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[Kyoto Animation] Nichijō

Nota al pubblico occidentale perlopiù per poche opere iconiche, l'animazione orientale si rivolge al più vasto dei target possibili e prende in esame le infinite sfaccettature dell'essere umano.

[Kyoto Animation] Nichijō

Messaggioda Rebo » martedì 05 luglio 2011, 18:23

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Avevo già accennato, tempo fa, a questa serie, che mi aveva incuriosito a causa del coinvolgimento di Yūji Nomi, il bravissimo compositore delle musiche per Whisper of the Heart e The Cat Returns.

Tratta da un manga comico di Keiichi Arawi, Nichijō ("Vita quotidiana") si compone di 26 episodi (più l'episodio 0 uscito solo in dvd): in Giappone sono arrivati sinora al quattordicesimo.

Va da sé che uno dei punti di forza assoluti dell'opera è la musica. Nomi ha recuperato piena forma dopo una parentesi meno efficace in Bokurano, non facendo rimpiangere minimamente i suoi trascorsi Ghibli. I brani sinfonici, registrati a quanto pare in Ungheria grazie al contributo di un'ancora imprecisata orchestra, sono pieni di carattere e di brio, "colti" e divertenti al tempo stesso, ricchissimi di idee sonore originali (l'orchestrazione è da sempre una specialità di Nomi - in questo è persino più bravo di Joe Hisaishi). A parte certi pezzi ricorrenti, la serie offre di tanto in tanto delle composizioni più ampie che appaiono una volta sola.

Le sigle sono in linea con lo spirito spensierato e frenetico della serie, ma purtroppo non sono di Nomi, come invece era la sigla finale dell''episodio 0: si tratta invece di brani pop. Particolarmente folli sono le due sigle di apertura (dall'ep. 14 la sigla cambia), messe insieme dal cantante Hyadain grazie a manipolazioni al computer che gli permettono di interpretare voci maschili e femminili al tempo stesso. La seconda sigla finale è un arrangiamento di una canzone molto popolare in Giappone (degli anni '70, credo), Tsubasa wo kudasai.

L'altro punto di forza è l'aspetto grafico/artistico. Che per una serie televisiva è spesso strabiliante. Non parlo del design dei personaggi, tutto sommato sempliciotto e persino un po' stucchevole. Quello che stupisce è la complessità dei movimenti, i lussureggianti sfondi, le assurde trovate "sperimentali" in cui lo stile si stravolge. La regia, di Tatsuya Ishihara, sembra costringere apposta gli animatori ai compiti più difficili- ma non una volta il risultato è mediocre o di compromesso (memorabile, in un episodio, la resa -tramite la sola animazione a mano- di un'assurda accelerazione delle gambe di una protagonista in corsa, che porta ad un effetto simile a quello che si vede sulle ruote delle auto da corsa, con il cerchione che pare immobile o ruotante in senso contrario al moto). La CG viene utilizzata, ma in maniera molto discreta. Curiosa e d'effetto la tecnica della rotoscopizzazione della CG: in breve, una sequenza in CG viene "ricalcata" completamente tramite disegni a mano. Idea molto furba, e visivamente di grande impatto. Considerata la media delle serie TV, qui siamo a livelli molto alti, insomma.

La storia e l'umorismo, invece, hanno alti e bassi. Di base, si tratta di una successione di piccoli sketch comici, basati sul contrasto sull'ordinarietà del contesto (vita scolastica) e l'inverosimilità demeziale dei comportamenti dei personaggi. Alcuni degli sketch hanno anche dei titoletti, come se si trattasse di "serie nella serie" (per esempio, la delirante Helvetica Standard, con protagonisti vari, tra cui la morte ed un angelo). Due sono i gruppi di protagonisti principali: il trio di liceali Mio, Yukko e Mai, e gli abitanti del Laboratorio Shinonome, ovvero: una bambina di 8 anni detta semplicemente "Professore", una ragazza robot da lei costruita di nome Nano (che teme sopra ogni cosa di rivelare alle personi comune la sua natura meccanica - peccato che abbia un'enorme chiave da giocattolo a molla sulla schiena) ed il gatto parlante Sakamoto. Ogni tanto si ride, specialmente per la sfortuna e la stupidità irrimediabile di Yukko, ogni tanto no: e anzi, le "carinerie" degli sketch al laboratorio Shinonome sono persino fastidiose (anche se un lungo episodio della puntata 13, che porta anche ad una svolta nello status quo della serie, nonostante le "carinerie" incessanti è ammirevole per la maniera in cui sono trattati il respiro narrativo e la musica: pare di stare guardando un film).

In conclusione: una serie rilassante e dall'ottima qualità artistica e tecnica. Peccato per certe debolezze nella scrittura.
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Re: Kyoto Animation: Nichijou

Messaggioda Rebo » mercoledì 10 agosto 2011, 19:12

Non mi stancherò di dire quanto Yūji Nomi abbia lavorato bene per questa serie.
Hanno caricato qualche brano della colonna sonora su YouTube. Non i migliori, però.


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Re: Kyoto Animation: Nichijou

Messaggioda Rebo » domenica 21 agosto 2011, 10:13

Un po' di delirio gratuito.


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Re: [Kyoto Animation] Nichijō

Messaggioda Zangief » domenica 06 luglio 2014, 05:23

Oltre a sottoscrivere quanto detto da Rebo, e a far notare che gli inserti di Helvetica standard derivano da un altro manga di Arawi, "fuso" con Nichijō per l'occasione, notifico che ho appena scovato l'intera serie del manga e sto cercando di decidere se comprarmela in blocco ora o più tardi. Il manga ovviamente va oltre il finale della serie televisiva, e a quanto pare al nono volume cui siamo sinora arrivati il Professore è diventata liceale! :D
Tra l'altro, notarella di colore... questo sketch qua,

apparentemente incomprensibile, è dovuto al fatto che Chirashizushi si rivolge a Namahage, demone del folklore del Tōhoku. Poiché la caratteristica del dialetto locale è quella di trasformare tutte le I in U, Namahage ricade sempre nel suo accentaccio, semplicemente. :asd:
Personalmente mi sento di consigliare la serie perché è leggera, divertente e in certi momenti fa sinceramente spanciare dalle risate. Se Madoka vi ha fatti rimanere male è un ottimo antidoto! :LOL:
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