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[Disney/Marvel Studios] Luke Cage (Netflix)

L'America non vive di soli hamburger ma anche di una grassissima infornata annuale di serie tv di tutti i generi, dal tentacolare procedural a piccole grandi epiche.

[Disney/Marvel Studios] Luke Cage (Netflix)

Messaggioda peter parker » venerdì 21 agosto 2015, 17:29

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Re: Marvel's Luke Cage

Messaggioda peter parker » martedì 24 novembre 2015, 20:47

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Re: [Disney/Marvel Studios] Luke Cage (Netflix)

Messaggioda Bramo » venerdì 28 ottobre 2016, 20:55

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Mi ero avvicinato a Luke Cage con una certa diffidenza, lo ammetto.
Se Daredevil rappresentava un supereroe noto ben prima dell'omonima produzione Netflix, e per di più pure apprezzato dal sottoscritto, e Jessica Jones aveva il fascino delle atmosfere noir e della presenza di David Tennant, Luke Cage non era dotato di elementi in grado di attrarmi. Non conoscevo il personaggio, se non per la sua comparsa da co-protagonista in Jessica Jones, dove mi aveva fatto un'impressione buona ma senza colpirmi in maniera determinante, le atmosfere di Harlem non hanno mai esercitato particolare fascino su di me e non c'era l'attore di spicco di turno a far da richiamo.
Cionondimeno, Netflix ha dimostrato di realizzare e supportare produzioni di gran qualità, non solo per i già citati esempi Marvel ma anche per altre cose (come Love o l'osannato - a ragione - Stranger Things), ed era quindi lecito dare una chance anche a questa nuova serie, anche con la scusa di voler continuare a seguire l'evoluzione di questa interessantissima "nicchia" all'interno del Marvel Cinematic Universe.

Be', sarà che avevo poche aspettative, ma Luke Cage mi ha piacevolmente sorpreso. Per quanto lo ritenga dotato di minor mordente rispetto a DD e JJ, anche l'uomo a prova di proiettile dimostra di saper reggere benissimo una serie tutta sua, con una trama orizzontale davvero efficace e perfettamente calata nell'ambientazione geografica di riferimento.
Lo stacco netto con i due progetti precedenti è dato infatti dal diverso quartiere di New York teatro dell'azione: non più Hell's Kitchen ma Harlem, la fetta di città culla della black culture che, tra musica soul e locali caratteristici, rappresenta da sempre (nell'immaginario e non solo) un punto di riferimento per gli americani di colore.
L'intelligenza degli autori, a questo punto, è stata proprio quella di schiacciare al massimo il pedale su questo aspetto: i riferimenti, le citazioni, i personaggi, la cultura e le tematiche cardine della trama puntano direttamente proprio all'anima black degli abitanti di questo quartiere. Il 99% dei personaggi sono di colore, e le eccezioni sono sudamericane, e vedere come poliziotti e criminali, picchiatori e gente comune si rapporta alle tradizioni che li legano a quel sobborgo e alla loro cultura di riferimento è uno dei punti di forza della serie. L'identità, insomma, senza cadere negli stereotipi o nelle inutili distinzioni, ma semplicemente portando gli spettatori in un interessante viaggio all'interno di una precisa fascia di popolazione americana. La cura che traspare da questo lavoro ritenga possa aver portato ad un risultato soddisfacente non solo per uno che non se ne intende, come me, ma anche chi invece conosce da vicino la realtà del quartiere.
Basti pensare alle numerose comparsate di cantanti e rapper di colore famosi, nelle parti di se stessi, che avvengono durante i 13 episodi; non solo, basti pensare ai due grossi nomi reclutati per realizzare la colonna sonora, Adrian Younge e Ali Shaheed Muhammad, per capire il livello.
Lo Spazio Bianco ha intervista Younge al riguardo, per chi fosse interessato ;)

Luke è un bel personaggio: di base il picchiatore indistruttibile non è proprio una tipologia che mi attira, ma viene gestito davvero bene, soprattutto grazie all'interpretazione di Mike Colter. Si trova il modo intelligente per renderlo vulnerabile, lo si descrive in maniera molto umana e lo si dota di un carattere "eroico" senza mai volerlo definire tale, come se le azioni positive che compie per il bene degli altri siano la cosa più normale da fare e non qualcosa di straordinario. Farlo senza retorica era più difficile, ma la serie riesce a eliminare questo rischio grazie ad una caratterizzazione non priva di una certa ironia, per quanto sottile, e ad un background tutt'altro che perfetto e lindo.

Per quanto riguarda gli altri personaggi, sempre molto buona l'interpretazione di Rosario Dawson, che continua il suo ruolo di trait d'union e che qui ha forse maggior peso nell'economia narrativa rispetto al passato. Ho apprezzato. Interessanti anche Mahershala Ali e Erik LaRay Harvey nei ruoli da cattivi e affascinante la detective Misty di Simone Missick.

La storia è molto buona, scritta davvero bene. Gli elementi più "fantastici" fanno purtroppo un po' a pugni con il resto della deliziosa atmosfera molto realistica di questa Harlem, tant'è vero che le parti migliori sono quelle in cui Luke va in giro a risolvere situazioni spinose come se fosse un normale cittadino... più forte della media. Viene visto come un vigilante, come l' "amichevole nero di quartiere" :P che interviene laddove ce n'è bisogno. Quando entrano in gioco proiettili realizzati con leghe aliene e strane tute potenziate, le cose scricchiolano un po', per assurdo. L'impostazione da gangtser movie è invece molto ben resa e caratterizza giustamente il 90% della serie.
Ho gradito il flashback e ho gradito le sorprese: n on mi aspettavo determinate morti, in particolare quella di Pop e quella di Cottonmouth, e devo dire che sono scelte coraggiose per una miniserie, tecniche narrative più da romanza che da prodotto televisivo, e ho apprezzato assai.
Ho gradito meno i primi episodi, invece, un po' lentini a carburare e attirare l'attenzione...
Ci si potrebbe poi lamentare che la spinta che Luke riceve per "darsi da fare" sia un po' troppo simile a quella classica che ha fatto sì che Peter Parker indossasse un costume da ragno, ma lo posso accettare per il significato profondo che sono riusciti a dare all'evento in sé e al modo di metterlo in scena.

In sostanza, Netflix non sbaglia un colpo, e anche con la serie che sulla carta mi diceva meno ha realizzato un prodotto capace di intrigarmi sempre più, di puntata in puntata.
Immagino quindi che anche il prossimo Iron Fist, che mi ispira ancora meno (visto che almeno Luke l'avevo già potuto conoscere), mi riserverà delle gradite sorprese :)
Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
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