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[Hasbro/Lauren Faust] My Little Pony: L'Amicizia è Magica

Satira, avventura, fantascienza, commedia e ci scappa anche il musical: ben lungi dal rivolgersi al solo pubblico dei più piccoli, già da anni l'animazione televisiva occidentale sta sperimentando in lungo e in largo ottenendo sempre più consenso.

Re: Hasbro: My Little Pony - L'Amicizia è Magica

Messaggioda Lyla Lay » sabato 21 aprile 2012, 21:58

Oggi è uscita l'ultima puntata della seconda stagione.
E' ufficialmente venuta con lei la mia canzone preferita del cartone. Sa proprio di Disney, se devo dirla tutta (se ne vedete il video, capite che è anche abbastanza esplicito il motivo, aldilà della canzone in sè).

Metto solo la canzone senza video, almeno evito spoilers.

Ultima modifica di Lyla Lay il domenica 22 aprile 2012, 02:55, modificato 1 volta in totale.
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Re: Hasbro: My Little Pony - L'Amicizia è Magica

Messaggioda Dottor Paperus » sabato 21 aprile 2012, 23:45

Vogliamo parlare dell'epicità inaudita di tutto l'episodio? Io devo ancora riprendermi.
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Re: Hasbro: My Little Pony - L'Amicizia è Magica

Messaggioda Lyla Lay » domenica 22 aprile 2012, 00:30

Ho sempre faticato abbastanza a dar addito all'"epicità" decantata dai fans, pur essendo anch'io fan.
Ma nelle bilogie obiettivamente c'è epicità. In questa in special modo, a mio parere. Per tanti motivi.
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Re: Hasbro: My Little Pony - L'Amicizia è Magica

Messaggioda Dottor Paperus » lunedì 23 aprile 2012, 11:27

My Little Pony: Friendship is Magic – Stagione 2

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C’è chi ne ha fatto la propria filosofia di vita, il proprio credo. Chi lo vede come un modo per sfuggire alla depressione, per trovare conforto dal logorio della vita moderna. O semplicemente per ritrovare la voglia di disegnare, scrivere, risvegliare la propria creatività. Per sentirsi parte di un gruppo, ma anche per provare il piacere del proibito, in barba a chi gli dice: “Ma… alla tua età?”. Una cosa è certa: My Little Pony: Friendship is Magic è più di un semplice cartone animato per bambine. E se nella prima stagione questo sentore era già abbastanza forte, la seconda non fa altro che prendere quanto di buono era già stato fatto e ampliarlo, mostrandoci il grande potenziale di questa serie e la grande versatilità dei suoi personaggi e del mondo che essi popolano. In effetti, uno dei pregi della nuova stagione è proprio la varietà dei temi trattati: non solo amicizia, dunque. Ma andiamo con ordine.
Apre le danze l’episodio pilota in due parti The Return of Harmony: nelle intenzioni dei creatori esso avrebbe dovuto costituire il finale della prima stagione, e di fatto rappresenta in un certo senso il punto di convergenza di tutte le tematiche in essa affrontate. Ritornano quindi gli Elementi dell’Armonia, amuleti magici che rappresentano le qualità delle protagoniste, e soprattutto assistiamo all’entrata in scena di una nuova carismatica nemesi che metterà a dura prova le nostre eroine: Discord, Spirito del Caos, una specie di chimera formata dalle specie animali più disparate doppiato in originale da John De Lancie, famoso per aver interpretato il personaggio di Q in Star Trek.

