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[Be-Papas] Shōjo Kakumei Utena

Nota al pubblico occidentale perlopiù per poche opere iconiche, l'animazione orientale si rivolge al più vasto dei target possibili e prende in esame le infinite sfaccettature dell'essere umano.

[Be-Papas] Shōjo Kakumei Utena

Messaggioda Lea » lunedì 23 giugno 2014, 21:33

C’era una volta una piccola principessa in lutto per la morte prematura dei suoi genitori. Ed ecco, un principe le apparve a cavallo di un bianco destriero. Il suo aspetto era nobile, il suo sorriso gentile. Chinatosi su di lei, il principe l’avvolse in un abbraccio profumato di rose, e le asciugò le lacrime con un bacio.

“Piccola principessa che sopporti in solitudine il tuo grande dolore, non perdere mai il tuo coraggio e la tua nobiltà d’animo. Come pegno del nostro incontro, ti prego di accettare questo anello.”
“Dimmi, oh principe, ci rivedremo mai?”
“Sarà l’anello, un giorno, a ricondurti da me.”

Si trattava forse di un anello di fidanzamento? Sarebbe ora giunto il momento di dire: tutto è bene ciò che finisce bene… Senonché la principessa, così impressionata e ispirata da quel giovane, si ripromise di diventare un principe lei stessa!

Ma siamo proprio sicuri che sia stata una buona idea?


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Shōjo Kakumei Utena nasce da un’idea di Kunihiko Ikuhara (già noto per aver curato la regia di Sailor Moon, che lasciò al termine della quarta stagione lamentando la ristrettezza del margine di libertà creativa concessogli, e per il suo eccellente cosplay di Sailor Mars), e viene sviluppata dal collettivo Be-Papas (Yōji Enokido, Shin'ya Hasegawa, Yūichirō Oguro, Chiho Saitō e lo stesso Ikuhara) sotto forma di progetto multimediale. Oltre all'anime il franchise conta un film d’animazione, due manga, un videogioco e un musical.
La serie animata va in onda nel 1997 su TV Tokyo, e risulta forse il progetto maggiormente influenzato dalla visione di Ikuhara, che ne cura personalmente la regia. I 39 episodi di cui si compone possono essere suddivisi abbastanza nettamente in tre archi narrativi da 10-13 episodi ciascuno, inframmezzati da una manciata di filler (ma attenzione: in Utena anche i filler spesso nascondono informazioni importanti per comprendere la trama e i personaggi).

In Italia è stata distribuita con il titolo La Rivoluzione di Utena, in un adattamento -questa sembra essere l’opinione diffusa- discretamente fedele all’originale e perlopiù ben fatto. Personalmente non posso esprimere un giudizio, in quanto della versione italiana ho visto solo qualche spezzone sul tubo (modalità di fruizione che non vi consiglierei a prescindere perché la qualità audio e video è decisamente pessima).



Prima di passare alla trama, un importante caveat: la serie contiene rappresentazioni di ogni tipo di abuso. Violenza fisica e psicologica, violenza sessuale, incesto, ci sono tutti. Niente di particolarmente esplicito o crudo -ad eccezione di un paio di casi- ma comunque parecchio disturbante, anche perché, giustamente, nessuna di queste tematiche è affrontata con leggerezza.



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La nostra protagonista è Utena Tenjō, la piccola principessa che decise di diventare un principe, e che crescendo ha tenuto fede al suo proposito: la ritroviamo adolescente, studentessa della prestigiosa Accademia Ōtori, che veste una sua personale rivisitazione dell’uniforme maschile, eccelle in ogni sport e fa strage di cuori fra i compagni e le compagne di liceo. Utena è frizzante ed energica, sicura di sé al punto di rasentare l’arroganza. Utena dice quello che pensa, diretta e sbrigativa, non ha tempo da perdere con le sfumature e le moine. Utena non tollera i bulli ed è sempre pronta ad accorrere in soccorso dei più deboli. Ed è proprio per difendere l’onore della sua migliore amica che Utena, complice il più banale dei malintesi, finisce coinvolta in una sorta di strano torneo clandestino.

Scopriamo infatti che esiste un’arena segreta, nel cuore della foresta che sorge sui terreni dell’Accademia, dove i membri del Consiglio Studentesco si sfidano, secondo l’ordine dettato loro dall’elusivo Confine del Mondo, in una serie di duelli a fil di spada per il possesso della misteriosa Anthy Himemiya, la Sposa della Rosa, colei che custodisce in sé l’eco distante di un tempo in cui il mondo era giovane e semplice e i miracoli erano all’ordine del giorno.

