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[Richard Matheson] Io Sono Leggenda

Qui è dove si parla di storie, di storie che parlano di cose che magari non sono successe davvero ma che potrebbero anche o che sono successe tanto tempo fa. Quel che è certo è che spesso ci toccano più di quanto non facciano le storie vere di cui siamo testimoni tutti i giorni.

[Richard Matheson] Io Sono Leggenda

Messaggioda Bramo » venerdì 22 febbraio 2008, 15:04

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Richard Matheson: Io sono leggenda (Fanucci Editore, pagg 202, euro 13.90)

La grancassa pubblicitaria derivata dall'uscita nelle sale della terza trasposizione cinematografica di questo romanzo, come spesso accade, ha favorito l'uscita della ristampa di massa di "Io sono leggenda" con tanto di copertina con Will Smith. Vale comunque la pena di scrivere qualche commento per l'indubbia non-banalità del libro.

La trama è molto semplice, nella sua originalità. Robert Neville è l'ultimo uomo sulla Terra, una Terra popolata da vampiri. Passa le sue giornate ad ammazzare i vampiri mentre "dormono", a migliorare le sue condizioni di vita con alcuni accorgimenti e a fare ricerche per capire la causa dell'orrore in cui è precipitato. Il tutto nelle ore di luce. Quando cal il buio, ecco che Robert deve asserragliarsi in casa, che viene circondata da vampiri che vogliono la sua resa per renderlo, presumibilmente, uno di loro.

Ma non è tutto qui. Matheson non si limita a sfruttare fino alla sfinimento l'idea di base solo perchè abbastanza inconsueta. Anche se in realtà, oggettivamente, su quattro parti di cui il romanzo è composto, quasi tre sono contruite così. Ma la sapiente regia narrativa dell'autore permette a chi ha in mano il libro di immergersi quasi completamente nelle atmosfere claustrofobiche in cui è il protagonista. La quasi assenza di dialoghi (tranne quelli interiori di Robert) rallenta a mio parere la lettura, ma è un sacrificio obbligato per come è composta la struttura del libro. Inoltre in parte si riesce ad ovviare a questo problema con una narrazione serrata e asciutta, che ben si addice al contesto. Non c'è quasi mai una parola superflua o ridondante.
Personalmente, ho trovato nella lettura momenti in cui non ero invogliato ad andare avanti a momento in cui la voglia di proseguire pulsava, e i momenti di stanca era in quelle poche volte in cui la narrazione si crogiolava nella descrizione senza scosse della routine di Robert Neville. Ma in un romanzo di 200 pagine, quelle poche volte possono essere già troppe.

Per lo stile, come già detto, c'è da notare che la scrittura asciutta riesce a trasmettere il senso di tensione e smarrimento in cui il protagonista è, e Matheson è bravo a calcare la mano sull'aspetto psicologico come sfera dannata, la mente come prigione insopportabile in una situazione del genere - la solitudine completa - , e non a caso Robert spesso e volentieri si ubriaca delle scorte di liquore che ha in casa.
Altro fatto interessante da notare è lo strumento del flashback alla Lost, che ci permette di capire come un mondo così ha avut origine. Il flashback, proprio come in Lost, non ci viene presentato dall'autore come tale, ma noi dopo qualche riga ci accorgiamo che è una scena del passato, che viene ripescata dalla mente tormentata del protagonista. Un tocco di stile in più che non guasta, anzi rende la lettura più piacevole.
Infine, straordinario notare che Matheson è come Don Rosa. Dove il nostro Don Rosa, infatti, ha preso alcuni riferimenti dalle storie di Carl Barks per inquadrare la vita di Paperone nella Storia, facendolgi incontrare personaggi realmente esistiti, contestualizzanndolo in eventi reali e inserendo la morte come componente della vita, il tutto nel fumetto Disney facendogli quindi perdere la componente puramente fantastica, così Matheson razionalizza da capo a piedi il mondo dei vampiri. Non starò qui a dilungarmi su quale apiegazione l'autore dà (anche per non togliere il piacere della lettura) ma basti sapere che Robert attinge a conoscenza scientifiche per arrivare a spiegare la genesi dei vampiri, il paletto nel cuore, la loro paura per le croci, il non sopportare la luce solare, il non poters guardare allo specchio ecc. e se questo da un lato può essere il viatico che serve a Matheson per esorcizzare la paura dei vampiri, spiegandola razionalmente, dall'altro la concretizza, perchè spiegandola con razionalità, rende il tutto possibile. Insomma, comunque la si voglia vedere quest'arma a doppio taglio, qual che è certo è che strappa alla dimensione misterica il mito del vampiro, e questo a seconda dei gusti può piacer e non piacere. Il fatto è che poi diventa una delle colonne della trama, quindi può anche lasciare col naso storto i puristi di certe leggende...