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Rimasto imprigionato per millenni, a seguito di un’antica lotta che lo vide scontrarsi con le immortali Principesse Celestia e Luna, Discord è tornato per seminare confusione in tutto il regno di Equestria. Spetterà quindi a Twilight Sparkle, Pinkie Pie, Applejack, Rainbow Dash, Rarity e Fluttershy (senza dimenticare Spike) fare in modo che il caos non prenda il sopravvento. Tuttavia in questa missione la loro amicizia verrà messa a dura prova dal subdolo e tentatore Discord, che metterà le sei puledre di fronte alle loro peggiori paure, facendo emergere i lati negativi del loro carattere.
L’episodio è gestito magistralmente, riuscendo a passare con disinvoltura dal tono comico a quello drammatico, tra scenari surreali e inseguimenti rocamboleschi. In sostanza rappresenta un perfetto punto di congiunzione col nuovo ciclo di puntate. Purtroppo sarà anche l’ultimo episodio supervisionato dalla creatrice dello show, Lauren Faust, che passa il testimone a Jayson Thiessen, già regista della serie, il quale, però, si dimostrerà un degno sostituto.
Arriviamo così alla seconda stagione vera e propria. Sigla rimasterizzata e niente più rating e/i (educational and informative), che in Italia potrebbe corrispondere al “bollino verde”. Evidentemente qualcosa sta cambiando.
E si comincia col delirante Lesson Zero: Twilight si fa prendere dal panico perché è da una settimana che non manda a Princess Celestia una lettera riguardante i suoi progressi in fatto di amicizia, e la paura di essere in ritardo con la consegna la fa letteralmente impazzire, al punto di decidere che sarà proprio lei a creare un problema di amicizia tra le sue amiche per poi risolverlo. Le cose non saranno così semplici e Twilight finirà per creare uno scompiglio tale in città da richiedere l’intervento della Principessa in persona. L’episodio è decisivo poiché in conclusione Celestia inviterà tutte le protagoniste a farle rapporto d’ora in poi sulle loro scoperte sulla magia dell’amicizia. Ma, a mio parere, va ricordato anche per il coraggio con cui mette alla berlina con intelligente ironia le basi stesse su cui poggia la puntata tipo del cartone. Sicuramente una scelta coraggiosa che ci fa ben capire quanto gli autori cerchino il più possibile di uscire fuori dagli angusti canoni del tipico show per bambine.
Da questo momento in poi la serie cambia struttura. Se fino ad ora tutto veniva visto con gli occhi di Twilight, adesso l’attenzione si sposta sulle sue comprimarie (e non solo), permettendoci di sondarne meglio il carattere e la personalità. Come già accennato, gli episodi e la (quasi) immancabile, ma tutt’altro che pretenziosa, morale finale non si focalizzeranno più solo su problemi relativi all’amicizia, ma toccheranno gli argomenti più disparati, talvolta anche molto profondi. Il tutto sempre con l’ironia e la comicità che hanno decretato fin dai suoi albori la fortuna di My Little Pony: Friendship is Magic fra le più variegate fasce d’età. Se i più piccoli possono trovare divertenti le varie gag slapstick e l’aspetto buffo dei personaggi, che ci regalano una vastissima gamma di nuove e irresistibili espressioni facciali, questa volta gli animatori decidono di puntare molto su strizzate d’occhio neanche troppo velate ai più grandicelli. E ciò non significa allusioni argute e maliziose al mondo degli adulti (come sembra andare di moda oggigiorno tra i cartoni che si prefissano tale scopo). Tutt’altro: lo show riesce a divertire con intelligenza pur mantenendo una certa innocienza di fondo, spesso ricorrendo anche a un piacevolissimo e colto citazionismo che non stona affatto col contesto generale e con la storia. E i riferimenti non sono affatto pochi. Per citarne alcuni: Star Wars, Il Grande Lebowsky, Spider-Man, Darkwing Duck, Batman, King Kong, L’Apprendista Stregone, Indiana Jones, Terminator, Metal Gear Solid, Doctor Who, Sherlock Holmes, i film muti in bianco e nero, James Bond e tanti altri.

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Della qualità dell’animazione si è già detto. Meritano però una menzione speciale piccoli tocchi di classe come la sequenza artigianale nella mente di Pinkie Pie in A Friend in Deed o quella stile propaganda anni ’50 in Hurricane Fluttershy, oltre ad alcune sequenze simil 3D che, in un cartone realizzato in Flash come questo, non fanno che sottolineare la bravura non comune dei ragazzi della Studio B.
Un altro elemento di grande rilievo è indubbiamente tutto il comparto musicale che accompagna la serie: ci troviamo innanzi ad una colonna sonora di tutto rispetto e di grande qualità. Merito del compositore William Anderson, che riesce a spaziare con maestria da temi ispirati alla musica classica, a temi puramente epici, drammatici, passando per il pop, la disco e persino l’hard rock. Un lavoro davvero encomiabile. Come lo è anche quello di Daniel Ingram, che si occupa delle sequenze cantate: anche qui la creatività la fa da padrona e le canzoni sono davvero memorabili. Fra queste ricordiamo:
- Find a Pet Song (da May the Best Pet Win!), un duetto in puro stile musical broadwayano che, in un crescendo di battute cantate, accompagna la decisione di Rainbow Dash su quale animale domestico scegliere tra quelli che le vengono proposti da Fluttershy;
- Becoming Popular (da Sweet and Elite), canzone pop cantata da Rarity quando entra a far parte dell’alta società di Canterlot (interessante notare come la sequenza animata riprenda lo stile tipico dei videoclip musicali);
- The Flim Flam Brothers (da The Super Speedy Cider Squeezy 6000), fin’ora la canzone più lunga, un omaggio ai vecchi musical cinematografici degli anni ’60 come Mary Poppins e The Music Man (al quale è direttamente ispirata);
- The Perfect Stallion (da Hearts and Hooves Day), cantata dalle Cutie Mark Crusaders, accompagna la loro ricerca del pony speciale per fare innamorare la loro maestra Cheerilee in occasione di una festa affine al nostro San Valentino;
- Smile Song (da A Friend in Deed), vero e proprio inno alla gioia in cui Pinkie Pie esprime tutta se stessa e il suo semplice e spensierato modo di vedere la vita, il cui scopo principale è unicamente quello di essere e rendere gli altri felici.
- … e poi ci sono quelle dell’episodio finale, di cui riparleremo.

