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[Massimiliano Grecchi] La Piaga

Qui è dove si parla di storie, di storie che parlano di cose che magari non sono successe davvero ma che potrebbero anche o che sono successe tanto tempo fa. Quel che è certo è che spesso ci toccano più di quanto non facciano le storie vere di cui siamo testimoni tutti i giorni.

[Massimiliano Grecchi] La Piaga

Messaggioda Bramo » lunedì 20 agosto 2012, 22:34

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Lessi questo romanzo pochi mesi fa, e scrissi questa recensione poco dopo aver concluso la lettura. Per chissà quale motivo, forse proponendomi di rileggerla e modificarne delle parti, rimase però immobile su un file nel mio pc senza che la pubblicassi da nessuna parte.
Rimedio ora, perché il libro val la pena di essere conosciuto e letto e perché non essendo un titolo ad “alta diffusione” né supportato da una grande casa editrice, è più che possibile che non sappiate nemmeno della sua esistenza.
Io stesso ho avuto la fortuna di leggerlo conoscendo personalmente l’autore, mio concittadino, grazie ad un amico comune, e lo dico subito per mettere bene le carte in tavola. Non specificandolo, qualcuno avrebbe potuto notare la medesima città di appartenenza e avrebbe potuto imputare a questo elemento il parere positivo che sto per formulare: voglio invece essere trasparente su questo punto, anche perché inizialmente ero piuttosto scettico su questa opera prima (perlomeno pubblicata) dell’autore (da qui in poi, Max). Primo per il genere narrativo affrontato, suo prediletto nelle letture, vale a dire l’horror. Io, che solitamente rifuggo tali atmosfere (anche se ultimamente in tal senso mi sto aprendo abbastanza), non ero molto convinto all’idea di leggere una storia di zombie scritta da un esordiente. Ma la curiosità di leggere tale opera c’era comunque, e così mi sono lanciato in una lettura che mi ha stupito a più livelli.

Tra i tantissimi autori, blasonati e con una lunga carriera alle spalle, che si sono dedicati all’horror, ci voleva per qualche strano tiro della sorte il primo romanzo di Max per farmi capire che horror non vuol dire solo spaventi, splatter e mostri, e che è riduttivo limitare agli elementi più stereotipati il senso di questo genere. Attraverso la storia del protagonista, Larry, che si trova suo malgrado a vivere in un mondo post-apocalittico in cui une disastrosa esplosione nucleare ha trasformato la stragrande maggioranza della popolazione mondiale in zombie, emergono svariate tematiche importanti a livello etico, ecologico e filosofico, trattate in maniera per niente banale e anzi stuzzicante.
La lotta per la sopravvivenza che Larry deve applicare ogni giorno non è fine a sé stessa, il trovare sul suo cammino altre persone che lo accompagnano non è solo un chance in più per andare avanti, il male che ha colpito il mondo non è un pretesto senza background.
L’assenza di rispetto verso la Natura da parte dell’uomo è una causa del terribile futuro immaginato da Max, l’egoismo e la malvagità dell’essere umano ne è un’altra. E questo porta il lettore a riflessioni importanti che danno spessore al libro.
Allo stesso modo il coraggio e la dedizione che i personaggi mettono nella loro missione, che ad un certo punto non si limita più alla personale sopravvivenza ma si spinge ad un disperato tentativo di poter migliorare le cose in un mondo che sembra non offrire nessun margine di speranza, sono degli elementi narrativi forti che toccano corde importanti dell’animo umano, quali i sentimenti di redenzione, di altruismo e di amore nel senso più generale possibile.

Il romanzo non è esente da difetti che, pur essendo comprensibili tenendo conto che si tratta del primo romanzo vero e proprio dell’autore, è giusto individuare: in alcuni punti la prosa non è molto fluida, e alcuni periodi non scorrono lisci come potrebbero. I dialoghi, che come l’atmosfera generale sono debitori di un certo immaginario narrativo, a volte peccano di poca credibilità, in alcuni casi giustificabile (un texano deve parlare secondo stereotipo!), in altri meno. Viene però usato un lessico molto vario, e questo è un punto a favore nella struttura del testo.
Passando dagli aspetti tecnici a quelli relativi alla storia, come detto sopra Max guarda molto alla varia mitologia horror e della narrativa distopica, subendo anche da autore l’influsso da cui il Max lettore è sempre stato intrigato. Questo si risolve in una trama che fonde molte suggestioni tipiche di questo tipo di racconti, ma è un difetto solo a metà: in un’opera prima è inevitabile, oserei dire giusto, scrivere di quello che meglio si conosce, e Max ha saputo mescolare vari ingredienti per creare un libro che ha una sua dignità e indipendenza, che pur ispirandosi a opere precedenti sa portare avanti con determinazione i messaggi che voleva dare con questa storia, senza mai perdere di vista i punti importanti.

E penso che alla resa dei conti sia proprio questo che mi ha convinto: Max sa quali sono le sue capacità, sa le influenze narrative di cui è debitore, e fonde queste due istanze in modo da far sue quelle atmosfere perché servano al suo scopo, al messaggio che il libro porta volente o nolente con sé e alla storia che voleva raccontare.
Ne esce un romanzo che sa nascondere abbastanza bene le sue incrinature dietro la forza della proprio voglia di comunicare attraverso la scrittura: questo fa sì che La Piaga sia un libro onesto, che mostra fin d’ora l’abilità di scrittore di Max, a cui auguro tutta la fortuna possibile.

La Piaga
Massimiliano Grecchi
Gruppo Albatros Il Filo (collana Nuove Voci)
2012, 241 pagine, brossurato
euro 14,90
ISBN: 9788856753387

Questo il blog di Max, per gli interessati. Siatelo ;)

PS: a settembre è prevista l’uscita di un secondo libro dell’autore, medesimo genere ma stavolta una raccolta di racconti. Grande curiosità!
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Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
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