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[Nippon Animation] Il Cielo Azzurro di Romeo

Nota al pubblico occidentale perlopiù per poche opere iconiche, l'animazione orientale si rivolge al più vasto dei target possibili e prende in esame le infinite sfaccettature dell'essere umano.

[Nippon Animation] Il Cielo Azzurro di Romeo

Messaggioda Mike Haggar » martedì 09 dicembre 2008, 10:50

Immagine

Guardando le strade da un punto più alto
Cose come lacrime e tristezza risultano insignificanti.

Gli uccelli, il vento e la luce sono i miei amici.
Porterò lontano i miei sogni.

Vorrei dispiegare le mie ali e volar via
Nel cielo lontano
Nel cielo blu che si trova nel mio cuore
Il cielo che si dispiega verso il domani.

Parlando con le nuvole, se ci credo fermamente,
riesco quasi a sentirle rispondermi nel mio cuore.

Paragonato alla vastità del cielo,
il presente risulta insignificante.
Un giorno il mio sogno raggiungerà il cielo.

Cielo blu, tendi verso di me le tue mani
Vorrei diventare una cosa sola con te
E venire gentilmente abbracciato dal blu brillante.
Vorrei dispiegare le mie ali e volar via
Nel cielo lontano
Nel cielo blu che si trova nel mio cuore
Il cielo che si dispiega verso il domani.


E’ con queste parole che inizia, viene accompagnata e si conclude la serie animata “Romeo no aoi sora” [Il cielo azzurro di Romeo], uno degli ultimi World’s Masterpieces della Nippon Animation, andato in onda in Giappone nell’intero 1995 e in Italia, con l’assurdo titolo di “Spicchi di cielo tra baffi di fumo”, nell’estate 1997.

Avendolo programmato una sola volta, per giunta nelle mattine di Agosto, io non avevo mai avuto occasione di vederlo. Qualche mese fa, mi è capitata sotto gli occhi la sigla italiana, veramente molto garbata ed eccezionale a livello musicale (riprende i canti tirolesi, perfettamente in linea con l’ambientazione della storia). Così, attratto da questa sigla dal testo così bello e dai disegni delicatissimi, ho deciso di procurarmelo in lingua originale (ovviamente avvalendomi degli inseparabili sottotitoli inglesi).
Quello che mi sono trovato davanti, proseguendo a ritmo supersonico nella visione dei 33 episodi della serie, è qualcosa di veramente eccezionale, che merita in pieno il titolo di “capolavoro” (un titolo che io difficilmente assegno, e non prima di aver potuto giudicare un’opera nella sua interezza, quindi immaginatevi…).

La vita di Romeo, un ragazzino povero ma allegro, gentile e volenteroso che vive con la sua famiglia in un piccolo villaggio, Sonogno, situato sulle Alpi , ai primi del Novecento, viene sconvolta dall’arrivo di un tetro uomo chiamato Luini, “Il Dio della Morte”, che vuole strapparlo alla sua famiglia per venderlo come spazzacamino a Milano.
Il rifiuto dei suoi familiari non ferma l’uomo, che rende la vita della famiglia un inferno, bruciandogli il campo che era il loro unico mezzo di sostentamento.
Per ottenere il denaro necessario per le cure del padre, che si era gravemente ferito durante l’incendio, il piccolo Romeo è così costretto a vendersi a Luini e a separarsi dalla sua famiglia, con la promessa di poter tornare al suo paesino una volta finito l’inverno.
Durante il viaggio per Milano, Romeo incontra altri ragazzini che condividono il suo stesso destino e che finiranno per diventare i suoi migliori amici: il fedele Antonio, l’indifeso Michele, lo scavezzacollo Dante, ma soprattutto il suo primo, vero e migliore amico, Alfredo.
Di un anno più grande di lui, biondo, di bell’aspetto e dalla grande cultura, Alfredo nasconde molti segreti, è ricercato per chissà quale motivo e vive nella speranza di poter ritrovare la sorella minore, Bianca, da cui è stato costretto a separarsi.
Così diversi eppure affascinati l’uno dalle intrinseche qualità dell’altro, i due instaurano fin da subito una profondissima amicizia.
Arrivati burrascosamente a Milano, i ragazzi sono costretti a separarsi: Alfredo viene acquistato dal cupo Citron, mentre Romeo dal signor Marcello Rossi, all’apparenza burbero e ubriacone ma sotto sotto semplice e di buon cuore. La vita di Romeo a casa Rossi inizialmente non è delle migliori, costretto a un duro lavoro, affamato, tenuto quasi prigioniero e maltrattato dalla moglie del padrone, Edda, e dal loro viziatissimo figlio Anselmo. Tuttavia, il nostro piccolo eroe non perde mai il suo sorriso e non viene mai meno al giuramento fatto al padre di comportarsi da uomo anche nelle peggiori difficoltà. E, in men che non si dica, la sua vita comincerà a prendere inaspettate e piacevoli svolte…