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Così, tra alti e (pochi) bassi si susseguono trame brillanti e vivaci in grado di far ridere, sorridere, emozionare, ma anche commuovere (si pensi a episodi come The Return of Harmony, Sisterhooves Social, Secret of My Excess, Dragon Quest o Hurricane Fluttershy). Non mancano neanche puntate a dir poco frenetiche e deliziosamente deliranti come il già citato Lesson Zero, The Last Roundup, Hearts and Hooves Day o It’s About Time. Nel complesso si può dire che anche quando un episodio non brilla particolarmente per la trama, gli animatori riescono comunque ad inserirci elementi che lo mantengono sempre molto al di sopra della sufficienza. Potendo usufruire di episodi completamente dedicati a ciascuno di loro, i personaggi riescono ad aggiungere meggiore spessore alla loro già ottima caratterizzazione. Avremo quindi una Pinkie Pie ancora più “random” eppure più matura, come anche una Rainbow Dash più umile, ma anche con una nuova e inaspettata passione. Anche Fluttershy avrà i suoi momenti di gloria, e non sarà più soltanto la pony timida e paurosa, seppur adorabile e gentile, che conoscevamo. Maggiore attenzione verrà riservata anche a Spike e ai suoi piccoli/grandi problemi da outsider, in quanto drago nato e cresciuto in una comunità di pony. Tematiche a tratti profonde e per nulla scontate quindi, che contribuiscono a rendere questo show qualcosa di speciale e fuori dal comune.
E una stagione così ben realizzata non poteva che concludersi col botto.

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Il Royal Wedding segna forse il punto più alto e ambizioso raggiunto dalla serie fin ora. Tanta pubblicità ha preceduto la sua messa in onda in America, un vero e proprio evento. E spesso, quando l’aspettativa è così alta, la delusione potrebbe essere dietro l’angolo. Fortunatamente non è questo il caso. A Canterlot Wedding è un episodio maestoso, spettacolare. Shining Armor, fratello di Twilight e capo della guardia reale, sta per sposare Cadence, nipote di Celestia, ma i preparativi per il matrimonio metteranno in luce per Twilight aspetti molto più inquietanti di quel che immaginava. In questo episodio, diviso in due parti, c’è tutto quello che si possa desiderare da un finale di stagione, e anche di più. Azione, colpi di scena, un nuovo terribile e inquietante villain, un climax sempre in ascesa degno dei migliori film Disney. Sì, perché vedendo un’opera del genere il paragone è inevitabile. E viene da chiedersi cosa si sarebbe potuto realizzare con un badget maggiore (sempre che in futuro la Hasbro non ci riservi qualche sorpresa sul versante “lungometraggi”). Completano il tutto una colonna sonora impeccabile e tre canzoni semplicemente magnifiche: B.B.B.F.F (struggente canzone sul rapporto tra Twilight e suo fratello), This Day Aria (duetto, semplicemente da brividi, tra due… facce di una stessa medaglia) e Love Is In Bloom (canzone del lieto fine). E con quest’ultima si chiude il secondo capitolo di una delle migliori serie animate degli ultimi anni. Non mi resta altro da dire se non: lunga vita a My Little Pony: Friendship is Magic!
La terza stagione ci aspetta a settembre e, se tutto va bene, sentiremo parlare ancora a lungo di questi piccoli pony.
Dopotutto c’è ancora un addio al celibato da festeggiare...
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My Little Grrodon

Messaggioda Valerio » martedì 24 aprile 2012, 13:48

Ed ecco i miei due cent sui Pony. Ho osservato con interesse lo svilupparsi del fenomeno Pony nelle ultime settimane. Mi ha intrigato che una serie tanto soggetta a pregiudizi potesse scatenare un uragano nerdistico di proporzioni così enormi, e attirato in primo luogo dalla componente musical e dalla grafica, ho deciso di immergermi nel mondo di Equestria. Come mi sono trovato?

Dunque, è necessaria una premessa. Trovo il vespaio che ha sollevato la serie abbastanza eccessivo. Ho adorato la competenza e la sobrietà verbale di forum come il Cutie Mark Crusaders, e sono contento che questa serie abbia un fandom di alto livello, perché se la merita. Tuttavia vedere cose come trenta e passa pagine di topic dedicate ad un episodietto only gag di venti minuti mi lascia un po' interdetto. Come mi lascia interdetto sentire un Breda che parla di "cosa più epica mai trasmessa in tv", Hybiscus che salva un episodio debole, che fosse stato di una qualsiasi altra serie per bambini nessuno si sarebbe mai filato, Manfroze che rompe un silenzio secolare per venire a parlare di capolavoro, o Zangief che si sciroppa canzoni, sentimenti e zucchero assortito perché gli hanno disegnato un pony di sfondo con le fattezze del Dottor Who. Ecco, pure il fenomeno dei pony di sfondo, figurette abbozzate e ricorrenti, per cui il fandom inventa nomi, caratterizzazioni, backstory e fanfiction mi sembra l'incarnazione dell'eccesso. Chissenefrega di Derpy, in fin dei conti.

