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[Peter Jackson] Il Signore degli Anelli

Perché, come disse un saggio, "tutte le belle storie hanno bisogno di un'infiorettatura". E ce ne sono di cosi belle che una sola non bastava!

[Peter Jackson] Il Signore degli Anelli

Messaggioda Valerio » giovedì 06 dicembre 2012, 14:33

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Sì, facciamo inorridire i sostenitori dei tre topic separati. Personalmente considero questo progetto un unicum (che ora non è più unicum) nel campo del cinema, ovvero quello di un film unico ripartito in tre pezzi. Sorvolando sulla fonte, che lo scrittore stesso definiva un unico libro, suddiviso per volontà dell'editore, basti pensare al fatto che l'opera è stata girata tutta contemporaneamente, come sarebbe accaduto poi anche con Lo Hobbit, e successivamente ripartito per ragioni di lunghezza e di commercio in tre parti, perfettamente visibili senza soluzione di continuità, come se si trattasse di tre atti di una stessa opera. E' stato un film importantissimo anche perché ha rilanciato la mitologia tolkieniana presso il grande pubblico, ha rinforzato l'iconicità di certe figure (quanta gente cita il tessssoro di Gollum senza conoscerlo veramente?) e si è portato a casa una vagonata di Oscar, dimostrando al mondo che realizzare un adattamento di un'opera amatissima, che sia al contempo fedele però anche in grado di reggersi sulle proprie gambe e di essere considerato un bel film, era possibile. Per non parlare poi degli attori che vennero lanciati, e dell'amore per la Nuova Zelanda, luogo dove avvennero le riprese, che seppe scatenare presso il grande pubblico. E non dimentichiamoci poi della nascita del concetto di "edizione estesa" che d'ora in poi avrebbe imperversato nel mercato home video. E la colonna sonora di Howard Shore, dove la mettiamo? Insomma, si tratta di un'opera mastodontica, e assolutamente fondamentale, che ha cambiato in tutto e per tutto il modo di fare un certo tipo di cinema.

1. La Compagnia dell'Anello (The Fellowship of the Ring) 2001

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Il primo film della triade è da sempre il più amato, un po' come avviene per il corrispettivo libresco. La cosa è dovuta alla presentazione dei personaggi e al viaggio che compiono insieme, ricco di meraviglie e di elementi affascinanti che con il progredire della trama diventeranno sicuramente più rari, per lasciare il posto ad una narrazione più cupa, drammatica e frammentaria. Il film ha dalla sua un'ottima presentazione del mondo degli hobbit. Dopo un prologo che riesce a raccontare nel migliore dei modi gli eventi salienti della seconda era, si viene condotti in quel luogo di pace bucolica e di garbato umorismo che è Hobbiville. Il Bilbo di Ian Holm è infatti unico, i suoi siparietti con Gandalf si prendono tutto il tempo che serve ad introdurre lo spettatore in un mondo tanto bello, da rimaner sgomenti quando la storia ha la sua svolta dark. Va detto che poi il film si velocizza, e non poco. Vengono infatti tagliate o compresse tutte le primissime tappe del viaggio di Frodo e Sam, il trasloco avvenuto nel mentre, il personaggio di Bombadil, le avventure con gli Spettri nei Tumulilande. E chiaramente a livello ritmico questo è solo un bene, visto che erano vicende che nello stesso libro apparivano leggermente riempitive. Dall'arrivo a Brea e poi a Gran Burrone invece il film torna ad essere molto fedele e caratterizza nel migliore dei modi i personaggi. La mitologia viene esposta perfettamente, dando una finestra su eventi che lo spettatore intuisce essere più complessi, senza però scendere troppo in dettagli, e la scena del Consiglio di Elrond è riuscitissima. Le successive due ore di film si svolgono a Moria, a Lorien e infine presso le statue degli Argonath, accompagnando lo spettatore fino al momento in cui la Compagnia si scioglie e Frodo e Sam proseguono da soli. E dire il vero, per ragioni di maggior pulizia narrativa, il film arriva a narrare anche i primissimi eventi del libro successivo, e fa benissimo dando un senso di chiusura splendido alla prima parte della vicenda. I credits finali presentano May It Be di Enya, un pezzo veramente incredibile, e perfettamente in linea con le atmosfere della Saga.