Costretta dalle crudeli regole del gioco alla totale e assoluta sottomissione nei confronti di colui o colei che di volta in volta l’ha vinta, Anthy trova consolazione nella compagnia degli animali, con i quali sembra avere una straordinaria sintonia, e delle sue amatissime rose. Nonostante la sua evidente afflizione, e con gran disappunto di Utena, la fragile giovane non sembra però avere alcuna intenzione di sottrarsi al suo ruolo designato. Così Utena, determinata a porre fine ad ogni costo alla schiavitù della ragazza, stabilisce che da quel momento in avanti sarà il suo Campione.
A poco a poco, comincerà a germogliare tra le due una tenera, genuina amicizia, e sarà proprio il lento, complicato fiorire del loro rapporto, e il loro reciproco scoprirsi e scoprire chi e che cosa ciascuna delle due vuole veramente essere, a sciogliere il nodo cruciale della serie.

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Utena è infatti prima di tutto una storia che parla di crescita morale, psicologica, spirituale, che esamina il passaggio dall’infanzia all’adolescenza all’età adulta, che s’interroga sul significato da noi attribuito allo scorrere del tempo, e sui significati di cui il tempo progressivamente riveste i nostri ricordi.

Col progressivo dipanarsi della matassa, risulterà sempre più chiaro che l’apparentemente inerme, docilissima Anthy nasconde un universo di profondità caratteriale, una straordinaria capacità di amare ed un'altrettanto straordinaria capacità di odiare, e che l’estrema passività e la morbosa tendenza a soffrire in silenzio che sembrano fare di lei la perfetta vittima sacrificale, una bambola priva di personalità e volontà propria la cui esistenza è giustificata solo in funzione di chi la controlla, nascondono una verità ben più difficile da comprendere ed accettare.

Dal canto suo Utena, con tutto il suo ben intenzionato, maldestro miscuglio di generosità e presunzione, è entrata suo malgrado a far parte di un oscuro e inquietante rituale al termine del quale, si dice, il vincitore definitivo otterrà il potere di rivoluzionare il mondo. Un potere che fa gola a molti, e la cui ricerca è sapientemente manovrata nell’ombra da figure potenti. Inaspettatamente, Utena è adesso la favorita nella corsa al possesso di ciò che è eterno, la luce di Dios, il dispensatore di miracoli, il principe addormentato. E la sua ingenuità e il suo incorreggibile, esagerato ottimismo le causeranno non pochi problemi, mentre il suo spirito generoso e nobile sarà infine messo alla prova nella maniera più devastante e dolorosa.

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La struttura del racconto è, soprattutto all’inizio, piuttosto formulaica: ogni episodio (o quasi) introduce un nuovo duellante, del quale vengono esplorate motivazioni ed aspirazioni, e che per via di circostanze ora personali, ora specificamente create da molteplici mani, giunge infine a sfidare Utena per il dominio su Anthy.
Sebbene il cuore della storia siano indiscutibilmente Anthy ed Utena, la serie presenta un cast numeroso e tutti i comprimari sono tratteggiati con singolare cura. A turno i riflettori si concentrano su ciascuno degli attori principali, illuminando il loro passato, mettendone in rilievo punti di forza e debolezze, aiutandoci a comprendere e persino quasi provare empatia anche per i più vili e spregevoli fra loro. È questo incessante lavoro di cesello sulle caratterizzazioni a far sì che lo spettatore rimanga sempre agganciato al filo centrale della storia, anche quando il successivo ed incessante accumularsi di allusioni e suggestioni di ogni tipo, senza che ne venga mai direttamente fornita alcuna spiegazione, potrebbe cominciare a risultare pesante.

La cifra stilistica della serie è infatti l’uso sfrenato di meccanismi allegorici, la disseminazione di simboli, il rimescolamento e rovesciamento costante di significanti e significati, la profusione di metafore. Non sarebbe esagerato affermare che ogni scena, ogni battuta, ogni gesto hanno non solo un significato, ma spesso una molteplicità di significati in contemporanea. La buona notizia è che non è assolutamente necessario coglierli tutti (quand'anche fosse mai possibile) per riuscire ad apprezzare e seguire lo sviluppo della vicenda; ciononostante, non c’è dubbio che ogni dettaglio occupi un posto preciso nell’economia della narrazione, e questo è certamente uno degli aspetti che fanno di Shōjo Kakumei Utena un’opera che merita multiple visioni ed interpretazioni.