Ma badiamo al sodo. E il sodo è che siamo di fronte ad una serie notevole, per almeno due motivi:

1) Ibridismo. Sono sempre stato contrario e triste quando un qualcosa diventa un genere, genera un filone, e quindi muore l'originalità. D'altra parte mi rendo conto che la fiction ha ormai esplorato parecchie strade, per cui la soluzione intelligente è ibridare generi, mischiare sapori per giungere a risultati del tutto nuovi. E qui succede: Lauren Faust e il suo team hanno avuto l'ideona di mischiare l'estetica, la frivolezza, i buoni sentimenti tipici di un cartone per bambine con l'irriverenza dissacrante, la stilizzazione, il tratto tipico delle serie in stile Cartoon Network a cui ha lavorato con suo marito, tipo Le Superchicche o Gli Amici Immaginari di Casa Foster. Samurai Jack incontra le Witch, in pratica. E ne è uscito un mix formidabile in cui poter giocare a scegliere la pony più pucciosa ma nel contempo ridere dei suoi sbrocchi e della demenzialità che l'accompagna, il tutto mentre si sogna di visitare il loro mondo. Applausi.

2) Cocktail Estetico. Avete presente i Classici Disney? Di certo non brillano per complessità di trama, ma il modo in cui animazioni sconvolgenti insieme a sceneggiature pulite e brillanti si legano insieme, cementate da personaggi favolosi e una componente musical narrativamente fondamentale, è esattamente la stessa ricetta che è stata utilizzata qua, e che serve ad attirare un pubblico universale.
Il design dei Pony è semplice e accattivante. Si muoveranno anche in flash, ma la fluidità dei movimenti e la raffinatissima stilizzazione dei personaggi sono il primo ingrediente che rende tanto bella questa serie.
Poi arrivano gli sfondi. Che sono qualcosa di a dir poco sconvolgente e assolutamente degno del miglior film d'animazione cinematografico. Ponyville, Canterlot, Cloudsdale, l'Everfree Forest ti abbagliano con i loro colori, conservando un appeal che sembra provenire dritto dritto dai Classici Disney anni 40 e 50. Non solo, alcune vedute come il castello di Celestia a Canterlot o gli interni sono composte da chiazze di colore a cui è stata data una forma, nella miglior tradizione dei libri illustrati del tempo che fu. Sono andato a vedermi il profilo myspace di Lauren Faust e ho svelato l'arcano: tra i suoi eroi c'è Mary Blair, famosa pittrice che fu responsabile della direzione artistica dei Classici che vanno da Saludos Amigos a Lilli e il Vagabondo. Chiunque abbia visto i bozzetti iniziali di ognuno di questi Classici Disney negli extra dei vari dvd ha sempre provato una sottile frustrazione nel vedere come uno stile tanto particolare, mediato e ridimensionato nelle successive fasi di rifinitura, non potesse riflettersi totalmente nel prodotto finito. L'unico Classico in cui si può dire di aver avuto una Blair quasi intonsa è Lo Scrigno delle Sette Perle, anche se ovviamente la mano degli altri artisti si sente. Era giusto così in quei casi, eppure permaneva la curiosità di come sarebbe potuto essere un cartone animato relizzato direttamente così. Adesso ci possiamo fare un'idea, dal momento che questo è forse il prodotto che risente di più di quel tipo di approccio ai fondali. C'è anche un pizzico di Eyvind Earle, l'artista che sostituì Mary Blair da La Bella Addormentata nel Bosco in poi durante il periodo delle stilizzazioni sperimentali anni 50 e 60, specialmente nell'aspetto degli alberi della fattoria di Applejack e della Everfree Forest. Per cui, sì, radici nobili, questi Pony.
Altro elemento tipicamente Disney sono le canzoni. Riempire 20 minuti di episodio con trame esili senza cadere troppo nella bambinata inguardabile per un adulto è dura, ed ecco quindi che vengono in aiuto canzoni spesso anche molto lunghe, con coreografie ardite e un senso dello spettacolo notevole, che portano avanti la storia in modo vincente e universale. Da Winter Wrap Up in poi, e poi durante tutto il corso della seconda stagione le canzoni diventano sempre più importanti, numeri musicali attesi e ben realizzati, e che soprattutto rimangono impressi nella memoria. At the Gala, The Perfect Stallion, Find a Pet, This Day, sono una più bella dell'altra, e con la loro varietà di generi e per il modo magistrale in cui si sposano con le immagini arricchiscono gli episodi, arrivando a offrire un prodotto molto vicino ad un'esperienza cinematografica. Ed è quindi paradossale e curioso che un elemento che la Disney stessa nel corso degli anni ha dovuto mettere da parte per venire incontro ai gusti di un pubblico capriccioso, riemerga così di prepotenza fino a diventare componente fondamentale di un fenomeno come questo. Ho infatti letto di parecchi Brony che applaudono queste sequenze musicali perché "non sono mica come quelle Disney" senza quindi accorgersi che il modello è invece esattamente quello. E per fortuna aggiungerei.