Tratto dal romanzo “I Fratelli Neri” di Lisa Tetzner, “Il cielo azzurro di Romeo” si inserisce brillantemente nel filone dei World’s Masterpieces, di cui ritroviamo quindi tutti i topoi: l’ambientazione Ottocento-Novecentesca, gli orfani, i bambini girovaghi e costretti a superare mille difficoltà, gli adulti che li maltrattano, i coetanei invidiosi, i misteriosi benefattori, i teneri animaletti da compagnia.
La serie è del 1995 ma, davvero (e questo non può che essere un bene), sembra direttamente uscita dagli anni Settanta o Ottanta.
I disegni, opera di un collaboratore di Hayao Miyazaki con uno stile similissimo al suo, sono semplici e gradevolissimi. Si riesce chiaramente a distinguere i personaggi buoni da quelli cattivi e si stabilisce una grandissima empatia con i personaggi. Lo stile di disegno è retrò, ma non disdegna qualche tocco di classe più moderno (penso agli sbrilluccichii del crocifisso che Romeo porta al collo, che sono quasi da storia fantasy). Impeccabili e dettagliatissimi i paesaggi, gli edifici e i monumenti (come la chiesa di San Babila e il Duomo di Milano), che pare siano tutti ripresi da reali fotografie dell’epoca.
Davvero impeccabile la ricostruzione storico-geografica (a parte un lago un po’ troppo grosso e burrascoso, ma indispensabile per motivi di trama), con guardie reali, soldati e persino il Re d’Italia dell’epoca che indossano abiti davvero realistici e usano baionette e archibugi perfettamente fedeli al modello dell’epoca. A vederli, sembra davvero di essere dentro un museo di storia dell’epoca.
Persino (se escludiamo qualche minimo strafalcione qua e là, come un abecedario scritto in spagnolo) i libri, i manifesti, le lettere e le insegne dei negozi sono scritti in un italiano in linea di massima perfetto (mentre invece, ad esempio, in “Porco Rosso” di Hayao Miyazaki ci sono più strafalcioni).
Il comparto sonoro è veramente ottimo e d’atmosfera, e alterna brani più spensierati e allegri a melodie solenni. Molto gradevole la sigla di chiusura “Si si Ciao – Roman no oka de” [Si si Ciao – Sui romantici tetti], mentre davvero splendida ed evocativa la sigla d’apertura nonché leitmotiv della serie presente come speciale chiusura dell’ultimo episodio, come musica d’accompagnamento e come motivetto degli eye-catch, “Sora e” [Verso il cielo], corredata tra l’altro da un video molto semplice, ma perfettamente legato al tema principale della serie, in quanto mostra appunto soltanto il protagonista, Romeo, e il grande cielo blu che dà il titolo all’opera e che è perfetta rappresentazione dell’animo del protagonista.
Da segnalare anche un paio di piacevolissime “insert song” come la “canzone degli eroi”, che diventa il tema principale dei Fratelli Neri, la confraternita di giovani spazzacamini cui Romeo e Alfredo daranno vita e che è la vera protagonista del romanzo originale.