Al di fuori dei filler, comunque, il ritmo della serie è parecchio incalzante, in un crescendo di rivelazioni che non danno certezze e colpi di scena che alzano la tensione, ed è veramente difficile annoiarsi anche quando ci si ritrova a pensare di non starci capendo niente. Il che è importante, perché dal punto di vista della trama gli interrogativi continueranno a generare sempre e solo altri interrogativi fin quasi alle soglie delle ultime 4-5 puntate.

Importantissimo è pure il vistoso velo d’ironia che ammanta quasi ogni situazione, specialmente le più surreali e apparentemente incomprensibili, un po’ come se gli autori stessi fossero consapevoli di star esagerando ed invitassero lo spettatore a recuperare con un pizzico di leggerezza il giusto distacco. Ad un certo punto cominciano persino a comparire sullo schermo manine guantate che indicano elementi salienti presenti sullo sfondo o particolari dell’arredo di scena, come a voler bonariamente trollare la platea. Sulla stessa vena di vagamente compiaciuta trollaggine, un misterioso teatrino delle ombre funge da intermezzo a ciascun episodio offrendo in chiave parodistica o iperbolica degli spunti di riflessione sui temi affrontati nel corso della puntata.

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La qualità dell'animazione è purtroppo l’unica vera pecca di quest’anime: la fluidità di movimento è estremamente limitata, e abbondano le sequenze riciclate. C'è da dire, comunque, che si è fatta di necessità virtù: le ripetizioni diventano sovente occasione per delineare paralleli e contrasti fra due situazioni o personaggi, oppure per mostrarci con netta efficacia la differenza tra un prima e un dopo. La colonna sonora è invece veramente pregevole, e aiuta moltissimo a compensare la staticità dell’animazione. Menzione particolare meritano i cori metal che accompagnano l’ascesa di Utena all’arena dei duelli, e che forniscono un commentario tanto sibillino quanto arzigogolatamente appropriato alle battaglie in atto: vale assolutamente la pena di leggerne le traduzioni in sopratitolo.

Ultimamente sembra essere molto in voga il concetto di decostruzione, ed Utena è decostruzione a più livelli, perché analizza e smonta più generi concatenati in una sequela di reciproche compenetrazioni: le categorie della fiaba, i luoghi comuni dello shōjo (e in un certo senso delle fantasie romantiche in generale), gli stessi concetti di maschile e femminile come costrutti sociali, modelli idealizzati che fanno capo ad una suddivisione binaria estremamente rigida del nostro vissuto quotidiano, e che vanno ad inserirsi nel quadro generale di una visione sessista e misogina della realtà attraverso la quale impariamo tutti, fin dall’infanzia, a leggere, interpretare e giudicare il mondo e le persone che ci circondano.

In questo senso è emblematica specialmente la figura di Anthy, che in maniera totalmente indipendente dalle sue azioni (o meglio dalla sua inazione) viene investita del ruolo di madre, arpia, vergine, puttana, angelo e demonio a seconda dei preconcetti che si porta dietro chi, di volta in volta, su di lei posa lo sguardo. “Alla fine, tutte le ragazze sono come la Sposa della Rosa” dice Anthy stessa in un momento di rara sincerità. Ma la pressione ad adeguarsi ai ruoli imposti dalle convenzioni sociali non danneggia soltanto le donne, e pur senza condonare le terribili azioni compiute da certi personaggi ci viene mostrato come la natura fondamentalmente oppressiva della società patriarcale rischi spesso e volentieri di portare anche gli uomini all’autodistruzione. Come uscire da questo circolo vizioso in cui siamo tutti intrappolati? È possibile battere il sistema dall’interno, giocando secondo le regole da esso stesso imposte? Qual è la strada che porta davvero a rivoluzionare il mondo?