Ibridismo e estetica riescono quindi a far trangugiare giù ad un adulto trame da carta velina che in altre serie avrebbero invece garantito dolci sonni. E non è poco. Va però riconosciuto che nel corso delle due stagioni assistiamo ad una progressione qualitativa netta nelle sceneggiature. Se escludiamo il terzetto di bilogie avventurose poste alle estremità delle stagioni, dove per forza di cose l'epicità aumenta e sembra di trovarsi di fronte a raffinati mediometraggetti, gli episodi singoli man mano che passa il tempo diventano sempre più belli, con trovate sempre più argute e sceneggiature dai ritmi più serrati. Se nella prima stagione si può ancora imbattersi in trame che tirano in lungo una gag per venti minuti, o bambinate in piena regola come A Dog and Pony Show, nella seconda troviamo gioiellini di perfezione formale come It's All About Time, per non parlare di sperimentazioni notevoli nei generi e nella regia. Evidentemente gli autori si sono accorti del potenziale di ciò che avevano tra le mani e hanno ben pensato di affinare meglio la loro abilità, per cui ci stiamo avvicinando verso una completa sintesi tra semplicità narrativa e perfezione formale, che non potrà che crescere nella terza stagione, con tanti saluti a quella sensazione di cartone infantile che ogni tanto durante la prima stagione emergeva comunque.

In conclusione sono un Brony? Se essere Brony significa giungere agli eccessi che stigmatizzavo poco sopra, di certo no. Se invece significa riconoscere i veri meriti di questa serie e amarla per quello che effettivamente la differenzia dal resto dell'animazione televisiva e la accumuna a quella cinematografica allora sì, lo sono senza dubbio alcuno. Certo è che prima di ogni altra cosa sono un amante dell'animazione Disney, e penso che molti Brony lo siano senza neanche saperlo, a questo punto. Chissà quindi come reagirebbero se sapessero dell'esistenza di un certo Classico Disney dell'anno scorso con protagonista un certo orsetto, che fa del feeling infantile, mischiato allo humor demenziale e ad un animazione da capogiro, il suo punto di forza.
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Re: My Little Grrodon

Messaggioda LBreda » martedì 24 aprile 2012, 16:12

Grrodon ha scritto:Come mi lascia interdetto sentire un Breda che parla di "cosa più epica mai trasmessa in tv",

Non so se sei in cattiva fede o se leggi rapidamente assonnato recuperando il log della chat, ma sei assurdone quando fai cosí.

Io ho parlato di "battaglia piú epica", parlando della battaglia del finale, con Fluttershy che inganna i nemici, e Pinkie che usa Twilight come mitragliatore, per poi utilizzare il suo cannone da festa, con palesissima iperbole.

Grrodon ha scritto:Zangief che si sciroppa canzoni, sentimenti e zucchero assortito perché gli hanno disegnato un pony di sfondo con le fattezze del Dottor Who.

No, ok, niente cattiva fede, è solo fretta. Occhio, rischi di stereotipare la tua community :P

Grrodon ha scritto:Ecco, pure il fenomeno dei pony di sfondo, figurette abbozzate e ricorrenti, per cui il fandom inventa nomi, caratterizzazioni, backstory e fanfiction mi sembra l'incarnazione dell'eccesso. Chissenefrega di Derpy, in fin dei conti.

Fan ----> Fanfiction, lo sai bene.

La parte strana è il fatto che le fanfiction diventino canoniche, ma alla fine è uno dei punti di forza per i fan out-of-target.


Grrodon ha scritto:1) Ibridismo.

Concordo. Tanto riguardo il disappunto teorico, quanto riguardo l'ottimo risultato pratico.

Grrodon ha scritto:2) Cocktail Estetico.


Grrodon ha scritto:Il design dei Pony è semplice e accattivante. Si muoveranno anche in flash,

Oh, mica è un difetto, eh. Adobe Flash è uno strumento di animazione al computer come un altro.

Grrodon ha scritto:ed ecco quindi che vengono in aiuto canzoni spesso anche molto lunghe, con coreografie ardite e un senso dello spettacolo notevole, che portano avanti la storia

Questo è un punto di forza enorme e disneyanissimo. Canzoni che portano avanti la storia. Non accade praticamente mai, nel genere "cartone per bambine", che una canzone sia effettivamente uno strumento di narrazione.

Grrodon ha scritto:Chissà quindi come reagirebbero se sapessero dell'esistenza di un certo Classico Disney dell'anno scorso con protagonista un certo orsetto, che fa del feeling infantile, mischiato allo humor demenziale e ad un animazione da capogiro, il suo punto di forza.

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Re: My Little Grrodon

Messaggioda Dottor Paperus » martedì 24 aprile 2012, 18:26

Grrodon ha scritto:Chissenefrega di Derpy, in fin dei conti.