2. Le Due Torri (The Two Towers) 2002

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Con la parte centrale Jackson compie una scelta di montaggio tanto intelligente quanto ovvia. Anziché seguire la ripartizione del libro, che narrava prima le vicende dei superstiti della Compagnia a Rohan e successivamente quelle di Frodo e Sam, decide di seguirle contemporaneamente, alternandole nella narrazione. Non si poteva fare altrimenti, tuttavia, per ragioni organizzative, la scena con il ragno Shelob che costituiva il climax della storyline di Frodo e Sam, viene rimandata al film successivo. C'è bisogno quindi di un nuovo climax creato ad hoc, anche solo per non stonare con l'epicità di quanto avviene dall'altra parte ad Aragorn & co., e ci si inventa la scena un po' forzata in cui Frodo e Sam vengono condotti forzatamente a Osgiliath dal fratello di Boromir, Faramir. La cosa fa un po' storcere il naso ai fan, ma per il resto il film si difende benissimo. In quanto capitolo centrale, è senza dubbio la pellicola più delicata delle tre, ma la presenza di elementi intrigantissimi quali gli Ent per la storyline di Rohan e il miracoloso Gollum per quella di Frodo, riescono a dare un suo perché anche a questa parte della storia. E' quest'ultimo la vera star del film, una figura tanto disgustosa quanto tenera, tanto comica quanto tragica, che riesce a trasfigurare in maniera mostruosa, grazie alla motion capture, l'ottima recitazione di Andy Serkys. La canzone con cui si chiude il film è proprio intitolata a lui, ed è la deliziosa e inquietante Gollum's Song.

3. Il Ritorno del Re (The Return of the King) 2003

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Un conclusione d'impatto, per quello che è il film più lungo della saga, che in versione estesa occupa più di quattro ore. Un film che si è fatto letteralmente amare dal pubblico e dalla critica, e che si è portato a casa una vagonata di Oscar, concessigli come riconoscimento generale per l'intera opera. C'è tanto in questo film, tantissimo. La storyline della Compagnia porta tutti quanti a Gondor, di fronte al sovrintendente folle Denethor, interpretato da un incredibile quanto grottesco John Noble, e successivamente viene combattuta la battaglia finale, una delle più lunghe ed epiche della storia del cinema, capace anche di battere quella al Fosso di Helm del film precedente. A Frodo e Sam succede di meno, e la loro trama viene rimpolpata dall'incontro con Shelob e dal tradimento di Gollum, il quale dimostrerà però di avere un ruolo fondamentale da giocare prima della fine. E dopo quello che è un climax pazzesco, incredibile e maestoso il film finisce. O meglio comincia a finire. Perché per concludersi ci vorrà molto tempo, e gli epiloghi saranno tanti, tantissimi, fra i momenti più belli dell'opera. Va notato che il libro nel finale aggiungeva una sorta di ultimo test per gli hobbit, chiamati ad "aggiustare" una Contea che in loro assenza era caduta in mano al redivivo Saruman. Ma si trattava di una ridondanza, che poteva avere un senso nel libro nell'ottica di una grande epopea con numerosi anticlimax, ma che al cinema avrebbe funzionato proprio male. E così dopo la proclamazione della quarta era e del regno degli uomini, il film passa direttamente al ritorno a casa degli hobbit, visto che c'è qualcosa di ben più profondo da raccontare, e cioé il loro sentirsi diversi e cambiati. Dopo aver vissuto un'esperienza simile è difficile tornare in sintonia con una società sempliciotta e un po' buzzurra, e per quanto Sam, Merry e Pipino si sforzino, per Frodo non c'è più molto da fare lì. La parte in cui dimostra di sentirsi irrimediabilmente "ammalato di trascendenza" è incredibile, resa benissimo, come anche la successiva scena ai porti grigi, in cui insieme a Bilbo segue gli ultimi elfi che partono per Valinor, la terra sacra dei Valar. E non finirò mai abbastanza di ringraziare Peter Jackson per aver concluso l'opera nel modo più fedele possibile, riprendendo pari pari le ultime parole di Sam e inquadrando la porta della casa di Bilbo che si chiude. Nei credits la canzone è Into the West, uno dei brani più emozionanti che abbia sentito in tutta la mia vita, una sorta di intensa ninna-nanna cantata ad un Frodo in viaggio verso ovest, per rinfrancarlo dalle fatiche della sua vita terrena.
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Re: Peter Jackson: Il Signore degli Anelli

Messaggioda Francesco F » giovedì 06 dicembre 2012, 15:21

Questo è un thread che aspettava di essere aperto sin da quando è stato aperto il Sollazzo, 7 anni fa.
DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!

:solly:
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Re: [Peter Jackson] Il Signore degli Anelli

Messaggioda Pangur Ban » lunedì 10 ottobre 2016, 17:20

Sono reduce da un fine settimana in cui ho ri-visto i tre capitoli della trilogia in versione estesa. un po' rincoglionito da tutte queste ore (4 sabato, 8 domenica) tolkeniane, ma soddisfatto. :D Poco da commentare, "Il Ritorno del re" è e resta il mio film preferito. Per anni lo è stato "Excalibur" di John Boorman, tanto che un tempo ne conoscevo tutte le battute a memoria, ma Peter Jackson lo ha superato. Gli si rimprovera (soprattutto glielo rimproverano i parenti di Tolkien) di non essere stato fedele al romanzo, ma non importa.



Quasi sicuramente però non sarà Jackson a dirigere l'adattamento del "Silmarillion", se mai lo realizzeranno. Questa estate ha circolato una notizia secondo cui potrebbe essere la HBO ad occuparsene dopo la fine di Game of Thrones. Più che un notizia è una speranza, ma io sono convinto che prima o poi qualcosa qualcuno farà perchè il mondo di Tolkien ha generato un franchise miliardario e non lo abbandoneranno.
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