Utena è nata principessa, e ha voluto farsi principe. Ma, come la voce narrante costantemente ci ricorda, siamo proprio sicuri che sia stata una buona idea?
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Re: [Be-Papas] Shōjo Kakumei Utena

Messaggioda Zangief » martedì 24 giugno 2014, 08:12

Ottima recensione, Lea. Personalmente rammento di essermi visto Utena ai tempi dell'università, e di essermi divertito non poco a tradurre i testi delle canzoni di quel pazzo di J. A. Seazer. :asd:
Fu uno dei quattro anime di cui tra l'altro mi sparai di fila tutte le puntate in visione notturna ininterrotta, per vedere l'effetto che faceva. Non ho mai provato droghe in vita mia al di fuori della cioccolata (perché non potete dirmi che non lo è), ma il risultato credo sia stato paragonabile a un trip di LSD. :asd:
I mesi successivi videro me e un pajo d'altri senpai girare per la facoltà con in tasca il cronometro di Miki (il tizio azzurrocapelluto che vedete nelle immagini, che durante la serie ha 'sto vizio mai spiegato di cronometrare frasi a caso degli interlocutori), per poi estrarlo a caso durante i discorsi altrui e segnare il tempo di durata dell'ultima frase detta. Perché non scordiamoci che Ikuhara ha dichiarato che "Il cronometro di Miki custodisce i segreti dell'universo". :asd:
Ricordo benissimo quando questo sobrio gentiluomo si sedette in un cinema di Lucca davanti a me a vedere il film della serie - che è tutta un'altra continuity, peraltro - appena tradotto in italiano da uno dei senpai di cui sopra (cosa per la quale garantisco in toto della qualità della traduzione). Disgraziatamente non ho immagini del completino atroce che Ikuhara indossava all'epoca, però ricordo benissimo che dichiarò anche in quell'occasione che tutte le interpretazioni di Utena erano GIUSTE. E cos'altro puoi fare se non inchinarti dinanzi al troll supremo? :adore: :asd:
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Re: [Be-Papas] Shōjo Kakumei Utena

Messaggioda Lea » martedì 24 giugno 2014, 12:15

Solo per curiosità, sei stato tu a sostituire i miei pigrissimi ou in più raffinati ō, oppure il forum è diventato senziente e lo ha fatto da solo?

Zangief ha scritto:Personalmente rammento di essermi visto Utena ai tempi dell'università, e di essermi divertito non poco a tradurre i testi delle canzoni di quel pazzo di J. A. Seazer. :asd:

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Zangief ha scritto:Fu uno dei quattro anime di cui tra l'altro mi sparai di fila tutte le puntate in visione notturna ininterrotta, per vedere l'effetto che faceva. Non ho mai provato droghe in vita mia al di fuori della cioccolata (perché non potete dirmi che non lo è), ma il risultato credo sia stato paragonabile a un trip di LSD. :asd:

Scommetto che uno degli altri tre era Evangelion.

La prima volta che ho visto Utena pure io ho maratonato per 48 ore filate astenendomi da studio e sonno (il cibo no, di quello non posso fare a meno, il kebabbaro all’angolo è stato testimone diretto del mio progressivo deperimento psico-fisico). Credo però sia più un effetto collaterale dell’università che non dello specifico anime.

Devo dire, comunque, che avendolo riguardato di recente a ritmi più umani e avendo avuto il tempo di metabolizzare con calma ogni episodio ho apprezzato un infinità di cose che in passato mi erano sfuggite (oddio, l’ironia metatestuale di questa frase). È una serie criptica, sì, per molti versi, ma per altri è veramente di una chiarezza cristallina. Checché ne dica, il Sobrio Gentiluomo sapeva benissimo, io credo, dove voleva andare a parare, ed il fatto che la storia si presti ad una pluralità di livelli di lettura non toglie che l’arco narrativo che pian piano va delineandosi sia estremamente preciso. Insomma, la visione dà grandi mal di testa ma anche gran soddisfazione, è quel che sto cercando di dire. A beneficio dei potenziali (inesistenti?) lettori di passaggio che si sentissero in vena di cimentarsi. *gesticola al vuoto*

Zangief ha scritto:Perché non scordiamoci che Ikuhara ha dichiarato che "Il cronometro di Miki custodisce i segreti dell'universo". :asd:

Che poi, a ben pensarci, considerata l’importanza del trascorrere (e non) del tempo all’interno della serie (e dell’Accademia), in un certo senso il cronometro di Miki è davvero la chiave che svela i segreti di quest’universo narrativo. La cosa veramente sublime è che dietro ad ogni trollata c’è sempre un fondo di verità.