Sì, effettivamente... Chi se ne frega di Derpy.
Eppure è là che sta tutto il significato del fandom. Derpy È il fandom. È il punto di congiunzione tra canon e fanon. Quindi è chiaro che, a chi ha cominciato a seguire la serie relativamente da poco, personaggi come Derpy, Lyra e Doctor Whooves possano dire ben poco.

LBreda ha scritto:La parte strana è il fatto che le fanfiction diventino canoniche, ma alla fine è uno dei punti di forza per i fan out-of-target.

Qualcuno potrebbe uccidere per questo. :asd:
Me compreso.

No, niente canonizzazione, a parte qualche omaggio ai fan: penso alle comparsate della coppia BonBon e Lyra (quest'ultima ora si chiama ufficialmente Lyra Heartstrings), al Dottore con la clessidrona, a Derpy con un muffin sulla borsetta. E ci hanno provato a canonizzare il suo nome, ma se avete seguito la faccenda saprete che, per motivi non meglio specificati, hanno dovuto ridoppiare l'episodio in cui ciò accadeva.

Per quanto riguarda il parallelismo con Winnie the Pooh, io penso che MLP:FiM abbia dalla sua parte il fatto stesso di essere una serie TV, pertanto è normale che si venga a creare un'affetto e una empatia maggiore coi protagonisti e con quel mondo rispetto a quelli di un singolo lungometraggio. Se poi la serie ha una qualità che potrebbe addirittura competere o persino superare quella di un film animato (direct-to-video anyone?), allora c'è poco da spiegare.
Per dire, mi sono commosso più con questo finale di stagione che con un qualunque film Disney visto negli ultimi dieci anni. Certo, sono cresciuto, eppure per la fine di My Little Pony mi sono sentito un po' morto dentro. È grave?
Ultima modifica di Dottor Paperus il giovedì 26 aprile 2012, 19:34, modificato 1 volta in totale.
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Re: My Little Grrodon

Messaggioda LBreda » martedì 24 aprile 2012, 18:40

Dottor Paperus ha scritto:No, niente canonizzazione

Si litigò pochi giorni fa in chat su cosa significhi canonico.

La cosa è in realtà piuttosto oggettiva. Ciò che è vero nella finzione dell'opera, è canonico. Se dei fan danno un nome al personaggio e nella finzione dell'opera il nome si rivela essere quello, il nome è canonico.

Uccidi pure, ma è cosí.

Dottor Paperus ha scritto:E ci hanno provato a canonizzare il suo nome, ma se avete seguito la faccenda saprete che, per motivi non meglio specificati, hanno dovuto ridoppiare l'episodio in cui ciò accadeva.

Ciò è abbastanza ininfluente, in realtà.

Dottor Paperus ha scritto:Per quanto riguarda il parallelismo con Winnie the Pooh, io penso che MLP:FiM abbia dalla sua parte il fatto stesso di essere una serie TV, pertanto è normale che si venga a creare un'affetto e una empatia maggiore coi protagonisti e con quel mondo rispetto a quelli di un singolo lungometraggio.

Ma il problema è che Pooh è stato snobbato a priori perché "per bambini", non per questioni di empatia.
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Re: My Little Grrodon

Messaggioda Dottor Paperus » martedì 24 aprile 2012, 18:54

LBreda ha scritto:Si litigò pochi giorni fa in chat su cosa significhi canonico.

La cosa è in realtà piuttosto oggettiva. Ciò che è vero nella finzione dell'opera, è canonico. Se dei fan danno un nome al personaggio e nella finzione dell'opera il nome si rivela essere quello, il nome è canonico.

Uccidi pure, ma è cosí.

Quindi secondo te Topolino, Paperino e Pippo si trovavano davvero ad Atlantica, come si vede in quel famoso shot de La Sirenetta? :P

LBreda ha scritto:Ciò è abbastanza ininfluente, in realtà.

Dài un'occhiata agli scleri post ri-doppiaggio su YouTube. :asd:
Ovvio che è ininfluente ai fini della storia, ma io parlavo di vera e propria comunicazione tra i creatori dello show e i fan.

LBreda ha scritto:Ma il problema è che Pooh è stato snobbato a priori perché "per bambini", non per questioni di empatia.

Meh, ora generalizzi. Io l'ho visto, e non mi ritengo mica un fan dell'orsetto. Mentre almeno il 70%* di persone che comincia a guardare MLP:FiM, lo fa fino in fondo e ne divanta fan.

*Stima fatta ad canis cazzum, ma che non si dovrebbe allontanare troppo dalla realtà.
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Re: My Little Grrodon

Messaggioda Valerio » martedì 24 aprile 2012, 19:16

Dottor Paperus ha scritto:
Grrodon ha scritto:Chissenefrega di Derpy, in fin dei conti.