La storia di Romeo inizia in maniera incalzante, in un turbinio di colpi di scena e disavventure, senza dare tregua alcuna allo spettatore per più di una decina di puntate. Quando finalmente Romeo, dopo sei puntate di peripezie e disgrazie, arriva a Milano, la sua vita non sarà meno dura, ma si fa più appassionante. Cominciamo a conoscere meglio il setting della serie, che da quel momento sarà interamente ambientata nel capoluogo della Lombardia, il lavoro che d’ora in poi toccherà al nostro protagonista e tutta una serie di personaggi che completeranno il cast e che saranno indispensabili per la crescita del nostro protagonista.
Il signor Rossi, che si rivela essere un buon padrone e maestro, nonché, a detta dello stesso Romeo, un padre acquisito per il nostro protagonista.
La signora Edda e Anselmo, che osteggeranno Romeo, in maniera più o meno grande, fino alla fine della serie, comprendendo soltanto sul finale quanto quel ragazzo sia grande.
Angeletta, il dolcissimo angelo del cuore di Romeo, un personaggio che è subito entrato nelle mie corde e di cui mi sono – lo ammetto – follemente innamorato, grazie alla sua dolcezza e gentilezza e al suo bellissimo sorriso.
Il Branco dei Lupi, un gruppo di teppistelli che spadroneggiano per le strade di Milano e che non mancheranno di scontrarsi ripetutamente con Romeo e i suoi amici, comprendendone il valore.
I Fratelli Neri, l’unione degli spazzacamini fondata da Romeo e Alfredo, un gruppo di sbandati dal buon cuore che saranno inseparabili amici e alleati per il nostro protagonista nella lotta contro il duro mondo degli adulti.
Bianca, la ritrosa sorella di Alfredo, che dovrà imparare a fidarsi di quel ragazzino dal cuore così grande cui il fratello affiderebbe la sua vita.
La fredda contessa Isabella Monteverni, una nobile e rigida donna che incrocerà il suo destino con quello del nostro protagonista, e che verrà da lui cambiata…
(Last but non least, perché è un personaggio veramente straordinario) Il dottor Casella, un medico dal cuore veramente enorme, coltissimo, gentilissimo e sempre disponibile ad aiutare il prossimo che insegnerà a Romeo i rudimenti della lettura, della scrittura e della cultura e diventerà il suo ideale precettore e preziosissimo maestro.
Un gruppo assai folto di personaggi le cui vite finiranno per essere influenzate da un giovanotto vestito di stracci (Non si cambierà mai gli abiti durante tutta la serie, ma del resto nemmeno gran parte degli altri personaggi! ;D) ma col sorriso sempre stampato sul volto, che accetta con coraggio tutte le difficoltà e insegnerà loro il rispetto, il coraggio e l’amore per il prossimo.

Come da tradizione dei romanzi ottocenteschi e dei World’s Masterpieces di rimando, anhe “Il cielo azzurro di Romeo” offre un mondo che non è affatto rose e fiori: i bambini vengono strappati alle loro famiglie e costretti a lavorare in condizione misere, a morire di fame o ad ammalarsi a contatto con il fumo dei camini; i ladri e i truffatori brulicano; si muore per malattia perché non ci sono le cure o non ci sono i soldi necessari per poterle praticare; gli uomini coltivano il sogno della ricchezza e del potere, e sono disposti alle più losche bassezze pur di realizzarlo.
Ma, Romeo insegna, una volta risalito il camino e avendo patito la scalata, il caldo, il fumo e il carbone, si esce allo scoperto, sul tetto dell’abitazione, e si può così godere di un bellissimo panorama dell’intera Milano. E, soprattutto, di un bellissimo cielo azzurro. Lo stesso cielo che tutti dovrebbero poter apprezzare, ma che gli adulti, indaffarati con il loro lavoro e la loro ricerca affannosa di ricchezza e prestigio, non riescono a veder brillare. Mentre invece Romeo, i Fratelli Neri, Angeletta, i bambini sono ben consci di quanto brillante sia quell’azzurro, e vorrebbero che tutti gli uomini portassero nel loro cuore quella luce, così il mondo sarebbe migliore.
Nel loro piccolo, così, i nostri piccoli eroi bambini si organizzano in gruppi, si spalleggiano l’un l’altro, lottano contro le grigie regole del mondo, riuscendo a far riscoprire la bellezza del cielo e della vita ai loro padroni, agli ottusi aristocratici, alla gente comune che è ormai inglobata dalla società e non riesce più a sognare, ad essere onesta con sé stessa e ad amare il prossimo.

Quella di Romeo è una storia tristissima e molto drammatica, realistica e a volte molto cruda, ma appassionante, commovente e molto, molto toccante, come solo le grandi opere del passato sanno essere. Una storia che si fa veicolo di valori e sentimenti davvero alti: il rapporto genitori – figli (anche nelle varianti “genitori adottivi – figli adottivi” e “persone a cui vogliamo talmente bene da considerarle genitori – persone a cui vogliamo talmente bene da considerarle figli”), tra nonni e nipoti e tra fratelli, l’amicizia incondizionata che sopravvive a tutte le difficoltà e persino alla morte, l’amore, il coraggio, la responsabilità delle proprie azioni, l’importanza dell’educazione e dell’istruzione, la volontà e la costanza di mantenere le promesse, il trionfo dell’amore e della giustizia sul male, sulle menzogne e sulle angherie. I personaggi sono disegnati in maniera davvero semplice, ma riescono a vivere, a farci appassionare alle loro vicende, a farci arrabbiare con loro e a farci preoccupare per loro nei moltissimi momenti in cui si troveranno in difficoltà, come se esistessero davvero e fossero degli amici fraterni. Non riusciremo quindi a smettere di guardare le avventure di questo gentilissimo ragazzino, e finiremo per divorare la serie in pochi giorni con grandissimo entusiasmo, così come ho fatto io, aiutati anche dalla “simpaticissima” (ma di grandissimo effetto, lo riconosco) voce narrante che si auto – spoilera e che non fa altro che fare l’uccellaccio del malaugurio e di presagire continuamente disgrazie per i nostri personaggi, cosicchè lo spettatore sta sempre all’erta perché si aspetta di veder morire qualcuno dietro l’angolo ogni due minuti.