Zangief ha scritto:Disgraziatamente non ho immagini del completino atroce che Ikuhara indossava all'epoca,

Dove sono gli smartphone quando servono???

Zangief ha scritto:però ricordo benissimo che dichiarò anche in quell'occasione che tutte le interpretazioni di Utena erano GIUSTE.

Mai una presa di responsabilità, quest’uomo.

Il film mi è anche piaciuto, però nel (pur lodevolissimo) sforzo d’infilare tutto in un’ora e mezza di pellicola si perdono così tante sfumature (understatement dell’anno). In compenso ci si guadagna un’automobile, che comunque non è cosa da poco.
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Re: [Be-Papas] Shōjo Kakumei Utena

Messaggioda Zangief » martedì 24 giugno 2014, 15:02

Lea ha scritto:Solo per curiosità, sei stato tu a sostituire i miei pigrissimi ou in più raffinati ō, oppure il forum è diventato senziente e lo ha fatto da solo?


Mi piacerebbe confermarti l'ultima delle due, ma purtroppo sono stato io.

Lea ha scritto:
Zangief ha scritto:Fu uno dei quattro anime di cui tra l'altro mi sparai di fila tutte le puntate in visione notturna ininterrotta, per vedere l'effetto che faceva. Non ho mai provato droghe in vita mia al di fuori della cioccolata (perché non potete dirmi che non lo è), ma il risultato credo sia stato paragonabile a un trip di LSD. :asd:

Scommetto che uno degli altri tre era Evangelion.


Scommessa persa. Eva lo vidi poco a poco, odiandolo sempre più.
Gli altri tre furono Tenkū no Escaflowne, Popolocrois monogatari e Mahō shōjo Madoka magika. Tutti visti anche perché non vedevo l'ora di vedere come andavano a finire; come pure Utena, eh, al di là del delirio mentale. :P E casualmente tutti e quattro mi lasciarono soddisfattissimo - per quanto dei primi due non abbia ancora aperto il topic...

Lea ha scritto:La prima volta che ho visto Utena pure io ho maratonato per 48 ore filate astenendomi da studio e sonno (il cibo no, di quello non posso fare a meno, il kebabbaro all’angolo è stato testimone diretto del mio progressivo deperimento psico-fisico). Credo però sia più un effetto collaterale dell’università che non dello specifico anime.


Eh, anche. Attualmente, tolta Madoka che è corta e quindi è stata fattibile, non potrei permettermi più di farlo.

Lea ha scritto:Devo dire, comunque, che avendolo riguardato di recente a ritmi più umani e avendo avuto il tempo di metabolizzare con calma ogni episodio ho apprezzato un infinità di cose che in passato mi erano sfuggite (oddio, l’ironia metatestuale di questa frase). È una serie criptica, sì, per molti versi, ma per altri è veramente di una chiarezza cristallina. Checché ne dica, il Sobrio Gentiluomo sapeva benissimo, io credo, dove voleva andare a parare, ed il fatto che la storia si presti ad una pluralità di livelli di lettura non toglie che l’arco narrativo che pian piano va delineandosi sia estremamente preciso. Insomma, la visione dà grandi mal di testa ma anche gran soddisfazione, è quel che sto cercando di dire. A beneficio dei potenziali (inesistenti?) lettori di passaggio che si sentissero in vena di cimentarsi. *gesticola al vuoto*


Che io sappia, uno abbastanza pazzo lo si è già convinto, se non vado errato. Attendo il suo commento :asd:

Lea ha scritto:
Zangief ha scritto:Perché non scordiamoci che Ikuhara ha dichiarato che "Il cronometro di Miki custodisce i segreti dell'universo". :asd:

Che poi, a ben pensarci, considerata l’importanza del trascorrere (e non) del tempo all’interno della serie (e dell’Accademia), in un certo senso il cronometro di Miki è davvero la chiave che svela i segreti di quest’universo narrativo. La cosa veramente sublime è che dietro ad ogni trollata c’è sempre un fondo di verità.


Oh sì. E dietro ogni verità c'è sempre un'ALTRA trollata, solitamente. :asd:

Lea ha scritto:
Zangief ha scritto:Disgraziatamente non ho immagini del completino atroce che Ikuhara indossava all'epoca,

Dove sono gli smartphone quando servono???


Parliamo di Lucca 2000, eh. Altro che smartphone, ci sarebbe voluta la macchina fotografica. Si presentò ossigenatissimo con una camicia rosa e occhiali da sole glitterati, roba che tutti si chiedevano di chi cacchio fosse il cosplay.