Sì, effettivamente... Chi se ne frega di Derpy.
Eppure è là che sta tutto il significato del fandom. Derpy È il fandom. È il punto di congiunzione tra canon e fanon. Quindi è chiaro che, a chi ha cominciato a seguire la serie relativamente da poco, personaggi come Derpy, Lyra e il Doctor Whooves possano dire ben poco.


Ecco, e qui è dove io prendo le distanze dal fenomeno. Io sono perfettamente conscio che la canonizzazione di un qualcosa nato dal fandom è una vittoria, un riconoscimento o roba del genere. Ma secondo me c'è canonizzazione e canonizzazione, un conto è canonizzare un qualcosa di sostanziale, come potrebbe essere se domani Lindelof su Twitter confermasse che la risposta ai numeri di Lost che si è autodata il fandom è quella giusta. Sarebbe un dato da prendere seriamente in considerazione, in quanto risposta definitiva ad un qualcosa che appunto i fan di Lost sono chiamati a fare guardando la serie stessa.
Ma io mi rifiuto di credere che Derpy SIA il fandom, perché appunto mi rifiuto di accettare che sia il giocare a inventarsi backstory fantasma di personaggi di sfondo ciò che i brony sono "chiamati a fare". Questa serie è apprezzabile per ben altro che non sia il fantasticare sui passanti o sulla folla, e se da un lato può essere carino giocare a riconoscere alcuni easter eggs, dall'altro mi pare un po' fine a sé stesso. Poi ovviamente ognuno si esalta per cose diverse, ma dubito che questa mania per i Pony "minori" derivi da un sano apprezzamento dei punti di forza di questa serie animata. Voglio dire, nel fumetto Disney che è un qualcosa di assai più vasto e articolato, vengono guardati con sospetto i filodonrosiani che fanfictionano su parenti appena citati, e vengono accusati di travisamento. A me sembra che avvenga anche in questo campo, sia pure in tono minore.

Per quanto riguarda il parallelismo con Winnie the Pooh, io penso che MLP:FiM abbia dalla sua parte il fatto stesso di essere una serie TV, pertanto è normale che si venga a creare un'affetto e una empatia maggiore coi protagonisti e con quel mondo rispetto a quelli di un singolo lungometraggio. Se poi la serie ha una qualità che potrebbe addirittura competere o persino superare quella di un film animato (direct-to-video anyone?), allora c'è poco da spiegare.


Bé da un lato potrei risponderti che di Pooh ce n'è ben di più che un solo lungometraggio, visto che è un brand storico nel quale trovi di tutto, dai direct to video alle serie animate, ma difatto mi rendo conto da solo che il VERO Pooh che vado promuovendo, l'unico canonico, consiste solo in una doppietta di lungometraggi del 1977 e del 2011. Però sì, è abbastanza impressionante vedere una tale sproporzione e soprattutto cose come...

Per dire, mi sono commosso più con questo finale di stagione che con un qualunque film Disney visto negli ultimi dieci anni. Certo, sono cresciuto, eppure per la fine di My Little Pony mi sono sentito un po' morto dentro. È grave?


Sì. Intendiamoci, io ho ADORATO questo finale di stagione, che mi è parso richiamare per certi versi l'atmosfera da Classico Disney. E poi ha anche dal canto suo un sacco di pregi. Ma sinceramente se ripenso agli ultimi dieci anni, mi viene da ridere a pensare che si possa anche solo abbozzare un confronto con questo ottimo episodio di 40 minuti. Ma tra la sensibilità di un Lilo e Stitch, i contenuti di un Pianeta del Tesoro, il dramma di un Koda e il finale dei Robinson, mi viene da pensare che la Disney stia solo pagando lo scotto di un calo d'immagine, perché di lacrime ne ha saputo offrire eccome. E sinceramente di finali che ti lasciano morto dentro ne ho visti parecchi, basta pensare anche solo al recente finale di Lost. Insomma, mi dispiace passare da antipatico detrattore dei Pony, visto che mi ritengo un fan della serie pure io, ma sto solo cercando di ridimensionare la cosa in modo che da psicosi collettiva torni ad essere un sano e adulto apprezzamento.

Sono tanto alieno?
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Re: My Little Grrodon

Messaggioda Dottor Paperus » martedì 24 aprile 2012, 19:35

Grrodon ha scritto:Sono tanto alieno?

No, ti do anche ragione, e fino a qualche mese fa la pensavo esattamente come te (vale a dire fino a quando guardavo uno dopo l'altro gli episodi già usciti).
Ma le cose poi sono cambiate quando seguire questa serie è diventato un rito, quando si aspettava il sabato pomeriggio per vedere e commentare insieme gli episodi in diretta streaming, quando si passava la settimana in cerca di anticipazioni e nel frattempo godendosi gli ottimi prodotti del fandom.
Un po' stucchevole, ma è storia.