La parte più bella del libro si concentra sicuramente nella parte finale del romanzo, negli ultimi capitoli (a partire dagli ultimi della terza parte fino alla fine) - dove cioè gli eventi prendono una piega davvero inaspettata rispetto a tutto quello che era stato racontato prima, dove l'inserimento di un elemento estraneo nell'economia della trama rende la veloce conlusione una delle migliori che ricordi tra gli ultimi libri che ho avuto in mano - e nella parte dove si parla del suo incontro con il cane, poetica ma che divetna crudele con una velocità impressionante. Ben fatti anche i flashback, come già detto.

Postafazione a cura di tal Valerio Evangelisti, che disserta sullo stile di Matheson in generale più che su "Io sono leggenda" in partcicolare, e secondo me sarebbe invece stato più utile un commento che raccontasse delle belle atmosfere opprimenti rese dall'autore e un apparato critico che analizzasse la spiegazione scientifica, delineando dove le basi scientifiche erano vere e dove c'era la parte di fantasia dell'autore.

Direi quindi, nel complesso, un bel libro, trama originale, bella narrazione, belle atmosfere, con solo le piccole note evideniziate nelle righe sopra.
Consigliato.
Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
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Re: Richard Matheson: Io Sono Leggenda

Messaggioda Bender l'Esoterico » lunedì 10 marzo 2008, 10:38

Richard Matheson, nella storia della letteratura horror, ha fatto un passo fondamentale: ha trasportato l'horror lontano dai contesti tipici della letteratura gotica, inserendoli nella realtà quotidiana. Se non ci fosse stato Matheson non ci sarebbe mai stato Stephen King e tutti gli altri grandi scrittori horror moderni.
Questa notte non andare via
cadono le stelle giù, cadono le stelle
e va bene resterò un po’ qui
ti racconterò della neve blu
che cade sulle case in estate
ma ogni mille anni è solo in un posto
e non si sa quale, non si sa dove
è sempre diversa, è una magia dell’universo
e quando cade i sogni sono veri
se i sogni, se i sogni, i sogni sono veri

(Neve Blu, Francesco Tricarico)
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Re: Richard Matheson: Io Sono Leggenda

Messaggioda svarzeneggher » giovedì 20 novembre 2008, 22:31

Io mi sono limitato a vedere il film (che tra l'altro non ho apprezzato molto) e leggendo questo articolo mi sono accorto che il libro differisce moltissimo dalla trasposizione cinematografica, e in molti particolari-chiave.
1) Prima di tutto, nel film coloro che popolano la terra non sono vampiri, bensì esseri umani infettati da un ceppo virale che inizialmente doveva servire come cura contro il cancro. Esso causa una forte aggressività, perdita della ragione, caduta dei capelli e sfibramento epidermico, allarga all'inverosimile le pupille (in modo da vedere al buio) e rende i malati molto sensibili ai raggi UV.
Il virus si diffonde via aerea e via contatto, quindi è solo grazie ad alcuni accorgimenti che il protagonista non è stato ancora contagiato.
2) Robert Neville non passa le sue giornate a cacciare gli umani infetti, anzi, già dall'inizio del film mostra un evidente terrore atavico contro di loro, ed è restio anche ad avvicinarsi al loro territorio (anche se occasionalmente cattura alcuni esemplari da utilizzare come cavie).
Punto in comune: durante la notte si barrica in casa, ma non viene disturbato, infatti quei "mostri" non conoscono il luogo in cui dimora, ma quando lo vengono a sapere (verso la fine) lo attaccano in massa.
3) Il cane lo si trova già dall'inizio della storia, e come viene mostrato poi, Robert la possedeva fin da quando era un cucciolo (infatti era il cane di sua figlia).
Senza dubbio i flashback erano molto belli ed efficaci, ma nella trasposizione cinematografica ho trovato la fine un pò povera ed affrettata.
In ogni caso, se avete detto che il libro merita, potrei farci un pensierino...
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