Lea ha scritto:
Zangief ha scritto:però ricordo benissimo che dichiarò anche in quell'occasione che tutte le interpretazioni di Utena erano GIUSTE.

Mai una presa di responsabilità, quest’uomo.


Oh be', ammise che la Saito la conobbe per caso quando cercò di RIMORCHIARLA in una libreria, cosa confermata dalla Saito... :asd:

Lea ha scritto:Il film mi è anche piaciuto, però nel (pur lodevolissimo) sforzo d’infilare tutto in un’ora e mezza di pellicola si perdono così tante sfumature (understatement dell’anno). In compenso ci si guadagna un’automobile, che comunque non è cosa da poco.


Appunto: cioè, vuoi mettere? :asd:
E anche la scena del ballo coi fiori che cadono dall'arena, che esteticamente ho sempre trovato di una figaggine estrema.
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Re: [Be-Papas] Shōjo Kakumei Utena

Messaggioda Lea » mercoledì 25 giugno 2014, 15:00

Zangief ha scritto:Mi piacerebbe confermarti l'ultima delle due, ma purtroppo sono stato io.

Ah, grazie. Anche per aver corretto la grafia dei nomi dei componenti del gruppo, cosa che mi ero ripromessa di fare ma poi ho scordato. Whoops.
Confesso però che l’idea di aver scandalizzato il Sollazzo col mio vergognoso lassismo linguistico mi divertiva assai.

Zangief ha scritto:Scommessa persa. Eva lo vidi poco a poco, odiandolo sempre più.

Io l’ho guardato a poca distanza da Utena. Ero partita con l’idea di maratonare anche quello, perché era un periodo che ero presa bene e tutti ne parlavano in termini entusiastici… l’ho piantato al 20 episodio o giù di lì.

Zangief ha scritto:Gli altri tre furono Tenkū no Escaflowne, Popolocrois monogatari e Mahō shōjo Madoka magika. Tutti visti anche perché non vedevo l'ora di vedere come andavano a finire; come pure Utena, eh, al di là del delirio mentale. :P E casualmente tutti e quattro mi lasciarono soddisfattissimo - per quanto dei primi due non abbia ancora aperto il topic...

Ah, del primo mi han detto bene ma non l’ho ancora visto, il secondo non lo conosco. Madoka invece l’ho visto l’anno scorso e, a dire il vero, non sono ancora sicura di che opinione mi abbia lasciato.

Non dirlo, ORA LA SMETTO CON GLI OT, LO GIURO.


Zangief ha scritto:Che io sappia, uno abbastanza pazzo lo si è già convinto, se non vado errato. Attendo il suo commento :asd:

Oh bene, bravo anonimo, non te ne pentirai! Però scopriti, facci la cronaca dell’esperienza, daiiiiii (che ipocrita che sono)

(A meno che tu abbia deciso di optare per l’approccio “universitario”, Anonimo, nel qual caso buona fortuna e ci si rivede alla fine del tunnel)

Zangief ha scritto:Parliamo di Lucca 2000, eh.

Lo so. Stavo cercando di fare un battuta del tipo "voi gggiovani e la vostra tecnollogggia, ai miei tempi dovevamo sviluppare i dagherrotipi a mano...", ma non mi è venuta bene. Forse non sono ancora abbastanza anziana, migliorerò con la pratica.

Zangief ha scritto:Oh be', ammise che la Saito la conobbe per caso quando cercò di RIMORCHIARLA in una libreria, cosa confermata dalla Saito... :asd:

Pffffft.

A proposito della Saito, comunque... è curioso che l’unica donna del gruppo abbia creato, di un concept che nel suo complesso è parecchio femminista, quello che probabilmente è lo svolgimento meno femminista in assoluto. Per quanto mi riguarda il manga (quello originale, ché quello del film non l’ho letto) è stato una delusione totale. Parte più o meno dalle stesse premesse della serie, ma poi invece di rovesciarmi i cliché li svolge pedissequamente fino ad arrivare alla più tradizionale (e pure vagamente omofobica) delle conclusioni. Mah.

Zangief ha scritto:Appunto: cioè, vuoi mettere? :asd:
E anche la scena del ballo coi fiori che cadono dall'arena, che esteticamente ho sempre trovato di una figaggine estrema.

Come darti torto.
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