Non ho seguito Lost ma, dai commenti che leggevo qua e là, non credo che le cose fossero molto diverse.
Ultima modifica di Dottor Paperus il martedì 24 aprile 2012, 21:27, modificato 1 volta in totale.
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Re: My Little Grrodon

Messaggioda Lyla Lay » martedì 24 aprile 2012, 20:03

Dottor Paperus ha scritto:No, ti do anche ragione, e fino a qualche mese fa la pensavo esattamente come te (vale a dire fino a quando guardavo uno dopo l'altro gli episodi già usciti).
Ma le cose poi sono cambiate quando seguire questa serie è diventata un rito, quando si aspettava il sabato pomeriggio per vedere e commentare insieme gli episodi in diretta streaming, quando si passava la settimana in cerca di anticipazioni e nel frattempo godendosi gli ottimi prodotti del fandom.
Un po' stucchevole, ma è storia.

Infatti penso che molto spesso sia l'idea stessa del rito a rendere così pedante una passione verso qualcosa.
Se poi a condividere il rito c'è una massa sterminata di persone, non ti dico.
Secondo me senza Internet la fama di questo cartone sarebbe un bel po' ridimensionata. Probabilmente sarebbero pochi quelli abbastanza coraggiosi da parlare tranquillamente del fatto che vanno pazzi per un cartone per bambine senza paura di essere presi per idioti. Invece con il caro mezzo telematico si sbandierano i propri interessi e chissenefrega del lettore. Nemmeno lo conosci, in teoria. Trovi una o più community con il tuo stesso interesse ed è fatta. Questo per MLP così come per tante altre cose.
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Re: My Little Grrodon

Messaggioda LBreda » martedì 24 aprile 2012, 20:13

Dottor Paperus ha scritto:Quindi secondo te Topolino, Paperino e Pippo si trovavano davvero ad Atlantica, come si vede in quel famoso shot de La Sirenetta?

Una cosa è una buffonata degli animatori, un'altra cosa è una scena in cui si mette in primo piano un personaggio di sfondo e ci si interagisce, dai.

Dottor Paperus ha scritto:Dài un'occhiata agli scleri post ri-doppiaggio su YouTube. :asd:
Ovvio che è ininfluente ai fini della storia, ma io parlavo di vera e propria comunicazione tra i creatori dello show e i fan.

Per "ininfluente" intendevo "ininfluente sul fatto che il nome di Derpy è canon"
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Re: My Little Grrodon

Messaggioda Dottor Paperus » martedì 24 aprile 2012, 20:36

LBreda ha scritto:Una cosa è una buffonata degli animatori, un'altra cosa è una scena in cui si mette in primo piano un personaggio di sfondo e ci si interagisce, dai.

La questione è un po' più complessa. La sceneggiatrice della puntata, Amy Keating Rogers, in seguito al polverone che scatenò il caso Derpy, disse che il suo nome nel copione originale era Ditzy Doo (già pronunciato da Rainbow Dash nella puntata Winter Wrap Up) e fu cambiato, a sua insaputa, al momento del primo doppiaggio. E non doveva essere un personaggio di sfondo: nella sceneggiatura originale, The Last Roundup avrebbe dovuto avere un prologo un po' più esteso in cui il pegaso distruggeva accidentalmente con un fulmine il tetto del municipio di Ponyville, durante una tempesta. Per motivi di tempo la scena fu tagliata.
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Re: Hasbro: My Little Pony - L'Amicizia è Magica

Messaggioda DeborohWalker » martedì 01 maggio 2012, 19:46

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!
La Hasbro mi ha spazzato via il canale con gli episodi Sub-Ita! ;_; ;_; ;_;

Ridatemi il mio spiraglio di allegria in mezzo alla cupezza della vita quotidiana! :cazz:
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Re: Hasbro: My Little Pony - L'Amicizia è Magica

Messaggioda Valerio » martedì 01 maggio 2012, 20:04

Oh no.
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Re: Hasbro: My Little Pony - L'Amicizia è Magica

Messaggioda LBreda » martedì 01 maggio 2012, 20:23

Argh. NikeXTC, ci leggi? Hai gli .srt?
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Re: Hasbro: My Little Pony - L'Amicizia è Magica

Messaggioda Dottor Paperus » martedì 01 maggio 2012, 20:24

Brutta, bruttissima notizia. :(
Se può consolare, ci sono altri canali con episodi sub-ita. Cercate GrifenIze e CMCItaliaSub.
Sono sottotitoli "made in CMC Forum", quindi in teoria non dovremmo avere problemi con la Hasbro, visto che ci sponsorizza...
Ultima modifica di Dottor Paperus il domenica 29 luglio 2012, 03:37, modificato 1 volta in totale.
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Re: Hasbro: My Little Pony - L'Amicizia è Magica

Messaggioda LBreda » martedì 01 maggio 2012, 23:10

I problemi li avete comunque: sponsorizzazione o no non avete il diritto di pubblicazione degli episodi.
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Re: Hasbro: My Little Pony - L'Amicizia è Magica

Messaggioda DeborohWalker » martedì 01 maggio 2012, 23:16

Ssssshhhhhhhhhhhhh!!!! :martel:
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