E’ una storia completa, in cui ci si trova un po’ di tutto, in cui avventura picaresca e sentimento sono perfettamente bilanciati. Un racconto per bambini che farà scendere la lacrimuccia anche agli adulti, e che è raccontato e confezionato con grandissima maestria.
In mezzo a tante tragedie non mancheranno piccoli momenti di tenerezza o di comicità.
Dal canto mio, poi, me la sono risa di gusto perché l’ho visto in lingua originale, e quindi tra doppiaggio giapponese e sottotitoli inglesi mi sono divertito da morire a trovarmi tutti gli adattamenti dei nomi italiani: Michaelo (Michele), Romio (Romeo), Anzelmo (Anselmo), Grazela (Graziella), Mauricio (Maurizio), Piedmont (Piemonte), Marchelo (Marcello), Pedro (Pietro), Spatza Camino (Spazzacamino) and so on.
Un piccolo divertissement che mi ha fatto fare qualche risata ma che non mi ha di certo impedito di versare fiumi e fiumi di lacrime in determinati punti della storia e in particolare nelle puntate finali, che considero alcuni degli esempi di miglior animazione giapponese da me mai vista.

Purtroppo non ne esiste una versione italiana completa (La versione Mediaset, censuratissima e con episodi saltati e invertiti, è oscena, pare. La Dynamic aveva tentato di sistemarlo e farlo uscire in vhs ma il progetto è stato interrotto), mentre invece in Giappone la serie è stata portata tranquillamente su bellissimi dvd. Nonostante la sua quasi impossibile reperibilità, penso che “Il cielo azzurro di Romeo” sia qualcosa che chiunque debba vedere, sia gli appassionati dei vecchi World’s Masterpieces, sia gli spettatori di oggi abituati solo a fanservice, commercialate e roba per otaku incalliti, sia chi è completamente a digiuno di animazione giapponese. Essì, questo sarebbe davvero un ottimo punto di partenza.
E’ una storia che trascende il suo essere realizzata in Giappone – e infatti l’autrice del romanzo originale è tedesco-svizzera e la storia è ambientata in Italia – perché ha un’universalità di fondo davvero grande ed esprime dei valori che valgono davvero per tutti, sia nel mondo di inizio Novecento in cui si muovono Romeo e compagnia, sia nel mondo del 2000 dove viviamo noi.
Lo promuovo a pieni voti e lo consiglio a chiunque, davvero.
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Messaggioda DeborohWalker » martedì 09 dicembre 2008, 11:58

Mike Haggar ha scritto:Quello che mi sono trovato davanti è qualcosa di veramente eccezionale, che merita in pieno il titolo di “capolavoro” (un titolo che io difficilmente assegno, e non prima di aver potuto giudicare un’opera nella sua interezza, quindi immaginatevi…).

...le puntate finali, che considero alcuni degli esempi di miglior animazione giapponese da me mai vista.

Orpolà, addirittura?
Io l'avevo sempre snobbato, credendo fosse soltanto un altro Heidi o Marco... se riesco a recuperarlo online subbato ci do' un'occhiata!
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Re: Nippon Animation: Il Cielo Azzurro di Romeo

Messaggioda Mike Haggar » martedì 09 dicembre 2008, 16:49

Tecnicamente è un altro Heidi o un altro Marco, ma è fatto veramente molto bene e merita sicuramente. C'è da dire che Marco non l'ho visto e che invece ho sempre snobbato Heidi, da bambino, quindi forse il mio giudizio dipende anche dal fatto che è uno dei pochi del genere a cui mi sia veramente appassionato.

Subbato si trova sul torrente, se posso dirlo... :D
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