche della nostra lingua vengono ignorate ma non per ignoranza e nemmeno per provocazione, bensì per riuscire ad avvicinarsi il più possibile al flusso di pensieri libero da qualunque gabbia del cervello umano e della mente dei ragazzi in particolare, che pensano e vivono a briglia sciolta e senza freni tutte le esperienze che la vita mette loro davanti.
Abbiamo allora una perenne assenza della punteggiatura e delle maiuscole, un uso di conseguenza sapiente del capoverso e degli "a capo". La sensazione di libertà, di spensieratezza e di vita giovanile che questo stile molto particolare e probabilmente anche difficile da gestire è ineguagliabile, e sicuramente è uno dei principali punti di forza del romanzo.
L'altro è la storia. Che per quanto non sia una storia unitaria e gli episodi non siano niente di originale o speciale, il modo in cui il tutto viene raccontato è ottimo.
E' realistico e credibile: i rapporti del protagonista Alex D. con la sua famiglia piuttosto che con i suoi amici piuttosto che con la scuola piuttosto che con le ragazze sanno di vero, di familiare, ed è facile identificarsi con Alex nelle sue ansie, nelle sue rabbie e nel suo senso di impotenza.
Ed è facile commuoversi nel seguire la sua storia con Adelaide. Il particolare rapporto tra i due è il vero filo conduttore che percorre tutto il romanzo, quello che collega insieme i vari episodi di vita quotidiana che il libro racconta. Non una migliore amica, non la fidanzata, Adelaide costruisce con Alex un rapporto ambiguo che a volte è entrambe le cose e a volte nessuna delle due. La confusione tipica di quell'età relativamente ai ruoli sociali e ai rapporti con gli altri (e con l'altro sesso) ben si spiega in questi due personeggi memorabili.

Il titolo, molto particolare, si riferisce a una riflessione che a un certo punto della storia si mette a fare Alex: in quegli anni infatti il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers John Frusciante aveva abbandonato il gruppo per intraprendere altri progetti suoi, e questo suo "uscire dal gruppo" viene messo in parallelo col concetto di "uscire dalle consuetudini sociali imposte e standard" che è un po' una fissa di Alex e dei suoi amici (e della maggior parte degli adolescenti). La mossa di Frusciante, dal punto di vista del marketing, fu azzardata ma coraggiosa, un salto fuori dal cerchio probabilmente necessario per la sua persona, e in cui Alex vede un esempio per la vita in generale.
[per la cronaca, anni dopo Frusciante è tornato nella band, per poi abbandonarla nuovamente prima che i Red Hot iniziassero a registrare il loro ultimo album, che uscirà fra un mesetto: corsi e ricorsi storici].
Il nome di Frusciante venne cambiate da John a Jack per non rischiare eventuali problemi per via dei diritti d'autore.

Un romanzo unico nel suo genere. Inimitabile, perfetto così com'è, che avrò riletto almeno 3-4 volte e ogni volta mi colpisce dritto allo stomaco da come è vero e come è forte e come è catartico. Quello che c'è scritto e come è scritto mi ha influenzato molto in quello che sono e in come scrivo a mia volta. Mi ha segnato.
Dal libro è stato tratto anche un film nel 1996 con Stefano Accorsi come protagonista, che non ho mai visto ma del quale non si parla molto bene.

Negli anni 2000 l'adolescenza verrà rivalutata come genere letterario in Italia grazie alle trame di un uomo oscuro che aveva infinocchiato pure me in quegli anni. Quando questa tematica diventa un business, arriva Federico Moccia con Tre Metri Sopra il Cielo, un libro di cui mi innamorai anche se è molto meno originale sotto tutti i punti di vista rispetto al libro di Brizzi. Nonostante ciò ancora adesso sostengo che era un libro di cui c'era bisogno e che poteva fare del bene all'editoria italiana presso i giovani... invece da lì c'è stata la deriva, e se ha fatto bene alle vendite non lo ha certo fatto alla qualità, anzi! Tre Metri Sopra il Cielo aveva una sua dignità, tutto quello che è venuto dopo purtroppo no e la difficile eredità di Jack Frusciante è uscito dal gruppo è rimasta inascoltata.
D'altronde, gli anni '90 rullezzano abbestia! :)
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Re: Enrico Brizzi: Jack Frusciante è Uscito dal Gruppo

Messaggioda Donald Duck » mercoledì 25 settembre 2013, 07:52

L'ho letto per caso, prestatomi da un amico, e adesso sono qui a sognare di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" giorno dopo giorno, in un continuo di nuove riflessioni.
E' un libro che ti entra dentro e in un qualche modo ti cambia, riesce a farti riflettere, a iniziare a farti vedere le cose in modo diverso, addirittura a farti cambiare certi comportamenti, tu stesso diventi parte di quelle pagine stampate.
E tutto questo grazie a un librettino semplice semplice, con una trama risicata, dove le emozioni e le sensazioni sono il cuore del libro (e infatti, immagino quanto possa essere indecente il film, a queste condizioni).
Mi sono ritrovato in un modo incredibile nelle varie riflessioni sulla vita e sulla società, scritte in un modo così semplice e sincero che arrivano perfettamente al cuore dei problemi. Basta vedere il passo sulla strage del '92, dove l'insegnante se ne sbatte. "Era questa l'Italia in cui stava marcendo". Un pugno nello stomaco. E cazzo, è proprio così.
Una delle cose che più mi ha colpito, è l'estrema semplicità nei rapporti, la gioia per le piccole cose, l'incredibile stacco nel modo di fare nei giovani di allora, tutto questo in soli due decenni. Voglio nascere 15 anni prima e mangiare biscotti inzuppati nella vodka, sigh.
Il fatto che poi sia ambientato a Bologna (io abito in provincia) lo rende ancora più perfetto. Così come sapere che l'ha scritto, ai tempi, un ragazzo con un anno meno di me.

Non so, forse è stato il libro buono al momento buono, sta di fatto che è un libro che tutti dovrebbero leggere almeno una volta. Soprattutto oggi più di 20 anni fa.
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